Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
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lunedì 13 maggio 2019

Veni.Vidi.Quinci




Good Morning Mazara! Sì, un vero buon giorno per Mazara e soprattutto per la politica.
È il giorno del suo riscatto e di un certo modo di interpretarla.
È anche il giorno, sarà anche un solo giorno, ma va bene lo stesso, del comune sentire tra chi si riconosce in una cultura di appartenenza mediterranea, prendendo nettamente le distanze da chi, al contrario, ne vuole recidere le radici identitarie. 
È il giorno della condivisione di valori non negoziabili, per i quali niente di tutto ciò che è umano può essere considerato estraneo.
È, lo voglio dire con estrema franchezza, la vittoria della sobrietà e della misura sulla sguaiatezza alla quale una pessima politica ci aveva abituato e ci aveva fatto perdere la capacità d’indignazione.
L’elezione di Salvatore Quinci rappresenta tutto questo.
Rappresenta anche la speranza di riscatto da stantie caricature siciliote, tipiche di chi la politica la interpreta per tornaconto del proprio orticello, piuttosto che un servizio alla collettività.
Perché Quinci raffigura al meglio, in questo momento, la migliore Sicilianità, rispetto a quella politica arruffona e cialtrona. La politica di servizio e di attenzione verso gli altri Salvatore Quinci l’ha testimoniato con intransigenza e con austerità, senza chiasso e grancasse.

Cosa significa l’elezione di Salvatore Quinci?
Soprattutto tanto desiderio di diversità dopo un profluvio di promesse e mirabilie. È finito il tempo dei pifferai, degli illusionisti, dei venditori di miraggi. Non è più tempo di sognare, ma di sbracciarsi le maniche, di disegnare il prossimo imminente futuro di una città che in questi anni non è riuscita a decollare, regredendo di senso civico, imbarbarendosi di vandalismo. In cinque anni la città si è ulteriormente invecchiata, si è depauperata delle sue migliori intelligenze ed energie, si è offuscata di acume, di vivacità, di fantasia, ha perduto il senso del limite, della sobrietà, dell’armonia.

Il responso delle urne fa capire che è finito anche il tempo dell’antipolitica; emerge la voglia di partecipazione, il desiderio di potere contare nelle scelte, quanto meno quelle di interesse comune e che fanno parte del patrimonio della collettività.
La comunità manifesta voglia di essere ascoltata dai politici, indica loro di non alzare barriere, di confrontarsi, di vivere insieme la quotidianità e i cambiamenti che il trascorrere degli eventi inevitabilmente impone in tutte le società.
No more than five years si grida in democrazie più avanzate dalla nostra, quanto la gente non riesce più a contenere il suo disappunto e la sua delusione verso scelte e comportamenti politici discutibili.
Mai più cinque anni di cesure tra amministratori e amministrati, di scelte a senso unico, di illusioni e di giochi di prestigio, di litanie di parole vuote, di enunciati improbabili.
Quinci commetterebbe un grossolano errore se dovesse interpretare il consenso ottenuto come una delega in bianco, una investitura divina e con poteri assoluti, perché questa visione non appartiene ai principi e alle regole della democrazia.
Così come sbaglierebbe se dovesse sottrarsi al confronto delle idee, perché, è nel sapere misurare le proprie idee con quelle degli altri, e nel saper esercitare la virtù dell’ascolto, la dimostrazione della propria forza e della propria saggezza.
Il clima di partecipazione festosa che è venuto fuori dopo il risultato delle urne non può che avere un unico messaggio rivolto ai due antagonisti: quello di non trasformare la politica in una sorta di lotta tra bande, di fazioni, di guelfi e ghibellini; di non erigere muri divisori tra vincitori e sconfitti e di non ritenere il responso del ballottaggio come una ordalia.
È un bel giorno per Mazara e per la Sicilia
Sì, proprio un bel giorno. 
Good morning  Signor Sindaco .

giovedì 2 maggio 2019

Apparentamenti? Niente furbate!



