Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

martedì 15 marzo 2011

Celebrazioni dell'Unità Nazionale:Uno schiaffo alla memoria



Ci si aspettava qualcosa di diverso della vuota routine giornaliera; qualcosa che desse una scossa al torpore pervasivo della memoria, che risvegliasse in ciascuno il senso dell’appartenenza, inteso come unione tra cittadini ad un’unica nazione che si chiama Patria, voluta da giovani uniti da ideali come libertà, democrazia, giustizia; per la conquista di questi valori essi hanno combattuto e sono caduti. Il loro è stato un insegnamento per le future generazioni affinché non perdessero la loro dignità. Fu così che lombardi e piemontesi, veneti e liguri, trentini e siciliani,calabresi e campani si fecero italiani senza perdere le loro radici e le loro tradizioni. Essi contribuirono pertanto al formarsi di una coscienza politica che sarà il seme dal quale germoglierà parecchi anni dopo, la democrazia. Giustamente ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:” guardandoci dall'idoleggiare lo Stato unitario quale nacque e per decenni si caratterizzò, va ricordato come solo nel primo decennio del '900 - nel decennio giolittiano - si produsse una svolta decisiva per la crescita dell'istruzione pubblica, per l'abbattimento dell'analfabetismo, e più in generale, grazie alla scuola, per un progressivo avvicinamento all'ideale - una volta compiuta l'unità politica - di una lingua scritta e parlata da tutti gli italiani.” Cento anni dopo “francesi e tedeschi e italiani” si sarebbero innalzati a europei e i loro pensieri si sarebbero innalzati all’Europa, Patria di patrie più piccole, non dimenticate già, ma meglio amate”, come aveva profetizzato Benedetto Croce. Eppure le giovani generazioni se ne sentono distanti e poco motivate dalle celebrazioni in atto; esse appaiono più concentrate sugli aspetti economico-politici del nostro Paese, non dimostrano sensibilità per la storia se essa non si traduce in fatti concreti che li aiutino a superare la barriera di foschia fatta di “ sfiducia nel presente e d’incertezza del futuro”, e che li fa sentire emarginati dal mondo dei “grandi. In un paese di vecchi, come dar loro torto? Ci si aspettava, nella ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia che anche Mazara, città il cui ruolo è stato strategico per il diffondersi nelle coscienze di quei valori di libertà e giustizia portati dai “mille”, e che contribuì in maniera significativa all’impresa in termini di uomini e di servizi, fosse presente in maniera autorevole ed istituzionale alle celebrazioni dello Stato Unitario. Al contrario, ad eccezione di isolate manifestazioni dovute ad associazioni culturali indipendenti, peraltro non coordinate e non comunicanti tra loro, si assiste ad un freddo quanto indifferente silenzio, da parte dell’amministrazione, che appare come uno schiaffo al ruolo che Mazara e i mazaresi svolsero nei primi giorni dello sbarco, non fosse altro che Mazara è stata la prima città in Sicilia a issare nel Piano Maggiore, oggi Piazza della Repubblica, il primo tricolore con l’emblema sabaudo. Ci si aspettava dalle istituzioni locali un messaggio forte che rendesse ancora attuale quei valori di legalità, giustizia, uguaglianza, solidarietà, accoglienza: bagliori  di ideali che avrebbero illuminato e dato una speranza alle giovani generazioni incamminate verso un futuro costruito su una nuova nazione mediterranea ed europea, che se priva di saldi valori di riferimento, sarebbe avviata verso quel “disastro antropologico” gridato dai vescovi.

sabato 12 marzo 2011

Mazara: 150° annniversario dell'Unità d'Italia.

 


Perseguitato e minacciato dall’Inquisizione, convocato d’urgenza dal Papa per giustificarsi e poi sospeso a divinis e scacciato come l’ultimo dei miscredenti. Eppure l’unico «peccato» del francescano Fra Giacomo da Poirino (al secolo Giacomo Marrocco), rettore della parrocchia di Santa Maria degli Angeli a Torino, era stato quello di assolvere sul letto di morte un moribondo. Quell’uomo non era un comune miscredente, bensì uno dei nemici della Chiesa: lo scomunicato Camillo Benso di Cavour. A duecento anni dalla nascita del Conte e a 150 dall’Unità d’Italia, un professore dell’Università di Pisa, Lorenzo Greco, pubblica un romanzo storico (Il confessore di Cavour, edizioni Manni, Lecce) dedicato a quel prete atipico e straordinario capace, prima davanti al pontefice e poi sotto le minacce dell’inquisitore, di non tradire se stesso e il suo apostolato, e subire punizioni e persecuzioni e la riduzione allo stato laicale.
DOCUMENTO ECCEZIONALE Per ricostruire i fatti, il professor Greco si è basato su un documento eccezionale trovato in un archivio toscano. Si tratta di un racconto autobiografico nel quale, come in un diario, Giacomo da Poirino racconta quei momenti terribili e dimostra il coraggio con il quale, davanti a Pio IX, rifiuta di sconfessare il suo operato (come richiesto dal Papa) e conferma la validità misericordiosa dell’assoluzione davanti a un’anima in cerca di Dio. Fra Giacomo si rifiuta di certificare una mai avvenuta ritrattazione di Cavour del suo operato contro il potere temporale della Chiesa e che invece il papa avrebbe voluto per dimostrare il pentimento del Conte. «Santità, mi perdoni, a fare tale dichiarazione non posso senza tradir la mia coscienza ed infamar me stesso, epperciò sono pronto a soffrir ogni cosa, anche la morte, piuttosto che cedere». E’ un episodio oscuro quello raccontato da Greco con particolari inediti che anche i maggiori biografi del Conte non conoscevano. «Giacomo fu parroco nella chiesa vicino al palazzo di Cavour – spiega Lorenzo Greco -, e si trovò per insistenza del Conte a promettergli di assisterlo in punto di morte con i conforti religiosi. Cavour era cattolico come tanti, non praticante, però si preoccupava che la sua morte non fosse un giorno occasione di scandalo nella società torinese e nazionale. Essendo Cavour scomunicato per il suo impegno politico nel contrastare i privilegi della Chiesa, e nell’attentare al potere temporale del Papa, il frate non avrebbe potuto dargli i sacramenti». Invece il frate mantenne la promessa. Confessò «il nemico della Chiesa» e gli impartì i sacramenti.
TERREMOTO IN VATICANO La «salvezza spirituale» dello stratega dell’Unità d’Italia, provocò un terremoto in Vaticano. Pio IX, informato della «scandalosa decisione», volle un incontro personale con Fra Giacomo. Appena si trovò davanti a Pio IX questi gli disse: «Alzatevi e mettetevi davanti a me e rispondete alle interrogazioni che sono per farvi. Voi dunque avete confessato Cavour?» «Santità io confesso tutti quelli che mi chiedono di confessarsi da me».” «Intanto: ditemi un poco, questa ritrattazione di Cavour esiste o no? Se esiste pubblicatela. Se no! dichiarate che voi avete mancato al vostro dovere d’imporgliela di fare». (Si pretendeva che Cavour prima di ricevere i sacramenti ritrattasse il suo operato politico) A tale interrogazione dissi: che di ritrattazione non ne sapevo nulla; l’avrà fatta, o non l’avrà fatta non so! Allora il Santo Padre mi disse: «E chi deve saperlo? Non sapevate che prima di confessarlo dovevate dirgli: ritrattate Signor Conte di Cavour tutto quello che avete fatto contro la Chiesa e poi principiate la vostra confessione?» (Il frate mette la questione sul piano teologico: il dovere di un prete di soccorrere chiunque in punto di morte chieda i conforti religiosi, ma il Papa pensa solo all’aspetto pubblico e politico di un Cavour «nemico» della Chiesa che muore in grazia di Dio e salva l’anima) Io gli ho riposto che il detto Conte mi aveva chiamato per confessarsi, ed io avevo fatto il mio dovere. Allora il Santo Padre, piuttosto in collera, dissemi: «no che voi non avete fatto il vostro dovere, epperciò dichiarate in iscritto che voi mancaste ad un vostro stretto dovere di obbligarlo a ritrattare».
L'INQUISIZIONE Poirino fu poi costretto ad affrontare l’esame dell’Inquisizione. «E qui intimorito e forse minacciato – spiega Greco - il frate soffre ed esita appena, ma decide di tenere testa anche davanti all’inquisitore che lo interroga con grande abilità gli offre vari escamotage logici per risolvere la controversia». Basterebbe che il frate dicesse che nell’emozione del momento era un po’ confuso e non ha pensato a far fare la ritrattazione al Conte, e tutto sarebbe risolto. «Ma il frate non si arrende, si rifiuta di svilire il suo operato – continua Greco -. E quindi i superiori lo prendono per birbante, zuccone, ignorante. Ma egli: “non posso aderire al vostro consiglio perché non voglio agire contro la mia coscienza, sarò vittima, andrò sul patibolo, ma dirò sempre che non posso”» Quando poi Poirino scrive la dignitosa relazione e la porta al Papa, questi la scorre appena e lo rimbrotta dicendo che quei fogli sono buoni per «avviloppare i salami». «Le minacce sono sottili ma palesi – spiega il professor Greco - : rischia di perdere la libertà, di non tornare più a casa. Poi le pressioni politiche del Piemonte, e il timore di fare del frate una vittima, nel clima politico agitato del momento, consiglia di far partire il padre verso casa. Poco dopo sarà sospeso a divinis, pagando una fermezza e una dignità straordinarie». Fra Giacomo muore povero e solo a 77 anni, quindici anni dopo la Breccia di Porta Pia e la fine del potere temporale della Chiesa.
Recensione di  Marco Gasperetti  ( Corriere .it)







