Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

domenica 28 febbraio 2010

Passaggi a livello: la trincea è soluzione?



Sembra un gioco ad eliminazione: posto un problema si individuano le diverse soluzioni, si fa la verifica. Alcune soluzioni sono immaginarie, altre reali; tra queste ultime alcune impossibili altre possibili. Tra le soluzioni possibili alcune possono essere impraticabili. Via via che si procede nella loro discussione, le soluzioni accettabili diventano sempre meno. Il come risolvere il problema dei passaggi a livello del centro di Mazara sembra alla fine dare due soluzioni reali: a) l’interramento dei binari; b) la loro eliminazione. Per quanto riguarda la prima ipotesi, essa può avvenire attraverso l’escavazione di: 1) una trincea a cielo aperto abbassando il livello dell’attuale piano ferroviario di 6 metri rispetto a quello stradale, e nei punti di intersezione con la viabilità urbana costruire dei ponti. Tracciare una trincea a cielo aperto significa, però, generare uno squarcio di tale violenza da deturpare irrimediabilmente l’intera città, non considerando che tale ferita comprometterebbe lo stesso assetto urbano anche dal punto di vista igienico – sanitario, di sicurezza oltre che di estetica. 2) Trincea coperta, tipo una metropolitana leggera.Vedi soluzione adottata a Palermo per il tratto Stazione Centrale – Stazione Notarbartolo.





Quella progettata per Mazara qualche decina di anni fa è ibrida, per buona parte aperta, e per il solo tratto urbano, coperta. Tale progetto è stato anche portato alla conoscenza dell’amministrazione provinciale presieduta dal Sen. D’Alì su richiesta della stessa. Ma il silenzio è calato attorno al progetto. Con essa si eliminerebbero tutti i passaggi a livello centrali, Via Castelvetrano, Piazza Matteotti, Piazza Madonna del Paradiso, Via Roma: si avrebbe una trincea coperta di 1 Km e ben quattro km di trincea aperta dal fiume Delia fino all’Hopps Hotel, e dalla fine del tratto coperto di via Marsala al ponte di Miragliano; inoltre sarebbe prevista la costruzione di una stazione sotterranea al posto dell’attuale. Il passaggio a livello di viale Africa verrebbe eliminato attraverso la costruzione di un ponte,operazione possibile poiché in quel punto il piano ferroviario raggiungerebbe la quota prevista di – 6 mt indicata dalle ferrovie. Costi e tempi non quantizzati: per ammissione dello stesso progettista “ Il costo di compatibilità dell’opera sarebbe inaccettabile da parte di RFI” Tale soluzione, se da un lato eliminerebbe definitivamente i passaggi a livelli centrali, dall’altro provocherebbe un danno ambientale, attraverso la costruzione di questa faglia – trincea , di notevole impatto e le cui conseguenze sarebbero disastrose per lo sviluppo del territorio. Inoltre la carenza di risorse finanziarie pubbliche renderebbero questa via non percorribile. A questo punto, l’unica soluzione reale potrebbe essere il progetto Russo adottato dall’amministrazione Cristaldi. A suo favore l’economicità e soprattutto la rivalutazione ambientale del territorio interessato. Essa rimane tuttavia una soluzione dolorosa ma necessaria anche se non da tutti condivisa. Sempre che si voglia risolvere seriamente il problema.


giovedì 18 febbraio 2010

Sottopassi a Mazara? Soluzione impossibile.


I sottopassi non sono una soluzione possibile per eliminare i passaggi a livello. Per essere realizzati hanno bisogna di una vasta area a disposizione. Ecco perchè a Mazara la soluzione è impraticabile. Mi auguro che da questo filmato  possa avere inizio una discussione seria su come liberare  la città dal cappio dei passaggi a livello lasciando da parte pregiudizi o amenità  del genere. Se si vogliono  eliminare i passaggi a livello bisogna rinunciare a qualche cosa. Il non farlo significa lasciare le cose  inalterate per sempre.

mercoledì 17 febbraio 2010

Mazara strozzata dai passaggi a livello.

Mi ero ripromesso di non intervenire sulla questione dei passaggi a livello della ferrovia che taglia Mazara in due, e ciò perché sono convinto che in questa città è impossibile affrontare un problema in modo serio e cercarne le soluzioni senza cadere nella retorica o farsi prendere dalle pulsioni dei pregiudizi. Sulla stessa questione mi sono limitato a postare il master plan così come esso è stato presentato l’estate scorsa, in piena campagna elettorale, e come è stato approvato dall’attuale amministrazione, senza commentarlo. Tenterò di affrontare il problema in modo asettico, anche se ne sono coinvolto in quanto, abitando a pochi metri da uno dei passaggi a livello, sono costretto a convivere, mio malgrado, con il disagio degli ingorghi generati quando essi sono chiusi o guasti. Ciò capita spesso. Quando è stato disegnato il tracciato della ferrovia all’inizio del secolo scorso, Mazara era una cittadina molto raccolta attorno al suo centro storico. Né gli amministratori né i tecnici di allora potevano prevedere, in un futuro prossimo, un suo sviluppo metastatico da deturparne irrimediabilmente volto e territorio. Gli attuali passaggi a livello assieme alla linea ferrata, fagocitati da tale espansione incontrollata e irrazionale, sono diventati un ostacolo e cappio per una città che aspira a candidarsi come polo culturale e turistico di rilievo mediterraneo. A questo sviluppo barbarico della città non ha fatto seguito una seria programmazione del traffico. Il nodo da sciogliere è costituito innanzitutto dai quattro passaggi a livello centrali che sono causa di ingorgo del traffico. La loro presenza è incompatibile perchè chiudono Mazara dentro una serie di attraversamenti che pongono anche un problema di transitabilità in caso di emergenza. Come risolvere il problema? Esistono alternative alla loro eliminazione ? Per far ciò le ipotesi valutabili sono quelle che prevedono: la costruzione di sottopassi o di sopraelevate del piano stradale rispetto a quello ferroviario oppure l’interramento della linea ferrata che attraversi tutto il centro della città. Infine rimane per ultima l’ipotesi di eliminare un tratto dell’attuale ferrovia che va da Campobello a Mazara, con la costruzione, in quest’ultima, di una nuova stazione sita più a nord che ne riprenda il collegamento ferroviario con Trapani. Quest’ultimo è il progetto approvato dall’attuale amministrazione. In tal modo si verrebbe a liberare la città dai passaggi a livello e verrebbe ad essere riqualificata la parte di ferrovia eliminata che va da viale Africa alla nuova stazione. Analizzando le prime due ipotesi, se esse sono fattibili in un contesto periferico, non lo sono per il centro, se non altro per la tipologia dell’assetto urbano della città. In presenza di strade strette e densamente costruite qualsiasi ipotesi di dar vita a sopraelevate o a sottopassi è improponibile, a sentire la maggior parte dei tecnici professionisti. Rimane l’interramento, soluzione però che presenta costi elevatissimi e tempi di realizzazione lunghi, associati ad ostacoli insormontabili sotto l’aspetto tecnico, in considerazione della limitatezza dello spazio a disposizione per l’escavazione e la costruzione di un tunnel; a meno che non si voglia sacrificare l’ intero asse viario, compreso tra Piazza Matteotti e Via Roma, adiacente e parallelo alla ferrovia,. In tal caso i costi sarebbero insostenibili e verrebbe inoltre minacciata la stessa sicurezza statica delle abitazioni adiacenti, tutte densamente abitate. Tale soluzione sarebbe tuttavia parziale, in quanto non eliminerebbe i passaggi a livello a nord lungo il tratto che dalla via Roma porta alla via Mario Fani. Una ipotesi del genere non verrebbe neanche presa in considerazione da R.F.I oltre che dal Ministero per le Infrastrutture, alla luce anche di priorità di intervento in una Sicilia disastrata dal punto di vista idro- geo- morfologico e sui quali bisogna indirizzare la maggior parte delle scarse risorse finanziarie disponibili. Non rimane che la soluzione ultima, sicuramente la più dolorosa, ma l’unica in grado di risolvere il problema dei passaggi a livello, a vantaggio della quale sono l’economicità e la riqualificazione ambientale. Fare opposizione a volte strumentali, non confortata da dati tecnici, con riferimenti a realtà e contesti diversi dal nostro, significa volere continuare a tenere imprigionata la città in un sistema ferroviario obsoleto e di scarsa utilità. Oggi l’attuale ferrovia, così come si presenta, non ha alcun valore né commerciale né turistico né di comunicazione. La ferrovia in questione, relativa alla tratta C/vetrano - Trapani avendo perduto peraltro il suo ruolo strategico commerciale e per l’esigua utenza che la utilizza, è stata esclusa dai piani di potenziamento di R. F. I per la Sicilia occidentale.


