Cartesio
sabato 13 marzo 2010
Una presidenza imbarazzante
mercoledì 3 marzo 2010
Pompeo e l’apoftegma dell’imbecille
Apoftegma o Apotegma: la parola, assume il significato di "detto", "sentenza", "massima" e si usa per una frase o sentenza di tipo aforistico che reca in estrema sintesi una verità profonda ed al contempo stringente. L'apoftegma è certo una sentenza; enunciata dal protagonista "in risposta" ad un altrui discorso. (Wikipedia)
Sull’ arcinota querelle intorno all’eliminazione o meno del tratto ferroviario che attraversa il centro di Mazara, il sindaco Cristaldi ebbe ad affermare che coloro che si oppongono al suo progetto trovavano i finanziamenti necessari a risolvere i problemi dei passaggi a livello di Mazara, Lui era pronto a cambiare idea, perché: “ solo gli imbecilli non cambiano idea.”
Nel successivo intervento, il sindaco di Castelvetrano, noto per la sua assoluta avversione al progetto Cristaldi ebbe a rispondere: “ Ha detto una cosa interessante il sindaco Cristaldi: Solo gli imbecilli non cambiano idea. Io mi auguro che Lui non sia imbecille e che possa cambiare idea”.
Poiché chi deve cambiare idea è Cristaldi e non Pompeo i Castelvetranesi adesso sanno che hanno per sindaco uno che non cambierà idea.
domenica 28 febbraio 2010
Passaggi a livello: la trincea è soluzione?
Sembra un gioco ad eliminazione: posto un problema si individuano le diverse soluzioni, si fa la verifica. Alcune soluzioni sono immaginarie, altre reali; tra queste ultime alcune impossibili altre possibili. Tra le soluzioni possibili alcune possono essere impraticabili. Via via che si procede nella loro discussione, le soluzioni accettabili diventano sempre meno. Il come risolvere il problema dei passaggi a livello del centro di Mazara sembra alla fine dare due soluzioni reali: a) l’interramento dei binari; b) la loro eliminazione. Per quanto riguarda la prima ipotesi, essa può avvenire attraverso l’escavazione di: 1) una trincea a cielo aperto abbassando il livello dell’attuale piano ferroviario di
Quella progettata per Mazara qualche decina di anni fa è ibrida, per buona parte aperta, e per il solo tratto urbano, coperta. Tale progetto è stato anche portato alla conoscenza dell’amministrazione provinciale presieduta dal Sen. D’Alì su richiesta della stessa. Ma il silenzio è calato attorno al progetto. Con essa si eliminerebbero tutti i passaggi a livello centrali, Via Castelvetrano, Piazza Matteotti, Piazza Madonna del Paradiso, Via Roma: si avrebbe una trincea coperta di
giovedì 18 febbraio 2010
Sottopassi a Mazara? Soluzione impossibile.
I sottopassi non sono una soluzione possibile per eliminare i passaggi a livello. Per essere realizzati hanno bisogna di una vasta area a disposizione. Ecco perchè a Mazara la soluzione è impraticabile. Mi auguro che da questo filmato possa avere inizio una discussione seria su come liberare la città dal cappio dei passaggi a livello lasciando da parte pregiudizi o amenità del genere. Se si vogliono eliminare i passaggi a livello bisogna rinunciare a qualche cosa. Il non farlo significa lasciare le cose inalterate per sempre.
mercoledì 17 febbraio 2010
Mazara strozzata dai passaggi a livello.
venerdì 5 febbraio 2010
Consagra e il progetto della facciata

Le ambiguità di fondo, le arretratezze culturali, le ottusità burocratiche della soprintendenza ai BB.CC. l’assenza di una vera politica culturale da parte delle amministrazioni comunali,che avrebbero dovuto difendere politicamente l’opera del grande artista mazarese, hanno fatto perdere a Mazara una occasione storica. Perché questa pervicace ostilità all'introduzione dell’arte contemporanea nel tessuto storico quando è evidente che la grande architettura del passato si è nutrita di interventi contemporanei (rinascimentali, barocchi, settecenteschi)? Perché l'inserimento dell’opera di Consagra dovrebbe essere, dunque, meno legittimo del palazzaccio attuale o del campanile inserito postumo nel corpo della cattedrale? “ In Sicilia non importa far male o far bene;il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di “ fare” . diceva don Fabrizio Salina a Aimone Chavalley nel “Gattopardo”. Che avesse ragione?