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lunedì 7 marzo 2011

" Pane al pane - Vino al Vino " - Conversazione con Antonino Cusumano



E’ nata ALCHIMIE, nuova associazione socio-culturale
L’associazionismo a Mazara sembra vivere un momento particolarmente felice. Le tante associazioni operanti sul territorio danno prova di grande energia. Ad esse se ne aggiunge una nuova: ALCHIMIE, che nutre la vocazione della valorizzazione del territorio e delle risorse umane. ALCHIMIE è nata dall’idea di offrire una opportunità a tutti coloro che vogliono adoperarsi in modo attivo e propositivo, mettendo in gioco le proprie competenze e perseguendo le proprie aspirazioni per realizzare concretezze: politica del fare e dell’agire, dell’organizzare e del gestire, del valorizzare e del realizzare.
A due mesi esatti dalla costituzione di ALCHIMIE, il prof. Antonino Cusumano inaugurerà – presso l’Aula Magna del Seminario vescovile, sabato 12 marzo 2011, alle ore 17.00 - il primo anno sociale con una conversazione sul tema “Pane al pane e vino al vino”. La cittadinanza è invitata a partecipare.
Emblematicamente, al di là delle colte considerazioni del prof. Cusumano, il tema dell’incontro assurge a simbolo della quintessenza dell’Associazione: chiamare le cose col proprio nome, concretamente, senza orpelli verbali.
Le attività previste dallo Statuto spaziano dalla valorizzazione del territorio e della città, alla organizzazione di eventi culturali, a progettazioni relative a programmi europei, al puro volontariato. Concretezza, autenticità, iniziativa.
L’Associazione è in piena attività: già previsti due progetti del programma europeo Youth in Action, destinati a giovani dai 18 ai 30 anni; un progetto su un concorso naturalistico-formativo rivolto alle Scuole della città per l’anno scolastico 2011-2012; un corso di lingua inglese per adulti, che sempre più sentono il bisogno di mettersi in gioco e di stare al passo coi tempi che hanno fatto della lingua inglese e di Internet le due corsie preferenziali della super-autostrada della modernità.
ALCHIMIE è una Associazione apartitica e senza scopo di lucro; accoglie i generosi di mente e di cuore, i volenterosi che amano contribuire fattivamente, gli entusiasti dell’autenticità e della positività.
Anche tu, Lettore, puoi diventarne socio.
Giuseppa Ripa
( Presidente ALCHIMIE - Sezione di Mazara del Vallo )




mercoledì 2 marzo 2011

La scuola pubblica contro la sacra dottrina del " Bunga Bunga"


Che il premier Silvio Berlusconi dimostri una conclamata disinvoltura  a sparare dichiarazioni sopra le righe tranne poi  rimangiarsele attraverso un ormai stantìo: “ come al solito sono stato frainteso”, sono piene le cronache. Prima si scaglia, in preda a forme di  delirio parossistico, contro i sempre presenti comunisti, ( per Lui il muro di Berlino non è mai caduto); poi la stampa di sinistra, a seguire i magistrati, “gente di psiche poco stabile altrimenti non farebbero quella professione” quindi le toghe rosse, il CSM, la Corte Costituzionale , la Presidenza della Repubblica,il Presidente della Camera dei Deputati, Anno Zero, Ballarò e L’Infedele per quanto riguarda la televisione, i sindacati di sinistra, le centinaia di migliaia di donne che scendono in piazza, gli studenti che invece di andare a fare la corte alle ragazze ( come faceva lui da giovane), protestano per una scuola migliore, i gay considerati sottospecie da isolare, ed infine la scuola pubblica dove non si ha “ La  Libertà di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, in cui gli insegnanti inculcano principi contrari di quelli dei genitori”. Così, per il premier Amico dell’Africano e dei più efferati dittatori contemporanei, gli insegnanti sono i responsabili del degrado culturale, etico,sociale, politico,della sana gioventù, perché con il loro insegnamento fatto di disvalori opposti ai sani principi dettati dalla dottrina del bunga bunga, minano alla base il sacrale rito della donazione  del proprio corpo al flaccido Creso di Arcore. Sull’argomento gli insegnanti e le insegnanti fan del Presidente del consiglio hanno qualcosa da dire?

domenica 20 febbraio 2011

Mameli, manco morto lo volevano

Le vicende della salma del Goffredo Mameli, uomo di formazione anticlericale ma non certo anticattolico, ben mostrano l’uso politico del Risorgimento. Imbalsamato subito dopo la morte, il suo corpo ha subìto vicende alterne a seconda del momento politico e tutt’ora non ha trovato una vera collocazione definitiva. Ma anche la storia di Fratelli d’Italia non è meno imbarazzante. La decisione di renderlo l’inno nazionale è stata presa nel 1946. Ma non è mai diventata definitiva.

Monumento funebre di Goffredo Mameli

Goffredo Mameli discolo lo è stato per davvero, figliastro di un Paese che si dipinge trasgressivo, ma che è poco radicale e molto conformista. Perfetto rappresentante di una stagione politica, in cui molti hanno messo in gioco se stessi, la vicenda di Mameli è esemplare di che cosa significa la scelta politica: il culto del gesto eroico; l’ansia dell’azione esemplare; l’idea che la storia si fa solo stando nei processi concreti, «sporcandosi le mani».
Un classico ribelle moderno, convinto che ribellarsi significhi sostenere «sei quello che fai» contrapposto senza possibilità di mediazione a «sei quello che pensi».
Mameli è un individuo posseduto dal “fuoco” della politica, uno che a vent’anni va via di casa convinto di guidare una rivoluzione, che dice al suo padre politico – Giuseppe Mazzini – che cosa fare, che ha un’immagine della politica come missione basata sulle competenze e sulle qualità; che ha netta e chiara la divisione tra fede e politica.
Non vale solo per lui, del resto. Come sostiene lo storico Emilio Gentile (Italiani senza padri. Intervista sul Risorgimento, a cura di Simonetta Fiori, Laterza), la fisionomia culturale degli uomini del Risorgimento è laica e anticlericale, ma non è né anticattolica, né anticristiana. Mameli stava perfettamente in quel solco in armonia con i tre obiettivi fondamentali che si proponeva il Risorgimento: 1) liberare l’italiano dalla servitù del dispotismo e del conformismo; 2) conferirgli un senso della dignità come cittadino dello Stato nazionale; 3) affermare il merito e la capacità dell’individuo contro il privilegio di nascita e di casta. Tre obiettivi e che si condensano nella sua veloce parabola umana e di vita pubblica tra la primavera del 1848, quando parte volontario da Genova in soccorso egli insorti delle Cinque giornate di Milano, e la morte straziante a Roma, nel luglio 1849, in una città ormai in mano alle truppe francesi accorse in aiuto a Pio IX per restaurare il potere temporale della Chiesa.
Nella storia di Mameli si nasconde anche un destino e un segno della storia italiana che trova conferma nella vicende tormentate sia del suo corpo, dopo la morte, sia di Fratelli d’Italia. È il caso di raccontarle entrambe, perché nella foga della sua lettura al Festival di Sanremo, Benigni si è dimenticato di raccontarle. Cominciano dal corpo.
Quello del corpo di Mameli è un lungo viaggio di cui vale la pena di riportare le tappe principali, anche perché costituisce un “manuale” dell’uso politico del Risorgimento su cui è bene riflettere e che ci riguarda da vicino. Appena morto (6 luglio 1849), Goffredo Mameli viene imbalsamato da Agostino Bertani e poi deposto nel cimitero sotterraneo della chiesa delle Stimmate, a Roma. Nel 1871 le autorità ecclesiastiche autorizzano la riesumazione del corpo, ma il nuovo governo italiano non è favorevole a una cerimonia pubblica. La cerimonia che si tiene è strana: ci sono molti vecchi compagni d’arme, Garibaldi è assente, la famiglia non assiste. Il funerale è civile. Qualcuno intona il Canto degli Italiani, cui segue la lettura di alcuni scritti di Mameli. Quelle parole suscitano il disappunto dei rappresentanti del governo presenti e dunque il corpo viene sepolto in un loculo del cimitero, in attesa di un posto dignitoso. Nel 1889 Alessandro Guiccioli, figlio di Ignazio Guiccioli, ministro delle Finanze della Repubblica Romana del 1849, decide di proporre la costruzione di un monumento funebre al Verano. Il monumento è costruito e inaugurato nel 1891 e il 26 luglio di quell’anno le spoglie di Mameli vengono sepolte lì.
Ma il corpo di Mameli crea ancora imbarazzo. Nessuno pensa più a Mameli finché, nel 1941, a guerra iniziata, Mussolini rievoca la morte di Mameli per colpa delle armi francesi. Per celebrare l’italianità, Mameli torna di nuovo utile. Viene allora deciso di costruire quel sacrario votato dal Parlamento, mai deciso del governo italiano e che era stato al centro delle polemiche settant’anni prima. Così, prima ancora della fine dei lavori, le spoglie di Mameli vengono di nuovo riesumate e trasportate all’Altare della Patria per essere poi collocate, in attesa del termine dei lavori, a San Pietro in Montorio, nel quartiere di Trastevere. Come molte cose nella storia italiana, niente è più definitivo di una decisione transitoria, e infatti è lì che ancora oggi si trovano.
Ma anche la vicenda di Fratelli d’Italia non è meno imbarazzante. Fratelli d’Italia nasce nell’autunno del 1847, ma non è mai diventato ufficialmente l’inno nazionale. Infatti non c’è un atto che affermi che è l’inno nazionale. Ecco una storia che nessuno racconta. L’inno del Regno d’Italia era la Marcia Reale. Tenuto “a bada” nell’Italia sabauda, perché troppo radicale per gli ambienti monarchici o considerato eccessivamente conservatore da parte degli internazionalisti e poi dei socialisti; negletto nell’Italia della Prima guerra mondiale (il cui testo di riferimento è La leggenda del Piave o La canzone del Grappa); sostanzialmente ignorato nell’Italia fascista, che elegge Giovinezza a testo identitario e che diffida dei canti risorgimentali, perché vi vede implicita una lode alla libertà, tant’è che nel 1932 il segretario del Partito nazionale fascista, Achille Starace, vieta qualunque canto che non faccia riferimento al Duce o alla Rivoluzione fascista. Finita la guerra, dopo la proclamazione della Repubblica, in mancanza di un inno ufficiale, il 14 ottobre 1946, il Consiglio dei Ministri, dovendo individuare un testo da far eseguire in occasione della vicina ricorrenza del 4 novembre, decide in condizione di urgenza e in via provvisoria, su suggerimento del deputato repubblicano Cipriano Facchinetti, di adottare Fratelli d’Italia come inno nazionale. Quella decisione non è mai diventata definitiva.
Una doppia vicenda che forse meriterebbe una fiction in prima serata, se non fosse imbarazzante raccontarla. Ma dove, paradossalmente ma non sorprendentemente, c’è molta storia italiana.
David Bidussa*
*Storico delle idee, ha pubblicato saggi su Mazzini e curato gli scritti di Mameli.
tratto da: http://www.linkiesta.it/