Passate le quarantottore, dispersi i fumi della sbornia elettorale, messe da parte le delusioni e le gioie, adesso i due candidati Quinci e Randazzo si preparano, nella dura realtà, a giocare la partita del ballottaggio ad armi pari. Almeno si spera. Da più parti, a risultati ancora freschi, si ipotizzano ipotesi di allargamento di coalizioni attraverso il famigerato gioco dei collegamenti o meglio degli apparentamenti. C’è chi guarda al M5S, chi invece ai futuristi, chi a parte di quello che è rimasto della coalizione della Corrao e di Scilla. La questione non è semplice.
 Per quanto riguarda il M5S, il più corteggiato dal candidato leghista e anche da un certo entourage vicinissimo a Quinci, una eventuale ipotesi di collegamento organico con il partito di Di Maio avrebbe un costo non indifferente, durante la ripartizione dei seggi; non fosse altro che il metodo D’Hondt privilegia, soprattutto nella distribuzione del premio di maggioranza, per il gioco dei resti maggiori, le liste che abbiano ottenuto più voti.
Inoltre, per chi si dovesse apparentare con i grillini, sarebbe costretto aa contrattare, inevitabilmente, una rimodulazione significativa del programma e della composizione della giunta, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero in seno alle coalizioni arrivate al ballottaggio e  con sviluppi non facilmente controllabili. Ammesso che una cosa del genere abbia il placet dello stato maggiore pentastellato. Nutro forti dubbi in proposito, ma mai dire mai  in politica.
 Sono convinto che una eventuale richiesta verrebbe respinta al mittente.
Inoltre sorgerebbe la domanda: In base a quale criterio dovrebbe avvenire un apparentamento del genere? E chi si dovrebbe collegare con il M5S? Quinci o Randazzo? In entrambe le ipotesi, molto fantasiose, i veri vincitori risulterebbero gli sconfitti guidati da Nicola La Grutta e Sergio Tancredi. Un vero paradosso.
Il M5s sarebbe disposto a collegarsi con Randazzo? Qui la questione si fa seria. Forse gran parte del suo gruppo dirigente e una parte dei suoi elettori vedrebbe di buon occhio una tardiva alleanza, al ballottaggio, con il giovane candidato leghista, disposto a offrire ponti d’oro pur di vincere il ballottaggio.Sarebbe quel segnale di continuità politica in coerenza con quello nazionale.   Ma a una buona parte della coalizione che appoggia Randazzo risulterebbe indigesta l’alleanza con i cinquestelle, i quali ricambierebbero la stessa avversione nei confronti del maggior sponsor di Randazzo, la lista di Libera Intesa.
E per il metodo finora usato dal M5S, la percorribilità di una simile ipotesi sarebbe problematica se non impossibile.
Meno traumatica sarebbe per i pentastellati un ipotesi di collegamento con Quinci. Ciò comporterebbe tuttavia lo sfaldamento della sua stessa coalizione sia in termini di immagine sia in quello strettamente politico e che vedrebbe non solo l’Osservatorio politico, ma anche la stessa lista di Partecipazione Politica, non indifferente ad accettare una simile ipotesi. Basti considerare la eventuale composizione della giunta da presentare durante il ballottaggio o l’assegnazione della presidenza del consiglio. Sarebbe la distruzione del giocattolo appena costruito, anche se ciò potrebbe aprire nuovi scenari di alchimie politiche di cui i siciliani sono antesignani e maestri. Cui prodest? E a quale prezzo? A meno che non si ricorra a patti di desistenza fuori dai collegamenti ufficiali. Chiamasi inciucio.
Incomprensibili, d’altra parte, risulterebbero eventuali ipotesi di collegamenti con quel centrodestra uscito dalle urne polverizzato e inconsistente. Sarebbe come fare resuscitare un morto. Strada impercorribile e per niente vantaggiosa.
In entrambe le ipotesi, per chi dovesse chiedere l’apparentamento avrebbe da pagare  un fort contributo in termini di consiglieri che dovrebbero rinunciare allo scranno del consiglio comunale. Una follìa che entrambe le coalizioni arrivate al ballottaggio non accetterebbero.
Esclusa, sia da Quinci, sia da Randazzo, l’ipotesi di collegamento con qualche lista della disastrata coalizione cristaldiana.
Si va dunque verso il ballottaggio sperando che vengano abbandonate da entrambi i contendenti quelle manfrine, quegli inciuci, quelle ammuine, quegli ammiccamenti che loro stessi hanno condannato sin dall’inizio della campagna elettorale. Uno dei tanti difetti di questa legge elettorale sui sindaci è proprio la possibilità di ricorrere agli apparentamenti per danneggiare, l’avversario politico. Essi costituiscono una vera porcata, una iattura per la democrazia, servono solo a resuscitare candidati legittimamente bocciati dal responso elettorale. Si possono fare tutte le obiezioni di merito che si vogliono, anche le più nobili sul piano politico, ma il fine degli apparentamenti è esclusivamente quello di una fraudolenta rivalsa politica.
C’è da augurarsi che né Quinci, né Randazzo, coerenti ai loro programmi, accettino di apparentarsi con gli sconfitti, lasciando che siano gli elettori a decidere da chi farsi amministrare.


