Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

giovedì 21 febbraio 2019

Candidati sindaci in “parasonnia”




La parasonnia è un disturbo del comportamento del sonno durante la fase REM, e tra tali disturbi vi sono gli incubi.
La politica da sempre ha sofferto di parasonnia, e sembra che a Mazara del Vallo, tali comportamenti indesiderati della fase del sonno, colpisca soprattutto esponenti di destra,di quella estrema.
Resta negli annali della politica locale quel “ Signor presidente, signori consiglieri, questa notte ho fatto un sogno” che un esponente del MSI fece durante un suo intervento in consiglio comunale, e che suscitò tanto interesse e attenzione da parte degli addetti ai lavori. La rivelazione del sogno interessò la cittadinanza solo marginalmente. Allora la comunicazione era cartacea e non vi erano i social. Si era nel secolo scorso.
Oggi, a distanza di tantissimi anni, lo stesso disturbo, in forma di incubo, di terrore, simile al Pavor nocturnus infantile,  ma assai più devastante, si manifesta ancora una volta nella politica locale.
A soffrirne sempre un consigliere comunale di destra,  candidato sindaco a nome della Lega Nord di Salvini e  del movimento politico "Italia Madre" di Irene Pivetti. Due campioni di “prima gli italiani del nord”.
E poiché l’informazione sulla carta stampata non va più  di moda, ecco che il giovane candidato Giorgio Randazzo, ex pupillo di Cristaldi, consigliere comunale e grande esperienza di bagnino, così si legge nel suo curriculum, sente la necessità, come terapia di gruppo, di comunicare al popolo della rete, attraverso i social, la sua parasonnia e i suoi ricorrenti incubi.
Racconta di tre notti insonni che ne  mettono a dura prova la stabilità psico fisica, comunica alla rete la sua  angoscia, le sue ossessioni,  sogni pieni di tormento, in uno scenario che descrive in modo analitico e assillante  essere una città del mediterraneo simile alla sua Mazara del vallo. Le scene, i personaggi, le cospirazioni, gli intrighi, le complicità, si svolgono tutte in una sorta di Second Life, in una città gemella, abitata dagli avatar dei personaggi politici della sua Mazara.
“Ma non è Mazara” ripete in maniera assillante, come un lavacro, ricorrendo al classico scudo protettivo  di autoassoluzione.
Così, in modo sincopato, con voce tremolante, con movimenti del corpo che mettono a nudo tutto il  suo dramma e  le sue frustrazioni da elezione, il giovane candidato sindaco chiede di essere esorcizzato dai suoi incubi ricorrenti. Anche in Second Life,racconta, si svolgono le elezioni amministrative, e in quella quarta dimensione, la narrazione è un susseguirsi di intrecci,di sotterfugi, di connivenze, di compiacenze che non si possono percepire nel mondo reale.
Sembra di muoversi secondo uno schema narrativo tipico  del mondo kafkiano, in cui, le ombre di personaggi senza volto, ciascuno con un proprio ruolo, millantatori di cariche pubbliche, assessori in pectore, candidati sindaci, associazioni, imprenditori, massoneria e chiesa deviata, tutti legati in una consorteria che ha il solo fine  di fagocitare le ricchezze del territorio per soddisfare la propria bulimia di potere. 
 Non poteva mancare la regìa di un Grande Fratello al cui occhio nulla sfugge, e dall’alto del suo osservatorio privilegiato, ha il controllo totale del pubblico e del privato.  
Il racconto delle proprie inquietudini continua in modo generico, con ampie sfocature delle immagini dai contorni poco nitidi.
Poi il risveglio e la necessità catartica di condividere il suo stato emotivo e la sua prostrazione.
Che dire. Consigliamo al giovane candidato sindaco di fare un uso più frequente di tisane rilassanti per contrastare lo stato di nervosismo, di ansia  e soprattutto di stress da elezione.


mercoledì 13 febbraio 2019

Tutti sul carro del vincitore



Secondo indiscrezioni attendibili, a favore di  Salvatore Quinci si consolidano alleanze clamorose che rompono gli schemi tradizionali. C’è la corsa a salire sul carro del vincitore.

Sarà pure un segreto di Pulcinella, ma in ambienti politici vicinissimi alla coalizione che si riconosce nel progetto politico di Salvatore Quinci, sarebbe prossima l‘ufficializzazione della sua candidatura alla carica di sindaco di Mazara, si parla insistentemente di new entry clamorose a suo sostegno, nomi altisonanti destinati a trovare una collocazione nell’arcipelago delle liste civiche a suo supporto.
Personaggi “politicamente autorevolissimi”, addirittura dell’attuale amministrazione in carica, si parla di dimissioni in atto, sembrano intenzionati a prendere la chiatta e traghettare con figli e  bagagli nell’altra sponda.
Non solo, sempre secondo le indiscrezioni, sembra che sia in atto un processo di erosione e di cooptazione a danno dell’altro assembramento guidato dal tandem Scilla – Torrente, e in particolare della lista vicina al presidente della Regione Musumeci.
Il progetto di Salvatore Quinci trova quindi ampio consenso e adesioni, oltre che simpatia, e da parte loro, i politici navigati sono sempre i primi a percepire la direzione del vento. Altri, come al solito, sono pronti a salire sul carro del probabile vincitore. Speriamo che gli assi del carro siano abbastanza robusti da sopportare un tale peso, inizialmente imprevisto, altrimenti ci potrebbe essere il rischio di un possibile sbilanciamento e rottura. Deve essere molto bravo il conducente a guidarlo dalla cassetta.
Cosa dire in attesa dell’ufficializzazione degli altri concorrenti?
Se confermata la notizia della diserzione di massa dai “Futuristi”, non solo la  presenza di questo partito diventa marginale nell’imminente tornata amministrativa, ma azzera, sul piano politico, tutte le velleità di quel  che è rimasto della formazione fedele al sindaco uscente. Ne determina anche il fallimento del suo progetto politico, quello di dare alla città una guida senza soluzione di continuità, e forse il definitivo tramonto di colui che è stato il politico di maggior spicco dell’ultimo trentennio di questa città.

lunedì 11 febbraio 2019

Chi ha paura di donna sindaca?