 Contro l’eliminazione del tratto ferroviario, peraltro condivisa dalla maggioranza della cittadinanza, la quale a suo tempo si è espressa anche sotto il profilo politico eleggendo Cristaldi e facendo del suo progetto il progetto della città, si schierano: un comitato di pendolari non mazaresi e addirittura la stessa amministrazione di Castelvetrano con in testa il sindaco Gianni Pompeo, il quale, peraltro, è stato dormiente insieme alla sua cittadina quando R.F.I ha eliminato la tratta Castelvetrano-Selinunte-P.Empedocle, vitale per il rilancio turistico e culturale del comprensorio archeologico più bello e più ricco del mondo. Quell’eliminazione è stato un vero schiaffo alla cultura e allo sviluppo turistico di quel territorio, ed il sindaco Pompeo e i suoi predecessori assieme ai loro concittadini avrebbero dovuto difendere  dall’eliminazione il famoso trenino ricorrendo anche alle barricate.
Contestazioni generiche e politicamente fuori luogo quelle del sindaco Pompeo e non condivisibili: “- Nessuno può quindi arrogarsi il diritto di manometterla, senza quanto meno prima discutere il problema in ambiti molto più ampi ed aperti; altro che protocolli a due o a tre !!! E’ innegabile che la linea ferroviaria causa problemi al traffico di Mazara: ma se davvero sta a cuore tale problema, si deve cercare una modernizzazione del sistema, creando opportuni automatismi di chiusura dei passaggi a livello, e laddove indispensabile, eliminandone qualcuno con un sistema universalmente conosciuto e da sempre attuato: la creazione dei sottopassi… Diciamo a chiare lettere: no alla realizzazione del progetto dell’amministrazione Cristaldi di eliminare i passaggi a livello creando in alternativa un trasporto su gomma per il tratto S.Nicola-Miragliano e sì al potenziamento ed ammodernamento della tratta” Per concludere, rivolgendosi direttamente a Cristaldi:” Quando lei mi metterà a conoscenza, come da buon vicino di casa, sulla pianificazione strategica della città di Mazara, le anticipo che sarò disponibile a condividere un percorso strategico, purché non miri, per esempio, a togliere una via di comunicazione della mia città, dei miei cittadini, con la città di Trapani “ Una ingerenza bella e buona quella del primo cittadino belicino che con queste affermazioni dimostra: a) di non avere alcun rispetto dell’autonomia delle scelte politiche di una città viciniora; b) di ignorare che il collegamento ferroviario C/vetrano Trapani esiste attraverso Via Milo, se proprio non si vuole utilizzare l’intermodulo gommato.- A tale proposito potrebbe richiedere il potenziamento attraverso il raddoppio e l’elettrificazione dell’attuale tratto ferroviario, in quanto fattibile in quella direttrice-; c) di non avere alcuna conoscenza del problema arrivando a spararle grosse quando indica nei sottopassi la soluzione palliativa. Forse il sindaco Pompeo ignora che gli automatismi di cui parla sono attualmente regolati da un sistema centralizzato che si è rivelato inidoneo. Viene il sospetto che ancora una volta a decidere il futuro di questa città deve essere la gens di Castelvetrano o di Marsala o di Salemi e non di Mazara. E se decidessero almeno in questo caso i cittadini interessati?

venerdì 5 febbraio 2010

Consagra e il progetto della facciata


Laddove è possibile agli altri realizzare, non lo è a Mazara del Vallo.

Essendo ritornata d'attualità se realizzare o meno la facciata dello scultore Pietro Consagra, ripubblico un articolo da me postato qualche anno fa su Mazaracult.

E’ una strana storia, fatta di proposte, progetti, critiche ,veti, ripensamenti , finanziamenti, impegni politici e delusioni. Tutto ha avuto inizio nel 1983, quando, visitando la sua Città nativa, Pietro Consagra rimaneva infastidito dall’insolente presenza del Palazzo della Città, l’alieno, come usava dire,che nella sua inquietante e anonima bruttezza, devasta tuttora la piazza più bella, ne annichilisce la storia,ne ridimensiona interesse e prospettive culturali per il futuro. L’artista si mostrava ancora più severo con quelli che Lui considerava,ingenuamente, i suoi paesani,i quali con il loro silenzio e la loro indifferenza, retaggio dello smarrimento della cultura del bello, si erano supinamente assuefatti al mostro senza che da costoro venissero prodromi di reazione e manifestazioni di rigetto. E’ al ritorno a Roma e poi a Milano che il maestro inizia a progettare, secondo la sua filosofia della città frontale, una grande opera scultorea che nascondesse l’alieno, e che desse alla piazza e alla sua bellezza architettonica, una prospettiva di affascinante violenza dal punto di vista artistico. Non si trattava di un intervento strutturale sostitutivo, come impropriamente e con una dose di malafede è stato fatto credere dai soliti nientisti, prima assenti ed indifferenti, e poi sbraitanti cultori del niente da fare. A questa roboante mediocrità culturale cui era devota una parte dei così detti tecnici professionisti, con a capo geometri, ingegneri e architetti locali, si associava in mutuo soccorso la Bella Addormentata dell’intelligence della Soprintendenza ai BB.CC. fino ad allora assente, dormiente o distratta nei confronti dell’alieno, la quale, risvegliatasi bocciava seduta stante, con argomentazioni poco convincenti, il nuovo progetto, senza capire di che cosa si trattava. Infatti la cultura artistico architettonica dei funzionari della Soprintendenza ai BB.CC. limitandosi alla sola conservazione dell’antico, dimostrava di non di saper valutare commistioni e relazioni tra antico e contemporaneo. Quanti tra questi creativi esperti hanno mai visto il Louvre e la Piramide di vetro voluta da Mitterand? E ancora a Parigi la Tour Eiffel o il Centre Pompidou? E il progetto per il nuovo complesso museale dell'Ara Pacis redatto da Richard Meier a Roma, la cui cantierizzazione è curata, per l'Amministrazione comunale, dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali e dall'Ufficio Città Storica? Jean Nouvel, uno dei più prestigiosi architetti della scena internazionale, lancia quella che può apparire ad alcuni una provocazione: nei centri storici si può costruire secondo lo stile contemporaneo. «La città non deve essere messa sotto formalina. I nuovi edifici devono testimoniare la cultura di oggi, ovunque siano realizzati.» Che dire, poi della Loggia di Hisozaki progetto per l’uscita degli Uffizi a Firenze, affidato a Arata Isozaki? Fioccano le firme più illustri dell'architettura nazionale e internazionale, di intellettuali e rappresentanti del mondo della cultura e dell'arte a favore della sua realizzazione. Per continuare con Il Ponte di Calatrava a Venezia ovvero il quarto ponte sul Canal Grande. Tutte opere che interessano il campo dell’architettura, ma nulla vieta di considerarle delle vere opere scultoree. Ancor più che l’opera artistica, nota come la Facciata era una scultura architettonica frontale, progettata per essere posta solo in quel contesto,da cui traeva e dava anima, in una sequenza armonica di stili compositivi diversi, producendo una simbiosi tra arte e architettura, tra barocco e informale. Una evoluzione dinamica dell’arte architettonica coerentemente dissonante, ma piena di fascino e di pathos, dirompente nel concepire in visione moderna una parte dell’antico. “Credo che la Facciata di Mazara, il cui progetto è stato ammirato in tante esposizioni costituirebbe un evento internazionale, oltre ad essere un intervento stimolante ed esemplare di una ecologia non distruttiva” dichiarava Consagra durante un intervista, “tempo fa l'ho ancora elaborato e l'ho esposto nella mia mostra personale Darmstadt, nel 1997. In quella occasione, il direttore del museo tedesco ha fatto realizzare al vero due piani alti 11 metri “
Le ambiguità di fondo, le arretratezze culturali, le ottusità burocratiche della soprintendenza ai BB.CC. l’assenza di una vera politica culturale da parte delle amministrazioni comunali,che avrebbero dovuto difendere politicamente l’opera del grande artista mazarese, hanno fatto perdere a Mazara una occasione storica. Perché questa pervicace ostilità all'introduzione dell’arte contemporanea nel tessuto storico quando è evidente che la grande architettura del passato si è nutrita di interventi contemporanei (rinascimentali, barocchi, settecenteschi)? Perché l'inserimento dell’opera di Consagra dovrebbe essere, dunque, meno legittimo del palazzaccio attuale o del campanile inserito postumo nel corpo della cattedrale? “ In Sicilia non importa far male o far bene;il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di “ fare” . diceva don Fabrizio Salina a Aimone Chavalley nel “Gattopardo”. Che avesse ragione?

domenica 31 gennaio 2010

I fanghi della Bertolino


A Mazara si ritorna a parlare della vicenda Bertolino e della pericolosità che i fanghi dell’azienda costituiscono per la salute e l’incolumità della collettività. Puntualmente rinascono movimenti spontanei ambientalisti e assembramenti studenteschi di ogni ordine e grado. Vengono organizzati cortei variopinti che coinvolgono tutte le scuole, dalle elementari ai licei e anche una rappresentanza di anziani pensionati. Il lungo corteo si snoda festosamente per le principali vie della città con alla testa inconsapevoli bambini che giocano con colorati palloncini e il viso coperto da mascherine anti smog; dietro seguono vistosi striscioni delle varie scuole partecipanti. Naturalmente non manca la benedizione di tutti gli schieramenti politici. L’argomento ultimo, quello dello stoccaggio dei fanghi trattati derivati dalla distillazione delle vinacce, per i quali è sorto, attraverso un tam tam sulla rete, il movimento “ Uniti per l’ambiente”, non sembra essere stato affrontato dai promotori della protesta con la dovuta serenità, scientificità, competenza e razionalità. Ancora una volta si è preferito creare allarmismi, strumentalizzare la piazza, portare avanti ipotesi prive di basi giuridiche e scientifiche. Lo scopo è quello di cavalcare, attraverso una informazione superficiale e rabberciata, l’emotività e l’ingenuità delle masse, soprattutto quelle giovanili, le più eccitabili e anche le più sensibili ai problemi ambientali e della salute. Qualcuno, inoltre, ha interesse ad innalzare il livello del chiasso per trarne qualche vantaggio politico, dimenticando il suo ruolo di rappresentanza politica che è quello di sedare gli impulsi più che attizzarli e di controllare che tutto si compia in conformità alle normative e nell’assoluto rispetto delle condizioni richieste dalla legge, che in materia ambientale sono molto rigide anche se complesse e talvolta ambigue. La questione dei fanghi, oggetto della contestazione è paradigmatica della strumentalizzazione della piazza senza mai affrontarli nel merito. Innanzitutto occorre chiedersi se questi fanghi costituiscono una fonte pericolosa per l’ambiente o per le persone, occorre, cioè, conoscere la loro capacità inquinante e la loro pericolosità per la salute. Ancora, è necessario sapere se essi sono classificati tra i rifiuti pericolosi, oppure, se opportunamente trattati, come richiesto dalla norma, essi possono essere impiegati nel campo dell’agricoltura, come ammendanti o in associazione a fertilizzanti; se sono state eseguite tutte le procedure e i controlli richiesti per consentire lo stoccaggio e lo scarico in terreni; se questi terreni sono idonei a riceverli in base alla loro natura geofisica e alla loro composizione chimica, Ph > 5; C.S.C > di 8 meg/100gr,( il c.s.c è la capacità che ha il terreno di scambiare gli elementi;) e se per questi terreni non ricorrano le condizioni previste dalla legge che ne vietano lo scarico, ad esempio: quando sia stata comunque accertata l'esistenza di un pericolo per la salute degli uomini e/o degli animali e/o per la salvaguardia dell'ambiente. Tali condizioni costituiscono il principio fondamentale su cui basare la valutazione della tutela ambientale e sanitaria di una determinata combinazione fanghi suolo
E’ su queste basi che si deve aprire un sereno dibattito tra le parti al fine di dare una completa informazione alla collettività. Mandare allo sbaraglio giovani studenti, seppure in buona fede, ma privi delle più elementari conoscenze di base sia sul piano normativo sia su quello scientifico mette molta tristezza e non dà alcuna credibilità seria né ai responsabili del movimento né a quei politici che con giustificazioni insensate e che nulla hanno a che vedere con la questione dei fanghi, cavalcano la passione e la spontaneità giovanile. Costoro rischiano di impaludarsi da soli in un pantano dal quale sarà difficile uscirne. Addirittura si arriva da parte dell’ On. Scilla a dichiarare: “comunque va rispettata la volontà popolare che con forza e determinazione si e’ pronunciata in maniera fortemente contraria a questi tipi di interventi poiché per lo sviluppo del nostro territorio occorre valorizzare le infinite risorse storiche, artistiche, monumentali, climatiche, gastronomiche e quindi puntare senza nessun indugio sul turismo: per essere industriali, infatti, non occorre produrre macchinari o realizzare distillerie e/o affini” Che c’entrano i fanghi con le risorse storiche, artistiche, monumentali, climatiche, gastronomiche e turistiche? Il buon senso avrebbe dovuto consigliare al deputato regionale una maggiore ponderatezza e serenità sia nell’uso delle parole sia nell’azione politica intrapresa in modo quanto meno frettoloso. Essa è apparsa finalizzata ad ostacolare l’azione dell’amministrazione comunale, anche essa contraria ai fanghi, piuttosto che a contribuire al raggiungimento di una positiva soluzione
La normativa,inoltre, assegna un ruolo delicatissimo e importantissimo all’organo di controllo ( la Provincia ) non solo per quanto riguarda la regolarità della documentazione quanto piuttosto sulla corrispondenza delle analisi chimico-fisiche sia dei fanghi sia dei terreni.
Fatti questi controlli e verificata la loro pericolosità, è chiaro che essi non possono essere scaricati. Se al contrario detti fanghi non costituiscono pericolo alcuno, ci si chiede: può l’azienda Bertolino scaricare i fanghi in terreni di sua proprietà, se questi risultano idonei a riceverli?

