Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
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domenica 29 dicembre 2013

Standing ovation per la candidatura di Pino Bianco.


Una standing ovation accoglie la candidatura del dott. Pino Bianco. La sala congressi del Mahara hotel è stracolma di simpatizzanti, gli organizzatori si sono dati da fare per l’occasione. C’era tutto il PD, da Giorgio Macaddino a Giampiero Giacalone insieme a vecchi e nuovi militanti a far da cornice ad una investitura all’insegna della ritrovata coesione tutta da verificare. Tutti in piedi ad applaudire, tanto che non sfugge l’emozione del designato candidato.
 Doveva essere il giorno del trionfo del neo segretario del PD Francesco De Blasi e del suo mèntore, invece è stato il trionfo delle liste civiche. Loro hanno voluto la candidatura di Bianco, il PD ha dovuto inizialmente subirla per poi sponsorizzarla. Alle liste civiche è andato il primo ringraziamento del neo candidato, il quale ha, con nobiltà, offerto il calumet della pace a Macaddino, mettendo una pietra sopra gli eventi passati.
Bianco parla da vero vincitore dando prova di saggezza politica. È consapevole che i prossimi mesi saranno difficili, il percorso che porterà alle prossime elezioni si prevede irto di insidie e per raggiungere l’obbiettivo del ballottaggio occorre una squadra coesa e motivata. Pino Bianco sa anche che non tutto è scontato, che gli avversari sono tenaci e agguerriti, ma ʺ quando il gioco si fa duro, i duri scendono in campoʺ, chiosa il medico. Un messaggio chiaro che intende guidare la sua coalizione a modo suo, senza condizionamenti. C’è molto entusiasmo in sala, ma non sfugge qualche tensione all’interno della variegata coalizione che sostiene il medico.
 Il ʺmal di panciaʺ di SEL per l’alleanza con i democratici riformisti rappresentati in provincia da Doriana Licata è forte, tanto che i loro rappresentanti, per dissenso, si defilano dalla manifestazione. Qualche sorrisino ironico accompagna l’intervento del rappresentante di Doriana Licata sul tema della legalità e di quello dell’UDC sull”Innovazione”, mentre il vessillo del nuovo che avanza è tenuto alto dal sempre presente Acaro, promotore delle lista rosa.
I numeri danno più probabilità di successo al candidato di centro sinistra rispetto ai suoi avversari diretti solo se riuscirà in quel processo di amalgama del policromo assembramento che vede insieme liste civiche, liste fai da te e partiti istituzionali. Il neo candidato, per potere realizzare il sogno della sua vita, ʺdiventare sindaco della sua cittàʺ, dovrà affrontare un compito difficilissimo: quello di riappacificare un partito e soprattutto quello di recuperare un elettorato che l'ha da tempo abbandonato a causa di una classe dirigente locale mostratasi evanescente, litigiosa e incapace di delineare un proprio progetto politico. A Bianco sarà chiesto di far rivivere quella lontana stagione che a partire dal 1994 prima “La Coalizione dei Democratici” e poi L’Ulivo” avvicinarono la gente alla politica con entusiastica partecipazione. Furono le sole volte che il centro sinistra vinse in città. Nonostante la caratura professionale del medico, a suo vantaggio gioca che non vive di politica, è la mancanza di carisma politico il punto debole del candidato del centro sinistra.
Questa volta, però, nel centrosinistra si è più ottimisti. La partita è tutta da giocare, a meno che non riescano a farsi male da soli per l’ennesima volta.