La politica dalle nostre parte se non misogina, è stata e rimane maschilista, nonostante le donne siano sempre più protagoniste e dimostrino di sapere svolgere il loro ruolo, nel lavoro così come in politica, con passione, con dedizione, con ampia consapevolezza della realtà sociale, e soprattutto con grande trasparenza, lontano dai giochetti e dalle manfrine.
Il consiglio comunale uscente, in questa città, ha avuto una rappresentanza femminile notevole, pari al 33% dell’intero consesso, qualitativamente elevata per titolo di studio. Una percentuale altissima, anche se ai numeri non corrispondono, sempre per quella visione maschilista che la politica si porta dietro, incarichi amministrativi adeguati. Una contraddizione rispetto all’intero organico della struttura dirigenziale del comune, in cui la classe dirigente, a partire dal segretario generale è declinata essenzialmente al femminile.
L’attuale amministrazione, per ben dieci anni è apparsa refrattaria, almeno sul piano della composizione delle giunte, alla presenza di genere.  Solo Due donne nella seconda amministrazione Cristaldi, pur potendo contare in consiglio su una presenza consistente. Tuttavia non ho sentito, da parte delle consigliere, alcuna presa di posizione né alcun intervento che evidenziasse questa incongruenza. E dire che la legge elettorale ha stabilito l’obbligatorietà del voto di genere.
E veniamo a questa tornata elettorale. A giochi fatti, ancora una volta le donne perdono rilevanza in queste amministrative. Eccezion fatta per i Futuristi la cui candidata è, in conseguenza degli eventi recenti, una scelta di ripiego, in seguito alla caduta di immagine avvenuto in quel movimento, la delusione appare più sconcertante negli altri schieramenti civici.
Da una aggregazione che si presenta  con una forte discontinuità rispetto alla amministrazione uscente, come quella guidata da Scilla e Torrente, ci si sarebbe aspettato, alla luce delle esperienze passate, una ampia riflessione, su quale immagine contare per avere concrete chance di aspirare al successo.  Il ballottaggio di cinque anni fa avrebbe dovuto insegnare che sarebbe stato opportuno, in questa imminente tornata elettorale, un forte segnale caratterizzato da una netta soluzione di continuità, scendendo in campo con una figura femminile di prestigio e di provata esperienza. Un centrodestra con alla guida una donna non solo avrebbe possibilità di raccogliere più consensi, ma la ricaduta, in termini di immagine, sul piano politico e naturalmente psicologico, sarebbe potuta essere notevole. L’assenza di una donna alla guida del centrodestra non può certo imputarsi alla mancanza,al suo interno di figure femminili dotate di ottima caratura politica, di provata esperienza e con qualità culturali e professionali unanimemente riconosciuti. Se il centrodestra, che parte come favorito per il ballottaggio, avesse scelto una candidatura femminile alla carica di prima cittadina, avrebbe avuto elevate probabilità di raggiungere l’obbiettivo, considerando che una donna infonde di solito serenità e fiducia.
Ancora una volta la politica, in questa città, o ha paura delle donne o non appare pronta a scrivere la storia.


martedì 5 febbraio 2019

In hoc signo Quinci

Salvatore Quinci


Così è fatta. Dopo tanti ammiccamenti, approcci, complimenti, testimonianze di simpatia, sembra che il matrimonio si farà. D’altronde la dote è generosa, ricca, di quelle che fanno invidia. Il fine, poi, in politica, giustifica i mezzi. Certo, sarebbe stato meglio da soli, ma la legge elettorale impone le alleanze se si vuole arrivare al ballottaggio. E se per le singole formazioni sarebbe stato impossibile raggiungere con sicurezza l’obbiettivo, ecco che l’unione di esse non solo lo rende certo, ma rappresenta anche un vantaggio psicologico per potere  vincere la partita.
Gli approcci delle varie liste civiche con il movimento Partecipazione Politica di Salvatore Quinci sempre più frequenti e intensi hanno avuto esito positivo. Ormai è chiaro che il leader di Partecipazione Politica conduce le trattative da una posizione di forza, seppur psicologica, unanimamente riconosciuta. D’altronde le forze in campo sono da una parte la Panzergruppe di Scilla e Torrente, probabilmente guidati dallo stesso Torrente, e dall’altro lato i frastagliati schieramentii che da soli avrebbero avuto poche chances di potere raggiungere l’obbiettivo del ballottaggio. Una partita che se giocata individualmente avrebbe potuto costituire una disfatta e la scomparsa dalla scena politica di vari personaggi che hanno segnato la politica di questa città negli ultimi anni.  Sembra che all’interno dell’ Osservatorio Politico, Vito Billardello abbia  dovuto fare non pochi sforzi, facendo appello al buon senso e all’intelligenza di tutti, per tenere uniti nel  nuovo progetto i suoi due alleati, o meglio, uno di loro, non essendoci all’orizzonte altre alternative. Lo stesso discorso, anche se con minore intensità, per la lista SiAmo Mazara, la quale, non avrebbe avuto quei numeri, in termini di voti, che gli avrebbero consentito di incidere,da soli, sul risultato elettorale. Stesse considerazioni per il gruppo civico di Salvatore Quinci, nonostante l’entusiasmo e le simpatie che continuano a manifestarsi intorno al giovane movimento. Ma la simpatia e il calore non bastano a trasformarsi in consensi.
Bisognava quindi fare di  necessità virtù. Unire le proprie forze e sottoscrivere una grande alleanza, competitiva a quella di Torrente e Scilla, ai Futuristi e al M5S,  con alla guida un nome che costituisse, in parte, quella discontinuità politica, e che godesse di prestigio e credito, in modo trasversale, soprattutto tra i giovani.
Nonostante qualche mal di pancia, la real politic impone  delle scelte, per evitare il naufragio. Salvatore Quinci, riesce così a costruire  quell’alleanza impossibile, aggangiando al suo movimento civico,  il gruppo  capeggiato dall’ex assessore Billardello e la lista civica SiAmo Mazara con la tacita benedizione di Giorgio Macaddino.
Uno schieramento che appare non solo competitivo, ma che indebolisce in modo significativo I Futuristi di Cristaldi e soprattutto svuota fortemente il bacino dei cinquestelle.
Nasce nel segno di Quinci la  Grosse Koalition, che diventa la favorita per il ballottaggio.
Tutti insieme appassionatamente.
Lei ha riportato la musica in questa casa disse il Comandante Georg Ritter von Trapp a Maria.

