Siamo in presenza di un silenzio incomprensibile da parte dell’amministrazione di Mazara del Vallo, guidata dall’On Cristaldi, riguardo alle notizie pubblicate da molti organi di stampa, non confermate e nemmeno smentite in forma ufficiale, di una possibile allocazione di una centrale nucleare nel territorio di Mazara. Dopo quello che sta accadendo alle centrali nucleari di Fukushima, a causa delle quali l’intero Giappone è alle prese con una catastrofe ancor più grave di quanto fosse stato possibile ipotizzare, si aspettava, da parte della politica mazarese una presa di posizione, forte e decisa, contro ogni ipotesi di nuclearizzazione del territorio, non fosse altro per tranquillizzare gli animi e non aumentare la tensione e la paura che si percepisce tra i Mazaresi. Un eventuale sito nucleare distruggerebbe la vocazione turistica dell’intera provincia, e l’On. Cristaldi, che sullo sviluppo turistico della sua Mazara ha indirizzato tutte le sue energie di deputato e di amministratore, non può restare sordo alle preoccupazioni dei suoi concittadini. Sarebbe opportuno che essi conoscano quale indirizzo e quali scelte intenda fare l’amministrazione sull’ipotesi dell’insediamento nucleare. Inoltre, ancora poco chiara appare la posizione del primo cittadino in merito al prossimo referendum sulla privatizzazione dell’acqua. Sarebbe interessante conoscere in che direzione intende muoversi l’amministrazione, se essa è favorevole o contraria alla gestione privata del servizio idrico. I temi del nucleare e dell’acqua richiedono delle scelte politiche chiare alle quali il sindaco On. Cristaldi assieme all’intero Consiglio Comunale e a tutte le forze politiche in esso rappresentate, devono dare una risposta. I mazaresi hanno il diritto di sapere da che parte stanno l’Amministrazione e il Consiglio Comunale?
Cartesio
Cartesio
domenica 27 marzo 2011
venerdì 25 marzo 2011
Cure parlamentari
Si percepisce, in questi giorni, un profondo senso di smarrimento tra i parlamentari siciliani. Mentre il Mediterraneo è in fiamme, l’Italia è in mezzo a una guerra, la Sicilia trasformata nella più grande base bellica operativa dalla “ coalizione dei volenterosi”, Lampedusa ridotta in un lager disumano, la nube radioattiva dal Giappone è arrivata nel nostro Paese, qual è la priorità del Governo italiano? Salvare Berlusconi dai processi. Come? Facendo passare in commissione giustizia il “processo breve per gli incensurati di età maggiore a 65 anni”. Contemporaneamente la Giunta delle Autorizzazioni a Procedere si è espressa sul conflitto di attribuzione per il “caso Ruby”, e la mozione della maggioranza, che rinvia il processo al Tribunale dei Ministri, è passata per un voto grazie ai cosiddetti “responsabili, solo dopo che questi ultimi hanno avuto nominato ministro dell’Agricoltura il pupillo di Cuffaro, l’on. Saverio Romano. Tutto avviene, in beffa ai dubbi e ai rilievi, sull’opportunità di detta nomina, espressi verbalmente e messi poi nero su bianco,dal Capo dello Stato .Ma si sa che il senso del pudore non è una qualità che caratterizza il presidente del consiglio. Lo stato di depressione dei nostri onorevoli rappresentanti ha raggiunto, pertanto, livelli di guardia allarmanti, dovendo essi constatare che il Governo Berlusconi sta in piedi grazie ai voti dei “responsabili”, rappresentati da Saverio Romano, Scilipoti , Barbareschi e simili. Preoccupato per lo stato di frustrazione che affligge la compagine siciliana, e che potrebbe indurre qualcuno a compiere delle azioni inconsulte, il premier sta pensando di far scendere in campo, in politica, alcune olgettine ,con il compito di tenere alto il morale degli avviliti parlamentari. Il partito dell’amore sta pensando anche di inserire, nella prossima riforma costituzionale, il trasloco del Parlamento da Montecitorio a “ Monte di Venere “ .
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mercoledì 23 marzo 2011
La sindrome del " Posto al sole "
E’ la mancanza di una seria e credibile politica estera che ancora una volta mostra una Italia fare sfoggio di doppiezza diplomatica. Solo pochi mesi fa avevamo firmato un trattato di amicizia che ci imponeva di non fare mai la guerra alla Libia; inoltre i due paesi si impegnavano a non consentire l’uso del proprio territorio ad altri che stessero compiendo atti ostili nei confronti di uno dei due. Invece, nel giro di pochi giorni, siamo passati dal «non voler disturbare Gheddafi» all’accodarci alle strategie belliche fatte da altri. Ancora una volta è “la sindrome del posto al sole “ il male di cui soffre l’Italia. Nel 1911, con il governo Giolitti, ci avventurammo in una inutile impresa coloniale della quale ci portiamo ancora dietro il senso di colpa nei rapporti bilaterali con l’ex colonia; adesso,incuranti dei decenni di politica di ravvicinamento, di mal di pancia subiti in nome della real politica, ricadiamo in preda alla stessa sindrome dalla quale non siamo mai guariti. Semplicemente che il sole non c’è e siamo alla ricerca di almeno un “ posto “. Quello che ci spingeva ieri continua a spingerci anche oggi, l’ ossessione di fare parte del gruppo di testa, sempre e comunque, anche solo per dimostrare che “l’Italia conta”. Questa ambiguità di politica estera ha declassato di fatto il ruolo che l’Italia avrebbe dovuto avere nel Mediterraneo, ruolo preminente alla luce degli avvenimenti avvenuti in Tunisia e in Egitto e che aveva come obiettivo strategico il recupero di Gheddafi al mondo occidentale, attraverso una mediazione, che non apparisse, come invece è stato, un eccesso di sottomissione e di accondiscendimento ai capricci e alle stravaganze del raìs libico. La disinvoltura con la quale tale compito è stato portato avanti dall’attuale governo ha raggiunto il massimo dell’imbarazzo, a livello diplomatico, per i rapporti personali tra Berlusconi e Gheddafi suggellati dal “ baciamano “ al colonnello libico. Disappunto che hanno indotto la Francia, gli Usa e la Gran Bretagna a relegare il nostro Paese tra quelli inaffidabili e privi di credibilità politica. La stessa decisione di dare alla Nato un ruolo tecnico e non politico, e di accontentare l’Italia assegnandole un ruolo "di primo piano" nella missione della Nato per il rispetto dell'embargo delle armi, e con il comando della componente marittima, conferma la sfiducia che Francia, Inghilterra e Usa nutrono, sul piano politico, nei confronti della politica estera del nostro governo. Ma per Berlusconi, Frattini e La Russa ciò che conta oggi più che mai non è il rango, ma l’esserci.