lunedì 9 dicembre 2013

Nel segno del Serpentario


Archiviate le primarie del PD che hanno visto gli ex democratici bersaniani salire sul carro di Matteo Renzi, che fino a pochi mesi fa gli stessi definivano in modo sprezzante “la faccia pulita di Berlusconi”,ovvero convertiti, come è nella migliore tradizione, sulla via della convenienza politica, adesso tutte le energie, all’interno del partito, vengono indirizzate nel cercare la quadra anche nella designazione del candidato sindaco.
Che succede nel PD? Sembrava che dopo il recente congresso comunale si fosse arrivati ad una tregua dopo che Giorgio Macaddino e il suo sindacato, stravincendo, hanno conquistato il partito e con esso il diritto di avvalersi della ʺgolden shareʺ. C’è aria di burrasca all’interno dei democratici e gli umori che se ne percepiscono in queste ore ne descrivono un partito in preda ad una crisi di nervi.
Le prossime amministrative sono alle porte e il teatro dei democratici mette in scena ʺ Il candidatoʺ.
Tutto ruota intorno a quale attore verrà affidata la parte del protagonista. La discussione all’interno del partito riesce a trovare una sintesi a colpi di maggioranza, ma non a sopire gli animi. Infatti la neo segreteria  impone un solo candidato possibile, il dott. Pino Bianco. È la ʺgolden shareʺ che mette sul tavolo Giorgio Macaddino in forza dei numeri.
Sul nome non vi è unità, molti sono i mal di pancia e le riserve su Bianco, una delle quali quella di essere stato negli ultimi tempi vicino a Massimo Russo e non al PD. Inoltre viene visto con sospetto l’endorsement di Macaddino e del sindacato nei confronti di Bianco, tanto che all’interno del PD c’è chi ricorda ad alta voce che fu lo stesso Macaddino a “ tradire” Bianco candidandosi con una lista civica proprio contro il medico mazarese, allora candidato ufficiale dei D.S. Sono passati dieci anni, ma a quanto pare le ferite non sono state rimarginate.
Aleggia, neppure velatamente, il sospetto del voto disgiunto. Si fa calare sul PD una coltre di nebbia che potrebbe nascondere manovre sotterranee in favore di altri candidati alla poltrona di primo cittadino. Inoltre il fantasma delle primarie dell’anno scorso, che videro una sconosciuta Orrù diventare senatrice grazie ai voti di Vito Torrente, e prima ancora l’enorme messe di voti che consentì, sempre in città, a Baldo Gucciardi di essere il più votato, si materializza riaprendo un capitolo mai chiuso.
ʺ Pacta sunt servandaʺ, e con il voto disgiunto, nel segreto delle urne,ʺ il debito potrebbe essere onoratoʺ, si ammicca con qualche sottile malizia. Chissà se di tutto questo malumore il dott. Pino Bianco è al corrente. A Bianco sarà chiesto di far rivivere quella lontana stagione che a partire dal 1994 prima “La Coalizione dei Democratici” e poi L’Ulivo” avvicinarono la gente alla politica con entusiastica partecipazione. Furono le sole volte che il centro sinistra vinse in città.
Sarà capace il candidato Bianco ad assumere quel ruolo che nella costellazione del Serpentario viene rappresentato da Ofiuco o Esculapio, quel Dio della medicina che guarisce dai mali e il cui simbolo è il serpente segno del rinnovamento e del ricambio?

