Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

venerdì 4 dicembre 2009

Don Sciortino all’attacco della politica


Il pubblico è attento anche se l’aula delle conferenze del Seminario vescovile presenta moltissimi vuoti. Francamente ci si attendeva una maggiore presenza di pubblico. La conferenza, aperta a tutti, non era stata adeguatamente pubblicizzata da parte degli organizzatori della manifestazione, segno che c’è molto da lavorare, da parte del vescovo Mons. Mogavero assieme ai suoi collaboratori sul piano dell’informazione.
E’ una vera e propria filippica contro il governo in carica quella di don Sciortino. L’attacco, lancia in resta, prende spunto dalla presentazione del suo libro -La famiglia Cristiana- “ Titolo non scelto da me” confessa il direttore del settimanale cattolico ,” ma impostomi per ragioni di marketing dalla Mondadori, “, la casa editrice della famiglia presidente del Consiglio, diventato il bersaglio diretto delle sue frequenti denunce. Sa fare bene la sua parte di moralizzatore e di fustigatore di costumi don Sciortino; spazia a tutto campo, dalla famiglia alla difesa della vita, dall’ etica del comportamento all’impegno in politica dei cristiani, dai fenomeni xenofobi all’immigrazione, dalla polemica sul crocifisso ai minareti, con voce pacata ma ferma, da oratore che sa quel che dice e soprattutto che sa dove vuole arrivare. Il j’accuse è indirizzato alla politica sociale, e in particolare alla politica della famiglia, di questo governo, che da priorità elettorale è stata relegata a fanalino di coda o in un ruolo marginale negli atti legislativi. “ Mentre tutti gli altri paesi hanno capito che bisogna investire nella famiglia, attraverso aiuti concreti e strutturali che abbiano come obbiettivo l’aumento delle nascite e il ringiovanimento dei loro paesi”, si accalora Don Sciortino,” in Italia si assiste ad un invecchiamento della società, ad una diminuizione delle nascite, tanto che i giovani non solo hanno paura di sposarsi, ma sono terrorizzati dal mettere al mondo dei figli.” Per meglio far comprendere la sua denuncia, richiama un immagine dell’Eneide di Virgilio: “Enea che fugge da Troia in fiamme porta l'anziano padre Anchise sulle spalle e tiene per mano il giovane figlio Ascanio. L'Enea del futuro, invece, avrà sulle spalle il peso di quattro vecchi genitori e non avrà accanto nessun figlio che gli assicurerà, un giorno, di portarlo in salvo”.E ancora:”Assistiamo, impotenti, al fallimento della famiglia. Sulla famiglia tutti i governi, di destra, di sinistra e di centro, finora hanno sempre fallito. Non hanno mai capito che è l'unico vero ammortizzatore sociale. Aiutarla serve innanzitutto allo stesso Paese”.La mancanza di una vera politica della famiglia ha minato le basi dello stesso concetto cristiano di famiglia, confondendolo e facendole perdere di significato. “Perché ,dunque, tutti i partiti si riempiono la bocca con la parola famiglia? L'Italia sembra volere fargliela pagare cara a quei genitori che fanno più figli. Oltre a punire questi loro ragazzi che, nella vita, nel lavoro e nella società, avranno meno opportunità dei loro coetanei figli unici.” Non perde l’occasione degli ultimi eventi di cronaca per denunciare alcuni provvedimenti xenofobi portati avanti da alcune amministrazioni locali vicini alla lega, dal "White Christmas" di Coccaglio, alle ronde, dai cartelloni che vietano di indossare il Burqa a Varallo, all”Ambrogino d’oro” assegnato ai vigili urbani di Milano che si sono distinti nella caccia agli immigrati clandestini. Non mancano le bordate contro il “ silenzio della chiesa “che spesso dà l’impressione di essere ostaggio della politica, o, a secondo dei punti di vista , rende ostaggio la politica”. Ma “questa Italia è ancora cristiana, quando indebolisce e svaluta la famiglia? Quando i comportamenti privati di chi è chiamato a governare sono contraddittori e in antinomia con i principi Cristiani ai quali quale essi, con fare propagandistico, si richiamano?” Rimprovera ancora la Chiesa. “Troppi i silenzi, troppa cautela, troppe omissioni sulla politica e sui politici, e questo non rende credibile il ruolo della Chiesa”. Che le denunce di don Sciortino non siano solo frutto di considerazioni politiche da parte di una chiesa più attenta ai bisogni della gente, lo conferma, dando man forte al prete giornalista, una agenzia Ansa che all’indomani pubblica un rapporto della Caritas e dalla Fondazione Responsabilità Etica, in cui si denuncia l’aumento delle famiglie a rischio di povertà “. Per loro sarà più difficile sostenere le spese ordinarie (bollette, alimenti, ecc) e aumenterà anche il rischio di non riuscire a far fronte ad eventi straordinari, a partire da quelli più banali: la rottura di un elettrodomestico, la manutenzione dell'auto. I dati evidenziano che bisogna lottare contro "situazioni di esclusione da un bene primario come la casa ai danni delle famiglie più deboli, povere, di giovani o di immigrati", commenta don Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana. "E' assente una politica della casa - sottolineano dalla Caritas - e su questo devono riflettere i soggetti politici, imprenditoriali e sociali”

mercoledì 2 dicembre 2009

Minareti e campanili, un bell’ibrido



Poiché non ho alcuna competenza in materie che riguardano il culto, non intendo discutere del voto svizzero che proibisce ai musulmani che abitano la terra di calvinisti, luterani e cattolici di costruire i minareti accanto alle chiese cristiane. A quanto pare, non è molto difficile in pieno “scontro di civiltà” imporre la rimozione della memoria storica, culturale e religiosa: basterebbe indire un referendum che sollecita le ataviche fobie, la diffidenza nei confronti del “diverso”; convincersi che il “nuovo arrivato” è un nemico, è un potenziale usurpatore e che può minacciare la purezza delle tue tradizioni e, forse, della tua stessa “razza”. Basterebbe giudicare il colore nero della pelle non compatibile con il “bianco” Natale.Non ha molta importanza, poi, se ciò accade in un paese, la Svizzera, che fin dal Cinquecento ha ospitato dei “diversi” come Giovanni Calvino, che ha offerto tolleranza o ospitalità a centinaia di migliaia di ebrei, antifascisti e antinazisti, perseguitati nel resto del Vecchio continente. Oppure in un paese, l’Italia, che per anni è stata costretta a mandare altrove i suoi figli per cercare fortuna nel ricordo di Maria e di Giuseppe, anche loro emigrati e costretti a far nascere il proprio figlio in una stalla.Ma lascio che i dettagli dello scontro tra l’islam e il cristianesimo siano discussi dagli addetti ai lavori, o presunti tali. Vorrei azzardare invece qualche considerazione circa la bellezza architettonica dei minareti.Se vi capita di visitare Istanbul, non perdete i magnifici minareti della Moschea blu (Moschea Sultan Ahmed), che insieme a migliaia di altri minareti si dirigono verso il cielo e che in alcune ore dell’alba e del tramonto consegnano i vecchi quartieri della città, dominati dal canto dei muazin, alla malinconia della storia del proprio passato.Le stesse sensazioni si provano a Isfahan, quando viene varcato l’ampio cortile della Moschea Emam (prima della rivoluzione khomeinista si chiamava Moschea Shah), con i suoi due minareti all’ingresso e altri due in prossimità di una imponente cupola azzurra. A Damasco, poi, è il minareto di Gesù ad attribuire prestigio e bellezza alla Moschea Omayyadi, il principale luogo di culto nella capitale siriana.Certo, si potrebbe dire: lasciate i minareti a Istanbul, Isfahan e Damasco e le cattedrali gotiche e barocche alla Svizzera e all’Italia. Ma siamo sicuri che gli uni siano incompatibili con le altre? Che non ci sia posto per un minareto accanto ad una chiesa? Siamo certi che uno di pelle nera che guarda insieme a te il Presepio nella piazza del tuo quartiere sporchi il “Bianco natale”? Siamo convinti che l’ibrido architettonico, o più in generale, l’ibrido culturale sia brutto, insidioso e minaccioso?
Tratto dal il cuore del nemico di Bijan Zarmandili