sabato 19 marzo 2011
1861 - 2011 . Celebrazioni in sordina
Celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità nazionale? No Grazie. Non siamo nel nord est padano, non vi sono in giro bandiere verdi con il sole delle Alpi; però Mazara del Vallo, la prima città in Sicilia che issò alto il tricolore con l’emblema sabaudo all’indomani dello sbarco dell’eroe di due mondi , nonostante la scenografia, messa in atto dall’amministrazione, costituita da due lunghi striscioni tricolori che avrebbero dovuto collegare le due piazze storiche interessate dagli eventi risorgimentali, ha dimenticato di ricordare i suoi figli che volontari seguirono l’Eroe dei due Mondi. La lapide commemorativa collocata nella Piazza più bella della città è rimasta incurata, spoglia, sbiadita, abbandonata all’anonimato, con i nomi resi illeggibili dal trascorrere del tempo e dall’incuria dell’uomo. Nell’oblio è caduto anche il monumento a Garibaldi nell’omonima villa.
Riteniamo doveroso ricordare questi nostri concittadini, che immolando nobilmente la loro vita, hanno fatto sì che anche Mazara fosse tangibilmente presente alla costruzione di quel percorso che da lì a poco avrebbe portato alla realizzazione dello stato unitario.
Garibaldini del 1860-’61-’62-‘66
-Napoli Vincenzo fu Vito, Bonanno Santoro fu Simone, Serra Onofrio fu Clemente, Bonanno Giuseppe fu Simone, Safina Giuseppe fu Vito, Clementi Vito fu Giovanni, Nicolosi Gaspare fu Francesco, Morello Giovanni fu Giuseppe, Sansone Cesare fu Girolamo, Sansone Cesare fu Vincenzo, Accardi Vincenzo fu Girolamo, Rizzo Giuseppe fu Giuseppe, Giliberti Salvatore fu Pietro, Figalli Paolo ,Di gregorio Carlo fu Antonino,Maccagnone Giuseppe fu Scipione,Sansone Giuseppe fu Diego,Cristaldi Girolamo fu Girolamo,Favata Salvatore fu Francesco,Mauro Pietro fu Gaspare, Basone lorenzo fu Francesco, Grassa Pasquale fu Gaetano, Foderà Antonino fu Vito,Passanante Matteo fu Giovanni, Sansone Pietro fu Cesare, Favata Giovanni fu Francesco, Russo Pietro fu G.Battista,Tilotta Mario fu Pietro, Sinacori Vincenzo fu Orazio, Bucca Vito fu Onofrio.
Volontari del 1848 e 1849
Barracco Gaetano fu Vito, Romeo Giovanni.
La lapide commemorativa dei volontari garibaldini così come si presentava il 17 Marzo 2011
Riteniamo doveroso ricordare questi nostri concittadini, che immolando nobilmente la loro vita, hanno fatto sì che anche Mazara fosse tangibilmente presente alla costruzione di quel percorso che da lì a poco avrebbe portato alla realizzazione dello stato unitario.
Garibaldini del 1860-’61-’62-‘66
-Napoli Vincenzo fu Vito, Bonanno Santoro fu Simone, Serra Onofrio fu Clemente, Bonanno Giuseppe fu Simone, Safina Giuseppe fu Vito, Clementi Vito fu Giovanni, Nicolosi Gaspare fu Francesco, Morello Giovanni fu Giuseppe, Sansone Cesare fu Girolamo, Sansone Cesare fu Vincenzo, Accardi Vincenzo fu Girolamo, Rizzo Giuseppe fu Giuseppe, Giliberti Salvatore fu Pietro, Figalli Paolo ,Di gregorio Carlo fu Antonino,Maccagnone Giuseppe fu Scipione,Sansone Giuseppe fu Diego,Cristaldi Girolamo fu Girolamo,Favata Salvatore fu Francesco,Mauro Pietro fu Gaspare, Basone lorenzo fu Francesco, Grassa Pasquale fu Gaetano, Foderà Antonino fu Vito,Passanante Matteo fu Giovanni, Sansone Pietro fu Cesare, Favata Giovanni fu Francesco, Russo Pietro fu G.Battista,Tilotta Mario fu Pietro, Sinacori Vincenzo fu Orazio, Bucca Vito fu Onofrio.
Volontari del 1848 e 1849
Barracco Gaetano fu Vito, Romeo Giovanni.
giovedì 17 marzo 2011
1861-2011
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mercoledì 16 marzo 2011
Mazara sito nucleare?
Sarebbe Mazara del Vallo,secondo quanto pubblicato dal quotidiano Marsala.it uno dei siti prescelti dal governo in cui dovrebbe essere costruita una delle nuove centrali nucleari.
Ecco l’articolo:
Gli effetti devastanti delle centrali nucleari che stiamo osservando in Giappone in questi giorni hanno riportato l’attenzione su un dibattito che sembrava sopito in Italia.In realtà, nel nostro Paese, i siti in cui potrebbero sorgere le centrali nucleari hanno già dei nomi ben definiti.
Secondo il ‘Dossier Nucleare’ portato avanti dai parlamentari del Pd, oggetto anche di un’interrogazione, la mappa realizzata nel 1979 dal Comitato nazionale per l’energia nucleare è stata praticamente ‘ricalcata’ in questi anni con l’eliminazione di qualche sito.
Dai 52 delle origini, si è passato ora a 45 siti che potrebbero divenire sede di centrali nucleari. Di questi, 4 sono in Sicilia e riguarderebbero la zona costiera intorno al comune di Licata, in provincia di Agrigento, la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo, in territorio di Ragusa, la zona costiera intorno a Gela, in provincia di Caltanissetta e la zona costiera a sud di Mazara del Vallo, in territorio di Trapani.
A quanto riferito dai parlamentari del Pd, il governo non ha però mai reso noti, ufficialmente, questi dati: “I vincoli per identificare i siti – ha osservato Ermete Realacci, esponente del Partito democratico e responsabile green economy – sono dati a priori: devono essere località geologicamente stabili, devono avere tanta acqua ed essere relativamente poco popolose.
L’incrocio di questi tre fattori non produce mille siti, ma quelli elencati dal Cnen nel 1979, anche se il governo fa slittare sempre il momento in cui renderlo pubblica.
Ecco l’articolo:
Gli effetti devastanti delle centrali nucleari che stiamo osservando in Giappone in questi giorni hanno riportato l’attenzione su un dibattito che sembrava sopito in Italia.In realtà, nel nostro Paese, i siti in cui potrebbero sorgere le centrali nucleari hanno già dei nomi ben definiti.