mercoledì 9 febbraio 2011

Quale futuro per la Palestina?


 - La mattina del 12 gennaio a Dkaika, un villaggio a sud di Hebron, i bambini erano a scuola e le famiglie erano impegnate nelle attività quotidiane. Improvvisamente, è arrivato l’esercito e ha iniziato a demolire le povere case degli abitanti. Con quattro ruspe, un centinaio di soldati e tutti i rappresentanti ufficiali dell’amministrazione civile e dell’esercito israeliano si è compiuto questo spietato crimine che, oltre a non esser stato annunciato da alcuna notificazione, non aveva in questo caso alcun ordine di demolizione
ufficializzato. La Convenzione di Ginevra afferma che “ogni distruzione, da parte della potenza occupante, di beni immobili è vietata, a meno che tali distruzioni non siano assolutamente necessarie per le operazioni militari”. (Articolo 53). 49 famiglie sono senza casa e successivamente è stata abbattuta anche una classe della scuola elementare. Una delle donne del villaggio, Hamdah, ha detto tra le lacrime: “Due poliziotte mi hanno fermato quando volevo entrare in casa e prendere i mobili e le nostre cose prima della demolizione. E non mi hanno lasciato entrare. Hanno distrutto tutto. Dove andremo a dormire? È inverno... Dio sia con noi!”
(Dal sito dell’EAPPI, organizzazione del Consiglio mondiale delle chiese di interposizione nonviolenta)
 - “Le Nazioni Unite e la comunità internazionale nel suo complesso saranno giudicati in futuro in base al fatto se avranno o meno adottato azioni efficaci per porre fine alla catastrofe umanitaria che ha colpito il popolo palestinese. I governi e i popoli del mondo saranno tutti giudicati complici nella misura in cui tollereranno questa persistente violazione dei diritti fondamentali della persona umana senza intraprendere i passi necessari con l’impegno di porre fine a questa occupazione abusiva e di giungere all’autodeterminazione del popolo palestinese in conformità al diritto internazionale e ai dettami della Giustizia globale. Le Nazioni Unite e la comunità internazionale devono elaborare un nuovo protocollo di diritto umanitario internazionale per affrontare la situazione di occupazione protratta e lo status di rifugiato imposti al popolo palestinese dagli oltre 43 anni di occupazione israeliana”.
(Richard Falk, Relatore Speciale delle Nazioni Unite)



giovedì 3 febbraio 2011

Presentato il libro: Fu capitale- Sarà capitale.



E’ stato presentato nell’aula delle conferenze del Seminario Vescovile di Mazara il libro di Nicolò Vella “ Fu Capitale – Sarà Capitale”- ( l’interrogativo sarebbe d’obbligo) edito da Libridine. A presentarlo Nino Giaramidaro, giornalista, Don Orazio Placenti, Giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale Siculo e Parroco della Cattedrale di Mazara,e il Prof. Avv. Gaetano Armao, Assessore Regionale per l’Economia .Un pubblico attento anche se poco numeroso ha fatto da cornice a quello che si può considerare un vero atto di amore che l’autore nutre per la sua Città. Un amore che si fa trasportare dalla retorica, dai desideri non realizzati, che avrebbero dovuto portare Mazara, secondo l’analisi dell’autore, in considerazione soprattutto della sua millenaria storia, a raggiungere quei fasti e quella fama raggiunta  sotto i Normanni, tanto da diventare una delle capitali più declamate sotto il dominio del Gran Duca Ruggero. E se oggi la città non è più quell’Inclita Urbis di cui fa sfoggio nel suo stemma, le responsabilità vanno ricercate:” In quegli armatori restii alla pesca sostenibile,in quegli imprenditori agricoli poco inclini alle innovazioni e ai prodotti di qualità,in quei rappresentanti della cultura quasi sempre assenti”. Ne ha per tutti, l’ex sindaco di Mazara, ma salva e loda la Chiesa, l’unico baluardo contro l’ appiattimento culturale e sociale .” Bisogna smetterla di limitarci a parlare di ex,cioè da cittadini di una ex capitale del passato, occorre pensare ad essere protagonisti di una nuova storia, per realizzare la moderna Mazara mediterranea”. Come? “ Con la fantasia” è la sapiente risposta dell’autore, proprio quella fantasia madre della retorica politica. Ci vuole poco, basta un poco di fantasia e Voilà: Ecco Mazara capitale. Non importa se la marineria è in crisi irreversibile, non importa se la disoccupazione è a livelli intollerabili, non importa se si depaupera la Città della sua migliore gioventù mandandola a studiare nelle università del nord per non fare più ritorno nella terra di origine,non importa se l'agricoltura  è in stato comatoso, che l'artigianato è una di quelle attività lavorative  che si possono trovare solo su Wikipedia, non importa se all’appellativo di città multiculturale e tollerante corrisponda” una integrazione non comunicante dell’enclave tunisina con la popolazione indigena ", come scrive in modo chiaro in “ Islam Italiano” il sociologo Stefano Allievi . Ma l’autore insiste nella sua ricetta: “ Inventare partecipazione collettiva, cercando di dialogare con tutti i cittadini; e con loro che si fa o non si fa, la Mazara capitale del Mediterraneo…Avere la capacità di mettere contenuti culturali, senza i quali il “ progetto” non diventa credibile e rischia di diventare impossibile”. Nicola Vella sogna la sua Mazara primeggiare nel Mediterraneo, possibilmente capofila tra le città mediterranee, dimendicando che sulle sponde di questo continente acquatico, sono nate la civiltà, la cultura e  le religioni monoteiste, e che ben altre città, Barcellona, Genova, Napoli, Atene, Istanbul, sono da secoli capitali e come tali sono da tempo proiettate nel futuro. L’autore sogna. E i sogni non si possono condannare.