sabato 28 novembre 2009

La Mafia non esiste

Costoro hanno fatto fare brutta figura all’Italia.

Antonino Agostino -Beppe Alfano -Pasquale Almerico -Nicola Alongi -Giorgio Ambrosoli -Filadelfio Aparo -Rita Atria-Salvatore Bartolotta -Emanuele Basile (carabiniere) -Giuseppe Borsellino -Paolo Borsellino -Domenico Buscetta-Graziella Campagna-Alfonso Canzio-Stefano Caronia -Antonino Cassarà -Giulio Castellino -Rocco Chinnici -Giangiacomo Ciaccio Montalto -Strage di Ciaculli -Giovanni Corrao -Gaetano Costa -Cosimo Cristina-Carlo Alberto Dalla Chiesa-Mauro De Mauro -Rosario Di Salvo -Rocco Dicillo-Giovanni Falcone -Giuseppe Fava -Paolo Ficalora -Mario Francese-Giorgio Gennaro -Paolo Giaccone -Alberto Giacomelli -Boris Giuliano -Libero Grassi -Gaetano Guarino-Peppino Impastato -Giuseppe Insalaco -Vito Jevolella.-Pio La Torre -Giuseppe Letizia -Epifanio Li Puma -Rosario Livatino -Emanuela Loi.-Lenin Mancuso -Piersanti Mattarella .Accursio Miraglia .Natale Mondo .Giuseppe Montalto.-Giuseppe Montana -Antonio Montinaro -Francesca Morvillo.-Luciano Nicoletti -Emanuele Notarbartolo-Giovanni Orcel-Lorenzo Panepinto -Roberto Parisi -Joe Petrosino -Pino Puglisi-Michele Reina -Placido Rizzotto -Mauro Rostagno -Giuseppe Russo-Antonino Saetta -Vito Schifani -Antonino Scopelliti -Emanuela Setti Carraro -Michele Sindona -Giovanni Spampinato -Gaspare Stellino -Strage della circonvallazione-Cesare Terranova-Fratelli Vaccaro Notte-Bernardino Verro-Calogero Zucchetto.
Chi ne parla merita di essere strozzato personalmente da Silvio Berlusconi.
Per quanto fosse una battuta, rimane pessima, inopportuna, inelegante, inspiegabile, incomprensibile, ingenerosa e soprattutto ambigua. Poco degna di un Premier.

domenica 22 novembre 2009

Un monumento all’Amministratore


Altro che al pescatore! Un monumento lo meriterebbe l’Amministratore che ha dato incarico al Maestro Vito Certa di “restaurare” i vecchi e sbiaditi murales del muro di recinzione dello Stadio “ NinoVaccara” di Mazara del Vallo. Il Maestro, che ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera e gli ambienti artistici più all’avanguardia di Milano e che ha alle spalle una pluriennale esperienza nel settore delle Arti Visive, è stato spinto esclusivamente dall’amore verso la sua Città. Dall’impegno dimostrato, giorno dopo giorno sotto il sole cocente o sotto le raffiche del vento di tramontana, e dai risultati lusinghieri ottenuti, tutta la Città ha capito che grande è il suo affetto, mai del tutto sopito, per il paese natìo, ritrovato dopo anni di freddo, neve e nebbia vissuti nella Città da bere. Un marrobbio di colori che sale pian piano ma che arriva, con le sue velature naïf prive di virtuosismi accademici e caratterizzate da contorni marcati, attraverso gli occhi, diritto al cuore. Del lavoro di Totò Bonanno (Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, scomparso nel 2002), di Franco Lo Cascio (Docente di Disegno e Storia dell’Arte, esponente del Movimento della Neofigurazione) e di Saverio Rao (pittore, incisore e muralista) non rimane pressoché nulla perché “coperto” dal forte carattere della pennellata e dalla prorompente personalità stilistica del Certa; rimangono, però, il disegno e i soggetti rivestiti di nuovi, pieni, piatti e vivi colori.
Una pittura affascinante e insolita che offre una visione nuova della realtà, attraverso un uso forte degli schemi e del colore non curato o rifinito ma è, soprattutto, la semplicità che cattura lo sguardo del fruitore, il quale percorre quella zona, quasi sempre in auto “per fortuna!”, direbbero i denigratori del Mazzaro con un andamento veloce e frettoloso.
Grazie Maestro! Grazie Amministratore, chiunque tu sia!

Giacomo Cuttone.

martedì 17 novembre 2009

Gheddafi , le hostess e il Corano

200 hostess, ragazze belle, giovani, alte, magre e ben vestite, nella villa-foresteria dell’ambasciata libica a Roma. la prima serata, altre 200 la seconda, 400copie di Corano distribuite, e un voucher di 50€ o 75 € per ciascuna ragazza partecipante. Le stravaganze del dittatore Muammar Gheddafi non finiscono di stupire. Due serate mistiche all’insegna della conoscenza dell’Islam e della parità di diritti tra uomo e donna, l’annuncio solenne nella “Lectio Magistrale”, che a morire sulla croce è stato un sosia di Gesù Cristo,e infine un invito alla conversione alla vera religione,l’Islam, offrendo a chi deciderà di farlo il suo sostegno ed appoggio per un viaggio alla Mecca. Nessuna protesta dai tanti moralisti italioti, dalle donne e dalla chiesa. Cosa sarebbe successo se un nostro vescovo o un nostro capo del governo avesse cercato a fare opera di proselitismo in qualche albergo di Tripoli o di ironizzare sul profeta? Una cosa, il nostro Premier e il dittatore libico, hanno in comune: il ghiribizzo di circondarsi di ragazze giovani, belle, eleganti e disposte, di fronte ai potenti a vendere la propria dignità ,per un piatto di lenticchie.