Secondo il ‘Dossier Nucleare’ portato avanti dai parlamentari del Pd, oggetto anche di un’interrogazione, la mappa realizzata nel 1979 dal Comitato nazionale per l’energia nucleare è stata praticamente ‘ricalcata’ in questi anni con l’eliminazione di qualche sito.
Dai 52 delle origini, si è passato ora a 45 siti che potrebbero divenire sede di centrali nucleari. Di questi, 4 sono in Sicilia e riguarderebbero la zona costiera intorno al comune di Licata, in provincia di Agrigento, la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo, in territorio di Ragusa, la zona costiera intorno a Gela, in provincia di Caltanissetta e la zona costiera a sud di Mazara del Vallo, in territorio di Trapani.
A quanto riferito dai parlamentari del Pd, il governo non ha però mai reso noti, ufficialmente, questi dati: “I vincoli per identificare i siti – ha osservato Ermete Realacci, esponente del Partito democratico e responsabile green economy – sono dati a priori: devono essere località geologicamente stabili, devono avere tanta acqua ed essere relativamente poco popolose.
L’incrocio di questi tre fattori non produce mille siti, ma quelli elencati dal Cnen nel 1979, anche se il governo fa slittare sempre il momento in cui renderlo pubblica.
martedì 15 marzo 2011
Celebrazioni dell'Unità Nazionale:Uno schiaffo alla memoria
Ci si aspettava qualcosa di diverso della vuota routine giornaliera; qualcosa che desse una scossa al torpore pervasivo della memoria, che risvegliasse in ciascuno il senso dell’appartenenza, inteso come unione tra cittadini ad un’unica nazione che si chiama Patria, voluta da giovani uniti da ideali come libertà, democrazia, giustizia; per la conquista di questi valori essi hanno combattuto e sono caduti. Il loro è stato un insegnamento per le future generazioni affinché non perdessero la loro dignità. Fu così che lombardi e piemontesi, veneti e liguri, trentini e siciliani,calabresi e campani si fecero italiani senza perdere le loro radici e le loro tradizioni. Essi contribuirono pertanto al formarsi di una coscienza politica che sarà il seme dal quale germoglierà parecchi anni dopo, la democrazia. Giustamente ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:” guardandoci dall'idoleggiare lo Stato unitario quale nacque e per decenni si caratterizzò, va ricordato come solo nel primo decennio del '900 - nel decennio giolittiano - si produsse una svolta decisiva per la crescita dell'istruzione pubblica, per l'abbattimento dell'analfabetismo, e più in generale, grazie alla scuola, per un progressivo avvicinamento all'ideale - una volta compiuta l'unità politica - di una lingua scritta e parlata da tutti gli italiani.” Cento anni dopo “francesi e tedeschi e italiani” si sarebbero innalzati a europei e i loro pensieri si sarebbero innalzati all’Europa, Patria di patrie più piccole, non dimenticate già, ma meglio amate”, come aveva profetizzato Benedetto Croce. Eppure le giovani generazioni se ne sentono distanti e poco motivate dalle celebrazioni in atto; esse appaiono più concentrate sugli aspetti economico-politici del nostro Paese, non dimostrano sensibilità per la storia se essa non si traduce in fatti concreti che li aiutino a superare la barriera di foschia fatta di “ sfiducia nel presente e d’incertezza del futuro”, e che li fa sentire emarginati dal mondo dei “grandi. In un paese di vecchi, come dar loro torto? Ci si aspettava, nella ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia che anche Mazara, città il cui ruolo è stato strategico per il diffondersi nelle coscienze di quei valori di libertà e giustizia portati dai “mille”, e che contribuì in maniera significativa all’impresa in termini di uomini e di servizi, fosse presente in maniera autorevole ed istituzionale alle celebrazioni dello Stato Unitario. Al contrario, ad eccezione di isolate manifestazioni dovute ad associazioni culturali indipendenti, peraltro non coordinate e non comunicanti tra loro, si assiste ad un freddo quanto indifferente silenzio, da parte dell’amministrazione, che appare come uno schiaffo al ruolo che Mazara e i mazaresi svolsero nei primi giorni dello sbarco, non fosse altro che Mazara è stata la prima città in Sicilia a issare nel Piano Maggiore, oggi Piazza della Repubblica, il primo tricolore con l’emblema sabaudo. Ci si aspettava dalle istituzioni locali un messaggio forte che rendesse ancora attuale quei valori di legalità, giustizia, uguaglianza, solidarietà, accoglienza: bagliori di ideali che avrebbero illuminato e dato una speranza alle giovani generazioni incamminate verso un futuro costruito su una nuova nazione mediterranea ed europea, che se priva di saldi valori di riferimento, sarebbe avviata verso quel “disastro antropologico” gridato dai vescovi.
domenica 13 marzo 2011
Mazara Arte: Presentazione del catalogo" Santo Vassallo e i suoi amici di Brera"
sabato 12 marzo 2011
Mazara: 150° annniversario dell'Unità d'Italia.
Perseguitato e minacciato dall’Inquisizione, convocato d’urgenza dal Papa per giustificarsi e poi sospeso a divinis e scacciato come l’ultimo dei miscredenti. Eppure l’unico «peccato» del francescano Fra Giacomo da Poirino (al secolo Giacomo Marrocco), rettore della parrocchia di Santa Maria degli Angeli a Torino, era stato quello di assolvere sul letto di morte un moribondo. Quell’uomo non era un comune miscredente, bensì uno dei nemici della Chiesa: lo scomunicato Camillo Benso di Cavour. A duecento anni dalla nascita del Conte e a 150 dall’Unità d’Italia, un professore dell’Università di Pisa, Lorenzo Greco, pubblica un romanzo storico (Il confessore di Cavour, edizioni Manni, Lecce) dedicato a quel prete atipico e straordinario capace, prima davanti al pontefice e poi sotto le minacce dell’inquisitore, di non tradire se stesso e il suo apostolato, e subire punizioni e persecuzioni e la riduzione allo stato laicale.
