Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

giovedì 8 settembre 2011

Il Festino delle promesse mancate.


Così anche quest’anno il “ Festino di S.Vito” dedicato al mare Mediterraneo metafora di confuenza   di popoli, della loro storia, delle loro religioni, dei loro destini,è andato. Grazie alla ferrea volontà di un vescovo che imprime al  festino, in assenza di un vuoto propositivo mostrato dall’amministrazione  locale, momenti di religiosità e di condivisione dell’accoglienza  legata a  quel mare attraverso il quale  il santo di Mazara fu costretto a fuggire e lasciare dolorosamente la propria terra. Un corso e ricorso storico che vede oggi i popoli dell’altra sponda avventurarsi nello stesso mare e in condizioni forse peggiori. Il festino voluto da Mons. Mogavero è stato incentrato sul tema dell’accoglienza, della condivisione e della speranza. Valori che bene sono stati scenografati nella sfilata storica magistralmente diretta dal  prof. Giovanni Isgrò. Ma se il tema del festino era anche la tolleranza, non sembra che l’atteggiamento dell’intera amministrazione guidata dal sindaco On.Cristaldi sia stata in sintonia con lo spirito del Festino. E’ stato il “ Festino “ delle occasioni mancate, di sgarbi istituzionali e soprattutto delle promesse mancate.” Abbiamo l’ambizione di fare di Mazara una piccola capitale del mediterraneo,la capitale della multiculturalità e della multietnicicità, ed è nostra intenzione, il prossimo anno di riportare il festino di San Vito nel circuito dei grandi eventi di richiamo turistico, così come questa città e il suo Santo Patrono meritano “ ebbe a dire al momento del suo insediamento il neo sindaco On Cristaldi, appena eletto. Sono passati due anni e quelle parole sono rimaste parole prive di sostanza. I fatti hanno messo in evidenza che per l’amministrazione il festino non è una priorità,al contrario della spiaggia in città, delle chiatte,  della ceramizzazione   a macchia di leopardo di intere vie e viuzze, vicoli e piazze mostratasi  spesso irriverente dei monumenti e dell’identità storica della città. Nonostante tutto,il Festino ha avuto un notevole successo di pubblico e di critica grazie all’indomabile volontà del vescovo di Mazara mons. Domenico Mogavero,  coadiuvato dal prof. Giovanni Isgrò. Il tema dato al festino era il mare e i marinai, luogo di sogni e di speranze,di grandi delusioni e notevoli sacrifici, di lavoro  e di tragedie umane. Il mare dei marinai di Mazara, dei pescatori di pesce e di naufraghi,di corpi privi di vita o in balìa delle intemperie, il mare dell’accoglienza e delle sue vittime, il mare dei respingimenti e della solidarietà. Un festino che è stato anche, nella sua rappresentazione in costume, una lezione di storia di elevato significato pedagogico. San Vito perseguitato e costretto a fuggire dalla sua casa per essere accolto in terra straniera e ancora perseguitato; le stesse vicissitudini che oggi incontrano i migranti dell’altra sponda .La curia ha saputo dare un segnale di modernità e di drammatica attualità al Festino, al contrario dell’amministrazione incapace  ancora una volta di liberarsi dalle solite manifestazioni borgatare e strapaesane, prigioniera della ragnatela ordita da quel provincialismo di maniera fatto di fiere e mercatini rionali,di esposizioni di paccottiglie e chincaglierie,di zabinate e zucchero filato.

martedì 9 agosto 2011

Erice: Alessandro Marino entusiasma il pubblico


Un pubblico estasiato e  competente, ha scandito con lunghi e fragorosi applausi la conclusione del concerto per pianoforte di Alessandro Marino tenuto  sabato 6 Agosto, nell’ambito della rassegna internazionale “ Venere D’Argento 2011”,  nella Chiesa di S. Giovanni a Erice.  La chiesa   era  stracolma in ogni ordine di  posti, nonostante la variazione del programma all’ultima ora.  Il concerto era stato programmato in piazza, ma motivi tecnici  imprevisti hanno fatto spostare la location nella bella chiesa ericina. Il pubblico  ha assistito in religioso silenzio e con incredulità all’eccezionale virtuosismo del pianista mazarese.  Erano parecchi anni che a Erice non si registrava, a detta degli entusiasti spettatori a una esibizione pianistica di tale levatura. Nonostante la giovane età, il pianista mazarese è uno dei pochi  attualmente in campo internazionale a proporre opere di Alkan e Gottschalk,  note per la complessità interpretativa e per le difficoltà che la loro esecuzione presentano. Infatti le composizioni di Alkan e di Gottschalk sono considerate tra le più difficili di tutto il repertorio pianistico, e pochi sono i pianisti in grado di eseguirle in quanto ricche di passaggi tecnici non semplici e di accordi complessi tali da richiedere un assoluto controllo della tastiera e lo sfruttamento di tutte le risorse possibili che il pianoforte può esprimere. Il recital inizia con la trascrizione di Liszt della Danza Macabra di Saens Saint : - un vero capolavoro che nel panorama della musica per pianoforte e orchestra ha ben pochi paragoni, scrive il maestro Piero Rattalino ; e Alessandro Marino è oggi il suo allievo prediletto. Coinvolge ed estasia l’esecuzione dell’Ave Maria di Schubert nella trascrizione di Liszt.  E’ però nell’esecuzione dei brani di Gottschalk, Souvenir de Portorico, Souvenir d’Andalusia e  Fantasia trionfale dell’inno brasiliano che il pubblico si riscalda nell’assistere al funambolismo virtuosistico del pianista le cui  mani sembravano duplicarsi sulla tastiera tanta era la velocità e la complessità dell’esecuzione. Eccellente l’esecuzione della- Sinfonia per pianoforte solo  opera 39 -  di Alkan che ha mandato letteralmente in delirio il pubblico. Cinque minuti di scroscianti e intensi applausi hanno fatto si che il concerto si prolungasse con due fuori programmi, due trascrizioni dello stesso artista mazarese che ha interpretato in modo geniale e  ricco di virtuosismi il brano “ murder,she wrote” di Addinson, meglio conosciuto come sigla della serie televisiva della Signora in Giallo, e un delizioso arrangiamento con dedica della “ Donna Cannone” di De Gregori. Entusiastici i commenti degli spettatori.  Prosegue ricco di impegni il calendario artistico di Alessandro Marino che terrà concerti prossimamente a Stresa,  a Torino, al Politeama di Palermo ,  a Messina, a Catania e infine nuovamente in Olanda, dove è conosciutissimo e apprezzato.  All’inizio del prossimo anno terrà anche un concerto a S.Diego in California. Un solo velo di amarezza: quando ai mazaresi sarà data la possibilità di assistere ad un recital del loro giovane talento pianistico?

lunedì 20 giugno 2011

“Il Liscibusso “.

