Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

mercoledì 9 giugno 2010

L'agnello sacrificale

Non è un litigio tra capponi di manzoniana memoria. La convivenza nella giunta Cristaldi tra l’assessore alla solidarietà sociale Riccardo La Rosa e il vicesindaco Giovanni Quinci è diventata insostenibile sia sul piano politico che su quello amministrativo. La recente e sgradevole dura diatriba pubblica tra Quinci e La Rosa in Consiglio comunale, dove i due amministratori hanno perso il senso della misura nel rinfacciarsi accuse e ingerenze, non ha alcun precedente nella storia delle ultime amministrazioni che si sono succedute al governo della città
Essa ha messo in risalto tutte le contraddizioni che sin dall’inizio hanno reso debole , sul piano politico, le scelte assessoriali del deputato sindaco. Adesso che tali contraddizioni sono venute alla luce, rimane evidente l’incompatibilità della convivenza all’interno della stessa compagine assessoriale dei principali attori della querelle. Sia il vicesindaco Giovanni Quinci sia il suo collega Riccardo La Rosa nel mettere in scena uno scontro dialettico politicamente effervescente e irrituale, erano entrambi consapevoli di andare al di sopra delle righe di un normale scambio di opinioni, e di non rispettare i ruoli assegnati loro dalle deleghe ricevute. La conseguenza di tale vivace e ingeneroso scambio di accuse è stata quella di creare sconcerto non solo tra le file dei consiglieri della stessa coalizione, ma soprattutto tra gli elettori vicino al sindaco. La domanda che ci si pone è: “ Quali decisioni prenderà in merito l’On. Cristaldi?” .” Chi sarà l’agnello sacrificale?”. Certificati i dissapori anche personali tra i due assessori, il primo cittadino, al ritorno dalla kermesse dimagrante da Gallipoli, dovrà districare alcuni nodi di non facile soluzione, in considerazione, anche, delle conseguenze che le sue scelte potranno determinare : sia sull’assetto della prossima compagine assessoriale, sia all’interno delle stesse forze politiche che in consiglio comunale condividono il progetto del sindaco. Analizziamo questi nodi. Il primo, sottovalutato da Cristaldi, è il rapporto tra l’amministrazione e i consiglieri di appartenenza. Tra costoro si percepisce l’imbarazzo a causa di una situazione diventata insostenibile, ovvero:- la mancanza di coordinamento tra gruppi consiliari e giunta; - l’assenza di linee guida; - la mancanza di partecipazione alle scelte amministrative; soprattutto si coglie nei consiglieri cristaldiani un senso di frustrazione per essere mandati allo sbaraglio, in un consiglio comunale ostile e perennemente conflittuale, senza una strategia valida che consenta loro di tenere testa alla continua campagna elettorale che l’opposizione continua a portare avanti in quella sede. Si fa sempre più convinta, tra i consiglieri vicini a Cristaldi, la percezione dell’inutilità della loro funzione. Tutto ciò potrebbe contribuire ad accelerare ulteriori diaspore tra i cristaldiani. Ancora più complesso appare il rapporto politico che si dovrà instaurare tra il gruppo dell’Udc, che finora ha supportato il progetto di Cristaldi, e il Sindaco. A complicare le cose il rapporto venutosi a creare tra la corrente giammarinariana e l’on. Turano, dopo l’epurazione da consigliere provinciale del dott. Franco Gancitano, e la revoca assessoriale di Nicola Lisma, molto vicino a Cristaldi ma soprattutto a Massimo Grillo. Nel rideterminare i rapporti tra l’Udc e il Sindaco, e nel condividere il suo progetto politico, i Casiniani porranno come pregiudiziale una richiesta di reale visibilità all’interno della giunta, non riconoscendosi politicamente nella figura del vicesindaco Quinci; inoltre chiederanno una inversione di tendenza che avvii un nuovo corso sia sul piano amministrativo sia su quello dell’immagine amministrativa, attraverso un taglio netto con qualche personaggio dello staff del sindaco, a loro giudizio incompatibile con la presenza Udc. Ancora, essi porranno la questione di una svolta radicale, attraverso un ruolo di moderazione, che attenui le tensioni e le conflittualità che hanno finora esacerbato i rapporti tra opposizione e amministrazione. Di grana in grana: con chi sostituire l’assessore La Rosa? Con il fedele e potente alleato Lisma, qualora quest’ultimo non dovesse essere riconfermato nella delega di assessore provinciale, o con l’ex Udc, adesso Liberino, Dott. Luciano Asaro, attuale consulente alla sanità? ( a titolo gratuito ). L’una o l’altra delle scelte sicuramente provocheranno malumori. Di certo, occorre dare nuovo impulso, soprattutto nell’immagine politica, all’amministrazione attraverso un ricambio anche politicamente qualitativo. E questo mette in allarme l’assessore Ditta ( Carneade? Chi è questo politico?). Conoscendo l’On. Cristaldi, so molto bene che non è nelle sue abitudini cambiare squadra assessoriale, ma questa volta forse di necessità dovrà farne virtù. L’estate che sta per venire si prevede abbastanza calda sotto il profilo meteopolitico, in considerazione che quattro degli attuali sei assessori sono intoccabili. A meno che  la quadratura non avvenga con l'ATO; allora tutto finirà a tarallucci e vino. 

domenica 6 giugno 2010

L’autogol dell’On. Cristaldi.

La recente dichiarazione dell’on. Nicola Cristaldi di “ essere pronto a far ricorso qualora il consiglio di presidenza dell’assemblea regionale Siciliana dovesse deliberare il blocco del vitalizio di ex deputato regionale percepito assieme all’indennità di parlamentare nazionale “ ( Mazaraonline) sta suscitando non poche e giustificate reazioni da parte dei cittadini. Costoro sono penalizzati dai sacrifici, per molti insostenibili, imposti loro sia dalla grave crisi economica con la mancanza di posti di lavoro che non consentono di assicurare un livello minimo della qualità della vita di moltissime famiglie, sia da una manovra economica pesante, asfissiante e settaria. Se non è facile accettare un taglio di circa € 6.000, tanto ammonta il vitalizio regionale incassato mensilmente dal sindaco di Mazara da quando ha lasciato gli scranni di Palazzo dei Normanni; se su questa cifra abbastanza significativa si possano avere fatto, legittimamente, dei progetti di vita a medio e lungo termine, tuttavia nel momento in cui ciascuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo per potere salvare “ la barca che rischia di affondare “, i primi a dare l’esempio dovrebbero essere i politici, se non altro perché questo sostanzioso vitalizio costituisce un privilegio insopportabile sotto il profilo etico e sociale. Un ingegnere, un dipendente qualsiasi che lascia una azienda per un’altra, non percepisce nel proprio stipendio alcun vitalizio dovuto al lavoro pregresso prestato nella precedente azienda. E’ un diritto acquisito ? Non è il caso di porre la questione sul piano giuridico, in quanto si tratta di privilegi che nulla hanno a che vedere con lo svolgimento del proprio mandato elettorale, per assolvere il quale, i parlamentari già introitano una corposa indennità comprensiva di favori e prerogative. E’ un diritto acquisito? Strana cosa una assemblea che legifera imponendo doveri agli altri e privilegi a se stessa! Su quest’argomento sarebbe stato preferibile un certo “ savoir faire da parte del sindaco On. Cristaldi e una maggiore prudenza nell’uso delle dichiarazioni, possibilmente facendo ricorso a quella ’’ arte del tacere”, che fa la distinzione tra un politico di razza quale indubbiamente è Cristaldi e un politico alle prime armi: ovvero dichiarare di essere pronto a rimettersi alle decisioni che avrebbe preso l’Assemblea Regionale della quale è stato autorevole e apprezzato Presidente. Ciò avrebbe sicuramente rafforzato l’immagine politica e umana del deputato sindaco. Tra i tanti consulenti che sono vicini al sindaco ne manca uno, il più importante: il consulente al “Discernimento”. Glielo consigliamo sinceramente, al fine di evitare ulteriori autogol.