mercoledì 20 febbraio 2013

Bye bye baby:Vito Torrente saluta il PD



“La festa appena cominciata è già finita” vi ricordate la canzone di Endrigo?
Ebbene,sono trascorsi alcuni mesi dalla solenne cerimonia d’iniziazione di Vito Torrente nel PD con gran cerimonieri l’On.Baldo Gucciardi e il sen.Antonino Papania,che già si assiste se non ad un divorzio,almeno alla separazione consensuale tra l’imprenditore mazarese ed i suoi mentori del PD.
Nemmeno il tempo di pregustare il trionfo alle primarie per il parlamento,nelle quali Vito Torrente,in forza dei numeri,ha potuto dimostrare ai parlamentari piddini,se avevano dubbi,la sua capacità di raccogliere consensi, che i distinguo e le prese di posizioni all’interno del Pd mostravano un malcontento diffuso per quella che era ritenuta una consegna del partito a Torrente.
Ricordiamo che si deve esclusivamente a lui se la candidata al senato Pamela Orrù,catapultata per il correre degli eventi dalla 5^ posizione alla seconda,sarà nominata senatrice.
A far precipitare le cose è stata, anche,la decisione della commissione dei garanti di escludere dalle liste del senato in Sicilia il sen. Papania,che aveva largamente vinto le primarie.
L’esclusione di Papania non poteva non mettere in discussione gli accordi pregressi tra Torrente,e le sue velleità di essere il candidato a sindaco di Mazara con il simbolo del PD.
Alle proteste per tale esclusione,tiepide per la verità,dell’entourage dei fedeli del senatore,facevano da contrappunto la malcelata soddisfazione di quei militanti del PD che vedevano in quella decisione la fine del potere incontrastato del parlamentare alcamese in provincia, e rimettevano in discussione,senza però averne mai parlato,quel patto Papania-Gucciardi-Torrente,che avevano dovuto subire,e mai avevano digerito.
Le lacerazioni che ne sono seguite a Mazara in particolare,ma in tutta la provincia,soprattutto tenendo conto che gran parte degli avversari di Papania si erano schierati apertamente con la lista Il Megafono” di Crocetta,indebolendo di fatto il partito,hanno fatto capire a Torrente che il partito in cui era entrato altro non era che un armata Brancaleone, acefalo,fatto da anime mute, del tutto prive di una strategia,di obbiettivi e soprattutto di riferimenti politici con i quali programmare le imminenti scadenze elettorali,dalle nazionali alle provinciali e soprattutto le prossime amministrative.
Per un uomo che dell’operatività e del fare ha fatto le sue fortune politiche ed imprenditoriali,trattare con anime che alla politica preferivano il pensiero metafisico e auto contemplativo,era ritenuto una perdita di tempo;così decide di abbandonare il PD,in preda alla sue faide interne e lacerazioni, alla sua sorte.
Consapevole che quel che conta in politica non è il simbolo ma il consenso,Torrente si defila con discrezione dalla campagna elettorale e inizia a ordire la sua trama per le prossime elezioni amministrative,sistemando i vari tasselli per costruire la sua campagna elettorale,in modo che niente sia lasciato al caso.
Tra riunioni e incontri con suoi simpatizzanti,ha già messo in moto strategie e alleanze per la sua prossima candidatura a primo cittadino. Si dice che abbia già pronte tre liste civiche a suo sostegno,e tanta gente pronta a salire sul suo carro.
Il PD,intanto,smarrito e senza alcuna idea,in attesa di congressi locali che divaricheranno ulteriormente le spaccature al suo interno, appare sempre più un cimitero di anime in pena.
Bye bye baby, lo saluta Torrente.

lunedì 11 febbraio 2013

la politica e la " Manciugghia"



     A Mazara la lista il Megafono di Crocetta come il Cavallo di Troia.

” La mafia è dunni c’è la “Manciugghia” e la politica è tutto un “ Mangia-mangia”