domenica 3 febbraio 2019

Amministrative 2019. Caos calmo



Sono iniziate da tempo le grandi manovre in vista delle prossime amministrative per la conquista della poltrona di primo cittadino. Ancora una volta Mazara si conferma incapace di esprimere una identità politica capace di costruire un laboratorio che riscatti il fallimento dei partiti in questo inizio di millenium. Passata l’era Cristaldi, non me ne voglia il sindaco, ma la sua attenzione in questo momento è rivolta verso altri orizzonti, e il suo interesse per il futuro politico di questa città è destinato ineludibilmente a calare di intensità, ci chiediamo cosa ha lasciato, sul piano della politica il suo decennale governo se non un susseguirsi, ed era prevedibile, di ammutinamenti e scissioni da parte dei suoi sostenitori di peso. D’altronde avere proposto ben tre candidati sindaci per la sua successione, due dei quali svaniti, è lo specchio dell’enorme confusione che regna all’interno del gruppo “Futuristi”. Ciò rende assai complicata la capacità di orditura di quella tela destinata a dare continuità amministrativa, per non venir disperso il progetto avviato e in parte realizzato nel decennio.
Cosa succede dalle altre parti?
L’azionista di maggioranza dell’attuale amministrazione, quell’Osservatorio Politico guidato dall’ex assessore Vito Billardello, insieme a due esponenti di peso come il Presidente del consiglio comunale e il consigliere Foggia, ha abbandonato il Vascello in balìa dei morosi alla ricerca di migliori approdi. Non si capisce attualmente la destinazione e si rimane perplessi da queste dimissioni improvvise. Non v’è dubbio che Billardello abbia un obbiettivo alternativo a quello di Cristaldi, ma con quale alleanza? Billardello, contrariamente alle elezioni precedenti, non lavora solo, ma porta avanti, per ora, uno schema che lo vede in alleanza organica, almeno fino adesso, con i due consiglieri, fuoriusciti dall’area cristaldiana. Non è detto, però, che la triade sia cementata a tal punto da costituire un monolite. Per adesso si dialoga con i vari movimenti civici.
Che ne è rimasta della Panzerarmee di Torrente ?  Si contraggono alleanze con l’altro grande ed eterno sconfitto, Toni Scilla di F.I, già candidato sindaco, già deputato regionale, in ottimi rapporti con Gianfranco Miccichè. Tuttavia, seppur presente e in grado di condizionare un risultato, sembra che l’accoppiata Torrente_ Scilla, al di là delle apparenze, non goda di uno stabile rapporto. Il gioco del né io né tu mette in crisi questa coalizione ancora non in grado di presentare un candidatura di livello alla carica di primo cittadino. Inoltre alcune defezioni ne hanno indebolito l’immagine. Ma tutto è possibile, in quanto molti sono i soggetti in cerca di alleanze. Il presente è troppo fluido. Anche da questa parte si assiste a contatti altri gruppi civici. Nei prossimi giorni lo scenario dovrebbe essere meglio delineato. 
Veleggia in un mare in bonaccia, con al timone il consigliere La Grutta, la barca a cinque stelle. C’è allegria tra l’equipaggio, il varo è stato salutato con inni di gioia e grandi speranze, ma la bonaccia non gonfia le vele.  Loro sperano ancora una volta nella fortuna di avere Eolo che soffi loro in poppa. Però tutto dipende dalla bravura dello skipper e dalla forza e dall’esperienza dell’equipaggio che sappia ammaestrare il vento. Il rischio è quello d’infrangersi sugli scogli.
Fa capolino, in politica, attraverso le ambizioni di uno degli ex pupilli di Cristaldi, Giorgio Randazzo, la Lega di Salvini. Che dire? La presenza della Lega nella città che ha fatto dell’accoglienza dei migranti il suo punto di orgoglio, e punto di riferimento di studi sociologici e antropologici, è uno schiaffo alla storia e alla cultura dell’intera collettività, alla luce anche degli ultimi eventi ai danni dei migranti.
Cosa rimane del PD in questa città? Macerie.  C’è da chiedersi se questo partito, verso il quale si orientavano le attenzioni di una parte non indifferente della città, ha mai avuto una dirigenza adeguata alle aspettative. E’ un PD allo sbando, in piena entropia di identità. La stessa confusione, lo stesso sbracamento, la mancanza di un chiaro e lineare progetto il partito lo rivela sia in campo nazionale sia in quello locale. Senza anima, pervicacemente chiuso in se stesso, incapace di sintonizzarsi sulla frequenza del comune sentire. Devo dire che trovo deludenti le loro anime mute. Le stesse anime che lo disarticolano all’esterno attraverso la formazione di movimenti a esso antagonisti. Così la corrida viene trasposta fuori dalla sua sede naturale. Non ci si rende conto che in questo modo si svuota la politica di ogni afflato.  Una neo formazione politica, SiAmo Mazara, dal nome ambiguamente transletterato, nasce attraverso un processo di ibridazione di varie anime della sinistra, in larga misura del PD insieme a trasfughi e opportunisti di varie aree politiche. Sembra che abbiano velleità sproporzionate alla loro consistenza.
Anche loro alla ricerca di un’alleato . Una situazione un po’ bislacca. La notizia della discesa in campo di Giorgio Macaddino, annunciata e poi silenziata per essere riannunciata in modo sibillino, ( sindaco o sponsor?) rende euforici chi non vedeva nel PD la propria casa.
Con l’ingresso di Macaddino, punta di diamante di questo movimento, si aprirebbe la questione del cosa fare. Affrontare le amministrative da soli o aggregarsi ad altri movimenti. Indiscrezioni vogliono di contatti tra il rappresentanti di SiAmo Mazara ed esponenti del gruppo civico “Partecipazione Politica” guidato da Salvatore Quinci.
 Un avvicinamento o un’alleanza politica tra questi due movimenti renderebbe vana ogni aspirazione di sindacatura del gruppo di Giorgio Macaddino. Tuttavia le ambizioni e qualche velleità all’interno di SiAmo Mazara potrebbero rendere complicata la trattativa
 Non è ben chiaro il loro obiettivo; una cosa è certa, la politica in questa frammentazione non ne esce bene.
 E non ne esce bene alla luce delle le recenti dichiarazioni di colei che sulla carta è ancora la segretaria del PD locale, Teresa Diadema. Dichiarazioni di principio, al di fuori della realtà oggettiva, fatte insieme al segretario regionale Faraone. Preconizzare la presenza in queste amministrative, di una lista d’orgoglio, con il simbolo PD, rappresenta la misura plastica della confusione del gruppo dirigente dei democratici. Ammesso che vi sia ancora un gruppo dirigente. Di fatto si assiste, per il momento, a una grande fuga dal partito. Almeno in questa tornata amministrativa. Con chi e con quali candidati, se cinque anni fa lo stesso PD, unito, non è riuscito, ignominiosamente, a presentare una lista completa?  Credo che sia il caso di riflettere, non solo nel PD ma soprattutto nell’intera area che si riconosceva in esso, delle conseguenze politiche e in termini di immagine. Non è difficile prevedere scenari catastrofici per tutti. 
Un altra certezza: in queste amministrative si disperderanno le ceneri del PD.
Un altro gruppo civico si affaccia prepotentemente sulla scena politica locale, Partecipazione Politica, un soggetto che ha ufficializzato la sua presenza in queste amministrative da qualche giorno, ma che è il risultato di un lungo lavoro di incontri e di confronto che è andato avanti da diversi mesi. Guidato da Salvatore Quinci, ha piano piano saputo attirare, gestendo tutto con accurata intelligenza politica, l’attenzione di una fresca generazione ricca di energie, attiva nel territorio, e soprattutto presente sul piano del volontariato. C’è molto entusiasmo per questo movimento, e si sa che il successo della politica dipende innanzitutto dalla capacità che essa ha di generare calore e passione. Il neo movimento di Salvatore Quinci è trasversale, caratterizzato culturalmente dall’impegno sociale e dell’attenzione verso l’altro. Partecipazione Politica attualmente rappresenta il soggetto più interessante di questa tornata amministrativa;  è sotto i riflettori dell’attenzione degli osservatori politici e  delle varie liste civiche in cerca di visibilità e alleanze. Come Figaro, tutti lo cercano in una asfittica processione di adulazione.  Tuttavia il suo futuro è legato alla capacità di mantenere la propria identità senza farsi ingannare dal canto delle sirene. Non è facile resistere. Ma le grandi sfide richiedono anche tale capacità, altrimenti, scriveva Marc Lazar, se la politica impedisce di pensare, abitua i cittadini ad accettare qualunque regola di condotta, anche il ciarpame del mondo politico contemporaneo. 