sabato 23 gennaio 2010

Nell’antro del Consiglio Comunale




C’è il pericolo di trasformare un luogo di confronto in un antro i cui inquilini rischiano di recidere il cordone ombelicale con la società civile.

Se si dovesse dare un giudizio su Mazara in base ai suoi, per fortuna pochi ma chiassosamente visibili, rappresentanti eletti in Consiglio Comunale, l’idea che ne verrebbe fuori sarebbe di una città incolta, politicamente inadeguata e impreparata ad affrontare problematiche serie e di grande prospettiva, irriverente delle regole del civile confronto. In verità, Mazara è una città disordinata e caotica; si presenta a tratti anche elegante, con un centro storico di una armonia unica nella sua struttura urbana, ricco di monumenti frutto di illuminate intelligenze. Essa è tollerante e generosa, è carente di spazi culturali, è arretrata nei servizi, è mancante di una classe imprenditoriale adeguata ad affrontare le sfide lanciate dai processi della globalizzazione. Il Consiglio Comunale è la sommatoria di tutte queste contraddizioni aggravate anche dall’incapacità , al suo interno, di sapersi rapportare in modo sereno al confronto politico. Costituisce uno spettacolo deprimente e spesso indecoroso dovere ascoltare interventi privi di estetica lessicale, disarticolati e illogici. Nel far uso della parola tutto ciò che è esteticamente inappropriato lo è anche eticamente. Spesso, nello sforzo di seguirne i lavori, in presenza di atteggiamenti di così prevaricante teatralità, anche lo spettatore avvezzo agli aspetti più deteriori della politica è costretto ad arrendersi tanto è lo scoramento che ne deriva. Non è solo colpa della televisione, ma degli stessi attori, che in un gioco delle parti, recitano liberamente senza canovaccio. Si assiste così ad improvvisazioni da commedia dell’arte, funzionali ad un personale soddisfacimento della propria vanità. Costoro riducono il Consiglio Comunale a un luogo di rissa, e in queste convulse ossessioni, si percepisce qualcosa che va al di là delle giuste ambizioni e dei comprensibili risentimenti. C’è una voglia di potere e di rivincita che fa a pezzi tutto e tutti, e trascina la vita di tanti onesti professionisti, in entrambi gli schieramenti, ad una guerra tra bande, finendo così con il distruggere la politica. E con la politica essi distruggono la loro immagine attraverso il ricorso all’invettiva e alla delegittimazione di chi ricopre cariche amministrative.
Il linguaggio di taluni consiglieri raggiunge livelli di improntitudine tali da fuoriuscire dalle regole del rispetto e della tolleranza per incanalarsi su un frasario smodato; essi in tal modo, naufragano nel vortice delle loro pulsioni senza che qualcuno lanci loro una ciambella di salvataggio. Le stesse figure istituzionali sono obiettivo dei loro impropéri, e tali eccessi di isterismo e di provocazione vengono incoraggiati soprattutto da una inadeguata conduzione dei lavori, che appare faziosa e subdolamente complice di questo stato di degrado. Nemmeno il rosso vermiglio delle poltrone e la presenza di due donne tra gli scranni riesce a ravvivare il grigiore di un’aula offesa dallo smarrimento delle regole della civiltà del confronto.
La mancanza della misura della parola crea disagio nella sensibilità della gente; il ricorrere alla barbarie dialettica nell’indicare le altrui responsabilità, anche pregresse o addebitabili a congiunti nelle passate legislature, “Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi.”- rimprovera il lupo all’agnello- che traslato in questa legislatura vuol dire.” Tuo marito la precedente legislatura criticava lo stesso provvedimento che tu adesso accetti”, è l’assurdo richiamo di un consigliere verso una rappresentante dello schieramento opposto,fa assurgere a metodo un certo cannibalismo politico. C’è il pericolo di trasformare un luogo di confronto in un antro i cui inquilini rischiano di recidere il cordone ombelicale con la società civile.
E’ necessario stabilire delle regole che servono ad attenuare il clima di tensione e di risentimenti che continua ad esacerbare gli animi. Soffia all’interno degli schieramenti di opposizione un sentimento giustizialista che deve essere isolato e attenuato dal buon senso e dalla ragione da parte di tutti. Chi ha consentito che ciò avvenisse si affretti a riparare il danno fatto. Vale anche per coloro i quali godono ancora di prestigio e di autorevolezza all’interno degli schieramenti.

mercoledì 20 gennaio 2010

Padre Gaspare Morello

da Bypass di Pino Catalano


Sono trascorsi appena trent’anni dalla morte del Sac. Gaspare Morello e la sua scomparsa ha lasciato un vuoto tutt’ora non colmato in questa città. I suoi insegnamenti plasmarano coloro che ebbero il privilegio di essere stati suoi allievi e ne costituirono il patrimonio morale, politico e di crescita civile Padre Morello è l’esempio di quei valori di cui la Mazara colta e civile di allora era pregna e che servirono a forgiare la personalità di tanti giovani nello studio, nelle professioni, nelle arti, nella politica. E’ stato soprattutto un grande della politica di questa terra siciliana. Non fu soltanto insigne uomo di scuola. Dirigente di spicco dell’allora Partito Popolare, fu antifascista e partigiano. Fu soprattutto educatore e guida politica per tanti giovani che in seguito sarebbero stati in prima linea nella formazione della Democrazia Cristiana. La sua statura politica, le sue tensioni morali, l’amore per la sua terra e per l’Italia, la fede nella democrazia, l’impegno indomito contro la dittatura , ci vengono dati da una approfondita lettura di una delle tante lettere che fanno parte della corrispondenza tra Padre Morello e il giovane Bernardo Mattarella, e che pubblico di seguito.
Mi auguro che essa possa costituire, soprattutto oggi, un punto di riferimento e di insegnamento per i tanti piccoli politici nostrani.

Lettera del sac. Gaspare Morello a Bernardo Mattarella

“ A quest’ora avrai letto la circolare dell’On. Aldisio inviata a tutte le sezioni: Come vedi ci stiamo mettendo a lavoro, molto,molto tardi in verità, ma pazienza,meglio che mai. La battaglia che dobbiamo affrontare è quanto mai aspra e combattiamo sapendo di cadere .Pure sarebbe somma viltà ritirarci e non dire a quanti ancora amano la libertà una nostra parola di fede e di fierezza in mezzo a tanta viltà. Noi usciremo dalla lotta diminuiti di numero nei nostri rappresentanti politici, ma avremo almeno ( si spera ) un gruppo parlamentare più omogeneo e resistente alle lusinghe del dittatore. E’ una triste ora la nostra: il presente è infido e nemico, lavoriamo per un domani che potrebbe anche essere prossimo se il popolo italiano si sveglierà. Domenica mattina, con il primo treno mi recherò ad Alcamo con Bologna per abboccarmi con gli amici e vedere la nostra reale situazione in quel centro. Se tu vorrai incontrarti con me, mi farai cosa grata. Desidero però che si mantenga il segreto di questa mia andata in Alcamo, perché io mi aspetto delle rappresaglie da parte di qualche avversario per togliermi la scuola.”
Mazara: 31/1/1924
Da “ Bernardo Mattarella” – biografia politica di un cattolico siciliano- di Giovanni Bolignani

