Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
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venerdì 10 maggio 2019

Ballottaggio.Una scelta di cultura.



Dal via i terroni ai napoletani colerosi, dai siciliani mafiosi ai meridionali scansafatiche, sporchi, non rispettosi delle regole, parassiti, dalla Lega sono tracimati, come un fiume in piena, 25 anni di insulti. Insulti anche ai simboli nazionali, al tricolore con il quale si pulivano il culo, al cappio mostrato in parlamento segno del loro giustizialismo di facciata, proprio nel giorno in cui veniva rapito Aldo Moro. Loro che gridavano “Roma ladrona” per poi fare sparire 49 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Cosa è cambiato in questo quarto di secolo oltre al passaggio di consegne da Bossi a Salvini, dall’antiterronismo all’anti straniero? Il bersaglio i “ negri, i rom, gli islamici, gli indù, gli altri insomma, i diversi, gli impuri, che mettono in pericolo la  identità e i valori del popolo lombardo. Quelle identità e quei valori tramandati da inventati rituali celtici, il battesimo del Po, da quella identità longobarda , da quell’Alboino che costringe sua moglie Rosmunda a bere nel teschio del padre Cunimondo ,ucciso dallo stesso Alboino.
In questi venticinque anni si è passati dal vietato l’ingresso ai meridionali nei bar  al vietato lo sbarco agli immigrati, non importa se naufraghi o fuggitivi. La parola d’ordine  è “Porti chiusi” , ma il gene è sempre lo stesso. L’obiettivo è sempre lo straniero. Dai meridionali mafiosi e sudici, allo straniero sporco, spacciatore, stupratore per il quale occorre la castrazione chimica, ladro contro il quale è lecito, anzi è d’obbligo sparare. Lo spartito è  sempre lo stesso. Da “prima il nord” a “prima gli italiani”, per concludere in una sequenza di note sempre più alte con:  prima i napoletani, prima i calabresi, prima i siciliani, prima i sardi.  Il tutto contornato da odio e rancore.
In questa campagna elettorale per le amministrative per l’elezione del sindaco, l’anomalia è la presenza, al ballottaggio, di un candidato che ha aderito alla lega, che ne ha abbracciato il suo credo, la sua filosofia, i suoi disvalori, i suoi proclami, in forza del “prima noi”, prima i nostri figli, prima i mazaresi, in nome della sicurezza e di una non ben definita “normalità. E sempre nel nome della nostra identità messa in pericolo “dall’altro.”
Non importa se sono “gli altri” a tenere in vita la nostra economia, dalla pesca all’agricoltura, dall’edilizia alla pastorizia.   
Non importa se agli slogan “mai più giovani costretti a migrare”, gridato dei leghisti di casa nostra, siano proprio i nostri ragazzi, le nostre intelligenze più fresche e sensibili, che dal nord scrivono e  implorano a non votare Lega, a non recidere le nostre radici, a non svendere i nostri valori. Proprio loro che la Lega la conoscono meglio di noi.

Ecco perché il voto di domenica rappresenta una scelta non solo politica, ma soprattutto di cultura.

