Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
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giovedì 15 maggio 2014

Due candidati, una piazza, due popoli.



Cosa porta migliaia di persone, centinaia di famiglie, ad ascoltare un comizio di Vito Torrente, candidato sindaco, standosene in piedi, fitti fitti, in assoluto ordine, in una piazza diventata improvvisamente asfittica e inadeguata nelle dimensioni, nel momento in cui la politica appare sempre più commista ad interessi personali e dove episodi di cronache di malaffare investono sempre più larghi settori della stessa politica?
È quanto ci si chiede nell’osservare quella marea di folla che da piazza Mokarta tracima oltre ogni previsione sulle contigue vie adiacenti. È soltanto una esibizione muscolare che fa da contraltare alla manifestazione della serata precedente, sulla stessa piazza,voluta dall’attuale sindaco Cristaldi ad apertura della sua campagna elettorale e nella quale lo stesso primo cittadino ama ripetere che nell’attuale elezione alla corsa di sindaco “ vi sono due soli candidati:” Io e tutti gli altri” come dire che singolarmente gli altri non sono nessuno? È la risposta che Vito Torrente vuol mandare a tutti i candidati avversari, ma soprattutto ad uno solo, per avvisarli che se i numeri hanno un valore allora “i giochi per il ballottaggio non sono affari suoi” in quanto lui c’è già, ma semmai “interessano gli altri” indicando con orgoglio la sua gente che affolla la piazza?
Forse si tratta di prove muscolari, sicuramente assisteremo a duelli non in punta di fioretto, e più si andrà avanti più i fendenti caratterizzeranno questa campagna elettorale finora apparsa scialba e priva di mordente, almeno nel clima e negli umori, rispetto alla precedente. Due piazze, quelle che si sono succedute nell’arco di ventiquattro ore, assai diverse fra loro, che rappresentano due modi di interpretare la politica, due stili di relazionarsi con la gente. Da una parte Cristaldi rispolvera quello che fu il “salotto in piazza” di cinque anni fa, una scenografia open space. sotto forma di talk show, semplice e studiata nei particolari, uno schieramento di improbabili bandiere che rappresentano le liste civiche, oltre a quelle istituzionali, ad eccezione di una rappresentata da “ Fratelli d’Italia” che ha sostituito quella di “Forza Italia” nel cuore del primo cittadino. Qualche centinaio di sedie disposte su due settori, frontalmente al palco, con le prime file rigorosamente occupate dai più vicini al sindaco, capi cordata, assessori designati, candidati consiglieri. L’unico ospite politico di livello nazionale, il deputato Fabio Rampelli, ex A.N, adesso nella formazione del trio Moroni, La Russa, Crosetto, usciti da quello che una volta è stato il Popolo della Libertà. Quanta differenza con i salotti di cinque anni fa. È trascorso appena un lustro ma sembrano decenni. Allora continue passerelle di politici noti, di giornalisti e di uomini di cultura, di scrittori prestigiosi, tutti ad osannare il candidato Cristaldi. Adesso Cristaldi è solo, ha tracciato un solco profondo che lo separa dalla politica rappresentata dai partiti istituzionali. Quella presenza di “Fratelli d’Italia” è un procedere verso il futuro a passi indietro oppure un segnale politico che la fase discendente è incominciata?