venerdì 15 marzo 2019

La strana politica di casa nostra.C'è poco da stare allegri.




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Ormai gli annunci politici si fanno sui social. Così come la rete è diventata la grande fonte in cui tutto si puote ciò che si vuole, secondo una narrazione che ha perduto ogni contatto con il buon gusto. Vale in campo nazionale, vedi il caso della deputata del M5S Giulia Sarti, vale anche nella politica locale, a casa nostra per intenderci. Il fine è infangare il personaggio, coprirlo di melma, destabilizzarne l’immagine.
Capita così, anche da noi, che un candidato sindaco, con un background culturale politicamente involuto, consideri la professione dell’avversario politico un motivo di accusa, di subdola istigazione al disprezzo, un argomento su cui incentrare parte della propria campagna elettorale e che possa bilanciare la fumosità delle proprie proposte politiche. Non solo sui social, anche nei pubblici interventi non si hanno remore a fare uso della cattiva narrazione, frutto di una commistione tra pubblico e privato, tra politica e professione.
La politica spesso raggiunge livelli lessicali insopportabili e toni sprezzanti a causa dell’assenza dei partiti, che costituivano l'humus formativo. Una volta si discuteva nelle sedi appropriate. E gli interventi erano ponderati, non mancavano i giusti richiami per una frase eccessiva o per una parola fuori dal contesto di quelle che erano le regole non scritte, di buon senso. Già, una volta si discuteva. Quando c’erano i partiti. E in quegli ambienti ci si temprava, anche negli atteggiamenti, nel porgersi dialetticamente con l’altro, alleato o avversario che fosse. Il rispetto dei singoli ruoli.
In questo inizio di campagna elettorale serpeggia la doppiezza dell’espressione finalizzata a distorcere volutamente l’immagine dell’avversario, dipingendolo come un Octopus dai lunghi tentacoli dalla cui stretta non ci si può liberare. E questa sala virtuale o fisica, colma di ombre, pare evocare personaggi Orwelliani .
Chi controlla il passato controlla il futuro.
Chi controlla il presente controlla il passato.
È allora che percepisci lo scandire dei due minuti di odio contro Goldstein, il nemico politico.
Te ne accorgi dagli applausi, non intensi, ma presenti.


lunedì 11 marzo 2019

Il nuovo linguaggio della politica. Così Salvatore Quinci rivoluziona i vecchi schemi lessicali.



