Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

mercoledì 20 febbraio 2013

Bye bye baby:Vito Torrente saluta il PD



“La festa appena cominciata è già finita” vi ricordate la canzone di Endrigo?
Ebbene,sono trascorsi alcuni mesi dalla solenne cerimonia d’iniziazione di Vito Torrente nel PD con gran cerimonieri l’On.Baldo Gucciardi e il sen.Antonino Papania,che già si assiste se non ad un divorzio,almeno alla separazione consensuale tra l’imprenditore mazarese ed i suoi mentori del PD.
Nemmeno il tempo di pregustare il trionfo alle primarie per il parlamento,nelle quali Vito Torrente,in forza dei numeri,ha potuto dimostrare ai parlamentari piddini,se avevano dubbi,la sua capacità di raccogliere consensi, che i distinguo e le prese di posizioni all’interno del Pd mostravano un malcontento diffuso per quella che era ritenuta una consegna del partito a Torrente.
Ricordiamo che si deve esclusivamente a lui se la candidata al senato Pamela Orrù,catapultata per il correre degli eventi dalla 5^ posizione alla seconda,sarà nominata senatrice.
A far precipitare le cose è stata, anche,la decisione della commissione dei garanti di escludere dalle liste del senato in Sicilia il sen. Papania,che aveva largamente vinto le primarie.
L’esclusione di Papania non poteva non mettere in discussione gli accordi pregressi tra Torrente,e le sue velleità di essere il candidato a sindaco di Mazara con il simbolo del PD.
Alle proteste per tale esclusione,tiepide per la verità,dell’entourage dei fedeli del senatore,facevano da contrappunto la malcelata soddisfazione di quei militanti del PD che vedevano in quella decisione la fine del potere incontrastato del parlamentare alcamese in provincia, e rimettevano in discussione,senza però averne mai parlato,quel patto Papania-Gucciardi-Torrente,che avevano dovuto subire,e mai avevano digerito.
Le lacerazioni che ne sono seguite a Mazara in particolare,ma in tutta la provincia,soprattutto tenendo conto che gran parte degli avversari di Papania si erano schierati apertamente con la lista Il Megafono” di Crocetta,indebolendo di fatto il partito,hanno fatto capire a Torrente che il partito in cui era entrato altro non era che un armata Brancaleone, acefalo,fatto da anime mute, del tutto prive di una strategia,di obbiettivi e soprattutto di riferimenti politici con i quali programmare le imminenti scadenze elettorali,dalle nazionali alle provinciali e soprattutto le prossime amministrative.
Per un uomo che dell’operatività e del fare ha fatto le sue fortune politiche ed imprenditoriali,trattare con anime che alla politica preferivano il pensiero metafisico e auto contemplativo,era ritenuto una perdita di tempo;così decide di abbandonare il PD,in preda alla sue faide interne e lacerazioni, alla sua sorte.
Consapevole che quel che conta in politica non è il simbolo ma il consenso,Torrente si defila con discrezione dalla campagna elettorale e inizia a ordire la sua trama per le prossime elezioni amministrative,sistemando i vari tasselli per costruire la sua campagna elettorale,in modo che niente sia lasciato al caso.
Tra riunioni e incontri con suoi simpatizzanti,ha già messo in moto strategie e alleanze per la sua prossima candidatura a primo cittadino. Si dice che abbia già pronte tre liste civiche a suo sostegno,e tanta gente pronta a salire sul suo carro.
Il PD,intanto,smarrito e senza alcuna idea,in attesa di congressi locali che divaricheranno ulteriormente le spaccature al suo interno, appare sempre più un cimitero di anime in pena.
Bye bye baby, lo saluta Torrente.

giovedì 14 febbraio 2013

La Chiesa di Mazara con l'animo imperturbabile.



Le dimissioni di Papa Benedetto XVI non turbano la Chiesa di Mazara

Non è mia abitudine intervenire sulle dichiarazioni di importanti personalità ancor più se queste rappresentano istituzioni religiose. Entrare in un dibattito,poi,in merito ad eventi di portata storica,dinanzi ai quali siamo chiamati ad essere testimoni del tempo,non è facile né tanto meno opportuno,soprattutto quando si ha la consapevolezza di non avere conoscenze specifiche sulla questione.
Però,dal punto di vista umano,e solo relativamente a ciò,la sensibilità impone o di tacere ed aspettare l’evolversi degli eventi o di intervenire per potere esprimere,molto sommessamente, la propria opinione di laico cattolico appartenente ad una chiesa di periferia,di frontiera,lontana dagli intrecci e dalle viscosità nelle quali sembra aggomitolata la Curia dei Sacri Palazzi.
L’evento di cui si parla è quello della “solenne rinuncia”al ministero petrino sancita nella Declaratio di Papa Benedetto XVI,e l’oggetto del mio intervento si riferisce a certe dichiarazioni di preminenti personalità della Chiesa mazarese che a mio modo di vedere invitano a qualche riflessione.
Dinanzi ad una decisione talmente forte, unica nell’attuale contesto storico, da sconquassare e persino scandalizzare una cultura di pensiero e di fede incardinata sul concetto quasi dogmatico di Vicarìa ,inteso che “Vicario di Cristo” è l’appellativo che si da comunemente al Papa,non possono non lasciare qualche sbandamento le dichiarazioni del vescovo della Diocesi di Mazara seguite a ruota da quelle di padre Fiorino,responsabile della S.Vito Onlus.
Dice Mons.Domenico Mogavero in una dichiarazione a caldo riportata nel sito della Diocesi:
La notizia del Papa che annuncia la sua rinuncia all’ Ufficio di successore di Pietro giunge inattesa ma non turba il mio animo. Sotto l’aspetto umano, la decisione del Papa lascia sicuramente una traccia profonda perché dice l’alta intelligenza e la profonda sensibilità di un uomo che sente i propri limiti spirituali e fisici per continuare a reggere il peso del ministero petrino”.
Colpisce l’uso freddo,distaccato,dell’espressione ” non turba il mio animo” dinanzi ad una decisione di incommensurabile portata da far dichiarare allo stesso allo stesso Card. Bagnasco,presidente della CEI:
Abbiamo avvertito un repentino senso di sconcerto e di profondo rincrescimento”.
Anche Mons.Francesco Alfano-vescovo di Sorrento esprime:
“Una profondissima emozione e insieme un grande turbamento: sono stati sentimenti che ho avvertiti entrambi in un istante, poi subito dopo ho avuto la percezione di un dono immenso che il Papa stava facendo alla Chiesa in questo momento.”
La rinuncia al soglio di Pietro,seppur per motivi fisici e di spirito-(“per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”)- può lasciare l’animo impassibile?
Non si prova turbamento di fronte alla dura denuncia del Santo Padre, durante il rito delle ceneri, su come "il volto della Chiesa venga a volte deturpato da colpe contro l'unità della Chiesa e divisioni del corpo ecclesiale"?
Non siamo di fronte ad un contratto a tempo determinato per cui don Francesco Fiorino possa dichiarare con tanta semplicità la pensionabilità del Vicario di Cristo:
Francamente non ho avuto nessuna sorpresa nell’apprendere le dimissioni del Papa! Da qualche mese confidavo a qualche persona amica che l’attuale Successore di Pietro - che ha sottolineato spesso l’intimo rapporto tra verità e amore - avrebbe lasciato responsabilmente la sua alta e unica missione. Ma quando le energie fisiche e mentali diminuiscono non puoi non tenerne conto! Devi fare un passo indietro”
 Così dichiara don Fiorino.
Allora è così semplice,è così normale?E’ solo questione di energia mentale e fisica?
Il perimetrare il tutto ai” limiti spirituali” di colui che è considerato il più raffinato e importante teologo  contemporaneo di questa Chiesa non aiuta a comprendere la forza e la finalità del suo gesto.
Può non generare turbamento la presenza della zizzania nel campo del Signore e la presenza di "pesci cattivi nella rete di Pietro”?E se queste fossero una concausa?
Non sono io a dovere dare una risposta.