mercoledì 11 novembre 2009

Discorso agli Ateniesi.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle ( discorso agli Ateniesi- 461 a.C . )

lunedì 9 novembre 2009

Nuove proposte laiche

Mi aspetto che con la stessa determinazione con la quale si è battuta contro la presenza del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane, la sensibile signora Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia e socia dell'Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti), assieme alla associazione cui fa parte,si facciano promotori, in coerenza ai principi di laicità propugnati, di una battaglia di civiltà laica affinchè venga rimossa la croce dalla bandiera della sua nazione e da tutte le bandiere di quegli stati n che ne fanno una rappresentazione simbolica in cui riconoscersi ( Finlandia - Malta- Norvegia – Svezia - Grecia – Slovenia - Danimarca, Inghilterra,Svizzera, Grecia, Slovacchia.), per restare in Europa. Inoltre chiedano di sostituire il simbolo della Croce Rossa ,con un altro più laico e meno turbativo. Promuovano iniziative, nelle sedi giuridiche più opportune, al fine di rimuovere: anche le croci dai cimiteri , per non turbare le anime laiche; di trasformare,altresì, tutti gli incroci delle città in rotatorie; di vietare a tutti i dipendenti di indossare , negli uffici e in tutte le sedi pubbliche, gioielli a forma di croce; e infine, di sostituire tutte le manifestazioni religiose che contemplano la croce con le zucche di halloween.




sabato 7 novembre 2009

L'APOSTASIA DEL CRISTIANESIMO


<<La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione Tutto questo potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei.». si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo. Ancora, « la Corte non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana>>
Una motivazione incomprensibile quella della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in quanto presuppone siano stati violati dei diritti. Quali diritti sono stati violati? Sulla libertà dell’educazione? Sulla discriminazione di minoranze appartenenti ad altre religioni? In effetti, la sentenza degli alti giudici europei dimostra una assoluta ignoranza del sistema scolastico ed educativo italiano Quanto mai l’immagine del crocifisso si è rivelata condizionante, in senso positivo ( vantaggio) o in senso negativo ( discriminante) nel processo educativo e formativo dell’intera popolazione scolastica di ogni ordine e grado? Le motivazioni addotte appaiono invece come la logica prosecuzione di quella laicité de combact, di quel laicismo oltranzista francese che non è ancora riuscito a risolvere tutte le contraddizioni dei processi di integrazione in quella nazione. Al di là dell’indubbio simbolismo religioso, la cui presenza nelle aule scolastiche è regolata dal Concordato tra stato e chiesa, sancito dall’articolo 7 della Costituzione, il Crocifisso rappresenta un insieme di valori che stanno alla base dei diritti fondamentali dell’uomo, i quali hanno permeato la cultura italiana ed europea assieme alla sua identità, non escluso quella dottrina laica, sulla quale la sentenza sembra volersi artatamente ispirare. Il crocifisso simboleggia valori laici universali come la libertà di culto,la libertà religiosa,la parità tra uomo e donna,la dignità della persona, la libertà matrimoniale, la libertà di critica alla religione, tolleranza, la solidarietà, la difesa della famiglia, l’uso di mezzi non coercitivi di convinzione, la laicità dello stato. Per dirla con Tocqueville ” Fu necessario che Gesù Cristo venisse sulla terra per far capire che tutti i membri della specie umana erano per natura simili e uguali.”.Questi valori sono sanciti e riconosciuti nella Carta dei Diritti universali dell’uomo. Allora come definire una simile sentenza in contraddizione con gli stessi diritti universalmente riconosciuti, se non una Apostasìa del Cristianesimo? Tale Apostasìa del Cristianesimo che è causa della perdita di identità e che preclude il significato della appartenenza comune, è prodotta da quella cultura laicista e ideologica, oggi assai di moda in occidente, che dileggia la religione considerandola alla stessa stregua di una superstizione, un retaggio antropologico, un infantilismo intellettuale, una manifestazione folkloristica. Tale Apostasìa del Cristianesimo, in corso in Europa, fa apparire la religione come la responsabile imputata di colpe che vanno dalla minaccia allo stato laico all’ostacolo della coesistenza sociale fino alla avversione alla ricerca scientifica. Essa propugna una Europa senza Dio e senza identità. Se l’Europa rifiuta il Cristianesimo, non le rimane altro che l’effimero, non ha più niente di solido a cui riferirsi e di duraturo attorno a cui riconoscersi .Si può essere anticlericali. Si può essere laici. Ma si può essere anticristiani?

domenica 1 novembre 2009

Integrazione e Fede: una occasione mancata.


Doveva essere un confronto sulla realtà dell’enclave musulmana di Mazara, un dibattito che aprisse,finalmente, uno spiraglio di luce nella nebbiosità dell’indeterminatezza, che aiutasse a comprendere e avere contezza di quelli che sono le effettive esigenze della comunità maghrebina, la quale si trova a relazionarsi con la popolazione locale in una ambigua integrazione non comunicante. Le intenzioni, per quanto nobili, se non supportate da un percorso chiaro, possono dar luogo a dibattiti, per quanto interessanti, inutili rispetto agli obiettivi prefissati. E’ quanto successo con il tanto atteso dibattito, su “ Islam e occidente: dialogo possibile o scontro inevitabile?” organizzato dal periodico L’Arco diretto dal Prof. Onorato Bucci e dall’Associazione Arco-baleno onlus presieduta dal Prof. Giuseppe Fabrizi. Relatori il Prof Onorato Bucci, direttore dipartimento di scienze giuridiche e sociali dell’università del Molise e il Prof. Abdel Karim Hannachi, docente di lingua araba dell’università di Catania. Dibattito arricchito dalla presenza di S.E. Mons. Domenico Mogavero vescovo di Mazara, e di S.E .Mons. Vito Rallo, N.A. in Burkina Faso e Niger.
Il tema era di per se affascinante anche se eccessivamente abusato negli ultimi tempi:( L’Islam in Occidente di Tariq Ramadan, la Solitudine dell’Occidente di Fouad Kaled Allam, L’Islam è compatibile con la democrazia? Di Renzo Guolo). Ci si aspettava un dibattito che aprisse la strada ad un progetto culturale e politico verso l’integrazione reale della comunità musulmana di Mazara. Invece, da parte dei due interlocutori si è preferito percorrere la via degli stereotipi già trita e ritrita nei numerosi dibattiti, convegni, talk show sul solito refrain Islam e cristianesimo, Islam e democrazia, con Corano, hadith, scuole coraniche e Sharì’a per condimento. Si è dato sfoggio di grande erudizione, ma nessuna proposta progettuale di come possa realizzarsi un processo di integrazione a partire dalla analisi della comunità tunisina di Mazara. Esiste una percezione del disagio all’interno della comunità tunisina? Quali le cause? Come affrontarle e proporre ipotesi di soluzione? L’integrazione presuppone una perdita di identità? Che cosa si intende per identità? Essa è statica o dinamica? L’identità è legata alla formazione culturale o alla tradizione dei padri? Si ha il diritto di praticare con dignità la propria fede? Sono domande che attendono una risposta. La comunità tunisina di Mazara vede con apprensione gruppi di giovani che si trovano in rotta di collisione con la società che li ha accolti o dove sono nati? In questo contesto, una parte di giovani si trova sempre meno a proprio agio .Spesso la provocazione di alcuni gruppi, crea problemi di sicurezza e di legalità, divaricando le distanze tra la popolazione autoctona, sempre più impaurita o addirittura intimidita, e i giovani immigrati sempre più aggressivi. Tra questi cresce la percezione di essere esclusi e discriminati dai gangli sociali, a causa dell’elevato tasso di disoccupazione, di dispersione scolastica e di inserimento nel mondo del lavoro. Di fronte alla difficoltà di vivere la disuguaglianza e l’esclusione, questi giovani sono tentati di ripiegarsi nelle radici identitarie dei loro padri. E’ su queste problematiche che si dovrebbe sviluppare un dibattito sociale e politico su come affrontare il processo di integrazione dei musulmani, pur con tutte le difficoltà dovute al fatto che non vi è un interlocutore ufficiale della comunità musulmana. A questo dovrebbe servire la figura del consigliere aggiunto in Consiglio comunale o dei vai mediatori culturali. La sfida da sostenere è quella di eliminare ogni motivo, per i giovani musulmani, di sentirsi malgiudicati e di affrontare la discriminazione nel mondo del lavoro. L’altro aspetto che non si può eludere è quello della pratica religiosa. In una città caratterizzata da una convivenza pacifica e reciprocamente rispettosa tra popolazione autoctona e comunità maghrebina, occorre ripensare in maniera responsabile sulla possibilità di aprire una vera moschea, al posto di inidonei locali di preghiera, in modo da riconoscere il loro culto e il diritto di praticarlo in maniera dignitosa. Una moschea che sia realmente radicata nella realtà locale, che viva i mutamenti sociali e demografici dei musulmani, senza richiudersi nel bigottismo e nel radicalismo fondamentalista. Una moschea che sia inserita del tutto in un sistema di progresso e di modernità, in cui si possa educare, nello spazio delle pratiche religiose, alla libertà e alla convivenza, alla solidarietà, e al riconoscimento dei diritti fondamentali. Un ruolo importante dovrebbe assumere in proposito l’autorità tunisina attraverso la sua capacità di controllo e di filtro. E’ in questo contesto di modernità che la moschea assume anche una valenza di positività sociale. Non si può parlare di integrazione se si vieta alle persone che hanno una fede di esprimerla pubblicamente ma al contrario si chiede loro di riservarla nella sfera privata.