La musica dei Queen irrompe sui presenti con le parole di “ Don’t Stop Me Now”,i sottotitoli in italiano, la voce e la imponente figura di Freddy Mercury con il braccio destro alzato e il pugno chiuso:

non fermatemi ora, non fermatemi
Perché mi sto divertendo, mi sto divertendo

aprono il secondo incontro del candidato sindaco Salvatore Quinci con la sua gente che gremisce all’inverosimile le due sale del cinema Grillo. Una proposta alla sua città. Si parla di giovani, di nuovi lavori, del futuro assai prossimo, anzi presente, della velocità di trasformazione e delle nuove opportunità che bisogna sapere cogliere solo se si è in sintonia con il mondo ormai dominante e ineludibile della digitalizzazione. Il punto è che il pensiero è più lento dell’evolversi degli eventi, e se non sei attrezzato a coglierne i mutamenti si rimane tagliati fuori.
Appena ventiquattrore prima il mio nipotino, con una faccia seria e con piena convinzione mi aveva chiesto:
-”da grande voglio costruire la porta Spazio-tempo. Mi piacerebbe attraversarla per visitare gli altri mondi che non conosco.-
- Studia-risposi- vedrai che ci riuscirai.
Ecco come attraverso la fantasia di un bambino, ti trovi inconsapevolmente a girovagare, come un intruso, nel mondo della Teoria della relatività e in quello quantistico.
Forse la mia generazione è intrusa, ma i giovani di oggi sono attori protagonisti del mondo digitale. Guai a sentirsi estranei.
È il messaggio che Salvatore Quinci e i suoi collaboratori della generazione X vogliono dare ai giovani millenials. Mentre i toni, in altre parti, in questo inizio di campagna elettorale, riverberano un lessico stantìo, desueto, cloroformizzato, in questa sala la rivoluzione del linguaggio, la neo lingua digitale è ormai di uso comune.
Start up, stampa 3D, rete 5G, Digital trasformation, cloud computing, A.R (realtà aumentata), ecosistemi in connessione. Un secolo e mezzo fa Jules Verne scriveva Dalla Terra alla Luna; un secolo fa, Max Plank, introducendo il concetto di quanto dava inizio alla Meccanica  quantistica, dalla quale sarebbe nato tutto il sistema digitale.
A tutto ciò la politica è rimasta distratta fino a oggi, ancorata a categorie schematiche incapaci di aprirsi all’innovazione e all’evoluzione sociale. La stessa negligenza responsabile di non aver saputo adeguarsi al cambiamento, ai nuovi bisogni, costringendo le nuove generazioni a un esodo forzato per potere avere un futuro adeguato alle loro aspettative.
Le testimonianze chiamate sul palcoscenico costituiscono un atto di accusa verso un modo di fare politica avulso da ogni realtà. Quella politica goffa di provincialismo che, nascondendosi dentro il proprio guscio, ha condannato le generazioni di oggi a essere dei paria del futuro.
Ecco allora chiamati a testimoniare i giovani della generazione Y come Martina Ferracane, fondatrice di Fab Lab western sicily, che ha come missione quella di educare i ragazzi, sin dalle elementari, alla digitalizzazione; , esperti di politiche giovanili come Renato Briante; Gaetano Giunta, fisico teorico, della Fondazione Comunità di Messina, che parla di microcredito solidale come volano di sviluppo e di promozione umana e ricchezza condivisa;Gianni Di Matteo,architetto designer, presidente dell’ADI, collaboratore di Farm Cultural Park di Favara," quel che si fa negli altri paesi si può fare anche a Mazara";  il suo motto, Niente è impossibile”. E ancora tra gli intervenuti Rosario Savarese e l’invito alle associazioni a creare sistema e a collaborare con gli enti locali.
Un incontro politico atipico, lontano dagli schemi cui si è abituati, in cui i rappresentanti delle varie liste civiche a sostegno di Quinci hanno, nel proscenio, un ruolo formale, di contorno rispetto alla novità del messaggio e al nuovo linguaggio.
Quello che porta avanti Salvatore Quinci è indubbiamente un forte segnale di cambiamento di come dovrà esprimersi la politica, in particolare con lo sguardo rivolto al futuro di cui non ci si è accorti che è arrivato da tempo.


lunedì 4 marzo 2019

Una sindaca casalinga





Così si definisce nella sua prima intervista la neo candidata sindaca del centrodestra Benedetta Corrao.