                       

lunedì 11 febbraio 2013

la politica e la " Manciugghia"



     A Mazara la lista il Megafono di Crocetta come il Cavallo di Troia.

” La mafia è dunni c’è la “Manciugghia” e la politica è tutto un “ Mangia-mangia”

“La mafia te la trovi là dove non credi che te l’aspetti. Vi è un intreccio di interessi nella politica,negli enti legati ad essa,nella gestione della formazione tutta in mano delle moglie dei politici. E’ la politica corrotta che ha portato la Sicilia ad essere quella che è adesso. Altro che Matteo Messina Denaro:a questo lo dovrebbero accusare di concorso esterno mafioso,perché la vera mafia sta nelle istituzioni,rese incancrenite dal malaffare,dagli interessi,dalla manciugghia,dal mangia mangia.”
E’ un Rosario Crocetta che parla,urla,denuncia a ruota libera,senza peli sulla lingua,senza l’uso del linguaggio politically-correct;è un vulcano che erutta un fiume di accuse contro un sistema politico che definisce “la causa principale dei mali della Sicilia,e che ha alimentato connivenze mafiose e malaffare,che ha usato il denaro pubblico destinato ai cittadini per interessi privati,per generare potere,e sprecare risorse usate a soddisfare la sete di potere personale”.
Ne ha per tutti il presidente della Regione Siciliana,dal Consorzio Autostrade Siciliane alla Serit,dai consulenti regionali alla gestione dei fondi europei per la Formazione,dalla rotazione di tutti i dirigenti apicali alla Sanità con l’affair dei pannoloni d’oro,” come se all’improvviso tutti i palermitani fossero stati colti da sintomi di diarrea” denuncia il neo governatore della Sicilia.
Un parterre zeppo di politici,molti dei quali alla ricerca di nuovi punti di riferimento e pronti a salire sul carro del vincitore:tra costoro ex lombardiani,piddini anti Papania,ex supporter del senatore alcamese,molti osservatori indecisi, curiosi, simpatizzanti, uomini di cultura e professionisti, imprenditori e lavoratori, ma soprattutto molte donne.
Le forze dell’ordine vigilano ogni movimento a salvaguardia di uno degli uomini più  minacciati dalla mafia.
 Nessuna bandiera di partito, nessun inno nazionale, ma semplicemente un tenue sottofondo musicale della "La canzone popolare" di Ivano Fossati,nostalgia di una stagione politica di grande successo ma che non può più ripetersi, in attesa dell’arrivo dell’ospite in forte ritardo.
Il ritardo è dovuto al protrarsi dei colloqui tra il Presidente Crocetta e l’ambasciatore libico per l’occasione venuto a Mazara.
 Non vi è un palco,ma un parterre sobrio,scarno,nessuna poltrona,tutto all’insegna della familiarità.
 “ Ho sempre amato questa città,ho sempre desiderato di viverci,di abitarci. La sento come casa mia.”- Rosario Crocetta usa un linguaggio efficace e semplice,il suo lessico non è certo quello elegante e raffinato di Arbasino,le sue locuzioni sono ruspanti,piene di accenti cantilenanti ed intercalari tipici della vulgata gelese.
E’ anche un modo di dichiarare,con orgoglio,le sue umili origini, il radicamento ad una terra offesa,denigrata,sfruttata,ingannata,violentata da un secolo e mezzo di colonizzazione prima e di autonomia dopo,con la complicità della politica,degli imprenditori,delle grandi industrie,della mafia e degli stessi politici siciliani,da Cuffaro a Lombardo a Miccichè alleati questi ultimi con la Lega di Bossi.
Sta in questa forte,insistente,accorata denuncia del “mangia mangia” tutto il suo carattere,tutto il suo amore per la cultura della propria terra, del proprio paese, della propria gente,delle proprie tradizioni.
La violenza delle sue parole sono la risposta alla violenza di un sistema politico che ha contaminato e corrotto la dignità dei siciliani. Lo stile si nota dai segnali, dai comportamenti, dalle note di colore, dal portamento, dai toni della voce, dall’uso delle parole.
 Rosario Crocetta parla alla pancia della gente,li colpisce e li sferza a riscattarsi;i suoi toni populistici altro non sono che quelli di un comune sentire.
A cantare l’elogio della bellezza come antidoto alla barbarie e all’asservimento politico mafioso ci pensa,nell’attesa dell’ingresso in sala del neo governatore siciliano, il suo amico Antonio Presti,il creatore di Fiumara D’Arte,voluto fortemente candidato al senato da Crocetta.
 E’ un inno alla bellezza quello di Presti, promotore della valorizzazione del territorio per mezzo delle opere d’arte, ritenute un vero antidoto all’oscurantismo mafioso e all’obnubilamento delle coscienze.E’ un cantare le bellezze e la storia della propria città,del proprio territorio,della propria regione attraverso  le opere d’arte,così come fanno i cantastorie attraverso le immagini.
Un evento di enorme portata,secondo Presti, questo connubio politica-arte-cultura,destinato a dare frutti copiosi in un più ampio progetto di crescita legalitaria,economica,sociale. “C’è un tempo per seminare, c’è un tempo per raccogliere” è scritto nel Qohèlet.
Bisognava dare un segnale politico forte, univoco, inequivocabile, chiaro, frastornante ma nello stesso tempo intelligente, lontano dalla canea chiassosa. La filippica del Presidente Crocetta contro l’incancrenirsi del sistema politico viene accolto da un tripudio di applausi sinceri.
L’applauso non è formale, non è di parte, esso è convinto, rappresenta la manifestazione di affetto della gente nei confronti di un personaggio pubblico che vuole dare una svolta in termini qualitativi ed etici alla politica non solo siciliota ma nazionale.
La risposta è un’ ovazione che lega in un affettuoso abbraccio Crocetta e il suo movimento alla gente,la stessa gente stanca di essere delusa, che per tanto, troppo tempo è stata vilipesa, umiliata, tradita da una politica in preda a bulimia della manciugghia.
Può piacere o meno, ma il Presidente della regione è il simbolo del cambiamento storico culturale, il personaggio più interessante dell’attuale scenario politico nazionale insieme a Grillo. Non poteva mancare un richiamo all’integrazione culturale, alla convivenza e all’accoglienza, al rispetto della persona e dell’identità tra immigrati e popolazione indigena, elogiando le qualità di tolleranza e di rispetto dell’intera gente mazarese e siciliana.
Dal punto di vista politico la Lista “Il Megafono” attrae gli indecisi,è concorrenziale al M5S di Grillo,ma soprattutto allo stesso PD al quale porterà via molti consensi,nonostante facciano parte della stessa coalizione al senato.
L’obbiettivo è recuperare coloro che hanno abbandonato il centrosinistra e che avevano votato per protesta Grillo.
Per quanto riguarda la provincia di Trapani,e Mazara in particolare, i supporter della lista,in gran parte del PD,la usano come il Cavallo di Troia per mezzo del quale il gruppo di piddini anti papaniani vuole fare breccia e sgretolare la roccaforte dominata dal senatore alcamese .
Attraverso il Megafono si vuole passare alla resa dei conti tra correnti all’interno del PD; una rivolta in grande stile contro lo strapotere di Papania e Gucciardi, e vuole essere un altolà ad accordi preconfezionati durante le recenti primarie,vedi l’ingresso di Vito Torrente nel PD, a costo di lacerare e indebolire lo stesso partito sacrificato ad interessi di parte.
Una vittoria del centrosinistra al senato,con un forte consenso politico al movimento di Crocetta, vedrebbe fortemente rafforzata l’anima autonomista e sicilianista del Presidente della Regione;di contro risulterà indebolita la corrente dei notabili  del PD e il loro modo di gestire la politica
Ciò non può che far bene al prossimo governo nazionale.