venerdì 16 ottobre 2009

Mazara: una integrazione non comunicante



Mazara è città multidentitaria e multiculturale? E’ città dell’integrazione e dell’accoglienza? E’città della tolleranza e della convivenza? Mazara, la città più musulmanizzata d’Italia, è esempio di dialogo tra popoli delle due sponde? La città, da tempo oggetto di studio tra gli addetti ai lavori, appare come un fenomeno sociologico; su di essa sono state scritte decine di tesi di laurea sulla presenza maghrebina e un libro di successo,“Il ritorno infelice” di Antonino Cusumano, considerato pietra miliare per la conoscenza e la comprensione socio antropologica delle prime immigrazioni tunisine; sono stati redatti migliaia di articoli da tutte le testate giornalistiche nazionali e internazionali sulla sua kasba, è stata decantata la pecularietà del suo centro storico per l’unicità dell’assetto urbano caratteristico delle città arabe, tanto da farne oggetto di studio e di proposte urbane alla biennale di Venezia. Gli Immigrati di prima generazione e i loro figli, nati, cresciuti, e culturalmente formati nel contesto educativo e formativo pubblico ne costituiscono ormai una risorsa umana radicata, omologata nel tessuto sociale Mazarese, tanto che è già avviato da tempo un processo di ibridizzazione culturale. Non volendo né potendo addentrarmi, per obiettivi miei limiti sulla conoscenza delle dinamiche sociali del fenomeno immigratorio, e ritenendo alquanto complesse, articolate e talvolta ambigui taluni aspetti sociali che possono, a volte, essere tra loro antitetici, come multicultura e integrazione, conservazione identitaria e assimilazione di valori, i quali richiedono interventi di specialisti, mi limito, a mò di provocazione, a riportare quello che un serio conoscitore e studioso del mondo musulmano in Italia, Stefano Allievi, scrive nel suo libro ” Islam Italiano” a proposito di: Mazara: la comunità islamica che non c’è: in cui focalizza un aspetto non indifferente, che abbraccia, anche e soprattutto, il campo della religione. ” Oggi l’enclave tunisina di Mazara è forse quella con la più alta percentuale di musulmani di Italia. Ma è un islam che si vede poco, che a differenza di altre realtà immigrate, è riuscita a dotarsi di una minuscola moschea in cui pregare. Una anomalia….A costruirla ( la moschea), ad un certo punto, sembrava dovesse essere il commissario della città,che l’aveva posta come uno dei suoi progetti,e la pensava in grande, cinquemila posti. Una iniziativa non concordata con la comunità islamica locale e bloccata da un veto dei notabili locali e dal vescovo….Neanche il consolato tunisino, che veglia ( anche troppo) su questa comunità ha voluto provvedere. C’è una scuola, quella sì. Un problema, fatto apposta per non favorire l’integrazione, visto che si insegna in arabo il programma scolastico tunisino ai bambini tunisini, una scelta irresponsabile, visto che molti dei ragazzi qui educati,qui,in Italia rimarranno. Di fronte a queste scelte, pagate sulla pelle delle nuove generazioni, ci domandiamo dove stia, da un lato, la consapevolezza della comunità immigrata,e dall’altro, l’iniziativa e la vigilanza degli organi educativi ad essa preposti…C’è il bar, il circolo,.e la religione? Rimane confinata negli spazi privati, in casa, in famiglia…..Ma la mancanza di una forte identità e visibilità religiosa non è un indizio di integrazione forte, a conferma che non sono i simboli religiosi in se a creare un esempio di separatezza. Le due popolazioni semplicemente non si mischiano. Anche se qui mancano atti espliciti di intolleranza, di razzismo, di rifiuto, qui c’è una integrazione non comunicante. Immigrati e i mazaresi sono come due binari che corrono paralleli ma non si incontrano mai.”
Gli aspetti che emergono riguardano essenzialmente le scelte progettuali ,da sempre trascurate, che le istituzioni locali, attraverso le loro rappresentanze politiche e religiose sono tenuti a fare; scelte non più procrastinabili, che richiedono percorsi da fare insieme alla comunità musulmana in direzione o di una integrazione reale oppure verso una conservazione identitaria e un neo multiculturalismo tutto da inventare, visto i precedenti in Italia e in Europa ( Spagna, Inghilterra, Germania); soprattutto si rende necessario affrontare in maniera seria, non pregiudizievole l’elemento religioso. Per far ciò, occorre uscire da un linguaggio ambiguo o perbenista e far valere la ragione rispetto alle pulsioni. Per quanto riguarda la scelta verso un processo di integrazione, molte voci sembrano levarsi in direzione opposta, tra queste quella del vescovo di Mazara Mons. Domenico Mogavero, il quale, in un recente incontro privato con il ministro degli interni Maroni, qui a Mazara, ha espresso in modo chiaro la sua opinione:”Non mi piace la parola integrazione –ha affermato il vescovo – perchè mi suona come fusione; i tunisini mantengono la loro identità, la doppia cittadinanza. L’identità deve restare patrimonio inscindibile di una persona senza prevaricazioni, restano le differenze tra le due comunità ma nello stesso tempo anche la pacifica convivenza”. Si evince che la chiesa di Mazara appare orientata verso un multiculturalismo che veda la conservazione della propria identità, anche religiosa, in un contesto non ostile all’immigrato? Ma lo stesso vescovo non si esprime su come, dove e quando esercitare anche la propria fede religiosa. E’ favorevole all’apertura di una moschea dove la comunità islamica possa pregare? E’ una questione non di poco. Per quanto riguarda le istituzioni politiche, che progetti propongono, che non siano retorici ed elettoralmente strumentali, per la comunità musulmana mazarese? Sono orientati verso la creazione di compartimenti stagni multiculturali, verso comunità tra loro indifferenti, non comunicanti, oppure verso qualcosa che funga da collante di culture e conoscenze seguendo schemi di integrazione che abbiano come obiettivo il superamento del disagio percepito come discriminazione ed emarginazione? Perché è indubbio che all’interno di una scelta multiculturale si possono formare radicalismi e settarismi che si accompagnano a chiusure identitarie e al racchiudimento in se stessi. Se dunque “l’immigrazione funziona da catalizzatore delle tensioni e delle crisi in atto nella società d’accoglienza”, afferma Khaled Fouad Allam, “occorre tuttavia trovare modelli sottesi ai suoi schemi di governo del territorio e di rappresentanza politica”. Oltre a ciò, rimangono questioni aperte, alcune rilevanti, che richiedono un adattamento alla società di diritto e all’uguaglianza che esse comportano, in particolare, quella tra uomo e donna, quella partecipativa alla vita politica pluralistica e democratica, e l’adozioni di usi e costumi della vita moderna.