Immaginate che nell’ “ Inclita Urbs” un assessore si presenti con forte ritardo ad un incontro pubblico,  anche se informale, organizzato dal sindaco, e che giustifichi con aria di supponenza e con qualche parola di troppo  nei confronti degli ospiti del  sindaco, il suo ritardo; immaginate che quelle esternazioni vengano fermamente e prontamente sconfessate dallo stesso sindaco ivi presente; immaginate che alla smentita segua, da parte del primo cittadino, un roboante “ pubblico cazziatuni” nei confronti dell’improvvido  assessore; immaginate che, non pago del “ liscibusso”, il sindaco vada oltre invitando il suo “ scodinzolante” assessore, se ha carattere, a rassegnare le proprie dimissioni dalla giunta; immaginate che dopo una mezzoretta, in altro luogo, tra i passanti e in mezzo alla via dell’inclita città, il sindaco ritorni ad apostrofare  l’ assessore anche sul piano dell’efficacia amministrativa da lui svolta e a reiterare in modo energico l’invito a rassegnare le  dimissioni. Questo per sommi capi il racconto. Voi che  avreste fatto? Sicuramente avreste cercato di salvaguardare la vostra dignità di persona rassegnando le dimissioni. Un “uomo” oppure  “un mezzo uomo” si sarebbe comportato così.  Ma questo scodinzolante assessore a quale categoria appartiene?

venerdì 17 giugno 2011

Cristaldi: Due anni da sindaco. Primo bilancio

Cortile degli Aragonesi
Sono passati appena due anni dall’elezione di Cristaldi  a sindaco di Mazara, e all’indomani di essa,  il titolo di apertura che avevo postato sul blog  era:“ Good morning Mazara ! ”  giustificato  anche dall’enorme  percentuale di suffragi  che il neo eletto sindaco aveva ottenuto dai suoi concittadini. Quei voti rappresentavano un forte  segnale di fiducia accompagnato da una istanza di vero cambiamento nella vita amministrativa della città. Erano anche il primo segnale reattivo di coscienze rimaste per lungo tempo inerti e intorpidite, anestetizzate da una miscela  di oblìo, di indifferenza e di  rassegnazione.  Dalle urne era uscita la reazione dei cittadini stanchi di assistere ad una competizione elettorale fatta di tentativi di delegittimazione, di invettive, di una politica impregnata da accordi limacciosi, da apparentamenti  indecenti.  Quei voti esprimevano anche il desiderio della gente di sognare, di sperare in un domani  diverso, fatto di piccole e grandi aspettative.  Quei voti costituivano la forza di spinta necessaria a permettere alla città di  potere uscire dal tunnel  della mediocrità e del provincialismo che l’aveva impoverita sotto l’aspetto politico, economico e soprattutto culturale e dove era stata  relegata, da troppo tempo,a paria  della  provincia . Quel “ Good morning” voleva significare anche l’affrancamento da una condizione di assoggettamento dai signori della politica. La speranza di rinascita era giustificata anche da un programma di grande respiro, chiaro, affascinante e che colpiva la pancia della gente, come la liberazione della città dal cappio dei passaggi a livello, la bonifica del lungomare divenuto da anni una discarica fognaria a cielo aperto, la regolazione del traffico urbano caotico e insostenibile, e soprattutto quello che era un problema di ordine sociale, il centro storico divenuto “ terra di nessuno”, abbandonato, saccheggiato, umiliato, distrutto. Si trattava di un programma  ambizioso, sicuramente irto di ostacoli politici,  non potendo contare , il sindaco, del supporto di una sua maggioranza in consiglio comunale. Difficoltà che aumentavano a causa di una incomunicabilità tra  il Sindaco e  la presidenza del consiglio, che era motivo di conflittualità e reciproca insofferenza. Quale è il primo bilancio di questi due anni di amministrazione Cristaldi? E’ indubbio che grandi energie sono state indirizzate al recupero e al risanamento del centro storico con risultati lusinghieri.
Vicolo San Francesco
A fronte di modeste risorse economiche impegnate, a buona parte del  centro storico, con i suoi vicoli e i suoi caratteristici cortili, è stata ridata dignità riportandovi i servizi primari e riqualificandoli con inserimenti di scenografie in ceramica costituite da piastrelle o vasi   e realizzate da studenti, professionisti locali o dallo stesso sindaco. Il centro storico è adesso senz’altro più gradevole e accogliente, e vale la pena riscoprire una parte della città rimasta sconosciuta per decenni agli stessi cittadini. Il centro città, trasformato in isola pedonale, si mostra ordinato e arredato con equilibrio e gusto, attraente; inoltre, passeggiando per lo storico lungomare, bonificato dopo mezzo secolo di disinteresse e abbandono, e il cui arenile il sindaco vorrebbe trasformare nella “ spiaggia in città”, si può godere delle bellezze naturali che questo mare sa offrire con le sue albe e i suoi tramonti e dove si può accompagnare con lo sguardo  i pescherecci oltre i confini dell’orizzonte.
 Complesso Monumentale di Santa Veneranda
Inoltre, la restituzione alla loro funzione culturale  del restaurato Teatro Garibaldi  e del Complesso Monumentale di Santa Veneranda, consente all’amministrazione di mostrare due strutture di rilevante pregio storico -  architettonico da  inserire in un progetto culturale di eccellenza e di ampio respiro. Passa attraverso questi due nuovi nuclei culturali, insieme al restaurando Centro polivalente di cultura, l’ambizioso progetto del sindaco di riportare in città manifestazioni raffinate con  finalità e spirito che furono proprio dei trascorsi “Incontri dei popoli del mediterraneo”, attraverso i quali la città diventava centro propulsore culturale dell’intero bacino mediterraneo, cenacolo di letteratura e poesia,  di musica e arte, di  manufatti e creatività.
Teatro Garibaldi
 Realizzare tutto ciò in poco meno di due anni, con i limiti di bilancio imposti dal rispetto del patto di stabilità è come fare un piccolo miracolo. Ho definito tutto questo come “ rivoluzione Cristaldiana” e non per piaggeria. C’è un tempo per criticare e uno per apprezzare e riconoscere il lavoro svolto dal sindaco. Su come è stato gestito il recupero del centro storico, sulla validità degli interventi e sulla assenza dei piani di gestione dell’intero tessuto architettonico e urbanistico della parte antica della città lasciamo che siano gli esperti ad arzigogolare. Tutto rose e fiori allora? Non tutto; uno dei punti focali del programma del sindaco ha ricevuto uno stop molto energico da parte di tutti gli enti interessati. L’eliminazione dei passaggi a livello che strangolano in una morsa l’intera città, e il cui progetto aveva trovato l’ entusiastica adesione di gran parte della cittadinanza, è stato sonoramente bocciato proprio durante una conferenza tenuta a Mazara e fortemente voluta dal sindaco; i presidenti di RFI, di Trenitalia e lo stesso  ministro delle Infrastrutture e Trasporti  On.Matteoli  hanno dichiarato la loro contrarietà alla soppressione della ferrovia dalla città, ed invitato il sindaco a presentare progetti alternativi. Capitolo chiuso dunque? In assenza di serie opzioni e senza copertura finanziaria, il problema dei passaggi a livello sembra non avere soluzione. Mancano ancora tre anni alla fine del mandato di Cristaldi, c’è ancora tanto da fare. Dal porticciolo turistico al risanamento del porto canale per non trascurare la sicurezza nel centro storico e il rilancio del turismo. Opposizione permettendo.

