Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

mercoledì 25 aprile 2012

25 Aprile: Il partigiano Petralia



Vincenzo Modica, il picciotto di Mazara del Vallo 
che diventò comandante partigiano in Piemonte

Vincenzo Modica, nato a Mazara del Vallo nel 1919, durante la seconda guerra mondiale fu valoroso comandante partigiano in Piemonte ed esponente di spicco della Resistenza. Ignorato in Sicilia, bistrattato nel suo paese d’origine, fu ammirato e celebrato nella regione che lo vide combattere contro i nazi-fascisti.
Figlio di Giovanni Modica, imprenditore agricolo:

"… come s’usava a quel tempo, aveva seguito gl’insegnamenti fascisti: era stato figlio della lupa, balilla e avanguardista e aveva sempre partecipato al sabato fascista. Nel 1937, vestito d’avanguardista, con pantaloni bianchi, camicia nera e timidi baffetti, era andato coi suoi amici a Trapani ad ammirare il Duce… Unico in famiglia (aveva due fratelli, Vincenzo e Nicola che aiutavano il padre nell’attività agricola e una sorella, Caterina) ad avere intrapreso gli studi universitari, il padre teneva molto che si laureasse: "La testa però l’aveva altrove. L’Italia compiva grandi gesta e ancora più grandi era chiamata a compiere. Mussolini dava lustro alla nazione e gli italiani dovevano seguire i suoi voleri. Vincenzo smaniava. Voleva arruolarsi. Un giorno, da Napoli dove studiava, fece una telefonata: 

“Papà… vogghiu partiri militari…”
 “Ma dunn’a iri figghiu me... Si studente… statti a Napoli… parti sulu quannu si chiamato!” 
“Papà… la patria chiama… i camerati in guerra soffrono e hanno bisogno di l’aiuto di tutti…” 
“Figghiu me… fai chiddu chi vuoi… ma dopo ‘un diri chi ‘un ti l’avìa dittu”. 
“Sta tranquillo papà… ‘un mi succeri niente… cercherò di fare l’ufficiale”.

Partì volontario e dapprima fu sottufficiale in Sicilia. Successivamente, nel 1942, entrò nella scuola di Pinerolo, arma di cavalleria e divenne ufficiale di complemento (foto in basso a sinistra). Lì avvenne l’incontro che avrebbe cambiato la sua vita: conobbe Pompeo Colajanni, il comunista siciliano da cui venne a conoscenza di una realtà ben diversa da quella che il fascismo raccontava.

Nel frattempo giungevano disastrose notizie sull’andamento della guerra. L’esercito del Duce lo aveva sotto gli occhi e i tedeschi erano alleati scomodi che non perdevano occasione per mortificare i soldati italiani. Per questi ed altri motivi, la fiducia che aveva avuto in Mussolini, gli venne meno.

L’otto settembre del ‘43, senza dubbi, disertò entrando nelle nascenti fila partigiane.
Pompeo Colajanni, diventato dopo l’otto settembre Nicola Barbato, il Comandante carismatico delle formazioni "Garibaldi" nel Cuneese, più anziano di Vincenzo di tredici anni, nutriva per lui un affetto quasi paterno.
Lo battezzò Petralìa per ricordare il paese di Sicilia a lui caro e perché vuol dire pietra liscia, un po’ com’era lo spirito di Vincenzo, tutto da formare.
"Tutti scelsero un nome di battaglia per rendersi irriconoscibili ed evitare vendette nei confronti dei familiari.
“Iu addiventai Nicola Barbato” disse Colajanni.
“E chi ci trasi cu Colajanni?”
“E chi ci avi a trasiri? Chiù differente è, chiù difficile è risalire alla pirsuna originaria”.
“E iu comu m’avissi a chiamari?” chiese Vincenzo.
“Petralìa” rispose deciso Colajanni: “Petralìa sottana e soprana comu lu paisi vicino Palermo. Me patri mi ci purtò a respirare l’aria delle stalle dopo chi appi la pertosse”.
“Vabbene Petralìa! Ci staiu! Sarà assai difficile risalire alla mia famiglia a Mazara”."

Il grado di tenente nell’esercito fascista e il coraggio dimostrato nelle prime azioni di guerriglia, fecero si che Barbato gli assegnasse inizialmente il comando di un piccolo gruppo di partigiani affamati e disarmati:

Petralìa accumulava successi.