domenica 27 gennaio 2019

Nasce a Mazara “Partecipazione Politica”. Nuovo soggetto politico.

Salvatore Quinci

E così è iniziata la campagna elettorale all’insegna di Io ci sto, senza grandi sogni, senza metafore. Senza effetti speciali, si fa per dire. Sul palcoscenico un noto cantante di una band locale mentre scorrono sullo schermo le immagini della città. La bellezza è il soggetto visivo. Poi interviste a chi ha scelto di trasferirsi dal nord a questo estremo lembo della sponda nord del mediterraneo.
Balza nell’occhio la scenografia pulita e ammiccante con tanti mani colorate alzate in alto e la scritta Partecipazione Politica. Gruppo Civico Mazara.
Ma l’attenzione è rivolta a quella frase scritta a caratteri cubici e che sarà il tormentone della loro campagna elettorale: Io ci sto.
Come slogan è un po’ vecchiotto, ha avuto grande successo sui social essendo il punto di forza del messaggio di una grande banca italiana di qualche anno fa. Non è originale ma fa effetto.
Io ci sto, è l’invito a metterci la faccia, a uscire dall’inedia e dall’indifferenza, a fare qualcosa se si vuole che le cose cambino, perché il cambiamento non avviene da solo, ma richiede impegno, dedizione, energia, solidarietà, fantasia, entusiasmo. Insomma smuovere le chiappe e dimostrare di non essere bamboccioni, perché le cose se non li cambi tu non li cambierà nessuno per te.
Dalle parole ai fatti. E venne il tempo del passare all’azione. Dopo tanti mesi di accurata preparazione, il think tank, progettato e costruito da Salvatore Quinci insieme a tanti altri giovani, ha rotto gli indugi e, uscito dall’incubatrice, ha varcato i confini della politica locale.
C’è un tempo per seminare, c’è un tempo per raccogliere è scritto nel Qohèlet.  Basta tergiversare, occorre conquistare visibilità, uscire allo scoperto, dare sostanza alla curiosità e alle indiscrezioni intorno a questo nuovo soggetto politico. Devono spiazzare i professionisti della politica, anticiparne i tempi, perché di sirene in giro ce ne sono troppe.  Un parterre zeppo dì giovani professionisti, di piccoli imprenditori, di insegnanti, di donne, di simpatizzanti e soprattutto del mondo del volontariato. Molti i curiosi in sala.
Conversando con un amico giornalista l’unico aggettivo appropriato nel descrivere quel bagno di folla è “Straordinario”. Osserviamo quel via vai di gente, volti noti e anonimi, di area politica trasversale.
Spicca la presenza della sinistra, dei volti noti di quello che una volta era il PD. Non per niente si considera il nuovo soggetto un vasta area dei delusi del Partito Democratico. Prove di alleanza? Per adesso solo presenza di cortesia. Se son rose fioriranno. Ma le rose a volte sono spinose.
Colpisce il nuovo linguaggio, quello della tecnologia, lontano anni luce dalla vecchia retorica dei partiti tradizionali. Il tema di fondo è quello di avvalersi delle nuove tecnologie come nuove forme di lavoro. Attrezzarsi perché il futuro è già presente e il presente scorre troppo veloce. Il nuovo linguaggio rappresenta un potente segnale politico, inequivocabile, chiaro, frastornante. Chi non si adegua resta fuori per sempre. Cambia anche il linguaggio della comunicazione. Il resto è un contorno di routine, tra slide, filmati, interventi di rito, un poco di retorica e qualche selfie. Ma ormai il dado è tratto.