lunedì 31 maggio 2010

Stati generali della cultura







La convocazione degli Stati Generali della Cultura è rivolta ad avviare un momento di confronto e di riflessione nella città di Mazara del Vallo con tutti coloro che sono interessati alla Cultura e al ruolo che essa svolge nella vita della comunità cittadina senza trascurare la sua proiezione anche nella sfera dello sviluppo economico.
L’orientamento principale dell’iniziativa che vogliamo proporre alla città è il coinvolgimento sia di coloro che da tempo si dedicano ai problemi artistico-culturali sia di coloro che, anche se non direttamente impegnati nel campo delle arti e della cultura, sono interessati alla crescita e al miglioramento della qualità della vita.
Si tratta di soggetti che appartengono ai settori più diversi del tessuto sociale e del mondo del lavoro.

Con questi intendimenti abbiamo immaginato un percorso che si pone i seguenti obiettivi:

·         analizzare quanto si è fatto in passato sul piano artistico-culturale e quali sono gli elementi caratterizzanti l’identità culturale di Mazara del Vallo al fine di meglio valorizzarli in una prospettiva di crescita futura;

·         coinvolgere in tale definizione strategica anche i soggetti del mondo economico-produttivo, le associazioni di categoria, ecc.;

·         pervenire ad un progetto culturale condiviso e creare nuove relazioni che possano dare impulso alla futura offerta culturale di Mazara del Vallo;

·         curare il rapporto fra offerta culturale e turismo grazie anche al contributo e alla collaborazione sinergica di operatori di settore.

Percorso operativo

1. Accogliere e analizzare proposte progettuali concrete e attività da intraprendere.

2. Costruire nuove partnership con i portatori d’interesse, coinvolgendoli e responsabilizzandoli non soltanto nella fase iniziale (individuazione di problemi, raccolta di spunti progettuali) ma anche individuandoli nel ruolo di possibili finanziatori/sponsor.

3. Raccogliere informazioni utili per l’elaborazione di nuovi progetti.

4. Individuare le modalità e gli indicatori attraverso i quali valutare l’efficacia e l’utilità dei progetti.

5. Reperire i budget necessari alla realizzazione dei progetti medesimi.

6. Monitorare le proposte operative e le forze che a titolo diverso intendono collaborare al raggiungimento dei migliori risultati auspicati dagli Stati Generali della Cultura.

7. Valutazione finale.
Evoluzione successiva

Dopo le giornate dei lavori del 4 e 5 giugno si proseguirà per tavoli ristretti e mirati ai diversi interlocutori. Sono stati identificati al riguardo alcuni filoni di riflessione, che possono essere così sintetizzati:

Attuale offerta culturale a Mazara del Vallo

1a. Strutture di pubblica fruizione utili per effettuare programmi di ricerca e approfondimenti artistico-culturali:
·         Biblioteca Comunale
·         Archivio Storico Diocesano
·         CNR
·         Archivio dell’Associazione Antiracket

1b. Musei
·         Museo del Satiro Danzante
·         Museo Diocesano
·         Anphoreus
·         Mirabilia Urbis
·         Museo Ornitologico
·         Museo della Legalità


Future offerte culturali

·         Messa in rete (anche telematica) del patrimonio individuale, delle associazioni e istituzioni private finalizzata ad una pubblica fruizione
·         Creazione di realtà stanziali e permanenti di interesse culturale, turistico e formativo anche sul piano artistico-artigianale
·         Creazione di un centro operativo, di ricerca e di progettazione articolata in discipline diverse volta a creare eventi utili alla promozione dell’immagine della città di Mazara del Vallo
·         Creazione di una struttura volta ad elaborare strategie di investimento imprenditoriale nel campo turistico-culturale

Innovazione, imprese e produzione culturale

L’ultimo filone di riflessione riguarda in particolare la capacità della città di percorrere strade nuove in ambito culturale, che riguardano in particolare:
·         il fund-raising
·         le strategie e gli interventi per la valorizzazione e la crescita dei talenti locali
·         lo sviluppo di partnership tra settore economico-produttivo e settore culturale-creativo.

Entrano in gioco qui i giovani talenti, l’innovazione, la capacità competitiva e creativa dei territori, l’attenzione sempre maggiore delle imprese per gli elementi immateriali che ne compongono il capitale umano e il capitale simbolico di identità/riconoscibilità; la maggiore consapevolezza del sistema produttivo del proprio ruolo e responsabilità nei confronti del territorio in cui è inserito (Responsabilità Sociale d’Impresa).
Il rapporto tra cultura e mondo delle imprese private è stato sinora basato su un approccio molto tradizionale: l’impresa era una porta alla quale bussare per finanziare progetti culturali già predefiniti, in cambio di un ritorno d’immagine.
Fra i limiti di questo tipo di approccio vale la pena di sottolinearne due:
1.      il ruolo passivo dell’impresa rispetto al progetto proposto per il finanziamento;
2.      lo svilimento del rapporto tra mondo della cultura e mondo economico, che invece ha diverse potenzialità da sviluppare sì da determinare reciprocità di interesse.

Per superare tali limiti occorre passare dalla sponsorizzazione alla partnership: una modalità cioè alla pari, nella quale l’impresa ha un ruolo attivo nella costruzione/realizzazione del progetto o dell’evento culturale.
Oltre alle risorse economiche, l’impresa ha, infatti, altre leve che possono diventare preziose risorse per il mondo della cultura e dare origine a partnership inedite: dalle competenze in materia di marketing e promozione al portafoglio clienti, dai contatti e relazioni sul territorio all’interesse per lo sviluppo del capitale umano della comunità in cui opera.

Interlocutori

Ai filoni di riflessione prima illustrati corrisponderanno interlocutori della pubblica amministrazione, istituzioni culturali laiche, istituzioni religiose, istituti bancari e rappresentanti del mondo dell’imprenditoria.

