Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
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domenica 28 febbraio 2016

Presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2015


Si è svolto presso il Centro Interculturale - Auditorium ‘Mario Caruso’ dell’ex Cinema Diana la manifestazione di presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2015 curato dal centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato con Confronti e con il sostegno finanziario tratto dal fondo dell'8 per mille della Chiesa Valdese.
L’evento è stato organizzato, come avviene da qualche anno, dall’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo con il patrocinio della Città di Mazara del Vallo.
Il dossier offre un’ampia e ragguagliata documentazione intorno ai dati conoscitivi del fenomeno immigrazione, nonché l’opportunità di riflettere e ragionare sulla realtà, al di là delle sue rappresentazioni. Nel volume si analizzano i diversi aspetti del fenomeno: il contesto internazionale ed europeo fino ai singoli territori regionali italiani, le caratteristiche quantitative e qualitative dei flussi e delle presenze, i livelli di inserimento sociale ed economico, le problematiche intorno ai diritti, le questioni relative all'accoglienza dei profughi e le prospettive del futuro.

Presenti, tra il folto pubblico, una delegazione degli avvocati dell’ordine di Marsala e i dirigenti della camera del lavoro di Mazara e dell’ufficio immigrati della Uil di Mazara. Dopo i saluti del Presidente dell’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo, Tonino Cusumano, sono intervenuti: Ugo Melchionda, Presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS e Antonella Castronovo, dell’Istituto IDOS. Ha coordinato e introdotto i lavori Abdelkarim Hannachi, dell’Università Kore di Enna.

domenica 11 ottobre 2015

Blu Sea Land:Proiettato il film documento Il Limite.


Mai come questa volta gli assenti hanno perduto qualcosa che valeva la pena vedere.
Dopo una giornata convulsa e piena di incertezze  per le cattive condizioni meteo che hanno fatto saltare o spostare molti degli eventi previsti nel Blu sea Land 2015 abbiamo potuto assistere alla proiezione del film documentario di Rossella Schillaci, Il Limite.
Il film proposto in prima visione assoluta per Mazara dall’Istituto Euroarabo, alla presenza della stessa regista, è un racconto raffinato, crudo e duro dell’usurante lavoro che si svolge sui pescherecci duranti le battute di pesca. Girato interamente sul motopesca Priamo della flotta di Mazara, è la testimonianza viva della vita di bordo, della fatica dell’equipaggio, delle loro emozioni, del loro stato d’animo, della loro attesa di rientrare a casa, del loro distacco dalle famiglie.
Rossella Schillaci narra attraverso i colori e i suoni delle immagini uno spaccato di una realtà sconosciuta ai non addetti ai lavori, agli stessi mazaresi di terra tanto distanti per cultura e per modalità di pensiero dai loro concittadini marinari.
Due mondi separati e non comunicanti, che non si contemperano eppure due realtà economicamente interdipendenti.
Mazara è da decenni una città di immigrati, di convivenza tra diverse culture che non dialogano, separate a compartimenti stagno, ciascuna con i loro stili di vita, le loro tradizioni, senza una prospettiva di futura integrazione. Lo stesso isolamento e la stessa mancanza di comunicazione avviene tra l’equipaggio del motopesca. Da una parte i mazaresi che hanno le maggiori responsabilità operative e gestionali, dall’altra l’equipaggio, in questo caso i tunisini. Tra di loro Ahmed, il capopesca, con le sue preoccupazioni per la moglie in stato di gravidanza e che per il suo lavoro è costretto a starle lontano. Nessuno è contento del proprio lavoro, duro, faticoso, poco retribuito e che fa della pesca il compartimento più in crisi della città. Si lamenta l’armatore, si lamenta il capitano, il marinaio, sono rassegnati insieme alle loro famiglie a vivere la separatezza. Ci si aspettava momenti di convivenza solidale tra l’equipaggio, invece il giudizio del capitano è tranciante: “ Sono cattivi, non dimostrano segni di gratitudine...noi per rispetto a loro non portiamo a bordo salumi e carne di maiale, ma loro se ne fregano di questo nostro rispetto…sì, sono cattivi”parlando dei tunisini. Ha il dente avvelenato per via dei mesi trascorsi nelle prigioni libiche a causa dello sconfinamento di quel Limite al di là del quale la pesca è preclusa. Quel limite che rende difficile il lavoro, che spesso si è costretti, per necessità o per furbizia a oltrepassare, quel limite che diventato cimitero. Perché la pesca a strascico raccoglie tutto dai fondali, dal gambero rosso alle triglie, dal Satiro ai cadaveri del padre che tiene abbracciato il suo bambino. Tante storie, tante delusioni, tante sconfitte. Alberto Licatini è l’armatore del motopesca “Priamo”; suo padre, Luigi, è stato ucciso, negli anni sessanta, insieme al capitano Genovese, dai tunisini che spararono sul peschereccio Salemi per avere superato il limite delle acque territoriali. L’armatore mi racconta del suo passato, di quando esercitava la pesca a Boston: ”Tutta un’altra cosa. Là le regole si rispettano. Il fermo biologico è fatto per essere rispettato da tutti, ed è un bene di tutti. A Boston sono andato a parlare direttamente con Kennedy, quelli erano miliardari, ma la loro porta era sempre aperta a tutti. Non come qui, che quando uno si fa quattro soldi non guarda in faccia nessuno. A Mazara la crisi è colpa degli armatori e della politica. In questi ultimi vent’anni non sono, non siamo riusciti a mettere insieme un progetto comune sul futuro della marineria. Da quattrocentocinquanta pescherecci l’armamento è sceso a novanta. La crisi è colpa di tutti, del gasolio troppo caro, del costo del lavoro, delle banche che non concedono fidi. Fino a qualche anno fa il mio conto in banca era abbastanza pingue, adesso è in profondo rosso. Come me quasi tutti gli altri armatori”.
Licatini rappresenta una marineria che continua a sopravvivere a stento e che non riesce a frenare il suo inarrestabile declino.
La crisi viene raccontata nelle splendide immagini che la regista Rossella Schillaci riesce a trasmettere agli spettatori con il suo film, che mostra una parte della città, la casbah, decadente, ai limiti della dignità umana, dove risiede la gran parte della popolazione immigrata, nonostante gli artificiosi orpelli tendenti a mascherarne l’aspetto.
“Il film non vuole essere una denuncia delle condizioni sociali né contro qualcuno. Ho soltanto voluto testimoniare uno scorcio di vita a me sconosciuto e che scopro sconosciuto alla gran parte dei mazaresi.” dichiara la regista.
Una testimonianza che dovrebbe diventare patrimonio dell’intera comunità mazarese, una pagina di vita e di storia contemporanea da proiettare nelle scuole.