venerdì 8 febbraio 2013

La vendemmia tardiva



A Mazara, la lista "Il Megafono" di Crocetta addruva uomini del PD per mandarli ad Arriciuppari!
Così "per aiutare Bersani" loro dicono.
Così  "per superare il PD" dice Crocetta.


***

Addruvari:        ingaggiare,assumere manodopera a giornata.
Arriciuppari:   raccogliere raspi di uva, racimolare frutta dopo il raccolto;
 ( dallo spagnolo:rechupar = succhiare di nuovo)



lunedì 4 febbraio 2013

Mazara: Presentato il libro " La Famiglia" di Eva Carlestål



Un autorevole uomo di governo ebbe a dire qualche anno fa: “Con la cultura non si mangia”,però,a guardare quell’aula consiliare di Mazara,gremita in ogni ordine di posti,vien da dire che forse la cultura non dà da mangiare,ma riempie tanti vuoti,sazia la bulimia del conoscere,e mette a nudo l’abissale distanza tra la sensibilità dei politici e quella della gente comune.
Riempire una aula per la presentazione di un libro di una autrice sconosciuta non è di tutti i giorni,soprattutto in una città in cui la sfida tra l’effimero e la cultura vede spesso quest’ultima soccombente.
Eppure un piccolo miracolo si è verificato, segno che se si semina bene si raccolgono buoni frutti. Ha seminato bene l’Istituto euro arabo di studi superiori di Mazara,perché l’aula del consiglio comunale è gremita in ogni ordine di posti. In questi tempi di spending- review,di crisi lacerante,di campagna elettorale,dove altri temi come il lavoro,la disoccupazione giovanile,la crisi della scuola dovrebbero essere,e non lo sono,al centro del dibattito,stupisce che un libro,un’indagine socio antropologica richiami tanto interesse.
L’evento è la presentazione del libro di Eva Carlestål“-La Famiglia-un’ indagine su una comunità di pesca in Sicilia”.
Si tratta della traduzione in italiano di una ricerca che l’antropologa svedese ha condotto direttamente a Mazara per conto dell’Università di Uppsala in un arco di tempo che va dal 1996 al 2001.
La comunità oggetto di studio è quella legata al mare; sotto osservazione è la famiglia marinara,non quella del marinaio di bassa estrazione sociale,ma quella socialmente più abbiente,che dalle umili origini è diventata una razza padrona,quella marinara-armatoriale,del capitano armatore,o dell’armatore tout court atipico che si identifica con i suoi marinari,che vive le loro stesse attese,le loro fatiche,i loro drammi,e che non ha del tutto reciso il cordone ombelicale con il suo mare.
Eva Carlestål mette a nudo usi e costumi,difetti e virtù di più famiglie matrifocali tipiche della comunità marinara mazarese, diverse dalle altre famiglie nucleari non marinare.
La famiglia matrifocale mazarese appare all’antropologa,”strutturata sulla supremazia della donna, il cui ruolo, culturalmente forte, la vincola in un stretto legame relazionale con i figli,ne fa da guida,da educatrice,da mediatrice" con la famiglia nucleare e nei rapporti sociali,oltre a svolgere le tradizionali incombenze della cura della casa e dell’economia.
Uno spaccato di società riflesso a tinte forti e con estrema schiettezza,visto da un punto di vista privilegiato quale è appunto quello dell’antropologa che sceglie di vivere con queste famiglie fino a contaminare se stessa,acquisendo nuove abitudini ed adattandosi ad un contesto sociale lontano anni luce da quello individualista  da cui proviene.
Il libro è un atto di amore di Eva Carlestål verso la città e soprattutto verso la comunità che l’ha accolta,superando le iniziali barriera di diffidenza,come se fosse un membro della famiglia.
Il pubblico ha seguito con interesse i vari interventi,quello del prof.Ignazio Buttitta,presidente della Fondazione “ I.Buttitta” che ha sponsorizzato la pubblicazione del libro in italiano,della prof.ssa Gabriella D’Agostino,antropologa dell’Università di Palermo,del prof.Antonino Cusumano,che ha tenuto i rapporti con l’autrice.Ha portato i suoi saluti il sindaco di Mazara On.Nicola Cristaldi il quale ha voluto dare un piccolo contributo al tema leggendo una breve poesia del poeta Ignazio Buttitta. “ La famigghia”.