martedì 14 giugno 2011

Referendum: The day after

foto gentilmente concessa da Vito Ballatore
E adesso?  Dopo che gli italiani si sono espressi in maniera chiara e incontrovertibile sui quesiti referendari sui quali il governo, più per paura che per convinzione,  li aveva invitati, attraverso l’esempio del presidente del consiglio e i suoi scodinzolanti ministri, Alfano in testa, a disertare le urne, cosa succederà? Sono convinto che un responso così  significativo non può non avere ripercussioni politiche a livello nazionale. Penso che delle riflessioni  debbano essere fatte anche a livello locale, a cominciare da Mazara. In questo blog era stata denunciata da tempo la latitanza dell’amministrazione a confrontarsi sui quesiti che investivano non solo il futuro del paese, ma soprattutto la stessa filosofia amministrativa del sindaco e della sua giunta di governo: sulle voci di un possibile sito nucleare a Mazara e sulla privatizzazione dei servizi idrici la posizione del primo cittadino è stata incomprensibilmente evanescente  e  il suo silenzio ingiustificabile. E’ venuto a mancare quel dialogo diretto con la  città  attraverso quel “ salotto in piazza” che era stata l’arma vincente dell’allora candidato sindaco. Il silenzio dell’On. Cristaldi è stato interpretato da molti  suoi concittadini come una spocchia, un modo di giudicare l’istituto referendario insignificante e inutile dal punto di vista politico. Altri hanno visto lo smarcamento  dal referendum come un atteggiamento di indifferenza rispetto alla volontà dei cittadini, convinto che il primato delle scelte spetta comunque alla politica e a chi la politica la fa per professione. Altri ancora hanno considerato questa imbarazzante posizione  pilatesca come un atto di proskynesis verso i vertici del PDL  per non compromettere le future aspettative politiche e la riconferma dello scranno in parlamento. Sono convinto, fuori da ogni pregiudizio, che il voluto disimpegno del sindaco dalle tematiche referendarie abbia disegnato una grave cesura con la sua comunità  che difficilmente potrà essere ricucita. L’avere sottovalutato le richieste di  partecipazione attiva provenienti dai cittadini ha dimostrato una incapacità del sindaco e dei suoi collaboratori a monitorare gli umori della città. Ancor più quando era necessario rassicurare la propria collettività su allarmanti notizie diffuse dai giornali e mai smentite, su probabili insediamenti di siti nucleari nel territorio  mazarese. Un errore talmente grossolano che, attraverso una maggiore attenzione alle piattaforme sociali della rete, si sarebbe potuto evitare.  Il risultato referendario dimostra anche che il PDL di Mazara, con i suoi responsabili locali e nazionali, non ha alcun legame con la città, e non è, in questo momento, capace di esprimere un progetto politico ancorato ai bisogni  e alle aspettative della gente. Significa soprattutto che molti consiglieri  e collaboratori esterni,  dei quali si circonda il sindaco, sono inidonei  a prospettare soluzioni e interventi , essendo costoro alieni ai bisogni della collettività. C’è stato oltretutto un difetto di comunicazione tra amministrazione e cittadini nonostante un eccesso di portavoci, per l’occasione afoni o rauchi, al servizio del sindaco. Il responso uscito dalle urne ha messo in evidenza, inoltre, un rapporto ormai fragile tra le posizioni del sindaco e quelle dei suoi cittadini  da non sottovalutare. E’ la stessa immagine del primo cittadino che ne esce fortemente  ridimensionata se non riuscirà a instillare alla sua gente quel pathos politico  che ha consentito a Cristaldi il  successo di due anni fa. E’ arrivato il momento di rinnovare  gli orchestrali, se questi  non sono stati in grado di leggere e interpretare correttamente lo spartito, ma soprattutto è opportuno ridisegnare, a livello locale, una dirigenza del partito che sia meno compiacente e servizievole, che abbia una visione  moderna della politica, in cui trovino finalmente spazio giovani che oltre alla passione dimostrano intelligenza politica, fantasia, ancoraggio alla realtà, che sappiano dialogare e intercettare i bisogni della gente. Tutto questo è mancato fino adesso.  Mazara ha detto no alla privatizzazione dei servizi idrici, ha detto ancora una volta no, come tutti gli italiani, alla costruzione di centrali nucleari, e soprattutto no ad un modo  di fare politica asservita agli interessi di una persona sola. Spero che da questi risultati il sindaco sappia trarne tesoro.

martedì 7 giugno 2011

Deputato e sindaco: una antinomia

Mai come in questo momento il solco tra la società civile e la politica appare così profondo, con la prima che chiede a voce alta  ai politici di restituire dignità alla democrazia. Dignità   che è stata espropriata in modo truffaldino attraverso una legge elettorale che non consente agli elettori il diritto di potere esprimere il voto di preferenza che legittima la democrazia rappresentativa. Tale contrapposizione ha raggiunto ormai un livello da “resa dei conti” con i quesiti referendari sul Nucleare, sull’affidamento della  gestione dei servizi idrici ai privati e sul legittimo impedimento. I primi tre quesiti  non hanno una  valenza politica; essi abbracciano temi di interesse pubblico, collettivo, amministrativo, ambientale. Una risposta, nell’uno o nell’altro caso, ipoteca il futuro della collettività e delle generazioni che seguiranno. Il quarto invece riguarda direttamente il principio di base della democrazia secondo  il quale di fronte alla legge tutti i cittadini sono uguali. Chi è chiamato a rappresentare e tutelare i diritti delle proprie comunità, e quindi a farsi interprete delle loro istanze se non coloro ai quali i cittadini hanno affidato il mandato amministrativo, ovvero i sindaci e le istituzioni elettive? Ebbene, sono proprio questi ultimi a venir meno ai loro doveri  di rappresentanza istituzionale. Moltissimi di costoro, soprattutto appartenenti al PDL, non hanno preso una posizione netta sui quesiti sui quali i loro amministrati sono chiamati ad esprimersi. Così non sappiamo ancora quale sia l’opinione del sindaco di Mazara sul nucleare e sulla privatizzazione dei servizi idrici, con la probabilità che i risultati delle urne dimostrino che intere collettività non vengano tutelate nei loro interessi e nelle loro aspettative da coloro che le stesse hanno eletto per amministrare. E’ come se un amministratore di un condominio tutelasse interessi estranei a quelli dei condomini dai quali è pagato. Eppure sarebbe stato  ben apprezzato, da parte della cittadinanza, se il primo cittadino mazarese avesse promosso, com’è sua abitudine, quel “salotto in piazza,”  straordinario palcoscenico che consente di tastare il polso della situazione e percepire gli umori della propria comunità, al fine anche di non farla sentire abbandonata nel momento delle grandi scelte. Questa assenza di comunicazione tra sindaco e cittadini su temi di notevole rilevanza, crea un forte disagio, ancor più se si considera che il sindaco è un parlamentare e dovrebbe rappresentare anche il  proprio territorio. Lo scollamento tra  sindaco -deputato e cittadini accentua la sensazione che forse si vuole privilegiare la funzione di parlamentare rispetto a quella di amministratore. Una volta reciso il cordone ombelicale della rappresentanza, legittimata dal voto di preferenza, il deputato che è stato nominato dal partito, ma non eletto dal popolo, non ha alcun  vincolo morale di mandato nei confronti degli elettori. Egli deve solo ossequio a chi lo ha nominato. Questa posizione è però antinomica alla sua funzione di sindaco. E gli attuali referendum ne sono la conferma.

sabato 4 giugno 2011

Predicatori di pace.