giovedì 14 gennaio 2010

Il progetto Ferrovia di Mazara


COME LIBERARE LA CITTA’ DAI PASSAGGI A LIVELLO
SENZA PERDERE IL TRENO

Se l’On. Cristaldi ha vinto le scorse amministrative, lo si deve innanzitutto al coraggio di avere proposto un progetto ambizioso e molto apprezzato dall’intera Città: quello di dare soluzione al problema della ferrovia che la taglia in due, e che rappresenta la causa di difficoltà nello scorrere fluido del traffico e spesso mette a repentaglio la stessa sicurezza e la salute della collettività. I passaggi a livello sono di frequente un ostacolo ai mezzi di immediato soccorso e di urgenza, ambulanza, vigili del fuoco, forze dell’ordine. La soluzione dell’eliminazione dei molti passaggi a livello che interrompono le arterie principali della città, viene data da due progetti, uno dei quali, redatto a metà degli anni ’80 prevedeva l’interramento del tratto ferroviario per un paio di Km con una costruenda stazione sotterranea. Tale ipotesi, però, non è mai è stata presa in considerazione né tantomeno essa è stata prevista dal piano regolatore di cui si è dotata Mazara. Di questo progetto, improvvisamente ripreso da qualcuno, se ne sconoscono a tutt’oggi studi di fattibilità, di impatto ambientale, di sicurezza infrastrutturale per le centinaia di abitazioni che ne sarebbero state interessate oltre che i costi di previsione per la sua realizzazione. L’altra proposta, oggi oggetto di diatriba tra pro e contro, è l’eliminazione dell’intero tratto di linea ferrata, per circa 6,5 Km , e lo spostamento dell’attuale stazione di Mazara alla periferia della città.
- Il centro urbano di Mazara è attraversato da una linea ferrata costruita centotrenta anni fa, che con i suoi 14 passaggi a livelli, causa rallentamenti e paralisi del traffico soprattutto nelle ore di punta. La situazione non è compatibile con le esigenze di mobilità di una cittadina in rapida e continua espansione - si legge nella relazione del progettista Ing. Russo. - D’altra parte, gli inconvenienti connessi con i passaggi a livello non possono essere risolti con la costruzione di cavalcavia o sottopassaggi, perché tali infrastrutture, che presentano comunque un forte impatto ambientale, non sono più eseguibili in una zona completamente urbanizzata senza intaccare pesantemente il tessuto edilizio esistente . Né realisticamente possono prevedersi, per le note carenze finanziarie e per le difficoltà tecniche facilmente immaginabili, interventi di interramento del tratto ferroviario urbano o di spostamenti a monte della stessa linea, che richiederebbero comunque stanziamenti, ai costi attuali, superiori ai 500 milioni di euro.

La soluzione del problema - prosegue la relazione – va pertanto cercata in una seria e razionale pianificazione urbanistica che armonizzi e integri il trasporto pubblico e privato, su gomma e su rotaia, compatibilmente con le risorse disponibili. Per far ciò occorre partire da alcune imprescindibili considerazioni:
- Il rapporto tra costi e ricavi per le F.S. Spa per questa linea ferrata è 1 a 14; a fronte di 1 euro incassato se ne spendono 14;è comprensibile allora che le ferrovie non intendono,per ragioni di bilancio, continuare la gestione passiva di una linea, riducendone gli interventi di manutenzione,l’impiego di personale e limitando,per ovvi motivi di sicurezza,la velocità d’esercizio e i servizi.
- La mancanza, fino a poco tempo fa, di un piano regionale di trasporti organico, da parte della Regione Siciliana, prossimo gestore delle ferrovie ,e l’assenza di adeguate risorse finanziarie inducono a prevedere un abbandono di investimenti per il tratto di linea ferrata a scarso traffico come la Castelvetrano – Trapani.
- La diminuzione di richiesta di trasporto da Mazara per Castevetrano e per Palermo si è sempre più ridotta e può essere più facilmente soddisfatta, con minori costi per la collettività, con il mezzo pubblico gommato che percorra l’autostrada A29 da Mazara fino a Campobello di Mazara e successivamente per ferrovia.
- Il traffico da Mazara a Trapani e viceversa risulta ancora sostenuto da una domanda di pendolarismo sempre più in aumento, più accentuata nei giorni feriali.
Con queste premesse si possono realisticamente proporre i seguenti interventi:
1. - Costruzione della nuova stazione ferroviaria di Mazara del Vallo al Km 141+280, traslata di 3600 metri verso Trapani rispetto alla attuale, subito dopo il passaggio a livello al Km. 141+264.
2. – Riqualificazione della tratta di linea ferrata dalla stazione di Campobello alla nuova stazione di Mazara, per un totale di Km.17,800, tramite la conversione del traffico viaggiatori dalla ferrovia alla strada ( autostrada A29 e SS 115 ).
3. – Costruzione di una nuova strada di “ circonvallazione interna “ utilizzando la sede ferroviaria dismessa, dal viale Africa alla trazzera Mazara –Marsala in c.da Tonnarella.
4. Realizzazione di una “zona attrezzata a verde” e a parcheggi nell’area dell’ex stazione.
I vantaggi per la comunità sono:
- Eliminazione di 23 passaggi a livello in atto esistenti, di cui: 14 in area urbana, 6 in area extra urbana e 3 privati o pedonali.
- Miglioramento della viabilità urbana: il nuovo asse viario di circonvallazione interna di Km. 6,5, largo mediamente 22 metri,oltre a fluidificare il traffico interno del centro abitato, consente un rapido raggiungimento della nuova stazione ferroviaria e riqualifica tutta la proprietà edilizia e gli esercizi commerciali in atto occlusi dall’attuale linea ferroviaria.
- Recupero e riqualificazione di estesi spazi urbani in atto in abbandono o soggetti a degrado.
In conclusione, Mazara, liberandosi dal cappio di ferro che la strozza,può aspirare ad un migliore sistema integrato di trasporti urbani ed extra urbani, compatibile con un suo sviluppo economico e territoriale, senza rinunciare alla infrastruttura ferroviaria, resa però più funzionale e moderna.-
Questa la relazione del progettista. Il 70% degli elettori, nell’eleggere Cristaldi Sindaco di Mazara ha approvato questo progetto, per altro assai dibattuto in campagna elettorale. Più democrazia di così!

mercoledì 6 gennaio 2010

Concerto Pianistico di Alessando Marino

Alessandro Marino
Un grande abbraccio pianistico (non virtuale ma reale) ha inaugurato ieri la 32^ stagione concertistica 2010 promossa dall’Associazione Amici della Musica con il patrocinio del Comune di Mazara del Vallo nell’elegante hall del Kempinski Hotel “ Giardino di Costanza”. Il numerosissimo e incantato pubblico, in gran parte rimasto in piedi, per lo scarso e inadeguato numero di posti a sedere, ha assistito a un concerto che resterà probabilmente memorabile sia per la qualità del pianista sia per il programma musicale interpretato. Ad eseguirlo è il mazarese Alessandro Marino, reduce del recentissimo successo ottenuto al Teatro Regio di Parma dove si è esibito nell’ambito del Festival Verdi 2009 nella sezione Giovani Talenti, seguito da altrettanto successo nell’esibizione, avvenuta a Novembre, in una puntata in diretta televisiva del Pauw & Witteman show, il più seguito talk-show nei Paesi Bassi. Il pubblico, ammaliato dal talento e dal virtuosismo del giovane concertista, ha potuto godere dell’ascolto di brillanti pezzi pianistici di autori in gran parte sconosciuti o raramente proposti nei concerti, quali Joachim Raff, Louis Moreau Gottschalk e Charles Valentin Alkan.
Joseph Joachim Raff ebbe vicende e fortune alterne ma riuscì a diventare un nome di spicco tra i musicisti della sua epoca; di lui oggi invece pochissimo ci viene proposto da incisioni discografiche e programmi di concerto. Nato in Svizzera nel 1822 da famiglia di origini tedesche, autodidatta, Joseph Joachim Raff ebbe contatti con musicisti come Mendelssohn, per interessamento del quale furono pubblicate alcune sue composizioni nel 1845, Liszt,che divenne il suo mentore e dal quale fu influenzato. Al compositore elvetico appartengono i due brani iniziali del concerto: Siciliana e Tarantella elaborazioni dei “ Vespri Siciliani” di Verdi.
La sorpresa assoluta è stata però la parte centrale del programma, riservata all’esecuzione dei tre brani di Louis Moreau Gottschalk. Nato nel 1829 a New Orleans, Gottschalk si guadagnò il soprannome di "Chopin dei Creoli" per il virtuosismo pianistico esibito durante le sue numerose tournée, che toccarono non solo il Messico e il Brasile, ma anche l'Europa e dove fu ammirato da artisti come Theophile Gautier e Hector Berlioz.
Gottschalk è senza dubbio il compositore americano che nel XIX secolo ha saputo sperimentare per primo la fusione fra la musica colta occidentale e le tradizioni musicali del Nuovo Mondo. Del compositore americano, apprezzatissimi sono stati i brani: Souvenir de Porto Rico , e Souvenir d'Andalusie. Pubblico in visibilio dopo la notevole interpretazione della Grande Fantasia trionfale sull'inno brasiliano dedicato alla principessa Isabella, figlia del re Pedro II e ispirata dall'inno brasiliano scritto da Francisco Manuel de Silva.
L’Ultima parte del concerto è stata dedicata al pianista e compositore francese Charles Valentin Alkan (1813 –1888).
Le sue composizioni per pianoforte solo includono alcune opere tra le più difficili dell'intera letteratura pianistica, e gli interpreti che possono padroneggiarle sono molto pochi. Tra i suoi amici vi furono Franz Liszt, Frédéric Chopin, George Sand e Victor Hugo. Già all'età di 24 anni si era costruito una reputazione come uno dei più grandi virtuosi del suo tempo, tanto che Liszt una volta dichiarò che Alkan aveva la tecnica più perfetta che lui avesse mai visto. Alcune sue musiche richiedono un'abbagliante virtuosismo, grandi velocità di esecuzione, enormi balzi in rapidità, lunghi sforzi per le note veloci ribattute e il mantenimento di linee di contrappunto largamente spaziate. Eccellente l’interpretazione de Le Festin d’Esope op.39 n.12. con la presenza di ben 25 variazioni sopra un tema: ciascuna rappresenta un diverso animale delle favole di Esopo . Il concerto si conclude con i primi due movimenti : 20 anni ( très vite) e 30 anni ( Assez vite) dei quattro che compongono “La Grande Sonata delle quattro età della vita” pubblicata nel 1847. La sequenza dei movimenti è diversa dalla tipica sonata classica, nel senso che il tempo diviene progressivamente più lento.
Una volta accettato il "programma" della sonata tutta la musica diventa evidente: l'entrata roboante nella vita adulta con le sue speranze e l'impazienza (20 anni. Molto veloce); la complessità dell'uomo nel pieno del suo vigore, con la sfida di Faust a Mefistofele e la dolce canzone di Margherita (30 anni )
Non poteva essere che una ovazione quella che l’attentissimo ed emozionato pubblico ha tributato al suo giovane pianista, apprezzandone non solo le qualità stilistiche e tecniche ma soprattutto il virtuosismo e la perfezione dell’esecuzione.
Un concerto di tal genere al quale abbiamo assistito avrebbe richiesto però un luogo adeguato e consono alla portata dell’evento. E’ un vero peccato che Mazara sia priva, a tutt’oggi, di un tale contenitore.