mercoledì 14 ottobre 2009

Impacchi di liquame


E ti pareva! Lombardo mafioso! Con le sue allusioni mefitiche il giudice supremo Marco Travaglio, riportando sul suo giornale “Il fatto” un avviso di garanzia alquanto insignificante, ha emesso la Sua sentenza inappellabile, nonostante le reiterate richieste di archiviazione della procura di Catania. Sentenza che fa proprie le dichiarazioni rese ai magistrati dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola, il quale sostiene di aver visto la foto del presidente della Regione sui giornali e di averlo riconosciuto; ricostruzioni che secondo le indagini dei magistrati si sono rivelate confusionarie e approssimative, del tipo: “Lombardo forse non aveva i baffi, guidava una Ferrari”.Dichiarazioni che non hanno avuto riscontro da parte della procura competente e per le quali la stessa procura ha chiesto per ben due volte l’archiviazione. Ancor più grave appare la presa di posizione di alcuni deputati regionali del PDL Salvino Caputo, Roberto Corona, Fabio Mancuso, i quali riescono a trasformare questa melma in linfa per le loro diatribe politiche contro l’attuale maggioranza. Costoro arrivano a tirare in ballo, addirittura, i due magistrati assessori della giunta Lombardo Russo e Chinnici, sull’opportunità di fare parte della giunta di un presidente inquisito. Mi chiedo, vista l’indifferenza e la mancanza di reazione , se i siciliani non godano nel ricevere in faccia simili impacchi di liquame .

martedì 13 ottobre 2009

Burka


Proibire il burka nelle scuole?
D'accordo, ma si proibisca anche di fare comizi in camicia nera. Soprattutto se chi la indossa è il Presidente del Consiglio.

lunedì 12 ottobre 2009

Quando l’odio ideologico erutta fango.



Tutto si può dire della ministro della P.I. Mariastella Gelmini: che sia incompetente per guidare un ministero così complesso e problematico, che abbia un approccio complicato con l’intero sistema dell’Istruzione che va dalla scuola primaria all’università per finire alla ricerca, che non abbia qualità e capacità, che non abbia autonomia programmatica, che sia priva di un vero progetto politico dell’intero sistema scolastico e formativo. In poche parole, i suoi detrattori hanno la legittimità di avanzare critiche se queste sono ben corroborate da argomentazioni e dati inoppugnabili, oppure se queste censure scaturiscono da ragionamenti politici. La critica è il sale della democrazia. Ma tutto deve avvenire nel rispetto delle regole, del bon ton e dell’educazione. In assenza di queste norme elementari dell’educazione, si entra nel campo dell’inciviltà, nel vilipendio, finendo con lo sguazzare tra le paludi miasmatiche dell’odio ideologico. E’ quello che sta avvenendo in questi giorni nella rete. Le poste elettroniche sono invase da squallidi messaggi sul vissuto della ministro, maldicenze addirittura sulla paternità naturale della titolare della P:I Quel che è più inquietante è che latori di tale putrescenza siano stimati uomini di riconosciuto livello culturale, appartenenti al quella sinistra ideologica moralizzatrice delle abiezioni altrui oltre che uomini di scuola ed educatori la cui funzione dovrebbe essere quella di promuovere etrasmettere valori non alienabili, tra i quali l’assoluto rispetto della persona. Cosa c’è ancora da aspettarsi da una sinistra che vomita simili deiezioni.?

venerdì 9 ottobre 2009

Devota Amministrazione

ATTO DI AFFIDAMENTO E CONSACRAZIONE
DELLA CITTÀ DI MAZARA
ALLA MADONNA DEL PARADISO

Atto deliberativo della Giunta Municipale di Mazara del Vallo n. 132 d 16 Luglio 2004

La Giunta Municipale guidata dal Sindaco Giorgio Macaddino ha approvato all’unanimità l’atto di affidamento e
riconsacrazione della Città di Mazara del Vallo alla Madonna del Paradiso.
Esattamente 50 anni fa, nel 1954, l’allora Sindaco Francesco Safina e la sua Giunta affidarono la Città alla Madonna del
Paradiso con un atto formale conservato negli archivi storici del Comune.
50 anni dopo, il neo Sindaco Giorgio Macaddino e la sua Giunta hanno voluto riprendere quella significativa decisione.
L’ Anno VI n. 6 15-05-2004 8

<Oggi, insieme alla Giunta, consapevoli del mandato che ci è stato affidato e delle difficoltà e insidie che incontreremo durante il governo della Città, ricordandoci delle parole di Cristo “senza di me non potete fare nulla”, (Gv 15,5) con il cuore rivolto ai bisogni urgenti della nostra Mazara, desideriamo rinnovare l’affidamento e la consacrazione della Città al Tuo Cuore Immacolato affinché essa sia sempre più luogo di serenità e di pace, di convivenza pacifica e di formazione ai veri valori umani, luogo dove i giovani possano crescere sani e pieni di entusiasmo per la vita.
Ti chiediamo di intercedere presso il Padre Celeste per guidarci e indirizzare i nostri atti sempre verso il bene comune, di renderci docili all’ascolto dei più deboli e indifesi di questa Città;
Ti chiediamo la custodia dal maligno e da quanti tentano di far prevalere sul bene comune gli interessi personali.
Fa’ che il nostro mandato sia un vero servizio alla Città e non ricerca di potere.
A Te Santa Madre del Paradiso i nostri cuori, a Te le nostre anime, a Te il tempo che ci concederà il Signore, a Te il nostro futuro e la nostra felicità. Così sia>>.