giovedì 31 gennaio 2013

La mossa del cavallo



Il reingresso di Toni Scilla nella casa madre berlusconiana,con tanto di “ red carpet” disteso davanti alla porta principale, è destinato a rinforzare reciprocamente sia il sen.D’Alì da una parte sia lo stesso Scilla.
La neo coppia è destinata ad avere una vita in comune più duratura rispetto a quello strano menage costituito da D’Alì – Cristaldi e finito come nella “Guerra dei Roses” a darsele  e cantarsele di santa ragione.
Il motivo è semplice:una coppia politicamente paritaria,uno deputato,l’altro senatore,entrambi cocoordinatori provinciali del PDL,nata per gestire il controllo del partito in provincia,aveva come fine il prevalere di uno sull’altro.
Un accordo,al contrario, fondato sul riconoscimento, da parte di Scilla, di una leadership,quella di D’Alì,apre nuove strategie di collaborazione,rimette in gioco Toni Scilla e costruisce,a medio e lungo termine,nuovi scenari politici a livello provinciale e regionale.
Una mossa,quella di Scilla,politicamente ineccepibile;la classica “ mossa del cavallo” che saltando l’avversario lo raggira costringendolo sulla difensiva per poi spingerlo inesorabilmente ad abbandonare.
Ovviamente l’avversario è quello comune,il sindaco di Mazara Nicola Cristaldi.
L’ingresso di Scilla nel PDL rinforza senza dubbio il senatore trapanese,e indebolisce in termini di voti il partito di Miccichè;i risultati li vedremo tra qualche settimana alle imminenti elezioni. Si dovrebbe verificare,questa volta,quello che fu l’effetto Torrente nel PD con Baldo Gucciardi alle scorse regionali.
 Questa volta si aspettano risultati molto più generosi verso le liste PDL del senato. Comunque vada,il risultato della lista PDL,soprattutto a Mazara,è nelle mani di Scilla.Difficilmente,in questo intreccio di accordi possono inserirsi con autorevolezza Cristaldi e il suo gruppo,destinati ad avere una modesta parte da comprimari o a cercare l'approdo in altri lidi politici. Non per niente l’apertura della campagna elettorale del partito di Berlusconi si farà proprio a Mazara, città di Cristaldi. Un colpo da K.O per il sindaco di Mazara.
E’ la Nemesi di quello che avvenne  quattro anni fa. 
Allora a legittimare l’investitura politica di Cristaldi fu Fini,presente con l’intero stato maggiore  di AN alla presentazione del libro- “I Traditori”-.
Oggi,a festeggiare il ritorno del “Figliol prodigo” sono di scena Schifani e l’intera dirigenza regionale. Un presidente della Camera allora,un presidente del Senato adesso.
“Sode a destra uno squillo di tromba,a sinistra risponde uno squillo”
Una cosa è ormai certa:con l’imprimatur dato a Scilla direttamente da Alfano e da Schifani,dietro la regia di D’Alì, la politica del PDL  a Mazara sarà destinata a una svolta radicale rispetto a quella cristaldicentrica.
Vedremo le ripercussioni subito dopo le elezioni,anche all’interno della stessa giunta cittadina.

mercoledì 30 gennaio 2013

Mazara:Presentazione del libro " La Famiglia"



Il volume è il frutto di una ricerca di antropologia sociale condotta a Mazara del Vallo tra il 1996 e il 2001.
 Già pubblicato in Svezia quale dissertazione della tesi di dottorato presso l’Università di Uppsala, è oggi per la prima volta edito in lingua italiana a cura dell’Istituto Euro Arabo, con traduzione ad opera di Deianira Ganga.
Al centro della indagine della studiosa è la famiglia dei pescatori, la funzione della donna al suo interno, la gestione dei valori morali e culturali.
Per le questioni di estrema rilevanza su cui Eva Carlestål si interroga il libro offre un’utile riflessione critica intorno alle dinamiche antropologiche che più ampiamente investono le comunità mediterranee.
Eva Carlestål,
 Già collaboratrice negli anni Settanta del sociologo Danilo Dolci, ha insegnato all’Univesità di Uppsala ed è attualmente Director of doctoral studies presso il Dipartimento di Language&Culture in Europe nell’Università di Linköping.
 Intrattiene assidui rapporti di collaborazione scientifica con istituzioni culturali italiane, partecipando a convegni di studi e conducendo ricerche in Sardegna e nel Lazio.
Gabriella D’Agostino
 Insegna Antropologia culturale all’Università di Palermo, è autrice tra l’altro della Nota introduttiva al volume. Attenta studiosa delle dinamiche sociali e culturali, responsabile di numerosi progetti di ricerca,dirige la rivista Archivio Antropologico Mediterraneo, è direttore scientifico di Sole luna festival, prestigiosa rassegna internazionale di documenti filmati.