giovedì 20 gennaio 2011

Rubygate: contrastanti reazioni all’interno della Chiesa

Mons. Bertoldo Arduino


"L’affresco delle “notti di Arcore” che emerge attraverso le intercettazioni di molte ragazze che vi hanno partecipato, allegate alla richiesta di autorizzazione, è un misto di squallore e depravazione".
- ( Famiglia Cristiana )
" Se quanto scrivono i magistrati nella richiesta alla Camera di autorizzazione alla perquisizione dell’ufficio di un collaboratore di Berlusconi venisse confermato, il quadro sarebbe squallido e sconfortante. "- ( L’Avvenire)
"La testimonianza della fede per un buon cristiano si può dare attraverso la coerenza della vita".
( card. Bagnasco )
“Serve un accertamento giuridico di quanto avvenuto. Se quanto avvenuto è vero, è un fatto gravissimo sia sul piano dell’etica privata che pubblica. E, in questo caso, serve un atto di vergogna e, insieme, l’uscita di scena dalla vita pubblica”.
( Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, voce autorevole della chiesa di area martiniana)
” Potrei dire di tutto e di più contro Berlusconi e il teatrino che si evince dalle intercettazioni sulle serate di Arcore. Potrei sfogarmi e dire che è tutto uno schifo. E come me tanti vescovi sarebbero pronti a ‘sparare’. Ma a che serve? La verità è che occorrerebbe che alzassimo la testa tutti i vescovi insieme. Che insieme tornassimo a farci sentire senza alcuna sudditanza politica. Speriamo che il cardinale Bagnasco faccia questo sforzo lunedì, aprendo il ‘direttivo’ della Cei. Serve una strategia unitaria. Serve che i cardinali ascoltino lo stato d’animo dei vescovi e dei fedeli. E serve che insieme si trovino nuove strade”.
(Domenico Mogavero ,vescovo di Mazara del Vallo )
“La privacy va sempre rispettata. E quindi penso che se la privacy del premier è stata violata la cosa non sia giusta. Insieme penso che se c’è in atto un accanimento nei suoi confronti da parte di una certa magistratura la cosa non vada bene. Però un uomo di governo deve in qualche modo essere un modello per la gente e in questo momento non mi sembra che Berlusconi sia tale.”
(Cardinale Elio Sgreccia)
" In Italia si inventano i problemi, da altre parti la cosa sarebbe finita subito". " ma si pensa davvero che chi non può pagare il fitto o altre cose stia alle prese con Ruby? Ma siamo seri. Poi Berlusconi ha compiuto una ragazzata, chi lo critica ferocemente ignora il Vangelo di san Giovanni":_  chi non ha commesso peccati, tiri la prima pietra,- siamo tra sepolcri imbiancati. Ora non dico che Berlusconi meriti un premio e la sua condotta é quanto meno superficiale e contraria ai doveri del cattolico, magari si pentirà e confesserà. Ma che alla fine giudizi etici li debba dare Vendola, siamo alla frutta".
(Monsignor Arduino Bertoldo, Vescovo Emerito di Foligno )
Nella Chiesa la posizione da prendere sul Robygate non sembra chiaramente delineata, nonostante l’editoriale del direttore del quotidiano dei vescovi, l’ Avvenire. Le dichiarazioni di importanti prelati appaiono a volte sfumate, quasi si abbia paura di non compromettere le relazioni con Berlusconi e quello che dal suo governo la Chiesa può trarne vantaggio. A prese di posizioni forti e decise contro il libertinaggio licenzioso e festoso del premier fanno da contrappeso altre più sfumate, fino ad arrivare, da parte di alcuni insigni prelati, alla comprensione se non addirittura alla giustificazione. Le stesse dichiarazioni soggettive di vescovi e porporati, che non impegnano direttamente il Palazzo Apostolico o la stessa CEI, non fanno altro che aumentare lo sconforto tra coloro che ancora credono in certi valori etici condivisi. E’ arrivato il momento che la Chiesa, a partire dalle sue gerarchie vaticane e dalla CEI, si esprima in maniera chiara e univoca, dopo la forte nota del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Il presidente della Repubblica è ben consapevole del turbamento dell’opinione pubblica dinanzi alla contestazione da parte della Procura della Repubblica di Milano al presidente del Consiglio di gravi ipotesi di reato».

martedì 18 gennaio 2011

" Lectio magistralis " dell'On.Bindi a Mazara

Un auditorium stracolmo, un grande schermo alla parete, dal quale, attraverso la proiezione di slide, si porta a conoscenza dei presenti i progetti di solidarietà  che l’Associazione S.Vito onlus realizza in vari centri della Diocesi di Mazara; molteplici le attività svolte,  spesso non prive di ostacoli burocratici e politici, che a dire di Don Francesco Fiorino, responsabile dell’associazione, possono essere realizzate solo grazie a contributi di privati, essendo gli enti pubblici, comuni, province e regione   tentennanti o contrari a stanziare finanziamenti. “E’ la mancanza di finanziamenti che rende sofferto il cammino dell’impegno sociale, mette in difficoltà le strutture finalizzate all’accoglienza e all’assistenza agli immigrati, persino la stessa gestione dei beni sequestrati ai mafiosi” si lamenta Don Fiorino, il quale non si fa pregare per sferrare un attacco pesante ai privilegi della politica, allo spreco di risorse, agli stipendi dei parlamentari giudicati eccessivi, sproporzionati all’impegno e al lavoro svolto. Le accuse rivolte alla politica sanno tanto di qualunquismo e di pressappochismo, soprattutto da parte di chi ha la pretesa di fare un richiamo forte all’impegno  in politica dei  cattolici. In ciò, don Fiorino mostra i suoi limiti, tanto da venire smentito fermamente e con garbo dalla relatrice Rosy Bindi. E’ Lei che la gente aspetta di sentire parlare, e la sala sembra un meeting di ex popolari morotei, una rentree politicamente attesa da quindici anni, soprattutto a Mazara. La presidente del PD ha preso il posto, in questo lembo di terra siciliana, di Sergio Mattarella, presente con suo nipote Bernardo e con tutti i suoi fedelissimi, nel portare avanti le istanze di quell’anima  democristiana e popolare  che si rifà tuttora  agli insegnamenti di Sturzo, di Moro, di  Vittorio Bachelet. Sono questi i personaggi di riferimento sui quali si incentra  la “ Lectio magistralis” dell’On Bindi, l’impegno dei cattolici in politica secondo una distinzione di ruoli e nel rispetto dellla Costituzione. Un impegno laico il cui compito è quello di non strumentalizzare  e di non tirare in ballo la Chiesa. Una tiratina di orecchie anche per le alte gerarchie vaticane:” Non si può servire contemporaneamente Dio e Mammone”,  un chiaro altolà della Bindi, rivolto a tutti coloro, politici e gerarchie ecclesiali pronti ai compromessi, , per raggiungere fini materiali reciprocamente vantaggiosi e  spesso in antitesi con la morale e la stessa dottrina della Chiesa. “Il cristiano e il cattolico in politica deve avere il fine  di conseguire il bene di tutti e non della parte di appartenenza, politica o religiosa che sia, e legiferare bene, tenendo conto  della complessità della società che è chiamato a governare. Per far ciò non può esimersi da comportamenti e da stili di vita coerenti  alle funzioni svolte e che siano da esempio e da insegnanto.” Il messaggio, anche se soft nei toni, non era quella la sede adatta, viene calorosamente apprezzato. Ma non manca un forte rimprovero al qualunquismo imperante di cui si era fatto portavoce il responsabile della S.Vito onlus.  “I costi della politica non sono sempre così come vengono descritti, i parlamentari non sono sempre nullafacenti , il finanziamento pubblico è necessario per fortificare la democrazia e di consentire a ciascuno di fare politica, altrimenti si corre il rischio che solo  chi ha ingenti risorse economiche può fare politica: sarebbe la fine della democrazia” . Lo dice, l’on. Bindi, con un  tono di voce forte e carico di passione. Applaudono  gli ex popolari, applaudono i simpatizzanti del PD, applaude convinta la gente comune, non schierata, fortemente delusa dalla politica e dai politici locali, ma che ha tanta voglia di volere partecipare e di ricominciare a fare politica. Rosy Bindi è forse il personaggio politico che per il suo spessore morale, culturale, per la sua fede religiosa, da credente impegnata, e per la sua assoluta fedeltà alla Costituzione laica, potrebbe rappresentare un elemento di rottura con la mediocrità della attuale politica italiota.  

domenica 2 gennaio 2011

1861 -2011 : Celebrazioni dell' Unità d'Italia



Mentre in tutto il Paese sono state avviate  da tempo le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi e delle iniziative legate alle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia,  ci auguriamo che anche Mazara, città  che ha issato il primo vessillo tricolore in Sicilia, sia presente   con qualificate iniziative di carattere culturale e scientifico tali da assicurare la diffusione e la testimonianza, anche attraverso il recupero della memoria, del messaggio di identità ed unità nazionale delle celebrazioni.

