Era tutto previsto.Non ci voleva molta fantasia a preconizzare un risultato gattopardiano. L’apparente successo del MPA in Siciliaa danno del PDL e dell’UDC di Cuffaro, invece di rafforzare il governo di Raffaele Lombardo alla Regione, lo indebolisce. Le contrapposizioni tra MPA E UDC si inaspriscono, così come restano apparentemente inconciliabili le lotte correntizie all’interno del PDL tra Miccichè e la cordata Alfano- Schifani., i quali non hanno ancora capito che il PDL non è più Forza Italia, e che bisogna incominciare a ridisegnare la strategia politicaal governo della regione. Esce apparentemente rafforzatoLombardo, ma non raggiungendo la fatidica soglia del 4% tale successo appareuna magra consolazione. Il risultato delle europee segna un possibile sviluppo politico che certamente influenzerà il dibattito sugli equilibri del futuro assetto politico siciliano. In caso contrario, il confronto/scontro tra l'Mpa e l'Udc da una parte e tra Miccichè e Alfano all’interno del PDL rischia di fare affondare definitivamente la Sicilia..
C’era una volta una Contea. Essa era governata da un aristocratico barbuto, potente, straricco, stracolmo di proprietà, nobili palazzi e ricchi feudi sparpagliati nelle diverse contrade che ricadono sotto la Sua potestà, e da alcuni Baroni, scaltri, meno danarosi ma non meno potenti; tra costoro faceva spicco anche una nobile dama, bella, tenace ed agguerrita. Essi dominavano l’intera Contea dal Mare ai Monti ed erano vezzi a circondarsi di una corte eterogenea di servitori, valletti, palafrenieri, paggi, provenienti dai vari borghi ricadenti nella loro giurisdizione. I cortigiani erano pronti a gareggiare tra loro nel mostrare chi fosse più ossequioso, più deferente, più adulatore, più servile nei confronti del Padroni. Un viaggiatore errante che entrava attraverso la porta principale di uno di questi borghi,"una volta Inclito" poteva scorgere sopra l’arcata di essa una lapide con una scritta:
"Pammilus instituit liquide prope fluminis undam Mazariam nomen Mazarus ipse dedit"
Questo Borgo, che millantava sì illustre progenie, era governato da gente andante, priva di una salda identità, dominata dal gene della piaggerìa e della trasmutazione, persone dalle cento maschere e dai mille travestimenti, anch’essi compiacenti e sensibili alle altolocate lusinghe, alfieri nell’espoliare il borgo dai suoi beni per offrirli alla disponibilità delle maestà. Non erano da meno i borgatari, sempre festaioli e voraci onnivori dell’effimero, impavidi demolitori delle belle e nobili vestigia del borgo, rimembranze della sua antica magnificenza. Costoro si mostravano, per natura, indifferenti scopini della memorie provetti sarti nel tagliare i panni addosso al vicino, unico reo delle proprie disgrazie. Questi indigeni erano anche proclivi ad arruolarsi sotto le insegne altrui, non facendo capo, il Borgo, a Signori di nobile casato. L’unico Signorotto di borgata, noto per il suo acume e la sua sagacia nonché per la sua insofferenza alle Signorie costituite, era stato relegato, in attesa di mettere fine alla sua alterigia, alla potestà di un piccolo feudo sperduto della Contea; al messere, però, per tenerlo buono,veniva sempre concesso uno scranno nel Consiglio della Corona, tale da potere soddisfare ai suoi bisogni e ostentare la sua nobilitate. Il Borgo, per le sue bellezze paesaggistiche e per la minchioneria dei suoi abitanti, costituiva meta delle scorribande delle popolazioni delle vallate circostanti, che una volta entrati, spesso vi dimoravano definitivamente vi aprivano botteghe, locande e attività commerciali, e si arricchivano con il benestare dei locali. Nel Borgo, ma in tutta la Contea, per la verità, con una cadenza quasi biennale, aveva inizio una Giostra; strade e piazze venivano inghirlandate con stemmi e con vessilli e invase dagli squilli di trombe suonate dagli araldi. Per l’occasione, agli zelanti servitori era concesso, dai loro Signori, di essere innalzati al rango di Signorotti; era loro consentito, in via eccezionale, di indossare preziose cappe ed elmi con piume cromate da ostentare ostentare alla gleba, e permesso ,anche, di potersi circondare di armigeri arruolati per l’occasione. Tutto avveniva sotto gli sguardi compiaciuti, caritatevoli e magnanimi delle Signorie del Principe e dei Baroni, i quali non disdegnavano di farsi ritrarre in confidenza accanto ai loro fidi. I vincitori della disfida potevano avvalersi delle grazie delle loro maestà fino alla prossima tenzone e fregiarsi dell’alto titolo di Messaggeri del Borgo; acquistavano diritto di sedere sugli scranni del Consiglio della Contea o del Consiglio del Borgo, nell’attesa che venisse loro riconosciuta, per i servigi prestati, la potestà di un feudo o concesso il governo del Borgo. Nell’intervallo tra un Torneo e l’altro, i cavalieri riprendevano il loro ruolo di palafrenieri, di valletti e di paggi e il popolo continuava a festeggiare, ingozzarsi, brontolare, inveire, piagnucolare, e ad invecchiare con le proprie sventure . Il viaggiatore, che mesto attraversava la porta di uscita dal Borgo vi osservava una lapide e in essa una figura di donna che allatta una serpe al posto del pargolo che vi giace ai piedi e sotto una scritta:
"Matronae insiliens anguis quique ubera siccet…
Heu quam magna olim, tam modo facta nihil"
La Contea e il borgo appena descritti ci danno una rappresentazione immaginifica della nostra realtà. Le piazze e le strade, in questi giorni, sono piene zeppe di comitati elettorali imbandierati e tappezzati con decine di gigantografie dei candidati che concorrono per la conquista della poltrona di primo cittadino o di uno scranno al Consiglio Comunale.. La politica si sposta nei pub o negli happy hours, tra un drink, un lunch e uno snack. Ed è in questo paradossale clima festaiolo che avvengono le metamorfosi: nani che si mostrano giganti, medici che disquisiscono di economia globalizzata, farmacisti che si inventano pubblicisti con slogan non sense, rampolli di armatori che prospettano le loro soluzioni per far fronte alla crisi dei settori agricolo – ovino -caseario, edili che disegnano le strategie della futura sanità, imbianchini che si esercitano con colorite disquisizioni nel pennellare la sociologia dell’integrazione e del multiculturalismo interreligioso. Non manca, in questa amena fiera della vanità, il serio professionista che ha il gene della passione politica nel proprio genoma. Quello che più colpisce è l’obnulamento e l’incapacità della percezione reale degli eventi da parte dei candidati privi di blasone, ovvero l’assenza di una seria autoanalisi che li vede strumentalizzati e finalizzati alla raccolta del maggior numero di voti per i veri signori e padroni della politica. Una considerevole quantità di voti che l’elettorato mazarese non è stato mai capace di gestire adeguatamente per eleggere con dignità, una propria e autonoma rappresentanza politica. La città è diventata territorio di scontro in cui il ricorrere ai toni alti, spesso al di sopra delle righe, alla contumelia e all’offesa personale ha avuto il sopravvento sul dibattito civile, almeno da parte di qualche autorevole candidato. Una strana campagna elettorale, quella che sta per finire, che avrà indubbiamente un seguito nei palazzi della politica che conta; abbiamo assistito ad una battaglia campale disordinata, senza strategie di lunga prospettiva, e imperniata su tatticismi di maniera, con strane e impensabili alleanze tra personaggi apparentemente inconciliabili tra loro. Quanto accade dovrebbe costituire motivo di riflessione per le coscienze politiche più o meno illuminate e più o meno sensibili ai destini e ai bisogni di una città in perenne declino e dalla quale non si intravedono, ancora una volta, segnali di resipiscenza dei propri errori. La costruzione di una nuova classe politica passa, per forza di cose, attraverso il riconoscimento della propria condizione di sudditanza, e da questa consapevolezza deve conseguire una azione che abbia come fine l’affrancarsi da tale asservimento. Ancor di più a seguito della caduta delle ideologie. Tutte le energie della comunità, ancora una volta,non sono state orientate a progettare un nuovo modo di fare politica, con una particolare attenzione all’immagine e alla credibilità dei soggetti candidati, a prescindere dalla loro appartenenza. Se questa comunità non avrà quello scatto di orgoglio e di dignità tale da fare uscire dalle urne un segnale di svolta e di liberazione dal neocolonialismo politico, e non saprà dotarsi di una rappresentanza politica emancipata, autorevole e culturalmente adeguata ai suoi bisogni, essa continuerà ad essere mal gestita da una classe dirigente mediocre e dannosa che la relegherà irreversibilmente verso una condizione di paria della politica.
Nasce la compagnia aerea turistica “Ali Sgarbi”, il cui nome rimanda volutamente al critico d’arte e sindaco di Salemi (TP), Vittorio Sgarbi, “padre” dell’idea. La compagnia, costituita inizialmente da 4 ultraleggeri, colleghera’ la Val di Noto con la Val di Mazara. I presidi logistici saranno l’aviosuperfice di Ragusa e quella di Salemi. “Per quest’ultima - spiega Sgarbi - sono in corso delle trattative con Carlo Toto, ex patron di Air One, per realizzare un progetto di ampliamento”.La piccola compagnia aerea proporra’ un itinerario, rivolto a turisti facoltosi, che pernotteranno in due delle piu’ prestigiose strutture turistiche della Sicilia, l’Eremo di Giubiliana a Ragusa e l’Hotel Kempinsky Mazara del Vallo.“Con 1.500 euro - spiega Sgarbi che in questa impresa ha coinvolto gli imprenditori ragusani Baglieri e Mancini - si sorvoleranno Kamarina, Eraclea Minoa, la Valle dei Templi, Segesta e il Cretto di Burri. Il costo, oltre al volo, comprende tre pernottamenti nelle due strutture alberghiere”.Nel progetto e’ coinvolta anche la Provincia di Trapani. Sgarbi ha incontrato nei giorni scorsi l’assessore allo Sviluppo economico Nicola Lisma con il quale sono state definite iniziative per la pubblicizzazione di voli.“L’idea - dice Sgarbi - e’ nata, a dire il vero, alcuni mesi fa quando io per primo, volando con un ultraleggero da Ragusa a Salemi, ho compreso l’importanza di un tale progetto. Adesso ho trovato amici imprenditori in grado di farne un’iniziativa imprenditoriale oltre che una occasione di promozione della Sicilia. Spero adesso che vi aderiscano gli imprenditori salemitani che gestiscono attualmente l’avio superficie”.