domenica 31 gennaio 2010
I fanghi della Bertolino
A Mazara si ritorna a parlare della vicenda Bertolino e della pericolosità che i fanghi dell’azienda costituiscono per la salute e l’incolumità della collettività. Puntualmente rinascono movimenti spontanei ambientalisti e assembramenti studenteschi di ogni ordine e grado. Vengono organizzati cortei variopinti che coinvolgono tutte le scuole, dalle elementari ai licei e anche una rappresentanza di anziani pensionati. Il lungo corteo si snoda festosamente per le principali vie della città con alla testa inconsapevoli bambini che giocano con colorati palloncini e il viso coperto da mascherine anti smog; dietro seguono vistosi striscioni delle varie scuole partecipanti. Naturalmente non manca la benedizione di tutti gli schieramenti politici. L’argomento ultimo, quello dello stoccaggio dei fanghi trattati derivati dalla distillazione delle vinacce, per i quali è sorto, attraverso un tam tam sulla rete, il movimento “ Uniti per l’ambiente”, non sembra essere stato affrontato dai promotori della protesta con la dovuta serenità, scientificità, competenza e razionalità. Ancora una volta si è preferito creare allarmismi, strumentalizzare la piazza, portare avanti ipotesi prive di basi giuridiche e scientifiche. Lo scopo è quello di cavalcare, attraverso una informazione superficiale e rabberciata, l’emotività e l’ingenuità delle masse, soprattutto quelle giovanili, le più eccitabili e anche le più sensibili ai problemi ambientali e della salute. Qualcuno, inoltre, ha interesse ad innalzare il livello del chiasso per trarne qualche vantaggio politico, dimenticando il suo ruolo di rappresentanza politica che è quello di sedare gli impulsi più che attizzarli e di controllare che tutto si compia in conformità alle normative e nell’assoluto rispetto delle condizioni richieste dalla legge, che in materia ambientale sono molto rigide anche se complesse e talvolta ambigue. La questione dei fanghi, oggetto della contestazione è paradigmatica della strumentalizzazione della piazza senza mai affrontarli nel merito. Innanzitutto occorre chiedersi se questi fanghi costituiscono una fonte pericolosa per l’ambiente o per le persone, occorre, cioè, conoscere la loro capacità inquinante e la loro pericolosità per la salute. Ancora, è necessario sapere se essi sono classificati tra i rifiuti pericolosi, oppure, se opportunamente trattati, come richiesto dalla norma, essi possono essere impiegati nel campo dell’agricoltura, come ammendanti o in associazione a fertilizzanti; se sono state eseguite tutte le procedure e i controlli richiesti per consentire lo stoccaggio e lo scarico in terreni; se questi terreni sono idonei a riceverli in base alla loro natura geofisica e alla loro composizione chimica, Ph > 5; C.S.C > di 8 meg/100gr,( il c.s.c è la capacità che ha il terreno di scambiare gli elementi;) e se per questi terreni non ricorrano le condizioni previste dalla legge che ne vietano lo scarico, ad esempio: quando sia stata comunque accertata l'esistenza di un pericolo per la salute degli uomini e/o degli animali e/o per la salvaguardia dell'ambiente. Tali condizioni costituiscono il principio fondamentale su cui basare la valutazione della tutela ambientale e sanitaria di una determinata combinazione fanghi suolo
E’ su queste basi che si deve aprire un sereno dibattito tra le parti al fine di dare una completa informazione alla collettività. Mandare allo sbaraglio giovani studenti, seppure in buona fede, ma privi delle più elementari conoscenze di base sia sul piano normativo sia su quello scientifico mette molta tristezza e non dà alcuna credibilità seria né ai responsabili del movimento né a quei politici che con giustificazioni insensate e che nulla hanno a che vedere con la questione dei fanghi, cavalcano la passione e la spontaneità giovanile. Costoro rischiano di impaludarsi da soli in un pantano dal quale sarà difficile uscirne. Addirittura si arriva da parte dell’ On. Scilla a dichiarare: “comunque va rispettata la volontà popolare che con forza e determinazione si e’ pronunciata in maniera fortemente contraria a questi tipi di interventi poiché per lo sviluppo del nostro territorio occorre valorizzare le infinite risorse storiche, artistiche, monumentali, climatiche, gastronomiche e quindi puntare senza nessun indugio sul turismo: per essere industriali, infatti, non occorre produrre macchinari o realizzare distillerie e/o affini” Che c’entrano i fanghi con le risorse storiche, artistiche, monumentali, climatiche, gastronomiche e turistiche? Il buon senso avrebbe dovuto consigliare al deputato regionale una maggiore ponderatezza e serenità sia nell’uso delle parole sia nell’azione politica intrapresa in modo quanto meno frettoloso. Essa è apparsa finalizzata ad ostacolare l’azione dell’amministrazione comunale, anche essa contraria ai fanghi, piuttosto che a contribuire al raggiungimento di una positiva soluzione
La normativa,inoltre, assegna un ruolo delicatissimo e importantissimo all’organo di controllo ( la Provincia ) non solo per quanto riguarda la regolarità della documentazione quanto piuttosto sulla corrispondenza delle analisi chimico-fisiche sia dei fanghi sia dei terreni.
Fatti questi controlli e verificata la loro pericolosità, è chiaro che essi non possono essere scaricati. Se al contrario detti fanghi non costituiscono pericolo alcuno, ci si chiede: può l’azienda Bertolino scaricare i fanghi in terreni di sua proprietà, se questi risultano idonei a riceverli?
sabato 23 gennaio 2010
Nell’antro del Consiglio Comunale

C’è il pericolo di trasformare un luogo di confronto in un antro i cui inquilini rischiano di recidere il cordone ombelicale con la società civile.
Se si dovesse dare un giudizio su Mazara in base ai suoi, per fortuna pochi ma chiassosamente visibili, rappresentanti eletti in Consiglio Comunale, l’idea che ne verrebbe fuori sarebbe di una città incolta, politicamente inadeguata e impreparata ad affrontare problematiche serie e di grande prospettiva, irriverente delle regole del civile confronto. In verità, Mazara è una città disordinata e caotica; si presenta a tratti anche elegante, con un centro storico di una armonia unica nella sua struttura urbana, ricco di monumenti frutto di illuminate intelligenze. Essa è tollerante e generosa, è carente di spazi culturali, è arretrata nei servizi, è mancante di una classe imprenditoriale adeguata ad affrontare le sfide lanciate dai processi della globalizzazione. Il Consiglio Comunale è la sommatoria di tutte queste contraddizioni aggravate anche dall’incapacità , al suo interno, di sapersi rapportare in modo sereno al confronto politico. Costituisce uno spettacolo deprimente e spesso indecoroso dovere ascoltare interventi privi di estetica lessicale, disarticolati e illogici. Nel far uso della parola tutto ciò che è esteticamente inappropriato lo è anche eticamente. Spesso, nello sforzo di seguirne i lavori, in presenza di atteggiamenti di così prevaricante teatralità, anche lo spettatore avvezzo agli aspetti più deteriori della politica è costretto ad arrendersi tanto è lo scoramento che ne deriva. Non è solo colpa della televisione, ma degli stessi attori, che in un gioco delle parti, recitano liberamente senza canovaccio. Si assiste così ad improvvisazioni da commedia dell’arte, funzionali ad un personale soddisfacimento della propria vanità. Costoro riducono il Consiglio Comunale a un luogo di rissa, e in queste convulse ossessioni, si percepisce qualcosa che va al di là delle giuste ambizioni e dei comprensibili risentimenti. C’è una voglia di potere e di rivincita che fa a pezzi tutto e tutti, e trascina la vita di tanti onesti professionisti, in entrambi gli schieramenti, ad una guerra tra bande, finendo così con il distruggere la politica. E con la politica essi distruggono la loro immagine attraverso il ricorso all’invettiva e alla delegittimazione di chi ricopre cariche amministrative.