Non sono contro chi predica la pace, anzi, in un mondo in costante assetto belligerante, in cui la  pace, se mai è esistita,  ha sempre rappresentato un breve insignificante  intervallo  di tempo tra lunghi momenti di conflitto, benvenuto chi si batte per fermare i conflitti, chi si appella alla coscienza degli uomini  di governo, chi propone soluzioni alternative, chi  in modo accorato grida  di dare priorità al dialogo invece che alle armi, al bisogno di giustizia al posto delle vessazioni. C’è indubbiamente l’esigenza, oggi più che mai,  di “parole di pace “, soprattutto se queste hanno la capacità di segnare le scelte dei governi. Inoltre le parole di pace lasciano il segno a chi li ascolta, a volte sconquassano un intero sistema di pensiero, bruciano più delle fiamme, più esse  sono semplici nella loro essenza più risultano essere incisive. Ricordiamo  Gandhi e il suo messaggio sull’ “autodeterminazione dei popoli”, la sua  dottrina della “ Non violenza” incardinata sulla resistenza passiva e sulla disubbidienza civile, il suo  predicare la  tolleranza religiosa”. Ricordiamo Martin Luther King e la sua battaglia per la conquista dei diritti civili, la lotta contro la segregazione razziale, la lunga marcia per il lavoro e la libertà:”  "I have a dream".  E ancora Tarzan Tenzin Gyatso, , XIV Dalai Lama, premio Nobel per la pace, esponente della dottrina della non violenza nella lotta per la liberazione del Tibet. Si potrebbe continuare con Nelson Mandela e  Johan Galtung, il padre della “ ricerca della pace, e della dottrina della mediazione, con l’iraniana Shirin_Ebadi e la sua battaglia per i diritti delle donne e dei bambini, con  Liu_Xiaobo e la sua lotta non violenta per i diritti  umani in Cina. Da cristiani dovremmo ricordare e rileggere con animo aperto “ Il discorso della montagna”.
 Ma cosa lascia di così  profondo il messaggio di Prem Rawat?  Quale solco  esso traccia all’interno del pensiero di chi lo ascolta? Me lo sono chiesto l’altra sera durante il suo intervento tenuto a Mazara in una piazza Mokarta gremita e per l’occasione trasformata in un salotto all’aperto in cui la mondanità si mescolava alla politica. E che tipo di messaggio ha voluto lanciare? Confesso che ero incuriosito, soprattutto alla vista di tanta gente straniera ( seguaci,adepti,discepoli?) che seguono il “ loro maestro” in qualunque posto parli. Ho trovato l’intero discorso banale, insignificante, deludente,vuoto, generico,ovvio. Un’insalata di filosofia greca  e di misticismo orientale, senza alcuna connessione logica. Qual è il tema centrale  del verbo del predicatore indiano? La pace, naturalmente, considerata un dono di Dio, e come tale è dentro l’uomo al quale sfugge questa consapevolezza. La pace è innata, è dentro tutti noi . Un viaggio dentro se stessi alla ricerca della “ conoscenza”,  la pace non va cercata negli altri o con gli altri, ma in se stessi e per raggiungerla occorre intraprendere un lungo e complesso percorso di introspezione personale. Ciascuno deve conoscere se stesso;  non è forse lo stesso “ gnôthi sautón “insegnatoci da  Socrate o il monito di Sant'Agostino: “Non andare fuori, rientra in te stesso: è nel profondo dell'uomo che risiede la verità”? Ma dove sta la pace?  Nel cuore naturalmente: “Quello che stai cercando è dentro di te, la tua verità è dentro di te, la tua pace è dentro di te; la pace si trova nel cuore” e ancora: “ dentro di se l’uomo ha sete di pace”. Due sono i concetti chiave che martellano chi ascolta Prem Rawat: “Cuore e sete”. Due entità non definite. Delle due però è il cuore che deve giudicare: “Ascolta il cuore, lascia che sia lui a giudicare, invece degli altri. Possiamo permetterci di non ascoltare il nostro cuore?” è il tormentone del predicatore.  Il traguardo finale, il raggiungimento della serenità avviene attraverso un altro concetto misterioso:”la Conoscenza”.” –“Essa è molto semplice, essa è come il respiro - Comprendere la Conoscenza è molto, molto semplice. A volte la semplicità non è un processo di fare, ma di disfare, non è un processo di apprendere ma di disimparare, di scoprire   quello che c’è già”. Però tutto non è così semplice come si predica. Per raggiungere la conoscenza occorrono “ Le Chiavi ”, e queste il nostro Rawat non dice quali sono e come sono fatte. Se le volete dovete mettervi in contatto on line con il suo staff.
Non so cosa vi sarà chiesto in cambio. Io non ho avuto questa curiosità. Mi chiedo se i parlamentari e gli uomini di cultura presenti a questa pseudo manifestazione di pace abbiano preso sul serio “ i sermoni “ del guru indiano. Se penso poi che tra  costoro l’On. Nicola Cristaldi, l’On. Souad  Sbai, l’On.  Gennaro Malgieri, sono tra coloro che hanno votato in parlamento l’intervento bellico dell’Italia nei confronti del regime libico di Gheddafi, i dubbi mi sembrano giustificati.  

Le foto sono state gentilmente concesse da Vito Ballatore

mercoledì 1 giugno 2011

Complesso Monumentale “ Filippo Corridoni”.


Una denominazione impropria. E’ come falsificare un documento storico.
- Con decreto presidenziaIe n. 70 serv. 4°/S.G del 5 aprile 2005, l'opera pia istituzione pubblica di assistenza e beneficenza asilo infantile e scuola materna “ F. Corridoni “di Mazara del Vallo (TP) è stata estinta.
Il residuo patrimonio della predetta opera pia è devoluto al comune di Mazara del Vallo che assorbe anche il personale dipendente.-
  Il decreto regionale  pone così  fine a quella che è stata un Opera Pia comprendente l’ asilo e  una scuola materna allocata nell’ex convento benedettino  della città. Adesso è sorto,dopo i  recenti interventi di restauro e di recupero,un complesso monumentale che l’amministrazione comunale ha intenzione di trasformare in un centro di  cultura, con sala conferenze e gallerie espositive, e di allocarvi all’interno una parte della biblioteca comunale,  tutto ciò al fine di promuovere le potenziali attività culturali e turistiche della città. L’insieme del corpo degli edifici comprende una parte dell’antico monastero delle benedettine  con la chiesa di Santa Veneranda, costruita nel 1500,della quale possiamo ammirare tutt'ora la cappella con la cupola, e un ampio cortile, dove, degli scavi portati avanti dalla Soprintendenza ai BB. AA. e MM., stanno riportando alla luce le antiche strutture murarie  della primitiva chiesa di Santa Veneranda di periodo normanno, oltre ad   altri edifici  medievali di cui era costituito il monastero. Tuttavia,  ancor oggi, in maniera impropria, si continua, da parte dell’amministrazione comunale, a  definire l’insieme degli edifici con la vecchia denominazione “ Filippo Corridoni”, che fu propria  dell’asilo infantile, ma che nulla ha a che vedere con l’attuale struttura.  E’ come falsificare un documento storico. Appare chiaro che con l’estinzione dell’Opera Pia si estingue anche il suo toponimo, legato esclusivamente ad essa; pertanto tale insieme architettonico, per rigore storico, dovrebbe essere denominato più correttamente : “ Complesso Monumentale di Santa Veneranda”.