“La mafia te la trovi là dove non credi che te l’aspetti. Vi è un intreccio di interessi nella politica,negli enti legati ad essa,nella gestione della formazione tutta in mano delle moglie dei politici. E’ la politica corrotta che ha portato la Sicilia ad essere quella che è adesso. Altro che Matteo Messina Denaro:a questo lo dovrebbero accusare di concorso esterno mafioso,perché la vera mafia sta nelle istituzioni,rese incancrenite dal malaffare,dagli interessi,dalla manciugghia,dal mangia mangia.”
E’ un Rosario Crocetta che parla,urla,denuncia a ruota libera,senza peli sulla lingua,senza l’uso del linguaggio politically-correct;è un vulcano che erutta un fiume di accuse contro un sistema politico che definisce “la causa principale dei mali della Sicilia,e che ha alimentato connivenze mafiose e malaffare,che ha usato il denaro pubblico destinato ai cittadini per interessi privati,per generare potere,e sprecare risorse usate a soddisfare la sete di potere personale”.
Ne ha per tutti il presidente della Regione Siciliana,dal Consorzio Autostrade Siciliane alla Serit,dai consulenti regionali alla gestione dei fondi europei per la Formazione,dalla rotazione di tutti i dirigenti apicali alla Sanità con l’affair dei pannoloni d’oro,” come se all’improvviso tutti i palermitani fossero stati colti da sintomi di diarrea” denuncia il neo governatore della Sicilia.
Un parterre zeppo di politici,molti dei quali alla ricerca di nuovi punti di riferimento e pronti a salire sul carro del vincitore:tra costoro ex lombardiani,piddini anti Papania,ex supporter del senatore alcamese,molti osservatori indecisi, curiosi, simpatizzanti, uomini di cultura e professionisti, imprenditori e lavoratori, ma soprattutto molte donne.
Le forze dell’ordine vigilano ogni movimento a salvaguardia di uno degli uomini più  minacciati dalla mafia.
 Nessuna bandiera di partito, nessun inno nazionale, ma semplicemente un tenue sottofondo musicale della "La canzone popolare" di Ivano Fossati,nostalgia di una stagione politica di grande successo ma che non può più ripetersi, in attesa dell’arrivo dell’ospite in forte ritardo.
Il ritardo è dovuto al protrarsi dei colloqui tra il Presidente Crocetta e l’ambasciatore libico per l’occasione venuto a Mazara.
 Non vi è un palco,ma un parterre sobrio,scarno,nessuna poltrona,tutto all’insegna della familiarità.
 “ Ho sempre amato questa città,ho sempre desiderato di viverci,di abitarci. La sento come casa mia.”- Rosario Crocetta usa un linguaggio efficace e semplice,il suo lessico non è certo quello elegante e raffinato di Arbasino,le sue locuzioni sono ruspanti,piene di accenti cantilenanti ed intercalari tipici della vulgata gelese.
E’ anche un modo di dichiarare,con orgoglio,le sue umili origini, il radicamento ad una terra offesa,denigrata,sfruttata,ingannata,violentata da un secolo e mezzo di colonizzazione prima e di autonomia dopo,con la complicità della politica,degli imprenditori,delle grandi industrie,della mafia e degli stessi politici siciliani,da Cuffaro a Lombardo a Miccichè alleati questi ultimi con la Lega di Bossi.
Sta in questa forte,insistente,accorata denuncia del “mangia mangia” tutto il suo carattere,tutto il suo amore per la cultura della propria terra, del proprio paese, della propria gente,delle proprie tradizioni.
La violenza delle sue parole sono la risposta alla violenza di un sistema politico che ha contaminato e corrotto la dignità dei siciliani. Lo stile si nota dai segnali, dai comportamenti, dalle note di colore, dal portamento, dai toni della voce, dall’uso delle parole.