Il linguaggio di taluni consiglieri raggiunge livelli di improntitudine tali da fuoriuscire dalle regole del rispetto e della tolleranza per incanalarsi su un frasario smodato; essi in tal modo, naufragano nel vortice delle loro pulsioni senza che qualcuno lanci loro una ciambella di salvataggio. Le stesse figure istituzionali sono obiettivo dei loro impropéri, e tali eccessi di isterismo e di provocazione vengono incoraggiati soprattutto da una inadeguata conduzione dei lavori, che appare faziosa e subdolamente complice di questo stato di degrado. Nemmeno il rosso vermiglio delle poltrone e la presenza di due donne tra gli scranni riesce a ravvivare il grigiore di un’aula offesa dallo smarrimento delle regole della civiltà del confronto.
La mancanza della misura della parola crea disagio nella sensibilità della gente; il ricorrere alla barbarie dialettica nell’indicare le altrui responsabilità, anche pregresse o addebitabili a congiunti nelle passate legislature, “Pater hercle tuus, inquit, maledixit mihi.”- rimprovera il lupo all’agnello- che traslato in questa legislatura vuol dire.” Tuo marito la precedente legislatura criticava lo stesso provvedimento che tu adesso accetti”, è l’assurdo richiamo di un consigliere verso una rappresentante dello schieramento opposto,fa assurgere a metodo un certo cannibalismo politico. C’è il pericolo di trasformare un luogo di confronto in un antro i cui inquilini rischiano di recidere il cordone ombelicale con la società civile.
E’ necessario stabilire delle regole che servono ad attenuare il clima di tensione e di risentimenti che continua ad esacerbare gli animi. Soffia all’interno degli schieramenti di opposizione un sentimento giustizialista che deve essere isolato e attenuato dal buon senso e dalla ragione da parte di tutti. Chi ha consentito che ciò avvenisse si affretti a riparare il danno fatto. Vale anche per coloro i quali godono ancora di prestigio e di autorevolezza all’interno degli schieramenti.
mercoledì 20 gennaio 2010
Padre Gaspare Morello
Sono trascorsi appena trent’anni dalla morte del Sac. Gaspare Morello e la sua scomparsa ha lasciato un vuoto tutt’ora non colmato in questa città. I suoi insegnamenti plasmarano coloro che ebbero il privilegio di essere stati suoi allievi e ne costituirono il patrimonio morale, politico e di crescita civile Padre Morello è l’esempio di quei valori di cui la Mazara colta e civile di allora era pregna e che servirono a forgiare la personalità di tanti giovani nello studio, nelle professioni, nelle arti, nella politica. E’ stato soprattutto un grande della politica di questa terra siciliana. Non fu soltanto insigne uomo di scuola. Dirigente di spicco dell’allora Partito Popolare, fu antifascista e partigiano. Fu soprattutto educatore e guida politica per tanti giovani che in seguito sarebbero stati in prima linea nella formazione della Democrazia Cristiana. La sua statura politica, le sue tensioni morali, l’amore per la sua terra e per l’Italia, la fede nella democrazia, l’impegno indomito contro la dittatura , ci vengono dati da una approfondita lettura di una delle tante lettere che fanno parte della corrispondenza tra Padre Morello e il giovane Bernardo Mattarella, e che pubblico di seguito.
Mi auguro che essa possa costituire, soprattutto oggi, un punto di riferimento e di insegnamento per i tanti piccoli politici nostrani.
Lettera del sac. Gaspare Morello a Bernardo Mattarella
“ A quest’ora avrai letto la circolare dell’On. Aldisio inviata a tutte le sezioni: Come vedi ci stiamo mettendo a lavoro, molto,molto tardi in verità, ma pazienza,meglio che mai. La battaglia che dobbiamo affrontare è quanto mai aspra e combattiamo sapendo di cadere .Pure sarebbe somma viltà ritirarci e non dire a quanti ancora amano la libertà una nostra parola di fede e di fierezza in mezzo a tanta viltà. Noi usciremo dalla lotta diminuiti di numero nei nostri rappresentanti politici, ma avremo almeno ( si spera ) un gruppo parlamentare più omogeneo e resistente alle lusinghe del dittatore. E’ una triste ora la nostra: il presente è infido e nemico, lavoriamo per un domani che potrebbe anche essere prossimo se il popolo italiano si sveglierà. Domenica mattina, con il primo treno mi recherò ad Alcamo con Bologna per abboccarmi con gli amici e vedere la nostra reale situazione in quel centro. Se tu vorrai incontrarti con me, mi farai cosa grata. Desidero però che si mantenga il segreto di questa mia andata in Alcamo, perché io mi aspetto delle rappresaglie da parte di qualche avversario per togliermi la scuola.”