Sessione plenaria conclusiva

A conclusione del lavoro si prevede una sessione finale, dove verranno presentate le macro direzioni per il futuro prossimo rispetto alle aree tematiche individuate.



venerdì 28 maggio 2010

Privilegi indecenti

Quattordici ex deputati ricevono una doppia indennità: si tratta degli ex parlamentari regionali passati in un altro Parlamento – alla Camera, al Senato o al Parlamento europeo – che, oltre all’indennità per l’incarico attuale, ricevono anche un vitalizio che si aggira in media intorno ai 70 mila euro all’anno. Sono 14 gli ex deputati coinvolti. Trasversali agli schieramenti. Si tratta di Sebastiano Burgaretta Aparo, subentrato a Totò Cintola nel gruppo Udc al Senato, dell’ex presidente della Regione Angelo Capodicasa (Pd) e del suo collega di partito Mirello Crisafulli, dell’ex presidente dell’Ars Nicola Cristaldi (fra i più morbidi dei finiani), dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro e del suo mentore Lillo Mannino (entrambi dell’Udc), del colonnello finiano Fabio Granata, dei lealisti Pino Firrarello, Salvo Fleres e Alessandro Pagano, del sindaco di Catania Raffaele Stancanelli ,del misurachiano Ugo Grimaldi e del suo capocorrente Dore Misuraca (Pdl “ribelle”) e dell’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando (Idv).
Non si vuole fare i moralisti, ma quando si bloccano stipendi e pensioni, quando si chiedono sacrifici a senso unico, un tale privilegio è semplicemente indecente.

venerdì 21 maggio 2010

Un mixer di elisir di lunga vita


 Vecchia discarica dismessa  in contrada Campana coperta con un leggero strato di argilla.

Nitrati, nitriti, metalli pesanti, percolato. Un bel mixer che shakerato potrebbe rivelarsi fra qualche tempo l’elisir di lunga vita servito direttamente a domicilio. Quel che colpisce è il silenzio su quel che accade nelle falde acquifere messe in condizioni di rischio dall’attuale discarica consortile di contrada Campana  di cui ha la responsabilità gestionale l’ATO Belice Ambiente. Lo dimostrano le recenti analisi chimico fisiche attraverso i piezometri di controllo siti all’interno della discarica. Allo stato attuale nulla si sa dei provvedimenti presi dalla società d’ambito per circoscrivere tale inquinamento. Ancora più grave appare il silenzio delle amministrazioni comunali di Mazara e Campobello di Mazara sulle quali ricade la competenza delle vecchie discariche dismesse e adiacenti a quella attualmente in servizio. Per queste ultime i criteri di messa in sicurezza non presentano standard adeguati o mancano del tutto. Esiste da parte degli Enti di controllo un monitoraggio delle falde sottostanti tali discariche dismesse? Esiste un monitoraggio di controllo degli acquiferi lungo un percorso che partendo dalle discariche arriva ai pozzi di captazione? Esiste un piano di intervento per mettere in sicurezza le discariche dismesse? Perché questo silenzio? A meno che non si aspetti  che la Bertolino vinca il ricorso che gli consenta di sversare i fanghi per darle la responsabilità dell’inquinamento di quelle falde.

martedì 4 maggio 2010

Una falda inquinata

Discarica  consortile di contrada Campana -Misiti

Gli ultimi dati ufficiali forniti dall’Ato TP 2 “ Belice Ambiente ” confermano l’allarme lanciato da questo blog e dal Comitato Cittadino di Mazara del pessimo stato di salute delle falde acquifere sottostanti le discariche consortili di pertinenza gestionale dell’Ato. Le analisi denunciano un pericoloso inquinamento da percolato da discarica dell’acquifero in prossimità della vasca n° 2 e una significativa presenza di metalli pesanti disciolti nelle acque della falda monitorate attraverso dei piezometri posizionati esternamente alla vasca. Chi ha competenza ha il dovere di calcolare l’incidenza di tale inquinanti nella salute della collettività che si approvvigiona di quelle acque e le consuma. Sorge a questo punto una domanda: “ Come intende correre ai ripari l’Ato per evitare che la discarica da essa gestita continui a versare percolato ed elementi chimici nocivi alla falda? Per quanto riguarda la vasca n° 1, esausta da poco tempo, ci si chiede se anche essa venga monitorata, e se possa incidere ulteriormente sull’inquinamento dell’acquifero. Non può sfuggire che tale vasca non sembra osservare in maniera ottimale gli standard di sicurezza previsti, in quanto, la stessa si presenta coperta da un foglio di polietilene superficiale facilmente esposto agli agenti atmosferici che ne possono compromettere l'integrità se non viene prontamente protetto da un soprastante strato di terra che costituisca il substrato per la successiva piantumazione. Dinanzi a una siffatta situazione come intendono intervenire le amministrazioni comunali di Mazara  e di Campobello al fine di tutelare la salute dei loro cittadini? In particolare il sindaco di Mazara, nella qualità di socio consortile di maggioranza ha il dovere di attivare tutte quelle procedure di monitoraggio delle falde acquifere fino ai pozzi di captazione di contrada S. Nicola per potere controllare l’evoluzione dell’inquinamento lunga l’intera falda.
Per garantire l'approvvigionamento potabile è indispensabile organizzare in modo scientifico il monitoraggio dei principali parametri quantitativi e qualitativi. Il costante controllo della piezometria e delle concentrazioni delle principali sostanze inquinanti, permette anche di “prevederne” l’evoluzione, al fine di programmare tutti i possibili interventi prima di essere costretti ad agire in emergenza o a chiudere i pozzi contaminati, con gravi conseguenze sull’alimentazione degli acquedotti. Il controllo della piezometria rappresenta la base di conoscenza di un acquifero indispensabile per ogni tipo di valutazione, studio o indagine sulle acque sotterranee, sia a livello quantitativo sia qualitativo. I dati dei   rilievi piezometrici periodici permettono di osservare il comportamento della falda nel corso degli anni, con aggiornamenti continui e costanti. La pubblicazione di tali rilevamenti e gli eventuali interventi correttivi sui siti ufficiali del comune  e dell'Ato, consentirebbe inoltre ai cittadini di avere diretta conoscenza dello stato di salute delle loro risorse idrighe ed eviterebbe altresì l'insorgere di ingiustificate campagne allarmistiche.  Ancor più che adiacenti alla discarica di contrada Campana, in un raggio di poche decine di metri sono presenti due vecchie discariche prive degli standard minimi di sicurezza.

mercoledì 28 aprile 2010

Mazara tra recupero e degrado.