lunedì 6 maggio 2019

I traditori




Questo libro è ogni giorno più attuale, e più incisivo appare proprio in questi giorni di campagna elettorale, stante che bisogna fare l’appello ogni giorno per capire dove si trovano i Consiglieri Comunali: sono ancora nel partito dove sono stati eletti? Sono da un’altra parte? Sono dalla parte opposta? Perchè non stanno dove dovrebbero essere? La storia è lunga ed è legata alla bramosia degli uomini di vincere a tutti i costi, fregandosene di regole morali e di costume. Date uno sguardo al libro.
Così scriveva Nicola Cristaldi nel suo blog il 18 marzo 2014. Era iniziata la campagna elettorale che lo avrebbe portato a conquistare il secondo mandato di sindaco della sua città per entrare così nella storia di Mazara.
Già nel febbraio del 2009 avevo scritto, su questo blog, la cronaca dettagliata della presentazione del pamphlet di Cristaldi, I Traditori, alla quale era intervenuto anche Fini, allora vicepresidente del consiglio del governo Berlusconi.
Sono passati dieci anni da allora. Ha ragione l’ex sindaco di Mazara a dire che quell’elenco di ”traditori” va aggiornato e arricchito di nomi?Arriviamo ai nostri giorni. Dunque si va al ballottaggio secondo le nostre speranze; nessuno dei due candidati, né Quinci nè Randazzo hanno ufficializzato collegamenti o apparentamenti con altre liste. Già questo è un segnale positivo, se non fosse che, comunque, qualche transumanza inizia a vedersi, con la presenza sempre più continua di Pietro Marino nei pressi del comitato elettorale di Randazzo. Un caso? Una coincidenza? Semplice curiosità del candidato più votato nella lista dei Futuristi di Cristaldi?A sentire i bene informati, si parla di un accordo che vede il passaggio dai Futuristi alla Lega, una forma di ritorno al futuro; l’impegno di P. Marino a favore di Randazzo in questa cruciale settimana di ballottaggio, e la gratitudine, se Randazzo dovesse essere eletto, di assegnare al consigliere futurista l’ambita poltrona di assessore ai lavori pubblici.In subordine, poiché questo assessorato è ambito dallo sponsor principale di Randazzo, il gruppo di  Torrente, ecco che potrebbe essere proprio Vito Torrente, ex assessore di Giorgio Macaddino, o uno molto vicino, il designato a quella poltrona, essendo la  nomina del deputato leghista ligure Lorenzo Viviani, una designazione farlocca.Sarebbe il caso che Randazzo spiegasse ai propri concittadini del perché di questa farsa, visto che ha fatto della trasparenza il suo cavallo di battaglia.In questo caso per Pietro Marino si riaprirebbero le porte per la presidenza del consiglio comunale.Randazzo spieghi il motivo di tutte queste manfrine, questi inciuci, queste ammuine, questi ammiccamenti che lui stesso ha condannato sin dall’inizio della campagna elettorale.Si tratta o non