Aveva il rispetto dei compagni e la fiducia del comandante Barbato anche se, talvolta, tra i due avveniva qualche screzio.
Barbato era comunista. Petralìa non sentiva di dichiararsi tale.
Gli pesava la leggerezza d’essere stato fascista ed avere creduto in Mussolini. Aveva paura di ripetere l’errore assumendo posizioni troppo decise. Si rendeva conto di non avere la cultura politica di Barbato e pure, se i comunisti l’ammirava per coraggio e determinazione, era intimorito dall’idea dell’abolizione della proprietà privata in nome d’una società dove tutto era di tutti.
Non poteva fare a meno di pensare a suo padre e alla fatica che aveva sopportato per dare benessere alla famiglia.
“Compagno Petralìa ti vulissi parlari!”
“Pompeo, ma tu si sicuru chi iu sugnu compagno?”
“Picchì? Chi c’è di mali? Divintari comunista è un fattu scientifico, è la storia chi conduci a lu comunismo!”
“Sarà puru accussì ma a me patri iu ‘un ci lu dicu: lassa i possedimenti chi lu popolu l’avi a spàrtiri… picca picca li pistolettati chi ancora ‘unn’haiu pigghiatu mi li spara iddu”.
“Vabbene, ne riparleremo… ho una novità pi tia”.
“Di che si tratta?”
“Ti nomino comandante del distaccamento partigiano di Bagnolo Piemonte!"
Il comandante, Petralìa fu coraggioso senza mai essere spavaldo. Partecipò a moltissime azioni rischiando la vita in prima persona e ben presto divenne il vice di Colajanni.
Alla fine del 1944 venne incaricato di portare ordine tra le litigiose bande partigiane in Val  Luserna e nello svolgimento della missione fu ferito gravemente:
"(Petralìa) Sentì le voci dei tedeschi e dei fascisti, ma non li vide. Si mise a correre per il viottolo con tutte le forze che aveva nelle gambe e con tutta l’aria che teneva nei polmoni.
Correva disperato, affondando i piedi, speranzoso di farcela.
Mano mano s’allontanava sentiva la certezza della salvezza.
Era quasi giunto alla fine del campo, ancora pochi metri e sarebbe cominciato il bosco, quando sentì un dolore lancinante sulla coscia destra. Non se ne curò.
Si spaventò invece quando sentì il crepitio della mitragliatrice e i fascisti intimare: “Altolà… fermati!”
Corse più forte e s’accorse che strisciava la gamba. Sentì un altro dolore stavolta sul braccio sinistro così acuto che gli tolse il respiro.
Si voltò indietro ed ebbe una fitta sul petto.
Fermò la sua corsa. Barcollò e cadde fuori del viottolo, sprofondando supino nella neve. Prese il respiro, colse un po’ di forze che sentiva di perdere, sollevò con fatica la testa, vide intorno a sé un muro bianco che alla base si colorava di rosso. Gli venne in mente che in Sicilia non l’aveva mai vista quella neve ma il sangue si era sempre sparso.
Sentì bombe a mano scoppiargli intorno con un rumore sordo mentre la neve si sollevava nell’aria e gli cadeva addosso.
Le voci dei fascisti si fecero vicine. Dal fondo del buco vide le loro facce come in un film.
Come una faccenda che non gli interessava. Poi perse i sensi."
Sfuggito rocambolescamente alla cattura e sopravvissuto alle gravi ferite, dopo qualche mese, non del tutto guarito, ritornò al comando dei suoi uomini e con loro partecipò alla liberazione prima di Chieri poi di Torino.
Finiti i combattimenti, il valore di Vincenzo Modica fu riconosciuto: il comandante  Petralìa, il 6 maggio del ’45, nella piazza Vittorio Veneto di Torino, ebbe l’onore di essere l’alfiere porta bandiera della manifestazione conclusiva dell’esperienza partigiana:
“Quando piazza Vittorio Veneto, dall’esedra verso piazza Castello alla scalinata della Gran Madre, fu colma, da via Po arrivò il picchetto d’onore. Ne facevano parte sei partigiani rappresentanti le varie organizzazioni. Sfilavano tre davanti e tre dietro. Quelli dietro avevano la tuta mimetica, erano senza cappello, i capelli lunghi. Davanti invece, due avevano il cappello e un terzo no. I due ai lati, uno senza cappello, esibivano il fucile mitragliatore. Nel mezzomarciava un uomo col capo coperto, la mano sinistra sporgeva da sotto la giacca militare aperta e s’intravedeva una fasciatura che reggeva il braccio. Era alto l’uomo. Il viso emaciato, scalfito dalle sofferenze che portava in corpo. Aveva baffi e barba incolta. I baffi, spessi, non erano più curati come quelli d’Amedeo Nazzari. I sei giunsero davanti il palco d’onore. La vedova del generale  Perotti, affiancata dalla vedova di Gino,il comandante della Brigata Matteotti e dalla fidanzata del martire Duccio Galimberti, porse la bandiera tricolore ripiegata al generale Trabucchi che, con le palme delle mani in alto, la prese e la consegnò al comandante  Petralìa, mentre la banda intonava le note dell’Inno del  Piave.
L’uomo la pigliò con la mano sana aiutandosi appena con quella ferita e la baciò. Aiutato dagli altri la montò sull’asta porta bandiera. Al primo sventolio la piazza esplose in un urlo di gioia. Il picchetto restò in posizione mentre si susseguirono i discorsi e fu celebrata la messa. Finita la funzione, il picchetto passò in rassegna le formazioni partigiane. Dopo il passo d’oca dei nazisti, il saluto alla romana dei fascisti, il passo sincrono d’americani ed inglesi, ora i vincitori si muovevano goffi e stonati. L’alfiere reggeva fiero la bandiera e piangeva mentre attraversava la piazza davanti i partigiani sugli attenti e l’autorità.

Piangeva per i compagni morti e quelli che non avrebbe più rivisto,per gli amici, per i suoi genitori di cui nulla sapeva e che nullasapevano di lui, l’amico Accardi, lo zi’ Turi, per chi l’aveva accuditonegli ultimi mesi di convalescenza. Pensava ad Ulisse, Gavetta,Jimmy il francese, Topolino, Leo Lanfranco, Genova, ai morti chenon conosceva. Pensava pure alle madri e le mogli di quei ragazziche aveva combattuto e ucciso. Quei visi giovani e meno giovani che aveva visto sgomenti fronte alla morte. Pensava all’amico capitano fascista di cui non aveva voluto più sapere. Si chiedeva, per la prima volta, com’era stato capace, lui, picciotto di mare, che coglieva ricci e pescava polipi, ad affrontare tanto orrore. Tutto ciò scorreva davanti i suoi occhi che nulla vedevano coperti dalle lacrime. Pompeo Colajanni non distoglieva lo sguardo dal suo pupillo. Non più l’ufficialotto un po’ vanesio e inconsapevole ma l’uomo che meglio di tutti, per il suo coraggio e abnegazione, proveniente dal più lontano paese del Sud Italia, rappresentava il paese libero e i numerosissimi partigiani meridionali, lontani dalla loro terra, cheavevano contribuito alla lotta di liberazione. Il comandante Petralìa, Vincenzo Modica da Mazara del Vallo, fu l’alfiere della manifestazione." Conclusa la guerra, Vincenzo tornò a Mazara. Ben presto, però, si rese conto che la sua vita non era lì. Il suo posto era altrove, dove aveva combattuto e versato il sangue: “La testa l’aveva in Piemonte, dove c’erano i compagni con i quali aveva condiviso la vita e la morte, il cibo e la fame, il gelo e l’arsura, la gioia. Dopo che il mezzo uscì, non n’aspettò un altro. Chiuse il registro e andò dal padre: “Papà minni vaiu… torno a Torino!” Giovanni smise le sue faccende, lo guardò e rispose: “Si figghiu mio. Minn’addunà chi sta vita ti veni stritta. Si tu ‘un vò, ‘un ti pozzu costringiri a stari. Diccillu a la mamma e fa chiddu chi ha fari”.”

Ritornò in Piemonte e nonostante la lontananza, restò profondamente legato al suo paese:

"In Sicilia tornava sovente.
Per trovare i genitori, per la loro morte, per motivi d’interesse,
per trovare i fratelli o la sorella, per vedere la sua terra.
Mai ha chiesto qualcosa, mai ha preteso.
Portò alla biblioteca comunale i suoi interventi in occasione delle manifestazioni celebrative che tutti gli anni si svolgevano a  Montoso  o nei paese vicini. Tempo dopo ci ritornò e scoprì che gli scritti non erano a disposizione degli studiosi, anzi non si sapeva neppure dove fossero.”
Mentre veniva nominato cittadino onorario in diversi comuni del Piemonte e, invitato, partecipava a ricorrenze e celebrazioni, a Mazara ...



sabato 14 aprile 2012

Mazara: una toponomastica amena


                                                               Vescovi e prelati
 In ogni città, dalla metropoli allo sperduto borgo rurale, la nomenclatura stradale è uno dei mezzi più semplici ed efficaci di divulgazione e trasmissione delle testimonianze culturali,della storia e delle tradizioni del luogo.
La base della cultura di ogni comunità inizia dalla toponomastica che nel tempo la popolazione si è dotata, intitolando strade e piazze ad eventi o persone di rilievo locale o di rilevanza nazionale o internazionale Ogni targa di marmo o di ceramica ricorda e riporta alle memorie affievolite le tappe più significative di tale percorso storico. La odonomastica,proprio perché costituisce per un qualsiasi centro urbano la sua storia intarsiata nella pietra e nei muri deve essere scritta in modo semplice e con rigore storico,senza orpelli né sbavature. Questa regola elementare non sembra sia seguita con logicità dai componenti della commissione toponomastica di Mazara.
Detto tra il serio e il faceto,l’onomastica stradale sgorgata dalla effervescente e creativa commissione mazarese,appare in alcuni casi esilarante. Le delizie che la commissione,vero genius loci della memoria, propone,sono a volte tanto piacevoli quanto disinvolte. Ci viene così insegnato che non vi è alcuna differenza tra il titolo di Monsignore e la carica di Vescovo,(questo o quello per me pari sono).Se ne conclude che se tutti i vescovi sono monsignori,questi ultimi devono per forza essere vescovi;ma se proprio bisogna essere pignoli,allora,in alcuni casi, basta il Mons. - Vescovo,a seconda del carisma della persona. Che dire dei Papi? 