Avere il desiderio di far decollare Mazara tra le principali località turistiche della Sicilia, aspirare a farla diventare la capitale del Mediterraneo, non importa se con la ci maiuscola o minuscola, avere l’ambizione di volare alto con progetti di spessore e di grande respiro, mette tutti d’accordo, amministrazione e cittadini, politici di tutti gli schieramenti, di destra,di sinistra, di centro. Volare alto significa soprattutto dare una dimensione quanto meno vivibile e dignitosa alla città sotto il profilo non solo dell’arredo e del decoro urbano, ma soprattutto sotto l’aspetto della presentabilità. Ma non è così, se a tutt’oggi i maggiori monumenti cittadini sono in pieno degrado per l’incuria e l’abbandono o la scarsa manutenzione di chi ha competenza in materia o per gli atti vandalici cui sono stati oggetto di oltraggio. Se il centro storico urbano sembra assumere gradualmente un aspetto quanto meno civile nella pulizia delle strade e nel decoro di alcuni cortili, lo stesso non si può affermare per la periferia che appare una discarica a cielo aperto, anzi a strade a circolazione limitata. Si rende ormai improcrastinabile da parte dell’amministrazione o da parte della società di ambito ATO TP 2, un progetto di intervento e di bonifica mirato alla salvaguardia del territorio e al ripristino della normalità in termine di igiene ambientale a tutela della stessa salute dei cittadini. In nessuna parte della Sicilia è presente una tale incivile umiliazione del territorio, corroborata da una colpevole disattenzione da parte di coloro che hanno il compito di tutelarlo. Che si aspetta a prendere drastici provvedimenti nei confronti di coloro i quali si rendono responsabili di tali delittuosi comportamenti ? E’ dal risanamento ambientale che passa il rilancio della città attraverso il rispetto del territorio e dei suoi abitanti, per non far si che una parte di essi possa percepire la propria condizione di “figli di un dio minore”.

venerdì 23 aprile 2010

Tradimento e Ascarismo.

-“Il tradimento, che è nel novero dei comportamenti umani poco dignitosi, alligna in coloro che sono adusi ad applausi, alla pubblica adulazione, salvo poi dire tutt’altro quando il leader gira le spalle. Raramente il tradimento è nella coscienza di chi si assume la responsabilità di quello che pensa in privato e pubblicamente “ ( FINI )

-“ I traditori non si preoccupano più dell’opinione pubblica e pensano che basta coltivare il proprio orticello per sopravvivere o essere riconfermati nella carica ricoperta. Il traditore che entra in questa fase abbandona il senso della politica per dare alla politica un proprio senso personale. La politica diventa una ragione per risolvere i propri problemi e non più un terreno per affrontare le questioni della gente.” ( Cristaldi: I Traditori)

Il tema dei traditori è ricorrente nella politica e come tale riapre un dibattito di difficile soluzione. Ha senso in politica parlare di tradimento? Dire che su alcune vicende relative a quelli che sono i problemi del Paese, su alcune cosa da fare, si possono avere opinioni diverse è una dimostrazione di alto tradimento ? Esprimere una linea culturale dissimile su alcuni aspetti di rilevanza politica, sociale, etica, significa passare per traditore di un progetto incentrato sull’unicità di pensiero e sul carisma messianico? Il recente scontro tra Berlusconi e Fini ha dimostrato che se non ci si omologa al pensiero carismatico si è traditori. Se il sistema correntizio, inteso anche come espressione di pensiero culturale, è percepito come ripugnante dalla concezione assolutistica che ha della politica il premier , alla quale ha visto prona la nutrita schiera dell’ascarismo berlusconiano, allora qualcuno deve spiegare il senso della formazione di tanti movimenti di pensiero che si coagulano attorno ai tanti notabili della variegata costellazione pidiellina, a incominciare dalla recente formazione di PDL Destra facente capo al sen. Nania. Aspettiamo con interesse che la stessa linea venga sancita per l’affaire Sicilia . Quel che vale per Fini deve valere altrettanto per Miccichè, per Alfano, per Nania, per Schifani, per D’Alì. Altrimenti siamo alla farsa.

venerdì 16 aprile 2010

Solo semplici parole

Saranno parole magari un po’ in disuso, magari un po’ fuori moda, però le proponiamo a tutti i consiglieri comunali perché facciano lo sforzo di imparale: decoro, serietà, integrità, legalità,sobrietà, stile, moderazione, dialogo, pacatezza, altruismo, condivisione, libertà, dignità, responsabilità, partecipazione, cultura, rispetto, democrazia, umanità, bellezza, doveri, diritti, onestà, accoglienza, comunità, integrazione,futuro, fatica, lavoro, amore, speranza e prospettiva, utilità, felicità.
Sono Parole semplici che, però, segnano una differenza culturale del modo di fare politica al servizio dei cittadini.

giovedì 15 aprile 2010

La politica e il linguaggio da bar.

“ la conosco troppo bene, tanto che mi ha mandato due suoi scagnozzi”
• “ Lei è un incantatore di piazza, un gran bugiardo, Pinocchio è niente ai suoi confronti”
• “ persone che potrei schiacciare come si dice simbolicamente con un dito”
• “ Qui dentro c’è gente pronta a tagliare la testa”
• “ Lei deve smettere di minacciare”

Le frasi appena elencate non sono appunti per un canovaccio di scene rusticane, ma estratti di scambi di accuse tra consiglieri e sindaco durante la seduta del consiglio comunale di Mazara del Vallo del 23 Marzo 2010 svolta in un clima surreale ed incandescente. Quel ricorso all’uso di parole improprie ha fatto assumere significati forse non voluti e ha rischiato di causare tensioni ed esasperazioni degli animi. In questa nostra società spesso diciamo e urliamo troppo, tanto che essa somiglia sempre più a una società di “strilloni” oppure ad un mercato rionale. Si brandisce la parola come arma di offesa. In altre società più evolute, la parola ha importanza e va soppesata, va mediata, va meditata e solo dopo essa va espressa, soprattutto se quando si dice qualcosa questo può scatenare delle alterazioni di significato. La Parola mette in moto passioni, pulsioni e sentimenti, li fa interagire con l'ambiente, lo condiziona, lo orienta fino a generare in esso conseguenze delle quali si è poi responsabili. Le parole possono illuminare o confondere, aiutare o danneggiare, costruire o distruggere.
Fintanto che si è al bar si può dire tutto quello che si vuole tranne smentire in seguito, ma una cosa è quello che si dice tra un bicchiere di vino e una birra e un’altra cosa è parlare quando si ha la responsabilità di ricoprire una carica e si è investiti di un ruolo pubblico di rappresentanza agli occhi della città.
L'esasperazione del linguaggio, la polemica sterile, la denigrazione e la demonizzazione dell' "altro", le condanne senza appello, le maldicenze, il sospetto e la calunnia oltre ad avvelenare le relazioni, inaridiscono e rendono i rapporti con la politica più difficile. Il linguaggio ne esce sporcato dall’uso improprio di termini che mirano ad eccitare le sensibilità più grossolane allo scopo anche di soddisfare l'ego personale. Si diffondono così dei cattivi messaggi che possono creare confusione a scapito della chiarezza, della vera comprensione e della serenità di giudizio, con fine di contagiare gli stati d'animo e le opinioni.
Se da un verso la parola può fare innamorare, può affascinare, può conquistare; il suo eccesso, però, può distruggere e avvelenare gli animi, inibire le speranze, cavalcare il disagio, rendere più incomprensibile la realtà, fino a diventare uno strumento di denigrazione e di mistificazione dell’avversario politico.
Essa può ,addirittura, mettere a rischio la vita la convivenza civile e il confronto democratico. Per questo si sente necessariamente il bisogno di fare un uso misurato ed equilibrato della parola. Senza equilibrio e senza misura della parola si va incontro ad un inaridimento della democrazia e del confronto politico e si induce i cittadini a diventare sempre più scettici e rabbiosi verso la politica.

lunedì 12 aprile 2010

L’Olocausto del PDL.