si tratta di do ut des?Questa transumanza del futurista nel campo leghista, tuttavia, pone delle considerazioni di ordine politico. È stata una scelta personale o concordata con lo stato maggiore futurista?E qui entra in ballo l’attualità del libro di Cristaldi. È pensabile che Pietro Marino decida da solo di schierarsi apertamente  a favore di colui che è stato fino a qualche giorno fa il suo avversario? Oppure che ci sia stato un accordo verticistico tra Futuristi e Lega? E questo può avvenire all’insaputa di Cristaldi? E se quest’accordo c’è stato, su quali basi?Analizziamo il primo caso. L’impegno di Marino a favore del leghista non ha alcun senso sul piano politico, se a lui non dovesse spettare una poltrona in giunta.Secondo la ripartizione dei seggi, nel caso vincesse Randazzo, ai futuristi spetterebbe un solo seggio, quello di Marino. Se quest’ultimo dovesse trovare un posto nella giunta leghista, allora verrebbe surrogato dalla sua compagna di cordata Enza Chirco. Ma nessuno dell’entourage futurista ne trarrebbe vantaggio.Se al contrario, Marino dovesse concorrere per la presidenza del consiglio, allora la Chirco, con la quale aveva diviso i suoi voti, resterebbe fuori. Questo sarebbe un grosso problema all’interno del bacino dell’imprenditore futurista.  Vorrebbe dire che per realizzare i suoi interessi personali, Pietro Marino sarebbe pronto a sacrificare la sua compagna e rinnegare gli accordi presi durante la campagna elettorale.Per i futuristi e per Cristaldi, perdere tutta la rappresentanza in consiglio comunale sarebbe un colpo letale, dopo l’insuccesso di Calatafimi.
Una operazione del genere segnerebbe definitivamente la fine di Cristaldi e dimostrerebbe tutta la sua inconsistenza politica. All’ex sindaco resterebbe soltanto la consolazione di aggiungere alla lista di “Traditori” un nome in più.Per le implicazioni descritte in precedenza, trovo assurdo che il passaggio di Marino all’altra sponda sia stata una operazione concordata.A questo punto, il futuro dei futuristi in consiglio comunale dipenderebbe da una vittoria di Quinci, che consentirebbe al movimento di Cristaldi di essere presente, in consiglio comunale, con due seggi, quelli di P.Marino e della Chirco. E dall’opposizione, né Marino né la Chirco avrebbero più interesse di passare a una Lega sconfitta.Ecco il motivo per cui ritengo quella di Marino semplicemente una smodata ambizione personale per la quale la politica è un mezzo da utilizzare e non un fine da realizzare.Cosa da evitare a ogni costo se non si vuole aumentare la cesura con gli elettori e il disamore verso la politica.Di certo, questa settimana di ballottaggio, inizia con una vicenda torbida che qualcuno farebbe bene a chiarire. Gli sviluppi li vedremo a giorni. Cristaldi può sempre aggiornare il suo libro.