La commissione ha dato il meglio di se nel momento in cui si è trattato di intitolare una strada a Giovanni Paolo I; immagino che la dotta discussione vertesse se usare il nome laico o quello da Pontefice:alla fine ha deciso che una  sola strada non era sufficiente a dirimere la questione (melius abundare quam deficere). 

Andando nel campo laico, impariamo che esistono le democrazie e non la democrazia,che le costituzioni sono tante, immagino che siano comprese anche quelle che compongono una sostanza o un oggetto,oppure la robusta e sana costituzione fisica dell’essere umano, o i molteplici ordinamenti degli stati; di conseguenza, menzionare solo quella italiana sarebbe stato un grave arbitrio. Dopo le costituzioni ecco comparire nella odonomastica piastrellata,e con pari dignità,anche il richiamo alle industrie: immagino in ricordo del passato industriale E’ troppo chiedere un po’ di rigore e chiarezza?

venerdì 6 aprile 2012

Ospedale: un destino incerto




 Che fine farà l’ospedale di Mazara? Non è una domanda retorica, anzi. Il destino del nosocomio mazarese è legato al destino politico  di  Massimo  Russo, attuale assessore alla Sanità nel governo regionale guidato da Raffaele Lombardo. Il  futuro politico dell’ex  P.M. è indissolubilmente condizionato dalla scelta che farà il Presidente della Regione dopo il suo rinvio a giudizio, chiesto dalla procura di Catania, per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio con l'aggravante mafiosa. Se i partiti che sostengono il governatore Lombardo sono in fibrillazione per gli eventi giudiziari inattesi, ancor più preoccupati  lo sono i cittadini mazaresi su quello che  sarà il futuro del loro ospedale. Inquietudini che trovano una loro ragione sul fatto che, con le annunciate probabili dimissioni di Raffaele Lombardo, verrebbe meno al suo ruolo di “ garante” lo stesso assessore alla sanità,grande sponsor del rilancio dell’ospedale “ Abele Ajello”.Ricordiamo che Massimo  Russo  ha fortemente voluto  che la struttura ospedaliera divenisse polo oncologico di eccellenza con la realizzazione della radioterapia. Vi sono in palio un bel mucchio di milioni di euro e notevoli interessi politici sulla costruzione del complesso di radioterapia, sui quali sono pronti ad avventarsi,come lupi famelici, politici di tutte le arie,per far si che essa possa essere trasferita a Marsala o Trapani. Le dimissioni di Lombardo indebolirebbero politicamente Massimo Russo e bloccherebbero di fatto tutto l’iter procedurale legato alla ristrutturazione del nosocomio mazarese. Il gioco politico che si sta cercando di delineare a Palermo si sviluppa sulla scelta del successore dell’attuale  governatore. Si è alla ricerca di una personalità forte e di grande prestigio politico, e sono in molti,in questa chiave di lettura, nell’indicare proprio Massimo Russo alla guida di una coalizione formata dai partiti che attualmente sostengono il governo della regione. Una simile scelta porterebbe serenità tra i cittadini di Mazara, e scongiurerebbe la scomparsa del loro ospedale. In caso contrario,le paure,insieme agli allarmi provenienti da vari comitati cittadini in difesa del loro ospedale, sarebbero fondate soprattutto a causa di un enorme vuoto politico in cui si trova in questo momento la città. 

domenica 25 marzo 2012

Il linguaggio da taverna



«Di quello che dice il Fli non me ne fotte un cazzo >>

Esercitare la politica nel modo più nobile significa soprattutto non eccedere nella smodatezza del linguaggio e  nella sgradevolezza dei termini. La politica nelle sue dinamiche e nella sua dialettica, condotta anche in modo schietto, impone di mantenere un eloquio equilibrato e rispettoso,  ben  distinto dal linguaggio da taverna, ancor più se il confronto di idee e di  competizione avviene tra soggetti che, altrettanto nobilmente e democraticamente, esercitano e svolgono nella stessa misura  la loro funzione. Nel momento in cui l’aria  che si respira è abbastanza ammorbata dai miasmi della mala politica,c’è tanto bisogno di  un messaggio  di  cultura democratica.

