
<<La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione Tutto questo potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei.». si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo. Ancora, « la Corte non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana>>
Una motivazione incomprensibile quella della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in quanto presuppone siano stati violati dei diritti. Quali diritti sono stati violati? Sulla libertà dell’educazione? Sulla discriminazione di minoranze appartenenti ad altre religioni? In effetti, la sentenza degli alti giudici europei dimostra una assoluta ignoranza del sistema scolastico ed educativo italiano Quanto mai l’immagine del crocifisso si è rivelata condizionante, in senso positivo ( vantaggio) o in senso negativo ( discriminante) nel processo educativo e formativo dell’intera popolazione scolastica di ogni ordine e grado? Le motivazioni addotte appaiono invece come la logica prosecuzione di quella laicité de combact, di quel laicismo oltranzista francese che non è ancora riuscito a risolvere tutte le contraddizioni dei processi di integrazione in quella nazione. Al di là dell’indubbio simbolismo religioso, la cui presenza nelle aule scolastiche è regolata dal Concordato tra stato e chiesa, sancito dall’articolo 7 della Costituzione, il Crocifisso rappresenta un insieme di valori che stanno alla base dei diritti fondamentali dell’uomo, i quali hanno permeato la cultura italiana ed europea assieme alla sua identità, non escluso quella dottrina laica, sulla quale la sentenza sembra volersi artatamente ispirare. Il crocifisso simboleggia valori laici universali come la libertà di culto,la libertà religiosa,la parità tra uomo e donna,la dignità della persona, la libertà matrimoniale, la libertà di critica alla religione, tolleranza, la solidarietà, la difesa della famiglia, l’uso di mezzi non coercitivi di convinzione, la laicità dello stato. Per dirla con Tocqueville ” Fu necessario che Gesù Cristo venisse sulla terra per far capire che tutti i membri della specie umana erano per natura simili e uguali.”.Questi valori sono sanciti e riconosciuti nella Carta dei Diritti universali dell’uomo. Allora come definire una simile sentenza in contraddizione con gli stessi diritti universalmente riconosciuti, se non una Apostasìa del Cristianesimo? Tale Apostasìa del Cristianesimo che è causa della perdita di identità e che preclude il significato della appartenenza comune, è prodotta da quella cultura laicista e ideologica, oggi assai di moda in occidente, che dileggia la religione considerandola alla stessa stregua di una superstizione, un retaggio antropologico, un infantilismo intellettuale, una manifestazione folkloristica. Tale Apostasìa del Cristianesimo, in corso in Europa, fa apparire la religione come la responsabile imputata di colpe che vanno dalla minaccia allo stato laico all’ostacolo della coesistenza sociale fino alla avversione alla ricerca scientifica. Essa propugna una Europa senza Dio e senza identità. Se l’Europa rifiuta il Cristianesimo, non le rimane altro che l’effimero, non ha più niente di solido a cui riferirsi e di duraturo attorno a cui riconoscersi .Si può essere anticlericali. Si può essere laici. Ma si può essere anticristiani?