martedì 31 maggio 2011

Mazara:Mostra di Vincenzo Greco

L’intimismo poetico nella pittura di Vincenzo Greco

Sala Ottagonale, via San Giuseppe
 Mazara del Vallo  dal 28 maggio al 5 giugno


 
" Amo le immagini il cui significato è sconosciuto
poichè il significato della mente stessa è sconosciuto "
Magritte
Vincenzo Greco, mazarese di nascita e livornese di adozione, classe 1950, ha sempre affiancato all’attività professionale di architetto quella di pittore. Ricco risulta essere il suo curriculum  critico (fra tutti quelli che si sono interessati al suo lavoro, ricordiamo, Gillo Dorfles) ed espositivo  (premi, collettive e personali). Pittore da sempre, negli anni Ottanta la sua ricerca, dopo aver attraversato il figurativo, anche nelle sue forme espressioniste, approdava all’astrazione, all’informale e all’arte concettuale per ri-tornare, successivamente,   ad un  figurativo dove  il reale si traduce in evento immaginario. Greco, infatti, re-inventa la realtà,  la sua “favola”  più intima  si arricchisce di  profumate atmosfere mediterranee,  si fa enigma in uno spazio meta-fisico, sur-reale, diventa poesia. Greco scava nella sua psiche – Charles Baudelaire direbbe che  "tutti i veri disegnatori dipingono dall'immagine scritta nel loro cervello e non dalla natura" – e  stimola la psiche del fruitore,  ne cattura lo sguardo con ironia (ricordiamo “La cravatta gialla”, “Il bandolo della matassa”, “Il lenzuolo di carta”, “Clonazione al museo”),  simboli (strappi ricuciti, architetture del passato di dechirichiana memoria,   lune sospese ad un filo) e con il colore forte, solare, intenso ma, anche, con la materia,  anzi, con i materiali (gesso, cemento, stracci, stoppa, sabbia).



Nelle sue opere, lo spazio compositivo risulta essere costruito e razionale (il pittore si fa architetto e viceversa); la pittura tende ad andare oltre i propri confini, conquista la cornice, tende a rag-giungere lo spazio esterno al quadro (“Oltre la cornice”).



Quelle di Greco sono immagini sospese nel tempo, scenari misteriosi, silenziosi, im-mobili che nascono dal quotidiano; è  una pittura fuori da ogni tempo e, insieme, del nostro tempo.
La mostra di Mazara del Vallo raccoglie una corposa produzione relativa all’ultimo decennio e vuole essere un omaggio alla città natia.
Giacomo Cuttone


giovedì 26 maggio 2011

Il simbolismo nella scultura di Disma Tumminello

“L’albero e la vita”,
21 maggio-19 giugno,
 Complesso monumentale Filippo Corridoni, Mazara del Vallo

Il percorso artistico di Disma Tumminello (classe 1930, mazarese di nascita e palermitano di adozione, già titolare di cattedra al Liceo Artistico di Palermo), da sempre, si muove lungo due binari, quello figurativo (realizzando su commissione opere monumentali, medaglie e ritratti) e quello della ricerca simbolista legata al mito cosmogonico, tema – questo – unico  e insistito.  In quest’ultimo binario troviamo una scultura non legata alla tradizione  e/o all’”accademia”; spesso è una scultura non tri-dimensionale dove pre-vale una “frontalità” tutta “ consagriana”. La mostra (opere grafico-pittoriche e sculture in bronzo, legno, gesso, lamiere, stoffe), che privilegia l’attività legata al binario  simbolista è arricchita da segni-simboli  esoterici (l’albero, l’uovo, ma anche spirali, sfere, bucrani, corna d’arieti, teschi di caproni, stelle a cinque punte, farfalle, falli…) e lettere della lingua primordiale,  il sancrito , elementi fondativi di una cultura ancestrale comune fra oriente ed occidente. L'”Albero della Vita” costituisce la sintesi degli insegnamenti della Cabalà (nella cultura ebraica: “norme pratiche di vita tramandate fedelmente da una generazione all'altra”) ed è un diagramma, astratto- simbolico, costituito da dieci entità a cui corrispondono concetti meta-fisici, associati a situazioni pratiche ed emotive attraversate da ognuno di noi, nella vita quotidiana. L"'Albero della Vita" ha la base appoggiata sulla terra e la cima tocca il cielo. I tre pilastri dell'”Albero della Vita” corrispondono alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (destra), la Forza (sinistra), e la Compassione (centro). Solo la via mediana, chiamata anche "via regale", ha in sé la capacità di unificare gli opposti. I pilastri a destra e a sinistra rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra e il femminile a sinistra. L'insegnamento principale è quello dell'integrazione delle componenti maschile e femminile, da effettuarsi sia all'interno della consapevolezza umana che nelle relazioni di coppia.

 L’ "albero della vita” lo troviamo nelle incisioni rupestri  stilizzate dette dell’“orante “ (che è un essere umano con le braccia elevate verso il cielo , accostamento con l’albero che protende i suoi rami verso l’alto),  attraversa l’opera di  Klimt,

 dove il motivo   centrale   è il  simbolo che ri-unifica i motivi floreali alla figura femminile, dalla morte della vegetazione alla ri-nascita attraverso il ciclo delle stagioni, per giungere a quelli di Duchamp e di Mondrian. L’uovo, invece, come simbolo della nascita del mondo ma anche come simbolo di ri-nascita, ovvero di nuova vita dopo la morte, nelle cosmogonie (racconti mitici sull’origine dell’universo), a monte di tutta la creazione c’è il desiderio che, attraversando l’elemento primigenio, le acque, scaldandosi creano l’uovo d’oro da cui nasce il signore delle creature, Prajapati,  il quale a sua volta crea tutti gli esseri. L’uovo viene  già raffigurato  in tombe di età neolitica e segue un lungo percorso fino ad arrivare alla  rinascimentale  “Madonna dell’uovo” di Piero della Francesca (dove l'uovo è  inteso come simbolo di vita, della Creazione) e va oltre.

La lingua  sancrita (da ”saṃskṛta”, perfetto), invece, riveste un'importanza capitale per il linguista, il filologo, il religioso, il letterato e il filosofo ed è considerata la lingua dotta dell'India. L'alfabeto sancrito ci appare splendidamente ordinato secondo precisi criteri fonologici. Le lettere si presentano graficamente  eleganti e incurvate. La scrittura in India si sviluppò, a partire dalla seconda metà del IV millennio a. C., inizialmente in forma “pittografica”, con segni e simboli incisi su tavolette, tuttora indecifrati. I primi reperti che dimostrano un sistema di scrittura codificato risalgono al III secolo a.C.


Nell’universo di Disma Tumminello questi simboli, insieme agli altri prima menzionati, si ri-generano a vicenda, si  fondono  (per esempio: dall’uovo nasce l’albero, l’uovo nell’albero diventa ramo, foglia, chioma, frutto; oppure le lettere mai scritte in un libro, diventano volume, si materializzano per andare incontro alla vita) 

 per accompagnarci nel grande viaggio di ri-torno verso una vita nuova dentro una nuova creazione; è un viaggio per ri-cominciare da dove tutto è cominciato;  un viaggio che va nella direzione di una  vera ri-nascita, verso una nuova e rinnovata primavera.