giovedì 2 maggio 2019

Apparentamenti? Niente furbate!



Passate le quarantottore, dispersi i fumi della sbornia elettorale, messe da parte le delusioni e le gioie, adesso i due candidati Quinci e Randazzo si preparano, nella dura realtà, a giocare la partita del ballottaggio ad armi pari. Almeno si spera. Da più parti, a risultati ancora freschi, si ipotizzano ipotesi di allargamento di coalizioni attraverso il famigerato gioco dei collegamenti o meglio degli apparentamenti. C’è chi guarda al M5S, chi invece ai futuristi, chi a parte di quello che è rimasto della coalizione della Corrao e di Scilla. La questione non è semplice.
 Per quanto riguarda il M5S, il più corteggiato dal candidato leghista e anche da un certo entourage vicinissimo a Quinci, una eventuale ipotesi di collegamento organico con il partito di Di Maio avrebbe un costo non indifferente, durante la ripartizione dei seggi; non fosse altro che il metodo D’Hondt privilegia, soprattutto nella distribuzione del premio di maggioranza, per il gioco dei resti maggiori, le liste che abbiano ottenuto più voti.
Inoltre, per chi si dovesse apparentare con i grillini, sarebbe costretto aa contrattare, inevitabilmente, una rimodulazione significativa del programma e della composizione della giunta, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero in seno alle coalizioni arrivate al ballottaggio e  con sviluppi non facilmente controllabili. Ammesso che una cosa del genere abbia il placet dello stato maggiore pentastellato. Nutro forti dubbi in proposito, ma mai dire mai  in politica.
 Sono convinto che una eventuale richiesta verrebbe respinta al mittente.
Inoltre sorgerebbe la domanda: In base a quale criterio dovrebbe avvenire un apparentamento del genere? E chi si dovrebbe collegare con il M5S? Quinci o Randazzo? In entrambe le ipotesi, molto fantasiose, i veri vincitori risulterebbero gli sconfitti guidati da Nicola La Grutta e Sergio Tancredi. Un vero paradosso.
Il M5s sarebbe disposto a collegarsi con Randazzo? Qui la questione si fa seria. Forse gran parte del suo gruppo dirigente e una parte dei suoi elettori vedrebbe di buon occhio una tardiva alleanza, al ballottaggio, con il giovane candidato leghista, disposto a offrire ponti d’oro pur di vincere il ballottaggio.Sarebbe quel segnale di continuità politica in coerenza con quello nazionale.   Ma a una buona parte della coalizione che appoggia Randazzo risulterebbe indigesta l’alleanza con i cinquestelle, i quali ricambierebbero la stessa avversione nei confronti del maggior sponsor di Randazzo, la lista di Libera Intesa.
E per il metodo finora usato dal M5S, la percorribilità di una simile ipotesi sarebbe problematica se non impossibile.
Meno traumatica sarebbe per i pentastellati un ipotesi di collegamento con Quinci. Ciò comporterebbe tuttavia lo sfaldamento della sua stessa coalizione sia in termini di immagine sia in quello strettamente politico e che vedrebbe non solo l’Osservatorio politico, ma anche la stessa lista di Partecipazione Politica, non indifferente ad accettare una simile ipotesi. Basti considerare la eventuale composizione della giunta da presentare durante il ballottaggio o l’assegnazione della presidenza del consiglio. Sarebbe la distruzione del giocattolo appena costruito, anche se ciò potrebbe aprire nuovi scenari di alchimie politiche di cui i siciliani sono antesignani e maestri. Cui prodest? E a quale prezzo? A meno che non si ricorra a patti di desistenza fuori dai collegamenti ufficiali. Chiamasi inciucio.
Incomprensibili, d’altra parte, risulterebbero eventuali ipotesi di collegamenti con quel centrodestra uscito dalle urne polverizzato e inconsistente. Sarebbe come fare resuscitare un morto. Strada impercorribile e per niente vantaggiosa.
In entrambe le ipotesi, per chi dovesse chiedere l’apparentamento avrebbe da pagare  un fort contributo in termini di consiglieri che dovrebbero rinunciare allo scranno del consiglio comunale. Una follìa che entrambe le coalizioni arrivate al ballottaggio non accetterebbero.
Esclusa, sia da Quinci, sia da Randazzo, l’ipotesi di collegamento con qualche lista della disastrata coalizione cristaldiana.
Si va dunque verso il ballottaggio sperando che vengano abbandonate da entrambi i contendenti quelle manfrine, quegli inciuci, quelle ammuine, quegli ammiccamenti che loro stessi hanno condannato sin dall’inizio della campagna elettorale. Uno dei tanti difetti di questa legge elettorale sui sindaci è proprio la possibilità di ricorrere agli apparentamenti per danneggiare, l’avversario politico. Essi costituiscono una vera porcata, una iattura per la democrazia, servono solo a resuscitare candidati legittimamente bocciati dal responso elettorale. Si possono fare tutte le obiezioni di merito che si vogliono, anche le più nobili sul piano politico, ma il fine degli apparentamenti è esclusivamente quello di una fraudolenta rivalsa politica.
C’è da augurarsi che né Quinci, né Randazzo, coerenti ai loro programmi, accettino di apparentarsi con gli sconfitti, lasciando che siano gli elettori a decidere da chi farsi amministrare.