Cristaldi è in blu elegante, il suo è il solito linguaggio, forbito nel lessico, denso di retorica, di enfasi, di iperboli, a tratti di sicumera. Non ha alcuna passione per la sobrietà lessicale, privilegia l’uso del plurale maiestatis. Ai suoi piace ascoltarlo; è sempre lui il centro dell’attenzione, non per niente sul palco, congedati gli ospiti, rimane volutamente solo sulla scena in un lungo interminabile soliloquio, perché gli altri, rispetto a lui, sono solo dei figuranti. È bravo nel farsi ascoltare, domina la scena con consumata maestria, denuncia di essere vittima di attacchi ingiusti, ingenerosi, dovuti a malafede e a invidia. Se cinque anni fa il refrain era “ Perché agli altri è consentito fare il sindaco e a Cristaldi no?” adesso, raggiunto lo scopo, ritorce ancora una volta la sua filippica contro gli avversari che vogliono battere a tutti i costi il sindaco,”anzi abbatterlo, anche fisicamente”.Va giù duro nelle accuse, le argomentazioni politiche lasciano il campo a turbamenti. Si sente insostituibile; preconizza un futuro della città, senza di lui, come il precipitare nel buio più assoluto. Sogna sempre grandi progetti, grandi parcheggi, grandi piazze, grandi strutture, ma questa volta non ci sono slide da far vedere e tecnici che li illustrino. Il resto della sua squadra, o parte di essa, rimane ai margini, passa in secondo piano mentre la gente lo ascolta comodamente seduta. Non c’è neanche l’entusiasmo che l’accompagnava nelle scorse amministrative e soprattutto quella gente. È un segnale, questo, che incomincia a preoccupare il primo cittadino.
Ventiquattro ore dopo, quella stessa piazza viene invasa da una incredibile folla; questa volta tutta per Vito Torrente. Sin dal tardo pomeriggio si nota un flusso di persone provenienti da ogni parte della città, avviarsi verso il luogo dove incontreranno il loro candidato.
È la sua gente che scende a sostenerlo con entusiasmo e con convinzione. Sono quasi sempre coppie, colpisce la moltitudine di giovani. Operai e artigiani, casalinghe, studenti. Vanno ad ascoltarlo, a incoraggiarlo, a fargli sentire la loro vicinanza, sono motivati perché Vito Torrente lo sentono vicino, gli possono parlare, rappresenta quel self made man che non si è montato la testa e, nonostante il successo economico, rimane sempre un artigiano, nei modi e nel cuore, che non ha tracciato un solco, che non ha divaricato le distanze con la gente, con i suoi operai, con i suoi dipendenti, con i suoi avversari. Parla di lavoro, di quel che ha fatto, di quel che ha imparato in politica, riconoscendo i suoi limiti, non nascondendo le sue ambizioni. Parla con rispetto dei suoi avversari, li considera compagni di avventura, ciascuno con un proprio progetto, con una propria visione politica. Non c’è vittimismo nelle sue parole. Sa bene che alle sue spalle si mormora, si sparge veleno, si lastrica il suo percorso politico di illazioni, di mezze parole, di insinuazioni. Torrente, da quel palco semplice, accanto ai suoi assessori designati e alle donne candidate, preferisce parlare alla sua gente, che lo ascolta e lo applaude. Lo fa con un linguaggio che sarà indigesto ai cultori del parlar barocco, non è raffinato nello stile, si inceppa sui congiuntivi, fa qualche capriola sintattica, però sa andare al sodo, sa toccare diritto le corde della gente, sa ragionare di pancia e di mente. La politica del fare, il lavoro, il dare speranza in momenti economicamente difficili, lo stare in mezzo a loro, ascoltarli, condividerne le sofferenze, i patimenti, dare loro un motivo per credere nel futuro; è quello che la gente si aspetta e che vuole sentire. Per questo rinuncerà all’auto blu; vuole continuare ad essere ogni giorno tra la gente, e il suo popolo lo abbraccia con calorosi applausi. Sarà anche un populista, un sornione, non sarà raffinato ma conosce i trucchi della politica;gioca a suo favore la lontananza dai partiti, e ciò non è cosa da poco, però non rappresenta l’antipolitica. Non sarà un esteta della retorica, ma il suo parlar chiaro e popolano viene apprezzato. D’altronde la folla che lo ascolta in ordine e compostezza non sa cosa farsene delle belle frasi, del parlare erudito. Quella marea umana è il vero avversario di Cristaldi.

