Mai come in questo momento il solco tra la società civile e la politica appare così profondo, con la prima che chiede a voce alta ai politici di restituire dignità alla democrazia. Dignità che è stata espropriata in modo truffaldino attraverso una legge elettorale che non consente agli elettori il diritto di potere esprimere il voto di preferenza che legittima la democrazia rappresentativa. Tale contrapposizione ha raggiunto ormai un livello da “resa dei conti” con i quesiti referendari sul Nucleare, sull’affidamento della gestione dei servizi idrici ai privati e sul legittimo impedimento. I primi tre quesiti non hanno una valenza politica; essi abbracciano temi di interesse pubblico, collettivo, amministrativo, ambientale. Una risposta, nell’uno o nell’altro caso, ipoteca il futuro della collettività e delle generazioni che seguiranno. Il quarto invece riguarda direttamente il principio di base della democrazia secondo il quale di fronte alla legge tutti i cittadini sono uguali. Chi è chiamato a rappresentare e tutelare i diritti delle proprie comunità, e quindi a farsi interprete delle loro istanze se non coloro ai quali i cittadini hanno affidato il mandato amministrativo, ovvero i sindaci e le istituzioni elettive? Ebbene, sono proprio questi ultimi a venir meno ai loro doveri di rappresentanza istituzionale. Moltissimi di costoro, soprattutto appartenenti al PDL, non hanno preso una posizione netta sui quesiti sui quali i loro amministrati sono chiamati ad esprimersi. Così non sappiamo ancora quale sia l’opinione del sindaco di Mazara sul nucleare e sulla privatizzazione dei servizi idrici, con la probabilità che i risultati delle urne dimostrino che intere collettività non vengano tutelate nei loro interessi e nelle loro aspettative da coloro che le stesse hanno eletto per amministrare. E’ come se un amministratore di un condominio tutelasse interessi estranei a quelli dei condomini dai quali è pagato. Eppure sarebbe stato ben apprezzato, da parte della cittadinanza, se il primo cittadino mazarese avesse promosso, com’è sua abitudine, quel “salotto in piazza,” straordinario palcoscenico che consente di tastare il polso della situazione e percepire gli umori della propria comunità, al fine anche di non farla sentire abbandonata nel momento delle grandi scelte. Questa assenza di comunicazione tra sindaco e cittadini su temi di notevole rilevanza, crea un forte disagio, ancor più se si considera che il sindaco è un parlamentare e dovrebbe rappresentare anche il proprio territorio. Lo scollamento tra sindaco -deputato e cittadini accentua la sensazione che forse si vuole privilegiare la funzione di parlamentare rispetto a quella di amministratore. Una volta reciso il cordone ombelicale della rappresentanza, legittimata dal voto di preferenza, il deputato che è stato nominato dal partito, ma non eletto dal popolo, non ha alcun vincolo morale di mandato nei confronti degli elettori. Egli deve solo ossequio a chi lo ha nominato. Questa posizione è però antinomica alla sua funzione di sindaco. E gli attuali referendum ne sono la conferma.
Cartesio
Cartesio
martedì 7 giugno 2011
sabato 4 giugno 2011
Predicatori di pace.
Non sono contro chi predica la pace, anzi, in un mondo in costante assetto belligerante, in cui la pace, se mai è esistita, ha sempre rappresentato un breve insignificante intervallo di tempo tra lunghi momenti di conflitto, benvenuto chi si batte per fermare i conflitti, chi si appella alla coscienza degli uomini di governo, chi propone soluzioni alternative, chi in modo accorato grida di dare priorità al dialogo invece che alle armi, al bisogno di giustizia al posto delle vessazioni. C’è indubbiamente l’esigenza, oggi più che mai, di “parole di pace “, soprattutto se queste hanno la capacità di segnare le scelte dei governi. Inoltre le parole di pace lasciano il segno a chi li ascolta, a volte sconquassano un intero sistema di pensiero, bruciano più delle fiamme, più esse sono semplici nella loro essenza più risultano essere incisive. Ricordiamo Gandhi e il suo messaggio sull’ “autodeterminazione dei popoli”, la sua dottrina della “ Non violenza” incardinata sulla resistenza passiva e sulla disubbidienza civile, il suo predicare la “ tolleranza religiosa”. Ricordiamo Martin Luther King e la sua battaglia per la conquista dei diritti civili, la lotta contro la segregazione razziale, la lunga marcia per il lavoro e la libertà:” "I have a dream". E ancora Tarzan Tenzin Gyatso, , XIV Dalai Lama, premio Nobel per la pace, esponente della dottrina della non violenza nella lotta per la liberazione del Tibet. Si potrebbe continuare con Nelson Mandela e Johan Galtung, il padre della “ ricerca della pace, e della dottrina della mediazione, con l’iraniana Shirin_Ebadi e la sua battaglia per i diritti delle donne e dei bambini, con Liu_Xiaobo e la sua lotta non violenta per i diritti umani in Cina. Da cristiani dovremmo ricordare e rileggere con animo aperto “ Il discorso della montagna”.
Ma cosa lascia di così profondo il messaggio di Prem Rawat? Quale solco esso traccia all’interno del pensiero di chi lo ascolta? Me lo sono chiesto l’altra sera durante il suo intervento tenuto a Mazara in una piazza Mokarta gremita e per l’occasione trasformata in un salotto all’aperto in cui la mondanità si mescolava alla politica. E che tipo di messaggio ha voluto lanciare? Confesso che ero incuriosito, soprattutto alla vista di tanta gente straniera ( seguaci,adepti,discepoli?) che seguono il “ loro maestro” in qualunque posto parli. Ho trovato l’intero discorso banale, insignificante, deludente,vuoto, generico,ovvio. Un’insalata di filosofia greca e di misticismo orientale, senza alcuna connessione logica. Qual è il tema centrale del verbo del predicatore indiano? La pace, naturalmente, considerata un dono di Dio, e come tale è dentro l’uomo al quale sfugge questa consapevolezza. La pace è innata, è dentro tutti noi . Un viaggio dentro se stessi alla ricerca della “ conoscenza”, la pace non va cercata negli altri o con gli altri, ma in se stessi e per raggiungerla occorre intraprendere un lungo e complesso percorso di introspezione personale. Ciascuno deve conoscere se stesso; non è forse lo stesso “ gnôthi sautón “insegnatoci da Socrate o il monito di Sant'Agostino: “Non andare fuori, rientra in te stesso: è nel profondo dell'uomo che risiede la verità”? Ma dove sta la pace? Nel cuore naturalmente: “Quello che stai cercando è dentro di te, la tua verità è dentro di te, la tua pace è dentro di te; la pace si trova nel cuore” e ancora: “ dentro di se l’uomo ha sete di pace”. Due sono i concetti chiave che martellano chi ascolta Prem Rawat: “Cuore e sete”. Due entità non definite. Delle due però è il cuore che deve giudicare: “Ascolta il cuore, lascia che sia lui a giudicare, invece degli altri. Possiamo permetterci di non ascoltare il nostro cuore?” è il tormentone del predicatore. Il traguardo finale, il raggiungimento della serenità avviene attraverso un altro concetto misterioso:”la Conoscenza”.” –“Essa è molto semplice, essa è come il respiro - Comprendere la Conoscenza è molto, molto semplice. A volte la semplicità non è un processo di fare, ma di disfare, non è un processo di apprendere ma di disimparare, di scoprire quello che c’è già”. Però tutto non è così semplice come si predica. Per raggiungere la conoscenza occorrono “ Le Chiavi ”, e queste il nostro Rawat non dice quali sono e come sono fatte. Se le volete dovete mettervi in contatto on line con il suo staff.Non so cosa vi sarà chiesto in cambio. Io non ho avuto questa curiosità. Mi chiedo se i parlamentari e gli uomini di cultura presenti a questa pseudo manifestazione di pace abbiano preso sul serio “ i sermoni “ del guru indiano. Se penso poi che tra costoro l’On. Nicola Cristaldi, l’On. Souad Sbai, l’On. Gennaro Malgieri, sono tra coloro che hanno votato in parlamento l’intervento bellico dell’Italia nei confronti del regime libico di Gheddafi, i dubbi mi sembrano giustificati.
Le foto sono state gentilmente concesse da Vito Ballatore
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mercoledì 1 giugno 2011
Complesso Monumentale “ Filippo Corridoni”.
Una denominazione impropria. E’ come falsificare un documento storico.
- Con decreto presidenziaIe n. 70 serv. 4°/S.G del 5 aprile 2005, l'opera pia istituzione pubblica di assistenza e beneficenza asilo infantile e scuola materna “ F. Corridoni “di Mazara del Vallo (TP) è stata estinta.