lunedì 29 aprile 2019

Salvatore Quinci e Giorgio Randazzo al ballottaggio



Come era prevedibile saranno Salvatore Quinci e Giorgio Randazzo a sfidarsi al ballottaggio.
La prima osservazione è la scarsa affluenza alle urne. Appena il 65%, di contro l’astensione risulta di 5 punti percentuali più alta rispetto al primo turno del 2014. Il risultato è netto, i numeri si commentano da soli. Una forbice di oltre 10 punti separa Salvatore Quinci dal suo contendente Giorgio Randazzo; si assiste all’ennesima delusione del M5S che conferma la sua incapacità di incidere sulla politica locale; ai limiti dell’inconsistenza il centro destra con F.I e UDC ridotti ad una armata Brancaleone.
Debacle su tutti i fronti e senza attenuanti per Cristaldi e il suo fantomatico movimento Futuristi, e non solo a Mazara. Sfumata soprattutto la sua elezione a Calatafimi Segesta. Il risultato parla chiaro: è definitivamente tramontata l’era Cristaldi a Mazara. La conferma che in queste elezioni l’ex sindaco ha sbagliato tutte le mosse a partire dalla candidata chiamata a succedergli.
 Gli elettori hanno deciso, nel segreto delle urne, che a contendersi per la conquista della poltrona di primo cittadino di Mazara del vallo, saranno coloro i quali hanno messo in luce due programmi completamente antitetici e due modi di relazionarsi con gli elettori altrettanto divergenti sul piano dell’immagine e dell’uso lessicale.
 Da una parte Salvatore Quinci con il suo linguaggio rivoluzionario tipico dei millenials, ma soprattutto il modo spiazzante di condurre la campagna elettorale rifuggendo dalle provocazioni degli avversari, non facendosi trascinare nell’arena della corrida. 
La sobrietà e la pacatezza della parola, un modo sicuramente convincente di infondere fiducia negli elettori, frastornati dalla canea delle grida, sono state le carte vincenti che hanno consentito a Quinci e alla sua coalizione di raggiungere l’obiettivo del ballottaggio con un larghissimo margine di vantaggio sull’avversario.
 A fronteggiarlo sarà il giovane neo convertito leghista Giorgio Randazzo, con  la  sua veemenza della parola gridata e  vuota di contenuti, il timbro dalle note alte, l’arte oratoria tipica di una certa cultura di destra conservatrice  e qualunquista, un programma evanescente e  generico in cui la parola normalità perde di ogni significato se  non viene  corroborata da proposte politiche.
È stata soprattutto la sconfitta di Salvini; segno che quella marea di folla era solo curiosità e che la tradizione e la cultura secolare della collettività non è compatibile con le posizioni irricevibili del capo della Lega. 
Di questo dovrebbero riflettere i neo leghisti nostrani a partire dal giovane e ambizioso candidato di Salvini Giorgio Randazzo.
Randazzo dovrebbe spiegare alla sua collettività come concilia l’opera meritoria della tradizione marinara mazarese, la cui prima regola è quella che in mare non vi sono migranti ma persone e come tali bisogna salvarli: Ariete, Monastir, Twenty Two, Ghibli e Giulia P.G.,  Ofelia I, Gambero, Sicula Primo, Regina, questi i nomi dei pescherecci mazaresi che al comando dei loro capitani, costoro sì  veri capitani, hanno salvato, sfidando intemperie e condizioni del mare proibitive, oltre mille naufraghi, con la chiusura dei porti ?
 Quella contestazione a Salvini non è stata, dunque, un segno di intolleranza ma la vera risposta della collettività alle disumane posizioni del capo della Lega nei confronti del problema migranti. Ecco perché in questa città non ci sarà mai posto per le posizioni della Lega.
Tra quindici giorni il ballottaggio.

sabato 7 giugno 2014

Non umiliate quelle piazze



Erano stracolme di gente le due piazze che ospitavano, in contemporanea, le manifestazioni di chiusura, per il ballottaggio, dei due candidati sindaci Cristaldi e Torrente. Migliaia di persone in festa hanno applaudito, incoraggiato, spronato, come tifoseria in un derby stracittadino, in maniera civile, composta i due concorrenti. Uno spettacolo da registrare e restare impresso nella memoria, soprattutto quando la politica, pur con le immancabili stilettate dialettiche, diventa portatrice di proposte e non di zizzanie, di valori e non di privilegi, di ascolto e non di chiusura. Il clima di partecipazione festosa non poteva che avere un unico messaggio rivolto ai due antagonisti:quello di non trasformare la politica in una sorta di lotta tra bande, di non erigere muri divisori tra le due piazze, di comunicare e collaborare ogni qual volta sia possibile, di non ritenere il responso del ballottaggio come una ordalia. Qualunque sia il risultato che lunedì prossimo verrà fuori dalle urne, il sindaco eletto si ricordi che ha ottenuto un mandato popolare non una investitura divina. La democrazia impone che vi sia un vincitore, ma l’altro non sarà lo sconfitto, altrimenti sarà la città ad uscirne sconfitta e umiliata.