Quando Massimo Russo ha proposto alla sua candidata sindaco Vinnuccia di Giovanni di includere nella squadra degli assessori designati il suo amico ex calciatore Fabio Rustico, certo non si aspettava che nella città di Donizzetti il dibattito politico si facesse più acceso, non fosse altro perché l’ex magistrato ignorava (? ) che Rustico era candidato anche al consiglio comunale di Bergamo in una lista civica .Il quotidiano on line“Bergamo news” riporta le accuse che i suoi avversari politici gli rimproverano:” Questo vuol dire tenere il piede in due scarpe e disorientare gli elettori che l’hanno appoggiato in questi anni. La coerenza e la fedeltà del proprio elettorato è un valore che non si può tradire” “Devo ancora approfondire al meglio le regole per le amministrative che sono in vigore in Sicilia - dice Rustico -. La verità è che l’assessore regionale alla Sanità della Sicilia, il mio carissimo amico ed ex magistrato antimafia Massimo Russo (Movimento per le Autonomie), mi ha chiesto di sostenere un progetto che va oltre gli schemi destra e sinistra e che infatti a Mazara si concretizza in un’alleanza anche tra il Pd e lo stesso Mpa. Ma dico con forza che non ho mai dato alcuna disponibilità per eventuali assessorati, nè orale nè tantomeno scritta. Se poi vi siano state leggerezze nell’indicazione del programma e del candidato sindaco di Mazara questo non lo so, di sicuro dovrò chiarire. Mi dicono che voglio tenere il piede in due scarpe. Non è possibile. Ho rinunciato al mio lavoro per dedicarmi alla città di Bergamo e i cittadini bergamaschi vedono con che passione ed entusiasmo sto facendo campagna elettorale. Sono accuse ingrate”.Queste dichiarazioni sono state fatte da Fabio Rustico allo stesso giornale il 15 Maggio 2008, ovvero due giorni dopo la presentazione delle liste e degli assessori designati da Vinnuccia Di Giovanni. Si evince che all’atto della presentazione delle liste, Fabio Rustico non aveva ancora accettato. Se Rustico dovesse essere eletto a Bergamo, rinuncerebbe all’impegno politico di consigliere comunale nella sua città per venire a fare l’assessore a Mazara?
Qualcuno dovrà anche dare spiegazione agli elettori mazaresi. Vuole incominciare la candidata Di Giovanni e l’assessore designato Rustico?
Particolare di Piazza della Repubblica a Mazara del Vallo.
Si tratta di: A) centopiedi B) Barbecue fotovoltaico per le grigliate in piazza C) Scaldaglutei D) Lettino per far dormire i funzionari della soprintendenza per la tutela dei Beni artisti e storici.
Molte sono le motivazioni che portano, questa volta, ad andare a votare, e nessuna di esse è ideologica Chi scrive, avendo accumulato esperienza e conoscenza, presume di appartenere a quella categoria di persone disincantate, parzialmente immuni da pulsioni ideologiche, conoscitori della realtà politica, culturale e socio economica locale. La nostra generazione non è esente da colpe: tra queste vi è quella di avere abdicato troppo presto alla politica, quella piccola, locale, che nella sua limitatezza rappresenta gran parte del cosmo esistenziale di ciascuno di noi. La riflessione si fa ancora più amara se si considera che tale generazione è stata testimone e attore dei grandi cambiamenti epocali rispetto alle generazioni precedenti o alle più giovani attuali; essa è stata, la più felice, quella che si è inserita agevolmente nel mercato del lavoro, risultando la meno esposta alle incertezze della globalizzazione. Una condizione di privilegio che forse ci ha reso distanti, elitari rispetto all’odierna omologazione dei comportamenti e della cultura. Ci siamo tanto rinchiusi nel guscio della nostra condizione di assoluta agiatezza e ci siamo talmente estraniati dalla vita politica attiva da non accorgerci di avere abdicato ai nostri doveri fondamentali. Così facendo, abbiamo delegato al governo della città politici privi di progettualità e di fantasia, inadeguati e impreparati ad affrontare problematiche serie e di grande prospettiva, i quali hanno sacrificato e sostituito l’armonia con la dissonanza, la volgarità con la discrezione, la diligenza con la mediocrità, la cultura con l’oscurità. Tutt’ora assistiamo indifferenti e rassegnati al procedere della nostra società verso l’omologazione, fenomeno che riguarda molti livelli dell’esistenza, dai consumi di massa alla cultura di massa, senza preoccuparci delle condizioni di graduale perdita di identità e di valori che lentamente la nostra società stava dissipando. Occorre: riacquistare la dignità e il senso dell’orgoglio smarrito se si vuole recuperare ciò che ancora non è irrimediabilmente perduto; riconquistare quell’autonomia politica che da troppo tempo è stata carpita; risvegliare le energie sopite; stimolare e far sognare le giovani generazioni attraverso idee e progetti ambiziosi. Solo le menti aride non sognano, ma è con i sogni che si dà un senso al futuro. Ad analizzare uno per uno i candidati alla carica di primo cittadino, fatta eccezione di uno solo, si scopre un vuoto culturale enorme. Progetti improvvisati ed estemporanei, privi di studi di fattibilità, non strutturati, non ancorati ai reali bisogni della collettività. Un insieme caotico di proposte fumose, appiattite nella genericità più disarmante, contraddittorie tra le loro premesse e le loro finalità. La scelta non può più essere ideologica, ma autenticamente culturale. Siamo chiamati a scegliere tra la cultura che dà speranza e l’incultura che sviluppa disastri, tra l’originalità e la piattezza, tra le proposte indeterminate e quelle circostanziate. Occorre che ciascuno di noi ritrovi il coraggio di liberarsi dai condizionamenti incancreniti e dai retaggi vetero -ideologici; occorre riscoprire la capacità di indipendenza di giudizio derivante dalla propria onestà intellettuale. E’ in ragione di tale analisi che ritengo l’On. Nicola Cristaldiun candidato autonomo e autenticamente“originale”: originalità che non deve essere concepita come una stramberia, amore estetizzante per se stesso, ma come capacità di dare inizio, origine ad un progetto, ad un rinnovamento che produce vita nuova e combatte la passiva e ignorante ripetitività quotidiana.