DOCUMENTO ECCEZIONALE Per ricostruire i fatti, il professor Greco si è basato su un documento eccezionale trovato in un archivio toscano. Si tratta di un racconto autobiografico nel quale, come in un diario, Giacomo da Poirino racconta quei momenti terribili e dimostra il coraggio con il quale, davanti a Pio IX, rifiuta di sconfessare il suo operato (come richiesto dal Papa) e conferma la validità misericordiosa dell’assoluzione davanti a un’anima in cerca di Dio. Fra Giacomo si rifiuta di certificare una mai avvenuta ritrattazione di Cavour del suo operato contro il potere temporale della Chiesa e che invece il papa avrebbe voluto per dimostrare il pentimento del Conte. «Santità, mi perdoni, a fare tale dichiarazione non posso senza tradir la mia coscienza ed infamar me stesso, epperciò sono pronto a soffrir ogni cosa, anche la morte, piuttosto che cedere». E’ un episodio oscuro quello raccontato da Greco con particolari inediti che anche i maggiori biografi del Conte non conoscevano. «Giacomo fu parroco nella chiesa vicino al palazzo di Cavour – spiega Lorenzo Greco -, e si trovò per insistenza del Conte a promettergli di assisterlo in punto di morte con i conforti religiosi. Cavour era cattolico come tanti, non praticante, però si preoccupava che la sua morte non fosse un giorno occasione di scandalo nella società torinese e nazionale. Essendo Cavour scomunicato per il suo impegno politico nel contrastare i privilegi della Chiesa, e nell’attentare al potere temporale del Papa, il frate non avrebbe potuto dargli i sacramenti». Invece il frate mantenne la promessa. Confessò «il nemico della Chiesa» e gli impartì i sacramenti.
TERREMOTO IN VATICANO La «salvezza spirituale» dello stratega dell’Unità d’Italia, provocò un terremoto in Vaticano. Pio IX, informato della «scandalosa decisione», volle un incontro personale con Fra Giacomo. Appena si trovò davanti a Pio IX questi gli disse: «Alzatevi e mettetevi davanti a me e rispondete alle interrogazioni che sono per farvi. Voi dunque avete confessato Cavour?» «Santità io confesso tutti quelli che mi chiedono di confessarsi da me».” «Intanto: ditemi un poco, questa ritrattazione di Cavour esiste o no? Se esiste pubblicatela. Se no! dichiarate che voi avete mancato al vostro dovere d’imporgliela di fare». (Si pretendeva che Cavour prima di ricevere i sacramenti ritrattasse il suo operato politico) A tale interrogazione dissi: che di ritrattazione non ne sapevo nulla; l’avrà fatta, o non l’avrà fatta non so! Allora il Santo Padre mi disse: «E chi deve saperlo? Non sapevate che prima di confessarlo dovevate dirgli: ritrattate Signor Conte di Cavour tutto quello che avete fatto contro la Chiesa e poi principiate la vostra confessione?» (Il frate mette la questione sul piano teologico: il dovere di un prete di soccorrere chiunque in punto di morte chieda i conforti religiosi, ma il Papa pensa solo all’aspetto pubblico e politico di un Cavour «nemico» della Chiesa che muore in grazia di Dio e salva l’anima) Io gli ho riposto che il detto Conte mi aveva chiamato per confessarsi, ed io avevo fatto il mio dovere. Allora il Santo Padre, piuttosto in collera, dissemi: «no che voi non avete fatto il vostro dovere, epperciò dichiarate in iscritto che voi mancaste ad un vostro stretto dovere di obbligarlo a ritrattare».
L'INQUISIZIONE Poirino fu poi costretto ad affrontare l’esame dell’Inquisizione. «E qui intimorito e forse minacciato – spiega Greco - il frate soffre ed esita appena, ma decide di tenere testa anche davanti all’inquisitore che lo interroga con grande abilità gli offre vari escamotage logici per risolvere la controversia». Basterebbe che il frate dicesse che nell’emozione del momento era un po’ confuso e non ha pensato a far fare la ritrattazione al Conte, e tutto sarebbe risolto. «Ma il frate non si arrende, si rifiuta di svilire il suo operato – continua Greco -. E quindi i superiori lo prendono per birbante, zuccone, ignorante. Ma egli: “non posso aderire al vostro consiglio perché non voglio agire contro la mia coscienza, sarò vittima, andrò sul patibolo, ma dirò sempre che non posso”» Quando poi Poirino scrive la dignitosa relazione e la porta al Papa, questi la scorre appena e lo rimbrotta dicendo che quei fogli sono buoni per «avviloppare i salami». «Le minacce sono sottili ma palesi – spiega il professor Greco - : rischia di perdere la libertà, di non tornare più a casa. Poi le pressioni politiche del Piemonte, e il timore di fare del frate una vittima, nel clima politico agitato del momento, consiglia di far partire il padre verso casa. Poco dopo sarà sospeso a divinis, pagando una fermezza e una dignità straordinarie». Fra Giacomo muore povero e solo a 77 anni, quindici anni dopo la Breccia di Porta Pia e la fine del potere temporale della Chiesa.
Recensione di Marco Gasperetti ( Corriere .it)
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lunedì 7 marzo 2011
" Pane al pane - Vino al Vino " - Conversazione con Antonino Cusumano
E’ nata ALCHIMIE, nuova associazione socio-culturale
L’associazionismo a Mazara sembra vivere un momento particolarmente felice. Le tante associazioni operanti sul territorio danno prova di grande energia. Ad esse se ne aggiunge una nuova: ALCHIMIE, che nutre la vocazione della valorizzazione del territorio e delle risorse umane. ALCHIMIE è nata dall’idea di offrire una opportunità a tutti coloro che vogliono adoperarsi in modo attivo e propositivo, mettendo in gioco le proprie competenze e perseguendo le proprie aspirazioni per realizzare concretezze: politica del fare e dell’agire, dell’organizzare e del gestire, del valorizzare e del realizzare.
A due mesi esatti dalla costituzione di ALCHIMIE, il prof. Antonino Cusumano inaugurerà – presso l’Aula Magna del Seminario vescovile, sabato 12 marzo 2011, alle ore 17.00 - il primo anno sociale con una conversazione sul tema “Pane al pane e vino al vino”. La cittadinanza è invitata a partecipare.
Emblematicamente, al di là delle colte considerazioni del prof. Cusumano, il tema dell’incontro assurge a simbolo della quintessenza dell’Associazione: chiamare le cose col proprio nome, concretamente, senza orpelli verbali.
Le attività previste dallo Statuto spaziano dalla valorizzazione del territorio e della città, alla organizzazione di eventi culturali, a progettazioni relative a programmi europei, al puro volontariato. Concretezza, autenticità, iniziativa.
L’Associazione è in piena attività: già previsti due progetti del programma europeo Youth in Action, destinati a giovani dai 18 ai 30 anni; un progetto su un concorso naturalistico-formativo rivolto alle Scuole della città per l’anno scolastico 2011-2012; un corso di lingua inglese per adulti, che sempre più sentono il bisogno di mettersi in gioco e di stare al passo coi tempi che hanno fatto della lingua inglese e di Internet le due corsie preferenziali della super-autostrada della modernità.
ALCHIMIE è una Associazione apartitica e senza scopo di lucro; accoglie i generosi di mente e di cuore, i volenterosi che amano contribuire fattivamente, gli entusiasti dell’autenticità e della positività.