venerdì 12 giugno 2009

Un apparentamento improbabile

Mancano una decina di giorni al 21 Giugno, data fissata per il ballottaggio tra i candidati Cristaldi e Di Giovanni, e tutti i giochi rimangono apparentemente aperti. Dalla parte del PDL le strategie sono state delineate; rimane incerta la posizione della coalizione di centro sinistra su una possibile apertura a qualche lista che faceva riferimento alla coalizione dello sconfitto On. Scilla. Nell’entourage della dott.ssa Di Giovanni, le posizioni non sono unanime; qualche componente del PD, pur di avere qualche probabilità di vittoria, non disdegnerebbe un eventuale apparentamento con la coalizione delle liste civiche uscite sconfitte; altri sono dell’opinione che se alleanza deve essere fatta, essa deve riguardare una o due liste, ovvero quelle direttamente riconducibili all’On.Scilla (Scilla Sindaco) e all’On. Giulia Adamo ( Le ali per Mazara). Il fine sarebbe il blocco del premio di maggioranza che non andrebbe al sindaco eletto. In questa ipotesi, un successo della Di Giovanni, sarebbe accompagnato da un centro sinistra fortemente penalizzato in termini di consiglieri comunali e le componenti fedeli ai due deputati ribelli del PDL corposamente rinvigorite. Il prezzo che l’aggregazione voluta dall’assessore Massimo Russo dovrebbe pagare sarebbe la Presidenza del Consiglio, oltre la cessione di qualche assessorato di peso in giunta. Prevarrebbe la regola del “ do ut des” tanto invisa ai paladini della trasparenza e della legalità. Inoltre, nel consiglio comunale, una siffatta maggioranza sarebbe costantemente sotto scacco e ostaggio dei consiglieri cooptati. Si renderebbe necessario un difficile gioco di alchimia, che è quello di far convivere soggetti tuttora antagonisti negli interessi, e questa atipica aggregazione non pare abbia al suo interno un Mago Merlino. Il ricorso all’apparentamento potrebbe essere una tappa obbligata per la coalizione di Vinnuccia Di Giovanni, tanto più che questa volta il fattore “opinione” sarebbe decisivo nella scelta finale dell’elettore; nel centrosinistra, infatti, sono consapevoli che la candidata “non tira “ come l’avversario. La strategia, tuttavia presenterebbe tutta la sua debolezza sul piano della politica e soprattutto su quello della credibilità. Una simile ipotesi difficilmente si potrebbe realizzare direttamente con l’on. Scilla. Egli è e rimane, nonostante tutto, un politico di appartenenza PDL, e salvo scissioni traumatiche a livello regionale, non si presterebbe ad un eventuale apparentamento; non tutti coloro che hanno condiviso il suo progetto lo seguirebbero. Lo stesso discorso vale per la lista “ Le Ali per Mazara” molto vicina all’on. Giulia Adamo. Infatti, per le europee, i responsabili della lista hanno abbandonato le indicazioni della deputata marsalese e si sono avvicinati a quelle indicate dal ministro Alfano votando La Via al posto dell’on:Cimino. Un forte segnale di rientro nei ranghi in un eventuale ballottaggio. Inoltre non è da poco conto la perdita di immagine politica e l’indebolimento delle rispettive leadership da parte degli On. Scilla e Adamo dopo la cocente sconfitta del loro progetto. Un apparentamento che si rivelerebbe, quindi, di difficile realizzazione politica. Inoltre, una tale ipotesi sarebbe percepita come un “inciucio” che l’elettorato non accetterebbe. Il “ tutti insieme purchè si vinca ad ogni costo” finirebbe per accentuare, in modo del tutto ingiustificato, la demonizzazione politica dell’altro candidato, farebbe scivolare il confronto in uno scontro dai contenuti molto più accesi rispetto alla precedente tornata elettorale, e finirebbe per esacerbare gli animi in un momento in cui sarebbe opportuno, al contrario, indirizzare tutta l’attenzione sulle proposte e sui programmi di ciascun concorrente. Più fattibile un eventuale accordo estemporaneo e personale con qualche candidato consigliere dello schieramento delle liste civiche. Ma sarebbe un accordo ininfluente, politicamente marginale e di basso profilo. “Meglio giocarsela alla pari e uscirne con dignità e in modo onorevole”, è la tesi di una altra corrente di pensiero interna al PD. Ma tutto è legato alla scelta che l’assessore Russo farà per la sua candidata. Nello schieramento del PDL, al contrario, i risultati hanno dato ragione a Cristaldi, il quale giocherà tutto sul fattore “O”. Il voto d’opinione è stato determinante nella prima fase, e farà la differenza anche nel ballottaggio. Inoltre, si intravedono spontanei segnali di resipiscenza per un ritorno di una parte dei fuoriusciti nella casa madre, una volta che questi ultimi sono rimasti orfani del loro principale punto di riferimento politico. Difficile immaginare che un patrimonio di elettori e di voti del popolo della libertà venga sperperato in battaglie perse. L’avventura, per quanto spericolata, è finita per gli amici dell’on. Scilla e dell’on. Giulia Adamo; se non tutti, almeno la maggior parte rientrerà nella casa madre, senza apparentamenti e senza condizioni: Loro sanno che dovranno affrontare un percorso purificatorio, e che il Purgatorio è stato creato per permettere la purificazione dell’anima. La partita sembra chiusa in favore di Cristaldi.