lunedì 13 luglio 2015

Grande consenso di pubblico alla presentazione del volume " Memorie del mare"



Ancora una volta è stata una sfida tra la cultura da una parte e il caldo appiccicoso di questa estate africana , quella che si è svolta nel tardo  pomeriggio di sabato nel suggestivo scenario della Chiesa barocca di S. Ignazio di Mazara del Vallo.
 Nonostante l’afa, un pubblico attento e numeroso ha fatto da cornice alla presentazione del volume:
Memorie del mare. Divinità, santi, eroi , navigatori
 una raccolta degli atti di un convegno internazionale tenutosi a Cefalù nel 2010 organizzato dalla” Fondazione Ignazio Buttitta” e dalla “Fondazione Mandralisca”.
Il volume, curato da Sebastiano Mannia, è stato pubblicato dalla “Fondazione Ignazio Buttitta”, nonostante le gravissime difficoltà economiche in cui si trova e che investe anche tutta la cultura regionale. A promuovere la presentazione del volume è stato l’Istituto Euroarabo di Mazara, al quale va il merito, ancora una volta, di valorizzare la cultura siciliana legata alle tradizioni e alla memoria.
Presenti il presidente della “Fondazione I.Buttitta”, prof. Ignazio E. Buttitta dell’università di Palermo, il prof. Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare, e il prof. Antonino Cusumano, presidente dell’Istituto Euroarabo.
Il volume è una vera immersione nelle acque cristalline della storia del  Mediterraneo, luogo di memorie, di nascita di miti, di formazione di eroi, di sfide memorabili verso l’ignoto, come l’Ulisse che Dante ci ha fatto conoscere nel XXVI canto dell’Inferno:
Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza
senza la quale l’uomo non avrebbe mai raggiunto la sua umanità. E tutto ciò avviene nel mare Mediterraneo, troppo piccolo per essere uno sconfinato oceano ma troppo grande per essere un semplice mare. Nella sua  molteplicità di mari il mediterraneo diventa necessariamente culla dell’umanità, in esso nascono le tre grandi religioni monoteiste, in questo mare avvengono le migrazioni dei popoli, nelle sue acque viene scritta la storia, nascono le leggende, crescono le speranze, si concludono tragicamente le vite. Luogo di partenza e di arrivo, di incontri e di scambi, di produzione e di commercio, di conquiste e di battaglie, oggi sembra assumere ideologicamente uno stato di confine, un limes di respingimenti e non di accoglienza, di chiusura e non di condivisione. Un  mediterraneo che presenta sempre più scenari apocalittici, le cui limpide acque si trasformano in profonde cupe foibe umane. 