Dico al mio ex amico Angelino Alfano, che è molto ottimista su una riunificazione del Pdl, che non vorrei che gli finisse come agli ebrei ottimisti di Germania , chi foru chiddi ca ristaru ddra” (i quali alla fine sono rimasti là) .

Una frase riferita in dialetto da Gianfranco Miccichè a proposito del ritorno all’unità nel Pdl siciliano, spaccato in due gruppi all’assemblea regionale.

Ci piacerebbe a questo punto sentire dall’On. Miccichè , sempre con la sobrietà di linguaggio che lo caratterizza, chi è il Martin Bormann del PDL?




venerdì 9 aprile 2010

Pillole

Il sen. Emilio Colombo, nel compiere i suoi 90 anni, dopo avere ammesso di avere fatto uso personale di cocaina “per ragioni terapeutiche “ dovute allo stress da lavoro, confessa: «Nella vita, ogni persona tenta di inviare dei messaggi positivi. Tra quelli negativi, da parte mia, c’è questo episodio. Per il quale oggi, in piena onestà, mi sento di dover chiedere scusa al Paese. Sì, di chiedere scusa ».

Chissà se c’è qualche politico nostrano pronto a chiedere scusa per avere inviato messaggi negativi che hanno arrecato danno all’immagine della città?

giovedì 25 marzo 2010

Una questione uggiosa

Il precedente post “ Bertolino un nome da mostrificare”sembra abbia innescato delle reazioni, almeno da parte di qualche caro amico, che ritengo abbastanza scomposte. Mi si accusa addirittura di condurre una campagna di santificazione a favore della Bertolino. Lo stesso mi invita, non è il solo per la verità, a scendere “in piazza a diffondere le sue idee, ci metta la faccia, anzichè starsene comodamente seduto dietro un PC”. Poiché entrambi siamo legati, almeno lo è per me, da sentimento di amicizia e di stima, non ho alcuna voglia di polemizzare con Lui. Alcune cose ritengo che bisogna chiarirle. In questa uggiosa vicenda dei fanghi che la Bertolino avrebbe voluto sversare in terreni di sua proprietà a Mazara, ho sempre cercato di tenere un giudizio critico fondato sul diritto e sul rispetto della legge. Ovvero, ho cercato di fare una analisi dei fatti privilegiando l’uso della ragione e non la scompostezza delle pulsioni. A tal proposito ho posto degli interrogativi su questo blog ,vedi : I fanghi della Bertolino , in cui manifestavo le mie perplessità dal punto di vista del diritto. Chiedevo delle risposte che ancora oggi tardano ad arrivare. Forse perché le domande sono fastidiose? “Etsi Bertolino non daretur ? “ E’ possibile in questa città intavolare un discorso serio senza per questo passare per “santificatore” della Bertolino? Trovo inconsueto demonizzare, questo è stato fatto, un nome per un fatto non commesso. Trovo irrituale strumentalizzare la piazza, trincerarsi dietro persone disinformate, fare sfilare bambini di scuole elementari senza che la questione sia stata affrontata in modo rigoroso, scientifico e nel rispetto della normativa. Se scendere in piazza e sporcarsi le mani significa usare lo stesso metodo, io non ho intenzione alcuna di sporcarmi le mani. Mentre a Mazara si discute da anni del pericolo Bertolino, altri soggetti hanno continuato, indisturbati, a fare scempio dell’ambiente. Il chiasso fatto attorno alla Bertolino è servito a fuorviare l’attenzione dalle reali condizioni in cui si trovano contaminate le risorse idrighe per cause ancora non accertate e comunque per negligenza, superficialità e scarsa sensibilità dei vari organi preposti al controllo: Comuni, Provincia, Nuclei di controllo ambientale. Basti pensare che in c.da Campana vi è da anni una discarica esausta non messa in sicurezza dal comune che l’ha in gestione, con le conseguenze che essa può avere sulla salute della collettività. Però si è preferito incentrare l’attenzione su un fatto ancora ininfluente come quello rappresentato dai fanghi della Bertolino.

Lei non può uscire, è già in arresto” disse uno di loro a Joseph K

“ E perché mai ?” chiese K.

Noi non siamo autorizzati a dirglielo, il procedimento è appena avviato e lei saprà tutto a tempo debito

“A quale autorità facevano capo?” pensava tra se K. Eppure K viveva in uno stato di diritto, tutte le leggi erano in vigore: chi osava aggredirlo in casa sua? ( Il Processo-F.Kafka)

“ Etsi Bertolino non daretur?”

Se poi , una volta posti dei quesiti ed esposti dei dubbi, si preferisce non rispondere, allora è lecito dubitare anche della buona fede di chi, chiamato a dare delle risposte, si trincera dietro incomprensibili divagazioni. Senza per questo intaccare la stima personale che rimane intatta. Per concludere, non capisco tanta acrimonia nei confronti di altri soggetti ambientalisti che hanno il torto di seguire un percorso diverso da quello populistico e chiassoso quale è il ricorso alla piazza e il suo incitamento.

domenica 14 marzo 2010

Vicenda Bertolino:Il paradosso di una vittoria non calcolata.


Spesso i sogni trionfanti si trasformano in incubi. Sembra un paradosso, ma da qualche giorno coloro che avevano annunciato in modo tonitruante di essere riusciti con il loro ricorso a fare annullare il decreto assessoriale 1113 con il quale si consentiva alla ditta Bertolino di potere sversare i fanghi in un terreno di sua proprietà a Mazara, sembrano essere caduti in una sorta di crisi depressiva. L’annuncio da parte della titolare della distilleria di ricorrere al TAR contro l’annullamento in autotutela del decreto da parte del dirigente responsabile ha buttato nello sconforto e nel terrore Pietro Marino ed gli altri firmatari del ricorso. Le loro sicumere vengono lentamente sostituite dal dubbio: se il TAR dovesse dar ragione alla Bertolino, e questa chiedesse il risarcimento dei danni economici, chi li dovrà pagare? Non certo il Comune, che non figura parte avversa, ma i firmatari del ricorso. Si profilerebbe per costoro un esborso economico non indifferente. Non potrebbero costoro chiedere al comune di accollarsi simile onere economico in quanto tale richiesta sarebbe illeggittima. Questi ultimi potranno acquistare maggiore serenità se il comune si costituirà controparte in un secondo grado di giudizio contro una eventuale sentenza favorevole alla Bertolino; si eviterebbe il pericolo di una rivalsa economica contro i firmatari del procedimento. Tale ipotesi, molto fondata tra gli addetti ai lavori, metterebbe politicamente fuori gioco e in modo definitivo Marino, Scilla e compagni. Aspettiamo gli eventi.