Non è usuale postare un articolo scritto in risposta ai commenti. La regola da seguire è quella della moderazione. L’eccezione è dovuta ad una frase che Francesca Petruccelli ha scritto inun suo commento e che costituisce il titolo della presente riflessione. La città è Mazara, non intesa come “inclita Urbs” ma in senso socio antropologico, in cui i cittadini vivono di ricordi, sognano il passato , non si accorgono del trascorrere del tempo e del sopraggiungere degli eventi. E’ questo il vero problema, cara Francesca. Chi è che immobilizza la Città non sono gli intellettuali nostrani, come tu li definisci. Al contrario. Essi amano la città, conoscono la storia di ogni suo angolo. di ogni sua pietra, di ogni sua viuzza, di ogni suo vicolo, e soffrono nel vederla avviata lungo un declivio. Non faccio nomi, ma qualcuno è ben noto a Francesca; nei loro confronti nutro una profonda stima. Semmai è il contrario. Questa città, nel corso del suo sviluppo economico, non ha conosciuto fasi di transizione, soltanto repentini cambiamenti di status economici finalizzati alla trasformazione del profitto in beni futili, la villa al mare, la seconda casa ai figli, la macchina di grossa cilindrata, il fuoristrada, la cementificazione incontrollata, l’acquisto in via dei Condotti, a Roma, di abiti griffati, tutto all’insegna del “ carpe diem”.Nessun progetto, nessun investimento che portasse occupazione e sviluppo. Una classe armatoriale in gran parte responsabile dell’impoverimento ittico del Mediterraneo attraverso la continua costruzione, attingendo ai fondi pubblici, di pescherecci d’altura di grande stazza inadeguati ad un mare che al contrario diventa sempre meno pescoso. Una evasione fiscale della quale se ne sconoscono le proporzioni, una produzione ittica di cui non esistono certificazioni,( non per niente è il più grande centro peschereccio del Mediterraneo privo di un mercato ittico).Una città dove pastori e vaccari sono diventati titolari di imprese edili, dove imbianchini sono diventati imprenditori o consociati a interessi legati alla sanità, dove infermieri con lo stipendio di 1000 Euro al mese girano in mercedes, dove ex impiegati di concetto sono diventati imprenditori miliardari, albergatori, palazzinari, tutto nella piena legittimità: Una città che è stata e continua ad essere, la campagna elettorale in corso lo conferma, meta di scorrerie politiche, di neocolonialismo clientelare, di assistenzialismo, responsabile principale dell’arresto delle dinamiche produttive, della diseducazione delle menti all’esercizio della fantasia, delle abilità, della creatività .Altro che città immobilizzata nel ricordo della storia. Paradigmatico a tale proposito il controllo della politica da parte di personaggi privi di cultura, i quali hanno sacrificato e sostituito l’estetica con la bruttura, la diligenza con la mediocrità, la competenza con l’ignoranza. Francesca accusa implicitamente gli intellettuali di stare a guardare, di trincerarsi in silenzio nel guscio del proprio snobismo culturale autoimmunizzante e che li fa sentire in una condizione di estraneità e di isolamento a casa propria, allo stesso livello di una casta di paria. E’ forse alla cultura che bisogna addebitare la smodatezza dei comportamenti, la disattenzione alle regole, la omologazione dei costumi, l’appiattimento del pensiero creativo, oppure ai modelli sociali imposti dalla mass- medializzazione che la politica, attraverso menti illuminate, dovrebbe correggere? Come correggere simili distorsioni? Non certo facendo venire da fuori persone aliene alla città o che di essa hanno una conoscenza parziale, seppure pregni di affetto e amore per la terra dei loro genitori. Non sono le idee che mancano ma la volontà di affrontare, capire e risolvere i problemi. Cosa possono fare gli intellettuali? Certamente non starsene da parte ma partecipare al dibattito; per far ciò devono avere il coraggio di liberarsi dai tentacoli del pregiudizio ideologico. In questo momento il loro silenzio è assordante. A Luciana mi limito a dire che quelle persone a noi tanto care, non solo nel ricordo, non tollererebbero una mancanza di posizione netta e sincera da parte nostra. Essendo da tempo disincantato dalle ideologie, non posso non fare una scelta, l’unica possibile al momento per questa città .