 Rosario Crocetta parla alla pancia della gente,li colpisce e li sferza a riscattarsi;i suoi toni populistici altro non sono che quelli di un comune sentire.
A cantare l’elogio della bellezza come antidoto alla barbarie e all’asservimento politico mafioso ci pensa,nell’attesa dell’ingresso in sala del neo governatore siciliano, il suo amico Antonio Presti,il creatore di Fiumara D’Arte,voluto fortemente candidato al senato da Crocetta.
 E’ un inno alla bellezza quello di Presti, promotore della valorizzazione del territorio per mezzo delle opere d’arte, ritenute un vero antidoto all’oscurantismo mafioso e all’obnubilamento delle coscienze.E’ un cantare le bellezze e la storia della propria città,del proprio territorio,della propria regione attraverso  le opere d’arte,così come fanno i cantastorie attraverso le immagini.
Un evento di enorme portata,secondo Presti, questo connubio politica-arte-cultura,destinato a dare frutti copiosi in un più ampio progetto di crescita legalitaria,economica,sociale. “C’è un tempo per seminare, c’è un tempo per raccogliere” è scritto nel Qohèlet.
Bisognava dare un segnale politico forte, univoco, inequivocabile, chiaro, frastornante ma nello stesso tempo intelligente, lontano dalla canea chiassosa. La filippica del Presidente Crocetta contro l’incancrenirsi del sistema politico viene accolto da un tripudio di applausi sinceri.
L’applauso non è formale, non è di parte, esso è convinto, rappresenta la manifestazione di affetto della gente nei confronti di un personaggio pubblico che vuole dare una svolta in termini qualitativi ed etici alla politica non solo siciliota ma nazionale.
La risposta è un’ ovazione che lega in un affettuoso abbraccio Crocetta e il suo movimento alla gente,la stessa gente stanca di essere delusa, che per tanto, troppo tempo è stata vilipesa, umiliata, tradita da una politica in preda a bulimia della manciugghia.
Può piacere o meno, ma il Presidente della regione è il simbolo del cambiamento storico culturale, il personaggio più interessante dell’attuale scenario politico nazionale insieme a Grillo. Non poteva mancare un richiamo all’integrazione culturale, alla convivenza e all’accoglienza, al rispetto della persona e dell’identità tra immigrati e popolazione indigena, elogiando le qualità di tolleranza e di rispetto dell’intera gente mazarese e siciliana.
Dal punto di vista politico la Lista “Il Megafono” attrae gli indecisi,è concorrenziale al M5S di Grillo,ma soprattutto allo stesso PD al quale porterà via molti consensi,nonostante facciano parte della stessa coalizione al senato.
L’obbiettivo è recuperare coloro che hanno abbandonato il centrosinistra e che avevano votato per protesta Grillo.
Per quanto riguarda la provincia di Trapani,e Mazara in particolare, i supporter della lista,in gran parte del PD,la usano come il Cavallo di Troia per mezzo del quale il gruppo di piddini anti papaniani vuole fare breccia e sgretolare la roccaforte dominata dal senatore alcamese .
Attraverso il Megafono si vuole passare alla resa dei conti tra correnti all’interno del PD; una rivolta in grande stile contro lo strapotere di Papania e Gucciardi, e vuole essere un altolà ad accordi preconfezionati durante le recenti primarie,vedi l’ingresso di Vito Torrente nel PD, a costo di lacerare e indebolire lo stesso partito sacrificato ad interessi di parte.
Una vittoria del centrosinistra al senato,con un forte consenso politico al movimento di Crocetta, vedrebbe fortemente rafforzata l’anima autonomista e sicilianista del Presidente della Regione;di contro risulterà indebolita la corrente dei notabili  del PD e il loro modo di gestire la politica
Ciò non può che far bene al prossimo governo nazionale.

