Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

domenica 12 aprile 2015

Presentazione del libro : Il Gigante controvento




Domenica 19 Aprile 2015, ore 17. 30
Teatro Garibaldi – Mazara del Vallo
L’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale
presenta il libro di Gino Pantaleone
Il Gigante controvento
Michele Pantaleone: una vita contro la mafia
Spazio Cultura editore
 
  Intervengono:                       On. Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo
                                                           Piero Di Giorgi, Istituto Euroarabo
                                                           Nicola Macaione, editore
Dialoga con l’Autore:                   Valentina Richichi, etnoantropologa


Una imperdonabile damnatio memoriae ha condannato all’oblio la figura e l’opera di un intellettuale impegnato in prima fila contro il fenomeno mafioso. Michele Pantaleone fu pubblicista e politico che, da Villalba, il paese del boss Calogero Vizzini, ha avviato il suo percorso di strenua lotta e di documentazione critica della realtà mafiosa. Rimase ferito nell’attentato che gli uomini di don Calò organizzarono dopo un comizio di Girolamo Li Causi nel 1944 e come giornalista pagò la sua coraggiosa denuncia del malaffare e delle complicità politiche con processi per diffamazione e atti di boicottaggio, di calunnia e di emarginazione.
Autore di diversi libri, fondamentali per la comprensione delle dinamiche della mafia,  tra i quali  Mafia e politica del ’62, Mafia e droga del ’66, e Antimafia: occasione mancata del ’69, tutti editi da Einaudi, quando del fenomeno si taceva e se ne minimizzava la presenza, Michele Pantaleone ha tenacemente combattuto in solitudine la sua battaglia civile e politica.
  Il volume di Gino Pantaleone (involontaria omonimia) ne ripercorre la vita e l’opera, l’una e l’altra dedicate alla ininterrotta   denuncia  delle coperture e degli intrecci politici che hanno reso possibili l’ascesa del potere mafioso e il radicamento della mala pianta.

mercoledì 1 aprile 2015

L’annacamento e il business del caro estinto

Avevo affrontato il problema del cimitero in un altro post,  seppur  in forma impersonale e distaccata, astenendomi, non senza un certo sforzo, dal far prevalere la legittima rabbia e accettando, insieme alla mia famiglia, il disagio momentaneo. Sembra, però, che le buone maniere, l’educazione, la civile comprensione  di una situazione drammatica e  intollerabile  che questa amministrazione ha ereditato e che tuttora non ha saputo  né voluto risolvere, servano a poco di fronte all’ottusità della burocrazia o alla negligenza gestionale del cimitero. Il fatto è semplice: il comune di Mazara aveva venduto, o destinato illegalmente ad altri, loculi che non erano di sua proprietà e appartenenti alla Società  Militari in Congedo  che li aveva costruito a proprie spese, avendone anche acquistato il terreno. I loculi erano e sono per legge destinati ai soci, tra i quali i miei genitori. Lo stesso anche per quelli di proprietà di privati cittadini. La sorpresa  si ha esattamente un anno fa, alla morte di mio padre, quando, nel procedere alla tumulazione della salma, ci accorgiamo che entrambe le tombe erano occupate. A nulla sono valse le proteste tanto che abbiamo  dovuto accettare un loculo provvisorio peraltro in una zona in cattivo stato, e dopo avere pagato il balzello di duecento euro per la sepoltura, con l’assicurazione che l’ufficio avrebbe attivato tempestivamente tutte le procedure per la   restituzione delle tombe ai legittimi proprietari. Ebbene, dopo varie raccomandate a chi di competenza, , senza mai peraltro ricevere una risposta scritta, e dopo tanti approcci con i responsabili, dirigenti e politici, come se si dovesse loro chiedere un favore, alcuni giorni fa viene liberato un loculo e si è potuto traslare la salma, ovviamente a seguito di regolare domanda di estumulazione, pagamento di trenta euro di diritti all’ASP e  allegato regolare marca da bollo di sedici euro. Balzelli questi che ovviamente non saranno rimborsati dall’amministrazione.
Per liberare l’altro loculo non hanno dato risposta alcuna. “Per adesso accontentati di questo” è stato detto!  E’ un modo assai cortese dell’esercizio dell’annacamento, specializzazione dei funzionari e dei politici di questa amministrazione.  L’annacamento diventa, poi, ineluttabile, dinanzi alla minaccia, peraltro doverosa, di ricorrere alla magistratura, soprattutto quando si fa notare che in casi simili, e solo perché gli  interessati erano politici vicino all’amministrazione,  l’atteggiamento della stessa era stato diverso per solerzia e tempestività di soluzione,arrivando addirittura ad una determina sindacale di massima urgenza. In questo caso vale il detto « Vicinu lu re beatu cu c’è»?
 Vorrei far  capire a chi amministra che il rispetto della legalità è un valore non negoziabile, e come tale deve essere prevalente in ogni atto amministrativo e che «lor signori» sono stipendiati dalla collettività e come tale sono al suo servizio. A tutto c’è un limite.  Nel caso particolare non è tollerabile che si speculi sul caro estinto per far cassa illegalmente e  violare le norme più elementari dell’etica . Intanto passano i mesi e Aprile è l’ultimo idoneo per le estumulazioni. Poi se ne riparlerà a Novembre.  Più annacamento di così!
In appendice: è utile far notare, per quel che può valere, la scarsa  professionalità  degli addetti  a questi delicati compiti di estumulazione, privi del minimo decoro umano  necessario per potere svolgere l’ingrato e penoso lavoro, peraltro non supportati da strumenti e attrezzature idonee, sia sul piano della professione sia su quello dell’igiene. Cosa aspetta l’amministrazione a indire una gara di appalto affinchè si privatizzi tale servizio di manutenzione e di traslazione delle salme  per renderlo più decoroso e civile?  