sabato 15 febbraio 2014

L' Esodo



E' un vero Esodo di consiglieri comunali verso Vito Torrente, e per passare da una sponda all'altra non usano neanche la chiatta.
A saperlo potevamo risparmiare tanto denaro per costruirla.

lunedì 10 febbraio 2014

Torrente schiera la sua “panzerarmee”.


E venne il tempo del passare all’azione. Dopo tanti anni di accurata preparazione, “la panzerarmee”  progettata e costruita da Vito Torrente ha rotto gli indugi e ha varcato i confini della politica. Il luogo è il più capiente cine teatro della città.
Un parterre zeppo di professionisti, di artigiani, di piccoli imprenditori, di operai, di  donne, di simpatizzanti e curiosi. Nel foyer adiacente,  straripante di mamme e bambini seduti sui divani, riesco a muovermi con difficoltà tanta è la gente che non è riuscita a trovare posto in platea e nella galleria soprastante. Nella sala gialla attigua vi è un via vai di persone, accompagnate dai componenti dello staff, che vanno a depositare le firme per la presentazione delle liste alla presenza di un notaio.  Una organizzazione perfetta ed efficiente e in largo anticipo rispetto agli altri.
 Conversando con amici giornalisti di una emittente  televisiva locale e di un giornale online, l’unico aggettivo appropriato nel descrivere quel bagno di folla è “Impressionante”. Osserviamo quel via e vai di gente, volti noti e anonimi, di area politica trasversale. Molti di coloro che cinque anni fa si entusiasmarono per Cristaldi li trovo adesso a tifare Torrente. Ci  chiediamo  il perché? Perché hanno abbandonato l’attuale sindaco? La risposta mi viene da una di loro:” Ci siamo illusi che Cristaldi fosse uno di noi. Invece ci sentiamo traditi. C’è una enorme distanza tra Lui e la gente, che poi siamo noi.” Non finisce la risposta che la nostra attenzione è  rivolta ad altri che fino a qualche mese fa erano presenti al congresso comunale del PD e adesso sono passati con Torrente; non possiamo che chiederci:” Chi porterà i voti a Pino Bianco?”
 In attesa del candidato sindaco, in sala si susseguono dichiarazioni di consiglieri comunali che appoggiano, si dice così, il progetto Vito Torrente. Servono a riscaldare l’ambiente, come se non fosse già troppo caldo di per sé. Nessuna bandiera di partito, nessun inno nazionale, ma semplicemente un tenue sottofondo musicale in attesa del candidato sindaco. Il segnale politico che viene fuori è forte, inequivocabile, chiaro, frastornante ma nello stesso tempo formalmente rispettoso, lontano dalla canea chiassosa. Lo stile si nota dai segnali, dai comportamenti, dalle note di colore, dal portamento, dai toni della voce, dall’uso delle parole. C’è un tempo per seminare, c’è un tempo per raccogliere è scritto nel Qohèlet .  La regia è curata nei minimi particolari, niente viene lasciato improvvisato. Quando Vito Torrente  sale sul palco, viene lasciato volutamente solo tra un tripudio di applausi sinceri. L’applauso non è formale, non è di parte, esso è convinto, rappresenta la manifestazione di affetto della gente comune verso l’uomo che considerano “ uno di loro”.
 Può piacere o meno, ma Torrente,  in questo momento è politicamente il personaggio più interessante tra i candidati a sindaci, non fosse altro per l’enorme seguito che lo circonda. Chissà se i nostri politici di comprovata esperienza si pongono il problema del perché di tanto successo e soprattutto di tanti fans. Il suo intervento, accompagnato da proiezioni di immagini di opere realizzate durante i suoi incarichi di assessore, mette in  luce quella filosofia del fare che è il suo cavallo di battaglia. Con stile pacato e con parole semplici rintuzza molte affermazioni fatte da Cristaldi in precedenza, sulla sopraelevata, sull’ospedale, sul depuratore, sulla ferrovia, sul centro storico, con dati e cifre.
 È iniziata la campagna elettorale all’insegna di “ Mazara Über Alles”, senza grandi sogni, senza metafore e Torrente parte incontestabilmente con i favori del pronostico almeno per raggiungere il ballottaggio. Da questo momento dovranno essere gli altri a rincorrerlo e ad affrontarlo. Ma con quali truppe?

mercoledì 4 dicembre 2013

La politica del fare




La campagna elettorale per le prossime amministrative è appena iniziata ma i candidati a primo cittadino non hanno perduto l’antico vizio della propaganda senza tener conto che il livello intellettivo e politico degli elettori è di gran lunga superiore di quello dei candidati.
Nella breve intervista rilasciata a primapagina mazara l’ex assessore Vito Torrente fa sfoggio di un campionario di parole vuote, generiche, indeterminate; siamo dinanzi al ʺdiscorso sul nullaʺ, e l’imprenditore mazarese, concorrente allo scranno di primo cittadino di Mazara, appare un perfetto epigono di tale movimento di pensiero.
«Oggi la mia candidatura è legata ad un progetto nato ben cinque anni fa, di cui non fa parte soltanto l'uomo Vito Torrente. E' un progetto politico che metterà in campo un'dea di natura imprenditoriale… Si parla, e tutti ne parliamo, di progettualità locale, ma spesso nessuno ha un'dea progettuale vera da mettere in campo. Noi, da piccoli imprenditori e non solo, persone di cultura, del mondo dello sport, provenienti dal campo commerciale, artigiano, abbiamo un importante progetto condiviso - ribadisco - di natura imprenditoriale per riportare Mazara prima di tutto alla normalità, e poi verso i percorsi migliori per i nostri concittadini».
Credo che dopo questa intervista si aprirà in città una caccia al tesoro per scoprire questo misterioso progetto di natura imprenditoriale della politica del fare.
Avanti il prossimo.