Il residuo patrimonio della predetta opera pia è devoluto al comune di Mazara del Vallo che assorbe anche il personale dipendente.-
Il residuo patrimonio della predetta opera pia è devoluto al comune di Mazara del Vallo che assorbe anche il personale dipendente.-
Il decreto regionale pone così fine a quella che è stata un Opera Pia comprendente l’ asilo e una scuola materna allocata nell’ex convento benedettino della città. Adesso è sorto,dopo i recenti interventi di restauro e di recupero,un complesso monumentale che l’amministrazione comunale ha intenzione di trasformare in un centro di cultura, con sala conferenze e gallerie espositive, e di allocarvi all’interno una parte della biblioteca comunale, tutto ciò al fine di promuovere le potenziali attività culturali e turistiche della città. L’insieme del corpo degli edifici comprende una parte dell’antico monastero delle benedettine con la chiesa di Santa Veneranda, costruita nel 1500,della quale possiamo ammirare tutt'ora la cappella con la cupola, e un ampio cortile, dove, degli scavi portati avanti dalla Soprintendenza ai BB. AA. e MM., stanno riportando alla luce le antiche strutture murarie della primitiva chiesa di Santa Veneranda di periodo normanno, oltre ad altri edifici medievali di cui era costituito il monastero. Tuttavia, ancor oggi, in maniera impropria, si continua, da parte dell’amministrazione comunale, a definire l’insieme degli edifici con la vecchia denominazione “ Filippo Corridoni”, che fu propria dell’asilo infantile, ma che nulla ha a che vedere con l’attuale struttura. E’ come falsificare un documento storico. Appare chiaro che con l’estinzione dell’Opera Pia si estingue anche il suo toponimo, legato esclusivamente ad essa; pertanto tale insieme architettonico, per rigore storico, dovrebbe essere denominato più correttamente : “ Complesso Monumentale di Santa Veneranda”.
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martedì 31 maggio 2011
Mazara:Mostra di Vincenzo Greco
L’intimismo poetico nella pittura di Vincenzo Greco
Sala Ottagonale, via San Giuseppe
Mazara del Vallo dal 28 maggio al 5 giugno
" Amo le immagini il cui significato è sconosciuto
poichè il significato della mente stessa è sconosciuto "
Magritte
Vincenzo Greco, mazarese di nascita e livornese di adozione, classe 1950, ha sempre affiancato all’attività professionale di architetto quella di pittore. Ricco risulta essere il suo curriculum critico (fra tutti quelli che si sono interessati al suo lavoro, ricordiamo, Gillo Dorfles) ed espositivo (premi, collettive e personali). Pittore da sempre, negli anni Ottanta la sua ricerca, dopo aver attraversato il figurativo, anche nelle sue forme espressioniste, approdava all’astrazione, all’informale e all’arte concettuale per ri-tornare, successivamente, ad un figurativo dove il reale si traduce in evento immaginario. Greco, infatti, re-inventa la realtà, la sua “favola” più intima si arricchisce di profumate atmosfere mediterranee, si fa enigma in uno spazio meta-fisico, sur-reale, diventa poesia. Greco scava nella sua psiche – Charles Baudelaire direbbe che "tutti i veri disegnatori dipingono dall'immagine scritta nel loro cervello e non dalla natura" – e stimola la psiche del fruitore, ne cattura lo sguardo con ironia (ricordiamo “La cravatta gialla”, “Il bandolo della matassa”, “Il lenzuolo di carta”, “Clonazione al museo”), simboli (strappi ricuciti, architetture del passato di dechirichiana memoria, lune sospese ad un filo) e con il colore forte, solare, intenso ma, anche, con la materia, anzi, con i materiali (gesso, cemento, stracci, stoppa, sabbia).
Nelle sue opere, lo spazio compositivo risulta essere costruito e razionale (il pittore si fa architetto e viceversa); la pittura tende ad andare oltre i propri confini, conquista la cornice, tende a rag-giungere lo spazio esterno al quadro (“Oltre la cornice”).
Quelle di Greco sono immagini sospese nel tempo, scenari misteriosi, silenziosi, im-mobili che nascono dal quotidiano; è una pittura fuori da ogni tempo e, insieme, del nostro tempo.
La mostra di Mazara del Vallo raccoglie una corposa produzione relativa all’ultimo decennio e vuole essere un omaggio alla città natia.
Giacomo Cuttone
domenica 29 maggio 2011
Il teatro Garibaldi di Mazara
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giovedì 26 maggio 2011
Il simbolismo nella scultura di Disma Tumminello
“L’albero e la vita”,
21 maggio-19 giugno,
Complesso monumentale Filippo Corridoni, Mazara del Vallo
Il percorso artistico di Disma Tumminello (classe 1930, mazarese di nascita e palermitano di adozione, già titolare di cattedra al Liceo Artistico di Palermo), da sempre, si muove lungo due binari, quello figurativo (realizzando su commissione opere monumentali, medaglie e ritratti) e quello della ricerca simbolista legata al mito cosmogonico, tema – questo – unico e insistito. In quest’ultimo binario troviamo una scultura non legata alla tradizione e/o all’”accademia”; spesso è una scultura non tri-dimensionale dove pre-vale una “frontalità” tutta “ consagriana”. La mostra (opere grafico-pittoriche e sculture in bronzo, legno, gesso, lamiere, stoffe), che privilegia l’attività legata al binario simbolista è arricchita da segni-simboli esoterici (l’albero, l’uovo, ma anche spirali, sfere, bucrani, corna d’arieti, teschi di caproni, stelle a cinque punte, farfalle, falli…) e lettere della lingua primordiale, il sancrito , elementi fondativi di una cultura ancestrale comune fra oriente ed occidente. L'”Albero della Vita” costituisce la sintesi degli insegnamenti della Cabalà (nella cultura ebraica: “norme pratiche di vita tramandate fedelmente da una generazione all'altra”) ed è un diagramma, astratto- simbolico, costituito da dieci entità a cui corrispondono concetti meta-fisici, associati a situazioni pratiche ed emotive attraversate da ognuno di noi, nella vita quotidiana. L"'Albero della Vita" ha la base appoggiata sulla terra e la cima tocca il cielo. I tre pilastri dell'”Albero della Vita” corrispondono alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (destra), la Forza (sinistra), e la Compassione (centro). Solo la via mediana, chiamata anche "via regale", ha in sé la capacità di unificare gli opposti. I pilastri a destra e a sinistra rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra e il femminile a sinistra. L'insegnamento principale è quello dell'integrazione delle componenti maschile e femminile, da effettuarsi sia all'interno della consapevolezza umana che nelle relazioni di coppia.
L’ "albero della vita” lo troviamo nelle incisioni rupestri stilizzate dette dell’“orante “ (che è un essere umano con le braccia elevate verso il cielo , accostamento con l’albero che protende i suoi rami verso l’alto), attraversa l’opera di Klimt,
dove il motivo centrale è il simbolo che ri-unifica i motivi floreali alla figura femminile, dalla morte della vegetazione alla ri-nascita attraverso il ciclo delle stagioni, per giungere a quelli di Duchamp e di Mondrian. L’uovo, invece, come simbolo della nascita del mondo ma anche come simbolo di ri-nascita, ovvero di nuova vita dopo la morte, nelle cosmogonie (racconti mitici sull’origine dell’universo), a monte di tutta la creazione c’è il desiderio che, attraversando l’elemento primigenio, le acque, scaldandosi creano l’uovo d’oro da cui nasce il signore delle creature, Prajapati, il quale a sua volta crea tutti gli esseri. L’uovo viene già raffigurato in tombe di età neolitica e segue un lungo percorso fino ad arrivare alla rinascimentale “Madonna dell’uovo” di Piero della Francesca (dove l'uovo è inteso come simbolo di vita, della Creazione) e va oltre.
La lingua sancrita (da ”saṃskṛta”, perfetto), invece, riveste un'importanza capitale per il linguista, il filologo, il religioso, il letterato e il filosofo ed è considerata la lingua dotta dell'India. L'alfabeto sancrito ci appare splendidamente ordinato secondo precisi criteri fonologici. Le lettere si presentano graficamente eleganti e incurvate. La scrittura in India si sviluppò, a partire dalla seconda metà del IV millennio a. C., inizialmente in forma “pittografica”, con segni e simboli incisi su tavolette, tuttora indecifrati. I primi reperti che dimostrano un sistema di scrittura codificato risalgono al III secolo a.C.