 Questo ce lo dice (nel catalogo della mostra di Mazara)  lo stesso Tumminello: “…nel mio operare riallaccio antiche linee e vecchie uova…  dove il presente è nel passato e il passato nel presente… le linee si fanno curve per dare vita al nucleo, allo zero, all’uovo della vita, dove tutto è niente e il niente è tutto, la pienezza è nell’assenza delle cose…  l’uovo diventa chioma di un albero… con le sue radici. Nel nucleo dell’uovo, la vita si svolge nei rami del presente e del futuro,  nelle radici vi è il passato”.

Giacomo Cuttone




martedì 24 maggio 2011

La democrazia in frantumi

Il governo  di centrodestra più populista della storia della repubblica italiana, che del consenso popolare ne ha fatto la  bandiera per legittimare il suo diritto a governare,chiede, ad un parlamento  non scelto dal popolo, un voto di fiducia  per potere delegittimare gli stessi cittadini ad esercitare il  diritto di esprimere la propria volontà attraverso l’esercizio del referendum . Alla lunga, tirando troppo la corda, si corre il rischio che essa si spezzi, e   con essa anche la democrazia vada in frantumi .

giovedì 19 maggio 2011

Così è se vi pare.

Tutti contro questi poveri cosidetti “ Responsabili “ verso i quali le accuse vanno da servi del padrone  a voltagabbana, da traditori a mercenari o in termini più eleganti “ Contractors “, da venduti  a pizzicagnoli, da cani sciolti a mercanti di poltrone. Tutti pronti a indignarsi dinanzi al Giuda di turno. Solo che al posto dei trenta danari  il prezzo del “ tradimento “ è ancora più remunerativo. Il risultato è che al Berlusconismo si è aggiunto lo Scilipotismo Cuffarizzato. L’obiettivo dei nostri eroi è quello di ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo. E così nel campo  dei miracoli di Berlusconi un giorno semini un granellino di Romano e germina un ministero, ne semini uno di  Villari e nasce un sottosegretario. E tutti gridano allo scandalo, dando la colpa ad una legge elettorale che non consente all’elettore di esprimere con il  voto il suo candidato, dimenticando però che la strada della democrazia è affollata da  voltagabbana sin dalle origini. Però, però, però... " mettiamo il caso, anzi poniamo...ma sì, a che ci siamo... se qualcuno, vuoi che si chiami Berlusconi, vuoi che si chiami Bersani, oppure come volete voi,   Gianfranco, Pierferdinando, Di Pietro, vi invitasse a mettervi in lista  nei primi posti, tra i sicuri, voi  benpensanti che fareste........ rifiutereste? E se con il tempo, chissà... da cosa nasce cosa, un posticino di sottosegretario, un consiglio di amministrazione, la presidenza di una  azienda di interesse nazionale...che fareste, continuereste a fare filosofia? Se è così la politica non è per voi.

giovedì 12 maggio 2011

" L'isola della Luce"

La Casa della Speranza delle Suore Francescane Missionarie di Maria di Mazara del Vallo promuove la messinscena dell’opera originale “L’Isola della Luce” progetto artistico, drammaturgia e regia di Giovanni Isgrò, con il patrocinio del Comune di Mazara del Vallo, la partecipazione della Diocesi di Mazara del Vallo e il contributo della Banca Toniolo di San Cataldo.
Si tratta di un’iniziativa condotta da Suor Paola Dal Pra che ha visto impegnati complessivamente, insieme al gruppo teatrale “Quelli di Santa Veneranda”, una ventina di giovani slavi e tunisini, cercando di assecondare le loro attitudini espressive.
Il progetto artistico rispecchia i criteri registici che caratterizzano le messinscene di Giovanni Isgrò come sempre contestualizzate nel tessuto urbano.
L’evento, che avrà luogo nella Piazza di Santa Veneranda il 15 maggio 2011 alle ore 21, coincide con l’anniversario dell’Autonomia Siciliana; da qui anche il doppio significato del titolo dell’opera, “L’Isola della Luce”.

venerdì 6 maggio 2011

Concerto di Alessandro Marino a Venezia



Continua incessante la stagione concertistica del giovane pianista mazarese Alessandro Marino. Il 7 Maggio eseguirà un concerto a Venezia in occasione del XIX anno Festival Internazionale Associazione Musicale Dino Ciani 2011 nella splendida cornice del Palazzo Albrizzi. L’artista eseguirà opere di :

Saint Saens/Liszt Danse macabre

R. Schumann Sonata op.14 n.3

F. Liszt Rapsodia ungherese n.14

L. M. Gottschalk Fantasia trionfale sull'inno brasiliano

http://www.facebook.com/l/cb0e8cOP3kpjy3BuE7BXllfOlsg/arcadiamusicale.blogspot.com/2011/03/venezia-sabato-7-maggio-2011.html
La stagione concertistica del pianista mazarese ,il cui virtuosismo è apprezzato in capo nazionale e internazionale, proseguirà con concerti che si terranno in italia e all’estero. Il 19 maggio sarà impegnato a Bergamo assieme al M°Rattalino per una sua conferenza,poi il 26 a Roses(Spagna),il 10 giugno a Firenze per il Maggio Musicale Fiorentino, il 19 Giugno in Olanda il 7 settembre a Torino per il festival Mito,il 19 settembre a Stresa,il 19 ottobre a Bari per la Camerata Musicale Barese,il 4 novembre a Messina per il Rotary, il 16 novembre a Roma per la Rassegna Vite Parallele:Liszt e Alkan,il 21 novembre a Palermo al Politeama per gli Amici della Musica di Palermo