mercoledì 21 marzo 2012

Mohammed Zitoun: un’analisi da non sottovalutare



Ho letto con interesse l’intervento di Mohammed Zitoun riportato da Mazaraonline sull’integrazione degli immigrati a Mazara.La sua analisi non consente appigli né lascia spazio alla retorica; Zitoun conosce la realtà in quanto vive sulla sua pelle cosa vuol significare essere figlio di immigrati, come centinaia di altri giovani nella sua stessa condizione. Zitoun però si trova in una posizione di privilegio, essendo consigliere aggiunto,oltre che operatore sindacale. Il suo è un richiamo forte alle istituzioni affinchè alle parole facciano seguire fatti tangibili e non roboanti slogan di facciata. Egli intravede,in assenza di un progetto organico, da parte della governance, che coinvolga direttamente alla sua stesura anche la comunità degli immigrati, il diffondersi di un disagio sociale che nel tempo può intensificarsi e divenire incontrollabile,con forme di devianza legale molto pericolose per la sicurezza della collettività.L’analisi che fa Zitoun sulla complessa realtà magrebina a Mazara conferma quello che dieci anni fa Stefano Allevi aveva scritto nel suo libro – L’Islam italiano – sul capitolo dedicato al fenomeno immigratoria a Mazara e che di seguito riporto:
-<< “ Le due popolazioni semplicemente non si mischiano; tra di loro vi è separatezza . Separatezza che continua  nei bar, nei luoghi del divertimento,nei brandelli di piazze occupate dalle varie comunità:ben distinte. Anche se mancano qui atti espliciti di razzismo,di rifiuto,di intolleranza. Qui c’è un’integrazione non comunicante,di cui è un buon indicatore la separatezza. I marinai sono sempre a mare,chi lavora a terra non ha tempo libero,chi non lavora passa il tempo a cercare lavoro,chi lavora e ha tempo libero non ha niente da fare a Mazara. E allora va al bar,al suo bar,come faceva in Tunisia. Come ci dice con una plastica immagine una delle suore francescane che da anni opera con le donne tunisine: “ Immigrati e mazaresi sono come due binari,che corrono paralleli,ma non si incontrano mai. Se non,aggiunge a bassa voce, nel mondo dell’illecito”, e in questo settore la discriminazione non esiste. >>.-”
Siamo di fronte,dopo dieci anni, a due analisi convergenti della stessa realtà, nulla sembra essere cambiato a Mazara,se non un aumento del disagio sociale dovuto anche a fattori di crisi  che hanno investito i settori trainanti dell’economia locale,la marineria e l’edilizia. Sono in forte aumento attività illecite come lo spaccio di droga all’interno di un centro storico che diviene off limits dopo una certa ora, e in cui aumentano i furti e gli scippi.
E’ soprattutto la crisi la causa dell’aumento della percezione del disagio sociale che sta attraversando l’intera collettività, interessando in particolar modo le comunità di immigrati e le giovani generazioni nati da esse. Emergono in molti  giovani problemi di personalità,essi non riescono ad integrarsi nella società,si sentono degli emarginati, degli esclusi. Una parte di loro,quelli meno istruiti,reagiscono a questa situazione di ghettizzazione sociale ed economica con atti di bullismo o di vandalismo,una forma di insofferenza versa una società escludente. L'esclusione dal mondo del lavoro fa smarrire il loro senso dell’appartenenza; la consapevolezza di non partecipare totalmente alla vita della collettività sviluppa un profondo senso di estraneità dalla comunità  che ha accettato i loro genitori, dove essi stessi sono nati, la stessa che dà loro una profonda frustrazione di alienazione.Percepiscono tutte le contraddizioni tra i buoni propositi fatti di parole e la concretezza della loro condizione di vita,con la loro esclusione dalla vita sociale e istituzionale,da quella produttiva,dalla politica,nonostante abbiano acquisito gli stessi titoli di studio dei loro coetanei autoctoni. Una minoranza di tali giovani vede un futuro privo di prospettive e di speranza,ritiene la loro condizione intollerabile e indegna,si sente non integrata,a disagio,umiliata,emarginata,ignorata da una collettività indifferente. Sperano,una volta terminati gli studi, di continuare il percorso emigratorio dei loro genitori verso la Francia o la Germania,paesi che offrono loro quelle opportunità negate nel paese dove sono nati, o di ritornare nella terra delle loro radici. Per coloro che restano, non rimane ,come diceva la suora francescana, che l’arruolamento nell’illecito dove la discriminazione non esiste.
E’ un appello da non sottovalutare quello di Zitoun, e se io fossi il sindaco,non ignorerei il grido di allarme lanciato dal consigliere aggiunto. Al contrario,la sua collaborazione sarebbe ben più preziosa di qualche esperto ben remunerato ma assolutamente alieno alla realtà mazarese.

giovedì 15 marzo 2012

“Lu Pupulianu”: chi l’ha visto ?


 La fontana di Piazza Matteotti e il mistero della statua scomparsa.

Da alcuni giorni sulla rete, grazie al gruppo di Fb  Mazaraforever, vi è una intensa discussione su una fontana  a forma di vasca esagonale, che fino ai primi anni  ’50 del secolo scorso,era stata allocata in Piazza Matteotti e della quale,una volta smantellata, si  sono perdute le tracce. La sua collocazione risale intorno agli anni ’20-30, e trovandosi al crocicchio di quella che allora era considerata la  porta periferica della città, serviva da abbeveratoio per gli armenti di pecore e capre che passavano nei pressi,oltre che  a dissetare asini,muli e cavalli ( vedi foto 1).

 Intorno ai primi anni ’50, dopo che nel pozzo artesiano che alimentava la vasca era annegato un bambino,la fontana è stata dismessa, anche a seguito  di una delibera del consiglio comunale con la quale si cedeva alla regione siciliana l’area occupata dalla fontana affinchè venisse costruita,al suo posto, una stazione di autobus. Dove sta il problema allora? Una foto  inserita sullo stesso sito FB, raffigura un gruppo scultoreo di materiale cementizio, formato da un mostro marino sormontato da una conchiglia sulla quale sta seduto un putto nell’atto di suonare una tofa, grossa conchiglia che poteva essere usata come tromba( vedi foto 2).

 La foto è stata scattata nel momento  in cui il gruppo scultoreo veniva  trasportato su un  carro matto. Ancor oggi rimangono ignoti sia la destinazione sia il commissionante. Alcuni riconoscono nel gruppo scultoreo il “Pupulianu” –termine in dialetto arcaico con il quale si indicava la figura di un “pupu”,putto, posto al centro della  vasca e dal quale fuoriuscivano sprizzi di acqua. Dell’insieme vasca e scultura,però, manca la documentazione fotografica. Si è allora ricorso alla memoria di chi,in quel periodo, frequentava quella piazza o abitava nei pressi di essa,per ricostruire un lembo di storia della città di cui si sono perse le tracce documentali e materiali. La discussione che si è aperta ha diviso i gruppi in due schieramenti. Da una parte vi stanno, i santommasini,  neologismo derivante da S.Tommaso, i quali sostengono che in mancanza di prove documentali la scultura non è mai esistita,ovvero non facesse parte della fontana oggetto della discussione, ma fosse stata ordinata da privati per abbellire qualche loro giardino; costoro sono confortati da testimonianze autorevoli di personaggi, alcuni oggi  molto anziani,che all’epoca abitavano nella piazza o svolgevano nei pressi la loro attività,che ne escludevano la presenza nella vasca.A favore di questa tesi gioca l’assenza di tracce documentali nel registro di catalogazione delle opere comunali. L’altro gruppo, detto dei pupulianisini, sostenitori della presenza del pupuliano  nella vasca, si ritengono   testimoni diretti,avendo a loro dire,visto la statua, anche se all’epoca dei fatti erano  ancora di giovane età. Questa  discussione in rete ha fatto emergere come questa città abbia fatto strame del suo passato,al di là dell’esistenza o meno del gruppo scultoreo, e di come la  sua storia  costruita di pietre e documenti sia stata  dispersa da politici che si sono comportati da scopini della memoria, grazie anche a una comunità indifferente.  Sarebbe interessante ritrovare ciò che è rimasto della fontana e farla rivivere in uno spazio ad essa adeguato,ammesso che ne esistano i resti.Meglio se il “ Pupulianu” risorgesse dall’oscurità  in cui è stato sepolto.

giovedì 1 marzo 2012

Cristaldi – D’Alì : un connubio mal riuscito.