Giorgio Macaddino e la sua Giunta: Peppe Marino, Giovanni Tumbiolo, Santino
Adamo, Didi Di Liberti, Salvatore Accomando, Gaetano Giacalone, Alessandro
Culicchia, Marisa Lenzi, Michele Gabriele, Pino Salvo.
Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.
Il Sindaco
Giorgio Macaddino

E così abbiamo scoperto di chi è la responsabilità del dissesto finanziario del Comune di Mazara.

mercoledì 7 ottobre 2009

Toscani si dimette da assessore alla creatività di Salemi

“Me ne vado, questa terra seppellisce la speranza”
di Oliviero Toscani
“La creatività è l’opposto della sicilianità“. Mi sono ritrovato a Salemi affascinato dall’idea di un sogno che avrebbe potuto realizzarsi attraverso gli infiniti progetti che in poco più di un anno sono riuscito a concretizzare grazie all’amico Sindaco Vittorio Sgarbi, ai ragazzi del mio Assessorato del Progetto Terremoto e a tutti gli amici siciliani e non che hanno creduto in questo sogno. Però, ultimamente, fra le mille difficoltà crescenti, ho cominciato a dubitare della possibilità di realizzare il “sogno Salemi”. C’è voluto Francesco Merlo e il suo articolo, carico di amore per la Sicilia, dal titolo: “La pietà non è uguale per tutti”, su La Repubblica del 4 ottobre, a farmi capire e decidere: se si ama veramente questa terra, non ci si deve sottomettere a questo sistema. QUI, si opera in un sistema compromesso, fra rassegnazione e malcostume, dove tutto e il suo contrario trovano legittimazione. Un territorio con una natura straordinaria, dove però chi vuol fare, non riesce ad evitare d’infangarsi. QUI, la soddisfazione che illumina di gioia ogni soggetto capace di creare, viene anticipata dal sorriso beffardo che più o meno suona così: facciamo questa tal cosa così otterremo contributi, finanziamenti e favori. QUI, prima di dar vita a qualsiasi progetto si cercano finanziamenti pubblici. QUI, solo e solamente così si concepiscono i progetti. Al vigile urbano a cui ho chiesto con insistenza il perché non si fermino o non si multino giovani e meno giovani che per le vie di Salemi sfrecciano senza casco, mi ha risposto che QUI, non siamo a Milano, certe cose si devono fare piano piano. QUI, manca completamente il senso di responsabilità e la consapevolezza che l’uso del casco oltre che essere una legge dello Stato, è concepito per la sicurezza e l’incolumità. Non c’è regola che si possa dare perché QUI la regola è sottomessa al comodo di tutti. Questo è il costume, dove ogni forma di vita creativa come ogni pezzetto di vita attiva è perennemente mortificata dall’ignobile becera convenienza, dall’indifferenza e dall’assistenzialismo. QUI, per creare qualsiasi progetto utile alla comunità, sei costretto a chiedere favori per poterlo realizzare. QUI, devo chiedere per favore a chi sto facendo un favore. QUI, ogni idea creativa deve prendere la forma dell’imbecillità burocratica; qualsiasi progetto intelligente, utile e valido viene sempre abortito. Come si fa a pensare al progetto Case a un Euro con questi presupposti! Salemi rimarrà terremotata per sempre. È così che i suoi cittadini la vogliono. Nell’articolo di Merlo leggo forte l’amore per la sua terra, un grido di denuncia che parte da un cuore intelligente e sensibile. Io, non posso più stare al gioco che questa politica mi vorrebbe imporre, sto con Merlo e con chi ama veramente la Sicilia. Ecco perché non continuo il mio mandato di Assessore alla Creatività a Salemi. Peccato, QUI è un’occasione persa. Io continuerò altrove.
Oliviero Toscani e i ragazzi dell’Assessorato alla Creatività, Progetto Terremoto Julia Borghini, anni 27 Simona Bua, anni 25 Giuliana Conte, anni 25 Giacomo Costa, anni 23 Antonio De Lorenzi, anni 23 Dario Drago, anni 24 Giuseppe Favale, anni 21 Vincenzo Luca Forte, anni 29 Davide Franzetti, anni 26 Emanuele Giattino, anni 25 Federico Mauro, anni 22


(da blog sicilia)

sabato 3 ottobre 2009

La coppola di Di Pietro


La coppola e il toscano come simboli dell’essere mafioso. Stereotipo che viene usato indifferentemente da Di Pietro e da Bossi. Non c’è limite culturale alla cafonaggine. Più che di pandemia suina si tratta di pandemia asinina.




venerdì 2 ottobre 2009

Un pianista mazarese al Festival Verdi di Parma

Il giovane pianista mazarese Alessandro Marino dell'Accademia Pianistica Internazionale di Imola terrà un concerto al ridotto del Teatro Regio di Parma nell'ambito delle manifestazioni del Festival Verdi 2009, nella sezione " L'Accademia dei talenti " in cui si esibiranno i migliori allievi delle scuole di alto perfezionamento musicale. Alessandro Marino eseguirà vari brani di celebri opere del maestro di Busseto. Auguri ad Alessando per una carriera piena di successi.










martedì 15 settembre 2009

Ma questa è cultura?



L’invito lo ricevo così come appare, per e.mail. Assieme a mia moglie decidiamo di andare alla presentazione, essendo l’orario non impegnativo. La terrazza dell’Alhambra è scarna, alcune file di sedie già occupate, una ventina di persone al massimo. Al centro un tavolo e due tre poltroncine. Dopo i convenevoli informali, il vice sindaco, per delega ricevuta porta il saluto dell’amministrazione e in particolare quelli personali del sindaco, impegnato in altra manifestazione precedentemente calendarizzata ( leggesi marmotte ambientali), rimarcando che “la cultura è uno dei punti fondamentali del programma elettorale del sindaco, e che l’amministrazione è sempre disponibile a patrocinare avvenimenti culturali”.. Inizia la prolusione Maria Pia Sammartano, elogiando la figura di Mazarese verace dell’autore, uno dei tanti figli di Mazara, costretti ad emigrare agli inizi degli anni sessanta, verso il continente, portando con se ricordi carichi di nostalgie che ne temprano, a lungo andare, la sensibilità. Autore privo di un titolo di studio, che scopre la lettura e la letteratura leggendo i classici e gli autori stranieri, francesi, russi e americani. Un autore operaio, sindacalizzato, (fortemente ideologizzato rifletto da me), innamorato della sua terra, tanto innamorato e ammaliato dai suoi ricordi di bambino del suo paese di origine che ad un certo punto della sua vita decide di lasciare tutto, il lavoro,( le lotte operaie penso io), la fabbrica dell’interland milanese per rifugiarsi nell’isola( a ritrovare se stesso?) Non la sua Sicilia, ma la Corsica.( un’altra malìa?) L’autore viene annoverato per la spontaneità della sua scrittura semplice e genuina, con quel suo fraseggiare dialettale stretto, nientemeno tra i grandi autori siciliani contemporanei, affiancato a Camilleri per intenderci. Il romanzo, secondo la relatrice,rappresenta uno spaccato di vita nei ricordi di un bambino di otto , nove anni; poi scopro,leggendolo, che si tratta di stupide divagazioni non sense, di quelle che a dire dell’autore sono segmenti di vita vissuta, senza un senso logico, e che alla fine risultano soltanto aspetti insignificanti, romanzati, di labili ricordi, per lo più inventati o esagerati nella loro descrizione noiosa, stucchevole, artefatta, e priva di un nesso tra ambientazione e struttura narrativa,.di un ragazzino di strada. Il libro viene presentato come esempio di letteratura mediterranea per la semplicità narrativa, per il realismo descrittivo, per la rappresentazione sociale di un ambiente emarginato, in cui la condizione della donna è comune alle donne dei paesi della sponda sud del mediterraneo.( noto che la presentatrice cerca di arrampicarsi negli specchi nel dare un senso al libro che la stessa sta proponendo). Decido di comprarlo; lo leggo in due pomeriggi. Alla fine mi accorgo di avere sprecato del tempo. Inutile dilungarsi nella ricerca di un filo logico. Cerco solo di individuare queste antiche malìe, non le trovo. Non c’è una descrizione di un quartiere, di una strada, di un luogo. Solo noiosi e artefatti dialoghi infarciti di un linguaggio e di una terminologia scurrile, spesso improbabile, attraverso il richiamo alla memoria di qualche termine desueto, ( queste le malìe?).Sembra che l’autore goda dell’eccessivo ricorso dialettale a termini sessuali (anche queste antiche malìe?), tuttavia egli, arrampicandosi in ricordi simili a flash-back, dimostra tutti i suoi limiti nella descrizione, soprattutto in riferimento alla sua casa, il suo quartiere,la sua città. Una descrizione superficiale, approssimativa, disordinata, raccogliticcia. Un libro di non ricordi inventati e fatti passare per uno spaccato di società alquanto irreale. Un libro inutile. Basta osservare la stampa, pagina per pagina. E’ questo un esempio di letteratura mediterranea? Alla cara Maria Pia consiglio di leggerli i libri prima di presentarli. Si rischia di fare brutta figura.