mercoledì 29 dicembre 2010

Un bel regalo di Natale


Non sempre le notizie positive trovano quel risalto che meritano sugli organi di informazione, e ancor meno lo hanno se esse interessano la politica, uomini di governo, o a maggior ragione, se costoro sono siciliani. Eppure in un mondo in cui una casta  ingorda e nullafacente fa parlare di se per i suoi privilegi, considerati dall’opinione pubblica insopportabili e indecenti, fa impressione che vi sia un politico regionale, nel caso in questione si tratta dell’assessore regionale per le Infrastrutture e la mobilità Pier Carmelo Russo, che sceglie di rinunciare a una parte sostanziosa dell’indennità di cui gode. Ancor più se tale indennità viene finalizzata alla istituzione di una borsa di studio che servirà a finanziare un progetto di ricerca nel settore dei trapianti in collaborazione con il Centro Regionale Trapianti. La donazione destinata alla borsa di studio sarà di 20 mila euro circa. Con la parte restante dell’indennità non percepita, l’assessore Pier Carmelo Russo contribuirà alla realizzazione dei progetti di sostegno scolastico di Padre Cosimo Scordato all’Albergheria, noto quartiere popolare palermitano. Un bel regalo di Natale. Chissà se l’assessore Russo troverà degli epigoni politici capaci di rinunciare, anche in parte, alle loro indennità o ai loro ricchi vitalizi. La Sicilia si sa è terra generosa, ma i politici siciliani lo sono? Buon Anno!

venerdì 17 dicembre 2010

Salemi tra illusioni ed ebbrezza


Il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi ha proposto al cantante Morgan di fare l’assessore alla Creatività, ai diritti Umani, alle Visioni e all’Ebbrezza. L’estroso artista ha naturalmente accettato. Per quanto riguarda le Visioni, Morgan farà in modo che  la Fata Morgana  compaia anche a Salemi. In più l’assessore all’ebbrezza allieterà i salemitani interpretando una versione sicula delle Mille bolle blù.

sabato 11 dicembre 2010

Cultura: la grande assente.


Scorrendo l’elenco del Calendario Regionale delle Manifestazioni Di Grande Richiamo Turistico: http://www.gds.it/fileadmin/gdsmedia/cronache/Elencolistaturismo2001.pdf
Mazara non figura, ancora una volta, tra le sedi scelte dalla Regione come mete di eventi significativi. Eppure, secondo il sindaco Cristaldi, il Settembre 2011 dovrebbe essere un mese epocale per il rilancio della sua Città come “Capitale del Mediterraneo del Multiculturalismo e del Multietnicismo ”. A questo ambizioso progetto sembrerebbe stia lavorando da oltre un anno il prof. Fouad Khaled Allam, esperto del sindaco. Una grave dimenticanza o una difficoltà di comunicazione linguistica tra l’intellettuale algerino e l’assessore regionale siciliano? Aspettiamo di saperne di più.

lunedì 6 dicembre 2010

AAAAA…..Assessoressa cercasi.



Anno nuovo, giunta nuova? Secondo indiscrezioni da fonti molto vicine al sindaco Cristaldi, il primo cittadino si appresterebbe a fare un maquillage di natura estetica alla sua giunta. Approfittando delle sempre più certe dimissioni dell’assessore Riccardo La Rosa, per motivi che riguardano esclusivamente la sua sfera privata, che nulla hanno a che vedere con gli insanabili dissapori politici con l’attuale vicesindaco, il sindaco di Mazara avrebbe chiesto, confidenzialmente, ai consiglieri del gruppo “ Liberi”, al quale fa riferimento l’assessore La Rosa, il nome di una donna che lo sostituisse. Siamo lieti che il primo cittadino abbia intenzione di prendere atto delle osservazioni fatte da tempo da questo blog, e in  attesa di una risposta da parte di Lisma & C, ci permettiamo di suggerire al sindaco un ulteriore atto di realismo politico: se rinnovo deve esserci, faccia sì che la presenza femminile sia molto più consistente, in modo tale che venga cancellata quell’impronta misogina che ha sin qui contraddistinto la giunta da Lui guidata. L’On. Cristaldi non dovrebbe avere difficoltà a trovare delle figure femminili di prestigio e in grado di dare una svolta nuova alla Sua amministrazione, soprattutto in termini di immagine, ce n’è tanto bisogno, di competenze e di relazioni politiche. Una ventata di freschezza è quello che desidera la Città. Soprattutto dopo l’ultimo consiglio comunale. E’ troppo chiederlo?

mercoledì 1 dicembre 2010

Il lungomare dei Monoliti


Dopo le giare del corso principale, le leggende piastrellate dei vicoli, la storia ceramichizzata nei cortili del centro storico, arrivano sul lungomare i monoliti. Non si tratta del celebre monolito nero  del film di Kubrik, “2001 Odissea nello spazio”, ma di due monumenti costituiti ciascuno da un blocco di marmo: uno dedicato  ai Caduti del mare, l’altro ai Caduti mazaresi durante il secondo conflitto mondiale. I due monumenti saranno inaugurati il 4 Dicembre alla presenza del sottosegretario di Stato con delega alla Difesa On. Giuseppe Cossiga.  Mazara, dopo anni di promesse non mantenute, salda il suo debito di riconoscenza alle vittime del mare con un monolito a forma di parallelepipedo, con un'ancora su una delle facce, stilizzate da onde e barche, posato su una base a tronco di piramide a gradoni. L’opera è stata ideata personalmente da Hajto, pseudonimo artistico del  sindaco Cristaldi, realizzata e donata a proprie spese alla città. Un  riconoscimento che la politica doveva alle vittime  di quello che rimane tuttora il settore trainante dell’economia cittadina.


L’altro monumento è in effetti un cippo marmoreo, essenziale e semplice, naturale e umile, senza fronzoli e pretese artistiche; la pietra appare così come si presenta appena estratta dalla cava, lacerata e decomposta nella faccia posteriore, così come lacerati e decomposti apparivano i corpi dei soldati caduti durante la seconda guerra mondiale e i cui nomi fanno da contorno al blocco marmifero. Nomi scritti sulle piastrelle dallo stesso Hajto. Quest’ultimo monumento sarà sicuramente oggetto di polemiche, avendo la città di Mazara un monumento al Milite Ignoto simboleggiante i caduti in tutte le guerre e allocato a qualche centinaio di metri, sullo stesso lungomare. Polemiche destinate forse ad enfatizzarsi per l’eccessiva differenza stilistica ed estetica che danno solennità al primo e modestia al secondo.



I due monoliti vanno a fare compagnia al cippo che l’amministrazione del sindaco Giovanni D’Alfio nel 1997 ha fatto collocare sull’ampia rotatoria dello stesso lungomare in ricordo dell’eroe libico Omar al Mukhtār. Tre monoliti nello stesso lungomare forse sono troppi. Che vi sia carenza creativa?

martedì 30 novembre 2010

Alessandro Marino incanta il pubblico di Messina

Grande successo del pianista Alessandro Marino al Palacultura Antonello di Messina dinanzi ad un foltissimo pubblico incantato dal virtuosismo del giovane artista mazarese

Davanti al competente e attento pubblico messinese convenuto al Palacultura Antonello il giovane musicista Alessandro Marino ha tenuto un interessante recital nell'ambito della stagione di concerti della Filarmonica Laudamo, eseguendo al pianoforte musiche di Alkan e Gottschalk.
Un programma assai impegnativo quello proposto dall'artista ventitreenne: le composizioni di Alkan sono difatti considerate tra le più difficili di tutto il repertorio pianistico, tanto che sono davvero pochi i pianisti in grado di fronteggiarle, in quanto ricche di passaggi tecnici di grande difficoltà e di accordi complessi, e richiedono un controllo assoluto dello strumento sfruttando tutte le risorse possibili del pianoforte. Marino, che coraggiosamente ha proposto la Grande Sonata op. 33 "Le 4 età", lo studio da concerto "Le chemin de fer" op.27 e la "Sinfonia per pianoforte solo" op. 39, è riuscito a padroneggiare queste difficili musiche dando prova di un'ottima tecnica e di competente cultura musicale, doti evidenziate anche nell'esecuzione degli altri due brani inseriti in programma, "Souvenir de Porto Rico. Marcia dei Gibaros" op. 31 e la "Grande fantasia trionfale sull'inno nazionale brasiliano" op. 69, entrambi di Louis Moreau Gottschalk, altro grande pianista virtuoso ottocentesco, che utilizzò nelle sue opere ritmi e temi della musica creola e latinoamericana. Anche nei fuori-programma (ben tre!) Alessandro Marino ha voluto evidenziare la sua propensione per il repertorio virtuosistico eseguendo una sua interpretazione di "Murder, she wrote" di John Addison (la sigla della nota serie televisiva "La signora in giallo"), seguita da un altro pezzo di Gottschalk, "Souvenirs d'Andalousie" op. 22, per terminare il concerto avvolgendo con fluttuanti moti sonori il rondò "Alla Turca" dalla sonata n. 11 K331 di Mozart nella reinterpretazione di Arcadi Volodos. I numerosi applausi degli spettatori in sala hanno sottolineato l'apprezzamento per le musiche eseguite e per la coinvolgente e scenografica interpretazione del brillante pianista.
Paolo Blundo
Messina

http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=159165&Edizione=27&A=20101128

sabato 20 novembre 2010

IEA: Presentazione del volume : SIRENE DI SICILIA





Sabato 27 novembre 2010, ore 17.30
Aula Magna - Seminario Vescovile – Mazara del Vallo