Così  la “ strana “ coppia Cristaldi – D’Alì, come era  immaginabile, è scoppiata. Dopo appena qualche anno di convivenza  di facciata, di complici ammiccamenti,di  ostentate effusioni, il finto connubio si  è rotto, seguito da accuse e rinfacciamenti reciproci, prima in punta di fioretto,  poi a colpi di mannaia come nella   “ Guerra dei Roses “. Ci insegna  Hobbes che a determinare le azioni dell'uomo sono  l'istinto di sopravvivenza e di sopraffazione; di conseguenza, in politica, se si vuole sopravvivere e conservare il potere, occorre attenersi alla ferrea legge della  “ mors tua vita mea” affinchè dalla competizione politica  possa uscire un solo vincitore e un solo sconfitto. E’ quello che da diligenti epigoni di tale regola  Cristaldi e D’Alì hanno fatto  ricorrendo a dichiarazioni pesanti, a  parole forti e facendo scena di manifestazioni politiche muscolari degne delle nobili truppe cammellate democristiane della prima repubblica. Così l’uno, il senatore, forte della sua carica parlamentare  e con l’imprimatur dei  vertici nazionali del PDL,  ha convocato un congresso provinciale e si è fatto promuovere da vice coordinatore a coordinatore del partito; l’altro, On. Cristaldi, vedendo messa in discussione l’unica carica politica di prestigio rimastagli,quella  di coordinatore provinciale  pro tempore, e tuttavia politicamente molto indebolito per la rinuncia al seggio parlamentare, per contrastare il suo Co-coordinatore  per la provincia di Trapani, ha riunito   un gruppo di simpatizzanti e  iscritti a lui fedeli ad Alcamo. La lacerazione che si è creata tra  Cristaldi e D’Alì, al di là dei codicilli e  delle regole assembleari  indicate nello statuto del PDL, è da ricercarsi, comunque, nell’incompatibilità di due personalità forti nello stesso partito e soprattutto nell’impossibilità di potere continuare a gestire in modo unitario il   controllo   politico del PDL trapanese  in condizioni fortemente mutate e asimmetriche rispetto a qualche mese fa.  Facendosi eleggere direttamente dal congresso, D’Alì  ha messo fine alla diarchìa con Cristaldi e ha dato un inequivocabile segnale di   supremazia  nel controllo del partito a Trapani e nel territorio, egemonia sancita anche dalla presenza in assemblea del presidente della provincia Turano,fino a quel momento  alleato equidistante di D’Alì e Cristaldi.  Adesso D’Alì deve però salvaguardarsi dall’entrata in gioco di Fazio,attuale sindaco di Trapani, il quale è determinato ad incidere direttamente ed in modo influente nelle scelte politiche del PDL nel capoluogo, sia  per quanto riguarda il candidato sindaco, sia perché ambisce, non facendone  mistero,a nuove esperienze politiche più prestigiose. La partita che si gioca a Trapani richiedeva  una vittima sacrificale che  non poteva essere che Cristaldi e questo è stato fatto. Presto assisteremo ad un flirt tra D’Alì e Fazio. Game over.

martedì 21 febbraio 2012

Sermoni di carnevale



E’ stata una settimana molto “ grassa” quella appena trascorsa, preparatoria ad un pimpante carnevale. La potremmo chiamare la settimana del “ sermone di carnevale “ considerato che si è parlato più di prediche che di  canzoni, nonostante un festival di Sanremo sempre più dispendioso e sempre più noioso. Ma è stata anche la settimana della “ farfallina inguinale”, della “ parolaccia”,  e del   “ sotto il  vestito niente “ . Il tutto con la benedizione dell’audience. Come i Mille che partiti da Quarto sbarcarono a Marsala, il sermone,lanciato via etere dalla città dei fiori è arrivato puntuale a Mazara,nel luogo più appropriato e sacro,la cattedrale. Così noi fedeli, conferiti alla funzione religiosa per raccoglierci in momenti più spirituali,dopo l’inattesa  predica festivaliera propinataci  dal molleggiato predicatore, siamo stati costretti, in coda alla messa, a sorbirci un predicozzo dall’officiante parroco sul perché la chiesa non deve pagare l’ICI. Per nulla toccato dalla filippica di Celentano  contro i giornali cattolici Famiglia Cristiana e Avvenire accusati di non parlare del paradiso, il nostro don Orazio esordisce, fiero, che Lui durante le sue omelie,del paradiso parla spesso, e invita noi parrocchiani a stare attenti,e a non farci deviare e ingannare dalle falsità che “ preti, suore e vescovicchi in cerca di visibilità, attraverso interviste televisive,diranno sull’Ici.” Ici? Non capiamo.Vabbè che siamo alla vigilia del carnevale e tutto è ammesso:  “ semel in anno licet insavire “ anche nella casa di Dio. E giù con una filippica contro la politica  che vuole far pagare l’Ici alla chiesa che “ ha già dato tanto”, in termini di assistenza e di vicinanza ai più bisognosi,e in termini di immobili che “ sono stati rubati alla chiesa” da uno stato ladro. Perentorio l’invito del parroco al sindaco,agli assessori e ai funzionari del comune “ a salire sulla  nave”,( seppur con l’omissione del c…) e a  mettersi al servizio della gente invece di chiedere una tassa iniqua non dovuta. Ne ha per tutti il parroco che si defila dalla posizione di  quei vescovi e cardinali disposti ad accettare un compromesso sulla sacrilega imposta; si scaglia contro i privilegi delle  associazioni non profit, i sindacati, i partiti politici, i comuni esenti dal pagamento dell’ici.
“Ite,missa est”.  “E non fatevi influenzare da quel che diranno in televisione e che scriveranno sui giornali”. Usciamo  in silenzio confortati dalla  salvifica benedizione e ci avviamo verso casa in attesa della seconda predica televisiva. Come sabato grasso non c’è male. Che sia stato uno scherzo da prete?

sabato 11 febbraio 2012

Sgarbi a Salemi



Era salito in maniera trionfante sul carro di Giammarinaro, era stato incoronato con l’alloro  ed era  entrato a  Salemi  con gli onori  che nemmeno Garibaldi ebbe. E’ stato un sindaco che ha dato una impronta personale nell’ amministrare la città,a volte originale,altre volte provocatoria,altre volte ancora in maniera atipica ma coerente con il carattere del personaggio quale è: bastian contrario per alcuni,rivoluzionario e geniale per altri. Ha sempre avuto da dire su tutto,sull’eolico, colpevolizzando in maniera generica, facendo di tutta l’erba un fascio,chi non la pensasse come lui,arrivando a teorizzare l’equazione eolico uguale mafia. Basta ricordare la querelle che  Lo ha visto scagliarsi contro Moncada,il principale produttore di energia alternativa in Sicilia e uno dei maggiori del meridione. E’ stato l’ideatore della cessione   delle case a 1 euro  allo scopo di recuperare il decadente centro storico di Salemi; progetto che non ha visto alcuna concretizzazione nonostante il battage pubblicitario sui media. Ha portato alcune opere d’arte  di inestimabile valore,basti pensare ai dipinti di  Caravaggio, di Rubens,di Picasso,di Lorenzo Lotto, di Cezanne,di Modigliani,altri assai discutibili come la “ Madonna del terzo reich”di Veneziano,molto contestata da molti  e apprezzata da altri;  ha organizzato mostre di grande spessore culturale,come quella di Fausto Pirandello, in una città sino allora culturalmente in catalessi; ha innovato il modo di amministrare chiamando a dare il loro contributo e nominandoli assessori non istituzionali e con incarichi stravaganti e provocatori personaggi del mondo della cultura nazionale e internazionale,ma distanti anni luce dalla realtà paesana  che non conoscevano e con la quale non vi era alcun minimo denominatore comune che li legasse. Salemi è stata la prima città ad avere  una giunta kafkiana: c’è l’assessore ai sogni,quello al nulla,l’assessore all’ebbrezza, e non poteva mancare l’assessore all’antimafia, l’assessore alle Mani in pasta insieme all’assessore al Gusto e Disgusto. In un retroterra caratterizzato in passato da grandi interessi mafiosi e legato economicamente e politicamente a potentissime famiglie,Sgarbi ha sempre sostenuto che nella Salemi da lui amministrata la mafia non è mai esistita nè esistevano  condizionamenti, e che personaggi come Giammarinaro, assai controversi,non potevano essere classificati mafiosi,né tantomeno potevano condizionare la sua attività amministrativa .Per difendere la sua tesi non ha esitato a denunciare coloro che nello svolgimento dei loro compiti istituzionali,questore e uomini  dell’arma, relazionavano il contrario di quanto asserito dal sindaco. Nell’ultima  loro relazione, gli ispettori del ministero dell’interno hanno proposto lo scioglimento del comune di Salemi per  infiltrazioni mafiose. Ciò ha portato,per protesta,il sindaco,prima a reagire provocatoriarmente proponendo lo stesso Giammarinaro alla carica di assessore all’antimafia per poi rimangiarsi tutto e  minacciare di dimettersi da primo cittadino. In attesa della decisione del ministro dell’interno, il critico continua nelle sue dichiarazioni scomposte invitando gli organi competenti a considerare le strane alleanze delle precedenti elezioni amministrative di Mazara, che vedevano due personaggi antitetici sostenere la stessa candidata. Una simile presa di posizione,ex post, dimostra l’inconsistenza delle tesi di Sgarbi che in questo modo tenta disperatamente di aggrapparsi agli specchi pur di sostenere un corollario privo di fondamento. In questo blog l’anomala alleanza politica era stata  evidenziata durante le recenti amministrative che vedevano la candidata di Russo e Giammarinaro contro l’On.Cristaldi, leggi ,ma allora per Sgarbi era tutto normale. Di tutta questa triste storia chi ne fa le spese sono ancora una volta i cittadini di Salemi che ne trarranno solo pubblicità negativa,qualunque dovesse essere l’esito. 