mercoledì 20 febbraio 2013

Bye bye baby:Vito Torrente saluta il PD



“La festa appena cominciata è già finita” vi ricordate la canzone di Endrigo?
Ebbene,sono trascorsi alcuni mesi dalla solenne cerimonia d’iniziazione di Vito Torrente nel PD con gran cerimonieri l’On.Baldo Gucciardi e il sen.Antonino Papania,che già si assiste se non ad un divorzio,almeno alla separazione consensuale tra l’imprenditore mazarese ed i suoi mentori del PD.
Nemmeno il tempo di pregustare il trionfo alle primarie per il parlamento,nelle quali Vito Torrente,in forza dei numeri,ha potuto dimostrare ai parlamentari piddini,se avevano dubbi,la sua capacità di raccogliere consensi, che i distinguo e le prese di posizioni all’interno del Pd mostravano un malcontento diffuso per quella che era ritenuta una consegna del partito a Torrente.
Ricordiamo che si deve esclusivamente a lui se la candidata al senato Pamela Orrù,catapultata per il correre degli eventi dalla 5^ posizione alla seconda,sarà nominata senatrice.
A far precipitare le cose è stata, anche,la decisione della commissione dei garanti di escludere dalle liste del senato in Sicilia il sen. Papania,che aveva largamente vinto le primarie.
L’esclusione di Papania non poteva non mettere in discussione gli accordi pregressi tra Torrente,e le sue velleità di essere il candidato a sindaco di Mazara con il simbolo del PD.
Alle proteste per tale esclusione,tiepide per la verità,dell’entourage dei fedeli del senatore,facevano da contrappunto la malcelata soddisfazione di quei militanti del PD che vedevano in quella decisione la fine del potere incontrastato del parlamentare alcamese in provincia, e rimettevano in discussione,senza però averne mai parlato,quel patto Papania-Gucciardi-Torrente,che avevano dovuto subire,e mai avevano digerito.
Le lacerazioni che ne sono seguite a Mazara in particolare,ma in tutta la provincia,soprattutto tenendo conto che gran parte degli avversari di Papania si erano schierati apertamente con la lista Il Megafono” di Crocetta,indebolendo di fatto il partito,hanno fatto capire a Torrente che il partito in cui era entrato altro non era che un armata Brancaleone, acefalo,fatto da anime mute, del tutto prive di una strategia,di obbiettivi e soprattutto di riferimenti politici con i quali programmare le imminenti scadenze elettorali,dalle nazionali alle provinciali e soprattutto le prossime amministrative.
Per un uomo che dell’operatività e del fare ha fatto le sue fortune politiche ed imprenditoriali,trattare con anime che alla politica preferivano il pensiero metafisico e auto contemplativo,era ritenuto una perdita di tempo;così decide di abbandonare il PD,in preda alla sue faide interne e lacerazioni, alla sua sorte.
Consapevole che quel che conta in politica non è il simbolo ma il consenso,Torrente si defila con discrezione dalla campagna elettorale e inizia a ordire la sua trama per le prossime elezioni amministrative,sistemando i vari tasselli per costruire la sua campagna elettorale,in modo che niente sia lasciato al caso.
Tra riunioni e incontri con suoi simpatizzanti,ha già messo in moto strategie e alleanze per la sua prossima candidatura a primo cittadino. Si dice che abbia già pronte tre liste civiche a suo sostegno,e tanta gente pronta a salire sul suo carro.
Il PD,intanto,smarrito e senza alcuna idea,in attesa di congressi locali che divaricheranno ulteriormente le spaccature al suo interno, appare sempre più un cimitero di anime in pena.
Bye bye baby, lo saluta Torrente.