L’Istituto Euro Arabo
in collaborazione con:
Magenes Edizioni
col patrocinio di
Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
Comune di Mazara del Vallo
Biblioteca del Seminario Vescovile
presenta il volume:

Sirene di Sicilia
edito dalla Magenes Editrice a cura di Ninni Ravazza

intervengono
Ninni Ravazza, giornalista e scrittore
Lina Novara, storico dell’arte
introduce e coordina
Antonino Cusumano
Nel corso della presentazione saranno proiettate, a cura di Lina Novara, immagini sul tema
Sirene, Tritoni, Nereidi nel mare dell’arte.
Di sirene si parlerà sabato 27 novembre alle ore 17.30 nell’Aula Magna del Seminario di Mazara del Vallo. L’Istituto Euro Arabo ha promosso la presentazione del volume Sirene di Sicilia, edito da Magenes a cura di Ninni Ravazza. Il libro raccoglie gli atti di un convegno tenutosi a San Vito lo Capo e illustra sotto diversi punti di vista la mitica figura delle Signore del canto, immagine femminile di straordinaria densità simbolica che per millenni ha affascinato scrittori, registi e artisti.
Tra i simboli che vengono da lontano e hanno attraversato i secoli, i mari e i cieli dell’oriente e dell’occidente, le sirene sono giunte fino a noi sotto un comune e permanente segno, quello fascinoso e perturbante della seduzione. Modelli di ineffabile bellezza, sono archetipi di una certa femminilità, della capacità metamorfica tutta femminile, ovvero del mito dell’eterno femminino. Creature di confine e di mediazione, le sirene incarnano nell’ambiguità e nella doppiezza del loro corpo le nostre ansietà unitamente alle speranze, le nostre paure non meno che i desideri più segreti. In forme e contesti diversi oggi sono ancora tra di noi, abitano i nostri sogni, ci distraggono e ci attraggono, ci tentano e ancora ci incantano.
Delle sirene e del loro potere seduttivo parleranno Ninni Ravazza, noto giornalista, scrittore e curatore del volume, Antonino Cusumano, autore della nota introduttiva e Lina Novara, storica dell’arte. Nel corso della presentazione saranno proiettate immagini sul tema delle Sirene nell’arte figurativa siciliana. 
Il volume Sirene di Sicilia contiene gli atti di un convegno tenutosi a San Vito lo Capo e illustra sotto diversi punti di vista la mitica figura delle Signore del canto che per millenni hanno affascinato scrittori, registi e artisti. Incarnazione delle nostre ansie, paure e speranze, astrazione della bellezza e dell’arcano femminile, le sirene sono ancora tra di noi, nuotano nel mare del nostro immaginario, volteggiano nel cielo dei nostri sogni, ci distraggono e ci attraggono, ci tentano e ancora ci incantano.
Ninni Ravazza, coordinatore e promotore del convegno, curatore del volume, è noto giornalista e subacqueo professionista. Presidente della Pro Loco di San Vito lo Capo, ha già pubblicato presso Magenes i seguenti volumi dedicati al mare: Corallari (2004); Diario di tonnara (2005); Il sale e il sangue (2007); Il mare e lo specchio (2009).
Lina Novara, già docente presso l’Istituto di Storia dell’Arte della Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo, ha curato numerose mostre presso il Museo Regionale Pepoli di Trapani e ha collaborato alla redazione dei relativi cataloghi: L’arte del corallo in Sicilia (1986); Ori e rgenti di Sicilia (1989); Materiali preziosi dalla terra e dal mare (2003); La navigazione nel Mediterraneo (2005). È coautrice dei volumi Argenti in processione. I misteri di Trapani (1992), Argenti e ori trapanesi nel museo e nel territorio (2010). È attualmente presidente dell’Associazione Amici del Museo A. Pepoli. Casa editrice Magenes che ha sede a Milano è specializzata nella pubblicazione di opere dedicate al mare: i titoli del catalogo spaziano dalla narrativa alla manualistica, dalla storia della marineria agli studi sulla cultura del mare.

venerdì 19 novembre 2010

Concerto del Pianista Alessandro Marino a Messina




 


FILARMONICA LAUDAMO: DOMENICA 21  IL PIANISTA ALESSANDRO MARINO

Marino eseguirà opere di Alkan e Gottschalk.

Proseguono domenica 21 alle 18, con il giovanissimo pianista Alessandro Marino, gli appuntamenti della Filarmonica Laudamo, per la stagione 2010-2011, al Palacultura Antonello, spazio cittadino destinato alle attività artistiche dotato di un moderno Auditorium di 800 posti, concesso dall’Amministrazione Comunale alle associazioni musicali. Alessandro Marino si è aggiudicato la vittoria di importanti concorsi nazionali e internazionali, e in questo novembre è risultato vincitore assoluto della rassegna “Nuove Carriere 2010” promossa dal Cidim - Comitato Nazionale Italiano Musica in collaborazione con Roma Tre Orchestra. Singolare e di grande impegno tecnico-interpretativo il suo programma, incentrato su due protagonisti assoluti del virtuosimo romantico dell’800: il francese Charles-Valentin Alkan e il creolo Louis Moreau Gottschalk, detto - per il colore della sua pelle - lo “Chopin negro” o il “Liszt d’America”. La musica di entrambi è pressoché scomparsa dalle sale concertistiche, perché sono oggi pochi i “virtuosi” in grado di affrontare le loro scintillanti e monumentali creazioni. Alessandro Marino è tra questi. Il suo recital, con musiche tutte in prima esecuzione assoluta per Messina, rivelerà al pubblico un universo pianistico fatto di estri imprevedibili, scatti fantastici e mirabolanti tecnicismi.

giovedì 18 novembre 2010

“ TRADIMENTO “


Adesso la parola d’ordine è “tradimento “.  La dovranno gridare in ogni luogo, in ogni tempo , in ogni intervento, tutti i peones del berlusconismo, tutti i turiferari del pensiero unico, i coristi del “ meno male che Silvio c’è”, i cantori dei“ Salmi di Gloria del Signore di Arcore”, i Valvassori che come atto di proskynesis al Principe saranno ricompensati con l’investitura di una scranno al parlamento. Dovranno gridare che Fini è l’Angelo del male, colui che divide ciò che il “Sommo Bene “ ha unito. E qualcuno, a Mazara, dirà: “ Io avevo già scritto in proposito,( sul tradimento,) qualcosa”. Gli spunti per argomentare il tradimento sono stati segnati: non si disonora il Padre Padrone, non si sciopera nel partito azienda, non si ha diritto al richiamo alla propria storia ed alle proprie tradizioni, non si risponde con “ signornò, non si invoca la democrazia interna nel partito dell’amore. E’ tacciato di alto tradimento chiunque abbia l’ardire di chiedere che il parlamentare eletto sia legittimato da un voto in cui l’elettore esprima la sua preferenza e il suo rappresentante. E’ configurato atto di tradimento anche mostrare perplessità sugli stili di vita libertini di “ Colui che tutto puote e nulla deve”. E’, soprattutto, considerato alto tradimento chiedere che la Democrazia si fondi sulla libera scelta e il libero confronto.

venerdì 12 novembre 2010

Cristaldi – D’Alì – Una coppia al comando del PDL trapanese



"Oggi partiamo con la nomina dei coordinatori provinciali e comunali di un grande partito con una grande ambizione ed intuizione. Il Pdl finalmente si struttura e si organizza.”
Lo ha detto a Catania il co-coordinatore del Pdl in Sicilia Giuseppe Castiglione. Coordinatore provinciale di Trapani è l’On. Nicola Cristaldi, suo vice è il Sen.Tonino D'Alì.
Così l’On. Cristaldi diventa uno dei politici siciliani con più incarichi: deputato, sindaco e coordinatore politico provinciale. Forse troppi per poterli svolgere al meglio. Che abbia raggiunto il vertice della parabola? Intanto l’istituto Demopolis nell’ultimo sondaggio rileva che FLI, la nuova formazione del presidente della Camera On. Fini, raggiunge in Sicilia un consenso del 12%, sopra di 4 punti la media nazionale che sfiora l’ 8% . Questi dati, alla luce degli avvenimenti che indicano imminente la caduta del governo Berlusconi, dovrebbero mettere un po’ in apprensione il PDL isolano e nazionale, o per lo meno, quel che di questo partito è rimasto dopo la nascita del Partito del Sud e di FLI. Non tutto sarà come prima alle prossime elezioni e non tutto sarà scontato, soprattutto nella riconferma dei deputati uscenti. A cominciare da questa strana alleanza Cristaldi D’Alì. Se Fazio, sindaco uscente di Trapani, chiederà un salto politico di qualità attraverso la richiesta di uno scranno a Montecitorio, con chi si schiererà D’Alì? E Cristaldi, da coordinatore provinciale del PDL perorerà la riconferma di se stesso, sia come deputato sia come sindaco o dovrà rinunciare gioco forza ad una delle due cariche? Siamo all’inizio delle grandi manovre.