Alea iacta est. Con la designazione della prof.ssa Benedetta Corrao quale candidata sindaca della ridotta coalizione di centro destra mazarese, si chiudono le toto candidature e s’incomincia a tratteggiare uno scenario politico più chiaro in termini di rapporti di forza.
Dopo la lacerante scissione di quella che doveva essere la panzerarmee di Scilla e di Torrente, ,ormai ridotta a due compagnie male armate ,che per una serie di veti reciprochi ha portato all’autodissolvimento dell’alleanza e forse anche alla insignificanza politica, quella che inizialmente era una proposta di candidatura di ripiego ha finalmente avuto ,nella compagine di Scilla, il suo crisma di ufficialità.
Avevo invitato il centro destra, in uno dei post precedenti, a scegliere una candidata sindaca che l’aiutasse a uscire dal cul de sac in cui si era pervicacemente ficcato, non mancando in quell’area figure meritevoli e di esperienza. Ciò non è stato possibile attraverso una scelta unitaria per cui si è dovuti arrivare alla separazione consensuale, ma sarà anche una sorta di “guerra dei Roses”, tra le diverse anime del composito schieramento.
Avere puntato su una donna non può non far piacere, anche se questa volta il responsabile di Forza Italia, Tony Scilla, non aveva alternative a disposizione.
La scelta fatta dalla mini coalizione di centro destra non dà a essa quel rilievo politico che meriterebbe una candidatura femminile; altra cosa sarebbe stata una designazione fatta da una coalizione forte e coesa.
Chi è Benedetta Corrao? Insegnante di materie giuridiche, è stata assessore di una delle tante giunte dell’allora sindaco Giorgio Macaddino.
Non certamente una personalità di rilievo del panorama politico locale.
“Sarò una sindaca casalinga”, esordisce con qualche comprensibile disagio, durante la sua prima intervista a un network locale. “Mi ritengo una figlia, una mamma, una insegnante, una persona” come a volere mettere le mani avanti, come dire, non aspettatevi da me grandi proclami e mirabolanti proposte. Una sindaca casalinga con due passioni, quella della scuola, le piace il suo lavoro di insegnante, e quella della politica, essendosi interessata da giovane a quel che succedeva negli anni novanta con tangentopoli e mani pulite e le successive evoluzioni politiche. Credenziali comunque non esaltanti per chi si appresta ad affrontare una competizione  che non sarà sicuramente in punta di fioretto.
Sul significato della sua candidatura dichiara con molta ingenuità:
” La mia candidatura ha una marcia in più rispetto alle altre perché è in collegamento con il governo regionale. È necessario avere un filo diretto con la Regione per intercettare finanziamenti, per potere risolvere qualche problema della città, o portare qualche legge particolare per il turismo”
Un esordio non certamente di spessore politico.
Viene in mente un altro candidato che ebbe a dire:” Con tutta la mia storia politica, ho incontrato Re, Regine, Capi di Stato, quando mi presento io le porte si spalancano.”
E ancora, lo rimarca con forza, la sua peculiarità, rispetto ai suoi avversari, sarà quello di dare “umanità” alla politica tanto da affermare con convinzione:
“ L’umanità deve essere parte attiva della politica. Un cittadino può avere le buche nelle strade, ma non gli si può negare un caffè, un sorriso, l’umanità”.
Parole da sindaca casalinga.
Che dire: Auguri e in bocca al lupo.


giovedì 21 febbraio 2019

Candidati sindaci in “parasonnia”