domenica 22 marzo 2015

SOTTOMISSIONE



Confesso che ero impaziente di leggere l’edizione italiana del libro di Michel Houellebecq Soumission, uscito finalmente per tipi della Bompiani  con il titolo Sottomissione.
Subito il pensiero corre, inevitabilmente, dopo i fatti di Charlie Hebdo, al breve cortometraggio di Theo Van Gogh Submission, per il quale il regista olandese fu assassinato per mano di un fanatico islamista.
In Sottomissione sin dalle prime pagine aleggia la rassegnazione all’ineluttabilità nichilista  di sottomettersi , incondizionatamente, al potere nelle sue varie forme, culturale, politica, finanziaria, etica , senza alcuna  voglia di reagire, di riconsiderare i valori di appartenenza.
È in questo romanzo non romanzo, in questo racconto di vita, la totale sconfitta di quei valori  una volta definiti non negoziabili. È anche un grido di allarme di quel che si ha paura di comunicare, anche con un semplice accenno o accademiche ipotesi, di  quelle proiezioni statistiche e sociologiche su come la nostra società secolarizzata e laica si avvierebbe ad essere islamizzata attraverso quegli stessi meccanismi di democrazia diretta di cui ne va tanto fiera. Processo inevitabile dopo la contaminazione della propria identità e della propria cultura; è questa superiorità culturale che si ritorce contro se stessa fino ad un annichilimento totale dei  propri valori identitari. Mighel Houllebecq denuncia con  freddezza e razionalità una Francia  vittima del suo stesso multiculturalismo, con i due partiti tradizionali gollisti e socialisti usciti, contro ogni previsione, sconfitti al primo turno, i quali,  per evitare che vinca al ballottaggio la destra xenofoba e antieuropea di Marie Le Pen, si alleano con il partito islamico moderato uscito sorprendentemente come seconda forza politica. La vittoria di quest’ultimo sulla destra nazionalista porta alla presidenza della repubblica un islamico, ma soprattutto, è la grande finanza araba dei petrodollari a dominare il nuovo corso, con l’islamizzazione delle università, la conversione alla religione imposta, il regresso delle donne dalla vita sociale, l’imposizione del velo, il  divieto ad esse di lavorare, relegandole totalmente al  ruolo di sottomesse con l’istituzionalizzazione della poligamia, intesa come via islamica all’evoluzione secondo il principio di selezione naturale.  Il finale non può che essere l’elogio della prosknesis, della sottomissione al  potere, in forma amara  e  cinica,  e la contemporanea morte della democrazia liberale, con i suoi principi fondanti quali lo stato di diritto, l’autonomia dei poteri, le libertà civili e religiose.
Un libro provocazione o un grido d’allarme disperato?