lunedì 4 gennaio 2010

Expo del Sole – Mostra d’arte contemporanea

Giacomo Cuttone e Leonardo Sciascia ( foto d'archivio )
Il sole, diverse luci
Continua fino a mercoledì 6 gennaio 2010, nella storica via XX Settembre a Mazara del Vallo, nell'ambito della manifestazione Expo del sole, la mostra d'arte contemporanea allestita in diversi locali concessi gratuitamente da privati, fra cui Palazzo Mandina.
Si possono ammirare le opere di 14 artisti-espositori.
Nicolò Quinci e Roswitha Schulz hanno fatto del binomio arte-cultura lo scopo della loro vita, impegnandosi costantemente nel campo dell'arte.
La pittura di Peppe Denaro rifiuta la composizione e il controllo esercitato dalla mente sulla mano, è la manifestazione dell’insofferenza ai vincoli della geometria e della rappresentazione mimetica, è una pittura che si fa materia, gesto.
L’impegno pittorico di Giacomo Cuttone è un universo suggestivo e accattivante, morbido e tagliente , il suo intento è quello di cogliere la realtà nella sua totalità aperta, un “realismo poetico” che esprime la dimensione essenziale della vita.
I ferri colorati o arrugginiti di Emanuele Lombardo sono scarti di lavorazione, pezzi che l’artista assembla per ridare loro una vita secondo la propria esistenza.
Gli ulivi e le tele di Gerri Bianco vanno alla ricerca di una equilibrata interazione fra movimento e luce, fra spazio e colore.
Il mondo fantastico e simbolico di Tania Lombardo è il mondo visto con gli occhi di un bambino, un gioco mai interrotto, un viaggio senza fine.
La poliedricità di Maria Grosso spinge l’artista ad accostare il linguaggio popolare della pittura dei carretti con quello onirico della “fotografia di sogni”.
Giuseppe Ferro gioca le sue carte siciliane con un realismo quasi tipografico, le usa non con la destrezza e le finalità del baro ma con la leggerezza del gioco per il gioco.
Il percorso espositivo prosegue con l'entusiasmo, la freschezza e la spensieratezza dei lavori dei giovani Paola Sciuto, Violinda, Marina Chirco e Umberto Pulone.
I plastici, infine, di alcuni monumenti architettonici della Città, realizzati da Ignazio Auguanno, costituiscono il legame tra passato e presente, nella prospettiva di un futuro fatto di… luci diverse, nel segno del sole.
Liliana Ingenito

venerdì 25 dicembre 2009

Natale 1996. "Perché vi mettete in mare se sapete che forse morite?"


La notte di Natale del 1996, a poche miglia dalla località siciliana di Portopalo di Capo Passero (Siracusa), si consuma quella che ad oggi rimane la più grande tragedia navale del Mediterraneo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un peschereccio maltese (F174) in pessimo stato, in legno e senza sistemi di sicurezza, si scontra con una grande nave greca (Yohan). A bordo circa 300 persone, soprattutto provenienti dall’India, Pakistan e Sri Lanka. Una manovra sbagliata, le pessime condizioni del mare, la notte, provocano la morte di 283 persone e l’inabissamento della F174. Un’ora, o poco più.Per molti giorni però nessuna notizia. Nessuna denuncia. Come se tutto fosse stato inghiottito dal mare, insieme ai sogni, alle speranze, ai microcosmi di ognuna delle vittime. Ma non i loro corpi, né le loro carte d’identità, impigliati nelle reti dei pescatori del posto. Nè il coraggio degli uomini che si sono battuti affinchè emergesse la verità. Dieci anni più tardi, la sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione inflitta dalla Corte d’assise d’appello di Catania al libanese Youssef El Hallal, il comandante della Yohan. E sempre la Corte d’Assise d’Appello di Catania, l’11 marzo scorso, per la stessa vicenda, ha condannato Turab Ahmed Sheik, 48 anni, l’armatore pakistano, residente a Malta, a trent’anni di reclusione. Nel maggio 2007 l’armatore della F174 era stato assolto dalla Corte di Assise di Siracusa per non aver commesso il fatto.Nessun naufragio fantasma.
Di questi tempi si muore di speranza. Come se esistere fosse un reato. Come se desiderare una vita dignitosa e libera fosse la causa di tutti i mali. Dell’Italia certamente.“Forse quando la Padania sarà libera sarà diventata davvero una nazione-stato potremmo anche farlo (dare il voto agli immigrati). Ma non ora. Da noi, i musulmani sbatteranno sempre le corna. In Europa non so, ma la Lombardia da sempre ha eretto un muro contro l’Islam”. (Bossi)Abbiamo paura di ammettere che ci conviene indirizzare la nostra rabbia, la nostra frustrazione verso un non ben identificato nemico. Se ci guardassimo nel profondo, mafiosi, truffatori, evasori, di razza italica, meriterebbero la riprovazione sociale che oggi riguarda l’immigrato clandestino. Per il semplice fatto di essere. “Dovremmo dare dei costumi da leprotto agli extracomunitari, così le doppiette dei cacciatori potrebbero esercitarsi: tin, tin, tin” oppure “Ripristinare i vagoni piombati e rimandarli ai loro paesi “. (Gentilini)E’ toccata a loro tutta la violenza in una vita miserabile. Forse se la meritano. “Sul problema dell’immigrazione la Lega e la Chiesa sono su due piani completamente diversi (…) Personalmente credo che se si accolgono gli immigrati questo puo’ apparire qualcosa di buono, ma non si fa il bene degli immigrati”. (Calderoli)Lasciare un inferno fatto di dittature, guerre, fame, invero non è cosa buona. “Per di piu’, se accogliessimo tutti faremmo un torto ai paesi di provenienza”. Già, la galanteria diplomatica. “Posso confermare che i valori cristiani testimoniati dal Pontefice sono sempre presenti nell’azione del governo da me presieduto, che adotterà tutte le misure necessarie per garantire la serenità e la pace sociale”. Il Presidente del Consiglio, qualche giorno fa.
Nota: il titolo dell'articolo è tratto da una vignetta de l'Unità di Staino ed è anche la copertina dell' Agemda: «Perché vi mettete in mare se sapete che forse morite?», domanda Ilaria, la figlia di Bobo, ad un migrante che le risponde secco: «...Per il forse».

Ylenia Di Matteo( tratto da Articolo 21)

mercoledì 23 dicembre 2009

Mazara e il suo nuovo look

L'isola pedonale di Corso Umberto I

Sarà l’approssimarsi delle feste, sarà per il clima mitigato da una tenue brezza di libeccio, sarà forse che nel periodo natalizio ci si sente più buoni anche nel dare giudizi, tuttavia la città si presenta sotto un aspetto diverso. Essa appare elegante, armoniosa, vivibile, godibile, forse un pochino chic se non ne conoscessimo i suoi limiti, a tratti anche irreale. Il centro città, trasformato in isola pedonale, si mostra ordinato e arredato con equilibrio e gusto, gradevolmente attraente. Esso assume un valore pedagogico nell’educare al rispetto e al gusto del bello.



Giare e Panchine

La nuova amministrazione Cristaldi ha già incassato un ulteriore punto a suo favore nella realizzazione del suo ambizioso programma che era quello di ridare dignità e splendore alla sua Città. L’inserimento di elementi di arredo urbano nel corso principale, attraverso composizioni artistiche in ceramica e realizzate attraverso il coinvolgimento di artisti e professionisti locali, danno un senso piacevole allo shopping. La gente dimostra compiacimento nel volersi riappropriare dei propri spazi, lontano dai rumori e dal caos che al contrario si presentano nella loro intensa drammaticità appena fuori dall’isola pedonale. Tutto il centro storico appare più animato; semplici interventi, attraverso l’inserimento di motivi in ceramica, danno senso e colore alle scalinate di accesso al lungomare; lo stesso sindaco, sotto il suo pseudonimo artistico di Hajto, ha voluto dare un contributo al recupero di uno dei cortili più noti della vecchia città. E’ la dimostrazione che non occorrono interventi faraonici per riportare agli antichi splendori ciò che era stato per decenni abbandonato e umiliato. Rimane una sola amarezza: perché dare un limite temporale a questa isola pedonale, e non renderla, invece, definitiva?


curtigghiu di lu 'nfernu

lunedì 21 dicembre 2009

Moncada: Si può fare impresa in Sicilia"