La parasonnia è un disturbo del comportamento del sonno durante la fase REM, e tra tali disturbi vi sono gli incubi.
La politica da sempre ha sofferto di parasonnia, e sembra che a Mazara del Vallo, tali comportamenti indesiderati della fase del sonno, colpisca soprattutto esponenti di destra,di quella estrema.
Resta negli annali della politica locale quel “ Signor presidente, signori consiglieri, questa notte ho fatto un sogno” che un esponente del MSI fece durante un suo intervento in consiglio comunale, e che suscitò tanto interesse e attenzione da parte degli addetti ai lavori. La rivelazione del sogno interessò la cittadinanza solo marginalmente. Allora la comunicazione era cartacea e non vi erano i social. Si era nel secolo scorso.
Oggi, a distanza di tantissimi anni, lo stesso disturbo, in forma di incubo, di terrore, simile al Pavor nocturnus infantile,  ma assai più devastante, si manifesta ancora una volta nella politica locale.
A soffrirne sempre un consigliere comunale di destra,  candidato sindaco a nome della Lega Nord di Salvini e  del movimento politico "Italia Madre" di Irene Pivetti. Due campioni di “prima gli italiani del nord”.
E poiché l’informazione sulla carta stampata non va più  di moda, ecco che il giovane candidato Giorgio Randazzo, ex pupillo di Cristaldi, consigliere comunale e grande esperienza di bagnino, così si legge nel suo curriculum, sente la necessità, come terapia di gruppo, di comunicare al popolo della rete, attraverso i social, la sua parasonnia e i suoi ricorrenti incubi.
Racconta di tre notti insonni che ne  mettono a dura prova la stabilità psico fisica, comunica alla rete la sua  angoscia, le sue ossessioni,  sogni pieni di tormento, in uno scenario che descrive in modo analitico e assillante  essere una città del mediterraneo simile alla sua Mazara del vallo. Le scene, i personaggi, le cospirazioni, gli intrighi, le complicità, si svolgono tutte in una sorta di Second Life, in una città gemella, abitata dagli avatar dei personaggi politici della sua Mazara.
“Ma non è Mazara” ripete in maniera assillante, come un lavacro, ricorrendo al classico scudo protettivo  di autoassoluzione.
Così, in modo sincopato, con voce tremolante, con movimenti del corpo che mettono a nudo tutto il  suo dramma e  le sue frustrazioni da elezione, il giovane candidato sindaco chiede di essere esorcizzato dai suoi incubi ricorrenti. Anche in Second Life,racconta, si svolgono le elezioni amministrative, e in quella quarta dimensione, la narrazione è un susseguirsi di intrecci,di sotterfugi, di connivenze, di compiacenze che non si possono percepire nel mondo reale.
Sembra di muoversi secondo uno schema narrativo tipico  del mondo kafkiano, in cui, le ombre di personaggi senza volto, ciascuno con un proprio ruolo, millantatori di cariche pubbliche, assessori in pectore, candidati sindaci, associazioni, imprenditori, massoneria e chiesa deviata, tutti legati in una consorteria che ha il solo fine  di fagocitare le ricchezze del territorio per soddisfare la propria bulimia di potere. 
 Non poteva mancare la regìa di un Grande Fratello al cui occhio nulla sfugge, e dall’alto del suo osservatorio privilegiato, ha il controllo totale del pubblico e del privato.  
Il racconto delle proprie inquietudini continua in modo generico, con ampie sfocature delle immagini dai contorni poco nitidi.
Poi il risveglio e la necessità catartica di condividere il suo stato emotivo e la sua prostrazione.
Che dire. Consigliamo al giovane candidato sindaco di fare un uso più frequente di tisane rilassanti per contrastare lo stato di nervosismo, di ansia  e soprattutto di stress da elezione.


mercoledì 13 febbraio 2019

Tutti sul carro del vincitore



Secondo indiscrezioni attendibili, a favore di  Salvatore Quinci si consolidano alleanze clamorose che rompono gli schemi tradizionali. C’è la corsa a salire sul carro del vincitore.