L’on. Cristaldi chiede all’On. Gianfranco Miccichè e all’assessore Massimo Russo un confronto diretto sul progetto politico che li vede come i veri registi della politica mazarese. Lo stesso Cristaldi, per rispetto personale verso i candidati avversari, ma soprattutto per rispetto verso tutta la comunità mazarese, invita i veri responsabili che hanno trasformato Mazara in un teatrino di opera di pupi, ad uscire allo scoperto, ad avere il coraggio e l’onestà politica di confrontarsi con il candidato ufficiale del PDL, ad armi pari. Un confronto tra Cristaldi e i comprimari messi in scena da Miccichè e Russo sarebbe in se stesso impari, non essendo questi ultimi nelle condizioni di potere sostenere un dibattito politico di alto livello. Il dialogo, per essere tale , deve essere paritario. Se uno solo sa parlare, conosce la parola meglio degli altri, la vittoria non andrà all’argomento, al logos migliore, ma alla persona più abile con le parole. Solo accettando un confronto politico tra i veri protagonisti della scena politica, si permetterebbe alla cittadinanza di essere messa a conoscenza di questioni che rimangono molto oscure e che necessitano di avere risposte chiare sui percorsi politici intrapresi, sulle ambiguità di determinate alleanze con personaggi chiacchierati della politica e su una campagna di delegittimazione, condotta con livore, nei confronti dell’on. Cristaldi. La democrazia impone il confronto attraverso il quale si potranno conoscere le vere motivazioni che hanno portato Miccichè e Russo a giocare, sulla pelle dei mazaresi, una partita che niente ha a che vedere con i problemi della Città. Rifiutarlo significa continuare a prendere in giro tutti i cittadini.
Se non si rischiasse di essere irrispettosi verso una delle arti della nostra cultura popolare più amata, non esiteremmo a definire quel che sta avvenendo nella politica mazarese: “ Un’Opera dei Pupi”. C’è un limite nella politica che tutti devono rispettare, superato il quale si sprofonda nella sfera dell’indecenza: offendere una comunità nella sua dignità e ferirla nel proprio orgoglio. Nessuno ha il diritto di dileggiare una città e considerarla indegna di percorrere autonomamente, con le proprie energie, la strada dell’auto determinazione e della democrazia; tantomeno si ha il diritto di disistimare una comunità ponendola allo stesso livello di persone incapaci e bisognose di essere accudite. Mazara sarà per l’assessore Massimo Russo “ una piccolissima città di provincia”, ma non può essere relegata, secondo il suo “ innovativo progetto” a pensionato ricreativo per ex generali e ex calciatori. Se l’ex magistrato e la sua candidata sindachessa hanno scarsa stima delle qualità amministrative, etiche e politiche dei loro concittadini, se li ritengono incapaci e inidonei a portare avanti il loro progetto, lo dicano apertamente; spieghino le motivazioni che li hanno portato a fare tali scelte, e soprattutto dicano chiaramente quali qualità e quali esempi di buona amministrazione, rettitudine morale, professionalità, esperienza, capacità politiche,conoscenza della cultura e delle tradizioni della realtà locale, radicamento nel territorio, amore per questa città hanno riscontrato in questi ex generali ed ex calciatori chiamati a governare il destino di una intera comunità e tracciare il futuro delle giovani generazioni. L’assessore Massimo Russo dica in modo chiaro, senza giri di parole né metafore né iperbole , se in questa città esistono persone, giovani o mature, dotate di qualità quanto meno non inferiori a quelle che Lui e la sua candidata a sindaco hanno individuato in questi personaggi alieni .Se la politica ha anche una finalità educativa , questo non è un bel modo di educare e valorizzare le energie, le intelligenze, le professionalità del luogo. Questa piece teatrale rappresenta il colpo di coda di un progetto improvvisato, vuoto, evanescente, il cui esito sarà il definitivo disamore della gente verso la politica. Non meno colpevole può ritenersi l’altro candidato, on Scilla, se in dispregio ad ogni forma di trasparenza e chiarezza politica indica nella sua squadra assessoriale ben due candidati improbabili, ovvero l’on. Adamo e l’on Miccichè, quest’ultimo risulta essere designato nella rosa degli assessori anche dal candidato sindaco di Termini Imerese, Buffarato, area PD. L’on. Scilla avrebbe fatto bene, per correttezza e per rispetto verso la sua città, a non coinvolgerla in meschini e piccoli giochi di potere per il controllo di un partito: Mazara e i mazaresi non meritano simili dispetti.