sabato 13 marzo 2010

Una presidenza imbarazzante



Una democrazia si fonda sul rispetto e sull’osservanza dei ruoli e delle funzioni che la legge assegna alle varie figure istituzionali. Quel che accade all’interno del comune di Mazara va al di là di ogni comprensibile logica. Si assiste ad una prevaricazione continua delle proprie funzioni da parte della presidenza del consiglio, la quale spesso tracima in eloqui e comportamenti di dichiarata ostilità nei confronti del sindaco della Città, fino a trasformare l’ ufficio di presidenza in un caleidoscopio di aggressioni politiche. Il presidente del consiglio Marino finisce con il perdere il senso della misura e il rapporto con la realtà quando , nel convocare una conferenza stampa sulla ormai ben nota vicenda Bertolino, addirittura vieta l’accesso all’emittente locale TELE 8, non consentendole l’esercizio di svolgere pubblica informazione. Tale decisione costituisce un grave atto di irresponsabilità politica, un attacco alla democrazia e al diritto all’informazione. Azioni e comportamenti che si rivelano improvvidi, politicamente strumentali, inopportuni e inquietanti allorquando lo stesso ufficio di presidenza viene trasformato impropriamente alla stessa stregua di una segreteria di partito dalla quale consentire all’On. Scilla di condurre un vero attacco politico contro l’azione amministrativa del primo cittadino. Avevamo denunciato in tempi non sospetti l’inidoneità del consigliere Marino a ricoprire una funzione di equidistanza e di equilibrio politico, soprattutto per i suoi limiti culturali. E’ arrivato il momento che l’intero consiglio, o almeno le forze più responsabili, incomincino a riflettere sui comportamenti imbarazzanti di chi li rappresenta in modo così smodato e privo di autorevolezza. Si incominci a introdurre nello Statuto Comunale la Revoca del Presidente del Consiglio Comunale, quando quest'ultimo viola le funzioni che la legge e lo stesso statuto gli assegna.

mercoledì 3 marzo 2010

Pompeo e l’apoftegma dell’imbecille

Apoftegma o Apotegma: la parola, assume il significato di "detto", "sentenza", "massima" e si usa per una frase o sentenza di tipo aforistico che reca in estrema sintesi una verità profonda ed al contempo stringente. L'apoftegma è certo una sentenza; enunciata dal protagonista "in risposta" ad un altrui discorso. (Wikipedia)

Sull’ arcinota querelle intorno all’eliminazione o meno del tratto ferroviario che attraversa il centro di Mazara, il sindaco Cristaldi ebbe ad affermare che coloro che si oppongono al suo progetto trovavano i finanziamenti necessari a risolvere i problemi dei passaggi a livello di Mazara, Lui era pronto a cambiare idea, perché: “ solo gli imbecilli non cambiano idea.”

Nel successivo intervento, il sindaco di Castelvetrano, noto per la sua assoluta avversione al progetto Cristaldi ebbe a rispondere: “ Ha detto una cosa interessante il sindaco Cristaldi: Solo gli imbecilli non cambiano idea. Io mi auguro che Lui non sia imbecille e che possa cambiare idea”.

Poiché chi deve cambiare idea è Cristaldi e non Pompeo i Castelvetranesi adesso sanno che hanno per sindaco uno che non cambierà idea.





domenica 28 febbraio 2010

Passaggi a livello: la trincea è soluzione?



Sembra un gioco ad eliminazione: posto un problema si individuano le diverse soluzioni, si fa la verifica. Alcune soluzioni sono immaginarie, altre reali; tra queste ultime alcune impossibili altre possibili. Tra le soluzioni possibili alcune possono essere impraticabili. Via via che si procede nella loro discussione, le soluzioni accettabili diventano sempre meno. Il come risolvere il problema dei passaggi a livello del centro di Mazara sembra alla fine dare due soluzioni reali: a) l’interramento dei binari; b) la loro eliminazione. Per quanto riguarda la prima ipotesi, essa può avvenire attraverso l’escavazione di: 1) una trincea a cielo aperto abbassando il livello dell’attuale piano ferroviario di 6 metri rispetto a quello stradale, e nei punti di intersezione con la viabilità urbana costruire dei ponti. Tracciare una trincea a cielo aperto significa, però, generare uno squarcio di tale violenza da deturpare irrimediabilmente l’intera città, non considerando che tale ferita comprometterebbe lo stesso assetto urbano anche dal punto di vista igienico – sanitario, di sicurezza oltre che di estetica. 2) Trincea coperta, tipo una metropolitana leggera.Vedi soluzione adottata a Palermo per il tratto Stazione Centrale – Stazione Notarbartolo.





Quella progettata per Mazara qualche decina di anni fa è ibrida, per buona parte aperta, e per il solo tratto urbano, coperta. Tale progetto è stato anche portato alla conoscenza dell’amministrazione provinciale presieduta dal Sen. D’Alì su richiesta della stessa. Ma il silenzio è calato attorno al progetto. Con essa si eliminerebbero tutti i passaggi a livello centrali, Via Castelvetrano, Piazza Matteotti, Piazza Madonna del Paradiso, Via Roma: si avrebbe una trincea coperta di 1 Km e ben quattro km di trincea aperta dal fiume Delia fino all’Hopps Hotel, e dalla fine del tratto coperto di via Marsala al ponte di Miragliano; inoltre sarebbe prevista la costruzione di una stazione sotterranea al posto dell’attuale. Il passaggio a livello di viale Africa verrebbe eliminato attraverso la costruzione di un ponte,operazione possibile poiché in quel punto il piano ferroviario raggiungerebbe la quota prevista di – 6 mt indicata dalle ferrovie. Costi e tempi non quantizzati: per ammissione dello stesso progettista “ Il costo di compatibilità dell’opera sarebbe inaccettabile da parte di RFI” Tale soluzione, se da un lato eliminerebbe definitivamente i passaggi a livelli centrali, dall’altro provocherebbe un danno ambientale, attraverso la costruzione di questa faglia – trincea , di notevole impatto e le cui conseguenze sarebbero disastrose per lo sviluppo del territorio. Inoltre la carenza di risorse finanziarie pubbliche renderebbero questa via non percorribile. A questo punto, l’unica soluzione reale potrebbe essere il progetto Russo adottato dall’amministrazione Cristaldi. A suo favore l’economicità e soprattutto la rivalutazione ambientale del territorio interessato. Essa rimane tuttavia una soluzione dolorosa ma necessaria anche se non da tutti condivisa. Sempre che si voglia risolvere seriamente il problema.


giovedì 18 febbraio 2010

Sottopassi a Mazara? Soluzione impossibile.