E’ la Sicilia di Sciascia , “La Sicilia come metafora”, con tutte le sue contraddizioni difficili da comprendere e da interpretare. Non per niente siamo a pochi chilometri dal paese d’origine dello scrittore siciliano. Le contraddizioni si fanno più evidenti nel momento in cui in Sicilia la qualità della vita non migliora, anzi nel 2009 peggiora nella maggior parte delle province rispetto all'anno scorso. Peggio di tutte fa Agrigento che è all'ultimo posto tra le 107 province monitorate in Italia dalla consueta indagine del Sole24Ore, che mette a confronto il benessere nelle diverse aree italiane. Negli ultimi dieci posti della classifica si trovano cinque province siciliane. La maglia nera Agrigento perde sei posizioni rispetto al 2008; Caltanissetta è terzultima (era 103), Catania e 104/a, Palermo al 102/o posto (101), Trapani è 99/a (100). Siracusa è al 96/o posto (era al 95/o). La provincia che perde più posizioni rispetto a un anno fa è Messina che chiude al 93/o posto, era 82/a. Ragusa, che era 91/a, sale al 86/o posto, mentre Enna si piazza 83/a perdendo quattro posizioni. Ed è proprio in questo lembo di terra al confine tra le province di Agrigento e Caltanissetta che la metafora si trasforma in favola e la favola in realtà. A Campofranco viene inaugurato lo stabilimento più tecnologico d’Italia per la produzione di pannelli fotovoltaici. Il più grande e il primo in Italia per innovazione tecnologica, il terzo in Europa, il sesto nel mondo. L’imprenditore Salvatore Moncada vince la sua scommessa, anche nell’utilizzazione delle maestranze altamente tecnologiche, tutte siciliane, insieme a decine di giovani ingegneri, fortemente motivati nel mettere al servizio dell’impresa le loro fresche intelligenze, la loro capacità innovativa e l’ entusiasmo di chi è consapevole di partecipare attivamente ad una svolta epocale scegliendo di restare in Sicilia e di non emigrare. Un assonanza di motivazioni lega l’imprenditore siciliano e i suoi collaboratori, e la si vede dall’entusiasmo e dall’orgoglio di essere riusciti, in poco tempo, a portare a termine, insieme, in perfetta sinergia, una impresa proibitiva. Presenti le istituzioni al massimo livello, Il presidente della Camera dei deputati On. Gianfranco Fini, il guardasigilli On . Angelino Alfano in rappresentanza del governo, il viceministro per il commercio On. Adolfo Urso, vari assessori regionali, il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello. Moncada appare emozionato ma orgoglioso della sua creatura, non invoca contributi pubblici ma servizi e celerità burocratiche. Attacca una burocrazia lenta che non contribuisce allo sviluppo della Sicilia e disincentiva gli investimenti privati. E’ soprattutto orgoglioso del suo team formato da giovani altamente specializzati e dei suoi operai che considera membri di una grande famiglia. Lo stabilimento appare “ una perla” in un luogo che è simbolo delle contraddizioni e delle complessità di questa terra dove il connubio politica - mafia ha creato disastri e rallentato lo sviluppo.” Un'impresa riesce a competere quando la delinquenza non riesce a influenzare lo sviluppo. Allora è un dovere per davvero essere intransigenti nei confronti della criminalità, non solo colpendola ma anche evitando che crei collusioni o contiguità con la classe politica". Inizia così parlando della criminalità, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ” Bisogna investire sui giovani e sul sapere, mettere in condizione le nuove generazioni di inserirsi nella competizione. Il modello che propone Moncada va in questa direzione, verso una collaborazione tra capitale e lavoro e una continua formazione professionale. Aspetti che possono aiutare l'Italia a vincere la sfida della competizione e della globalizzazione”. Infine un rimprovero alla politica locale da parte di Fini, affinchè questa realtà di cui tutto il Paese deve essere orgoglioso, sia aiutata attraverso la realizzazione di infrastrutture di collegamento. “E’ una contraddizione una presenza ad alta tecnologia in un territorio con un assetto viario risalente agli anni ’40. L’impresa si aspetta dalla politica che faccia bene il suo dovere”. Poi, rivolgendosi alla folla degli intervenuti, conclude: “Aiutate voi la politica a migliorare non votando mai chi vi dice: "dammi il voto e poi vedremo quello che posso fare: questo è un atteggiamento paramafioso". “La Sicilia come tutto il meridione è stata caratterizzata da cattedrali del deserto, esempio di un modo di fare politica e impresa non accettabile e che ha fatto sì che le imprese oneste andassero via dalla Sicilia e vi rimanessero soltanto quelle cattive, in mano ai mafiosi, frutto della loro connivenza con la politica- grida il ministro della Giustizia Alfano- è arrivato il momento che adesso devono essere le cattive imprese ad abbandonare l’isola assieme ai mafiosi” .





domenica 20 dicembre 2009

SENZA SE E SENZA MA (lettera aperta all’On. Bersani)



Pubblico questa lettera aperta di Paola Pediconi, che spero incontrerà il vostro interesse.Buona lettura e, dite cosa ne pensate…

Gentile segretario,alle primarie ho votato per lei, più che per affinità politica (sono un’ex tesserata, ma da tempo ormai non mi identifico più con il suo partito), diciamo per
senso di responsabilità, per necessità più che altro, nella convinzione che servisse un’opposizione, non dico solida, ma almeno definita nei connotati minimi, per fronteggiare lo scempio che si sta compiendo nel nostro paese.Quindi la contingenza mi ha estorto una fiducia che poi puntualmente è stata delusa, da lei personalmente e anche dal suo partito, come intendo qui riferirle senza sconti e con dovizia di ragioni.In verità lei si è subito dichiarato ben omologo al suo partito, non c’è dubbio, con l’ennesima occasione persa con il no B day – L’ho seguita dalla Annunziata e mi è sembrato piuttosto evanescente, per usare un eufemismo, poche parole stitiche di fronte ad un errore politico di simile portata! – proprio come accadde anni fa con i girotondi, dove pure partecipai insieme a tanti in cerca di una nuova speranza, l’incredibile mobilitazione di una spinta che veniva dal basso, esattamente come è oggi il popolo viola, ossigeno per un partito anchilosato come il suo, che per qualche inspiegabile sortilegio invece ha perso e continua a perdere il polso della folla, gli umori dei propri ex elettori, ormai in molti come me e li lascia puntualmente orfani di un qualsiasi riferimento adeguato. Per non parlare poi degli operai, dei precari, di tutti quei lavoratori che in questi mesi manifestano perchè rischiano il posto di lavoro o gli elementari mezzi di sussistenza, che non trovano nel suo partito l’ascolto dovuto, anzi doveroso, se voi siete ancora comunque gli eredi di una parte politica che negli anni ha rappresentato prima di tutto la tutela di queste categorie. E invece quello che puntualmente accade oggi, al di là di qualche tuono di sdegno puramente formale, cui non segue niente di fatto, proprio voi non vi ergete, con i mezzi di cui disponete, a denuncia, a protesta attiva, a decisa tutela, senza se e senza ma, come le piace tanto dire in questi giorni, delle minime garanzie per i lavoratori, nè in nessun modo incarnate quei bisogni che anche sul piano ideologico, sono, o meglio dovrebbero essere, lo scheletro, la principale ragione del vostro esistere, l’impegno primo per cui siete lì. E che dire della finanziaria, che, mentre lei col capo chino faceva visita al miracolato premier, nel rispetto del più stucchevole bon ton politico, è passata in sordina, con un emendamento che privatizza pericolosamente le forze armate (,http://www.grnet.it/news/95-news/829-forze-armate-e-privatizzate.html per chi vuole approfondire), con gravissime implicazioni, che noi cittadini attivi staniamo qui in rete, fino a quando potremo farlo, ma voi leggete subito lì, nero su bianco, comodamente seduti nelle poltrone che abusivamente e irresponsabilmente occupate, dico ora con cognizione, visto che non denunciate con forza un segnale di una simile portata, anche dopo le dichiarazioni del premier a Bonn, un indice di una tale preoccupante entità, che non capisco cosa deve ancora accadere perchè iniziate almeno ad urlare!C’è la piazza, c’è la coscienza di milioni di persone che seguono attenti quello che accade e osservano attoniti la vostra colpevole inedia. Massacri mediatici dei giornalisti, infamie a tutto campo, strumentalizzazioni di una tale gravità e di così elementare evidenza che basterebbe dirlo un pò più forte per attingere e dare voce al più comune buonsenso, folle che si mobilitano, la rete assediata e voi fermi, distanti, estranei a tutto, solo qualche dichiarazione qua e la, ma nessuna azione politica, nessuna reazione vera, responsabile e giusta. E’ evidente che non sapete cosa fare, prigionieri dei se e dei ma, altro che! e evidentemente avete dimenticato di avere tante responsabilità, serie, enormi sulle vite di tutti noi, sul nostro Paese.E dopo che all’epoca lo avete consegnato a Berlusconi, colpa acclarata e mai onestamente ammessa, dopo gli innumerevoli assalti con tenacia perpetrati dal governo e sempre a segno alle più elementari regole di democrazia e di giustizia, senza un solo gesto concreto di opposizione da parte del suo partito, lo guardate ora scivolare nel baratro dell’oligarchia o anche peggio, come sembra con simili premesse, senza fare niente, anzi no, arretrate sconfitti, cedete il fianco, con la “leggina” di D’Alema (ma quanti guai deve fare ancora quest’imbranato perchè lo mandiate a casa?), il contentino pro tempore per Berlusconi, come l’osso lanciato alla belva perchè si calmi per un pò, il male minore dite voi, mentre invece il governo prende fiato e tempo per passare poi all’assalto della costituzione.ma è mai possibile che ragioniate così senza provare vergogna?Intanto lo scudo fiscale prorogato fino ad aprile, vergogna delle vergogne, neanche Lupi resiste più, è stanco morto di dire stupidaggini e le false ragioni gli hanno segnato di borse e rughe il viso, lo vedete, no? E a gennaio la leggina del compromesso più osceno della nostra storia, diamogli quello che vuole, purchè stia buono per un pò, tutto questo senza un solo singulto di dignità da parte vostra, un solo piccolo gesto coerente con quell’idea politica che pure dovrebbe mordere le vostre coscienze, anche se da molto lontano.Così succede che ci sentiamo in tanti più rappresentati da un ex fascista come Fini o da una cattolica di centro come la Bindi (a cui va tutta la mia stima per il coraggio che dimostra ogni volta, soprattutto se penso da dove viene politicamente), politici che sentono la responsabilità del ruolo e intuiscono la gravità del momento, che non garantiti da lei e dal suo partito, da troppo tempo imbarbariti in una cronica crisi di identità che non si risolve e non trova via di uscita e vi rende inutili fantocci nelle mani del padrone d’italia, quale è ormai Berlusconi anche grazie a voi.Così mentre voi vi preoccupate di abbassare i toni così tanto che nessuno vi sente più, gli altri alzano il tiro e dopo aver gambizzato il nostro Paese, dopo averlo messo in ginocchio, ora mirano diritto al cuore della nostra democrazia, a stravolgere ad uso del premier la nostra costituzione.Tutto questo con la vostra placida, inerte, colpevole connivenza.
Paola Pediconi ( pubblicata dal blog lo specchio)