Non so se quella che ci aspetta nei prossimi giorni sarà una strana campagna elettorale, essendo chiamati ad esprimerci per l’elezionedel sindaco e il rinnovo del consiglio comunale di Mazara. Di certo, le premesseci sono tutte, a cominciare dalle strane alleanze , forse sarebbe meglio definirle cordate, che si sono create in barba ad ogni logica politica. Se la politica ha ancora un senso, esso rimane arcano per l’incapacità degli attori di spiegarne in maniera chiara e intellegibile gli intrecci e le finalità. In mancanza del senso della politica, essa si fa teatro in cui lecomparse si improvvisano attori, registi, tecnici, fonici, costumisti, scenografi, suggeritori e direttori di scena. Un bel casino, insomma. I politici di professione dovrebbero tenere alto il livello della politica, e in quanto tali, dovrebbero dare un ruolo e uno spessore ai partiti; al contrario, essiformanoe si alleano con liste civiche la cui finalità è quella di essere alternativi ai partiti nei quali svolgono il loro mandato politico. E’ il caso del neodeputato regionale del PDL, on. Scilla, il quale, ammaliato etravolto dalla sarabanda di apprezzamenti adulatori nei suoi confronti da parte dell’on. Giulia Adamo, della gens di Lilibeo, si lascia candidare a sindaco della propria città contro colui al quale deve le sue fortune politiche, ma non solo. Quest’ultima , fedele alla corrente dell’on Miccichè,potente satraposiciliano del PDL, ha il vezzo di sabotare nella provincia di appartenenza qualsiasi candidatura ufficiale del partito alla quale la stessa fa parte, soprattutto se il candidatoda contrastare appartiene alla corrente avversaria, ovvero quella delpresidente del senato sen. Schifani e del guardasigillion. Alfano.La diva Giulia è esperta sabotatrice di candidature politiche, il suo curriculum e le sue credenziali sono di tutto rispetto. La sua acribia nell’ordire trame e complotti la pongono saldamente nella hit parade dei sabotatori più efficienti della politica siciliota. Memorabile la sua azione devastatrice nelle precedenti elezioni amministrative, sempre a Mazara, in cui riuscì a compiere il miracolo di far perdere il candidato, dato per vincente, della coalizione alla quale lei stessa apparteneva. Questa volta ci riprova con il candidato ufficiale del PDL, On. Cristaldi, mazarese doc, il cui unico difetto, per la diva Giulia, è quello di non averla mai tenuta in grande considerazione politica, e si sa come sono fatte le donne. Non c’è niente di più pericoloso che far pesare ad una donna la sua pochezza politica. Una donna ferita nell’orgoglio è capace di allearsi anche con il diavolo se necessario. Il diavolo in questione è rappresentato dalla più qualunquista e antipartitica lista civica del territorio, la lista Ulisse. Così i due deputati del Popolo della libertà, l’on Adamo e l’on. Scilla tramano perché il candidato del PDL,on. Cristaldi, esca sconfitto assieme al partito di appartenenza. Più che paradosso siamo alla follìa.
Dalla follìa alla schizofrenia il passo è breve. Questa volta siamo all’annichilimento della politica, e contro ogni legge di natura si cerca di far coesistere, in senso metaforico, materia e antimateria,pellirosse e cacciatori di bisonti, giubbe rosse e trappers. Succede che un magistrato di quelli duri che più duri non si può, convertito sulla via dell’Autonomia Trinacriota , riceve l’ordine di recarsi nella sua città natale e cercare di raccogliere il maggior numero di consensia favore del partito del suo referente, al fine di gettare le fondamenta per un controllo politico di un territorio privo di una vera signorìa. L’obiettivo è duplice: accaparrarsi il maggior numero di voti, indispensabili per superare lo sbarramento del 4% alle elezioni europee; impedire che ad essere eletto sindaco sia ildeputato del PDL on. Cristaldi. Per ottenere il suo scopo, il duro magistrato non disdegna alleanze chiacchierate sotto il profilo politico, e inopportune , secondo i suoi critici, sotto l’aspetto della coerenza, non essendosi del tutto spogliato dalla sua duplice veste di ex magistrato e neofita della politica. Avviene che partiti alleati sul piano nazionale, regionale e provinciale, si trovino avversari su una competizione locale che si rivela frastornante sotto l’aspetto della correttezza e della trasparenzapolitica. L’azione dell’ex magistrato è talmente sconquassante da scardinare facilmente i precari equilibri della politica locale, gestita da personaggi pronti a farsi del male da soli. Affinché il progetto abbia una probabilità di successo, l’integerrimo assessore regionalesi allea, con aria candida e serafica, con il monarca dell’UDC provinciale dal cui assenso dipende la riuscita del progetto. Il nostro, riesce anche a far ritirare la candidatura del PD, Avv. Truglio, attorno alla quale l’amministrazione uscente aveva lavorato e costruito tutte le sue strategie di vittoria ( rimangono tuttora oscuri e poco decifrabili i punti dei vari compromessi politici stipulati). L’ex magistrato realizza una atipica coalizioneformata da MPA, (partito alleatoin campo regionale al PDL e UDC) e dalla corrente giammarinariana dell’UDC ( partito che esprime il presidente della provincia il quale è sostenuto dal PDL e MPA)e dal PD ( partito di opposizioneal PDL, MPA, UDC). Ancora più inspiegabile appare la scelta della candidata a sindaco, Vinnuccia Di Giovanni, molto vicina a Giammarinaro, le cui capacità e competenze politichesono ancora tutte da scoprire, la quale viene imposta dall’assessore Russo alla sua frantumata coalizione. Sorprende, a tal proposito l’assordante silenzio dell’On. Baldo Gucciardi, PD, il quale poco tempo faera stato promotore di una violenta censura politica nei confronti di alcuni consiglieri alcamesi che avevano avuto dei contatti con il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi. In quell’occasione il coraggioso On. Gucciardi ebbe a manifestare tutta la sua critica nei confronti del progetto politico di Giammarinaro a Salemi: “Il PD, per scelta degli elettori, rimarrà opposizione chiara e netta, per un ineludibile dovere etico e politico che attiene alle regole più elementari della democrazia. Il PD è incompatibile ed alternativo a Giammarinaro ed alla sua parte politica”. Per Mazara, l’on. Gucciardi e il sen. Papanìa non hanno niente da ridire? Se la politica ha un senso, come interpretare le parole: “Siamo pentiti di avere candidato Raffaele Lombardo alla presidenza della Regione Siciliana. Mai mi ero pentito di una scelta politica come quella di sostenere Lombardo”, ha dettoil segretarioregionale dell’UDC Saverio Romano, criticando “l’azione disgregante che il presidente della Regione ha condotto finora nei confronti, ad esempio, dell’azione dei nostri due assessori e di altri componenti della sua Giunta”. Alla luce di quanto sopra, come giustificail segretario dell’UDC Saverio Romano, lo strano intreccio tra una parte del suo partito con il PD, partito di opposizione e l’odiato MPA di Lombardo e Russo, contro il PDL, suo fedele alleatoin Sicilia e a Trapani ?