venerdì 8 febbraio 2013

La vendemmia tardiva



A Mazara, la lista "Il Megafono" di Crocetta addruva uomini del PD per mandarli ad Arriciuppari!
Così "per aiutare Bersani" loro dicono.
Così  "per superare il PD" dice Crocetta.


***

Addruvari:        ingaggiare,assumere manodopera a giornata.
Arriciuppari:   raccogliere raspi di uva, racimolare frutta dopo il raccolto;
 ( dallo spagnolo:rechupar = succhiare di nuovo)



martedì 22 gennaio 2013

Il PD lava più bianco




Mai si era sentito tanto odore di giacobinismo nel PD.
Costretto ad inseguire sia la deriva giustizialista del neo partito dei magistrati  sia la purezza idealistica vendoliana,il PD di Bersani sembra avere abbandonato i principi di garantismo proiettandosi,anima e corpo,sul candeggio delle liste elettorali.
Solo che nella lavanderia,le lavandaie non riescono a distinguere gli unti indelebili e il fetore degli abiti che li  rendono impresentabili anche dal punto di vista igienico,e pertanto destinati al macero, dai vestiti appena sbiaditi da impercettibili aloni.
Facendosi forti della saggezza derivante dalla loro esperienza altamente professionale,le sagge lavandaie,non ritenendo presentabile l’abito nel suo candore battesimale,decidono di buttarlo via,o meglio di darlo al macero.
Alle proteste del proprietario del vestito sbiadito,rispondono candidamente: “E’ vero,il vestito è pulito,ma una volta,dieci anni fa,l’hai leggermente sporcato!”,con grande gioia di Esopo.
L’esclusione in Sicilia dalla lista del senato dei senatori Papania e Crisafulli  rispecchia in pieno la mancanza di discernimento tra quello che è impresentabile e quello che invece è un leggero reato di natura amministrativa patteggiato e avvenuto molti anni fa.
Ai mafiosi pentiti,agli assassini di bambini disciolti nell’acido,la politica,sempre per una questione di opportunità,ha aperto le porte del privilegio.
La motivazione addotta dal presidente della “Commissione di Garanzia” del PD,Luigi Berlinguer è degna di essere menzionata nell’almanacco dello “Stupidario”. Poiché il PD sta soffrendo e paga le conseguenze dei reati commessi da Penati, quello del sistema delle tangenti per milioni di euro in Lombardia, e da Lusi, quello che si impossessò di milioni di euro del finanziamento pubblico della Margherita,e poiché,ancora, l’intera politica nazionale sta pagando per lo sterco generato dai consigli regionali della Lombardia e del Lazio,recentemente sciolti,allora è giusto che voi,peraltro siciliani,figli dell’Isola della Mafia,siate puniti per quel che vi è stato addebitato allora:una condanna al pagamento di 3000 euro,per abuso di ufficio, dieci anni fa per Papania; Abuso d’ufficio anche per Crisafulli.
Non si fa differenza. Questo o quello per me pari sono. Se non lo facciamo,saremo oggetto di un linciaggio mediatico da parte di organi di stampa e del partito dei giudici,sembra essere la preoccupazione del saggio Berlinguer.”Ne va dell’onorabilità del partito”.
Anche se il codice etico del PD non è stato infranto. Tale è la paura dei processi mediatici di massa,che il PD non ha il coraggio di reagire.
”Non ci lasceremo intimidire,non ci lasceremo processare dai mass media e dalla piazza”queste le parole di un accorato e passionale intervento di Aldo Moro alla camera dei deputati. Altri tempi,altra levatura morale. Altro concetto di onorabilità.
Questo PD,al contrario,è pronto a sbracarsi dinanzi ai social network o agli epigoni di Travaglio. Questione di opportunità.
Solo che appena un mese prima la  stessa questione di opportunità,per le solerti e  sagge lavandaie,non aveva motivo di esistere. Si consentiva la deroga,avendo i pretendenti candidati superato il limite delle tre legislature,purchè si sottoponessero al giudizio popolare,all’Ordalia delle primarie.
Per il PD,il giudizio del popolo è sovrano ed insindacabile nelle scelte politiche.
Il partito non poteva fare delle scelte per non apparire difensore della casta. E’ accaduto per la senatrice Finocchiaro,però blindata in un collegio sicuro della Puglia e per la onorevole Bindi,anch’essa paracadutata in collegio sicuro della Calabria; lo stesso per tanti altri,tra i quali Papania e Crisafulli compresi. Solo che questi ultimi furono costretti a sottoporsi al giudizio dei loro concittadini che avrebbero dovuto conoscerne pregi e difetti,malefatte e virtù.
 Il responso dell’Ordalia democratica è stato incontestabile:Papania e Crisafulli sono stati i candidati più votati nelle primarie,entrambi hanno ricevuto i consensi più alti, in termini di preferenze,dagli elettori del PD.
 I loro concittadini li hanno giudicati “presentabili”che poi è quel che conta in democrazia.
Nessun dubbio che anche la senatrice Finocchiaro e l’on.Bindi avrebbero superato le loro primarie se avessero dovuto gareggiare nei loro collegi in Sicilia e in Toscana. Perché allora sono stati paracadutati altrove? Forse per salvaguardare l’onore e la dignità del partito che non avrebbe potuto sopportare una eventuale loro bocciatura popolare?
“Tutti gli animali sono uguali,ma ve ne sono alcuni più uguali degli altri” ammoniva in bella evidenza il tazebao nella “Fattoria degli animali”.
Il responso della commissione di garanzia, peraltro assai discutibile anche dal punto di vista etico, appare soperchiante ed in contraddizione rispetto a quello popolare.
Da chi devono ricevere legittimità i partiti,da componenti interne da loro elette e pertanto autoreferenziate o dal consenso degli elettori?
Ma appunto, come scrive Orwell,il giudizio delle lavandaie è più uguale di quello popolare.
Sarebbe il caso che il PD incominci a riflettere su questa sua deriva giustizialista.