mercoledì 4 maggio 2011

Mazara: Grandi manovre nel PDL

Duilio Pecorella  -  Gianpaolo Caruso
 Dopo la frattura tra l’ala lealista che fa capo alla coppia Alfano- Castiglione e l’ex presidente della Assemblea siciliana Gianfranco Miccichè, il quale come contrappunto ai suoi avversari nemici ha dovuto fondare il nuovo movimento politico Forza del Sud, altra costola del PDL in Sicilia, nuovi personaggi stanno emergendo. Costoro sono pronti a conquistare spazi approfittando delle opportunità che la politica siciliana, nel suo frastagliamento, sta loro offrendo. Uno dei giovani che in questi ultimi due anni sta conquistando la scena, da comparsa a primo attore, è l’attuale assessore provinciale Duilio Pecorella, il quale, dopo avere abbandonato l’on. Scilla, si è donato, “ Tutus Tuus”, al sindaco di Mazara On. Cristaldi, acerrimo “nemico” del deputato regionale. Come segno tangibile di tale folgorante conversione, il mansueto Pecorella è stato gratificato con la nomina di Assessore nella giunta provinciale guidata dall’UDC Turano. E poiché “ pacta sunt servanda”, il sindaco Cristaldi si è fatto carico di esserne, almeno ufficialmente, il mentore di tale nomina. Secondo i ben informati delle cose all’interno del PDL, Pecorella, nomen non omen, sembra che aspiri a qualche cosa di più corposo rispetto all’incarico ricoperto come assessore. Infatti, dopo la positiva esperienza nelle trascorse elezioni politiche, dove era stato inserito nella lista dei candidati in una posizione di facciata, questa volta il co- responsabile regionale dei giovani berlusconiani sembra che miri a scalare diversi ordini nella prossima lista che si dovrà redigere per gli eleggibili alla Camera dei deputati, e punta ad essere inserito in una delle posizioni di sicurezza. Altro che mansueto, il nostro si muove come una volpe, considerando che a suo favore giocano quelle referenze che permettono di fare carriera in politica: mezzi economici e ottimi rapporti con le persone politiche giuste, quelle che nel PDL siciliano contano e decidono. In questo caso, se le voci dovessero trovare conferma, il tutto avverrebbe attraverso il sacrificio di qualche deputato e dello stesso sindaco di Trapani, il quale, è notorio, aspira da tempo ad uno scranno a Montecitorio. Lo stesso sen. D’Alì, sponsor di Fazio perché possa rappresentare il territorio trapanese nella Partito della libertà, si verrebbe a trovare in grandi difficoltà, a causa del patto di ferro sancito tra il senatore e il deputato mazarese del PDL On.Cristaldi. Patto che sarebbe destinato comunque a saltare se il senatore trapanese dovesse scegliere di sponsorizzare la candidatura di Fazio. A questo punto, la soluzione Pecorella, ben vista dai vertici del partito siciliano e nazionale, assumerebbe anche un valore politico di rilievo sul quale potrebbero giocare le loro carte sia Castiglione sia Alfano per avere così il controllo anche della provincia di Trapani. Che farà l’on. Cristaldi? Cederà il passo al suo pupillo ( ? ) per contrastare la candidatura di Fazio? Oppure andrebbe allo scontro totale sia con il sindaco di Trapani sia con Pecorella pur di non cedere il suo scranno? Una simile ipotesi scatenerebbe un sisma politico di inaspettata intensità, sia perché l’attuale sindaco di Mazara pare abbia ricevuto l’assicurazione formale di una sua riconferma nella lista degli eletti del PDL, sia da parte di Fazio, che non dimentichiamolo, ha un peso importante in termini di consenso nella sua città, e che potrebbe risultare decisivo nella riconferma al senato di D’Alì. Per evitare che una simile ipotesi possa verificarsi, bisognerebbe convincere Pecorella a presentarsi alle regionali, nel qual caso, senza liste bloccate, e con un PDL certamente corroso dalle altre due formazioni da esso uscite, Forza del Sud di Miccichè e FLI di Fini, la chances a favore di Pecorella sarebbero percentualmente inesistenti. Inoltre, il PDL di Mazara dovrà una volta per sempre decidere che cosa far fare da grande all’altro enfant-prodige locale Gianpaolo Caruso, figlio del compianto On. Mario Caruso. Il giovane Giampaolo, dotato di una dialettica brillante ricca di retorica politica ben temperata dagli insegnamenti paterni, è stanco di fare anticamera e di sedere sempre in seconda fila. Rifiuta il ruolo di eterno secondo, né ha intenzione di accettare supinamente, così come ha fatto fino ad oggi, che altri, con meno qualità e capacità politiche, continuino ad avere, nel partito, ruoli che a lui vengono negati: vedi la nomina a coordinatore cittadino del PDL della dott.ssa Giovanna Mauro, fedelissima di Cristaldi. Si sa anche che Giampaolo Caruso aspiri ad essere il candidato di punta del PDL alle regionali, e ciò, ineludibilmente, lo porterebbe allo scontro finale con Pecorella nel caso in cui il PDL decidesse di optare per quest’ultima candidatura. Questa è una grana da non sottovalutare per l’On.Cristaldi. Tanto più che a Mazara si fa anche sentire il fascino del giovane trapanese e deputato regionale Livio Marrocco, il quale proprio dallo stesso On. Cristaldi era stato pubblicamente e solennemente designato a prendere il suo posto e a raccoglierne l’eredità nel cuore dei mazaresi; allora la scissione con Fini non era ancora avvenuta. L’on. Marrocco e il FLI di Fini stanno trovando proseliti tra tanti giovani di destra critici verso l’attuale nomenclatura del PDL che, a loro dire, non da spazio al merito. Caruso e l’On. Marrocco sono amici, sono cresciuti politicamente insieme, non è da escludere che a questo movimento non possa aderire un Caruso deluso. Non dimentichiamo che l’On. Mario Caruso, tra Fini e Berlusconi aveva scelto di stare sempre e comunque con l’allora presidente di AN. Per ora Giampaolo Caruso smentisce di volere attraversare l’altra sponda, tuttavia si sa che la politica vive di smentite salvo poi rismentirle nei fatti. E se Atene piange, Sparta non ride; anche nell’altra costola del PDL siciliano, Forza del Sud, le cose a Mazara non sembrano andare meglio. Se da un lato lo zoccolo dure che appoggia l’On.Scilla appare granitico e difficilmente scalfibile, dall’altro lato, in provincia le cose non sembrano andare del tutto bene per il deputato mazarese di FDS. Nonostante il gran lavoro fatto dall’ON. Scilla in questa parte del territorio, bisogna dargli merito, sembra che i rapporti tra l’on.Scilla e il coordinatore regionale di Forza del Sud On. Pippo Fallica si siano fortemente incrinati dopo il dirompente ingresso nel movimento di Miccichè dell’ex onorevole regionale Giuseppe Maurici, gran collettore di voti dell’interland trapanese. I segnali si sono subito visti nella scelta di incarichi politici assegnati a Doriana Licata , sotto tutela dell’ On. Fallica, a danno del consigliere di FDS Ruggirello, inizialmente sponsorizzato dall’On.Toni Scilla, e dal quale il deputato regionale ha preso le distanze a seguito delle note vicende giudiziarie che in cui si è trovato coinvolto lo stesso Ruggirello. Ma questa è un’altra storia.

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martedì 19 aprile 2011

Segnaletica a misura d’uomo

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Secondo gli ultimi rilevamenti demoscopici, il tenore di vita degli italiani e dei siciliani in particolare si è gradualmente abbassato. A Mazara del Vallo , il sindaco Cristaldi ha adeguato la nuova segnaletica viaria in città in funzione del livello di crescita della popolazione in modo che risulti a misura d’uomo. Come dire,stiamo progettando la città del futuro.

mercoledì 13 aprile 2011

Una relazione tra luci e ombre.