Se la politica ha un senso, bene ha fatto il candidato del PDL a restare coerente con quelle che sono gli indirizzi nazionali e regionali, scegliendo di andare da solo, con il suo partito, alle elezioni amministrative, supportato da una frangia coerente dell’UDC, in piena trasparenza e senza intrecci poco chiari. Se la politica ha un senso, bene ha fatto anche l’altro candidato sindaco il geologo Giuseppe Marino, con la sola lista dell’I.d.V sostenuta da alcuni dissidenti del PD. In caso contrariosono i partiti a non avere senso. In questo caso ci avviamo verso la morte della politica e della stessa democrazia.
Francamente ci si aspettava di più. Il battesimo televisivo della neo nominata candidata sindaco di Mazara, Dott.ssa VinnucciaDi Giovanni, non solo ha lasciato perplessi, ma addiritturaha sconsolato coloro che, persino tra i suoi fan, si aspettavanodalla pupilla dell’ass. Russo elementi di novità originali in termini politici eprogettuali. Una grande delusione per i curiosi, una conferma per chi non aveva fatto mancare critiche sulla scelta della persona imposta dall’ex magistrato. Le fanfare e le grida di giubilo che hanno accompagnato ladiscesa in campo dell’assessore Russo, nella politica della” suapiccolissima città”, vanno affievolendosi viavia che lo stesso presentai punti cardini del suo progetto. In verità nessuno ha ancora capito il progetto, il programma, le motivazioni politiche né le buone intenzioni di questa anomala ed estemporanea coalizione.Ancora più sconosciute rimangono le qualità di competenza,di esperienza politica, di professionalità e di capacità progettualecertificate, a scatola chiusa, dall’assessore alla sanità nei riguardi della sua candidata. Sembra che l’ex magistrato stia per giocare, sul tavolo da poker, unamano a buio, searriva addirittura ad affermare che “sul progetto e sulla candidata è pronto a rimetterci la faccia”.La candidatadell’ex P.M è apparsa impacciata, incapace di esprimere con compiutezza e con chiarezza concetti elementari di programmazione e ragionamenti politici. Molto scarno, incerto,vuoto e generico il suo linguaggio. In difficoltà nel dare risposte alle domande semplici dell’intervistatore, ha dovuto cedere quasi sempre la parola al suo mentore, apparso anch’egli fumoso nell’illustrare il suo progetto politico, impacciato e infastidito allorquandogli si è fatto notare l’incomprensibile e strana alleanza con la potente corrente giammarinariana.L’assessore Russo è sembrato arrampicarsi sugli specchi nel descrivere le capacità della sua pupilla, nel richiamarsi, questo si cheèdisarmante, alle sue qualità di buona madre di famiglia, alle di lei capacità dimostrate nel gestire la farmacia dell’ospedale, ai ricordi della brava e affettuosa compagna di classe. Si è trovato più a sua agio, l’assessore, a parlare di febbre suina e di riforma sanitaria. Ma non si può impostare un dibattito politicosu questi temi. L’uso delle parole è essenziale in politica, chi non ne fa un buon uso o un uso limitato interrompe il filo di comunicazione con la gente. Le parole rappresentano il mezzo che permette il dialogo tra le persone; è attraverso di esse che vengono mandati messaggi che possono essere recepitio respinti. Delle parole non se ne può fare a meno e pertanto il loro uso deve essere oggetto di particolare attenzione e cura:per numero e qualità. Il numero delle parole conosciutedai candidati ne identificano l’immagine, le capacità, le idee: più sono le parole che essi conoscono maggiore è la loro capacità di dialogo politico; da esse dipende anche l’assegnazione degli incarichi di responsabilità nel governo della cosa pubblica. Meno parole si conoscono, meno idee si hanno, minori sono le capacità di cogliere i bisogni e le possibilità di dare loro una soluzione. Il secondo aspetto è la qualità della parola. Le parole non devono essere ingannatrici, evanescenti, fumose, generiche, esse devono essere dirette, precise, chiare, univoche, prive di emozioni. Bisogna lasciar parlare le cose , quello che si intende fare, attraverso le parole. Esse devono rispettare il concetto, non lo devono corrompere, tanto da far sentire tuttora attuale l’ammonimento di Socrate:”Sappi che il parlare impreciso non è soltanto sconveniente in se stesso ma nuoce anche allo spirito” (Fedone). Ha molto da studiaree da imparare la candidata sindaco insieme a qualche suo candidato avversario, ma il tempo scorre implacabile.