domenica 13 gennaio 2013

Il Partito - Città






Potrebbe essere annoverato come la novità politica dell’anno appena iniziato,ma tutt’oggi ne osserviamo solo un abbozzo, una forma embrionale al primo stadio, non definita. Parliamo di quello che è stato annunciato con iperbole come il Partito-Città e che troverebbe il suo nucleo primordiale, dunque la sua essenza vitale,nell’attuale neo giunta varata,in quattro e quattr’otto, dall’ on.Nicola Cristaldi,sindaco di Mazara,dopo appena ventiquattro ore dal risultato delle elezioni regionali scorse.
Tutto nasce immediatamente dopo i risultati politici delle regionali in Sicilia e a seguito dello tsunami che viene fuori dalle urne:il M5S che spazza via i partiti tradizionali,Rosario Crocetta,eletto presidente della regione contro i sondaggi e che intende operare non facendosi condizionare dai partiti alleati,il PD che resiste seppur in modo sofferente tra mille contraddizioni, e un PDL,che dallo storico 61 a zero di alcuni anni fa,diventa un partiticchio che si caratterizza per la litigiosità interna tra i suoi esponenti di punta.
Le dimissioni del governatore Lombardo sanciscono da una parte la fine di quello che è stato un potentato politico sotto l’egemonia assoluta del MPA,e dall’altra, l’inizio della sua frammentazione attraverso un processo di migrazione in altre formazioni politiche.
In ogni città il canovaccio è identico:sembra che tutti i siciliani,astenuti e votanti, si siano messi d’accordo a scriverne la trama. Da questo momento ai partiti tradizionali viene chiesto una maggiore attenzione al paese reale e una mannaiata ai privilegi.
A Mazara la situazione è politicamente critica per l’amministrazione che da sempre in minoranza in consiglio comunale,viene ulteriormente bastonata nel consenso elettorale a vantaggio del movimento grillino.
Ma ad incidere il coltello nella piaga è soprattutto il successo,in termini di voti,del suo avversario nemico on. Toni Scilla,che seppur non rieletto,rimane il politico mazarese più votato in città e in provincia.
Accanto a Scilla,si fa minacciosa l’avanzata dell’assessore provinciale Vito Torrente,il quale,dopo avere abbandonato Lombardo,offre i suoi servigi ai nuovi signori della politica trapanese,Papania e Gucciardi.Viene da costoro arruolato tra le file del PD e ottiene in cambio l’investitura a candidato sindaco.
Uno sfidante molto temibile per il sindaco Cristaldi.
Ormai privo di punti di riferimento all’interno del PDL dopo la rottura con il sen. D’Alì,(anche a lui le cose non vanno poi tanto bene),quel responso elettorale a Mazara suona come un campanello d’allarme per Cristaldi,soprattutto una sua rielezione per un secondo mandato si fa più problematica. Le ultime esternazioni del sindaco di Mazara erano già il segnale che comunque avrebbe abbandonato il PDL,o quantomeno quel che di esso rimane. Non ci sta a fare la parte di comprimario in un partito fortemente ridimensionato e totalmente nelle mani, in provincia, di D’Alì e di Fazio;chi come lui ha ricoperto cariche istituzionali di prestigio non può adattarsi ad una condizione di sudditanza.
Ecco farsi forte la tentazione movimentista tanto cara ai sindaci di nuova generazione,De Magistris e il suo movimento arancione a Napoli e Pisapia a Milano.Capitale del regno delle due Sicilie la prima,della grande finanza la seconda.
Perché non fare una cosa politica a proprio uso e consumo anche nell’Inclita Urbis?
Se nell’antica Grecia sono nate le poleis ( città stato),allora nella sua Mazara,”piccola grande capitale del mediterraneo”, ossimoro divenuto cavallo di battaglia del sindaco,è possibile dare vita a un Partito-Città,” fatto da un insieme di persone e di intelligenze disposte a superare le proprie tradizionali posizioni ideologiche per dare luogo ad una entità”;solo che queste persone sono per la maggior parte fedelissimi del sindaco o che hanno perduto i loro riferimento politici.
Per costoro, non essendoci porzioni di torta da offrire,sono a disposizione, comunque,delle accoglienti poltrone liberate appositamente e sulle quali sedersi comodamente.
La strategia è sempre in funzione di “ quel bene per la città”rievocabile in tutte le salse e in tutti i colori.
Sempre per “quel bene della città” si è disposti a tutto,persino a mostrare una doppia faccia come Giano Bifronte,e se necessario anche una tripla o una quadrupla: il nostro non è forse il Paese delle maschere e dei saltimbanchi?
La ricerca di nuove forme di aggregazione politica al di fuori dei partiti canonici è legittima così come è legittima la loro finalità tendente a conservare o a raggiungere il potere attraverso forme democratiche.
Nulla di censurabile,ma non si comprende perché all’annuncio della formazione di questo Partito- Città si associ la contemporanea presenza in giunta di soggetti bocciati dall’elettorato e come tali non rappresentativi delle istanze della città venute fuori dalle elezioni.
Ancor più,a seguito dell’evaporazione di alcuni referenti politici di rilievo,molti sono tentati di ricercare dei nuovi centri di aggregazione politica sui quali riporre le proprie ambizioni e aspirazioni,al di là della coerenza del percorso politico. D’altronde cosa vi è di più incoerente della stessa politica?
Non si riesce a capire ,però,perché per un progetto di tale portata non sia stata azzerata l’intera giunta invece di dare vita ad un maquillage che si presta a critiche e obiezioni.
Non si spiega perché, e la novità è nel coinvolgimento di altre intelligenze e persone,non sia stato fatto,da parte del sindaco, un appello pubblico a tutte le forze politiche e alla società civile,nella sede opportuna,a sostegno di questo nuovo progetto di cui se ne sconoscono tuttora le linee guida programmatiche,gli obbiettivi,le strategie,i percorsi e le modalità da seguire affinché ciò possa realizzarsi.
Non si riesce a cogliere,vista l’ambizione di tale progetto,con quali criteri è stata fatta la scelta di intelligenze e personalità alcune delle quali completamente sconosciute sul piano politico:una donna in giunta è sempre ben accetta,ma quali i meriti e le competenze, visto che i collaboratori del sindaco,a suo dire sono di “riconosciuto valore professionale di carattere anche internazionale” come ebbe a vantarsi lo stesso.
Non si riesce a capire perché si ricompensi con assessorati dei candidati usciti sconfitti dalla competizione elettorale e politicamente inconciliabili tra loro.
In termini politici,questo nascituro Partito-Città sembra una operazione a perdere,tanto da indurre il gruppo consiliare Liberi,stampella di Cristaldi in consiglio comunale, a dissociarsi fortemente da una simile operazione,soprattutto per quanto riguarda la composizione assessoriale della nuova giunta,che li ha visti mortificati ed esclusi, pagando,a loro dire,la lealtà e il costante sostegno al sindaco a vantaggio di personaggi politicamente auto referenziati.
Non è una cosa da niente soprattutto in funzione della credibilità che può suscitare una simile operazione.
Più che un Partito-Città si ha l’impressione di essere di fronte ad un Partito di “Uomini soli”.