Ai presenti sarà offerta una copia del volume

martedì 22 gennaio 2013

Il PD lava più bianco




Mai si era sentito tanto odore di giacobinismo nel PD.
Costretto ad inseguire sia la deriva giustizialista del neo partito dei magistrati  sia la purezza idealistica vendoliana,il PD di Bersani sembra avere abbandonato i principi di garantismo proiettandosi,anima e corpo,sul candeggio delle liste elettorali.
Solo che nella lavanderia,le lavandaie non riescono a distinguere gli unti indelebili e il fetore degli abiti che li  rendono impresentabili anche dal punto di vista igienico,e pertanto destinati al macero, dai vestiti appena sbiaditi da impercettibili aloni.
Facendosi forti della saggezza derivante dalla loro esperienza altamente professionale,le sagge lavandaie,non ritenendo presentabile l’abito nel suo candore battesimale,decidono di buttarlo via,o meglio di darlo al macero.
Alle proteste del proprietario del vestito sbiadito,rispondono candidamente: “E’ vero,il vestito è pulito,ma una volta,dieci anni fa,l’hai leggermente sporcato!”,con grande gioia di Esopo.
L’esclusione in Sicilia dalla lista del senato dei senatori Papania e Crisafulli  rispecchia in pieno la mancanza di discernimento tra quello che è impresentabile e quello che invece è un leggero reato di natura amministrativa patteggiato e avvenuto molti anni fa.
Ai mafiosi pentiti,agli assassini di bambini disciolti nell’acido,la politica,sempre per una questione di opportunità,ha aperto le porte del privilegio.
La motivazione addotta dal presidente della “Commissione di Garanzia” del PD,Luigi Berlinguer è degna di essere menzionata nell’almanacco dello “Stupidario”. Poiché il PD sta soffrendo e paga le conseguenze dei reati commessi da Penati, quello del sistema delle tangenti per milioni di euro in Lombardia, e da Lusi, quello che si impossessò di milioni di euro del finanziamento pubblico della Margherita,e poiché,ancora, l’intera politica nazionale sta pagando per lo sterco generato dai consigli regionali della Lombardia e del Lazio,recentemente sciolti,allora è giusto che voi,peraltro siciliani,figli dell’Isola della Mafia,siate puniti per quel che vi è stato addebitato allora:una condanna al pagamento di 3000 euro,per abuso di ufficio, dieci anni fa per Papania; Abuso d’ufficio anche per Crisafulli.
Non si fa differenza. Questo o quello per me pari sono. Se non lo facciamo,saremo oggetto di un linciaggio mediatico da parte di organi di stampa e del partito dei giudici,sembra essere la preoccupazione del saggio Berlinguer.”Ne va dell’onorabilità del partito”.
Anche se il codice etico del PD non è stato infranto. Tale è la paura dei processi mediatici di massa,che il PD non ha il coraggio di reagire.
”Non ci lasceremo intimidire,non ci lasceremo processare dai mass media e dalla piazza”queste le parole di un accorato e passionale intervento di Aldo Moro alla camera dei deputati. Altri tempi,altra levatura morale. Altro concetto di onorabilità.
Questo PD,al contrario,è pronto a sbracarsi dinanzi ai social network o agli epigoni di Travaglio. Questione di opportunità.
Solo che appena un mese prima la  stessa questione di opportunità,per le solerti e  sagge lavandaie,non aveva motivo di esistere. Si consentiva la deroga,avendo i pretendenti candidati superato il limite delle tre legislature,purchè si sottoponessero al giudizio popolare,all’Ordalia delle primarie.
Per il PD,il giudizio del popolo è sovrano ed insindacabile nelle scelte politiche.
Il partito non poteva fare delle scelte per non apparire difensore della casta. E’ accaduto per la senatrice Finocchiaro,però blindata in un collegio sicuro della Puglia e per la onorevole Bindi,anch’essa paracadutata in collegio sicuro della Calabria; lo stesso per tanti altri,tra i quali Papania e Crisafulli compresi. Solo che questi ultimi furono costretti a sottoporsi al giudizio dei loro concittadini che avrebbero dovuto conoscerne pregi e difetti,malefatte e virtù.
 Il responso dell’Ordalia democratica è stato incontestabile:Papania e Crisafulli sono stati i candidati più votati nelle primarie,entrambi hanno ricevuto i consensi più alti, in termini di preferenze,dagli elettori del PD.
 I loro concittadini li hanno giudicati “presentabili”che poi è quel che conta in democrazia.
Nessun dubbio che anche la senatrice Finocchiaro e l’on.Bindi avrebbero superato le loro primarie se avessero dovuto gareggiare nei loro collegi in Sicilia e in Toscana. Perché allora sono stati paracadutati altrove? Forse per salvaguardare l’onore e la dignità del partito che non avrebbe potuto sopportare una eventuale loro bocciatura popolare?
“Tutti gli animali sono uguali,ma ve ne sono alcuni più uguali degli altri” ammoniva in bella evidenza il tazebao nella “Fattoria degli animali”.
Il responso della commissione di garanzia, peraltro assai discutibile anche dal punto di vista etico, appare soperchiante ed in contraddizione rispetto a quello popolare.
Da chi devono ricevere legittimità i partiti,da componenti interne da loro elette e pertanto autoreferenziate o dal consenso degli elettori?
Ma appunto, come scrive Orwell,il giudizio delle lavandaie è più uguale di quello popolare.
Sarebbe il caso che il PD incominci a riflettere su questa sua deriva giustizialista.


lunedì 21 gennaio 2013

Una adozione a distanza




Si tratta di Pamela Orrù,di origine sarde,dipendente della provincia di Trapani,città dove risiede,ma adottata a distanza dai mazaresi.
Infatti la Orrù deve la sua  prossima elezione  a senatrice della repubblica  alla generosità degli elettori di Mazara,che votandola a scatola chiusa,nessuno tra coloro che l’hanno votata la conosceva,hanno infilato nelle urne ben 751 preferenze,risultando la donna  più votata delle primarie PD in provincia.
Dopo l’esclusione dalla lista del senato del sen.Papania,la nostra Orrù si vede ulteriormente miracolata migliorando la sua posizione dal quinto al secondo posto,che vuol dire elezione sicura.
 Può benissimo andare a prendere un caffè per queste elezioni. Al suo successo ci hanno pensato i mazaresi.