sabato 19 gennaio 2019

Requiem per i futuristi?

Costituente futurista
Adesso che fare? Un rifiuto dietro l’altro accompagna il processo di successione in seno al movimento mazarese I Futuristi . Una guerra intestina, una ribellione silente intrisa di mal di pancia e di distinguo, che insieme a una sequela di non possumus hanno messo in corto circuito questa formazione priva d’identità, dalle velleità impossibili, tenuta in vita finora dalla egemonia incontrastata di Cristaldi. E come spesso accade nella storia, se un sovrano non lascia né designa eredi, genera, all’interno della corte, delusioni accompagnate da risentimenti e ripicche. È accaduto all’atto della presentazione alla stampa, quando Cristaldi ha disegnato in tondo, seppur con l’inchiostro simpatico, il profilo del suo successore, ”che aveva studiato su libri diversi”. Ciò ha indotto malumori, spasmi addominali e manifestazioni allergiche tra quanti in questi dieci anni erano stati suoi supporter, addirittura tuonando minacce di diserzione. In tal modo hanno fatto fallire il progetto di una possibile candidatura del dott. Giuseppe Bianco, evidentemente di diverso DNA politico.( ci sia consentito il dubbio della fattibilità di tale progetto) E poiché non si è mai visto un sovrano che nomina suo erede un vassallo ribelle, si è cercato di porre una toppa allo strappo generato all’interno dei Futuristi, cercando una candidatura inclusiva, esterna, anche se non di area, ben vista dalle varie componenti e che ne garantisse lo status quo. Non che la piazza offrisse molto, ma l’individuazione del giovane e stimato imprenditore Davide Palermo era la figura ideale per riappacificare le varie anime, alla luce anche dell’ufficializzazione, fatta da Cristaldi, di ricandidarsi per la terza volta in quel borgo di Calatafimi Segesta, dove aveva esercitato per due mandati la carica di primo cittadino. Scelta, questa, che depotenzia e rende impercorribile quella condizione di continuità richiesta al papabile candidato. Si dice dalle nostre parti, “non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Con buona pace di quel dogma della continuità, cappio in cui nessun amministratore intende ficcarci la testa.
Il non possumus di Davide Palermo spariglia tutto il progetto futurista, in piena crisi compulsiva, alla ricerca di un candidato di forte caratura politica e soprattutto sociale. Non è da poco, e se non lo si trova, non è detto che l’apparente coesione politica possa reggere. Nè tanto meno, la soluzione possa essere cercata all’interno del rassemblement futurista. Adesso la parola passa al socio di maggioranza di questo gruppo, a quell’ Osservatorio Politico che ha la golden share del futuro dei futuristi.
E non è detto che in un gioco di sfilacciamento e orditura, non possano sorgere nuove alleanze.




sabato 12 gennaio 2019

L’annosa questione di dare al liceo mazarese una sede dignitosa


 Mazara del Vallo:Il centro polivalente di cultura (ph.L.Tumbarello) già Collegio dei Gesuiti

Rispunta in perfetta cadenza ciclica la querelle sull’allocazione del Liceo Classico, mentre gli studenti e i genitori interessati sembrano affetti da sindrome catatonica.

La scusa, una delibera del LCC, consorzio che sostituisce la ex Provincia regionale di Trapani, nella quale, in un programma di ridimensionamento della spesa, anche per la contrazione dei trasferimenti delle somme da parte della regione, si prospettano significativi tagli alle spese di locazione per gli istituti scolastici di pertinenza del LCC. Tra questi istituti, la vittima di maggiore prestigio è il Liceo “G. G. Adria–Ballatore” già Liceo Ginnasio “G. G Adria” di Mazara.
Il comune di Mazara, subito attivato, mette a disposizione i locali dell’ex complesso S. Agostino, anche se bisognoso di interventi che ne assicurino l’agibilità e l’idoneità. Proposta che non pare possa avere una conclusione positiva. Chi dovrebbe assumersi l’onere economico? Il comune o il Libero Consorzio? Nel secondo caso non si giustificherebbe tutto questo bailamme se da una parte si tagliano le spese e dall’altra parte si dovrebbero aumentare per un immobile di non proprietà.
Nel contempo scatta un opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica con prese di posizione e interventi, tra i quali questo blog, affinché Mazara non venga privata del suo storico Liceo.
Si cercano sedi idonee nelle quali allocare il Liceo.
Si mobilitano i social, e tuttavia sembra che studenti, genitori e insegnanti siano colpiti da sindrome catatonica, come se la cosa non li interessasse, pur essendo loro le vittime sacrificali. La singolarità di qualche scialba e formale protesta si limita all’incontro formale non con il commissario del Libero Consorzio, sarebbe stato quanto meno opportuno e doveroso, ma con il sindaco, il quale cerca di mettere una toppa all’incredibile e sconclusionata vicenda.
Ci si aspettava occupazione dell’istituto, proteste di piazza e cortei di genitori e dell’intera comunità scolastica in difesa della più antica e prestigiosa istituzione scolastica della città e dell’intera valle del Belice. Dobbiamo dare ragione al compianto Padoa Schioppa che definiva i nostri giovani “bamboccioni”.
Intanto impazzano, come catene di S. Antonio, sui social e nei gruppi Whatsapp le proposte più strampalate di ricognizione delle sedi idonei nelle quali allocare il Liceo.
E così, ancora una volta, ritorna il refrain della restituzione dei vecchi locali dell’ex Collegio dei Gesuiti, antica sede del Liceo.
Avevo già scritto, e sono passati dieci anni da allora, dell’impossibilità di un ritorno del Liceo nella sede d’origine. Leggi: Come si costruisce un paradosso