Anche tu, Lettore, puoi diventarne socio.
Giuseppa Ripa
( Presidente ALCHIMIE - Sezione di Mazara del Vallo )
( Presidente ALCHIMIE - Sezione di Mazara del Vallo )
mercoledì 2 marzo 2011
La scuola pubblica contro la sacra dottrina del " Bunga Bunga"
Che il premier Silvio Berlusconi dimostri una conclamata disinvoltura a sparare dichiarazioni sopra le righe tranne poi rimangiarsele attraverso un ormai stantìo: “ come al solito sono stato frainteso”, sono piene le cronache. Prima si scaglia, in preda a forme di delirio parossistico, contro i sempre presenti comunisti, ( per Lui il muro di Berlino non è mai caduto); poi la stampa di sinistra, a seguire i magistrati, “gente di psiche poco stabile altrimenti non farebbero quella professione” quindi le toghe rosse, il CSM, la Corte Costituzionale , la Presidenza della Repubblica,il Presidente della Camera dei Deputati, Anno Zero, Ballarò e L’Infedele per quanto riguarda la televisione, i sindacati di sinistra, le centinaia di migliaia di donne che scendono in piazza, gli studenti che invece di andare a fare la corte alle ragazze ( come faceva lui da giovane), protestano per una scuola migliore, i gay considerati sottospecie da isolare, ed infine la scuola pubblica dove non si ha “ La Libertà di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, in cui gli insegnanti inculcano principi contrari di quelli dei genitori”. Così, per il premier Amico dell’Africano e dei più efferati dittatori contemporanei, gli insegnanti sono i responsabili del degrado culturale, etico,sociale, politico,della sana gioventù, perché con il loro insegnamento fatto di disvalori opposti ai sani principi dettati dalla dottrina del bunga bunga, minano alla base il sacrale rito della donazione del proprio corpo al flaccido Creso di Arcore. Sull’argomento gli insegnanti e le insegnanti fan del Presidente del consiglio hanno qualcosa da dire?
domenica 20 febbraio 2011
Mameli, manco morto lo volevano
Le vicende della salma del Goffredo Mameli, uomo di formazione anticlericale ma non certo anticattolico, ben mostrano l’uso politico del Risorgimento. Imbalsamato subito dopo la morte, il suo corpo ha subìto vicende alterne a seconda del momento politico e tutt’ora non ha trovato una vera collocazione definitiva. Ma anche la storia di Fratelli d’Italia non è meno imbarazzante. La decisione di renderlo l’inno nazionale è stata presa nel 1946. Ma non è mai diventata definitiva.
Monumento funebre di Goffredo Mameli
Goffredo Mameli discolo lo è stato per davvero, figliastro di un Paese che si dipinge trasgressivo, ma che è poco radicale e molto conformista. Perfetto rappresentante di una stagione politica, in cui molti hanno messo in gioco se stessi, la vicenda di Mameli è esemplare di che cosa significa la scelta politica: il culto del gesto eroico; l’ansia dell’azione esemplare; l’idea che la storia si fa solo stando nei processi concreti, «sporcandosi le mani».
Un classico ribelle moderno, convinto che ribellarsi significhi sostenere «sei quello che fai» contrapposto senza possibilità di mediazione a «sei quello che pensi».
Mameli è un individuo posseduto dal “fuoco” della politica, uno che a vent’anni va via di casa convinto di guidare una rivoluzione, che dice al suo padre politico – Giuseppe Mazzini – che cosa fare, che ha un’immagine della politica come missione basata sulle competenze e sulle qualità; che ha netta e chiara la divisione tra fede e politica.
Non vale solo per lui, del resto. Come sostiene lo storico Emilio Gentile (Italiani senza padri. Intervista sul Risorgimento, a cura di Simonetta Fiori, Laterza), la fisionomia culturale degli uomini del Risorgimento è laica e anticlericale, ma non è né anticattolica, né anticristiana. Mameli stava perfettamente in quel solco in armonia con i tre obiettivi fondamentali che si proponeva il Risorgimento: 1) liberare l’italiano dalla servitù del dispotismo e del conformismo; 2) conferirgli un senso della dignità come cittadino dello Stato nazionale; 3) affermare il merito e la capacità dell’individuo contro il privilegio di nascita e di casta. Tre obiettivi e che si condensano nella sua veloce parabola umana e di vita pubblica tra la primavera del 1848, quando parte volontario da Genova in soccorso egli insorti delle Cinque giornate di Milano, e la morte straziante a Roma, nel luglio 1849, in una città ormai in mano alle truppe francesi accorse in aiuto a Pio IX per restaurare il potere temporale della Chiesa.
Nella storia di Mameli si nasconde anche un destino e un segno della storia italiana che trova conferma nella vicende tormentate sia del suo corpo, dopo la morte, sia di Fratelli d’Italia. È il caso di raccontarle entrambe, perché nella foga della sua lettura al Festival di Sanremo, Benigni si è dimenticato di raccontarle. Cominciano dal corpo.
Quello del corpo di Mameli è un lungo viaggio di cui vale la pena di riportare le tappe principali, anche perché costituisce un “manuale” dell’uso politico del Risorgimento su cui è bene riflettere e che ci riguarda da vicino. Appena morto (6 luglio 1849), Goffredo Mameli viene imbalsamato da Agostino Bertani e poi deposto nel cimitero sotterraneo della chiesa delle Stimmate, a Roma. Nel 1871 le autorità ecclesiastiche autorizzano la riesumazione del corpo, ma il nuovo governo italiano non è favorevole a una cerimonia pubblica. La cerimonia che si tiene è strana: ci sono molti vecchi compagni d’arme, Garibaldi è assente, la famiglia non assiste. Il funerale è civile. Qualcuno intona il Canto degli Italiani, cui segue la lettura di alcuni scritti di Mameli. Quelle parole suscitano il disappunto dei rappresentanti del governo presenti e dunque il corpo viene sepolto in un loculo del cimitero, in attesa di un posto dignitoso. Nel 1889 Alessandro Guiccioli, figlio di Ignazio Guiccioli, ministro delle Finanze della Repubblica Romana del 1849, decide di proporre la costruzione di un monumento funebre al Verano. Il monumento è costruito e inaugurato nel 1891 e il 26 luglio di quell’anno le spoglie di Mameli vengono sepolte lì.