domenica 13 gennaio 2013

Il Partito - Città






Potrebbe essere annoverato come la novità politica dell’anno appena iniziato,ma tutt’oggi ne osserviamo solo un abbozzo, una forma embrionale al primo stadio, non definita. Parliamo di quello che è stato annunciato con iperbole come il Partito-Città e che troverebbe il suo nucleo primordiale, dunque la sua essenza vitale,nell’attuale neo giunta varata,in quattro e quattr’otto, dall’ on.Nicola Cristaldi,sindaco di Mazara,dopo appena ventiquattro ore dal risultato delle elezioni regionali scorse.
Tutto nasce immediatamente dopo i risultati politici delle regionali in Sicilia e a seguito dello tsunami che viene fuori dalle urne:il M5S che spazza via i partiti tradizionali,Rosario Crocetta,eletto presidente della regione contro i sondaggi e che intende operare non facendosi condizionare dai partiti alleati,il PD che resiste seppur in modo sofferente tra mille contraddizioni, e un PDL,che dallo storico 61 a zero di alcuni anni fa,diventa un partiticchio che si caratterizza per la litigiosità interna tra i suoi esponenti di punta.
Le dimissioni del governatore Lombardo sanciscono da una parte la fine di quello che è stato un potentato politico sotto l’egemonia assoluta del MPA,e dall’altra, l’inizio della sua frammentazione attraverso un processo di migrazione in altre formazioni politiche.
In ogni città il canovaccio è identico:sembra che tutti i siciliani,astenuti e votanti, si siano messi d’accordo a scriverne la trama. Da questo momento ai partiti tradizionali viene chiesto una maggiore attenzione al paese reale e una mannaiata ai privilegi.
A Mazara la situazione è politicamente critica per l’amministrazione che da sempre in minoranza in consiglio comunale,viene ulteriormente bastonata nel consenso elettorale a vantaggio del movimento grillino.
Ma ad incidere il coltello nella piaga è soprattutto il successo,in termini di voti,del suo avversario nemico on. Toni Scilla,che seppur non rieletto,rimane il politico mazarese più votato in città e in provincia.
Accanto a Scilla,si fa minacciosa l’avanzata dell’assessore provinciale Vito Torrente,il quale,dopo avere abbandonato Lombardo,offre i suoi servigi ai nuovi signori della politica trapanese,Papania e Gucciardi.Viene da costoro arruolato tra le file del PD e ottiene in cambio l’investitura a candidato sindaco.
Uno sfidante molto temibile per il sindaco Cristaldi.
Ormai privo di punti di riferimento all’interno del PDL dopo la rottura con il sen. D’Alì,(anche a lui le cose non vanno poi tanto bene),quel responso elettorale a Mazara suona come un campanello d’allarme per Cristaldi,soprattutto una sua rielezione per un secondo mandato si fa più problematica. Le ultime esternazioni del sindaco di Mazara erano già il segnale che comunque avrebbe abbandonato il PDL,o quantomeno quel che di esso rimane. Non ci sta a fare la parte di comprimario in un partito fortemente ridimensionato e totalmente nelle mani, in provincia, di D’Alì e di Fazio;chi come lui ha ricoperto cariche istituzionali di prestigio non può adattarsi ad una condizione di sudditanza.
Ecco farsi forte la tentazione movimentista tanto cara ai sindaci di nuova generazione,De Magistris e il suo movimento arancione a Napoli e Pisapia a Milano.Capitale del regno delle due Sicilie la prima,della grande finanza la seconda.
Perché non fare una cosa politica a proprio uso e consumo anche nell’Inclita Urbis?
Se nell’antica Grecia sono nate le poleis ( città stato),allora nella sua Mazara,”piccola grande capitale del mediterraneo”, ossimoro divenuto cavallo di battaglia del sindaco,è possibile dare vita a un Partito-Città,” fatto da un insieme di persone e di intelligenze disposte a superare le proprie tradizionali posizioni ideologiche per dare luogo ad una entità”;solo che queste persone sono per la maggior parte fedelissimi del sindaco o che hanno perduto i loro riferimento politici.
Per costoro, non essendoci porzioni di torta da offrire,sono a disposizione, comunque,delle accoglienti poltrone liberate appositamente e sulle quali sedersi comodamente.
La strategia è sempre in funzione di “ quel bene per la città”rievocabile in tutte le salse e in tutti i colori.
Sempre per “quel bene della città” si è disposti a tutto,persino a mostrare una doppia faccia come Giano Bifronte,e se necessario anche una tripla o una quadrupla: il nostro non è forse il Paese delle maschere e dei saltimbanchi?
La ricerca di nuove forme di aggregazione politica al di fuori dei partiti canonici è legittima così come è legittima la loro finalità tendente a conservare o a raggiungere il potere attraverso forme democratiche.
Nulla di censurabile,ma non si comprende perché all’annuncio della formazione di questo Partito- Città si associ la contemporanea presenza in giunta di soggetti bocciati dall’elettorato e come tali non rappresentativi delle istanze della città venute fuori dalle elezioni.
Ancor più,a seguito dell’evaporazione di alcuni referenti politici di rilievo,molti sono tentati di ricercare dei nuovi centri di aggregazione politica sui quali riporre le proprie ambizioni e aspirazioni,al di là della coerenza del percorso politico. D’altronde cosa vi è di più incoerente della stessa politica?
Non si riesce a capire ,però,perché per un progetto di tale portata non sia stata azzerata l’intera giunta invece di dare vita ad un maquillage che si presta a critiche e obiezioni.
Non si spiega perché, e la novità è nel coinvolgimento di altre intelligenze e persone,non sia stato fatto,da parte del sindaco, un appello pubblico a tutte le forze politiche e alla società civile,nella sede opportuna,a sostegno di questo nuovo progetto di cui se ne sconoscono tuttora le linee guida programmatiche,gli obbiettivi,le strategie,i percorsi e le modalità da seguire affinché ciò possa realizzarsi.
Non si riesce a cogliere,vista l’ambizione di tale progetto,con quali criteri è stata fatta la scelta di intelligenze e personalità alcune delle quali completamente sconosciute sul piano politico:una donna in giunta è sempre ben accetta,ma quali i meriti e le competenze, visto che i collaboratori del sindaco,a suo dire sono di “riconosciuto valore professionale di carattere anche internazionale” come ebbe a vantarsi lo stesso.
Non si riesce a capire perché si ricompensi con assessorati dei candidati usciti sconfitti dalla competizione elettorale e politicamente inconciliabili tra loro.
In termini politici,questo nascituro Partito-Città sembra una operazione a perdere,tanto da indurre il gruppo consiliare Liberi,stampella di Cristaldi in consiglio comunale, a dissociarsi fortemente da una simile operazione,soprattutto per quanto riguarda la composizione assessoriale della nuova giunta,che li ha visti mortificati ed esclusi, pagando,a loro dire,la lealtà e il costante sostegno al sindaco a vantaggio di personaggi politicamente auto referenziati.
Non è una cosa da niente soprattutto in funzione della credibilità che può suscitare una simile operazione.
Più che un Partito-Città si ha l’impressione di essere di fronte ad un Partito di “Uomini soli”.


venerdì 4 gennaio 2013

Primarie PD:tutti ai piedi di Papania.