venerdì 5 novembre 2010

Alessandro Marino vincitore della rassegna ''Nuove Carriere 2010''



Si è tenuta ieri presso l'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università Roma Tre la votazione per eleggere il vincitore della rassegna Nuove Carriere 2010, promossa dal Cidim in collaborazione con Roma Tre Orchestra. I giurati, per l'occasione, sono stati gli studenti del corso di laurea in Scienze della Comunicazione che avevano assistito precedentemente ai concerti. I partecipanti in gara erano 6, con formazioni che spaziavano dal solista, al duo, al quartetto. Alla fine gli studenti hanno premiato il pianista siciliano Alessandro Marino. "Faccio i miei più calorosi complimenti ad Alessandro Marino" - così ha commentato l'esito della votazione Valerio Vicari, direttore artistico di Roma Tre Orchestra - "perché ha saputo intercettare al meglio il gusto del pubblico più giovane. Si è conclusa una rassegna musicale importante che ha visto impegnati alcuni fra i migliori solisti del panorama nazionale. Voglio ringraziare ancora il direttore artistico del Cidim Piero Rattalino per aver voluto regalare agli studenti di Scienze della Comunicazione l'opportunità di scegliere il vincitore di questa rassegna. E' ora che le organizzazioni musicali, a partire dalle più antiche e prestigiose, si aprano all'esterno e contribuiscano alla diffusione della cultura musicale tra le nuove generazioni, soprattutto all'interno delle scuole e delle università. Mi auguro" - ha concluso Vicari - "che questa rassegna possa ripetersi anche l'anno prossimo, ancora una volta insieme alla Roma Tre Orchestra.

lunedì 1 novembre 2010

Una buona lettura per antidoto


Il montanaro che brucava l’erba insieme alle gazzelle e lappava il latte dalle belve feroci restò sorpreso quando assaggiò per la prima volta il pane”. da – Pane Nostro- di Predrag Matvejević. Chi non si è mai posto la domanda, “ Quando e come e dove è stato fatto il pane per la prima volta” Consiglio questo libro, bellissimo, di un autore del quale non si può che innamorare. Dopo “ Breviario Mediterraneo “ Matvejević continua a stupirci e ad appassionarci con il suo modo di scrivere e di affrontare temi che percorrono in lungo e in largo la storia dell’uomo. Lo consiglio vivamente a tutti gli amici come antidoto al bunga bunga.

giovedì 28 ottobre 2010

Una partita tutta da giocare

La questione dell’eliminazione dei passaggi a livello che attanagliano Mazara del Vallo è diventata una partita a poker; bisogna vedere se i giocatori sono disposti a giocarla. Tutto dipende dalla posta che ciascuno di loro è in grado di mettere sul tavolo. Sino a questo momento il gioco si é sviluppato su intenzioni, annunci e buoni propositi; è arrivato il momento di sedersi al tavolo e giocare la partita sul serio. Una volta scoperte le carte si vedrà chi ha un gioco in mano e chi ha bluffato. Incominci il primo cittadino di Mazara con lo sfidare gli altri giocatori che sono la Regione, Trenitalia, RFI e il ministero dei Trasporti a sedersi al tavolo. Non so se l’ On. Cristaldi come pokerista sappia destreggiarsi con le carte così bene come lo fa con i pennelli; se così fosse, avrebbe molte possibilità di aggiudicarsi l’intera posta, perché è indubbio che qualcuno stia bluffando. Il consiglio che diamo al Sindaco è quello di giocare immediatamente la partita. Comunque vadano le cose gli sarà dato il merito di avere contribuito in modo decisivo a risolvere un problema. Se non la gioca, tradirà le speranze di 17.000 suoi concittadini che lo hanno votato.

martedì 26 ottobre 2010

Ferrovia: niente di fatto

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti  On. Altero Matteoli, il presidente di Trenitalia Marco Zanichelli, il presidente di RFI l’agrigentino  Dario Lo Bosco; un tridente di tutto rispetto a garanzia della bontà del progetto “ Eliminazione della ferrovia” che tanto sta a cuore al sindaco di Mazara On. Nicola Cristaldi. Un tridente che nelle intenzioni del sindaco doveva servire a infilzare definitivamente gli oppositori  del suo progetto ma che alla fine si è rivelata un arma spuntata.  Accanto a loro il sen. Antonio D’Alì, presidente della commissione Territorio e Ambiente al senato, e  nel parterre il presidente della provincia di Trapani, On. Turano e il sindaco di Campobello Ciro Caravà  a suggello di una volontà politica non formale. Manca però l’interlocutore principale che è la Regione Sicilia, in assenza della quale qualsiasi progetto è destinato a restare nella categoria dei bei discorsi ma  privi di sostanza. L’appello di Cristaldi è fermo, convinto  di essere nel giusto e di interpretare la volontà della sua collettività; tale sicurezza gli viene dalla presenza del ministro nella sua città, e dal quale riceve comprensione e solidarietà politica per un problema che esiste e che richiede  una soluzione non più rinviabile. Comprensione condivisa dai vertici di Trenitalia e RFI. Quest’ultima, però, avanza   una soluzione che sorprende  il sindaco e che si rivela opposta a quella tanto cara all’amministrazione Cristaldi, il cui progetto,  illustrato  dall’ing. Gaspare Russo, prevede l’abolizione della linea ferrata e la sua sostituzione con una metropolitana di superficie  gommata e la costruzione di due stazioni di testa. La soluzione alternativa che   RFI delinea è un progetto di massima  la cui finalità è il superamento dei passaggi a livello in città mediante l’ interramento di un tratto della linea ferrata lungo una trincea aperta e la costruzione di sottopassi con una previsione di spesa di circa 38/40 milioni di Euro. Per RFI , comunque, tutto rimane sul piano delle ipotesi, e qualsiasi soluzione deve essere concordata, anche politicamente, con  il suo cliente  di riferimento che è la Regione Siciliana. Qualsiasi soluzione, dice espressamente Lo Bosco, “deve essere discussa e concordata   con la Regione”. Come dire, gli enti locali e la Provincia non possono essere  che  interlocutori secondari. La filosofia di RFI è nota, la società cerca di salvaguardare  il trasporto ferrato incurante se è efficace, efficiente ed economico. Tale strategia appare  quanto meno non confortata da  studi di settore non solo sulla convenienza economica, ma anche sul piano della necessità, della richiesta e   del numero di utenti interessati  a quella tratta.  Ancor più alla luce di quanto dichiarato dal ministro Matteoli  per quanto riguarda la realizzazione della “ bretella autostradale Mazara- Birgi; tale realizzazione, secondo il ministro,  non può avvenire  a carico dello stato, ma  ad essa devono concorrere da una parte la Regione, grande assente nella presentazione di progetti infrastrutturali, e dall’altra i privati. Il messaggio è chiaro: “ Soldi non ce ne sono, e quei pochi  a disposizione servono per realizzare progetti  che non richiedano grandi risorse economiche” Dunque, niente grandi sogni.  Per evitare che il  tutto resti  nel campo delle buone intenzioni,  e se realmente si ha a cuore la soluzione del problema dei passaggi a livello che strangolano la Città, allora è urgente aprire un “ Tavolo tecnico in cui si incontrano e discutano delle varie soluzioni  gli interlocutori interessati, Regione, Trenitalia, RFI e istituzioni territoriali. Questa la proposta  di Matteoli. “Il ministero delle infrastrutture è pronto a fare la sua parte  politica”. Un tavolo tecnico mai richiesto e che difficilmente si realizzerà, visti i tempi che corrono. Un incontro, quello di stamane, che sicuramente aumenterà la polemica tra i sostenitori della dismissione del tratto ferroviario Campobello – Mazara e quelli favorevoli all’interramento di un tratto urbano di esso. Non è difficile immaginare che le fazioni politiche opposte faranno di tutto per far fallire il progetto dell’avversario. Il risultato sarà che tutto resterà come prima, e ancora una volta si  perderà una opportunità, buona o meno buona che sia.

martedì 12 ottobre 2010

La politica tra speranze disattese e incubi.