lunedì 21 gennaio 2013

Una adozione a distanza




Si tratta di Pamela Orrù,di origine sarde,dipendente della provincia di Trapani,città dove risiede,ma adottata a distanza dai mazaresi.
Infatti la Orrù deve la sua  prossima elezione  a senatrice della repubblica  alla generosità degli elettori di Mazara,che votandola a scatola chiusa,nessuno tra coloro che l’hanno votata la conosceva,hanno infilato nelle urne ben 751 preferenze,risultando la donna  più votata delle primarie PD in provincia.
Dopo l’esclusione dalla lista del senato del sen.Papania,la nostra Orrù si vede ulteriormente miracolata migliorando la sua posizione dal quinto al secondo posto,che vuol dire elezione sicura.
 Può benissimo andare a prendere un caffè per queste elezioni. Al suo successo ci hanno pensato i mazaresi.

venerdì 14 dicembre 2012

Le strane primarie politiche del PD



"Se la politica impedisce di pensare, essa abitua i cittadini ad accettare qualunque regola di condotta, anche il ciarpame del mondo politico contemporaneo”


Scriveva  Marc Lazar a proposito dell’attuale sistema elettorale italiano :
“un mode de scrutin que tout le monde s'accorde à qualifierd'exécrable mais que les responsables politiques ont été incapables de modifier”. Non è il caso di tradurre.
Tale legge, definita da chi l’ha generata “ una vera porcata”, espropria i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, degrada il voto a un trucco, una finzione. Il soggetto decidente è la segreteria del partito, ovvero una ristretta cerchia di quattro cinque persone, la quale “impone” chi deve sedere sugli scranni del parlamento, quali uomini e quali donne, selezionati non in base alle loro virtù o ai loro meriti, ma in funzione della loro fedeltà ai vertici del partito o del loro potentato clientelare. Nei vari collegi elettorali i cittadini sono costretti a votare liste bloccate,spesso con capilista non appartenenti al territorio. Capita che per questo perverso gioco di incastri, a causa delle liste bloccate, in quei collegi vengono “nominati eletti” candidati di altre aree geografiche.
 Viene così negata la vera essenza della democrazia, quella della rappresentanza politica. Viene violentata la volontà dei cittadini di farsi rappresentare da coloro che essi ritengono più meritevoli e direttamente legati alla conoscenza della realtà territoriale.
  Con questo sistema elettorale viene negata,soprattutto, quella che nella democrazia ateniese era  “l’isonomìa”, cioè il pari diritto di tutti ad esercitare e concorrere nell’attività politica in forma dialogica, in modo tale che l’elettore abbia il diritto di esercitare libertà di parola e di scelta. E questa libertà di parola non deve essere intesa,da una parte, nel senso di comandare e  dall’altra parte l’ ascoltare non inteso nel senso di obbedire,come purtroppo avviene con il nostro sistema di partiti. Senza questa libertà di potere  dire sì o no, di potere concorrere,viene meno la sostanza stessa di cui è fatta la vita politica.
Se la politica impedisce di pensare, essa abitua i cittadini ad accettare qualunque regola di condotta , anche il ciarpame del mondo politico contemporaneo. Gli  ultimi scandali delle regioni Lazio,Piemonte,Lombardia, ne costituiscono il paradigma.
 Privare i cittadini della libertà di eleggere è fare della democrazia una democrazia monca,in cui, come denuncia Tocqueville: "alle opinioni,ai sentimenti, alle idee comuni si sostituiscono sempre più interessi particolari,espressioni di morale bassa e volgare”,fino ad arrivare alla follia di ricondurre la politica nella sfera privata,limitarla esclusivamente alla prerogativa delle segreterie dei partiti. La democrazia è in questo modo insidiata mortalmente dalle metastasi del privilegio fino a trasformarsi in castacrazia,priva di regole. E una democrazia anomica è fertile humus del populismo,attraverso il quale si origina, fino a prevalere, il pensiero unico,la demagogia del “ Un solo uomo al comando”.
Il secolo appena trascorso è stato il brodo di coltura di questa degenerazione politica.
Che fare dunque per  dare voce ai cittadini e dignità alla politica, lasciando ai margini i mediocri,  gli sfaccendati,gli avventurieri e gli incompetenti?
La soluzione sarebbe le primarie di collegio alle quali si arriverebbe attraverso primarie comunali.
Questo percorso lungo ma democratico,richiede però tempi dilatati anche permanendo il porcellum. La soluzione indicata dal PD mi sembra un pastrocchio, un frettoloso “salviamo le apparenze”, in quanto non si possono organizzare in quindici giorni primarie serie.
 A questo punto,se nominati  bisogna eleggere, si abbia cura che questi siano delle circoscrizioni elettorali di appartenenza,si evitino trasmigrazioni forzose in collegi sicuri,si faccia quantomeno in modo che il territorio sia rappresentato,vietando la candidatura in più circoscrizioni.
 Si eviti che in questa circoscrizione siano eletti ancora i Violante,i Fassino,i Craxi,i Di Pietro.
Si prenda un impegno serio,infine,per la prossima legislatura, di imporre per legge le primarie a tutti i partiti.
Già questo sarebbe un passo avanti verso una democrazia più partecipata. Altrimenti nessuno fermerà più Grillo.