Mazara: 31/1/1924
Da “ Bernardo Mattarella” – biografia politica di un cattolico siciliano- di Giovanni Bolignani
giovedì 14 gennaio 2010
Il progetto Ferrovia di Mazara

SENZA PERDERE IL TRENO
Se l’On. Cristaldi ha vinto le scorse amministrative, lo si deve innanzitutto al coraggio di avere proposto un progetto ambizioso e molto apprezzato dall’intera Città: quello di dare soluzione al problema della ferrovia che la taglia in due, e che rappresenta la causa di difficoltà nello scorrere fluido del traffico e spesso mette a repentaglio la stessa sicurezza e la salute della collettività. I passaggi a livello sono di frequente un ostacolo ai mezzi di immediato soccorso e di urgenza, ambulanza, vigili del fuoco, forze dell’ordine. La soluzione dell’eliminazione dei molti passaggi a livello che interrompono le arterie principali della città, viene data da due progetti, uno dei quali, redatto a metà degli anni ’80 prevedeva l’interramento del tratto ferroviario per un paio di Km con una costruenda stazione sotterranea. Tale ipotesi, però, non è mai è stata presa in considerazione né tantomeno essa è stata prevista dal piano regolatore di cui si è dotata Mazara. Di questo progetto, improvvisamente ripreso da qualcuno, se ne sconoscono a tutt’oggi studi di fattibilità, di impatto ambientale, di sicurezza infrastrutturale per le centinaia di abitazioni che ne sarebbero state interessate oltre che i costi di previsione per la sua realizzazione. L’altra proposta, oggi oggetto di diatriba tra pro e contro, è l’eliminazione dell’intero tratto di linea ferrata, per circa 6,5 Km , e lo spostamento dell’attuale stazione di Mazara alla periferia della città.
- Il centro urbano di Mazara è attraversato da una linea ferrata costruita centotrenta anni fa, che con i suoi 14 passaggi a livelli, causa rallentamenti e paralisi del traffico soprattutto nelle ore di punta. La situazione non è compatibile con le esigenze di mobilità di una cittadina in rapida e continua espansione - si legge nella relazione del progettista Ing. Russo. - D’altra parte, gli inconvenienti connessi con i passaggi a livello non possono essere risolti con la costruzione di cavalcavia o sottopassaggi, perché tali infrastrutture, che presentano comunque un forte impatto ambientale, non sono più eseguibili in una zona completamente urbanizzata senza intaccare pesantemente il tessuto edilizio esistente . Né realisticamente possono prevedersi, per le note carenze finanziarie e per le difficoltà tecniche facilmente immaginabili, interventi di interramento del tratto ferroviario urbano o di spostamenti a monte della stessa linea, che richiederebbero comunque stanziamenti, ai costi attuali, superiori ai 500 milioni di euro.
- Il rapporto tra costi e ricavi per le F.S. Spa per questa linea ferrata è 1 a 14; a fronte di 1 euro incassato se ne spendono 14;è comprensibile allora che le ferrovie non intendono,per ragioni di bilancio, continuare la gestione passiva di una linea, riducendone gli interventi di manutenzione,l’impiego di personale e limitando,per ovvi motivi di sicurezza,la velocità d’esercizio e i servizi.
- La mancanza, fino a poco tempo fa, di un piano regionale di trasporti organico, da parte della Regione Siciliana, prossimo gestore delle ferrovie ,e l’assenza di adeguate risorse finanziarie inducono a prevedere un abbandono di investimenti per il tratto di linea ferrata a scarso traffico come la Castelvetrano – Trapani.
- La diminuzione di richiesta di trasporto da Mazara per Castevetrano e per Palermo si è sempre più ridotta e può essere più facilmente soddisfatta, con minori costi per la collettività, con il mezzo pubblico gommato che percorra l’autostrada A29 da Mazara fino a Campobello di Mazara e successivamente per ferrovia.
- Il traffico da Mazara a Trapani e viceversa risulta ancora sostenuto da una domanda di pendolarismo sempre più in aumento, più accentuata nei giorni feriali.
Con queste premesse si possono realisticamente proporre i seguenti interventi:
1. - Costruzione della nuova stazione ferroviaria di Mazara del Vallo al Km 141+280, traslata di 3600 metri verso Trapani rispetto alla attuale, subito dopo il passaggio a livello al Km. 141+264.
2. – Riqualificazione della tratta di linea ferrata dalla stazione di Campobello alla nuova stazione di Mazara, per un totale di Km.17,800, tramite la conversione del traffico viaggiatori dalla ferrovia alla strada ( autostrada A29 e SS 115 ).
3. – Costruzione di una nuova strada di “ circonvallazione interna “ utilizzando la sede ferroviaria dismessa, dal viale Africa alla trazzera Mazara –Marsala in c.da Tonnarella.
4. Realizzazione di una “zona attrezzata a verde” e a parcheggi nell’area dell’ex stazione.
I vantaggi per la comunità sono:
- Eliminazione di 23 passaggi a livello in atto esistenti, di cui: 14 in area urbana, 6 in area extra urbana e 3 privati o pedonali.
- Miglioramento della viabilità urbana: il nuovo asse viario di circonvallazione interna di Km. 6,5, largo mediamente 22 metri,oltre a fluidificare il traffico interno del centro abitato, consente un rapido raggiungimento della nuova stazione ferroviaria e riqualifica tutta la proprietà edilizia e gli esercizi commerciali in atto occlusi dall’attuale linea ferroviaria.
- Recupero e riqualificazione di estesi spazi urbani in atto in abbandono o soggetti a degrado.
In conclusione, Mazara, liberandosi dal cappio di ferro che la strozza,può aspirare ad un migliore sistema integrato di trasporti urbani ed extra urbani, compatibile con un suo sviluppo economico e territoriale, senza rinunciare alla infrastruttura ferroviaria, resa però più funzionale e moderna.-
Questa la relazione del progettista. Il 70% degli elettori, nell’eleggere Cristaldi Sindaco di Mazara ha approvato questo progetto, per altro assai dibattuto in campagna elettorale. Più democrazia di così!
mercoledì 6 gennaio 2010
Concerto Pianistico di Alessando Marino
Joseph Joachim Raff ebbe vicende e fortune alterne ma riuscì a diventare un nome di spicco tra i musicisti della sua epoca; di lui oggi invece pochissimo ci viene proposto da incisioni discografiche e programmi di concerto. Nato in Svizzera nel 1822 da famiglia di origini tedesche, autodidatta, Joseph Joachim Raff ebbe contatti con musicisti come Mendelssohn, per interessamento del quale furono pubblicate alcune sue composizioni nel 1845, Liszt,che divenne il suo mentore e dal quale fu influenzato. Al compositore elvetico appartengono i due brani iniziali del concerto: Siciliana e Tarantella elaborazioni dei “ Vespri Siciliani” di Verdi.