Ha un senso,oggi ,parlare del PD mazarese? Ha ancora senso incidere il coltello nella piaga?Facendolo si rischia di essere paragonati a tal Maramaldo,il quale,prima di infliggere il colpo di grazia a Francesco Ferrucci ,già mortalmente ferito,si sentì gridare dal moribondo:” Vile,tu uccidi un uomo morto!”.
Un soggetto gravemente ferito appare oggi il PD o quel che dovrebbe rappresentare il partito a Mazara;da troppo tempo catatonico,privo di riflessi,incapace di esprimere una linea politica dignitosa,dilaniato da lotte interne tra varie anime evanescenti,legate a schemi  di appartenenza e  pertanto di obbedienza,trincerate  in un guscio autoreferenziale e neanche protette da una spocchia di intellettualismo che ha sempre contraddistinto la sinistra.
Mi trovo indubbiamente in difficoltà a riparlare di questo PD,soprattutto dopo le ultime primarie farsa che hanno mostrato l’incorporeità dei dirigenti,ammesso che ve ne siano ancora che possano chiamarsi tali,e l’assoluta mancanza di dignità politica di un partito ridotto a un gregge,tale che umiliando se stesso umilia la politica nel senso nobile.
Ma si può parlare in questa città di nobiltà della politica?La politica in questo lembo di terra viene intesa  non come partecipazione ,come capacità di contribuire in maniera dialogica e propositiva alla vita della comunità,ma nel senso di obbedienza cieca,di asservimento agli interessi del potente,di totale sudditanza  al pensiero di chi il potere lo detiene.
Il mio giudizio è troppo severo? Come interpretare i risultati di queste strane primarie di fine anno,che hanno visto Mazara essere considerata ancora una volta lo zimbello della politica provinciale, una terra di conquista e i suoi cittadini che si sono recati alle urne usati come truppe cammellate,come numeri? E’ un  riportarsi indietro nei congressi democristiani dell’EUR  in cui il Mastella di turno doveva dimostrare a De Mita la sua capacità di cogliere consensi e di esprimerli in termini di voti.
Che giudizio dare di quelle ottocento persone che hanno  espresso la loro preferenza con una votazione bulgara, ad un Papania completamente estraneo agli interessi di Mazara, e sempre più padrone assoluto del PD della Sicilia occidentale, e a una  Pamela  Orrù di Trapani,di sarde origini,della quale si sconosceva l’esistenza in provincia,ma che grazie agli ordini impartiti  dal  duo Gucciardi-Papania prende a Mazara addirittura il triplo di voti di quanto  ne ha presi nella sua città?
Si ripete ,dopo decenni il miracolo della campana.Negli anni della prima repubblica,con le preferenze multiple,per dare un segnale  politico,il referente locale si accordava con il potente al quale si era sottomesso e per dimostrare il suo servilismo e la sua fedeltà  concordava di fare convogliare i voti su una coppia di nomi,il secondo dei quali indicato dal politico,la così detta “ campana”.In base ai voti raggiunti dalla campana,si misurava il potere in termine di consenso del referente. Orbene,la coppia Papania-Orrù fa man bassa di voti ottenendo 851 il primo e 750 il secondo.
Ottocento  persone  votano senza sapere nulla del candidato e determinano,tra lo stupore della stessa Orrù la sua vittoria nel collegio provinciale assicurandole così la certezza della nomina a deputato. Si dirà: è la democrazia!
 Credo che quello che è avvenuto a Mazara sia la morte della democrazia. Su questo bisognerebbe riflettere.

lunedì 31 dicembre 2012

Primarie:la strage dei Renziani.