Sarà pure un segreto di Pulcinella, ma in ambienti politici vicinissimi alla coalizione che si riconosce nel progetto politico di Salvatore Quinci, sarebbe prossima l‘ufficializzazione della sua candidatura alla carica di sindaco di Mazara, si parla insistentemente di new entry clamorose a suo sostegno, nomi altisonanti destinati a trovare una collocazione nell’arcipelago delle liste civiche a suo supporto.
Personaggi “politicamente autorevolissimi”, addirittura dell’attuale amministrazione in carica, si parla di dimissioni in atto, sembrano intenzionati a prendere la chiatta e traghettare con figli e  bagagli nell’altra sponda.
Non solo, sempre secondo le indiscrezioni, sembra che sia in atto un processo di erosione e di cooptazione a danno dell’altro assembramento guidato dal tandem Scilla – Torrente, e in particolare della lista vicina al presidente della Regione Musumeci.
Il progetto di Salvatore Quinci trova quindi ampio consenso e adesioni, oltre che simpatia, e da parte loro, i politici navigati sono sempre i primi a percepire la direzione del vento. Altri, come al solito, sono pronti a salire sul carro del probabile vincitore. Speriamo che gli assi del carro siano abbastanza robusti da sopportare un tale peso, inizialmente imprevisto, altrimenti ci potrebbe essere il rischio di un possibile sbilanciamento e rottura. Deve essere molto bravo il conducente a guidarlo dalla cassetta.
Cosa dire in attesa dell’ufficializzazione degli altri concorrenti?
Se confermata la notizia della diserzione di massa dai “Futuristi”, non solo la  presenza di questo partito diventa marginale nell’imminente tornata amministrativa, ma azzera, sul piano politico, tutte le velleità di quel  che è rimasto della formazione fedele al sindaco uscente. Ne determina anche il fallimento del suo progetto politico, quello di dare alla città una guida senza soluzione di continuità, e forse il definitivo tramonto di colui che è stato il politico di maggior spicco dell’ultimo trentennio di questa città.

lunedì 11 febbraio 2019

Chi ha paura di donna sindaca?



La politica dalle nostre parte se non misogina, è stata e rimane maschilista, nonostante le donne siano sempre più protagoniste e dimostrino di sapere svolgere il loro ruolo, nel lavoro così come in politica, con passione, con dedizione, con ampia consapevolezza della realtà sociale, e soprattutto con grande trasparenza, lontano dai giochetti e dalle manfrine.
Il consiglio comunale uscente, in questa città, ha avuto una rappresentanza femminile notevole, pari al 33% dell’intero consesso, qualitativamente elevata per titolo di studio. Una percentuale altissima, anche se ai numeri non corrispondono, sempre per quella visione maschilista che la politica si porta dietro, incarichi amministrativi adeguati. Una contraddizione rispetto all’intero organico della struttura dirigenziale del comune, in cui la classe dirigente, a partire dal segretario generale è declinata essenzialmente al femminile.
L’attuale amministrazione, per ben dieci anni è apparsa refrattaria, almeno sul piano della composizione delle giunte, alla presenza di genere.  Solo Due donne nella seconda amministrazione Cristaldi, pur potendo contare in consiglio su una presenza consistente. Tuttavia non ho sentito, da parte delle consigliere, alcuna presa di posizione né alcun intervento che evidenziasse questa incongruenza. E dire che la legge elettorale ha stabilito l’obbligatorietà del voto di genere.
E veniamo a questa tornata elettorale. A giochi fatti, ancora una volta le donne perdono rilevanza in queste amministrative. Eccezion fatta per i Futuristi la cui candidata è, in conseguenza degli eventi recenti, una scelta di ripiego, in seguito alla caduta di immagine avvenuto in quel movimento, la delusione appare più sconcertante negli altri schieramenti civici.
Da una aggregazione che si presenta  con una forte discontinuità rispetto alla amministrazione uscente, come quella guidata da Scilla e Torrente, ci si sarebbe aspettato, alla luce delle esperienze passate, una ampia riflessione, su quale immagine contare per avere concrete chance di aspirare al successo.  Il ballottaggio di cinque anni fa avrebbe dovuto insegnare che sarebbe stato opportuno, in questa imminente tornata elettorale, un forte segnale caratterizzato da una netta soluzione di continuità, scendendo in campo con una figura femminile di prestigio e di provata esperienza. Un centrodestra con alla guida una donna non solo avrebbe possibilità di raccogliere più consensi, ma la ricaduta, in termini di immagine, sul piano politico e naturalmente psicologico, sarebbe potuta essere notevole. L’assenza di una donna alla guida del centrodestra non può certo imputarsi alla mancanza,al suo interno di figure femminili dotate di ottima caratura politica, di provata esperienza e con qualità culturali e professionali unanimemente riconosciuti. Se il centrodestra, che parte come favorito per il ballottaggio, avesse scelto una candidatura femminile alla carica di prima cittadina, avrebbe avuto elevate probabilità di raggiungere l’obbiettivo, considerando che una donna infonde di solito serenità e fiducia.
Ancora una volta la politica, in questa città, o ha paura delle donne o non appare pronta a scrivere la storia.