La sorpresa assoluta è stata però la parte centrale del programma, riservata all’esecuzione dei tre brani di Louis Moreau Gottschalk. Nato nel 1829 a New Orleans, Gottschalk si guadagnò il soprannome di "Chopin dei Creoli" per il virtuosismo pianistico esibito durante le sue numerose tournée, che toccarono non solo il Messico e il Brasile, ma anche l'Europa e dove fu ammirato da artisti come Theophile Gautier e Hector Berlioz.
Gottschalk è senza dubbio il compositore americano che nel XIX secolo ha saputo sperimentare per primo la fusione fra la musica colta occidentale e le tradizioni musicali del Nuovo Mondo. Del compositore americano, apprezzatissimi sono stati i brani: Souvenir de Porto Rico , e Souvenir d'Andalusie. Pubblico in visibilio dopo la notevole interpretazione della Grande Fantasia trionfale sull'inno brasiliano dedicato alla principessa Isabella, figlia del re Pedro II e ispirata dall'inno brasiliano scritto da Francisco Manuel de Silva.
L’Ultima parte del concerto è stata dedicata al pianista e compositore francese Charles Valentin Alkan (1813 –1888).
Le sue composizioni per pianoforte solo includono alcune opere tra le più difficili dell'intera letteratura pianistica, e gli interpreti che possono padroneggiarle sono molto pochi. Tra i suoi amici vi furono Franz Liszt, Frédéric Chopin, George Sand e Victor Hugo. Già all'età di 24 anni si era costruito una reputazione come uno dei più grandi virtuosi del suo tempo, tanto che Liszt una volta dichiarò che Alkan aveva la tecnica più perfetta che lui avesse mai visto. Alcune sue musiche richiedono un'abbagliante virtuosismo, grandi velocità di esecuzione, enormi balzi in rapidità, lunghi sforzi per le note veloci ribattute e il mantenimento di linee di contrappunto largamente spaziate. Eccellente l’interpretazione de Le Festin d’Esope op.39 n.12. con la presenza di ben 25 variazioni sopra un tema: ciascuna rappresenta un diverso animale delle favole di Esopo . Il concerto si conclude con i primi due movimenti : 20 anni ( très vite) e 30 anni ( Assez vite) dei quattro che compongono “La Grande Sonata delle quattro età della vita” pubblicata nel 1847. La sequenza dei movimenti è diversa dalla tipica sonata classica, nel senso che il tempo diviene progressivamente più lento.
Una volta accettato il "programma" della sonata tutta la musica diventa evidente: l'entrata roboante nella vita adulta con le sue speranze e l'impazienza (20 anni. Molto veloce); la complessità dell'uomo nel pieno del suo vigore, con la sfida di Faust a Mefistofele e la dolce canzone di Margherita (30 anni )
Non poteva essere che una ovazione quella che l’attentissimo ed emozionato pubblico ha tributato al suo giovane pianista, apprezzandone non solo le qualità stilistiche e tecniche ma soprattutto il virtuosismo e la perfezione dell’esecuzione.
Un concerto di tal genere al quale abbiamo assistito avrebbe richiesto però un luogo adeguato e consono alla portata dell’evento. E’ un vero peccato che Mazara sia priva, a tutt’oggi, di un tale contenitore.
lunedì 4 gennaio 2010
Expo del Sole – Mostra d’arte contemporanea
Si possono ammirare le opere di 14 artisti-espositori.
Nicolò Quinci e Roswitha Schulz hanno fatto del binomio arte-cultura lo scopo della loro vita, impegnandosi costantemente nel campo dell'arte.
La pittura di Peppe Denaro rifiuta la composizione e il controllo esercitato dalla mente sulla mano, è la manifestazione dell’insofferenza ai vincoli della geometria e della rappresentazione mimetica, è una pittura che si fa materia, gesto.
L’impegno pittorico di Giacomo Cuttone è un universo suggestivo e accattivante, morbido e tagliente , il suo intento è quello di cogliere la realtà nella sua totalità aperta, un “realismo poetico” che esprime la dimensione essenziale della vita.
I ferri colorati o arrugginiti di Emanuele Lombardo sono scarti di lavorazione, pezzi che l’artista assembla per ridare loro una vita secondo la propria esistenza.
Gli ulivi e le tele di Gerri Bianco vanno alla ricerca di una equilibrata interazione fra movimento e luce, fra spazio e colore.
Il mondo fantastico e simbolico di Tania Lombardo è il mondo visto con gli occhi di un bambino, un gioco mai interrotto, un viaggio senza fine.
La poliedricità di Maria Grosso spinge l’artista ad accostare il linguaggio popolare della pittura dei carretti con quello onirico della “fotografia di sogni”.
Giuseppe Ferro gioca le sue carte siciliane con un realismo quasi tipografico, le usa non con la destrezza e le finalità del baro ma con la leggerezza del gioco per il gioco.
Il percorso espositivo prosegue con l'entusiasmo, la freschezza e la spensieratezza dei lavori dei giovani Paola Sciuto, Violinda, Marina Chirco e Umberto Pulone.
