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Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
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mercoledì 7 agosto 2013

Strane cose accadono in città


di Dino Levi

In una grande isola al centro del Mediterraneo, c’è una piccola città sul mare.
In questa piccola città succedono cose strane.
Si spendono molti soldi pubblici per iniziare opere piccole e grandi e quando sembra che queste siano a buon punto, per qualche maledizione sconosciuta, s’interrompono.
Passano poi mesi, a volte anni, a volte ancora molti anni, ed ecco che improvvisamente i lavori riprendono e con essi la speranza che vadano a buon fine.
Spesso, naturalmente, le finalità delle opere sono superate dai tempi, e se le opere vengono completate si generano così quelle che gli esperti, per ormai radicata e stanca abitudine maturata dall’esperienza più che dalla scienza, sogliono chiamare “cattedrali nel deserto”.
Ma la cosa più strana di tutte è che, per un’altra inspiegabile maledizione, proprio quelle opere che sembravano aver mantenuto con il tempo la loro pubblica utilità, e soprattutto quelle che pochissime risorse e pochissimi adempimenti sarebbero stati sufficienti a completare, con innegabili e immediati benefici per la città; bene: quelle non ripartono mai.
Per esempio.
Molti soldi pubblici e molto lavoro di esperti e di uomini di buona volontà erano stati investiti nel recupero di una vasta zona umida, raccogliendo il consenso dell’Europa e ….. degli uccelli migratori che ricominciarono a passarvi lunghi periodi. Poco ormai sarebbe bastato per organizzarne la gestione, attirando i moltissimi viaggiatori che per interesse naturalistico sarebbero stati richiamati e avrebbero soggiornato in città, convertendo una risorsa naturale in una opportunità di lavoro, e Dio solo sa quanto in città ce ne sia bisogno.
Come per un perfido destino, dopo tanti sforzi e parziali risultati, l’intera zona fu abbandonata a sé stessa ed alla bruttura delle discariche illegali.
Per esempio ancora.
Si sa che il migliore amico dell’uomo è il cane, e come è bello vedere in questa piccola città che molti giovani e anziani, col passare del tempo, hanno preso a ricambiarne l’amicizia, e che questa cultura e civiltà aumenta.
Ma per tanti che ricambiano l’amicizia, altrettanti continuano a considerare i cani non creature viventi da proteggere, ma cose da maltrattare e da buttare.
Così, alle periferie della città, cani randagi cercano conforto aggregandosi in branchi e minacciando a volte i passanti, quasi a vendicarsi di precedenti maltrattamenti.
La “soluzione”, che tale non è, consiste nel fare retate e deportare in un lager al centro dell’isola le povere bestiole.
Ora, la cosa strana non è tanto che questo costi un’enormità di soldi e non risolva il problema, ma che la città già avrebbe un canile moderno, che cioè non è un lager ma un luogo dove le bestiole possono essere contrassegnate con un “chip” elettronico individuale e, se randagie, sterilizzate e rilasciate dopo averle affidate ad uno o più cittadini, spezzando così la spirale del randagismo.
E che questo si possa realizzare lo dimostra un episodio di vita cittadina che ha fatto storia.
Quando un “cane di quartiere” fu catturato e trasportato nel lager al centro dell’isola, centinaia di cittadini firmarono una petizione e alla fine il cane fu fatto ritornare, tra festeggiamenti degni di una star.
Ma ogni volta che il canile sembra pronto per l’inaugurazione o ignoti vandali lo danneggiano o si scopre qualche motivo per rinviare la cosa.
Molti incominciano a sospettare che ci possa essere un inconfessabile interesse a continuare la politica delle deportazioni, e, come diceva qualcuno, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.
Cambieranno le cose in città?
Malgrado tutte le disgrazie che accomunano questa piccola città alle altre nell’isola e non solo, ed alle altre disgrazie che sono purtroppo solo sue (crisi della pesca, terminale di traffici illeciti etc…), essa conserva ancora un incredibile privilegio: la possibilità che hanno i suoi cittadini, se lo vogliono, di far sentire la loro voce.
Vorrei che lo volessero.

Dino Levi

(in memoria di Peppe Pirrello) 

lunedì 5 novembre 2012

Ebrei Arabi:Una questione insoluta.



Si è tenuta sabato 3 novembre,presso l’aula magna del liceo scientifico “ G.Ballatore” di Mazara la presentazione del bel libro  - Ebrei Arabi:terzo incomodo?- una raccolta di saggi di intellettuali  ebrei  e palestinesi curata da Susanna Sinigaglia.
 Oltre alla curatrice,ha relazionato il prof. Wasim Dahmash,per la seconda volta a Mazara; vi  era stato già  negli anni ottanta dorante una delle edizioni degli “ Incontri dei popoli del Mediterraneo” organizzati da Rolando Certa.
 Di ampio respiro l’intervento del sindaco della città,Nicola Cristaldi, il quale,oltre ad essersi congratulato con l’I.E.A, ha mostrato tutto il suo apprezzamento “per manifestazioni culturali di tale portata,alla luce del fatto che la stessa Mazara è unanimemente riconosciuta come cittadina multiculturale e multietnica”.
Al di là della chiarezza e dei  brillanti interventi dei relatori, moderati con l’usuale eleganza e competenza dal prof.Dino Levi, il libro apre uno squarcio di comprensione sulla natura dell’essenza della questione israelo-palestinese,andando alle sue radici in modo non conformistico,così come la stessa viene propinata dai media. Viene sviscerata una analisi storico -politica  delle origini della costruzione dello stato di Israele   sino ai giorni nostri,tuttora sconosciuta o soggetta ad autocensura da entrambe le parti in causa.
Attraverso una narrazione saggistica a più voci viene fuori un nuovo progetto di stato,non più democratico né oligarchico,ma “ Etnocratico” e colonialista,e come tale stratificato al suo interno in classi sociali diseguali,dei quali i palestinesi ne rappresentano i paria.
 Israele diviene così una operazione ingegneristica politico religiosa  fuori da qualsiasi modello istituzionale del mondo occidentale,fino a conclamarsi in Stato ebraico,dunque uno stato religioso,al pari di quegli stati islamici considerati eredi di Amlek il precursore dell’antisemitismo  secondo l’ammonimento- "Ricorda ciò che ti ha fatto Amalek"- affermato dalla Torah (Deuteronomio 25, 17).
Esiste soprattutto una questione irrisolta dei rapporti tra la governance  incardinata su un etnocentrismo forte e dominante con gli altri ebrei di immigrazione,i quali diventano anch’essi vittime al pari dei conterranei palestinesi. E’ in alcuni settori ultra religiosi e politici israeliti che la demagogia assume  una forma di visione apocalittica,una sorta di ossessione della “necessità di difesa per la sopravvivenza” di Israele dalle forze  oscurantiste e medievali dell’Islam più radicale; è così che i palestinesi sono visti  come portatori di antisemitismo al pare dei nazisti,dell’Iran,di Al Qaeda e dell’integralismo islamico. Per costoro è in gioco la stessa esistenza di Israele,dell’Europa,di tutto il mondo occidentale.
“ Ebrei arabi è un libro di storia contemporanea di popoli che si intrecciano,si combattono,fino a diventare vittime di se stessi. Un libro non solo da leggere, ma da proporre come testo  nelle scuole.