E’ stata la sua prima relazione annuale che il sindaco On. Cristaldi ha presentato al consiglio comunale della città, per illustrare quasi due anni di attività amministrativa. C’era molta attesa, anche per i rapporti politici non certo idilliaci che hanno innalzato un muro di incomunicabilità tra l’attuale amministrazione, l’opposizione e gruppi di supporto al sindaco; la difficoltà di comunicazione si è ancora più accentuata dal fatto che alcuni gruppi, in questi due anni, si sono talmente destrutturati e frammentati in nuove aggregazioni e sottogruppi, che appare difficile interloquire con consiglieri perennemente in balìa di un frenetico e convulso pendolarismo. E’ pertanto tra la nascita di una nuova aggregazione e la scomparsa di un’altra, tra la tracimazione di estemporanee dichiarazioni di appartenenza o di indipendenza fatte, di volta in volta, da singoli o da coppie di consiglieri che passano da un gruppo ad un’altro, che il consiglio comunale sembra essersi trasformato in un teatrino di comparse che recitano a soggetto, dove ciascuno, tra l’indifferenza generale degli spettatori, si inventa un ruolo di regista, direttore di scena, suggeritore e attore. Il tutto in nome e per il bene della città. In un tale groviglio di soggetti alla ricerca di una propria identità, hanno avuto facile gioco l’esperienza e l’autorevolezza del primo cittadino, il quale ha presentato ai suoi improbabili interlocutori, in evidente stato di soggezione, una informativa sulle cose fatte e sugli obbiettivi raggiunti. La relazione è stata anche la verifica del programma elettorale, lineare nella stesura, semplice ed efficace nella sintassi, priva di tecnicismi; essa per l’inconfutabilità delle argomentazioni esposte, non ha consentito appigli agli avversari politici, tranne le solite critiche di routine; ma è il mestiere delle opposizioni, altrimenti che ci stanno a fare? Non è mancata nella relazione qualche iperbole, è normale nella retorica politica, tuttavia il sindaco si è fatto apprezzare soprattutto per le cose fatte,insistendo  sul recupero del centro storico, che attraverso interventi mirati nei servizi primari dei quali  esso era carente, ha acquisito  un apetto più dignitoso  e vivibile anche dal punto di vista estetico; in tal modo, angoli e spazi di parte del centro storico, consunti da un alto degrado igienico, urbano e sociale, hanno assunto un aspetto più consono e più godibile attraverso l’inserimento di elementi di arredo con ceramiche. Lo stesso tema, a tratti ripetitivo, lo aveva proposto anni fa, l’ On. Cristaldi, a Calatafimi, nel recupero dei cortili, anche se  in tono più contenuto, vista la diversa tipologia e le limitate dimensioni del centro calatafimese rispetto a Mazara.


 Altro punto di forza della relazione è stata la qualificazione dei litorali e la realizzazione della spiaggia in città, vero pallino del sindaco. Non so se Mazara riuscirà ad avere una vera e propria spiaggia in città come Livorno Trieste, Ancona, Bari, tuttavia, grazie alla testardaggine di Cristaldi, il lungomare, per decenni umiliato e offeso da ogni sorta di rifiuti, coperto da canneti selvatici e ammorbato da pozzanghere e rigagnoli di putride acque fognarie invase da ratti, si presenta oggi più decoroso e piacevole. L’On. Cristaldi si infervora quando affronta il tema dell’integrazione dei tunisini; è passionale e sincero, è fiero di essere il primo cittadino di una comunità aperta all’accoglienza, alla convivenza, all’integrazione socio culturale della comunità tunisina e degli emigrati di altre aree geografiche. Sulla multiculturalità, sull’integrazione, sull’accoglienza, egli nutre la grande ambizione di far diventare Mazara “ Piccola capitale del Mediterraneo”. Quanto è diverso in questo caso il sindaco di Mazara dal deputato Cristaldi costretto, per disciplina di partito, ad ingoiare il rospo della radicalizzazione delle tesi leghiste in fatto di immigrazione e accoglienza. Ma non tutta la relazione è fatta di auspici, di sogni e di successi; il riferimento all’abolizione della ferrovia è forse la parte più dolente di essa, è la sconfitta, non ufficialmente accettata, di un sogno su cui aveva scommesso credibilità e con il quale aveva costruito il proprio successo tra gli elettori, al di là degli schieramenti politici. La difesa del “ suo progetto” incentrato sull’abolizione dei passaggi a livello, è sembrata doverosa, d’ufficio, con tono rassegnato, priva di retorica e di enfasi. Il suo disegno,però, si era già frantumato dinanzi al veto delle alte cariche di RFI, e soprattutto del collega e sodale politico, il Ministro dei Trasporti e Infrastrutture On. Matteoli, il quale avrebbe dovuto supportare e garantire finanziariamente l’iniziativa. E’ sulla mancata realizzazione di questo progetto che potrebbe giocarsi, al momento opportuno, la riconferma di Cristaldi a Sindaco, a meno che, non sia lo stesso deputato mazarese a giocare d’anticipo, aprire un tavolo tecnico e forzare il gioco, nell’intento di stimolare RFI,Trenitalia e il ministro Matteoli a dare corpo alla soluzione che vede nell’interramento del tratto urbano della ferrovia, l’unica proposta fattibile ed economicamente contenuta. Staremo a vedere.



sabato 2 aprile 2011

Il venditore di sogni



Si è trattato semplicemente di una rivoltante presa in giro, una piece teatrale sulla quale si dovevano accendere i riflettori di tutto il paese, e mostrare ancora una volta il bravo venditore di sogni come l’unico” ghe pensi me” per la soluzione dei problemi impossibili. Così, il Presidente del Consiglio annuncia con un colpo di scena, l'acquisto, fatto la notte precedente su internet, di una casa a Lampedusa; però non si esime dal rimbrottare gli  entusiasti isolani per come curano le loro case, che si presentano esteticamente sgradevoli, con  prospetti incolori e bianchicci, e promette di renderle allegre e colorate come quelle di Portofino. Dinanzi ad un’isola trasformata in modo scientifico in un gulag, in cui gli osservatori delle organizzazioni umanitarie definiscono le condizioni di quelle migliaia di giovani tunisini al di sotto degli standard minimi di tolleranza e nei confronti dei quali si sta applicando la teoria governativa del ” föra da i bal ", Silvio Berlusconi non smette di offrire le sue “mirabilia”, fatte di scatole vuote, agli increduli e arrabbiati isolani; promette loro che non pagheranno più tasse, che sarà costruita una scuola moderna, e tiè, a che ci siamo, anche un campo da golf, alla faccia della scarsità di acqua di cui soffrono le isole pelagiche,e perché no, l’isola sarà anche rimboscata e resa verde,e non così brulla come essa si presenta agli occhi dello sconcertato Premier; che sia colpa dei conigli? Il premier si impegna ancora una volta che entro 60 ore a Lampedusa non resterà alcun tunisino, che essa diventerà un Paradiso, avendo lì egli comprato casa, e ancora, che farà costruire un casinò per compensare i lampedusani del disagio. Dulcis in fundo, non poteva mancare la ciliegina sulla torta, e dopo avere promesso l'immancabile costruzione di una nuova scuola, moderna ed attrezzata, il governo proporrà al Parlamento Norvegese di assegnare il Nobel per la Pace all’Isola di Lampedusa “ come valore simbolico ed esempio di accoglienza del flusso migratorio”. A corollario dell’accoglienza, così come sancito dai sacri principi del “föra da i bal “, vengono subito predisposte diverse tendopoli dove poter deportare un migliaia di migranti. Una di esse viene montata alla periferia di Trapani senza che alcuna autorevole voce politica del territorio, ad eccezione del sindaco di Trapani, si alzi per protestare contro quella soluzione del governo ritenuta da tutti disumana e intollerabilmente razzista. Possibile che in provincia di Trapani non vi siano strutture che possano accogliere complessivamente qualche centinaio di migranti in modo da assicurare loro condizioni dignitose e civili in attesa di prendere delle decisioni definitive? Dove sono andate a finire le roboanti dichiarazioni di parlamentari e sindaci di questa provincia di fare del territorio trapanese terra di ospitalità, solidarietà, di accoglienza e di integrazione? Come può essere credibile la velleità di aspirare a fare della propria città amministrata una “ Piccola capitale del Mediterraneo, esempio di multiculturalità e di integrazione tra etnie diverse” quando dinanzi a tali indecorose scelte fatte dal governo si rimane in deferente silenzio?