I sottopassi non sono una soluzione possibile per eliminare i passaggi a livello. Per essere realizzati hanno bisogna di una vasta area a disposizione. Ecco perchè a Mazara la soluzione è impraticabile. Mi auguro che da questo filmato  possa avere inizio una discussione seria su come liberare  la città dal cappio dei passaggi a livello lasciando da parte pregiudizi o amenità  del genere. Se si vogliono  eliminare i passaggi a livello bisogna rinunciare a qualche cosa. Il non farlo significa lasciare le cose  inalterate per sempre.

mercoledì 17 febbraio 2010

Mazara strozzata dai passaggi a livello.

Mi ero ripromesso di non intervenire sulla questione dei passaggi a livello della ferrovia che taglia Mazara in due, e ciò perché sono convinto che in questa città è impossibile affrontare un problema in modo serio e cercarne le soluzioni senza cadere nella retorica o farsi prendere dalle pulsioni dei pregiudizi. Sulla stessa questione mi sono limitato a postare il master plan così come esso è stato presentato l’estate scorsa, in piena campagna elettorale, e come è stato approvato dall’attuale amministrazione, senza commentarlo. Tenterò di affrontare il problema in modo asettico, anche se ne sono coinvolto in quanto, abitando a pochi metri da uno dei passaggi a livello, sono costretto a convivere, mio malgrado, con il disagio degli ingorghi generati quando essi sono chiusi o guasti. Ciò capita spesso. Quando è stato disegnato il tracciato della ferrovia all’inizio del secolo scorso, Mazara era una cittadina molto raccolta attorno al suo centro storico. Né gli amministratori né i tecnici di allora potevano prevedere, in un futuro prossimo, un suo sviluppo metastatico da deturparne irrimediabilmente volto e territorio. Gli attuali passaggi a livello assieme alla linea ferrata, fagocitati da tale espansione incontrollata e irrazionale, sono diventati un ostacolo e cappio per una città che aspira a candidarsi come polo culturale e turistico di rilievo mediterraneo. A questo sviluppo barbarico della città non ha fatto seguito una seria programmazione del traffico. Il nodo da sciogliere è costituito innanzitutto dai quattro passaggi a livello centrali che sono causa di ingorgo del traffico. La loro presenza è incompatibile perchè chiudono Mazara dentro una serie di attraversamenti che pongono anche un problema di transitabilità in caso di emergenza. Come risolvere il problema? Esistono alternative alla loro eliminazione ? Per far ciò le ipotesi valutabili sono quelle che prevedono: la costruzione di sottopassi o di sopraelevate del piano stradale rispetto a quello ferroviario oppure l’interramento della linea ferrata che attraversi tutto il centro della città. Infine rimane per ultima l’ipotesi di eliminare un tratto dell’attuale ferrovia che va da Campobello a Mazara, con la costruzione, in quest’ultima, di una nuova stazione sita più a nord che ne riprenda il collegamento ferroviario con Trapani. Quest’ultimo è il progetto approvato dall’attuale amministrazione. In tal modo si verrebbe a liberare la città dai passaggi a livello e verrebbe ad essere riqualificata la parte di ferrovia eliminata che va da viale Africa alla nuova stazione. Analizzando le prime due ipotesi, se esse sono fattibili in un contesto periferico, non lo sono per il centro, se non altro per la tipologia dell’assetto urbano della città. In presenza di strade strette e densamente costruite qualsiasi ipotesi di dar vita a sopraelevate o a sottopassi è improponibile, a sentire la maggior parte dei tecnici professionisti. Rimane l’interramento, soluzione però che presenta costi elevatissimi e tempi di realizzazione lunghi, associati ad ostacoli insormontabili sotto l’aspetto tecnico, in considerazione della limitatezza dello spazio a disposizione per l’escavazione e la costruzione di un tunnel; a meno che non si voglia sacrificare l’ intero asse viario, compreso tra Piazza Matteotti e Via Roma, adiacente e parallelo alla ferrovia,. In tal caso i costi sarebbero insostenibili e verrebbe inoltre minacciata la stessa sicurezza statica delle abitazioni adiacenti, tutte densamente abitate. Tale soluzione sarebbe tuttavia parziale, in quanto non eliminerebbe i passaggi a livello a nord lungo il tratto che dalla via Roma porta alla via Mario Fani. Una ipotesi del genere non verrebbe neanche presa in considerazione da R.F.I oltre che dal Ministero per le Infrastrutture, alla luce anche di priorità di intervento in una Sicilia disastrata dal punto di vista idro- geo- morfologico e sui quali bisogna indirizzare la maggior parte delle scarse risorse finanziarie disponibili. Non rimane che la soluzione ultima, sicuramente la più dolorosa, ma l’unica in grado di risolvere il problema dei passaggi a livello, a vantaggio della quale sono l’economicità e la riqualificazione ambientale. Fare opposizione a volte strumentali, non confortata da dati tecnici, con riferimenti a realtà e contesti diversi dal nostro, significa volere continuare a tenere imprigionata la città in un sistema ferroviario obsoleto e di scarsa utilità. Oggi l’attuale ferrovia, così come si presenta, non ha alcun valore né commerciale né turistico né di comunicazione. La ferrovia in questione, relativa alla tratta C/vetrano - Trapani avendo perduto peraltro il suo ruolo strategico commerciale e per l’esigua utenza che la utilizza, è stata esclusa dai piani di potenziamento di R. F. I per la Sicilia occidentale.


 Contro l’eliminazione del tratto ferroviario, peraltro condivisa dalla maggioranza della cittadinanza, la quale a suo tempo si è espressa anche sotto il profilo politico eleggendo Cristaldi e facendo del suo progetto il progetto della città, si schierano: un comitato di pendolari non mazaresi e addirittura la stessa amministrazione di Castelvetrano con in testa il sindaco Gianni Pompeo, il quale, peraltro, è stato dormiente insieme alla sua cittadina quando R.F.I ha eliminato la tratta Castelvetrano-Selinunte-P.Empedocle, vitale per il rilancio turistico e culturale del comprensorio archeologico più bello e più ricco del mondo. Quell’eliminazione è stato un vero schiaffo alla cultura e allo sviluppo turistico di quel territorio, ed il sindaco Pompeo e i suoi predecessori assieme ai loro concittadini avrebbero dovuto difendere  dall’eliminazione il famoso trenino ricorrendo anche alle barricate.
Contestazioni generiche e politicamente fuori luogo quelle del sindaco Pompeo e non condivisibili: “- Nessuno può quindi arrogarsi il diritto di manometterla, senza quanto meno prima discutere il problema in ambiti molto più ampi ed aperti; altro che protocolli a due o a tre !!! E’ innegabile che la linea ferroviaria causa problemi al traffico di Mazara: ma se davvero sta a cuore tale problema, si deve cercare una modernizzazione del sistema, creando opportuni automatismi di chiusura dei passaggi a livello, e laddove indispensabile, eliminandone qualcuno con un sistema universalmente conosciuto e da sempre attuato: la creazione dei sottopassi… Diciamo a chiare lettere: no alla realizzazione del progetto dell’amministrazione Cristaldi di eliminare i passaggi a livello creando in alternativa un trasporto su gomma per il tratto S.Nicola-Miragliano e sì al potenziamento ed ammodernamento della tratta” Per concludere, rivolgendosi direttamente a Cristaldi:” Quando lei mi metterà a conoscenza, come da buon vicino di casa, sulla pianificazione strategica della città di Mazara, le anticipo che sarò disponibile a condividere un percorso strategico, purché non miri, per esempio, a togliere una via di comunicazione della mia città, dei miei cittadini, con la città di Trapani “ Una ingerenza bella e buona quella del primo cittadino belicino che con queste affermazioni dimostra: a) di non avere alcun rispetto dell’autonomia delle scelte politiche di una città viciniora; b) di ignorare che il collegamento ferroviario C/vetrano Trapani esiste attraverso Via Milo, se proprio non si vuole utilizzare l’intermodulo gommato.- A tale proposito potrebbe richiedere il potenziamento attraverso il raddoppio e l’elettrificazione dell’attuale tratto ferroviario, in quanto fattibile in quella direttrice-; c) di non avere alcuna conoscenza del problema arrivando a spararle grosse quando indica nei sottopassi la soluzione palliativa. Forse il sindaco Pompeo ignora che gli automatismi di cui parla sono attualmente regolati da un sistema centralizzato che si è rivelato inidoneo. Viene il sospetto che ancora una volta a decidere il futuro di questa città deve essere la gens di Castelvetrano o di Marsala o di Salemi e non di Mazara. E se decidessero almeno in questo caso i cittadini interessati?