Lo scalone dell'antico Collegio dei Gesuiti per tanti anni sede del Liceo (classico e scientifico) e del Ginnasio.( per gentile concessione di Mazara forever)

E se dieci anni fa le precarie condizioni strutturali dell’edificio lo rendevano inagibile e inidoneo a ospitare una scuola di tale livello, oggi lo è ancor di più, essendo stato abbandonato a se stesso e senza che siano stati richiesti finanziamenti per completare il Centro Polivalente di Cultura del suo naturale sbocco strutturale con il piano nobile. La mancanza di una richiesta di finanziamento ha penalizzato l’intero complesso architettonico, non potendo allo stato attuale disporre di tutti gli spazi intimamente connessi con quelli fruiti al piano terra, al fine di potere svolgere appieno le proprie attività polifunzionali.
Il completamento del progetto dovrà essere necessariamente ripreso dalla prossima amministrazione comunale se si vuole fornire la città di un gioiello culturale che rappresenti non solo una fucina di cultura, ma un enorme richiamo sul piano turistico.
Nel frattempo auguriamoci che le parti culturalmente più sensibili siano, almeno loro, pronte ad attivarsi per scongiurare la morte del Liceo “G.G.Adria”.

martedì 8 gennaio 2019

Il Libero Consorzio Comunale e il progetto di deportazione degli alunni del Liceo "G.G.Adria" di Mazara


L'attuale sede in locazione del Liceo Cassico "G.G.Adria" di Mazara del Vallo


Il problema delle sedi scolastiche: Un esempio di incapacità di visione politica e di scellerati sprechi. L’indifferenza verso la scuola porta a risultati disastrosi.

Avere abolito le province e averle fittiziamente surrogate con fantomatici quanto inopportuni Liberi Consorzi Comunali, ha fatto venire al pettine annose questioni non risolte e raffazzonate con pressappochismo, tra le quali emerge, per le conseguenze drammatiche generate, la questione delle sedi delle scuole fino a oggi di competenza delle ex province.
La situazione assurge aspetti cinici se gli interessi della popolazione scolastica vengono subordinati esclusivamente a questioni finanziarie assoggettate al solo obbiettivo di risparmiare sulle spese delle locazioni delle sedi dipendenti dall’ex provincia. Né chi ha la responsabilità pro tempore di questi fantomatici quanto ambigui Liberi Consorzi comunali può giustificare scellerate proposte fatte di accorpamenti di sedi e soprattutto di deportazioni di centinaia di alunni in nome del risparmio e di taglio agli sprechi.
Tali proposte non si curano né della didattica, né della logistica, nè delle infrastrutture, né tanto meno dello stravolgimento della vita stessa di migliaia di famiglie e di intere comunità. Scelte che hanno solo lo scopo di far morire prestigiose istituzioni scolastiche che hanno fatto la storia, plasmato intelligenze, sviluppato culturalmente la società e le comunità non solo di questo territorio o di questa provincia.
Mazara è una delle città ad essere maggiormente offesa da simili cervellotici progetti che se attuati, farebbero scomparire uno dei più prestigiosi Licei dell’intera provincia di Trapani, il Liceo “Adria-Ballatore” già Liceo Ginnasio “G.G.Adria”, fucina umanistica e di formazione dell’intera Valle del Belice oltre che di quella mazarese.
Così il Libero Consorzio di Trapani, secondo le brillanti intelligenze dei suoi addetti alla politica di razionalizzazione scolastica, se la proposta di trasferirne la sede nei locali dell’I.I.S.S. “F.D’Aguirre – Dante Alighieri” di Salemi, dovesse essere accettata dalla regione, condannerebbe a morte sicura il Liceo “G.G.Adria”.
Proposte talmente idiote che non tengono in considerazione né il problema logistico del trasporto, né le difficoltà di raggiungere una sede così disagiata. Non considerando che tali disagi si ripercuoterebbero sugli studenti, sulle loro famiglie e sull’intero personale scolastico, con tanto di benedizione per la didattica e il processo formativo. Inoltre costringerebbero gli studenti mazaresi, pur di non subire l’umiliazione della deportazione, a chiedere l’iscrizione al liceo di Castelvetrano, meno disagiato da raggiungere, con l’aggravante, però, che essendo tale sede inadeguata per accogliere un tale numero di alunni, si sarebbe costretti a dover rimodulare gli orari delle lezioni con inevitabile ricorso ai doppi turni. Di male in peggio.
Una simile soluzione, che non terrebbe conto né della realtà del territori, nè della storia e delle tradizioni del Liceo “Adria”, non farebbe altro che umiliare un’intera collettività,finendo con  incidere profondamente e negativamente sulla formazione e crescita culturale e sociale delle prossime generazioni.
Tutto ciò è motivo sufficiente per fermare questo folle progetto, facendo appello all’amministrazione cittadina, a tutte le forze politiche, le associazioni culturali e quelle delle categorie professionali affinché si mobilitino e propongano soluzioni alternative, anche di proprietà comunali, per salvare il liceo “ G.G.Adria” di Mazara.

mercoledì 2 gennaio 2019

Ri-sorge a Mazara il movimento politico “ Futuristi”