Nell’universo di Disma Tumminello questi simboli, insieme agli altri prima menzionati, si ri-generano a vicenda, si fondono (per esempio: dall’uovo nasce l’albero, l’uovo nell’albero diventa ramo, foglia, chioma, frutto; oppure le lettere mai scritte in un libro, diventano volume, si materializzano per andare incontro alla vita)
per accompagnarci nel grande viaggio di ri-torno verso una vita nuova dentro una nuova creazione; è un viaggio per ri-cominciare da dove tutto è cominciato; un viaggio che va nella direzione di una vera ri-nascita, verso una nuova e rinnovata primavera.
Questo ce lo dice (nel catalogo della mostra di Mazara) lo stesso Tumminello: “…nel mio operare riallaccio antiche linee e vecchie uova… dove il presente è nel passato e il passato nel presente… le linee si fanno curve per dare vita al nucleo, allo zero, all’uovo della vita, dove tutto è niente e il niente è tutto, la pienezza è nell’assenza delle cose… l’uovo diventa chioma di un albero… con le sue radici. Nel nucleo dell’uovo, la vita si svolge nei rami del presente e del futuro, nelle radici vi è il passato”.
Giacomo Cuttone
martedì 24 maggio 2011
La democrazia in frantumi
Il governo di centrodestra più populista della storia della repubblica italiana, che del consenso popolare ne ha fatto la bandiera per legittimare il suo diritto a governare,chiede, ad un parlamento non scelto dal popolo, un voto di fiducia per potere delegittimare gli stessi cittadini ad esercitare il diritto di esprimere la propria volontà attraverso l’esercizio del referendum . Alla lunga, tirando troppo la corda, si corre il rischio che essa si spezzi, e con essa anche la democrazia vada in frantumi .
giovedì 19 maggio 2011
Così è se vi pare.
Tutti contro questi poveri cosidetti “ Responsabili “ verso i quali le accuse vanno da servi del padrone a voltagabbana, da traditori a mercenari o in termini più eleganti “ Contractors “, da venduti a pizzicagnoli, da cani sciolti a mercanti di poltrone. Tutti pronti a indignarsi dinanzi al Giuda di turno. Solo che al posto dei trenta danari il prezzo del “ tradimento “ è ancora più remunerativo. Il risultato è che al Berlusconismo si è aggiunto lo Scilipotismo Cuffarizzato. L’obiettivo dei nostri eroi è quello di ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo. E così nel campo dei miracoli di Berlusconi un giorno semini un granellino di Romano e germina un ministero, ne semini uno di Villari e nasce un sottosegretario. E tutti gridano allo scandalo, dando la colpa ad una legge elettorale che non consente all’elettore di esprimere con il voto il suo candidato, dimenticando però che la strada della democrazia è affollata da voltagabbana sin dalle origini. Però, però, però... " mettiamo il caso, anzi poniamo...ma sì, a che ci siamo... se qualcuno, vuoi che si chiami Berlusconi, vuoi che si chiami Bersani, oppure come volete voi, Gianfranco, Pierferdinando, Di Pietro, vi invitasse a mettervi in lista nei primi posti, tra i sicuri, voi benpensanti che fareste........ rifiutereste? E se con il tempo, chissà... da cosa nasce cosa, un posticino di sottosegretario, un consiglio di amministrazione, la presidenza di una azienda di interesse nazionale...che fareste, continuereste a fare filosofia? Se è così la politica non è per voi.
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giovedì 12 maggio 2011
" L'isola della Luce"
La Casa della Speranza delle Suore Francescane Missionarie di Maria di Mazara del Vallo promuove la messinscena dell’opera originale “L’Isola della Luce” progetto artistico, drammaturgia e regia di Giovanni Isgrò, con il patrocinio del Comune di Mazara del Vallo, la partecipazione della Diocesi di Mazara del Vallo e il contributo della Banca Toniolo di San Cataldo.
Si tratta di un’iniziativa condotta da Suor Paola Dal Pra che ha visto impegnati complessivamente, insieme al gruppo teatrale “Quelli di Santa Veneranda”, una ventina di giovani slavi e tunisini, cercando di assecondare le loro attitudini espressive.
Il progetto artistico rispecchia i criteri registici che caratterizzano le messinscene di Giovanni Isgrò come sempre contestualizzate nel tessuto urbano.
L’evento, che avrà luogo nella Piazza di Santa Veneranda il 15 maggio 2011 alle ore 21, coincide con l’anniversario dell’Autonomia Siciliana; da qui anche il doppio significato del titolo dell’opera, “L’Isola della Luce”.
Si tratta di un’iniziativa condotta da Suor Paola Dal Pra che ha visto impegnati complessivamente, insieme al gruppo teatrale “Quelli di Santa Veneranda”, una ventina di giovani slavi e tunisini, cercando di assecondare le loro attitudini espressive.
Il progetto artistico rispecchia i criteri registici che caratterizzano le messinscene di Giovanni Isgrò come sempre contestualizzate nel tessuto urbano.
L’evento, che avrà luogo nella Piazza di Santa Veneranda il 15 maggio 2011 alle ore 21, coincide con l’anniversario dell’Autonomia Siciliana; da qui anche il doppio significato del titolo dell’opera, “L’Isola della Luce”.
venerdì 6 maggio 2011
Concerto di Alessandro Marino a Venezia
Continua incessante la stagione concertistica del giovane pianista mazarese Alessandro Marino. Il 7 Maggio eseguirà un concerto a Venezia in occasione del XIX anno Festival Internazionale Associazione Musicale Dino Ciani 2011 nella splendida cornice del Palazzo Albrizzi. L’artista eseguirà opere di :
Saint Saens/Liszt Danse macabre
R. Schumann Sonata op.14 n.3
F. Liszt Rapsodia ungherese n.14
L. M. Gottschalk Fantasia trionfale sull'inno brasiliano
http://www.facebook.com/l/cb0e8cOP3kpjy3BuE7BXllfOlsg/arcadiamusicale.blogspot.com/2011/03/venezia-sabato-7-maggio-2011.html
La stagione concertistica del pianista mazarese ,il cui virtuosismo è apprezzato in capo nazionale e internazionale, proseguirà con concerti che si terranno in italia e all’estero. Il 19 maggio sarà impegnato a Bergamo assieme al M°Rattalino per una sua conferenza,poi il 26 a Roses(Spagna),il 10 giugno a Firenze per il Maggio Musicale Fiorentino, il 19 Giugno in Olanda il 7 settembre a Torino per il festival Mito,il 19 settembre a Stresa,il 19 ottobre a Bari per la Camerata Musicale Barese,il 4 novembre a Messina per il Rotary, il 16 novembre a Roma per la Rassegna Vite Parallele:Liszt e Alkan,il 21 novembre a Palermo al Politeama per gli Amici della Musica di Palermo
mercoledì 4 maggio 2011
Mazara: Grandi manovre nel PDL
Duilio Pecorella - Gianpaolo Caruso
Dopo la frattura tra l’ala lealista che fa capo alla coppia Alfano- Castiglione e l’ex presidente della Assemblea siciliana Gianfranco Miccichè, il quale come contrappunto ai suoi avversari nemici ha dovuto fondare il nuovo movimento politico Forza del Sud, altra costola del PDL in Sicilia, nuovi personaggi stanno emergendo. Costoro sono pronti a conquistare spazi approfittando delle opportunità che la politica siciliana, nel suo frastagliamento, sta loro offrendo. Uno dei giovani che in questi ultimi due anni sta conquistando la scena, da comparsa a primo attore, è l’attuale assessore provinciale Duilio Pecorella, il quale, dopo avere abbandonato l’on. Scilla, si è donato, “ Tutus Tuus”, al sindaco di Mazara On. Cristaldi, acerrimo “nemico” del deputato regionale. Come segno tangibile di tale folgorante conversione, il mansueto Pecorella è stato gratificato con la nomina di Assessore nella giunta provinciale guidata dall’UDC Turano. E poiché “ pacta sunt servanda”, il sindaco Cristaldi si è fatto carico di esserne, almeno ufficialmente, il mentore di tale nomina. Secondo i ben informati delle cose all’interno del PDL, Pecorella, nomen non omen, sembra che aspiri a qualche cosa di più corposo rispetto all’incarico ricoperto come assessore. Infatti, dopo la positiva esperienza nelle trascorse elezioni politiche, dove era stato inserito nella lista dei candidati in una posizione di facciata, questa volta il co- responsabile regionale dei giovani berlusconiani sembra che miri a scalare diversi ordini nella prossima lista che si dovrà redigere per gli eleggibili alla Camera dei deputati, e punta ad essere inserito in una delle posizioni di sicurezza. Altro che mansueto, il nostro si muove come una volpe, considerando che a suo favore giocano quelle referenze che permettono di fare carriera in politica: mezzi economici e ottimi rapporti con le persone politiche giuste, quelle che nel PDL