Ma il corpo di Mameli crea ancora imbarazzo. Nessuno pensa più a Mameli finché, nel 1941, a guerra iniziata, Mussolini rievoca la morte di Mameli per colpa delle armi francesi. Per celebrare l’italianità, Mameli torna di nuovo utile. Viene allora deciso di costruire quel sacrario votato dal Parlamento, mai deciso del governo italiano e che era stato al centro delle polemiche settant’anni prima. Così, prima ancora della fine dei lavori, le spoglie di Mameli vengono di nuovo riesumate e trasportate all’Altare della Patria per essere poi collocate, in attesa del termine dei lavori, a San Pietro in Montorio, nel quartiere di Trastevere. Come molte cose nella storia italiana, niente è più definitivo di una decisione transitoria, e infatti è lì che ancora oggi si trovano.
Ma anche la vicenda di Fratelli d’Italia non è meno imbarazzante. Fratelli d’Italia nasce nell’autunno del 1847, ma non è mai diventato ufficialmente l’inno nazionale. Infatti non c’è un atto che affermi che è l’inno nazionale. Ecco una storia che nessuno racconta. L’inno del Regno d’Italia era la Marcia Reale. Tenuto “a bada” nell’Italia sabauda, perché troppo radicale per gli ambienti monarchici o considerato eccessivamente conservatore da parte degli internazionalisti e poi dei socialisti; negletto nell’Italia della Prima guerra mondiale (il cui testo di riferimento è La leggenda del Piave o La canzone del Grappa); sostanzialmente ignorato nell’Italia fascista, che elegge Giovinezza a testo identitario e che diffida dei canti risorgimentali, perché vi vede implicita una lode alla libertà, tant’è che nel 1932 il segretario del Partito nazionale fascista, Achille Starace, vieta qualunque canto che non faccia riferimento al Duce o alla Rivoluzione fascista. Finita la guerra, dopo la proclamazione della Repubblica, in mancanza di un inno ufficiale, il 14 ottobre 1946, il Consiglio dei Ministri, dovendo individuare un testo da far eseguire in occasione della vicina ricorrenza del 4 novembre, decide in condizione di urgenza e in via provvisoria, su suggerimento del deputato repubblicano Cipriano Facchinetti, di adottare Fratelli d’Italia come inno nazionale. Quella decisione non è mai diventata definitiva.
Una doppia vicenda che forse meriterebbe una fiction in prima serata, se non fosse imbarazzante raccontarla. Ma dove, paradossalmente ma non sorprendentemente, c’è molta storia italiana.
David Bidussa*
*Storico delle idee, ha pubblicato saggi su Mazzini e curato gli scritti di Mameli.
tratto da: http://www.linkiesta.it/
mercoledì 9 febbraio 2011
Quale futuro per la Palestina?
- La mattina del 12 gennaio a Dkaika, un villaggio a sud di Hebron, i bambini erano a scuola e le famiglie erano impegnate nelle attività quotidiane. Improvvisamente, è arrivato l’esercito e ha iniziato a demolire le povere case degli abitanti. Con quattro ruspe, un centinaio di soldati e tutti i rappresentanti ufficiali dell’amministrazione civile e dell’esercito israeliano si è compiuto questo spietato crimine che, oltre a non esser stato annunciato da alcuna notificazione, non aveva in questo caso alcun ordine di demolizione
ufficializzato. La Convenzione di Ginevra afferma che “ogni distruzione, da parte della potenza occupante, di beni immobili è vietata, a meno che tali distruzioni non siano assolutamente necessarie per le operazioni militari”. (Articolo 53). 49 famiglie sono senza casa e successivamente è stata abbattuta anche una classe della scuola elementare. Una delle donne del villaggio, Hamdah, ha detto tra le lacrime: “Due poliziotte mi hanno fermato quando volevo entrare in casa e prendere i mobili e le nostre cose prima della demolizione. E non mi hanno lasciato entrare. Hanno distrutto tutto. Dove andremo a dormire? È inverno... Dio sia con noi!”
(Dal sito dell’EAPPI, organizzazione del Consiglio mondiale delle chiese di interposizione nonviolenta)
- “Le Nazioni Unite e la comunità internazionale nel suo complesso saranno giudicati in futuro in base al fatto se avranno o meno adottato azioni efficaci per porre fine alla catastrofe umanitaria che ha colpito il popolo palestinese. I governi e i popoli del mondo saranno tutti giudicati complici nella misura in cui tollereranno questa persistente violazione dei diritti fondamentali della persona umana senza intraprendere i passi necessari con l’impegno di porre fine a questa occupazione abusiva e di giungere all’autodeterminazione del popolo palestinese in conformità al diritto internazionale e ai dettami della Giustizia globale. Le Nazioni Unite e la comunità internazionale devono elaborare un nuovo protocollo di diritto umanitario internazionale per affrontare la situazione di occupazione protratta e lo status di rifugiato imposti al popolo palestinese dagli oltre 43 anni di occupazione israeliana”.
(Richard Falk, Relatore Speciale delle Nazioni Unite)
giovedì 3 febbraio 2011
Presentato il libro: Fu capitale- Sarà capitale.
E’ stato presentato nell’aula delle conferenze del Seminario Vescovile di Mazara il libro di Nicolò Vella “ Fu Capitale – Sarà Capitale”- ( l’interrogativo sarebbe d’obbligo) edito da Libridine. A presentarlo Nino Giaramidaro, giornalista, Don Orazio Placenti, Giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale Siculo e Parroco della Cattedrale di Mazara,e il Prof. Avv. Gaetano Armao, Assessore Regionale per l’Economia .Un pubblico attento anche se poco numeroso ha fatto da cornice a quello che si può considerare un vero atto di amore che l’autore nutre per la sua Città. Un amore che si fa trasportare dalla retorica, dai desideri non realizzati, che avrebbero dovuto portare Mazara, secondo l’analisi dell’autore, in considerazione soprattutto della sua millenaria storia, a raggiungere quei fasti e quella fama raggiunta sotto i Normanni, tanto da diventare una delle capitali più declamate sotto il dominio del Gran Duca Ruggero. E se oggi la città non è più quell’Inclita Urbis di cui fa sfoggio nel suo stemma, le responsabilità vanno ricercate:” In quegli armatori restii alla pesca sostenibile,in quegli imprenditori agricoli poco inclini alle innovazioni e ai prodotti di qualità,in quei rappresentanti della cultura quasi sempre assenti”. Ne ha per tutti, l’ex sindaco di Mazara, ma salva e loda la Chiesa, l’unico baluardo contro l’ appiattimento culturale e sociale .” Bisogna smetterla di limitarci a parlare di ex,cioè da cittadini di una ex capitale del passato, occorre pensare ad essere protagonisti di una nuova storia, per realizzare la moderna Mazara mediterranea”. Come? “ Con la fantasia” è la sapiente risposta dell’autore, proprio quella fantasia madre della retorica politica. Ci vuole poco, basta un poco di fantasia e Voilà: Ecco Mazara capitale. Non importa se la marineria è in crisi irreversibile, non importa se la disoccupazione è a livelli intollerabili, non importa se si depaupera la Città della sua migliore gioventù mandandola a studiare nelle università del nord per non fare più ritorno nella terra di origine,non importa se l'agricoltura è in stato comatoso, che l'artigianato è una di quelle attività lavorative che si possono trovare solo su Wikipedia, non importa se all’appellativo di città multiculturale e tollerante corrisponda” una integrazione non comunicante dell’enclave tunisina con la popolazione indigena ", come scrive in modo chiaro in “ Islam Italiano” il sociologo Stefano Allievi . Ma l’autore insiste nella sua ricetta: “ Inventare partecipazione collettiva, cercando di dialogare con tutti i cittadini; e con loro che si fa o non si fa, la Mazara capitale del Mediterraneo…Avere la capacità di mettere contenuti culturali, senza i quali il “ progetto” non diventa credibile e rischia di diventare impossibile”. Nicola Vella sogna la sua Mazara primeggiare nel Mediterraneo, possibilmente capofila tra le città mediterranee, dimendicando che sulle sponde di questo continente acquatico, sono nate la civiltà, la cultura e le religioni monoteiste, e che ben altre città, Barcellona, Genova, Napoli, Atene, Istanbul, sono da secoli capitali e come tali sono da tempo proiettate nel futuro. L’autore sogna. E i sogni non si possono condannare.