martedì 9 giugno 2009

Ballottaggio

Si va al ballottaggio. Dopo un mese di campagna elettorale intensa, caratterizzata da dichiarazioni spesso al di sopra delle righe, da livore e da insulti, il popolo ha deciso. Vengono premiati le coalizioni i cui candidati hanno dimostrato senso di moderazione e hanno dato luogo ad un dibattito civile. Vanno al ballottaggio l’On. Nicola Cristaldi e la Dott.ssa Vinnuccia Di Giovanni. Fortemente punita la coalizione rissaiola che si era formata attorno all’On. Toni Scilla. Ha vinto il voto d’opinione: è un dato inconfutabile: Cristaldi prende rispetto ai partiti che lo appoggiavano il 40% di voti in più; Di Giovanni, rispetto alla sua coalizione, la più forte sulla carta, prende il 21,7% in meno; l’on. Scilla, ottiene l’8% in meno rispetto ai partiti che lo sostenevano; il geologo Marino può vantare un successo personale che lo vede in termini di consenso con un +57% rispetto all’IdV che lo sosteneva. La gente ha mandato un messaggio chiaro: fiducia al candidato più credibile, con progetti più strutturati, organici, pianificati, che più riflettono i bisogni della collettività. L’elettorato ha punito le parole vuote, gli slogan non sense, gli improperi, le contumelie, la volgarità molto vicina alla blasfemia. Sono state premiate le proposte politiche coerenti, ben supportate da dati analitici e da soluzioni definite; è stato premiato il candidato con maggiori qualità politiche, esperienza amministrativa, capacità di tessere rapporti con tutti i livelli istituzionali. L’opinione pubblica rimane sempre più scettica, alla luce della prima fase elettorale, sulla candidata Di Giovanni, la quale va al ballottaggio trascinata, non si sa con quanta convinzione, dalla sua anomala e ambigua coalizione. Per Vinnuccia Di Giovanni rimangono valide tutte le riserve espresse sulle sue qualità politiche e sui limiti delle sue capacità amministrative, sui suoi progetti improvvisati, generici e indeterminati e soprattutto sulla incapacità di coinvolgere l’elettore dal punto di vista emotivo, di farlo sentire partecipe al processo di rinnovamento, di stimolarne l’orgoglio e infonderne passioni. La gente chiede ai due contendenti di andare al ballottaggio in modo trasparente, senza inciuci e accordi sottobanco, senza anomale alleanze con apparentamenti indigeribili e finalizzati a bloccare il premio di maggioranza. I candidati si attengano alla vera regola della democrazia, essere giudicati per quel che sono capaci di proporre e di fare e non per essere al servizio di interessi di coalizioni; questo chiedono gli elettori..