siciliano contano e decidono. In questo caso, se le voci dovessero trovare conferma, il tutto avverrebbe attraverso il sacrificio di qualche deputato e dello stesso sindaco di Trapani, il quale, è notorio, aspira da tempo ad uno scranno a Montecitorio. Lo stesso sen. D’Alì, sponsor di Fazio perché possa rappresentare il territorio trapanese nella Partito della libertà, si verrebbe a trovare in grandi difficoltà, a causa del patto di ferro sancito tra il senatore e il deputato mazarese del PDL On.Cristaldi. Patto che sarebbe destinato comunque a saltare se il senatore trapanese dovesse scegliere di sponsorizzare la candidatura di Fazio. A questo punto, la soluzione Pecorella, ben vista dai vertici del partito siciliano e nazionale, assumerebbe anche un valore politico di rilievo sul quale potrebbero giocare le loro carte sia Castiglione sia Alfano per avere così il controllo anche della provincia di Trapani. Che farà l’on. Cristaldi? Cederà il passo al suo pupillo ( ? ) per contrastare la candidatura di Fazio? Oppure andrebbe allo scontro totale sia con il sindaco di Trapani sia con Pecorella pur di non cedere il suo scranno? Una simile ipotesi scatenerebbe un sisma politico di inaspettata intensità, sia perché l’attuale sindaco di Mazara pare abbia ricevuto l’assicurazione formale di una sua riconferma nella lista degli eletti del PDL, sia da parte di Fazio, che non dimentichiamolo, ha un peso importante in termini di consenso nella sua città, e che potrebbe risultare decisivo nella riconferma al senato di D’Alì. Per evitare che una simile ipotesi possa verificarsi, bisognerebbe convincere Pecorella a presentarsi alle regionali, nel qual caso, senza liste bloccate, e con un PDL certamente corroso dalle altre due formazioni da esso uscite, Forza del Sud di Miccichè e FLI di Fini, la chances a favore di Pecorella sarebbero percentualmente inesistenti. Inoltre, il PDL di Mazara dovrà una volta per sempre decidere che cosa far fare da grande all’altro enfant-prodige locale Gianpaolo Caruso, figlio del compianto On. Mario Caruso. Il giovane Giampaolo, dotato di una dialettica brillante ricca di retorica politica ben temperata dagli insegnamenti paterni, è stanco di fare anticamera e di sedere sempre in seconda fila. Rifiuta il ruolo di eterno secondo, né ha intenzione di accettare supinamente, così come ha fatto fino ad oggi, che altri, con meno qualità e capacità politiche, continuino ad avere, nel partito, ruoli che a lui vengono negati: vedi la nomina a coordinatore cittadino del PDL della dott.ssa Giovanna Mauro, fedelissima di Cristaldi. Si sa anche che Giampaolo Caruso aspiri ad essere il candidato di punta del PDL alle regionali, e ciò, ineludibilmente, lo porterebbe allo scontro finale con Pecorella nel caso in cui il PDL decidesse di optare per quest’ultima candidatura. Questa è una grana da non sottovalutare per l’On.Cristaldi. Tanto più che a Mazara si fa anche sentire il fascino del giovane trapanese e deputato regionale Livio Marrocco, il quale proprio dallo stesso On. Cristaldi era stato pubblicamente e solennemente designato a prendere il suo posto e a raccoglierne l’eredità nel cuore dei mazaresi; allora la scissione con Fini non era ancora avvenuta. L’on. Marrocco e il FLI di Fini stanno trovando proseliti tra tanti giovani di destra critici verso l’attuale nomenclatura del PDL che, a loro dire, non da spazio al merito. Caruso e l’On. Marrocco sono amici, sono cresciuti politicamente insieme, non è da escludere che a questo movimento non possa aderire un Caruso deluso. Non dimentichiamo che l’On. Mario Caruso, tra Fini e Berlusconi aveva scelto di stare sempre e comunque con l’allora presidente di AN. Per ora Giampaolo Caruso smentisce di volere attraversare l’altra sponda, tuttavia si sa che la politica vive di smentite salvo poi rismentirle nei fatti. E se Atene piange, Sparta non ride; anche nell’altra costola del PDL siciliano, Forza del Sud, le cose a Mazara non sembrano andare meglio. Se da un lato lo zoccolo dure che appoggia l’On.Scilla appare granitico e difficilmente scalfibile, dall’altro lato, in provincia le cose non sembrano andare del tutto bene per il deputato mazarese di FDS. Nonostante il gran lavoro fatto dall’ON. Scilla in questa parte del territorio, bisogna dargli merito, sembra che i rapporti tra l’on.Scilla e il coordinatore regionale di Forza del Sud On. Pippo Fallica si siano fortemente incrinati dopo il dirompente ingresso nel movimento di Miccichè dell’ex onorevole regionale Giuseppe Maurici, gran collettore di voti dell’interland trapanese. I segnali si sono subito visti nella scelta di incarichi politici assegnati a Doriana Licata , sotto tutela dell’ On. Fallica, a danno del consigliere di FDS Ruggirello, inizialmente sponsorizzato dall’On.Toni Scilla, e dal quale il deputato regionale ha preso le distanze a seguito delle note vicende giudiziarie che in cui si è trovato coinvolto lo stesso Ruggirello. Ma questa è un’altra storia.
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martedì 19 aprile 2011
Segnaletica a misura d’uomo
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Secondo gli ultimi rilevamenti demoscopici, il tenore di vita degli italiani e dei siciliani in particolare si è gradualmente abbassato. A Mazara del Vallo , il sindaco Cristaldi ha adeguato la nuova segnaletica viaria in città in funzione del livello di crescita della popolazione in modo che risulti a misura d’uomo. Come dire,stiamo progettando la città del futuro.
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mercoledì 13 aprile 2011
Una relazione tra luci e ombre.
E’ stata la sua prima relazione annuale che il sindaco On. Cristaldi ha presentato al consiglio comunale della città, per illustrare quasi due anni di attività amministrativa. C’era molta attesa, anche per i rapporti politici non certo idilliaci che hanno innalzato un muro di incomunicabilità tra l’attuale amministrazione, l’opposizione e gruppi di supporto al sindaco; la difficoltà di comunicazione si è ancora più accentuata dal fatto che alcuni gruppi, in questi due anni, si sono talmente destrutturati e frammentati in nuove aggregazioni e sottogruppi, che appare difficile interloquire con consiglieri perennemente in balìa di un frenetico e convulso pendolarismo. E’ pertanto tra la nascita di una nuova aggregazione e la scomparsa di un’altra, tra la tracimazione di estemporanee dichiarazioni di appartenenza o di indipendenza fatte, di volta in volta, da singoli o da coppie di consiglieri che passano da un gruppo ad un’altro, che il consiglio comunale sembra essersi trasformato in un teatrino di comparse che recitano a soggetto, dove ciascuno, tra l’indifferenza generale degli spettatori, si inventa un ruolo di regista, direttore di scena, suggeritore e attore. Il tutto in nome e per il bene della città. In un tale groviglio di soggetti alla ricerca di una propria identità, hanno avuto facile gioco l’esperienza e l’autorevolezza del primo cittadino, il quale ha presentato ai suoi improbabili interlocutori, in evidente stato di soggezione, una informativa sulle cose fatte e sugli obbiettivi raggiunti. La relazione è stata anche la verifica del programma elettorale, lineare nella stesura, semplice ed efficace nella sintassi, priva di tecnicismi; essa per l’inconfutabilità delle argomentazioni esposte, non ha consentito appigli agli avversari politici, tranne le solite critiche di routine; ma è il mestiere delle opposizioni, altrimenti che ci stanno a fare? Non è mancata nella relazione qualche iperbole, è normale nella retorica politica, tuttavia il sindaco si è fatto apprezzare soprattutto per le cose fatte,insistendo sul recupero del centro storico, che attraverso interventi mirati nei servizi primari dei quali esso era carente, ha acquisito un apetto più dignitoso e vivibile anche dal punto di vista estetico; in tal modo, angoli e spazi di parte del centro storico, consunti da un alto degrado igienico, urbano e sociale, hanno assunto un aspetto più consono e più godibile attraverso l’inserimento di elementi di arredo con ceramiche. Lo stesso tema, a tratti ripetitivo, lo aveva proposto anni fa, l’ On. Cristaldi, a Calatafimi, nel recupero dei cortili, anche se in tono più contenuto, vista la diversa tipologia e le limitate dimensioni del centro calatafimese rispetto a Mazara.