giovedì 20 gennaio 2011
Rubygate: contrastanti reazioni all’interno della Chiesa
Mons. Bertoldo Arduino
"L’affresco delle “notti di Arcore” che emerge attraverso le intercettazioni di molte ragazze che vi hanno partecipato, allegate alla richiesta di autorizzazione, è un misto di squallore e depravazione".
- ( Famiglia Cristiana )
" Se quanto scrivono i magistrati nella richiesta alla Camera di autorizzazione alla perquisizione dell’ufficio di un collaboratore di Berlusconi venisse confermato, il quadro sarebbe squallido e sconfortante. "- ( L’Avvenire)
"La testimonianza della fede per un buon cristiano si può dare attraverso la coerenza della vita".
( card. Bagnasco )
“Serve un accertamento giuridico di quanto avvenuto. Se quanto avvenuto è vero, è un fatto gravissimo sia sul piano dell’etica privata che pubblica. E, in questo caso, serve un atto di vergogna e, insieme, l’uscita di scena dalla vita pubblica”.
( Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, voce autorevole della chiesa di area martiniana)
” Potrei dire di tutto e di più contro Berlusconi e il teatrino che si evince dalle intercettazioni sulle serate di Arcore. Potrei sfogarmi e dire che è tutto uno schifo. E come me tanti vescovi sarebbero pronti a ‘sparare’. Ma a che serve? La verità è che occorrerebbe che alzassimo la testa tutti i vescovi insieme. Che insieme tornassimo a farci sentire senza alcuna sudditanza politica. Speriamo che il cardinale Bagnasco faccia questo sforzo lunedì, aprendo il ‘direttivo’ della Cei. Serve una strategia unitaria. Serve che i cardinali ascoltino lo stato d’animo dei vescovi e dei fedeli. E serve che insieme si trovino nuove strade”.
(Domenico Mogavero ,vescovo di Mazara del Vallo )
“La privacy va sempre rispettata. E quindi penso che se la privacy del premier è stata violata la cosa non sia giusta. Insieme penso che se c’è in atto un accanimento nei suoi confronti da parte di una certa magistratura la cosa non vada bene. Però un uomo di governo deve in qualche modo essere un modello per la gente e in questo momento non mi sembra che Berlusconi sia tale.”
(Cardinale Elio Sgreccia)
" In Italia si inventano i problemi, da altre parti la cosa sarebbe finita subito". " ma si pensa davvero che chi non può pagare il fitto o altre cose stia alle prese con Ruby? Ma siamo seri. Poi Berlusconi ha compiuto una ragazzata, chi lo critica ferocemente ignora il Vangelo di san Giovanni":_ chi non ha commesso peccati, tiri la prima pietra,- siamo tra sepolcri imbiancati. Ora non dico che Berlusconi meriti un premio e la sua condotta é quanto meno superficiale e contraria ai doveri del cattolico, magari si pentirà e confesserà. Ma che alla fine giudizi etici li debba dare Vendola, siamo alla frutta".
(Monsignor Arduino Bertoldo, Vescovo Emerito di Foligno )
Nella Chiesa la posizione da prendere sul Robygate non sembra chiaramente delineata, nonostante l’editoriale del direttore del quotidiano dei vescovi, l’ Avvenire. Le dichiarazioni di importanti prelati appaiono a volte sfumate, quasi si abbia paura di non compromettere le relazioni con Berlusconi e quello che dal suo governo la Chiesa può trarne vantaggio. A prese di posizioni forti e decise contro il libertinaggio licenzioso e festoso del premier fanno da contrappeso altre più sfumate, fino ad arrivare, da parte di alcuni insigni prelati, alla comprensione se non addirittura alla giustificazione. Le stesse dichiarazioni soggettive di vescovi e porporati, che non impegnano direttamente il Palazzo Apostolico o la stessa CEI, non fanno altro che aumentare lo sconforto tra coloro che ancora credono in certi valori etici condivisi. E’ arrivato il momento che la Chiesa, a partire dalle sue gerarchie vaticane e dalla CEI, si esprima in maniera chiara e univoca, dopo la forte nota del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Il presidente della Repubblica è ben consapevole del turbamento dell’opinione pubblica dinanzi alla contestazione da parte della Procura della Repubblica di Milano al presidente del Consiglio di gravi ipotesi di reato».