Pippo Rizzo: vele,1925


Confesso che quando un amico mi ha invitato alla presentazione del movimento politico “Futuristi”, subito la mente tornò indietro a quei primi anni del 1900. Avevo appena finito di leggere “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati, e ancora fresche si riverberano le immagini e la descrizione degli eventi di quel dopoguerra, in quel proscenio confuso e delirante in cui il caos regnava incontrastato mentre i deliri di D’Annunzio e la violenza verbale di Marinetti s’incuneavano tra le piaghe dolenti delle ferite lasciate dalla vittoria mutilata.
Mi incuriosiva più del nome, la motivazione del perché veniva ripartorito un movimento tenuto per anni a bagnomaria, finora privo di un organigramma e di un progetto, e tuttavia incombente e presente nella vita politica cittadina.
Non che mi aspettassi fanfare e gagliardetti, baionette e eia eia. Non riuscivo a immaginare in quel locale un Marinetti che proponesse di distruggere i musei, le biblioteche, di assassinare il chiaro di luna, di glorificare la guerra,” sola igiene del mondo”, le belle idee per cui morire e il totale disprezzo della donna. Né che immaginassi che il poeta futurista potesse avere degli epigoni tra i promotori della conferenza.
Tuttavia mi interessava la lettura del neo manifesto futurista.
Apprezzo la sobrietà dell’intervento del sindaco di Mazara Nicola Cristaldi, la pacatezza del tono, la ricerca della morbidezza lessicale, l’espressione meditata, la parola filtrata da ambiguità interpretative. Il momento è solenne, delicato, perché nulla deve apparire agli osservatori come un pacchetto preconfezionato.
Cristaldi non si rivolge ai suoi, tutti seduti in prima fila, ma il suo sguardo ispezione, a 360°, come fasci fotonici della lanterna di un faro, l’intera sala. Guarda uno per uno i presenti, soprattutto coloro che idealmente gli sono distanti.
Sa di essere sottoposto ad un esame severo, e non può permettersi di stonare una nota. Non gli verrebbe perdonata. Ha scritto bene la parte, e attacca con il suo eloquio forbito, distaccato, disincantato dalle umane cose, lui che “dalla politica ha avuto tanto a livello nazionale, regionale, locale” e riconoscimenti sul piano creativo.
                                        

Art 1   .           Il Movimento politico-culturale “FUTURISTI” (di seguito Movimento) è un’organizzazione politica e culturale, ispirata ad una visione spirituale della vita, che intende garantire la dignità e gli interessi del popolo italiano nella continuità storica delle sue tradizioni e nella prospettiva di una più vasta missione Mediterranea ed Europea.
Art. 2.            Il Movimento si prefigge di assicurare al popolo il benessere attraverso la politica della rivalutazione dei beni culturali ed ambientali nonché di ogni forma di economia compatibile con il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente e delle tradizioni. Intende l’arte come principale veicolo delle espressioni umane, sia per la memoria di ciò che il popolo italiano è stato, sia per affrontare le continue sfide del futuro. Promuove la cultura del rispetto per ogni espressione umana che si muove per affermare le proprie opinioni senza ledere il diritto di altri. Organizza e promuove manifestazioni ed eventi culturali in linea con il programma politico del Movimento.

La giornalista legge con voce tremolante e ansimante, alterata dall’emozione, i due articoli dello statuto fondativo. La summa, il canone, la regola, il metodo, l’obiettivo.
Il futuro in solo due articoli.

Non c’è spazio per la violenza della parola di Marinetti. La scena è per i pittori, artisti quali Boccioni, Carrà, Balla, Pippo Rizzo. L’unica violenza è quella dei colori impressi sulla tela, è il violento dinamismo della forma; è un continuo elogio dell’arte, somma espressione umana, l’unica per la quale vale la pena di lanciarsi nelle grandi sfide.
La sola equazione possibile della neo politica futurista è Arte e ambiente uguale turismo. Il resto se non è noia è marginale.

Niente a che vedere con quello di  Marinetti e dei futuristi che si scagliavano contro il turismo e le città d’arte: “Ripudiamo la Venezia dei forestieri, mercato di antiquari falsificatori, calamita dello snobismo e dell’imbecillità universali... bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini”.
                                                                    Ph: L.Tumbarello

La cultura è il volano che farà decollare verso una crescita felice. Guai a trascurare o abbandonare il percorso intrapreso in questi dieci anni di sindacatura. L’invito è sulla continuità. Il futuro viene tracciato secondo il binario disegnato, e non sarà consentito deviare. Perché il capotreno sarà a vigilare il macchinista.

Qualche parola di sufficienza sulla politica dei partiti. Il rispetto per qualcosa che ha dato tanto ma che oggi appare inadeguata e incapace di dare prospettive a lungo termine. Il rispetto anche per i politici, governo e opposizione, giudicati modesti e impreparati, votati all’insignificanza.

Non ha intenzione di abbandonare il campo il sindaco di Mazara. Ha ancora tanto da dare in progetti, idee, fantasia. Dipendesse da lui, resterebbe altri cinque anni nella sua città, per lui diventata” piccola grande capitale multiculturale.” Tuttavia non è insensibile agli squilli di tromba extra moenia.

E su questo richiamo si veleggia nella fantasia, si sogna e si disegna un movimento in veloce dinamismo, con ambizioni alle quali non si pongono limiti, con lo sguardo e il pensiero rivolti fuori dalle mura. Si guarda oltre. Si immaginano nuovi scenari e si plasmano nuove piccole capitali culturali. Castelvetrano con i suoi cortili e Selinunte.  La città di Giovanni Gentile sarebbe la ciliegina sulla torta. Potrebbe essere una di quelle sfide impossibili. Perchè no?
E se fosse possibile un ritorno al passato? Là dove il primo amore non si scorda mai, dove si sono profuse le prime espressioni creative che hanno attirato l’attenzione dei mass media nazionali e esteri. L’ambizione c’è, tuttavia bisogna riconquistare l’antico entusiasmo degli elettori di Calatafimi–Segesta. E non sarà un particolare da poco.