Altro punto di forza della relazione è stata la qualificazione dei litorali e la realizzazione della spiaggia in città, vero pallino del sindaco. Non so se Mazara riuscirà ad avere una vera e propria spiaggia in città come Livorno Trieste, Ancona, Bari, tuttavia, grazie alla testardaggine di Cristaldi, il lungomare, per decenni umiliato e offeso da ogni sorta di rifiuti, coperto da canneti selvatici e ammorbato da pozzanghere e rigagnoli di putride acque fognarie invase da ratti, si presenta oggi più decoroso e piacevole. L’On. Cristaldi si infervora quando affronta il tema dell’integrazione dei tunisini; è passionale e sincero, è fiero di essere il primo cittadino di una comunità aperta all’accoglienza, alla convivenza, all’integrazione socio culturale della comunità tunisina e degli emigrati di altre aree geografiche. Sulla multiculturalità, sull’integrazione, sull’accoglienza, egli nutre la grande ambizione di far diventare Mazara “ Piccola capitale del Mediterraneo”. Quanto è diverso in questo caso il sindaco di Mazara dal deputato Cristaldi costretto, per disciplina di partito, ad ingoiare il rospo della radicalizzazione delle tesi leghiste in fatto di immigrazione e accoglienza. Ma non tutta la relazione è fatta di auspici, di sogni e di successi; il riferimento all’abolizione della ferrovia è forse la parte più dolente di essa, è la sconfitta, non ufficialmente accettata, di un sogno su cui aveva scommesso credibilità e con il quale aveva costruito il proprio successo tra gli elettori, al di là degli schieramenti politici. La difesa del “ suo progetto” incentrato sull’abolizione dei passaggi a livello, è sembrata doverosa, d’ufficio, con tono rassegnato, priva di retorica e di enfasi. Il suo disegno,però, si era già frantumato dinanzi al veto delle alte cariche di RFI, e soprattutto del collega e sodale politico, il Ministro dei Trasporti e Infrastrutture On. Matteoli, il quale avrebbe dovuto supportare e garantire finanziariamente l’iniziativa. E’ sulla mancata realizzazione di questo progetto che potrebbe giocarsi, al momento opportuno, la riconferma di Cristaldi a Sindaco, a meno che, non sia lo stesso deputato mazarese a giocare d’anticipo, aprire un tavolo tecnico e forzare il gioco, nell’intento di stimolare RFI,Trenitalia e il ministro Matteoli a dare corpo alla soluzione che vede nell’interramento del tratto urbano della ferrovia, l’unica proposta fattibile ed economicamente contenuta. Staremo a vedere.
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sabato 2 aprile 2011
Il venditore di sogni
Si è trattato semplicemente di una rivoltante presa in giro, una piece teatrale sulla quale si dovevano accendere i riflettori di tutto il paese, e mostrare ancora una volta il bravo venditore di sogni come l’unico” ghe pensi me” per la soluzione dei problemi impossibili. Così, il Presidente del Consiglio annuncia con un colpo di scena, l'acquisto, fatto la notte precedente su internet, di una casa a Lampedusa; però non si esime dal rimbrottare gli entusiasti isolani per come curano le loro case, che si presentano esteticamente sgradevoli, con prospetti incolori e bianchicci, e promette di renderle allegre e colorate come quelle di Portofino. Dinanzi ad un’isola trasformata in modo scientifico in un gulag, in cui gli osservatori delle organizzazioni umanitarie definiscono le condizioni di quelle migliaia di giovani tunisini al di sotto degli standard minimi di tolleranza e nei confronti dei quali si sta applicando la teoria governativa del ” föra da i bal ", Silvio Berlusconi non smette di offrire le sue “mirabilia”, fatte di scatole vuote, agli increduli e arrabbiati isolani; promette loro che non pagheranno più tasse, che sarà costruita una scuola moderna, e tiè, a che ci siamo, anche un campo da golf, alla faccia della scarsità di acqua di cui soffrono le isole pelagiche,e perché no, l’isola sarà anche rimboscata e resa verde,e non così brulla come essa si presenta agli occhi dello sconcertato Premier; che sia colpa dei conigli? Il premier si impegna ancora una volta che entro 60 ore a Lampedusa non resterà alcun tunisino, che essa diventerà un Paradiso, avendo lì egli comprato casa, e ancora, che farà costruire un casinò per compensare i lampedusani del disagio. Dulcis in fundo, non poteva mancare la ciliegina sulla torta, e dopo avere promesso l'immancabile costruzione di una nuova scuola, moderna ed attrezzata, il governo proporrà al Parlamento Norvegese di assegnare il Nobel per la Pace all’Isola di Lampedusa “ come valore simbolico ed esempio di accoglienza del flusso migratorio”. A corollario dell’accoglienza, così come sancito dai sacri principi del “föra da i bal “, vengono subito predisposte diverse tendopoli dove poter deportare un migliaia di migranti. Una di esse viene montata alla periferia di Trapani senza che alcuna autorevole voce politica del territorio, ad eccezione del sindaco di Trapani, si alzi per protestare contro quella soluzione del governo ritenuta da tutti disumana e intollerabilmente razzista. Possibile che in provincia di Trapani non vi siano strutture che possano accogliere complessivamente qualche centinaio di migranti in modo da assicurare loro condizioni dignitose e civili in attesa di prendere delle decisioni definitive? Dove sono andate a finire le roboanti dichiarazioni di parlamentari e sindaci di questa provincia di fare del territorio trapanese terra di ospitalità, solidarietà, di accoglienza e di integrazione? Come può essere credibile la velleità di aspirare a fare della propria città amministrata una “ Piccola capitale del Mediterraneo, esempio di multiculturalità e di integrazione tra etnie diverse” quando dinanzi a tali indecorose scelte fatte dal governo si rimane in deferente silenzio?
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domenica 27 marzo 2011
Mazara:Nucleare e privatizzazione dell’acqua: un silenzio incomprensibile.
Siamo in presenza di un silenzio incomprensibile da parte dell’amministrazione di Mazara del Vallo, guidata dall’On Cristaldi, riguardo alle notizie pubblicate da molti organi di stampa, non confermate e nemmeno smentite in forma ufficiale, di una possibile allocazione di una centrale nucleare nel territorio di Mazara. Dopo quello che sta accadendo alle centrali nucleari di Fukushima, a causa delle quali l’intero Giappone è alle prese con una catastrofe ancor più grave di quanto fosse stato possibile ipotizzare, si aspettava, da parte della politica mazarese una presa di posizione, forte e decisa, contro ogni ipotesi di nuclearizzazione del territorio, non fosse altro per tranquillizzare gli animi e non aumentare la tensione e la paura che si percepisce tra i Mazaresi. Un eventuale sito nucleare distruggerebbe la vocazione turistica dell’intera provincia, e l’On. Cristaldi, che sullo sviluppo turistico della sua Mazara ha indirizzato tutte le sue energie di deputato e di amministratore, non può restare sordo alle preoccupazioni dei suoi concittadini. Sarebbe opportuno che essi conoscano quale indirizzo e quali scelte intenda fare l’amministrazione sull’ipotesi dell’insediamento nucleare. Inoltre, ancora poco chiara appare la posizione del primo cittadino in merito al prossimo referendum sulla privatizzazione dell’acqua. Sarebbe interessante conoscere in che direzione intende muoversi l’amministrazione, se essa è favorevole o contraria alla gestione privata del servizio idrico. I temi del nucleare e dell’acqua richiedono delle scelte politiche chiare alle quali il sindaco On. Cristaldi assieme all’intero Consiglio Comunale e a tutte le forze politiche in esso rappresentate, devono dare una risposta. I mazaresi hanno il diritto di sapere da che parte stanno l’Amministrazione e il Consiglio Comunale?