Io non sono comunista:sono una persona libera

Vorrei che la legge venisse rispettata, da chiunque. Ma non sono comunista. Vorrei che l'onestà vincesse sulla disonestà. Ma non sono comunista. Vorrei poter uscire di casa e sentirmi orgoglioso di quello che vedo. Ma non sono comunista. Vorrei poter esprimere il mio dissenso. Ma non sono comunista. Vorrei che tutti avessero pari diritti e pari doveri. Ma non sono comunista. Vorrei che tutti avessero la possibilità di dire ciò che pensano. Ma non sono comunista. Vorrei che la gente mi ascoltasse, prima di giudicarmi. Ma non sono comunista. Vorrei che la gente prima di parlare di qualcosa, si informasse. Ma non sono comunista. Vorrei poter dire che non basta un souvenir in faccia per ottenere la mia pietà. Ma non sono comunista. Vorrei che non ci fossero violenze di serie A e violenze di serie B. Ma non sono comunista. Vorrei che si capisse che la violenza fisica e la violenza ideologica vanno di pari passo. Ma non sono comunista. Vorrei che a governare il mio paese ci fossero intellettuali, cultori della legalità, onesti padri di famiglia. Ma non sono comunista. Vorrei che chi decide le politiche economiche andasse avanti con uno stipendio normale. Ma non sono comunista. Vorrei che chi fa le leggi sapesse il prezzo del pane, dell'acqua, del grano. Ma non sono comunista. Vorrei che chi fa le leggi conoscesse a menadito la storia e la filosofia. Ma non sono comunista. Vorrei che chi fa le leggi avesse una cultura generale più che ottima. Ma non sono comunista. Vorrei che chi approva le leggi le leggesse prima di deciderne il destino. Ma non sono comunista. Vorrei che Brunetta, prima di preoccuparsi degli impiegati delle poste, si preoccupasse delle assenze dei suoi colleghi parlamentari, che guadagnano ben più di un normale impiegato statale. Ma non sono comunista. Vorrei che ci infrange le leggi andasse in galera. Ma non sono comunista. Vorrei un pò di buon senso. Ma non sono comunista. Vorrei che gli italiani fossero un pò meno ipocriti e ignoranti sul tema immigrazione, visto e considerato che nessun popolo più di quello italiano è figlio di una moltitudine di razze e di culture. Ma non sono comunista. Vorrei che si finisse di essere così egoisti e per una volta, appena svegli, ci si chiedesse cosa possiamo fare per migliorare noi stessi e gli altri. Ma non sono comunista. Io ho tante idee, che possono piacere o meno, che possono essere distanti da quelle della "maggioranza", ma ciò non autorizza nessuno a darmi del comunista. Io sono io, ragiono con la mia testa, mi faccio delle idee in base alle esperienze vissute. Mi informo, processo e infine giudico. È assurdo che la mia libertà di pensiero debba essere etichettata come figlia di un movimento che non ha mai neanche spiccato il volo. È assurdo che per il solo fatto di pensarla diversamente da qualcuno debba essere tacciato di appartenenza a un'ideologia che non condivido nella sua totalità o che, almeno, ritengo assolutamente anacronistica. Io non sono comunista, sono semplicemente una persona libera che pensa liberamente.
Laura Madrigale -Ff web

giovedì 17 dicembre 2009

Mazara: Natale al Centro

Giacomo Cuttone: " Isola non è arrivo "
EXPO DEL SOLE

MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA

PALAZZO MANDINA (VIA XX SETTEMBRE)

MAZARA DEL VALLO
dal 19 Dicembre 2009 al 10 Gennaio 2010


Sabato 19 Dicembre, alle ore 18,30, nell’ambito della Manifestazione Expo del sole (a cura del Servizio Politiche Comunitarie), manifestazione inserita nel programma dell’Amministrazione Comunale di Mazara del Vallo Natale al… Centro (che prevede tra l’altro spazi espositivi con stand dove si potranno degustare i prodotti tipici locali, visite guidate ed una sfilata in costumi tradizionali di Paesi del Mediterraneo, in Piazza Porta Palermo, via Porta Palermo, Piazza San Bartolomeo, via Garibaldi, via XX Settembre, Piazza Plebiscito), sarà inaugurata la Mostra d’Arte Contemporanea allestita negli storici locali di Palazzo Mandina, siti nella via XX Settembre.
Esporranno le loro opere gli artisti: Giacomo Cuttone, Peppe Denaro, Marina Chirco, Paola Sciuto, Giuseppe Ferro, Violinda, Maria Grosso, Roswita Schuls, Umberto Pulone, Tania Lombardo, Nicolò Quinci, Emanuele Lombardo e Gerry Bianco.
Si possono ammirare, inoltre, i plastici di alcuni monumenti architettonici significativi della Città realizzati da Ignazio Auguanno.
La Mostra resterà aperta sino al 10 Gennaio 2010.

mercoledì 16 dicembre 2009

Le parole come pietre


Se Togliatti, ferito dai proiettili di Pallante, avesse reagito facendo i nomi dei mandanti morali, che cosa sarebbe accaduto in Italia?

Mercoledì 14 luglio, poco prima di mezzogiorno, Palmiro Togliatti, accalorato e insoddisfatto per la discussione che si trascina in Parlamento, si alza per avviarsi all’uscita secondaria di Montecitorio che sfocia in via della Missione. Lo segue, a pochi passi di distanza, l’on. Nilde Iotti. Appena arrivato in strada, Togliatti viene affrontato da un giovane magro e bruno il quale, con tutta calma, estrae dalla tasca una pistola e spara, contro il leader comunista, quattro colpi. Raggiunto da tre proiettili ed apparentemente privo di vita, Togliatti cade riverso sul selciato e mentre Nilde Iotti chiama a gran voce i primi soccorsi, l’attentatore, Antonio Pallante, consegna l’arma e se stesso al primo Carabiniere che incontra nella stessa via.“Più tardi dirà di aver attentato alla vita di Togliatti perché non tollerava che un italiano partecipasse alle riunioni del ‘Cominform’ ed anche perché riteneva Togliatti responsabile delle uccisioni di italiani avvenute nel Nord dopo la liberazione. “Trasportato d’urgenza al Policlinico di Roma, Togliatti, non solo non è morto, ma nonostante tre pallottole in corpo, è anche cosciente tanto da parlare con De Gasperi. Il Paese, man mano che passano le ore e la notizia dell’accaduto si diffonde, attraversa il momento più pericoloso della neonata Repubblica. Prim’ancora che il Comitato esecutivo della Cgil dichiari lo sciopero generale, migliaia di lavoratori abbandonano spontaneamente le fabbriche e si riversano nelle piazze.Il primo a raccomandare la calma, esortazione poi ripetuta a Mauro Scoccimarro, è proprio Togliatti: Per carità – disse subito - siate calmi, non perdete la testa, non facciamo sciocchezze. Fin qui la ricostruzione di un pezzo di storia da parte della Gazzetta del Mezzogiorno. Un malato di mente che getta una statuina contro qualcuno non è certo un uomo con la pistola in mano che vuole ammazzare la sua vittima. Ma facciamo che i due episodi possano essere giudicati alla stessa stregua. Proviamo, per un momento, a modificare due righe di questo brano, l’appello di Palmiro Togliatti rivolto al “suo” popolo. Mettiamogli in bocca le parole di qualcuno dei Ministri, adattate alla bisogna: “Pallante non è un pazzo, ha agito su commissione, i mandanti morali sono De Gasperi, Saragat, il Corriere della Sera, i giornalisti servi del capitalismo.” Che cosa credete che sarebbe accaduto? Di sicuro l’Italia sarebbe piombata nell’inferno di una feroce guerra civile. Avrebbe richiesto l’interventi degli alleati, la loro presenza “pacificatrice”? E questa avrebbe provocato l’intervento dei comunisti dell’Est? Palmiro Togliatti ha una storia complessa con molte ombre, ma quel suo richiamo alla calma, al senso di responsabilità ne fa un uomo importante per la storia d’Italia. Non si può dire che oggi ne circolino tanti di uomini così. Comunisti e non.
Da Siciliainformazioni

domenica 13 dicembre 2009

Il diritto a professare la propria fede.