I plastici, infine, di alcuni monumenti architettonici della Città, realizzati da Ignazio Auguanno, costituiscono il legame tra passato e presente, nella prospettiva di un futuro fatto di… luci diverse, nel segno del sole.
sabato 2 gennaio 2010
Concerto Pianistico
giovedì 31 dicembre 2009
venerdì 25 dicembre 2009
Natale 1996. "Perché vi mettete in mare se sapete che forse morite?"

La notte di Natale del 1996, a poche miglia dalla località siciliana di Portopalo di Capo Passero (Siracusa), si consuma quella che ad oggi rimane la più grande tragedia navale del Mediterraneo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un peschereccio maltese (F174) in pessimo stato, in legno e senza sistemi di sicurezza, si scontra con una grande nave greca (Yohan). A bordo circa 300 persone, soprattutto provenienti dall’India, Pakistan e Sri Lanka. Una manovra sbagliata, le pessime condizioni del mare, la notte, provocano la morte di 283 persone e l’inabissamento della F174. Un’ora, o poco più.Per molti giorni però nessuna notizia. Nessuna denuncia. Come se tutto fosse stato inghiottito dal mare, insieme ai sogni, alle speranze, ai microcosmi di ognuna delle vittime. Ma non i loro corpi, né le loro carte d’identità, impigliati nelle reti dei pescatori del posto. Nè il coraggio degli uomini che si sono battuti affinchè emergesse la verità. Dieci anni più tardi, la sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione inflitta dalla Corte d’assise d’appello di Catania al libanese Youssef El Hallal, il comandante della Yohan. E sempre la Corte d’Assise d’Appello di Catania, l’11 marzo scorso, per la stessa vicenda, ha condannato Turab Ahmed Sheik, 48 anni, l’armatore pakistano, residente a Malta, a trent’anni di reclusione. Nel maggio 2007 l’armatore della F174 era stato assolto dalla Corte di Assise di Siracusa per non aver commesso il fatto.Nessun naufragio fantasma.
Di questi tempi si muore di speranza. Come se esistere fosse un reato. Come se desiderare una vita dignitosa e libera fosse la causa di tutti i mali. Dell’Italia certamente.“Forse quando la Padania sarà libera sarà diventata davvero una nazione-stato potremmo anche farlo (dare il voto agli immigrati). Ma non ora. Da noi, i musulmani sbatteranno sempre le corna. In Europa non so, ma la Lombardia da sempre ha eretto un muro contro l’Islam”. (Bossi)Abbiamo paura di ammettere che ci conviene indirizzare la nostra rabbia, la nostra frustrazione verso un non ben identificato nemico. Se ci guardassimo nel profondo, mafiosi, truffatori, evasori, di razza italica, meriterebbero la riprovazione sociale che oggi riguarda l’immigrato clandestino. Per il semplice fatto di essere. “Dovremmo dare dei costumi da leprotto agli extracomunitari, così le doppiette dei cacciatori potrebbero esercitarsi: tin, tin, tin” oppure “Ripristinare i vagoni piombati e rimandarli ai loro paesi “. (Gentilini)E’ toccata a loro tutta la violenza in una vita miserabile. Forse se la meritano. “Sul problema dell’immigrazione la Lega e la Chiesa sono su due piani completamente diversi (…) Personalmente credo che se si accolgono gli immigrati questo puo’ apparire qualcosa di buono, ma non si fa il bene degli immigrati”. (Calderoli)Lasciare un inferno fatto di dittature, guerre, fame, invero non è cosa buona. “Per di piu’, se accogliessimo tutti faremmo un torto ai paesi di provenienza”. Già, la galanteria diplomatica. “Posso confermare che i valori cristiani testimoniati dal Pontefice sono sempre presenti nell’azione del governo da me presieduto, che adotterà tutte le misure necessarie per garantire la serenità e la pace sociale”. Il Presidente del Consiglio, qualche giorno fa.
Nota: il titolo dell'articolo è tratto da una vignetta de l'Unità di Staino ed è anche la copertina dell' Agemda: «Perché vi mettete in mare se sapete che forse morite?», domanda Ilaria, la figlia di Bobo, ad un migrante che le risponde secco: «...Per il forse».
Ylenia Di Matteo( tratto da Articolo 21)
giovedì 24 dicembre 2009
mercoledì 23 dicembre 2009
Mazara e il suo nuovo look
Sarà l’approssimarsi delle feste, sarà per il clima mitigato da una tenue brezza di libeccio, sarà forse che nel periodo natalizio ci si sente più buoni anche nel dare giudizi, tuttavia la città si presenta sotto un aspetto diverso. Essa appare elegante, armoniosa, vivibile, godibile, forse un pochino chic se non ne conoscessimo i suoi limiti, a tratti anche irreale. Il centro città, trasformato in isola pedonale, si mostra ordinato e arredato con equilibrio e gusto, gradevolmente attraente. Esso assume un valore pedagogico nell’educare al rispetto e al gusto del bello.

Giare e Panchine
La nuova amministrazione Cristaldi ha già incassato un ulteriore punto a suo favore nella realizzazione del suo ambizioso programma che era quello di ridare dignità e splendore alla sua Città. L’inserimento di elementi di arredo urbano nel corso principale, attraverso composizioni artistiche in ceramica e realizzate attraverso il coinvolgimento di artisti e professionisti locali, danno un senso piacevole allo shopping. La gente dimostra compiacimento nel volersi riappropriare dei propri spazi, lontano dai rumori e dal caos che al contrario si presentano nella loro intensa drammaticità appena fuori dall’isola pedonale. Tutto il centro storico appare più animato; semplici interventi, attraverso l’inserimento di motivi in ceramica, danno senso e colore alle scalinate di accesso al lungomare; lo stesso sindaco, sotto il suo pseudonimo artistico di Hajto, ha voluto dare un contributo al recupero di uno dei cortili più noti della vecchia città. E’ la dimostrazione che non occorrono interventi faraonici per riportare agli antichi splendori ciò che era stato per decenni abbandonato e umiliato. Rimane una sola amarezza: perché dare un limite temporale a questa isola pedonale, e non renderla, invece, definitiva?