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venerdì 25 marzo 2011
Cure parlamentari
Si percepisce, in questi giorni, un profondo senso di smarrimento tra i parlamentari siciliani. Mentre il Mediterraneo è in fiamme, l’Italia è in mezzo a una guerra, la Sicilia trasformata nella più grande base bellica operativa dalla “ coalizione dei volenterosi”, Lampedusa ridotta in un lager disumano, la nube radioattiva dal Giappone è arrivata nel nostro Paese, qual è la priorità del Governo italiano? Salvare Berlusconi dai processi. Come? Facendo passare in commissione giustizia il “processo breve per gli incensurati di età maggiore a 65 anni”. Contemporaneamente la Giunta delle Autorizzazioni a Procedere si è espressa sul conflitto di attribuzione per il “caso Ruby”, e la mozione della maggioranza, che rinvia il processo al Tribunale dei Ministri, è passata per un voto grazie ai cosiddetti “responsabili, solo dopo che questi ultimi hanno avuto nominato ministro dell’Agricoltura il pupillo di Cuffaro, l’on. Saverio Romano. Tutto avviene, in beffa ai dubbi e ai rilievi, sull’opportunità di detta nomina, espressi verbalmente e messi poi nero su bianco,dal Capo dello Stato .Ma si sa che il senso del pudore non è una qualità che caratterizza il presidente del consiglio. Lo stato di depressione dei nostri onorevoli rappresentanti ha raggiunto, pertanto, livelli di guardia allarmanti, dovendo essi constatare che il Governo Berlusconi sta in piedi grazie ai voti dei “responsabili”, rappresentati da Saverio Romano, Scilipoti , Barbareschi e simili. Preoccupato per lo stato di frustrazione che affligge la compagine siciliana, e che potrebbe indurre qualcuno a compiere delle azioni inconsulte, il premier sta pensando di far scendere in campo, in politica, alcune olgettine ,con il compito di tenere alto il morale degli avviliti parlamentari. Il partito dell’amore sta pensando anche di inserire, nella prossima riforma costituzionale, il trasloco del Parlamento da Montecitorio a “ Monte di Venere “ .
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mercoledì 23 marzo 2011
La sindrome del " Posto al sole "
E’ la mancanza di una seria e credibile politica estera che ancora una volta mostra una Italia fare sfoggio di doppiezza diplomatica. Solo pochi mesi fa avevamo firmato un trattato di amicizia che ci imponeva di non fare mai la guerra alla Libia; inoltre i due paesi si impegnavano a non consentire l’uso del proprio territorio ad altri che stessero compiendo atti ostili nei confronti di uno dei due. Invece, nel giro di pochi giorni, siamo passati dal «non voler disturbare Gheddafi» all’accodarci alle strategie belliche fatte da altri. Ancora una volta è “la sindrome del posto al sole “ il male di cui soffre l’Italia. Nel 1911, con il governo Giolitti, ci avventurammo in una inutile impresa coloniale della quale ci portiamo ancora dietro il senso di colpa nei rapporti bilaterali con l’ex colonia; adesso,incuranti dei decenni di politica di ravvicinamento, di mal di pancia subiti in nome della real politica, ricadiamo in preda alla stessa sindrome dalla quale non siamo mai guariti. Semplicemente che il sole non c’è e siamo alla ricerca di almeno un “ posto “. Quello che ci spingeva ieri continua a spingerci anche oggi, l’ ossessione di fare parte del gruppo di testa, sempre e comunque, anche solo per dimostrare che “l’Italia conta”. Questa ambiguità di politica estera ha declassato di fatto il ruolo che l’Italia avrebbe dovuto avere nel Mediterraneo, ruolo preminente alla luce degli avvenimenti avvenuti in Tunisia e in Egitto e che aveva come obiettivo strategico il recupero di Gheddafi al mondo occidentale, attraverso una mediazione, che non apparisse, come invece è stato, un eccesso di sottomissione e di accondiscendimento ai capricci e alle stravaganze del raìs libico. La disinvoltura con la quale tale compito è stato portato avanti dall’attuale governo ha raggiunto il massimo dell’imbarazzo, a livello diplomatico, per i rapporti personali tra Berlusconi e Gheddafi suggellati dal “ baciamano “ al colonnello libico. Disappunto che hanno indotto la Francia, gli Usa e la Gran Bretagna a relegare il nostro Paese tra quelli inaffidabili e privi di credibilità politica. La stessa decisione di dare alla Nato un ruolo tecnico e non politico, e di accontentare l’Italia assegnandole un ruolo "di primo piano" nella missione della Nato per il rispetto dell'embargo delle armi, e con il comando della componente marittima, conferma la sfiducia che Francia, Inghilterra e Usa nutrono, sul piano politico, nei confronti della politica estera del nostro governo. Ma per Berlusconi, Frattini e La Russa ciò che conta oggi più che mai non è il rango, ma l’esserci.
sabato 19 marzo 2011
1861 - 2011 . Celebrazioni in sordina
Celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità nazionale? No Grazie. Non siamo nel nord est padano, non vi sono in giro bandiere verdi con il sole delle Alpi; però Mazara del Vallo, la prima città in Sicilia che issò alto il tricolore con l’emblema sabaudo all’indomani dello sbarco dell’eroe di due mondi , nonostante la scenografia, messa in atto dall’amministrazione, costituita da due lunghi striscioni tricolori che avrebbero dovuto collegare le due piazze storiche interessate dagli eventi risorgimentali, ha dimenticato di ricordare i suoi figli che volontari seguirono l’Eroe dei due Mondi. La lapide commemorativa collocata nella Piazza più bella della città è rimasta incurata, spoglia, sbiadita, abbandonata all’anonimato, con i nomi resi illeggibili dal trascorrere del tempo e dall’incuria dell’uomo. Nell’oblio è caduto anche il monumento a Garibaldi nell’omonima villa.
Riteniamo doveroso ricordare questi nostri concittadini, che immolando nobilmente la loro vita, hanno fatto sì che anche Mazara fosse tangibilmente presente alla costruzione di quel percorso che da lì a poco avrebbe portato alla realizzazione dello stato unitario.
Garibaldini del 1860-’61-’62-‘66
-Napoli Vincenzo fu Vito, Bonanno Santoro fu Simone, Serra Onofrio fu Clemente, Bonanno Giuseppe fu Simone, Safina Giuseppe fu Vito, Clementi Vito fu Giovanni, Nicolosi Gaspare fu Francesco, Morello Giovanni fu Giuseppe, Sansone Cesare fu Girolamo, Sansone Cesare fu Vincenzo, Accardi Vincenzo fu Girolamo, Rizzo Giuseppe fu Giuseppe, Giliberti Salvatore fu Pietro, Figalli Paolo ,Di gregorio Carlo fu Antonino,Maccagnone Giuseppe fu Scipione,Sansone Giuseppe fu Diego,Cristaldi Girolamo fu Girolamo,Favata Salvatore fu Francesco,Mauro Pietro fu Gaspare, Basone lorenzo fu Francesco, Grassa Pasquale fu Gaetano, Foderà Antonino fu Vito,Passanante Matteo fu Giovanni, Sansone Pietro fu Cesare, Favata Giovanni fu Francesco, Russo Pietro fu G.Battista,Tilotta Mario fu Pietro, Sinacori Vincenzo fu Orazio, Bucca Vito fu Onofrio.
Volontari del 1848 e 1849
Barracco Gaetano fu Vito, Romeo Giovanni.
La lapide commemorativa dei volontari garibaldini così come si presentava il 17 Marzo 2011
Riteniamo doveroso ricordare questi nostri concittadini, che immolando nobilmente la loro vita, hanno fatto sì che anche Mazara fosse tangibilmente presente alla costruzione di quel percorso che da lì a poco avrebbe portato alla realizzazione dello stato unitario.
Garibaldini del 1860-’61-’62-‘66
-Napoli Vincenzo fu Vito, Bonanno Santoro fu Simone, Serra Onofrio fu Clemente, Bonanno Giuseppe fu Simone, Safina Giuseppe fu Vito, Clementi Vito fu Giovanni, Nicolosi Gaspare fu Francesco, Morello Giovanni fu Giuseppe, Sansone Cesare fu Girolamo, Sansone Cesare fu Vincenzo, Accardi Vincenzo fu Girolamo, Rizzo Giuseppe fu Giuseppe, Giliberti Salvatore fu Pietro, Figalli Paolo ,Di gregorio Carlo fu Antonino,Maccagnone Giuseppe fu Scipione,Sansone Giuseppe fu Diego,Cristaldi Girolamo fu Girolamo,Favata Salvatore fu Francesco,Mauro Pietro fu Gaspare, Basone lorenzo fu Francesco, Grassa Pasquale fu Gaetano, Foderà Antonino fu Vito,Passanante Matteo fu Giovanni, Sansone Pietro fu Cesare, Favata Giovanni fu Francesco, Russo Pietro fu G.Battista,Tilotta Mario fu Pietro, Sinacori Vincenzo fu Orazio, Bucca Vito fu Onofrio.
Volontari del 1848 e 1849
Barracco Gaetano fu Vito, Romeo Giovanni.
giovedì 17 marzo 2011
1861-2011
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150° Unità d'Italia- Mazara cultura- Risorgimento- I Mille,
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mercoledì 16 marzo 2011
Mazara sito nucleare?
Sarebbe Mazara del Vallo,secondo quanto pubblicato dal quotidiano Marsala.it uno dei siti prescelti dal governo in cui dovrebbe essere costruita una delle nuove centrali nucleari.