venerdì 12 ottobre 2012

L'entropia del PD.



E’ un PD allo sbando,in piena entropia di identità.La stessa confusione,lo stesso sbracamento,la mancanza di un chiaro e lineare progetto il partito lo rivela sia in campo nazionale sia in quello locale. A Mazara  il PD è al centro di una  squallida campagna acquisti di berlusconiana memoria.  In questo mercatino della politica si arraffa di tutto e a scatola chiusa,senza alcuna certificazione di garanzia. La mercanzia è oggetto di trattazione nelle segrete stanze e poi esposta al pubblico. E’ un indecente  spettacolo di una  politica che  nell’irridere se stessa,fa strame della sua identità,genera repulsione,mina alle fondamenta tutti i concetti basilari che stanno alla base della democrazia partecipata. A Mazara il PD si sta distinguendo per la  politica di cooptazione ad opera di singoli oligarchi che si comportano come  rigattieri di anticaglie che rovistano tra i vari mercatini delle pulci o negli stand di chincaglierie,raccattano ciarpame e cianfrusaglie e li propongono come preziosi oggetti da esporre nelle proprie collezioni.
Il PD  si dimostra così come un partito aperto,accoglie tutti,e nel farlo non ha bisogno di turarsi il naso:le sue cellule olfattive   si sono talmente atrofizzate da non distinguere il tanfo dall’olezzo.
Ieri  ha accolto Vito Torrente,assessore provinciale della giunta Turano in quota MPA. Oggi il consigliere comunale Matteo Bommarito,alla sua prima consiliatura  e già esperto  nel traghettare da un partito all’altro.
Erano i valori che mancavano al partito e che si cercava da tempo.
Nunc est bibendum .