mercoledì 9 settembre 2009

Mazara capitale del degrado ambientale


la fontana della villa comunale

Avere il desiderio di far decollare Mazara tra le principali località turistiche della Sicilia, aspirare a farla diventare la capitale del Mediterraneo, non importa se con la ci maiuscola o minuscola, avere l’ambizione di volare alto con progetti di spessore e di grande respiro, mette tutti d’accordo, amministrazione e cittadini, politici di tutti gli schieramenti, di destra,di sinistra, di centro. Volare alto significa soprattutto dare una dimensione quanto meno vivibile e dignitosa alla città sotto il profilo non solo dell’arredo e del decoro urbano, ma soprattutto sotto l’aspetto della presentabilità. Ma non è così, se a tutt’oggi i maggiori monumenti cittadini sono in pieno degrado per l’incuria e l’abbandono o la scarsa manutenzione di chi ha competenza in materia o per gli atti vandalici cui sono stati oggetto di oltraggio.


la fontana di Pietro Consagra

Se il centro urbano sembra assumere gradualmente un aspetto quanto meno civile nella pulizia delle strade, lo stesso non si può affermare per la periferia che appare una discarica a cielo aperto, anzi a strade a circolazione limitata.

Via Ignazio Buttitta, viadotto A 29

Appaiono strumentali i proclami e le dichiarazioni dell’amministrazione e della società Ato” Belice Ambiente” in merito a supposte interventi di pulizia straordinaria in alcune zone periferiche di comodo, o la formazione di improbabili mini volontari gruppi di “.marmotte ambientali” che insieme al trenino richiamano alla mente categorie disneyliane, se poi si assiste al degrado del territorio senza che si approntino, da parte dell’amministrazione o da parte della società di ambito ATO TP 2, progetti di intervento e di bonifica mirati.
Non basta procedere alla parziale discerbatura di alcune strade interne se altre presentano, per colpevole disattenzione della politica negli ultimi decenni, aspetti che costituiscono un pericolo per l’ambiente e per la salute dei cittadini.

Via Ignazio Buttitta
In nessuna parte della Sicilia è presente una tale incivile umiliazione del territorio,corroborata da una colpevole tolleranza da chi lo stesso ha il compito di tutelare. Che si aspetta a prendere drastici provvedimenti nei confronti di coloro i quali si rendono responsabili di tali delittuosi comportamenti ? E’ dal risanamento ambientale che passa il rilancio della città attraverso il rispetto del territorio e dei suoi abitanti, per non far si che una parte di essi possa percepire la propria condizione di “figli di un dio minore”.
















venerdì 4 settembre 2009

La doppia morale della Chiesa

Se vogliamo essere franchi, di questo affaire Berlusconi +escort +Avvenire+ Boffo+ vescovi + querele ne abbiamo piene le bisacce. Gli italiani hanno votato perché l’attuale premier, governasse per conoscendone vizi e virtù. Nei rapporti tra Chiesa e Governo Berlusconi, la vita privata del premier, nota a tutti, comprese le sue esternazioni e i suoi comportamenti goliardici e goderecci non hanno mai inficiato il naturale feeling che ha visto in perfetta sintonia la Chiesa e il Governo italiano su questioni di rilevanza fondamentale sotto l’aspetto della tutela e dei diritti della persona, vedi caso Englaro, vedi testamento biologico,vedi pillola Ru 486,vedi tutela dei diritti delle coppie di fatto, vedi insegnanti di religione. Perché allora tutta questa baldoria? Un turbinio di moralismo poco convincente che se da un lato ha il sapore di strumentalizzazione politica dall’altro nasconde messaggi poco chiari pur trincerati dietro apprezzabili richiami alla morale pubblica e alla sobrietà dei comportamenti, vedi gli interventi dei vescovi, in particolare di Mons. Crociata e Mons. Mogavero. Perché questa riscoperta dello Stato Etico, per cui l’etica privata deve soggiacere a quella pubblica? Chi deve essere a dettare le regole del buon comportamento privato nella sua intimità più profonda? A nessuno è mai venuto in mente che la differenza tra un animale biologico e l’animale uomo biologico è che quest’ultimo è dotato di libero arbitrio, e che dei suoi comportamenti privati può renderne conto soltanto alle persone a Lui più vicine, ovvero i propri familiari, e non alla collettività? Ho apprezzato e apprezzo gli interventi di Mons. Mogavero in tema di immigrazione contro leggi che violano i più elementari diritti umani, ovvero quello di avere diritto al soccorso in mare e di censura contro gli irragionevoli respingimenti dei clandestini Le sottoscrivo senza riserve. Rimango perplesso quando una personalità ecclesiastica prestigiosa quale il vescovo di Mazara del Vallo, interviene su aspetti che riguardano comportamenti nella vita privata di una persona, quantunque questa possa essere il Presidente del Consiglio. A che titolo? Ancor perplessità lascia il fatto che lo stesso vescovo, nell’auspicare, sebbene con le dovuta delicatezza , un passo indietro del direttore dell’Avvenire, fino a ipotizzare eventuali dimissioni, “ per il bene del giornale e della chiesa”, non si sbilanci più di tanto nell’affrontare il vero nodo della questione che riguarda gli orientamenti sessuali del direttore dell’organo della CEI. L’accertamento dei quali non è poca cosa, al di là dell’indubbie e unanimemente riconosciute qualità morali del direttore attaccato in maniera poco nobile dal quotidiano di Feltri A meno che la risposta non sia implicitamente contenuta nelle dimissioni date da Boffo per la condizione di disagio in cui si è venuta a trovare una parte della Chiesa per questo nuovo affaire non previsto. Però, la stessa presa di posizione fortemente etica ci saremmo aspettati dai vescovi nei confronti di un Presidente del Consiglio che abbraccia Muammar Gheddafi, uno dei dittatori più efferati dell’ ultimo mezzo secolo, altrettanta indignazione morale avremmo voluto sentire da questa chiesa nella negazione delle esequie religiose a PiergiorgioWelby mentre la stessa non ha avuto remore di ordine etico- dogmatico nell’officiare esequie religiose al suicida Avv. Libero Corso Bovio; non ricordo indignazioni e prese di posizione di natura morale nella partecipazione di ben 4 cardinali ai funerali religiosi di Pinochet, il dittatore macellaio, o dell’abbraccio tra papa Giovanni Paolo II e lo stesso dittatore cileno; nessuna presa di posizione moralistica è venuta da parte della chiesa quando, Pierre Bergé, compagno di lavoro e di vita di Yves Saint Laurent, l’ha commemorato durante le esequie religiose, mentre abbiamo ancora presenti gli interventi a gamba tesa dell’intero vertice Cei sui Dico. Che anche nella chiesa vi sia una doppia morale?