Le ore 8 dell’ultimo venerdì di Novembre. Il piazzale G.B. Quinci presenta uno spettacolo insolito: una folla di almeno 300 musulmani, in gran parte tunisini, sta ordinatamente in ginocchio sopra stuoia e tappeti colorati, con la fronte rivolta verso est, in direzione di La Mecca. Il muezzin ha appena finito la sua chiamata. E’ l’ora della prima delle cinque preghiere del venerdì. Neanche il rumore dei motori delle automobili né qualche suono indiscreto di clacson riesce a distrarre i fedeli dal loro raccoglimento. Mazara, la città che ha l’enclave tunisina più numerosa d’Italia non riesce a dotare questa comunità di un luogo di preghiera dignitoso e discreto. In città si parla di salvaguardia dell’identità, si susseguono conferenze e convegni sul come accogliere e valorizzare l’alterità dell’immigrato, si dibatte su intercultura, multicultura e integrazione , si progettano addirittura corsi elementari dell’apprendimento della lingua araba. Mazara è stata una delle prime città a fornirsi di uno statuto comunale che prevede la presenza di un rappresentante tunisino, eletto dalla propria comunità,come consigliere aggiunto nel consiglio comunale. Eppure, in fatto di religione, in città si nota la mancanza di un luogo di preghiera musulmano. La religione viene percepita come un rapporto privato, e in quanto tale relegata all’interno del contesto familiare, come se si avesse paura di esibire pubblicamente la propria alterità. La stessa comunità tunisina non riesce a dotarsi autonomamente, non potendo disporre di risorse finanziarie adeguate, di un luogo di culto idoneo e civile. La stessa chiesa mazarese sembra essere favorevole, anche se con i dovuti distinguo, affinchè la comunità musulmana possa esercitare legalmente e liberamente la propria fede. Le varie amministrazioni comunali succedutesi hanno considerato il problema con indifferenza e non prioritario. Adesso, dotare la comunità di immigrati di un luogo di culto pubblico, è diventato motivo di attenzione e di interesse che investe tutta la cittadinanza. Mazara ha tante chiese sconsacrate, abbandonate, dimenticate,vi sono immobili sequestrati ai mafiosi oltre a proprietà comunali in pieno centro storico; qualcuno di essi potrebbe essere affidato in comodato d’uso, e attraverso accordi stipulati con le autorità tunisine, essere trasformato in luogo di preghiera oltre che in centro di aggregazione interculturale allo scopo anche di prevenire il disagio giovanile delle generazioni che vorrebbero integrarsi anche sul piano dei diritti civile e su quello religioso. C’è bisogno di un forte e coraggioso segnale di attenzione verso una comunità che tanto ha dato e continua a dare, attraverso il suo lavoro, all’economia della città. Potrebbe essere anche un segno tangibile di riconoscere il diritto a potere esercitare la propria fede in libertà , con dignità e alla luce del sole. Potrebbe significare un primo passo verso quell’ineludibile cammino che vedrà culture e tradizioni differenti intrecciarsi e ibridizzarsi per dare origine, in un futuro non troppo lontano, ad una comunità integrata e multi religiosa.



venerdì 4 dicembre 2009

Don Sciortino all’attacco della politica


Il pubblico è attento anche se l’aula delle conferenze del Seminario vescovile presenta moltissimi vuoti. Francamente ci si attendeva una maggiore presenza di pubblico. La conferenza, aperta a tutti, non era stata adeguatamente pubblicizzata da parte degli organizzatori della manifestazione, segno che c’è molto da lavorare, da parte del vescovo Mons. Mogavero assieme ai suoi collaboratori sul piano dell’informazione.
E’ una vera e propria filippica contro il governo in carica quella di don Sciortino. L’attacco, lancia in resta, prende spunto dalla presentazione del suo libro -La famiglia Cristiana- “ Titolo non scelto da me” confessa il direttore del settimanale cattolico ,” ma impostomi per ragioni di marketing dalla Mondadori, “, la casa editrice della famiglia presidente del Consiglio, diventato il bersaglio diretto delle sue frequenti denunce. Sa fare bene la sua parte di moralizzatore e di fustigatore di costumi don Sciortino; spazia a tutto campo, dalla famiglia alla difesa della vita, dall’ etica del comportamento all’impegno in politica dei cristiani, dai fenomeni xenofobi all’immigrazione, dalla polemica sul crocifisso ai minareti, con voce pacata ma ferma, da oratore che sa quel che dice e soprattutto che sa dove vuole arrivare. Il j’accuse è indirizzato alla politica sociale, e in particolare alla politica della famiglia, di questo governo, che da priorità elettorale è stata relegata a fanalino di coda o in un ruolo marginale negli atti legislativi. “ Mentre tutti gli altri paesi hanno capito che bisogna investire nella famiglia, attraverso aiuti concreti e strutturali che abbiano come obbiettivo l’aumento delle nascite e il ringiovanimento dei loro paesi”, si accalora Don Sciortino,” in Italia si assiste ad un invecchiamento della società, ad una diminuizione delle nascite, tanto che i giovani non solo hanno paura di sposarsi, ma sono terrorizzati dal mettere al mondo dei figli.” Per meglio far comprendere la sua denuncia, richiama un immagine dell’Eneide di Virgilio: “Enea che fugge da Troia in fiamme porta l'anziano padre Anchise sulle spalle e tiene per mano il giovane figlio Ascanio. L'Enea del futuro, invece, avrà sulle spalle il peso di quattro vecchi genitori e non avrà accanto nessun figlio che gli assicurerà, un giorno, di portarlo in salvo”.E ancora:”Assistiamo, impotenti, al fallimento della famiglia. Sulla famiglia tutti i governi, di destra, di sinistra e di centro, finora hanno sempre fallito. Non hanno mai capito che è l'unico vero ammortizzatore sociale. Aiutarla serve innanzitutto allo stesso Paese”.La mancanza di una vera politica della famiglia ha minato le basi dello stesso concetto cristiano di famiglia, confondendolo e facendole perdere di significato. “Perché ,dunque, tutti i partiti si riempiono la bocca con la parola famiglia? L'Italia sembra volere fargliela pagare cara a quei genitori che fanno più figli. Oltre a punire questi loro ragazzi che, nella vita, nel lavoro e nella società, avranno meno opportunità dei loro coetanei figli unici.” Non perde l’occasione degli ultimi eventi di cronaca per denunciare alcuni provvedimenti xenofobi portati avanti da alcune amministrazioni locali vicini alla lega, dal "White Christmas" di Coccaglio, alle ronde, dai cartelloni che vietano di indossare il Burqa a Varallo, all”Ambrogino d’oro” assegnato ai vigili urbani di Milano che si sono distinti nella caccia agli immigrati clandestini. Non mancano le bordate contro il “ silenzio della chiesa “che spesso dà l’impressione di essere ostaggio della politica, o, a secondo dei punti di vista , rende ostaggio la politica”. Ma “questa Italia è ancora cristiana, quando indebolisce e svaluta la famiglia? Quando i comportamenti privati di chi è chiamato a governare sono contraddittori e in antinomia con i principi Cristiani ai quali quale essi, con fare propagandistico, si richiamano?” Rimprovera ancora la Chiesa. “Troppi i silenzi, troppa cautela, troppe omissioni sulla politica e sui politici, e questo non rende credibile il ruolo della Chiesa”. Che le denunce di don Sciortino non siano solo frutto di considerazioni politiche da parte di una chiesa più attenta ai bisogni della gente, lo conferma, dando man forte al prete giornalista, una agenzia Ansa che all’indomani pubblica un rapporto della Caritas e dalla Fondazione Responsabilità Etica, in cui si denuncia l’aumento delle famiglie a rischio di povertà “. Per loro sarà più difficile sostenere le spese ordinarie (bollette, alimenti, ecc) e aumenterà anche il rischio di non riuscire a far fronte ad eventi straordinari, a partire da quelli più banali: la rottura di un elettrodomestico, la manutenzione dell'auto. I dati evidenziano che bisogna lottare contro "situazioni di esclusione da un bene primario come la casa ai danni delle famiglie più deboli, povere, di giovani o di immigrati", commenta don Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana. "E' assente una politica della casa - sottolineano dalla Caritas - e su questo devono riflettere i soggetti politici, imprenditoriali e sociali”

mercoledì 2 dicembre 2009

Minareti e campanili, un bell’ibrido



Poiché non ho alcuna competenza in materie che riguardano il culto, non intendo discutere del voto svizzero che proibisce ai musulmani che abitano la terra di calvinisti, luterani e cattolici di costruire i minareti accanto alle chiese cristiane. A quanto pare, non è molto difficile in pieno “scontro di civiltà” imporre la rimozione della memoria storica, culturale e religiosa: basterebbe indire un referendum che sollecita le ataviche fobie, la diffidenza nei confronti del “diverso”; convincersi che il “nuovo arrivato” è un nemico, è un potenziale usurpatore e che può minacciare la purezza delle tue tradizioni e, forse, della tua stessa “razza”. Basterebbe giudicare il colore nero della pelle non compatibile con il “bianco” Natale.Non ha molta importanza, poi, se ciò accade in un paese, la Svizzera, che fin dal Cinquecento ha ospitato dei “diversi” come Giovanni Calvino, che ha offerto tolleranza o ospitalità a centinaia di migliaia di ebrei, antifascisti e antinazisti, perseguitati nel resto del Vecchio continente. Oppure in un paese, l’Italia, che per anni è stata costretta a mandare altrove i suoi figli per cercare fortuna nel ricordo di Maria e di Giuseppe, anche loro emigrati e costretti a far nascere il proprio figlio in una stalla.Ma lascio che i dettagli dello scontro tra l’islam e il cristianesimo siano discussi dagli addetti ai lavori, o presunti tali. Vorrei azzardare invece qualche considerazione circa la bellezza architettonica dei minareti.Se vi capita di visitare Istanbul, non perdete i magnifici minareti della Moschea blu (Moschea Sultan Ahmed), che insieme a migliaia di altri minareti si dirigono verso il cielo e che in alcune ore dell’alba e del tramonto consegnano i vecchi quartieri della città, dominati dal canto dei muazin, alla malinconia della storia del proprio passato.Le stesse sensazioni si provano a Isfahan, quando viene varcato l’ampio cortile della Moschea Emam (prima della rivoluzione khomeinista si chiamava Moschea Shah), con i suoi due minareti all’ingresso e altri due in prossimità di una imponente cupola azzurra. A Damasco, poi, è il minareto di Gesù ad attribuire prestigio e bellezza alla Moschea Omayyadi, il principale luogo di culto nella capitale siriana.Certo, si potrebbe dire: lasciate i minareti a Istanbul, Isfahan e Damasco e le cattedrali gotiche e barocche alla Svizzera e all’Italia. Ma siamo sicuri che gli uni siano incompatibili con le altre? Che non ci sia posto per un minareto accanto ad una chiesa? Siamo certi che uno di pelle nera che guarda insieme a te il Presepio nella piazza del tuo quartiere sporchi il “Bianco natale”? Siamo convinti che l’ibrido architettonico, o più in generale, l’ibrido culturale sia brutto, insidioso e minaccioso?
Tratto dal il cuore del nemico di Bijan Zarmandili