martedì 27 novembre 2012

La forza delle primarie.



Da oggi in poi sarà difficile tirarsi indietro. Chi vorrà candidarsi alla guida della città dovrà passare per il rito delle primarie. Sarà sempre più complicato fare accettare agli  elettori e agli iscritti ai partiti candidature imposte dall’alto o in forza di un  diritto o contrattate al di fuori della città a seguito di accordi  stipulati in camera caritatis.
 Le primarie sono lo specchio attraverso il quale si potrà finalmente osservare con trasparenza all’interno dei partiti e dei movimenti,con dibattiti che riportino i partiti a riconquistare la gente alla politica,che poi non è altro che quello di enunciare in che modo e con chi si intende amministrare,quali sono le priorità che bisogna affrontare e con quali mezzi.
 La grande attenzione dei cittadini verso le primarie del PD è anche una  richiesta di politica partecipata,una voglia di democrazia reale,non formale,che si sviluppa e trova il suo patos in piazze e sale affollate e non agitate,con linguaggi più consoni e coerenti al contesto.
 L’imprevedibilità dei risultati delle primarie renderanno difficilmente realizzabili giochi, ammiccamenti,promesse,incarichicchi e poltrone date come caparra per future alleanze sancite molto tempo prima. Questo vale per i partiti canonici.
Per chi, pur  essendo appartenuto al sistema dei partiti,da esso si allontana per procedere lungo un percorso parallelo, ma esterno, attraverso la formazione di liste civiche o mascherate come tali,le primarie possono anche essere considerate inutili. Ma che credibilità avrà agli occhi degli elettori?
Per un sindaco o un presidente  uscente  che si  autocandida per un secondo mandato senza essersi sottoposto ad un confronto politico con i suoi cittadini o con la coalizione che lo ha sostenuto,può essere sufficiente il principio dell’autoreferenzialità?
 Credo che su questo punto occorra aprire un dibattito