martedì 1 settembre 2009

Giunta Cristaldi: limiti e punti deboli

Tutto si può dire dell’on. Cristaldi, tranne che sia a prova di errori, lo conferma la composizione della sua giunta, apparsa agli osservatori più attenti in parte inadeguata rispetto alle aspettative, soprattutto tenendo in considerazione la levatura politica e l’autorevolezza del sindaco. Si nutrono perplessità sia sul metodo seguito dal primo cittadino nell’individuare e nominare gli assessori, sia sulle effettive esperienze politiche e sulle capacità tecniche e amministrative possedute da alcuni di questi. Riserve che vengono ulteriormente accentuate dall’impronta esclusivamente maschilista della squadra assessoriale che dovrebbe aiutare il neo sindaco nell’attuazione del suo programma. Se durante la campagna elettorale era apparso quanto meno propagandistico l’avere messo a capolista del PDL una ragazza tunisina di Mazara, tuttavia, nella formazione della sua giunta tutte le premesse venivano smentite; non solo nessuna donna era ritenuta adeguata alla realizzazione del progetto Cristaldiano, ma nel presentare una nuova immagine e un nuovo corso politico, nessun giovane veniva preso in considerazione. Eppure, nella recente campagna elettorale, nel PDL, se non ci si vuole allontanare dalla politica dei partiti, ha fatto spicco qualche giovane di talento con buona preparazione politica e culturale, e soprattutto con tanta voglia di fare e di potere dare il proprio contributo con l’entusiasmo giovanile di cui si sente tanto bisogno. Invece si è preferito ricorrere al vecchio, seguendo strade più lineari, comode e meno stressanti dal punto di vista politico, pur se noiose e poco stimolanti. I criteri di formazione attraverso i quali il neo sindaco ha fatto le sue scelte, avranno delle ragioni, che rimangono note soltanto a chi li ha fatte, ma presentano dei limiti soprattutto politici. Una svolta apprezzabile sarebbe stata quella di individuare anche degli assessori esterni ai partiti, delle facce nuove, tale da dare maggiore credibilità all’azione di governo per la realizzazione del suo ambizioso progetto. Un limite non indifferente è rappresentato dal non eccelso livello culturale della giunta; lo stesso Cristaldi sembra essersene reso conto sin dall’assegnazione delle varie deleghe al punto che ha ritenuto trattenere per se quella alla cultura. La cultura non è solo un pallino del sindaco parlamentare, ma rappresenta un punto centrale da cui far ripartire il rilancio della città. E’ sulla cultura che si giocherà non solo la qualità dell’azione amministrativa, ma soprattutto la credibilità del sindaco e dell’intero progetto politico. Credo che l’on. Cristaldi sia sinceramente convinto nell’affidare alla cultura il volano per il decollo non solo della città ma di tutto il territorio, e per realizzare ciò dovrà gioco forza circondarsi di persone di qualità culturali riconosciute, le quali giochino un ruolo fondamentale nei processi di qualificazione e di valorizzazione del patrimonio culturale di questa parte della Sicilia. Non bastano personaggi di levatura, come Fouad Assad Hallam, in funzione di prospettive internazionali, occorre anche reperire nel territorio quelle energie e capacità che sappiano proporre e sviluppare un aspetto culturale più radicato nel territorio e nel contesto della città attraverso la costituzione di un gruppo cultura. Il compito di questo gruppo dovrebbe essere quello di delineare una politica culturale che rilanci in campo nazionale e internazionale Mazara;e se bisogna volare alto, tale politica non può più essere orientata essenzialmente al teatro amatoriale locale. La cultura si avvale di miriadi di sensibilità, alcune più popolari ma non populistici, altre più raffinate, di grande qualità pedagogica e creativa come la musica classica, le attività coreutiche, le artistiche espressive o il recupero dell’arte delle antiche tradizioni;compito del gruppo cultura sarà anche quello di valorizzare e promuovere in modo originale i tanti artisti locali sparsi per il mondo ma sconosciuti agli stessi loro concittadini. Un sindaco, per quanto in gamba, da solo, non ce la può fare. L’avere scelto proprio consulente culturale e coordinatore del gruppo di promozione culturale “in fieri”, l’ex consigliere comunale prof. Di Maria lascia qualche perplessità, non solo dal punto di vista politico, ma nel merito, poiché allo stato dei fatti sono ancora sconosciute le motivazioni e il palmares che hanno indotto il sindaco Cristaldi a preferirlo rispetto ad altri sicuramente più autorevoli e più titolati. Avremo modo, in futuro, di approfondire l’argomento.

mercoledì 12 agosto 2009

Mazara: La spiaggia in città

la spiaggia del lungomare

Ci era stata tramandata dai racconti dei nostri genitori la spiaggia del lungomare; esercitavamo la nostra fantasia nell'immaginarla, e invece essa era lì.L'avevamo sotto gli occhi. Bastava sporgersi dalla ringhiera e osservare giù; umiliata e offesa da ogni sorta di rifiuti, essa, per pudore, si era lasciata coprire da canneti selvatici e ammorbare da pozzanghere e rigagnoli di putride acque fognarie invase da ratti giganti. Decenni di indifferenza e colpevole negligenza da parte di chi ha amministrato questa città, hanno disabituato i mazaresi a potere godere di uno dei lungamari più belli della Sicilia. Eppure, bastavano qualche paio di braccia e qualche rastrello per compiere " il miracolo ". La neo " rivoluzione Cristaldiana" incomincia a dare i suoi frutti, la città assume pian piano un aspetto più decoroso, dignitoso, a tratti piacevole e godibile. Con la ricomparsa della sua spiaggia in città, Mazara si affianca a Livorno, Trieste, Napoli, Cagliari, Genova, Reggio Calabria, Palermo, Ancona e Bari.