“La conseguente alleanza con il PdL dell’on.le Silvio Berlusconi, rafforza l’impostazione che abbiamo voluto dare nelle scorse amministrative di Mazara del Vallo, allorquando, di concerto con il Presidente Turano ed un gruppo di amici, abbiamo deciso fermamente di appoggiare la candidatura a Sindaco proposta dal PdL di Cristaldi per la Città di Mazara.” Il vicesindaco di Mazara Giovanni Quinci non riesce ad azzeccarne una; dava per scontata l’adesione di Turano al Pid; il partitino cuffaro-manniniano di cui tutti i siciliani ne sentivano il bisogno, quanto meno per portare un po’ di rinnovamento generazionale. C’è rimasto male l’assessore Giovanni Quinci, adesso che è svaporato anche il suo punto di riferimento in provincia; si potrà sempre consolare continuando a citare, come fa da vent’anni, Don Sturzo e la Dottrina sociale della Chiesa.
Il panico sembra prendere anche il mansueto Pecorella che, nell’ipotesi di ulteriori aggiustamenti nel governo della provincia, sente traballare la sua fresca poltrona, nonostante le assicurazioni dategli dai suoi sponsor Alfano e Cristaldi. Deve solo avere pazienza, c’è chi pensa per Lui, anche con la promessa di una candidatura alle regionali. Chi di questi tempi è assillato dagli incubi è l’On. Scilla. Ogni sera il suo pensiero va costantemente alla “ diva Giulia”, abbandonata, dopo un lungo periodo di affascinazione politica, dal giovane deputato mazarese, che è stato sedotto, questa volta, dal berlusconianissimo Gianfry Miccichè. Scilla teme la reazione dell’On. Adamo, dalla quale è stato preso in affido e guidato nella conoscenza dei meandri della politica regionale che conta. Non c’è di peggio della reazione di una donna tradita. Questo Scilla lo sa. La “ diva Giulia” per ora tace: tace su Scilla, tace su Pecorella. Sa che la vendetta va servita fredda. “ C’è un giorno per tacere, c’è un giorno per parlare”, è scritto. Quanto basta per guastare la soddisfazione del deputato mazarese di avere raggiunto l’obbiettivo di essere considerato il deputato di riferimento, nella provincia di Trapani, del neonato movimento politico di Miccichè  "Forza  del Sud ".

domenica 10 ottobre 2010

Una politica dai risvolti complicati.

Adesso che lo scioglimento delle camere sembra slittato a data da destinare, sicuramente non prima del prossimo anno, qui,  nell’  “Inclita Urbis”,   le conversazioni informali tra amici hanno come tema l’ipotesi delle dimissioni del sindaco On. Cristaldi.  Lo stesso tema viene  ripreso con enfasi e strumentalizzato con interventi stucchevoli dai consiglieri comunali in quell’ aula che loro, molto pomposamente, chiamano, per darsi un tono,” il piccolo parlamento” della città.  E’ stato lo stesso prima cittadino, durante un talk show in piazza  a ipotizzare il grande gesto al fine di  mandare a casa, definitivamente, un consiglio comunale che  lo stesso Sindaco considera un ostacolo alla realizzazione del suo programma. Quel programma  per il quale ha ricevuto circa il 70% di consensi elettorali. Intanto la politica  siciliana non smentisce il suo dinamismo, coerente con i  principi della dinamica, e le risultanti che via via vengono tracciate incidono  sugli assestamenti politici che riguardano il governo della Regione, delle provincie e dei comuni, inclusa  Mazara del Vallo, Si assiste, in tal modo, ad un vorticoso processo di scomposizione dei partiti e delle loro aggregazioni di alleanze . Anche nella  città marinara  si prefigurano nuove  manovre di schieramento, come quelle del movimento “ Liberi”, che ha come punto di riferimento provinciale l’On. Massimo Grillo, sponsor del  Sindaco Cristaldi nelle recenti elezioni amministrative. Quest’ultimo lo ha ricambiato   con la nomina  ad amministratore unico dell’Ato Belice ambiente del suo uomo di punta a Mazara, Nicolò Lisma, e con la presenza in giunta di un assessore grilliano,  Riccardo La Rosa. Adesso che Grillo è ritornato, dopo un lungo e sofferto esilio volontario, alla corte di Casini, a seguito dell’abbandono  dell’UDC da parte dei cuffariani, che farà Lisma? Seguirà il fraterno amico Grillo o riconfermerà  l’atto di fedeltà con  Cristaldi?  E l’assessore La Rosa continuerà a collaborare con i   cuffaro- manniniani?   Anche nell’evanescente  PD mazarese, nonostante l’accoppiata Macaddino – Giacalone ( Giampi ) sembra inossidabile, si denotano forti segnali di differenziamento sull’atteggiamento da tenere con l’amministrazione Cristaldi. Insaldabile, per motivi personali e politici, diventa di giorno in giorno la rottura tra Scilla e suoi amici con la coppia Cristaldi – D’Alì, avendo l’On. Scilla fatto atto di proskynesis nei confronti  dell’On. Miccichè.  Intanto segnali di avvicinamento vengono mandati da parti del variegato movimento politico dell’Autonomia del presidente Lombardo, e che  potrebbero rappresentare una pedina politica importante per la stabilità dell’amministrazione Cristaldi; un eventuale accordo programmatico con questi ultimi, consentirebbe al sindaco di ridurre la differenza numerica tra opposizione e amministrazione, e di raggiungere la maggioranza in consiglio comunale. Ma come si comporteranno i tre consiglieri UDC? Seguiranno Casini o Cuffaro? Se confermeranno di restare nell’UDC, allora la situazione diventerebbe complicata per  il sindaco, sia sul piano numerico  sia soprattutto su quello politico. Nell’uno e nell’altro caso, dovrà per forza di cose , nel giro di qualche mese, dare corso ad una rimodulazione dell’attuale giunta attraverso forti segnali politici che diano spessore alla sua azione amministrativa, almeno dal punto di vista della rappresentatività Tale rimodulazione dovrà passare attraverso l’abbandono di una rappresentanza politica ritenuta dai mazaresi misogina e che si è rivelata il vero punto debole dell’amministrazione Cristaldi. L’apparenza in questo caso conta. Dare vita alla politica dell’immagine, (Sgarbi insegna qualcosa?), comporterà anche rivedere in parte la composizione del suo staff. Quest’ultima richiesta è condizione imprescindibile proveniente dall’attuale gruppo consiliare dell’UDC. Le dimissioni del sindaco, comunque vadano le cose, se non intervengono fatti politici nazionali, appaiono molto improbabili, non fosse altro perchè metterebbero a rischio quel progetto di “ Mazara capitale multiculturale e multietnica”( e su questo tema ci sarà molto da approfondire); tali dimissioni, infatti, oltre a far decadere tutto il suo  staff e i suoi  collaboratori, interromperebbero la consulenza e la collaborazione con Fouad Kaled Allam, l’Edrisi del primo cittadino, l’ esperto al quale è stato affidato l’organizzazione di eventi  di grandi aspettative per il prossimo anno, che dovrebbero inserire di diritto Mazara tra le città multiculturali del Mediterraneo. Tutt’ora, però, di tutto ciò  se ne sconoscono le linee progettuali. Inoltre, le dimissioni  interromperebbero  gli iter avviati per l’eliminazione dei passaggi a livello della linea ferrata che attraversa la Città;  è su questo progetto che il sindaco  si gioca tutta la sua credibilità politica, insieme ai finanziamenti avviati per il recupero e la rivalutazione di strutture architettoniche di pregio storico - artistico. Le dimissioni certificherebbero l’abdicazione da parte del primo cittadino al ricorso al principio della mediazione, arte  che Cristaldi ha dato prova di possedere e di  sapere esercitare con riconosciuta abilità ed eleganza  allorquando presiedeva l’Assemblea Siciliana. E’ anche vero, però, che in caso di dimissioni, la sua rielezione sarebbe plebiscitaria per demerito dell’opposizione che a tutt’oggi si dimostra incapace di presentare una alternativa di pari livello. Si prospetta un inverno molto surriscaldato a Mazara.

venerdì 1 ottobre 2010

Cannoli a go-go

Un bel discorso doro-democristiano, quello fatto da Berlusconi, da prima repubblica. Belle parole per un programma generico ed elettorale, nessun nodo politico sciolto. Per la Sicilia solo il potenziamento della scorrimento veloce AG-CL e della CT-RG. Niente ammodernamento del sistema ferroviario, autostradale, portuale. Alfano, Schifani, Dell’Utri,Miccichè, Castiglione, Nania,D’Alì, Lombardo, Cristaldi, Mannino, Cuffaro, Romano. Tutti a festeggiare il 74° compleanno del premier con la nuova maggioranza. Dalla Sicilia sono arrivati vassoi di cannoli siciliani. Forse per rendere meno amara la vergogna della politica.