venerdì 5 febbraio 2010

Consagra e il progetto della facciata


Laddove è possibile agli altri realizzare, non lo è a Mazara del Vallo.

Essendo ritornata d'attualità se realizzare o meno la facciata dello scultore Pietro Consagra, ripubblico un articolo da me postato qualche anno fa su Mazaracult.

E’ una strana storia, fatta di proposte, progetti, critiche ,veti, ripensamenti , finanziamenti, impegni politici e delusioni. Tutto ha avuto inizio nel 1983, quando, visitando la sua Città nativa, Pietro Consagra rimaneva infastidito dall’insolente presenza del Palazzo della Città, l’alieno, come usava dire,che nella sua inquietante e anonima bruttezza, devasta tuttora la piazza più bella, ne annichilisce la storia,ne ridimensiona interesse e prospettive culturali per il futuro. L’artista si mostrava ancora più severo con quelli che Lui considerava,ingenuamente, i suoi paesani,i quali con il loro silenzio e la loro indifferenza, retaggio dello smarrimento della cultura del bello, si erano supinamente assuefatti al mostro senza che da costoro venissero prodromi di reazione e manifestazioni di rigetto. E’ al ritorno a Roma e poi a Milano che il maestro inizia a progettare, secondo la sua filosofia della città frontale, una grande opera scultorea che nascondesse l’alieno, e che desse alla piazza e alla sua bellezza architettonica, una prospettiva di affascinante violenza dal punto di vista artistico. Non si trattava di un intervento strutturale sostitutivo, come impropriamente e con una dose di malafede è stato fatto credere dai soliti nientisti, prima assenti ed indifferenti, e poi sbraitanti cultori del niente da fare. A questa roboante mediocrità culturale cui era devota una parte dei così detti tecnici professionisti, con a capo geometri, ingegneri e architetti locali, si associava in mutuo soccorso la Bella Addormentata dell’intelligence della Soprintendenza ai BB.CC. fino ad allora assente, dormiente o distratta nei confronti dell’alieno, la quale, risvegliatasi bocciava seduta stante, con argomentazioni poco convincenti, il nuovo progetto, senza capire di che cosa si trattava. Infatti la cultura artistico architettonica dei funzionari della Soprintendenza ai BB.CC. limitandosi alla sola conservazione dell’antico, dimostrava di non di saper valutare commistioni e relazioni tra antico e contemporaneo. Quanti tra questi creativi esperti hanno mai visto il Louvre e la Piramide di vetro voluta da Mitterand? E ancora a Parigi la Tour Eiffel o il Centre Pompidou? E il progetto per il nuovo complesso museale dell'Ara Pacis redatto da Richard Meier a Roma, la cui cantierizzazione è curata, per l'Amministrazione comunale, dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali e dall'Ufficio Città Storica? Jean Nouvel, uno dei più prestigiosi architetti della scena internazionale, lancia quella che può apparire ad alcuni una provocazione: nei centri storici si può costruire secondo lo stile contemporaneo. «La città non deve essere messa sotto formalina. I nuovi edifici devono testimoniare la cultura di oggi, ovunque siano realizzati.» Che dire, poi della Loggia di Hisozaki progetto per l’uscita degli Uffizi a Firenze, affidato a Arata Isozaki? Fioccano le firme più illustri dell'architettura nazionale e internazionale, di intellettuali e rappresentanti del mondo della cultura e dell'arte a favore della sua realizzazione. Per continuare con Il Ponte di Calatrava a Venezia ovvero il quarto ponte sul Canal Grande. Tutte opere che interessano il campo dell’architettura, ma nulla vieta di considerarle delle vere opere scultoree. Ancor più che l’opera artistica, nota come la Facciata era una scultura architettonica frontale, progettata per essere posta solo in quel contesto,da cui traeva e dava anima, in una sequenza armonica di stili compositivi diversi, producendo una simbiosi tra arte e architettura, tra barocco e informale. Una evoluzione dinamica dell’arte architettonica coerentemente dissonante, ma piena di fascino e di pathos, dirompente nel concepire in visione moderna una parte dell’antico. “Credo che la Facciata di Mazara, il cui progetto è stato ammirato in tante esposizioni costituirebbe un evento internazionale, oltre ad essere un intervento stimolante ed esemplare di una ecologia non distruttiva” dichiarava Consagra durante un intervista, “tempo fa l'ho ancora elaborato e l'ho esposto nella mia mostra personale Darmstadt, nel 1997. In quella occasione, il direttore del museo tedesco ha fatto realizzare al vero due piani alti 11 metri “
Le ambiguità di fondo, le arretratezze culturali, le ottusità burocratiche della soprintendenza ai BB.CC. l’assenza di una vera politica culturale da parte delle amministrazioni comunali,che avrebbero dovuto difendere politicamente l’opera del grande artista mazarese, hanno fatto perdere a Mazara una occasione storica. Perché questa pervicace ostilità all'introduzione dell’arte contemporanea nel tessuto storico quando è evidente che la grande architettura del passato si è nutrita di interventi contemporanei (rinascimentali, barocchi, settecenteschi)? Perché l'inserimento dell’opera di Consagra dovrebbe essere, dunque, meno legittimo del palazzaccio attuale o del campanile inserito postumo nel corpo della cattedrale? “ In Sicilia non importa far male o far bene;il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di “ fare” . diceva don Fabrizio Salina a Aimone Chavalley nel “Gattopardo”. Che avesse ragione?