Ecco l’articolo:
Gli effetti devastanti delle centrali nucleari che stiamo osservando in Giappone in questi giorni hanno riportato l’attenzione su un dibattito che sembrava sopito in Italia.In realtà, nel nostro Paese, i siti in cui potrebbero sorgere le centrali nucleari hanno già dei nomi ben definiti.
Secondo il ‘Dossier Nucleare’ portato avanti dai parlamentari del Pd, oggetto anche di un’interrogazione, la mappa realizzata nel 1979 dal Comitato nazionale per l’energia nucleare è stata praticamente ‘ricalcata’ in questi anni con l’eliminazione di qualche sito.
Dai 52 delle origini, si è passato ora a 45 siti che potrebbero divenire sede di centrali nucleari. Di questi, 4 sono in Sicilia e riguarderebbero la zona costiera intorno al comune di Licata, in provincia di Agrigento, la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo, in territorio di Ragusa, la zona costiera intorno a Gela, in provincia di Caltanissetta e la zona costiera a sud di Mazara del Vallo, in territorio di Trapani.
A quanto riferito dai parlamentari del Pd, il governo non ha però mai reso noti, ufficialmente, questi dati: “I vincoli per identificare i siti – ha osservato Ermete Realacci, esponente del Partito democratico e responsabile green economy – sono dati a priori: devono essere località geologicamente stabili, devono avere tanta acqua ed essere relativamente poco popolose.
L’incrocio di questi tre fattori non produce mille siti, ma quelli elencati dal Cnen nel 1979, anche se il governo fa slittare sempre il momento in cui renderlo pubblica.
Ecco l’articolo:
Gli effetti devastanti delle centrali nucleari che stiamo osservando in Giappone in questi giorni hanno riportato l’attenzione su un dibattito che sembrava sopito in Italia.In realtà, nel nostro Paese, i siti in cui potrebbero sorgere le centrali nucleari hanno già dei nomi ben definiti.
Secondo il ‘Dossier Nucleare’ portato avanti dai parlamentari del Pd, oggetto anche di un’interrogazione, la mappa realizzata nel 1979 dal Comitato nazionale per l’energia nucleare è stata praticamente ‘ricalcata’ in questi anni con l’eliminazione di qualche sito.
Dai 52 delle origini, si è passato ora a 45 siti che potrebbero divenire sede di centrali nucleari. Di questi, 4 sono in Sicilia e riguarderebbero la zona costiera intorno al comune di Licata, in provincia di Agrigento, la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo, in territorio di Ragusa, la zona costiera intorno a Gela, in provincia di Caltanissetta e la zona costiera a sud di Mazara del Vallo, in territorio di Trapani.
A quanto riferito dai parlamentari del Pd, il governo non ha però mai reso noti, ufficialmente, questi dati: “I vincoli per identificare i siti – ha osservato Ermete Realacci, esponente del Partito democratico e responsabile green economy – sono dati a priori: devono essere località geologicamente stabili, devono avere tanta acqua ed essere relativamente poco popolose.
L’incrocio di questi tre fattori non produce mille siti, ma quelli elencati dal Cnen nel 1979, anche se il governo fa slittare sempre il momento in cui renderlo pubblica.
martedì 15 marzo 2011
Celebrazioni dell'Unità Nazionale:Uno schiaffo alla memoria
Ci si aspettava qualcosa di diverso della vuota routine giornaliera; qualcosa che desse una scossa al torpore pervasivo della memoria, che risvegliasse in ciascuno il senso dell’appartenenza, inteso come unione tra cittadini ad un’unica nazione che si chiama Patria, voluta da giovani uniti da ideali come libertà, democrazia, giustizia; per la conquista di questi valori essi hanno combattuto e sono caduti. Il loro è stato un insegnamento per le future generazioni affinché non perdessero la loro dignità. Fu così che lombardi e piemontesi, veneti e liguri, trentini e siciliani,calabresi e campani si fecero italiani senza perdere le loro radici e le loro tradizioni. Essi contribuirono pertanto al formarsi di una coscienza politica che sarà il seme dal quale germoglierà parecchi anni dopo, la democrazia. Giustamente ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:” guardandoci dall'idoleggiare lo Stato unitario quale nacque e per decenni si caratterizzò, va ricordato come solo nel primo decennio del '900 - nel decennio giolittiano - si produsse una svolta decisiva per la crescita dell'istruzione pubblica, per l'abbattimento dell'analfabetismo, e più in generale, grazie alla scuola, per un progressivo avvicinamento all'ideale - una volta compiuta l'unità politica - di una lingua scritta e parlata da tutti gli italiani.” Cento anni dopo “francesi e tedeschi e italiani” si sarebbero innalzati a europei e i loro pensieri si sarebbero innalzati all’Europa, Patria di patrie più piccole, non dimenticate già, ma meglio amate”, come aveva profetizzato Benedetto Croce. Eppure le giovani generazioni se ne sentono distanti e poco motivate dalle celebrazioni in atto; esse appaiono più concentrate sugli aspetti economico-politici del nostro Paese, non dimostrano sensibilità per la storia se essa non si traduce in fatti concreti che li aiutino a superare la barriera di foschia fatta di “ sfiducia nel presente e d’incertezza del futuro”, e che li fa sentire emarginati dal mondo dei “grandi. In un paese di vecchi, come dar loro torto? Ci si aspettava, nella ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia che anche Mazara, città il cui ruolo è stato strategico per il diffondersi nelle coscienze di quei valori di libertà e giustizia portati dai “mille”, e che contribuì in maniera significativa all’impresa in termini di uomini e di servizi, fosse presente in maniera autorevole ed istituzionale alle celebrazioni dello Stato Unitario. Al contrario, ad eccezione di isolate manifestazioni dovute ad associazioni culturali indipendenti, peraltro non coordinate e non comunicanti tra loro, si assiste ad un freddo quanto indifferente silenzio, da parte dell’amministrazione, che appare come uno schiaffo al ruolo che Mazara e i mazaresi svolsero nei primi giorni dello sbarco, non fosse altro che Mazara è stata la prima città in Sicilia a issare nel Piano Maggiore, oggi Piazza della Repubblica, il primo tricolore con l’emblema sabaudo. Ci si aspettava dalle istituzioni locali un messaggio forte che rendesse ancora attuale quei valori di legalità, giustizia, uguaglianza, solidarietà, accoglienza: bagliori di ideali che avrebbero illuminato e dato una speranza alle giovani generazioni incamminate verso un futuro costruito su una nuova nazione mediterranea ed europea, che se priva di saldi valori di riferimento, sarebbe avviata verso quel “disastro antropologico” gridato dai vescovi.
domenica 13 marzo 2011
Mazara Arte: Presentazione del catalogo" Santo Vassallo e i suoi amici di Brera"
sabato 12 marzo 2011
Mazara: 150° annniversario dell'Unità d'Italia.
Perseguitato e minacciato dall’Inquisizione, convocato d’urgenza dal Papa per giustificarsi e poi sospeso a divinis e scacciato come l’ultimo dei miscredenti. Eppure l’unico «peccato» del francescano Fra Giacomo da Poirino (al secolo Giacomo Marrocco), rettore della parrocchia di Santa Maria degli Angeli a Torino, era stato quello di assolvere sul letto di morte un moribondo. Quell’uomo non era un comune miscredente, bensì uno dei nemici della Chiesa: lo scomunicato Camillo Benso di Cavour. A duecento anni dalla nascita del Conte e a 150 dall’Unità d’Italia, un professore dell’Università di Pisa, Lorenzo Greco, pubblica un romanzo storico (Il confessore di Cavour, edizioni Manni, Lecce) dedicato a quel prete atipico e straordinario capace, prima davanti al pontefice e poi sotto le minacce dell’inquisitore, di non tradire se stesso e il suo apostolato, e subire punizioni e persecuzioni e la riduzione allo stato laicale.