Non so che concetto della politica abbia l’assessore regionale alla sanità Massimo Russo, non vorrei sbagliarmi, ma credo che Egli intenda la politica, quella con la P maiuscola, come un nobile servizio a favore della comunità. Sono dell’opinione che tutti si devono interessare di politica, ma l’onere di guidare la città, di capire, farsi carico e cercare di risolvere i problemi di una comunità, tanto più numerosa e articolata essa si presenta tanto più complessi questi si rivelano, debba essere esercitato da coloro ai quali sono riconosciute, senza ombra di dubbio, qualità, capacità, competenze ed esperienze politiche, senza alcun pregiudizio sul genere di persona. A ragione, occorre serietà, rigore e ponderatezza nella scelta dei candidati, soprattutto in questa città, luogo in cui il disamore per la politica sembra avere contagiato la collettività, anche a causa di eventi recenti che ne hanno ulteriormente ferito l’immagine. Non sono da se sufficienti l’irreprensibilità morale e un livello culturale medio alto o cattedratico della persona, se ad essa vengono a mancare quei requisiti senza i quali non si può essere buoni amministratori: sapere conoscere la macchina burocratica, sapere orientarsi nella politica, e soprattutto quello di avere consapevolezza delle proprie capacità politiche senza le quali si rischia di creare disastri. In assenza di questi canoni elementari ma non comuni, la politica rischia di somigliare a un gioco di società o da club service; ed esercitarla non è come giocare a Monopoli, costruire alberghi in viale Colombo o acquistare case in Largo della Vittoria. La storia politica mazarese degli ultimi dieci anni, a partire da quel famoso Luglio 1999 quando fu eletto sindaco della città un giovane ricercatore universitario, assolutamente privo di quelle qualità richieste, avrebbe dovuto insegnare qualcosa, quantomeno la cautela nelle scelte. Alla luce delle ultime iniziative dell’ass. Russo, devo ritenere che l’ex magistrato ha un concetto molto riduttivo della politica. Quando l’on. Vincenzino Culicchia propose un nuovo progetto politico incardinato proprio sul dott. Massimo Russo come candidato a sindaco di Mazara, fu lo stesso magistrato a far cadere quella proposta non ritenendo di doversi impegnare in prima persona alla guida della sua città, considerandosi un tecnico momentaneamente prestato alla politica. Adesso lo stesso Russo inventa un progetto politico designando, bontà sua, una figura femminile, alla quale, con tutto il rispetto umano e professionale della candidata, non vengono unanimemente riconosciuti quei prerequisiti indicati dallo stesso assessore. Qualità assenti anche all’altro designato vice sindaco. Non vi è antinomia con le premesse di cui sopra? Inoltre, non vi sarebbe antinomia nel raggiungere compromessi e accordi politici con frange di partito legate a personaggi politici potenti e determinanti, senza i quali, non sarebbe neanche ipotizzabile la realizzazione del progetto? La gente comune ha difficoltà sia a comprendere sia ad accettare simili incongruenze, non fosse altro per la stima che essa ripone nella persona dell’attuale responsabile della sanità siciliana. Anche queste non sono domande da poco. Non so che idea abbia il dott. Massimo Russo della sua Città e dei suoi concittadini se arriva a definire Mazara “ una piccola città”, e il dibattito politico che avviene all’interno dei partiti attorno al suo progetto come“ chiacchiere da cortile”. Queste esternazioni mostrano una certa spocchioseria e alterigia che male si addicono a un neofita della politica. Per non uscire dalle chiacchiere da cortile rimane alquanto inspiegabile l’accodamento entusiastico dell’attuale maggioranza uscente al progetto dell’assessore regionale, quando quest’ultima, da anni, aveva preparato in modo scientifico il cambio di cavallo alla guida della città con l’attuale amministratore unico dell’ATO, tanto da essere pronta a schierare le proprie truppe a scendere in campo. Quale contropartita in cambio di questa conversione politicamente inspiegabile ? Come definire una simile ipotesi? ”Un voto basato sul do ut des, per quanto giustificabile politicamente, è espressione di morale bassa e volgare” ebbe a scrivere Tocqueville. Il progetto Russo, basato principalmente sulla legalità e trasparenza, ( parole vuote in se stesse, a meno chel’assessore non sia convinto del contrario riguardo i progetti degli altri candidati), significa anche contestare implicitamente l’assenza di tali principi alle amministrazioni politiche precedenti, compresa quella uscente, con la quale si va a stipulare una alleanza. Anche questa è una antinomia. Per questi motivi faccio fatica a capire questo nuovo progetto politico dell’ ex Pubblico .Ministero.
Battesimo politico della neo candidata a sindaco di Mazara Dott.ssa Vinnuccia Di Giovanni accompagnata dai suoi padrini politici, Massimo Russo, Pino Giammarinaro, Vincenzino Culicchia, Vito Torrente, Giovanni Palermo.