Calatafimi -  Segesta Ph.L.Tumbarello

Il suo erede? Intanto le porte della sua creatura sono aperte, senza distinzione di tessera.
È consapevole che questa commistione di background politico farà storcere il naso agli esegeti del purismo ideologico, ma la sfida è lanciata. Il dialogo innanzitutto, la convergenza tra persone che “pur essendosi formati su libri diversi” hanno stessa visione di quella che deve essere la via maestra sulla quale avviare una politica verso il futuro, priva di steccati, di pregiudizi, luogo di incontro e non di scontro. Mazara come laboratorio politico inclusivo, dove non vi sia distinzione tra guelfi e ghibellini, tra bianchi e neri, in cui i ponti sono costruiti senza un confine tra il noi e l’altro, nel rispetto reciproco delle regole. Altro che futurismo. Siamo in pieno ecumenismo.
“Ormai si è usciti dalle categorie tradizionali; sono caduti i pregiudizi, la politica dell’ideologia non rende più; i risultati del movimentismo dilettantistico sono modesti e fuori dalla realtà.” Non sono sufficienti lo spontaneismo e la buona volontà, in se stessi lodevoli come impegno politico.
Ph.L.Tumbarello

Di certo, chi lo sostituirà “dovrà avere uno spessore culturale e professionale adeguato, una personalità che goda unanimità di stima e apprezzamenti sul piano sociale e politico”. Il ritratto del suo successore è stilizzato ma abbastanza riconoscibile. Tuttavia “per la designazione vi sono ancora delle formalità da rispettare”.  E tra quelle formalità potrebbero incunearsi risentimenti, delusioni, aspettative tradite, ripensamenti. Non ultimo, il successore si dovrà muovere lungo quei due soli articoli. Ma che spazi di manovra potrà avere?
Questa la domanda che non è stata posta.



domenica 16 dicembre 2018

Roba vecchia




Da dove incominciamo?
Due anni sono un’eternità o pochi istanti. Punti di vista.
Riprendo a scrivere sul blog consapevole che delle righe che butterò giù non gliene fregherà a nessuno.
Riprendere non è facile. Due anni di assenza dal blog non sono semplici da recuperare. Troppe cose sono avvenute intanto. Anche se tu puoi decidere di stare fermo, esse vanno avanti lo stesso. Tu ti fermi e gli altri proseguono; gli eventi si susseguono, tutto si trasforma secondo il principio di Lavoiser. La politica, sia quella locale sia quella nazionale, non sfugge a questa regola.
Ne è passata di acqua sotto i ponti in questo tempo E con essa anche cadaveri galleggianti. Un’ordalia popolare ha fatto venire giù le fortificazioni erette a difesa dei partiti tradizionali; il crollo non ha risparmiato nessuno, non ha avuto rispetto o pietà neanche per le icone della politica. Una nuova generazione di politici non politici governa, imponendo regole, linguaggio, comunicazione, in modo nuovo, e nello stesso tempo facendo tabula rasa del passato, anche quello prossimo. In nome dell’ordalia non sono ammesse critiche se non si vuole essere colpiti da fatwa.
Tante cose sono cambiate in questi due anni. I dioscuri sono al governo. Le non regole sono cambiate. Chi si ricorda dell'uno vale uno, del non statuto e del termine portavoce?  Scomparsi, cancellati con un colpo di spugna. Sostituiti dall'idolatria del nuovo totem: il contratto.
 Come i comandamenti che dominavano l'ingresso della Fattoria degli animali:
1) Tutto ciò che va su due gambe è nemico.
2) Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico.
3) Nessun animale vestirà abiti.
4) Nessun animale dormirà in un letto.
5) Nessun animale berrà alcolici.
6) Nessun animale ucciderà un altro animale.
7) Tutti gli animali sono uguali.
Alla fine ne restò solo uno:
TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI.MA ALCUNI SONO PIU' UGUALI DEGLI ALTRI

Tante cose sono cambiate in questi due anni. Ci siamo improvvisamente svegliati in preda alla “paura dell’altro”, abbiamo rivoltato le nostre radici spalando come zolle la nostra cultura, seppellendo l’accoglienza, seminando il respingimento, demolendo ponti ed erigendo muri. Tutto questo in nome dell’articolo unico della non costituzione: “Prima gli italiani”. Oppure in nome del contratto.
Tante cose sono cambiate in questi due anni.
Il popolo si è espresso con l’ordalia del voto nel referendum che minacciava la Costituzione più bella del mondo al grido la Costituzione non si tocca accompagnato da squilli e cori di No a un solo uomo al comando. Fiat vuluntas populi.
Lo stesso popolo oggi assiste catatonico a un governo che fa strame della carta costituzionale e principale responsabile dell’inaridimento di quei valori che caratterizzano la nostra civiltà, abbandonando i capisaldi di una tradizione con la quale è cresciuto, spinto tristemente verso un precipizio di disumanizzazione e decristianizzazione.
 I Lorenza Carlassare, Domenico Gallo, Alessandro Pace, Massimo Villone, Gustavo Zagrebelsky, Giovanni Maria Flick, Valerio Onida, Andrea Manzella, la curia, il clero e i sacrestani della Costituzione dove sono? Anch’essi catatonici.
In questo cambiamento qualcosa di incomprensibile sarà pur successo, soprattutto dalle mie parti, se la Lega trova adesioni e adepti non solo tra piccoli politicanti locali e Matteo Salvini, El Cid padano,diventa l’alfiere della difesa dei nostri confini  e della reconquista  delle nostre terre dalle orde straniere venute a distruggere la nostra civiltà. Lui, che ubriaco cantava: Senti che puzza, scappano i cani, sono arrivati i napoletani.
E il cambiamento ha lasciato solo macerie. I partiti sono diventati roba vecchia da mettere in soffitta.