DOCUMENTO ECCEZIONALE Per ricostruire i fatti, il professor Greco si è basato su un documento eccezionale trovato in un archivio toscano. Si tratta di un racconto autobiografico nel quale, come in un diario, Giacomo da Poirino racconta quei momenti terribili e dimostra il coraggio con il quale, davanti a Pio IX, rifiuta di sconfessare il suo operato (come richiesto dal Papa) e conferma la validità misericordiosa dell’assoluzione davanti a un’anima in cerca di Dio. Fra Giacomo si rifiuta di certificare una mai avvenuta ritrattazione di Cavour del suo operato contro il potere temporale della Chiesa e che invece il papa avrebbe voluto per dimostrare il pentimento del Conte. «Santità, mi perdoni, a fare tale dichiarazione non posso senza tradir la mia coscienza ed infamar me stesso, epperciò sono pronto a soffrir ogni cosa, anche la morte, piuttosto che cedere». E’ un episodio oscuro quello raccontato da Greco con particolari inediti che anche i maggiori biografi del Conte non conoscevano. «Giacomo fu parroco nella chiesa vicino al palazzo di Cavour – spiega Lorenzo Greco -, e si trovò per insistenza del Conte a promettergli di assisterlo in punto di morte con i conforti religiosi. Cavour era cattolico come tanti, non praticante, però si preoccupava che la sua morte non fosse un giorno occasione di scandalo nella società torinese e nazionale. Essendo Cavour scomunicato per il suo impegno politico nel contrastare i privilegi della Chiesa, e nell’attentare al potere temporale del Papa, il frate non avrebbe potuto dargli i sacramenti». Invece il frate mantenne la promessa. Confessò «il nemico della Chiesa» e gli impartì i sacramenti.
TERREMOTO IN VATICANO La «salvezza spirituale» dello stratega dell’Unità d’Italia, provocò un terremoto in Vaticano. Pio IX, informato della «scandalosa decisione», volle un incontro personale con Fra Giacomo. Appena si trovò davanti a Pio IX questi gli disse: «Alzatevi e mettetevi davanti a me e rispondete alle interrogazioni che sono per farvi. Voi dunque avete confessato Cavour?» «Santità io confesso tutti quelli che mi chiedono di confessarsi da me».” «Intanto: ditemi un poco, questa ritrattazione di Cavour esiste o no? Se esiste pubblicatela. Se no! dichiarate che voi avete mancato al vostro dovere d’imporgliela di fare». (Si pretendeva che Cavour prima di ricevere i sacramenti ritrattasse il suo operato politico) A tale interrogazione dissi: che di ritrattazione non ne sapevo nulla; l’avrà fatta, o non l’avrà fatta non so! Allora il Santo Padre mi disse: «E chi deve saperlo? Non sapevate che prima di confessarlo dovevate dirgli: ritrattate Signor Conte di Cavour tutto quello che avete fatto contro la Chiesa e poi principiate la vostra confessione?» (Il frate mette la questione sul piano teologico: il dovere di un prete di soccorrere chiunque in punto di morte chieda i conforti religiosi, ma il Papa pensa solo all’aspetto pubblico e politico di un Cavour «nemico» della Chiesa che muore in grazia di Dio e salva l’anima) Io gli ho riposto che il detto Conte mi aveva chiamato per confessarsi, ed io avevo fatto il mio dovere. Allora il Santo Padre, piuttosto in collera, dissemi: «no che voi non avete fatto il vostro dovere, epperciò dichiarate in iscritto che voi mancaste ad un vostro stretto dovere di obbligarlo a ritrattare».
L'INQUISIZIONE Poirino fu poi costretto ad affrontare l’esame dell’Inquisizione. «E qui intimorito e forse minacciato – spiega Greco - il frate soffre ed esita appena, ma decide di tenere testa anche davanti all’inquisitore che lo interroga con grande abilità gli offre vari escamotage logici per risolvere la controversia». Basterebbe che il frate dicesse che nell’emozione del momento era un po’ confuso e non ha pensato a far fare la ritrattazione al Conte, e tutto sarebbe risolto. «Ma il frate non si arrende, si rifiuta di svilire il suo operato – continua Greco -. E quindi i superiori lo prendono per birbante, zuccone, ignorante. Ma egli: “non posso aderire al vostro consiglio perché non voglio agire contro la mia coscienza, sarò vittima, andrò sul patibolo, ma dirò sempre che non posso”» Quando poi Poirino scrive la dignitosa relazione e la porta al Papa, questi la scorre appena e lo rimbrotta dicendo che quei fogli sono buoni per «avviloppare i salami». «Le minacce sono sottili ma palesi – spiega il professor Greco - : rischia di perdere la libertà, di non tornare più a casa. Poi le pressioni politiche del Piemonte, e il timore di fare del frate una vittima, nel clima politico agitato del momento, consiglia di far partire il padre verso casa. Poco dopo sarà sospeso a divinis, pagando una fermezza e una dignità straordinarie». Fra Giacomo muore povero e solo a 77 anni, quindici anni dopo la Breccia di Porta Pia e la fine del potere temporale della Chiesa.
Recensione di Marco Gasperetti ( Corriere .it)
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lunedì 7 marzo 2011
" Pane al pane - Vino al Vino " - Conversazione con Antonino Cusumano
E’ nata ALCHIMIE, nuova associazione socio-culturale
L’associazionismo a Mazara sembra vivere un momento particolarmente felice. Le tante associazioni operanti sul territorio danno prova di grande energia. Ad esse se ne aggiunge una nuova: ALCHIMIE, che nutre la vocazione della valorizzazione del territorio e delle risorse umane. ALCHIMIE è nata dall’idea di offrire una opportunità a tutti coloro che vogliono adoperarsi in modo attivo e propositivo, mettendo in gioco le proprie competenze e perseguendo le proprie aspirazioni per realizzare concretezze: politica del fare e dell’agire, dell’organizzare e del gestire, del valorizzare e del realizzare.
A due mesi esatti dalla costituzione di ALCHIMIE, il prof. Antonino Cusumano inaugurerà – presso l’Aula Magna del Seminario vescovile, sabato 12 marzo 2011, alle ore 17.00 - il primo anno sociale con una conversazione sul tema “Pane al pane e vino al vino”. La cittadinanza è invitata a partecipare.
Emblematicamente, al di là delle colte considerazioni del prof. Cusumano, il tema dell’incontro assurge a simbolo della quintessenza dell’Associazione: chiamare le cose col proprio nome, concretamente, senza orpelli verbali.
Le attività previste dallo Statuto spaziano dalla valorizzazione del territorio e della città, alla organizzazione di eventi culturali, a progettazioni relative a programmi europei, al puro volontariato. Concretezza, autenticità, iniziativa.
L’Associazione è in piena attività: già previsti due progetti del programma europeo Youth in Action, destinati a giovani dai 18 ai 30 anni; un progetto su un concorso naturalistico-formativo rivolto alle Scuole della città per l’anno scolastico 2011-2012; un corso di lingua inglese per adulti, che sempre più sentono il bisogno di mettersi in gioco e di stare al passo coi tempi che hanno fatto della lingua inglese e di Internet le due corsie preferenziali della super-autostrada della modernità.
ALCHIMIE è una Associazione apartitica e senza scopo di lucro; accoglie i generosi di mente e di cuore, i volenterosi che amano contribuire fattivamente, gli entusiasti dell’autenticità e della positività.
Anche tu, Lettore, puoi diventarne socio.
Giuseppa Ripa
( Presidente ALCHIMIE - Sezione di Mazara del Vallo )
( Presidente ALCHIMIE - Sezione di Mazara del Vallo )
mercoledì 2 marzo 2011
La scuola pubblica contro la sacra dottrina del " Bunga Bunga"
Che il premier Silvio Berlusconi dimostri una conclamata disinvoltura a sparare dichiarazioni sopra le righe tranne poi rimangiarsele attraverso un ormai stantìo: “ come al solito sono stato frainteso”, sono piene le cronache. Prima si scaglia, in preda a forme di delirio parossistico, contro i sempre presenti comunisti, ( per Lui il muro di Berlino non è mai caduto); poi la stampa di sinistra, a seguire i magistrati, “gente di psiche poco stabile altrimenti non farebbero quella professione” quindi le toghe rosse, il CSM, la Corte Costituzionale , la Presidenza della Repubblica,il Presidente della Camera dei Deputati, Anno Zero, Ballarò e L’Infedele per quanto riguarda la televisione, i sindacati di sinistra, le centinaia di migliaia di donne che scendono in piazza, gli studenti che invece di andare a fare la corte alle ragazze ( come faceva lui da giovane), protestano per una scuola migliore, i gay considerati sottospecie da isolare, ed infine la scuola pubblica dove non si ha “ La Libertà di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, in cui gli insegnanti inculcano principi contrari di quelli dei genitori”. Così, per il premier Amico dell’Africano e dei più efferati dittatori contemporanei, gli insegnanti sono i responsabili del degrado culturale, etico,sociale, politico,della sana gioventù, perché con il loro insegnamento fatto di disvalori opposti ai sani principi dettati dalla dottrina del bunga bunga, minano alla base il sacrale rito della donazione del proprio corpo al flaccido Creso di Arcore. Sull’argomento gli insegnanti e le insegnanti fan del Presidente del consiglio hanno qualcosa da dire?
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