martedì 5 febbraio 2019

In hoc signo Quinci

Salvatore Quinci


Così è fatta. Dopo tanti ammiccamenti, approcci, complimenti, testimonianze di simpatia, sembra che il matrimonio si farà. D’altronde la dote è generosa, ricca, di quelle che fanno invidia. Il fine, poi, in politica, giustifica i mezzi. Certo, sarebbe stato meglio da soli, ma la legge elettorale impone le alleanze se si vuole arrivare al ballottaggio. E se per le singole formazioni sarebbe stato impossibile raggiungere con sicurezza l’obbiettivo, ecco che l’unione di esse non solo lo rende certo, ma rappresenta anche un vantaggio psicologico per potere  vincere la partita.
Gli approcci delle varie liste civiche con il movimento Partecipazione Politica di Salvatore Quinci sempre più frequenti e intensi hanno avuto esito positivo. Ormai è chiaro che il leader di Partecipazione Politica conduce le trattative da una posizione di forza, seppur psicologica, unanimamente riconosciuta. D’altronde le forze in campo sono da una parte la Panzergruppe di Scilla e Torrente, probabilmente guidati dallo stesso Torrente, e dall’altro lato i frastagliati schieramentii che da soli avrebbero avuto poche chances di potere raggiungere l’obbiettivo del ballottaggio. Una partita che se giocata individualmente avrebbe potuto costituire una disfatta e la scomparsa dalla scena politica di vari personaggi che hanno segnato la politica di questa città negli ultimi anni.  Sembra che all’interno dell’ Osservatorio Politico, Vito Billardello abbia  dovuto fare non pochi sforzi, facendo appello al buon senso e all’intelligenza di tutti, per tenere uniti nel  nuovo progetto i suoi due alleati, o meglio, uno di loro, non essendoci all’orizzonte altre alternative. Lo stesso discorso, anche se con minore intensità, per la lista SiAmo Mazara, la quale, non avrebbe avuto quei numeri, in termini di voti, che gli avrebbero consentito di incidere,da soli, sul risultato elettorale. Stesse considerazioni per il gruppo civico di Salvatore Quinci, nonostante l’entusiasmo e le simpatie che continuano a manifestarsi intorno al giovane movimento. Ma la simpatia e il calore non bastano a trasformarsi in consensi.
Bisognava quindi fare di  necessità virtù. Unire le proprie forze e sottoscrivere una grande alleanza, competitiva a quella di Torrente e Scilla, ai Futuristi e al M5S,  con alla guida un nome che costituisse, in parte, quella discontinuità politica, e che godesse di prestigio e credito, in modo trasversale, soprattutto tra i giovani.
Nonostante qualche mal di pancia, la real politic impone  delle scelte, per evitare il naufragio. Salvatore Quinci, riesce così a costruire  quell’alleanza impossibile, aggangiando al suo movimento civico,  il gruppo  capeggiato dall’ex assessore Billardello e la lista civica SiAmo Mazara con la tacita benedizione di Giorgio Macaddino.
Uno schieramento che appare non solo competitivo, ma che indebolisce in modo significativo I Futuristi di Cristaldi e soprattutto svuota fortemente il bacino dei cinquestelle.
Nasce nel segno di Quinci la  Grosse Koalition, che diventa la favorita per il ballottaggio.
Tutti insieme appassionatamente.
Lei ha riportato la musica in questa casa disse il Comandante Georg Ritter von Trapp a Maria.