curtigghiu di lu 'nfernulunedì 21 dicembre 2009
Moncada: Si può fare impresa in Sicilia"

E’ la Sicilia di Sciascia , “La Sicilia come metafora”, con tutte le sue contraddizioni difficili da comprendere e da interpretare. Non per niente siamo a pochi chilometri dal paese d’origine dello scrittore siciliano. Le contraddizioni si fanno più evidenti nel momento in cui in Sicilia la qualità della vita non migliora, anzi nel 2009 peggiora nella maggior parte delle province rispetto all'anno scorso. Peggio di tutte fa Agrigento che è all'ultimo posto tra le 107 province monitorate in Italia dalla consueta indagine del Sole24Ore, che mette a confronto il benessere nelle diverse aree italiane. Negli ultimi dieci posti della classifica si trovano cinque province siciliane. La maglia nera Agrigento perde sei posizioni rispetto al 2008; Caltanissetta è terzultima (era 103), Catania e 104/a, Palermo al 102/o posto (101), Trapani è 99/a (100). Siracusa è al 96/o posto (era al 95/o). La provincia che perde più posizioni rispetto a un anno fa è Messina che chiude al 93/o posto, era 82/a. Ragusa, che era 91/a, sale al 86/o posto, mentre Enna si piazza 83/a perdendo quattro posizioni. Ed è proprio in questo lembo di terra al confine tra le province di Agrigento e Caltanissetta che la metafora si trasforma in favola e la favola in realtà. A Campofranco viene inaugurato lo stabilimento più tecnologico d’Italia per la produzione di pannelli fotovoltaici. Il più grande e il primo in Italia per innovazione tecnologica, il terzo in Europa, il sesto nel mondo. L’imprenditore Salvatore Moncada vince la sua scommessa, anche nell’utilizzazione delle maestranze altamente tecnologiche, tutte siciliane, insieme a decine di giovani ingegneri, fortemente motivati nel mettere al servizio dell’impresa le loro fresche intelligenze, la loro capacità innovativa e l’ entusiasmo di chi è consapevole di partecipare attivamente ad una svolta epocale scegliendo di restare in Sicilia e di non emigrare. Un assonanza di motivazioni lega l’imprenditore siciliano e i suoi collaboratori, e la si vede dall’entusiasmo e dall’orgoglio di essere riusciti, in poco tempo, a portare a termine, insieme, in perfetta sinergia, una impresa proibitiva. Presenti le istituzioni al massimo livello, Il presidente della Camera dei deputati On. Gianfranco Fini, il guardasigilli On . Angelino Alfano in rappresentanza del governo, il viceministro per il commercio On. Adolfo Urso, vari assessori regionali, il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello. Moncada appare emozionato ma orgoglioso della sua creatura, non invoca contributi pubblici ma servizi e celerità burocratiche. Attacca una burocrazia lenta che non contribuisce allo sviluppo della Sicilia e disincentiva gli investimenti privati. E’ soprattutto orgoglioso del suo team formato da giovani altamente specializzati e dei suoi operai che considera membri di una grande famiglia. Lo stabilimento appare “ una perla” in un luogo che è simbolo delle contraddizioni e delle complessità di questa terra dove il connubio politica - mafia ha creato disastri e rallentato lo sviluppo.” Un'impresa riesce a competere quando la delinquenza non riesce a influenzare lo sviluppo. Allora è un dovere per davvero essere intransigenti nei confronti della criminalità, non solo colpendola ma anche evitando che crei collusioni o contiguità con la classe politica". Inizia così parlando della criminalità, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ” Bisogna investire sui giovani e sul sapere, mettere in condizione le nuove generazioni di inserirsi nella competizione. Il modello che propone Moncada va in questa direzione, verso una collaborazione tra capitale e lavoro e una continua formazione professionale. Aspetti che possono aiutare l'Italia a vincere la sfida della competizione e della globalizzazione”. Infine un rimprovero alla politica locale da parte di Fini, affinchè questa realtà di cui tutto il Paese deve essere orgoglioso, sia aiutata attraverso la realizzazione di infrastrutture di collegamento. “E’ una contraddizione una presenza ad alta tecnologia in un territorio con un assetto viario risalente agli anni ’40. L’impresa si aspetta dalla politica che faccia bene il suo dovere”. Poi, rivolgendosi alla folla degli intervenuti, conclude: “Aiutate voi la politica a migliorare non votando mai chi vi dice: "dammi il voto e poi vedremo quello che posso fare: questo è un atteggiamento paramafioso". “La Sicilia come tutto il meridione è stata caratterizzata da cattedrali del deserto, esempio di un modo di fare politica e impresa non accettabile e che ha fatto sì che le imprese oneste andassero via dalla Sicilia e vi rimanessero soltanto quelle cattive, in mano ai mafiosi, frutto della loro connivenza con la politica- grida il ministro della Giustizia Alfano- è arrivato il momento che adesso devono essere le cattive imprese ad abbandonare l’isola assieme ai mafiosi” .