lunedì 6 febbraio 2012

La fissazione del posto fisso



Da  quale remoto pianetino della nostra galassia proviene la neo ministra dell’interno Anna Maria Cancellieri per potere affermare con tanta sicumera:”  "Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà" ? Credevamo che il rispettabile curriculum della “ prefetto di ferro” la mettesse al riparo da esternazioni sciocche e incommentevoli. L’essere stata prefetto di  Bergamo, Vicenza, Brescia, Genova e Catania, ancorché, dopo essere andata in quiescenza nel 2009,a 61 anni,avere ricoperto incarichi come commissario al Teatro Bellini di Catania, Presidente della commissione per il Piano rifiuti della Regione Sicilia, la avrebbero dovuto mettere in condizione di conoscere i flussi migratori interni che dalle regioni meridionali e insulari si spostavano verso le regioni settentrionali. Non si trattava di emigrazione di manodopera come negli anni sessanta,ma di trasloco di giovani cervelli  che andavano  e continuano ad occupare posizioni preminenti al nord. A questo si aggiunga la continua crescita di iscrizione di studenti meridionali non solo negli atenei più conosciuti di Milano,Torino,Bologna,ma addirittura nelle piccole sedi universitarie come Ferrara,Pavia e Parma, per immaginare il gran flusso di intelligenza e di denaro in direzione Sud-Nord,con grave salasso dell’economia familiare di provenienza. Sono  molte decine di migliaia gli insegnanti, i dipendenti pubblici e privati, i tecnici di elevata professionalità,gli studenti che hanno scelto,non da ora,ma da qualche decennio, di lasciare “il calore e l’affettuosa” protezione dei genitori per andare alla ricerca di un lavoro; sono decenni che la meglio gioventù meridionale,scegliendo di studiare negli atenei del nord si è smeridionalizzata e affrancata dal mito del posto fisso. E in questo flusso senza  ritorno si è ulteriormente depauperato in termini economici e intellettuali lo sviluppo e la speranza di un futuro migliore di intere regioni. Francamente la ministra ci poteva risparmiare delle  sciocche esternazioni come hanno fatto in precedenza autorevoli membri del governo cui lei stessa fa parte. 

domenica 5 febbraio 2012

La Zakat




Aumentano sempre di più nel mondo politico coloro che si dimostrano contrari a dare la cittadinanza per “Ius soli “ ai figli degli immigrati che nascono nel territorio italiano. Forse si preoccupano che in un futuro prossimo possano essere applicate le leggi della Sharīʿa a coloro che si impossessano della “ Zakat” elargita generosamente ai partiti.

venerdì 3 febbraio 2012

Mazara:Il sindaco Cristaldi incontra Massimo Russo



OSPEDALE MAZARA, PROFICUO INCONTRO TRA IL SINDACO CRISTALDI E L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SALUTE RUSSO

I lavori di messa in sicurezza dell’ospedale Abele Ajello inizieranno in aprile per concludersi a dicembre 2013. Garantita l’attivazione dell’aera di emergenza urgenza

“Oggi è una bella giornata per la nostra Città, grazie alla proficua collaborazione ed al bel rapporto istituzionale instaurati tra la nostra Amministrazione Comunalee l’Assessorato regionale alla Salute, guidato dall’Assessore Massimo Russo, che ringraziamo per l’impegno finora profuso, che ha consentito di ottenere i circa 32 milioni di finanziamenti europei per la ristrutturazione e messa in sicurezza dell’ospedale. Siamo soddisfatti delle rassicurazioni fornite dallo stesso Assessore e dai vertici dell’Asp, sia per la tempistica dei lavori nell’ospedale che si dovranno concludere entro il dicembre 2013, sia per la garanzia che in attesa di riavere un ospedale finalmente moderno ed efficiente, la nostra Città sarà dotata di un’area di emergenza – urgenza dotata di sala operatoria, strumentazione e personale in grado di salvare vite umane, ma anche di fornire i servizi sanitari essenziali”.
Lo ha dichiarato il Sindaco di Mazara del Vallo on. Nicola Cristaldi nel corso dell’incontro con l’Assessore regionale alla Salute dr. Massimo Russo, svoltosi questa mattina al Palazzo comunale alla presenza di esponenti politici, del mondo sanitario e dell’Osservatorio permanente per le Politiche Sanitarie coordinato dal dr. Luciano Asaro.
“Ringrazio il Sindaco Cristaldi – ha dichiarato l’Assessore Massimo Russo - per il clima costruttivo e la bella accoglienza che ci ha riservato. La sanità non è né di destra, né di centro, né di sinistra, e sono lieto sia nella qualità di Assessore regionale alla Salute che di concittadino mazarese di potere rassicurare tutti, in primis il Sindaco, sul fatto che i lavori per la messa in sicurezza e ristrutturazione dell’ospedale inizieranno entro aprile e si concluderanno entro i due anni previsti. In attesa dell’avvio dei lavori – ha proseguito Russo – abbiamo dovuto ottemperare alle ingiunzioni di Vigili del Fuoco e Prefettura , trasferendo per ragioni di sicurezza alcuni reparti e riducendo i posti letto. In attesa dell’avvio dei lavori che saranno aggiudicati la prossima settimana, l’emergenza e l’urgenza sono attualmente garantite presso l’Abele Ajello, mentre quando inizieranno i lavori all’ospedale entrerà in funzione la struttura di via Livorno che stiamo adeguando e che sarà operativa e funzionale per garantire qualsiasi tipo di emergenza, la diagnostica e tutte le visite ambulatoriali”.
Il manager dell’Asp De Nicola, entrando nei particolari, ha elencato i servizi e le apparecchiature di cui sarà dotata l’area di emergenza – urgenza, assicurando la presenza 24 ore su 24 di cardiologi, anestesisti e chirughi.  “Saranno inoltre in funzione –ha dichiarato - laboratori di analisi, tac e strumentazioni all’avanguardia”.
Risposte positive, quindi, alle istanze dei cittadini mazaresi riassunte in un documento elaborato dall’Osservatorio permanente sanità e consegnato all’Assessore regionale ed al manager dell’Asp.
Al termine dell’incontro, il Sindaco Cristaldi e l’Assessore  Russo hanno effettuato un sopralluogo presso la struttura di via Livorno, constatando la qualità e celerità dei lavori di adeguamento.