martedì 18 gennaio 2011
" Lectio magistralis " dell'On.Bindi a Mazara
Un auditorium stracolmo, un grande schermo alla parete, dal quale, attraverso la proiezione di slide, si porta a conoscenza dei presenti i progetti di solidarietà che l’Associazione S.Vito onlus realizza in vari centri della Diocesi di Mazara; molteplici le attività svolte, spesso non prive di ostacoli burocratici e politici, che a dire di Don Francesco Fiorino, responsabile dell’associazione, possono essere realizzate solo grazie a contributi di privati, essendo gli enti pubblici, comuni, province e regione tentennanti o contrari a stanziare finanziamenti. “E’ la mancanza di finanziamenti che rende sofferto il cammino dell’impegno sociale, mette in difficoltà le strutture finalizzate all’accoglienza e all’assistenza agli immigrati, persino la stessa gestione dei beni sequestrati ai mafiosi” si lamenta Don Fiorino, il quale non si fa pregare per sferrare un attacco pesante ai privilegi della politica, allo spreco di risorse, agli stipendi dei parlamentari giudicati eccessivi, sproporzionati all’impegno e al lavoro svolto. Le accuse rivolte alla politica sanno tanto di qualunquismo e di pressappochismo, soprattutto da parte di chi ha la pretesa di fare un richiamo forte all’impegno in politica dei cattolici. In ciò, don Fiorino mostra i suoi limiti, tanto da venire smentito fermamente e con garbo dalla relatrice Rosy Bindi. E’ Lei che la gente aspetta di sentire parlare, e la sala sembra un meeting di ex popolari morotei, una rentree politicamente attesa da quindici anni, soprattutto a Mazara. La presidente del PD ha preso il posto, in questo lembo di terra siciliana, di Sergio Mattarella, presente con suo nipote Bernardo e con tutti i suoi fedelissimi, nel portare avanti le istanze di quell’anima democristiana e popolare che si rifà tuttora agli insegnamenti di Sturzo, di Moro, di Vittorio Bachelet. Sono questi i personaggi di riferimento sui quali si incentra la “ Lectio magistralis” dell’On Bindi, l’impegno dei cattolici in politica secondo una distinzione di ruoli e nel rispetto dellla Costituzione. Un impegno laico il cui compito è quello di non strumentalizzare e di non tirare in ballo la Chiesa. Una tiratina di orecchie anche per le alte gerarchie vaticane:” Non si può servire contemporaneamente Dio e Mammone”, un chiaro altolà della Bindi, rivolto a tutti coloro, politici e gerarchie ecclesiali pronti ai compromessi, , per raggiungere fini materiali reciprocamente vantaggiosi e spesso in antitesi con la morale e la stessa dottrina della Chiesa. “Il cristiano e il cattolico in politica deve avere il fine di conseguire il bene di tutti e non della parte di appartenenza, politica o religiosa che sia, e legiferare bene, tenendo conto della complessità della società che è chiamato a governare. Per far ciò non può esimersi da comportamenti e da stili di vita coerenti alle funzioni svolte e che siano da esempio e da insegnanto.” Il messaggio, anche se soft nei toni, non era quella la sede adatta, viene calorosamente apprezzato. Ma non manca un forte rimprovero al qualunquismo imperante di cui si era fatto portavoce il responsabile della S.Vito onlus. “I costi della politica non sono sempre così come vengono descritti, i parlamentari non sono sempre nullafacenti , il finanziamento pubblico è necessario per fortificare la democrazia e di consentire a ciascuno di fare politica, altrimenti si corre il rischio che solo chi ha ingenti risorse economiche può fare politica: sarebbe la fine della democrazia” . Lo dice, l’on. Bindi, con un tono di voce forte e carico di passione. Applaudono gli ex popolari, applaudono i simpatizzanti del PD, applaude convinta la gente comune, non schierata, fortemente delusa dalla politica e dai politici locali, ma che ha tanta voglia di volere partecipare e di ricominciare a fare politica. Rosy Bindi è forse il personaggio politico che per il suo spessore morale, culturale, per la sua fede religiosa, da credente impegnata, e per la sua assoluta fedeltà alla Costituzione laica, potrebbe rappresentare un elemento di rottura con la mediocrità della attuale politica italiota.
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domenica 2 gennaio 2011
1861 -2011 : Celebrazioni dell' Unità d'Italia
Mentre in tutto il Paese sono state avviate da tempo le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi e delle iniziative legate alle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ci auguriamo che anche Mazara, città che ha issato il primo vessillo tricolore in Sicilia, sia presente con qualificate iniziative di carattere culturale e scientifico tali da assicurare la diffusione e la testimonianza, anche attraverso il recupero della memoria, del messaggio di identità ed unità nazionale delle celebrazioni.
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mercoledì 29 dicembre 2010
Un bel regalo di Natale
Non sempre le notizie positive trovano quel risalto che meritano sugli organi di informazione, e ancor meno lo hanno se esse interessano la politica, uomini di governo, o a maggior ragione, se costoro sono siciliani. Eppure in un mondo in cui una casta ingorda e nullafacente fa parlare di se per i suoi privilegi, considerati dall’opinione pubblica insopportabili e indecenti, fa impressione che vi sia un politico regionale, nel caso in questione si tratta dell’assessore regionale per le Infrastrutture e la mobilità Pier Carmelo Russo, che sceglie di rinunciare a una parte sostanziosa dell’indennità di cui gode. Ancor più se tale indennità viene finalizzata alla istituzione di una borsa di studio che servirà a finanziare un progetto di ricerca nel settore dei trapianti in collaborazione con il Centro Regionale Trapianti. La donazione destinata alla borsa di studio sarà di 20 mila euro circa. Con la parte restante dell’indennità non percepita, l’assessore Pier Carmelo Russo contribuirà alla realizzazione dei progetti di sostegno scolastico di Padre Cosimo Scordato all’Albergheria, noto quartiere popolare palermitano. Un bel regalo di Natale. Chissà se l’assessore Russo troverà degli epigoni politici capaci di rinunciare, anche in parte, alle loro indennità o ai loro ricchi vitalizi. La Sicilia si sa è terra generosa, ma i politici siciliani lo sono? Buon Anno!
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venerdì 17 dicembre 2010
Salemi tra illusioni ed ebbrezza
Il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi ha proposto al cantante Morgan di fare l’assessore alla Creatività, ai diritti Umani, alle Visioni e all’Ebbrezza. L’estroso artista ha naturalmente accettato. Per quanto riguarda le Visioni, Morgan farà in modo che la Fata Morgana compaia anche a Salemi. In più l’assessore all’ebbrezza allieterà i salemitani interpretando una versione sicula delle Mille bolle blù.
sabato 11 dicembre 2010
Cultura: la grande assente.
Scorrendo l’elenco del Calendario Regionale delle Manifestazioni Di Grande Richiamo Turistico: http://www.gds.it/fileadmin/gdsmedia/cronache/Elencolistaturismo2001.pdf
Mazara non figura, ancora una volta, tra le sedi scelte dalla Regione come mete di eventi significativi. Eppure, secondo il sindaco Cristaldi, il Settembre 2011 dovrebbe essere un mese epocale per il rilancio della sua Città come “Capitale del Mediterraneo del Multiculturalismo e del Multietnicismo ”. A questo ambizioso progetto sembrerebbe stia lavorando da oltre un anno il prof. Fouad Khaled Allam, esperto del sindaco. Una grave dimenticanza o una difficoltà di comunicazione linguistica tra l’intellettuale algerino e l’assessore regionale siciliano? Aspettiamo di saperne di più.
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