domenica 15 marzo 2015

Presentato il libro di Rosario Lentini ” Vincenzo Raja”



«Politica e passione per lo studio della viticultura,impegno diretto ad affrontare i problemi concreti del mondo agricolo – da socialista riformista quale egli era, con una visione interclassista che gli permetteva di interloquire con imprenditori, coltivatori, semplici braccianti, e di farsi apprezzare universalmente per competenza  e serietà – appaiono in Vincenzo Raja difficilmente scindibili.»
Così scrive nell’introduzione Rosario Lentini, autore del libro  Vincenzo Raja - tra passione politica e impegno scientifico -.
Mazarese di nascita, di formazione politica inizialmente anarco socialista e poi socialista riformista, la crescita politica, culturale e professionale di Raja si evolve in quell’intervallo di tempo che va dai primi del ‘900 all’inizio della Grande Guerra, in una Mazara dove i fermenti politici erano caratterizzati dai dibattiti, spesso poco ortodossi, tra le componenti politiche, e all’interno dello stesso partito socialista, diviso tra giolittiani e antigiolittiani, e nella Scuola Superiore di Agricoltura di Portici dove si forma professionalmente. È in questo periodo che Raja fece convivere  la sua passione politica riformista con quella di imprenditore e di studioso della vitivinicoltura, tanto da potere giustamente essere considerato un antesignano nel richiedere un intervento legislativo che tutelasse il territorio e la produzione del vino Marsala.
È stata una lezione di storia a più voci quella proposta dall’Istituto Euroarabo di Mazara editore del libro. Interventi di grande competenza scientifica che tratteggiavano con raffinatezza la storia locale e il personaggio, delineato nelle sue sfaccettature socio politiche, professionali, umane, in una Mazara in cui, spenti gli entusiasmi dei fasci della fine dell’ottocento, si iniziava, con passione a organizzare la politica.
È la storia di un periodo incerto quello dipinto, con metodo storico, da Salvatore Costanza e Rosario Lentini sul piano politico, sociale ed imprenditoriale, e in cui si assiste ad una società in movimento anche tra tante contraddizioni, che cerca, pur tra difficoltà, timidezze e ambiguità, di organizzarsi politicamente e industrialmente, soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura e la vitivinicoltura uscita in quegli anni devastata dalla Fillossera.
Viene così delineata, nei vari interventi moderati da Antonino Cusumano, presidente dell’Istituto Euroarabo, la personalità di un Raja politicamente riformista  e  moralmente intransigente che si coniuga con quella di imprenditore e di studioso, che metteva in primo piano, in un insieme, politica, agricoltura e vitivinicultura, essendo egli stesso agricoltore e produttore, dando anche, con competenza, il suo contributo di proposte sotto l’aspetto organizzativo della produzione e della commercializzazione del prodotto principale, il Marsala. Idee e proposte che costituivano l’abbozzo embrionale di quella che sarà, di lì a qualche anno la Questione meridionale.
Alla fine della serata, al pubblico presente è stato fatto omaggio, da parte dell’istituto Euroarabo, di una copia del libro, la cui stampa è stata integralmente sostenuta, con entusiasmo, dal dott. Andrea Maria Genna  rappresentante procuratore dell’Agenzia  di Assicurazioni Generali di Mazara del Vallo.