Ufficio Stampa
    Ettore Bruno

lunedì 30 gennaio 2012

Una questione di stile


Ancora una volta il sindaco di Mazara non perde l’occasione di far parlare di se.” Dite di me quel che volete, purché  parliate di me”sembra esser la sua filosofia di vita. Se le occasioni di farlo mancano allora si costruiscono. Ed è in una sapiente strategia dell’uso delle parole che il primo cittadino,attraverso la costruzione di frasi ad effetto, accende la discussione. Se poi le parole non sono sufficienti allora bisogna trasformarli in fatti. Così l’improvvida risposta al giornalista che lo intervistava: -“Sì, adesso il Comune dovrà pagarmi lo stipendio e tutte le missioni. Finora l’ho fatto gratis. Perché non rinunciarci? Non ci penso neanche. Mi spetta per legge, non regalo niente a nessuno” - viene seguita dai fatti. Con delibera di giunta n.8 del 14/01/2012 la giunta comunale presieduta dal sindaco Cristaldi ha deciso di determinare, con decorrenza dal 1° gennaio 2012 le indennità di funzione del sindaco, del vice sindaco e degli assessori,aumentandola secondo quando prescritto dalla legge. E’ un brutto modo per rispondere alle proteste di quanti in questi giorni chiedono equità e giustizia sociale. E’ altresì uno schiaffo a quanti  non godono neanche degli ammortizzatori sociali e non sanno come tirare avanti. E’ una  questione di stile.

mercoledì 25 gennaio 2012

Io non sto con i forconi




Girolamo è un giovane ingegnere manager di una modernissima azienda ad alta specializzazione tecnologica, situata in un paesino sperduto della Sicilia di Sciascia. Egli ogni giorno,per scelta sua. si sobbarca 160Km per raggiungere l’azienda in cui lavora da casa sua. Non  vi sono collegamenti pubblici né ferroviari. Impiega 1 ora e quarantacinque minuti quando non trova traffico. Lo stesso tempo impiega al  rientro a casa,di tarda sera. A suo carico le spese di carburante che non gli vengono rimborsate dall’azienda e che incidono significativamente sul netto dello stipendio. Lo sciopero dei forconi non gli ha consentito di fare il pieno di carburante e di potere ritornare a casa e così l’ingegnere è costretto a dormire in un albergo di un paesino prossimo al luogo di lavoro per una settimana. Tutto a spese sue naturalmente. Intanto l’azienda,unica realtà economica di quel territorio desolante, abbandonato dagli uomini e dalla speranza,direbbe Sciascia, è costretta a mettere in cassa integrazione 80 operai perché non arriva materia prima da dieci giorni.
 Giovanni è un medico primario,responsabile di U.O. dell’ospedale di Marsala. Ogni mattina parte da Mazara con la sua macchina. Il blocco del movimento Forza d’urto ha lasciato a secco le stazioni  di servizio. Non ha più carburante,ma deve recarsi in ospedale perché quella mattina ha degli interventi  seri da fare,ne va della salute dei suoi pazienti. Non può permettersi di fare una coda di tre quattro ore per rifornirsi di carburante. Quella mattina ,alle sei,telefona ad un amico se può prestargli la sua auto, che ovviamente la mette a sua disposizione.
 Claudia è una bambina di 1 anno,ha bisogno di latte e biscotti per la sua crescita. I supermercati sono vuoti,la madre è disperata,non sa dove trovarli. Per fortuna qualche busta la trova in farmacia,ma il costo è triplo del normale. Il papà di Laura è in cassa integrazione e la mamma casalinga.
Giacomo è un piccolo proprietario di una azienda di mezzi  di movimentazione. C’è bisogno di due suoi cingolati per svolgere un lavoro urgente. Non gli viene consentito di fare uscire i mezzi. Riceve anche delle strane telefonate. E’ costretto licenziare gli 8 operai per una settimana o  fino a quanto la situazione non diventerà normale.
 Pietro è un piccolo imprenditore edile costretto a chiudere il cantiere per mancanza di materiale. I suoi tre operai rimangono senza lavoro.
Questa mattina,alle ore 10,45,ho appena assistito ,diciamo così,ad un fermo e convincente invito da parte di un posto di blocco di questi, non so come definirli, " Bravi camionisti ", di alcuni tir che trasportavano derrate alimentari,all'uscita della A 29, svincolo di Castelvetrano. Alcuni di loro hanno aperto lo sportello della cabina e sono saliti a bordo,obbligando gli autisti a parcheggiare i grossi mezzi in uno spiazzale sterrato,accanto a decine di altri tir. In quel territorio di Matteo Messina Denaro non è consentito tuttora a nessun mezzo di passare. Tutto è bloccato. La polizia sta a guardare. Se questo non è sequestro è sicuramente un modo di tenere in ostaggio mezzi e uomini.
Caterina ha la madre ricoverata  nel reparto di chirurgia dell’ospedale distante da casa quaranta Km. L’anziana donna ha bisogna dell’assistenza della figlia che non può raggiungerla per mancanza di carburante.
 La chiamano rivoluzione sociale. Io la definisco azione delinquenziale. E’ una lotta contro chi non può difendersi,contro i più deboli,contro le persone oneste. Tutto quel che sta accadendo non è una rivoluzione sociale,è soltanto macelleria sociale.