I relatori riescono ad affascinare, con la  loro affabulazione brillante e coinvolgente, l’intero pubblico, ammaliato anche dalla scenografia del luogo in cui si trova, quei resti della chiesa di Sant’Ignazio divenuta metafora della Sicilia di oggi, splendida una volta, come quel mare sul quale si affaccia, abbandonata all’incuria e senza alcun progetto che possa ridarle  quelle inaspettate prospettive di ricchezza culturale che merita.
Sebastiano Tusa riesce con la semplicità del linguaggio dovuto allo spessore culturale che lo contraddistingue, a fare del suo intervento una piccola, breve e preziosa lectio magistralis forgiata di aneddoti, di storie vere e sconosciute, come l’eroismo delle donne eoliane, di leggende, di tesori emersi, rievocando il  suo mito per antonomasia, quello di Cola pesce e le meraviglie che del mare raccontava e raccoglieva. Tra questi i tesori che il mare restituisce, dal  ritrovamento dei relitti, tra i quali   la nave cucita di Gela oppure il più famoso tra i ritrovamenti: la statua bronzea greca del  Satiro di Mazara legato al mito di Dioniso.
 Il volume contiene interventi di A. Cusumano sul mito delle Sirene, di Sebastiano Tusa sulle antiche navigazioni mediterranee, di Macrina Marilena Maffei sulle donne delle Eolie e il mito di Eolo, di Josè A. Gonzàlez Alcantud sulla leggenda di Ercole, di Giovanni Ruffino sul lessico della pesca siciliana, di F. Delpesc su S. Nicola e Cola Pesce e altri autori.
Un libro da leggere poco alla volta, per scoprire la nostra storia per capire che è in questo mare che si svolgerà la storia del futuro. Ancora una volta l'assenza di amministratori è segno di come la Cultura, con la C maiuscola, venga trattata con una certa sufficienza in questa città. 

martedì 7 luglio 2015

L'Istituto Euroarabo presenta il libro: Memorie del Mare.




L'Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo in collaborazione con la Fondazione Ignazio Buttitta, con il patrocinio dell'amministrazione comunale, presenta il volume Memorie del mare. Divinità, santi, eroi, navigatori, a cura di Sebastiano Mannia.  Il volume raccoglie gli Atti del Convegno internazionale tenutosi a Cefalù, promosso dalla Fondazione Buttitta con la collaborazione della Fondazione Mandralisca e il patrocinio della Regione Siciliana. Sul tema del mare e sui vari aspetti storici, economici, archeologici, letterari e socioantropologici del Mediterraneo si sono interrogati diversi studiosi, italiani e stranieri. I loro contributi restituiscono il mondo delle rotte commerciali dell’antichità, dei culti, dei miti, del lessico, dei simboli, delle leggende, dell’immaginario. Di queste storie e dei saperi legati a questo vecchio mare, che oggi rischia di diventare un’enorme e tragica fossa comune, non c’è chi non senta il fascino e il bisogno di tornare a studiare la lezione di civiltà ispirata ai principi della pace, del dialogo tra i popoli e della convivenza interetnica.
A presentare il volume interverranno il Sindaco della città, on. Nicola Cristaldi, l'archeologo Sebastiano Tusa, soprintendente del mare e il presidente della Fondazione Ignazio Buttitta, dell'Università di Palermo.  Introdurrà Antonino Cusumano, dell'Istituto Euroarabo. 
Il volume sarà presentato sabato 11 luglio 2015 alle ore 18.30 presso l'ex chiesa di Sant'Ignazio, in Piazza Plebiscito.

domenica 12 aprile 2015

Presentazione del libro : Il Gigante controvento




Domenica 19 Aprile 2015, ore 17. 30
Teatro Garibaldi – Mazara del Vallo
L’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale
presenta il libro di Gino Pantaleone
Il Gigante controvento
Michele Pantaleone: una vita contro la mafia
Spazio Cultura editore
 
  Intervengono:                       On. Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo
                                                           Piero Di Giorgi, Istituto Euroarabo
                                                           Nicola Macaione, editore
Dialoga con l’Autore:                   Valentina Richichi, etnoantropologa


Una imperdonabile damnatio memoriae ha condannato all’oblio la figura e l’opera di un intellettuale impegnato in prima fila contro il fenomeno mafioso. Michele Pantaleone fu pubblicista e politico che, da Villalba, il paese del boss Calogero Vizzini, ha avviato il suo percorso di strenua lotta e di documentazione critica della realtà mafiosa. Rimase ferito nell’attentato che gli uomini di don Calò organizzarono dopo un comizio di Girolamo Li Causi nel 1944 e come giornalista pagò la sua coraggiosa denuncia del malaffare e delle complicità politiche con processi per diffamazione e atti di boicottaggio, di calunnia e di emarginazione.
Autore di diversi libri, fondamentali per la comprensione delle dinamiche della mafia,  tra i quali  Mafia e politica del ’62, Mafia e droga del ’66, e Antimafia: occasione mancata del ’69, tutti editi da Einaudi, quando del fenomeno si taceva e se ne minimizzava la presenza, Michele Pantaleone ha tenacemente combattuto in solitudine la sua battaglia civile e politica.
  Il volume di Gino Pantaleone (involontaria omonimia) ne ripercorre la vita e l’opera, l’una e l’altra dedicate alla ininterrotta   denuncia  delle coperture e degli intrecci politici che hanno reso possibili l’ascesa del potere mafioso e il radicamento della mala pianta.