Diciamolo con onestà,le primarie del PD sulla scelta dei candidati alle politiche,al di là della scarsa affluenza ai seggi, ma era prevedibile,porteranno una ventata di rinnovamento  nel nuovo parlamento anche in un partito tradizionalmente iconizzato su politici di lungo corso. Quel milione e passa di elettori che si sono recati ai seggi meritano rispetto e costituiscono comunque un segnale pressante di ricambio non solo generazionale,ma soprattutto di metodo.
 Ha vinto la linea di Bersani,quella della struttura granitica dell’apparato burocratizzato,controllore totale del partito sia a livello centrale sia periferico,che ha dettato le regole e le ha imposte ovviamente al fine di trarne vantaggio. Il proposito era quello di demolire l’opposizione interna,Renzi per capirci;l’obbiettivo è stato raggiunto,anche per l’incapacità o la scarsa volontà del sindaco di Firenze di ripetere una avventura che lo aveva segnato dopo la sua sconfitta contro Bersani. E strage dei Renziani è stata.
Ha vinto la strategia del segretario che era quella di rinnovare ma con molta gradualità e con persone a lui molto vicino.
L’avere permesso,però, alla Bindi o alla Finocchiaro,oltre la deroga delle tre legislature,di concorrere alle primarie in collegi blindati e di non appartenenza territoriale è stato un grosso errore non solo politico ma soprattutto di credibilità. Sarebbe stato più coerente includerle e salvaguardarle con l’inserimento nel listino insieme al centinaio di altri personalità che saranno nominate  dal segretario al parlamento.
Ha vinto il paradosso Bersani, ovvero, un segretario di partito contrario alle preferenze che se eletto premier,sarà sostenuto da un partito,il PD,i cui parlamentari saranno indicati,in maggioranza, attraverso le preferenze delle primarie.
 Queste primarie,se da un lato hanno spianato la strada,in maniera irreversibile,alla necessità che i partiti devono cambiare metodo e regole  di governance al loro interno,oltre che la legge elettorale,dall’altro lato hanno messo in evidenza tutte le contraddizione di natura politica e programmatica del PD  e del SEL, a partire dalla scomoda alleanza con Vendola, dal rapporto con Monti e la sua agenda,sostenuta fino a qualche giorno fa con lealtà e convinzione da Bersani, nonostante l’avversione di Fassina e dello stesso Vendola,alternativi al professore.
Sarà difficile per il segretario PD, far capire agli elettori la sua repentina inversione di marcia  nei confronti dell’agenda Monti dopo averla sostenuta incondizionatamente e averne votato tutti i provvedimenti.
Sarà altrettanto difficile conciliare tutto ciò con quell’alleanza che vede Bersani “Totus Tuus” abbracciato a Vendola.
Sarà problematico,soprattutto,recuperare quell’elettorato moderato di centrosinistra che aveva visto in Renzi una alternativa contro una radicalizzazione su posizioni estremiste rappresentate dal SEL, da parte della CGIL della Camusso e da Fassina;scelta questa che ha indotto uomini di indiscusso valore come il giuslavorista Ichino,vicino a Renzi, ad essere costretti a lasciare il PD.
Ma saranno gli elettori a decidere.
Per quanto riguarda SEL,il risultato delle primarie dimostra ancora una volta l’inconsistenza in termini di richiamo,e quindi di voti,che è poi quel che conta in politica, del partito di Vendola.
Il governatore della Puglia è l’unico che ci guadagna da questa alleanza,avendo ottenuto una blindatura,alla faccia delle primarie, di ben 23 parlamentari ,alcuni dei quali in Sicilia dove SEL appare ininfluente e incapace di superare ,da solo,lo sbarramento previsto dal porcellum. Un ingresso di SEL al Governo non può che rendere aspro il percorso dello stesso governo e del suo premier con l’anima filo montiana del PD.
E dalle nostre parti che è successo?
Vi è stata la riconferma,ma era scontato, dello strapotere del sen.Papania che dimostra di essere il vero padrone del PD. Nelle primarie ha fatto il bello e il cattivo tempo risultando il primo degli eletti e portandosi dietro,largamente distanziata, una sua sponsorizzata, la trapanese Pamela Orrù.
La provincia di Trapani ottiene così due postazioni di prestigio:una alla Camera e l'altro al Senato. Saranno dunque un uomo ed una donna a rappresentare il Pd trapanese nel Parlamento nazionale.
A Mazara ancora una volta Vito Torrente contribuisce con una messe di voti al successo del sen. Papania,dimostrandosi il vero dominus del PD mazarese,al quale,per ricompensa, è già pronta l’imprimatur per la sua candidatura a sindaco della città. Il resto solo comparse,personaggi in cerca d’autore.
A Marsala viene raggelata la velleità della renziana Anna Maria Angileri,ormai fuori dal partito e della oddiana Giuliana Zerilli. Stessa sorte a Trapani per Dario Safina
Come dire che la coppia Papania Gucciardi,in battaglia non fa prigionieri ma lascia solo vittime.
Così è se vi pare.

venerdì 28 dicembre 2012

Le primarie del Porcellum


.

Hanno fatto delle primarie il karma della democrazia,la quinta essenza del diritto dell’elettore a potere  manifestare il proprio pensiero anche attraverso  un voto che esprimesse una scelta diretta, che lo facesse sentire attore e non spettatore  del processo politico,che lo elevasse a rango di protagonista  sulla scena della politica.
I partiti,o parte di essi, hanno riposto nelle primarie,chi per scelta chi per convenienza,l’ultimo atto salvifico che li riportasse a vedere la luce dal profondo dell’oscurità  in cui si erano dispersi.
 Le primarie,per alcuni di essi, dovevano costituire una catarsi rigeneratrice della illibatezza perduta che consentisse a riavvicinarli con umiltà alla gente,ad esorcizzarli da devianze  predatorie e lestofantesche,a riappacificarli con un elettorato che manifestava il proprio dissenso con l’astensionismo o la partecipazione a quelle che loro stessi,partiti istituzionali,denunciavano, in maniera molto ardita e temeraria, come forme deviate di populismo, di antipolitica,di qualunquismo.
Le primarie dovevano costituire oltre  che un ricambio generazionale,anche l’apertura alle espressioni migliori della così detta società civile (non ho mai capito l’uso di questo termine);ma soprattutto un ancoraggio con il territorio dal quale si erano sradicati.
Ma non pare che sia così,almeno nella nostra provincia. A leggere le proteste dei circoli politici locali seguite da annuncio di dimissioni da incarichi politici,qualcosa non è andato per il verso giusto. Ancora una volta il vecchio vezzo del Centralismo Democratico di cultura vetero comunista ha avuto la meglio sulle richieste pressanti di democrazia diretta come espressione della  volontà della base.
A scegliere i candidati per le primarie è il coordinamento provinciale,ovvero il potere politico reale dei partiti in mano a baronie. Addirittura per il famigerato listino, nella disponibilità esclusiva delle segreterie nazionali, contenente l’elenco dei nominati deputati,sono 120 solo nel PD,alla faccia della democrazia di cui si fregia il suo logo,già sono pronti i collegi sicuri. L’unità nazionale viene  sancita così dalla siciliana Finocchiaro  che sarà eletta  in Friuli o Puglia e dalla toscana Bindi in Calabria.
Dalle nostre parti,invece,si assiste ai soliti giochini di appartenenza o di prepotenza,chiamateli come volete,con parti territoriali della provincia eccessivamente rappresentate a danno di altre relegate a paria. Ancora una volta il PD mostra la sua vera anima attenta più a consolidare interessi e potere che a rappresentare istanze ed  aspettative  territoriali.
La fanno da padrone città come Alcamo,Trapani,Marsala,Erice  che esprimono ciascuna due candidature. Una sola va a Castelvetrano. Esclusa dal gotha della politica provinciale,altro che nazionale, Mazara ancora una volta considerata una mangiatoia di voti nella disponibilità di tutti,e i cui rappresentanti politici sono ridotti,al solito, a figuranti e a palafrenieri dei signorotti della politica.
Ancora una volta costoro faranno proskynesis  e ubbidiranno tacendo,e andranno a votare alle primarie secondo le indicazioni loro date dai loro capoclan.
Lo stesso,nonostante i malumori e le lettere di protesta faranno quelli del SEL,che solo adesso si accorgono di appartenere ad un partito monocratico,autoreferente e incentrato sul centralismo Vendoliano,ovvero sul culto di una sola persona. Non per niente la segreteria nazionale di SEL ha riservato per se una lista di 23 nominati da piazzare nei collegi sicuri ma dopo le primarie,come a dire,voi fate le primarie ma noi decideremo chi deve essere nominato.
Questo porcellum non poteva che generare  primarie ad esso simili.