mercoledì 18 gennaio 2012

Cristaldi:Una eredità senza eredi


 Mazara perde il suo deputato nazionale e, come il coro  nella goliardica  Ifigonia, canta: “ Noi siamo felici, noi siamo contenti..”. Quanta ipocrisia promana quel coro di voci,dimentichi del loro precedente stato di sudditanza e di soggezione  durato interi decenni verso altri politici di città viciniore. Politicamente la perdita di un deputato, di qualunque appartenenza, lascia comunque  un vuoto rappresentativo  nel territorio, e costituisce in ogni caso un danno politico per la collettività, a maggior ragione in  questa estrema provincia siciliana già abbastanza disattenzionata nelle scelte politiche  mirate strategicamente allo sviluppo economico dell’intero comprensorio,soprattutto adesso che quest’ultimo non ha nessuna rappresentanza parlamentare alla camera dei deputati. Il vuoto politico rappresentativo che si è venuto a determinare non fa che relegare ulteriormente questo estremo lembo di Sicilia alla condizione di paria tra le province italiane senza che tra i banchi dei deputati si possa alzare alcuna voce in difesa dei suoi interessi. Gli ultimi dati Istat  lo confermano. Con queste premesse mi viene difficile associarmi al tono entusiastico di coloro i quali vedono nelle dimissioni da parlamentare del primo cittadino mazarese una forma di rivalsa politica non  legittimata dal voto. Lo dico con estrema franchezza, e senza timore di essere tacciato di piaggeria nei confronti del deputato uscente, al quale riconosco meriti e demeriti, difetti e virtù, e verso il quale non sono mancate le mie riserve, spesso in forma molto severe. Cristaldi non lascia eredi.  Né può sembrare scontato che l’altro deputato regionale,il mazarese On. Tony Scilla possa raccoglierne il testimone.  Devo dire che il giovane deputato armatore si è mosso bene, nella qualità di coordinatore provinciale di Grande Sud, nel raccogliere adesioni soprattutto a Gibellina e Campobello di Mazara. Questo lavoro di tramatura politica non appare di per se sufficiente, per qualità e quantità  tutta da verificare, a fare del parlamentare regionale mazarese un punto di riferimento politico forte ed incisivo sul quale la città potere contare. Anche perché l’obiettivo di Scilla sembra essere quello di ambire ad uno scranno a Montecitorio, fermo restando il così detto “ porcellum”,avendo fatto del motto “ Totus Tuus” un  atto di fedeltà a Gianfranco  Miccichè nella speranza di potere godere di una copertura blindata. Obiettivo che ha una sua giustificazione alla luce della riforma regionale che vede il numero dei parlamentari considerevolmente ridotto a tal punto  che le probabilità di una sua rielezione si sono fatte oggettivamente problematiche.  Anche in casa Pd lo scenario è tristemente desolante per la città marinara,e qui siamo in presenza di un vuoto politico assoluto. La mancanza di un delfino  designato lascerà aperti tutti i giochi in un PDL in pieno dissolvimento, e Cristaldi non ha alcuna intenzione di sostenere  una qualsiasi candidatura, non essendo del tutto guarito da certe scottature politiche ancora dolorose. I giochi si scopriranno alle prossime elezioni regionali, a meno che i risultati che verranno fuori dalle imminenti elezioni amministrative in provincia,che secondo i sondaggi si preannunciano catastrofici per quello che fu il primo partito in assoluto, non destrutturino e spariglino  precedenti giochi e organigrammi apparentemente inamovibili,vedi il direttorio di coordinatori Cristaldi – D’Alì, destinato ad indebolirsi con la discesa in campo, a Trapani, dell’attuale sindaco Fazio, che Alfano userà come grimaldello per acquisire il controllo politico della provincia. Che succederà a Mazara? La disputa sembra limitarsi, ma solo per ambizioni personali, e non so per quanti meriti, a due soli contendenti, l’assessore provinciale Duilio Pecorella e Giampaolo Caruso. Il secondo non sembra essere nelle grazie del deputato uscente, mentre il primo non è gradito al senatore D’Alì.   Chi dei due ha aspirazioni politiche e qualità da affiancare o sostituire il sindaco di Mazara? La posizione di Cristaldi è chiara: nessuno degli aspiranti  avrà il suo appoggio. E se ci sono terzi che nutrono aspettative e speranze, si fa il nome dell’assessore alle finanze Giuseppe Siragusa, molto vicino al sen. D’Alì, si facciano avanti  e si  mettano in gioco se sono nelle condizioni di farlo. Ma è difficile immaginare  il  primo cittadino mazarese assistere alla tenzone da spettatore imparziale e distaccato, così come egli stesso ha fatto capire. Quasi certamente invece Cristaldi designerà suo erede se stesso. E’ pronto per affrontare eventuali primarie per la presidenza della regione e nel frattempo ha già impegnato la sua ricandidatura per le future elezioni a sindaco di Mazara. Chissà se sarà anche disponibile per la presidenza della provincia. Quest’ultimo incarico manca nel suo palmares.

lunedì 9 gennaio 2012

Alessandro Marino :un concerto che non si dimentica.



Scoppiettante il recital del pianista mazarese  Alessandro Marino
 nello storico Teatro Garibaldi di Mazara
Si  è aperta in maniera scoppiettante la 34^ Stagione concertistica dell’Associazione Amici della Musica di Mazara. Dopo avere peregrinato per anni alla ricerca di una sede dove potere tenere  i concerti, ecco  che finalmente  viene messo a disposizione dell’associazione il Teatro Garibaldi ,finito di recente di essere restaurato, e che in tal modo  si riappropria,dopo una chiusura durata sessantanni, della sua identità  ritornando ad essere  fucina di cultura e di musica colta. Hanno di che essere soddisfatti la presidente dell’associazione Flora Savona Marrone e tutti i soci per la pregevole sede assegnata loro dal sindaco Cristaldi,il quale,nel suo  breve saluto iniziale ha voluto sottolineare che la prestigiosa sede dello storico teatro ritornasse ad ospitare solo eventi di alto livello e di nicchia, vista la limitata capienza di posti consentita. E di grande livello è stata l’inaugurazione della stagione con il recital pianistico del mazarese Alessandro Marino,da tempo residente a Milano. Possiamo definirlo l’evento musicale dell’anno senza essere tacciati di eccessiva enfasi? Il concerto del pianista mazarese Alessandro Marino è stato e resterà un evento memorabile negli annali della cultura musicale mazarese, e non solo perché si è tenuto nel  luogo che meglio ha  simboleggiato la musica e cultura della città, il Teatro Garibaldi, ma anche perché  è stata  data la possibilità  a pochi mazaresi di apprezzare le  straordinarie capacità e il virtuosismo del pianista 24enne,  grazie alla scelta di  un programma di non facile esecuzione se non si è dotati di assoluta padronanza della tastiera. Il concerto comprendeva brani di Saint Saens/Liszt - Danza macabra; Hummel - Rondò op. 11;  Moscheles - Fantasia su temi del Nabucco;  Liszt - Rapsodia ungherese n. 14, mentre nella  seconda parte  sono stati  eseguiti brani di straordinaria complessità  di autori come: Gottschalk - Tournament Galop; e    Alkan - Sinfonia per pianoforte solo op. 39 nn. 4-5-6-7 :Allegro- Marcia funebre-  Minuetto – Finale. Quest’ultimo brano ha mostrato agli entusiasti spettatori il virtuosismo, l’agilità, la velocità di esecuzione  non comune del pianista,uno dei pochi in Italia a eseguire nel campo concertistico opere di così elevata difficoltà; non per niente la sinfonia op. 39  di Alkan è da considerarsi tra le pagine più  difficili ed ardite dell’intera letteratura pianistica. Intensa l’emozione provata dal pubblico il quale con fragorosi  e lunghi applausi ha voluto manifestare in piedi il proprio entusiasmo per il giovane concertista mazarese.