domenica 20 dicembre 2009
SENZA SE E SENZA MA (lettera aperta all’On. Bersani)

Pubblico questa lettera aperta di Paola Pediconi, che spero incontrerà il vostro interesse.Buona lettura e, dite cosa ne pensate…
senso di responsabilità, per necessità più che altro, nella convinzione che servisse un’opposizione, non dico solida, ma almeno definita nei connotati minimi, per fronteggiare lo scempio che si sta compiendo nel nostro paese.Quindi la contingenza mi ha estorto una fiducia che poi puntualmente è stata delusa, da lei personalmente e anche dal suo partito, come intendo qui riferirle senza sconti e con dovizia di ragioni.In verità lei si è subito dichiarato ben omologo al suo partito, non c’è dubbio, con l’ennesima occasione persa con il no B day – L’ho seguita dalla Annunziata e mi è sembrato piuttosto evanescente, per usare un eufemismo, poche parole stitiche di fronte ad un errore politico di simile portata! – proprio come accadde anni fa con i girotondi, dove pure partecipai insieme a tanti in cerca di una nuova speranza, l’incredibile mobilitazione di una spinta che veniva dal basso, esattamente come è oggi il popolo viola, ossigeno per un partito anchilosato come il suo, che per qualche inspiegabile sortilegio invece ha perso e continua a perdere il polso della folla, gli umori dei propri ex elettori, ormai in molti come me e li lascia puntualmente orfani di un qualsiasi riferimento adeguato. Per non parlare poi degli operai, dei precari, di tutti quei lavoratori che in questi mesi manifestano perchè rischiano il posto di lavoro o gli elementari mezzi di sussistenza, che non trovano nel suo partito l’ascolto dovuto, anzi doveroso, se voi siete ancora comunque gli eredi di una parte politica che negli anni ha rappresentato prima di tutto la tutela di queste categorie. E invece quello che puntualmente accade oggi, al di là di qualche tuono di sdegno puramente formale, cui non segue niente di fatto, proprio voi non vi ergete, con i mezzi di cui disponete, a denuncia, a protesta attiva, a decisa tutela, senza se e senza ma, come le piace tanto dire in questi giorni, delle minime garanzie per i lavoratori, nè in nessun modo incarnate quei bisogni che anche sul piano ideologico, sono, o meglio dovrebbero essere, lo scheletro, la principale ragione del vostro esistere, l’impegno primo per cui siete lì. E che dire della finanziaria, che, mentre lei col capo chino faceva visita al miracolato premier, nel rispetto del più stucchevole bon ton politico, è passata in sordina, con un emendamento che privatizza pericolosamente le forze armate (,http://www.grnet.it/news/95-news/829-forze-armate-e-privatizzate.html per chi vuole approfondire), con gravissime implicazioni, che noi cittadini attivi staniamo qui in rete, fino a quando potremo farlo, ma voi leggete subito lì, nero su bianco, comodamente seduti nelle poltrone che abusivamente e irresponsabilmente occupate, dico ora con cognizione, visto che non denunciate con forza un segnale di una simile portata, anche dopo le dichiarazioni del premier a Bonn, un indice di una tale preoccupante entità, che non capisco cosa deve ancora accadere perchè iniziate almeno ad urlare!C’è la piazza, c’è la coscienza di milioni di persone che seguono attenti quello che accade e osservano attoniti la vostra colpevole inedia. Massacri mediatici dei giornalisti, infamie a tutto campo, strumentalizzazioni di una tale gravità e di così elementare evidenza che basterebbe dirlo un pò più forte per attingere e dare voce al più comune buonsenso, folle che si mobilitano, la rete assediata e voi fermi, distanti, estranei a tutto, solo qualche dichiarazione qua e la, ma nessuna azione politica, nessuna reazione vera, responsabile e giusta. E’ evidente che non sapete cosa fare, prigionieri dei se e dei ma, altro che! e evidentemente avete dimenticato di avere tante responsabilità, serie, enormi sulle vite di tutti noi, sul nostro Paese.E dopo che all’epoca lo avete consegnato a Berlusconi, colpa acclarata e mai onestamente ammessa, dopo gli innumerevoli assalti con tenacia perpetrati dal governo e sempre a segno alle più elementari regole di democrazia e di giustizia, senza un solo gesto concreto di opposizione da parte del suo partito, lo guardate ora scivolare nel baratro dell’oligarchia o anche peggio, come sembra con simili premesse, senza fare niente, anzi no, arretrate sconfitti, cedete il fianco, con la “leggina” di D’Alema (ma quanti guai deve fare ancora quest’imbranato perchè lo mandiate a casa?), il contentino pro tempore per Berlusconi, come l’osso lanciato alla belva perchè si calmi per un pò, il male minore dite voi, mentre invece il governo prende fiato e tempo per passare poi all’assalto della costituzione.ma è mai possibile che ragioniate così senza provare vergogna?Intanto lo scudo fiscale prorogato fino ad aprile, vergogna delle vergogne, neanche Lupi resiste più, è stanco morto di dire stupidaggini e le false ragioni gli hanno segnato di borse e rughe il viso, lo vedete, no? E a gennaio la leggina del compromesso più osceno della nostra storia, diamogli quello che vuole, purchè stia buono per un pò, tutto questo senza un solo singulto di dignità da parte vostra, un solo piccolo gesto coerente con quell’idea politica che pure dovrebbe mordere le vostre coscienze, anche se da molto lontano.Così succede che ci sentiamo in tanti più rappresentati da un ex fascista come Fini o da una cattolica di centro come la Bindi (a cui va tutta la mia stima per il coraggio che dimostra ogni volta, soprattutto se penso da dove viene politicamente), politici che sentono la responsabilità del ruolo e intuiscono la gravità del momento, che non garantiti da lei e dal suo partito, da troppo tempo imbarbariti in una cronica crisi di identità che non si risolve e non trova via di uscita e vi rende inutili fantocci nelle mani del padrone d’italia, quale è ormai Berlusconi anche grazie a voi.Così mentre voi vi preoccupate di abbassare i toni così tanto che nessuno vi sente più, gli altri alzano il tiro e dopo aver gambizzato il nostro Paese, dopo averlo messo in ginocchio, ora mirano diritto al cuore della nostra democrazia, a stravolgere ad uso del premier la nostra costituzione.Tutto questo con la vostra placida, inerte, colpevole connivenza.
Paola Pediconi ( pubblicata dal blog lo specchio)
Io non sono comunista:sono una persona libera
Laura Madrigale -Ff web







