Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

lunedì 5 novembre 2012

Ebrei Arabi:Una questione insoluta.



Si è tenuta sabato 3 novembre,presso l’aula magna del liceo scientifico “ G.Ballatore” di Mazara la presentazione del bel libro  - Ebrei Arabi:terzo incomodo?- una raccolta di saggi di intellettuali  ebrei  e palestinesi curata da Susanna Sinigaglia.
 Oltre alla curatrice,ha relazionato il prof. Wasim Dahmash,per la seconda volta a Mazara; vi  era stato già  negli anni ottanta dorante una delle edizioni degli “ Incontri dei popoli del Mediterraneo” organizzati da Rolando Certa.
 Di ampio respiro l’intervento del sindaco della città,Nicola Cristaldi, il quale,oltre ad essersi congratulato con l’I.E.A, ha mostrato tutto il suo apprezzamento “per manifestazioni culturali di tale portata,alla luce del fatto che la stessa Mazara è unanimemente riconosciuta come cittadina multiculturale e multietnica”.
Al di là della chiarezza e dei  brillanti interventi dei relatori, moderati con l’usuale eleganza e competenza dal prof.Dino Levi, il libro apre uno squarcio di comprensione sulla natura dell’essenza della questione israelo-palestinese,andando alle sue radici in modo non conformistico,così come la stessa viene propinata dai media. Viene sviscerata una analisi storico -politica  delle origini della costruzione dello stato di Israele   sino ai giorni nostri,tuttora sconosciuta o soggetta ad autocensura da entrambe le parti in causa.
Attraverso una narrazione saggistica a più voci viene fuori un nuovo progetto di stato,non più democratico né oligarchico,ma “ Etnocratico” e colonialista,e come tale stratificato al suo interno in classi sociali diseguali,dei quali i palestinesi ne rappresentano i paria.
 Israele diviene così una operazione ingegneristica politico religiosa  fuori da qualsiasi modello istituzionale del mondo occidentale,fino a conclamarsi in Stato ebraico,dunque uno stato religioso,al pari di quegli stati islamici considerati eredi di Amlek il precursore dell’antisemitismo  secondo l’ammonimento- "Ricorda ciò che ti ha fatto Amalek"- affermato dalla Torah (Deuteronomio 25, 17).
Esiste soprattutto una questione irrisolta dei rapporti tra la governance  incardinata su un etnocentrismo forte e dominante con gli altri ebrei di immigrazione,i quali diventano anch’essi vittime al pari dei conterranei palestinesi. E’ in alcuni settori ultra religiosi e politici israeliti che la demagogia assume  una forma di visione apocalittica,una sorta di ossessione della “necessità di difesa per la sopravvivenza” di Israele dalle forze  oscurantiste e medievali dell’Islam più radicale; è così che i palestinesi sono visti  come portatori di antisemitismo al pare dei nazisti,dell’Iran,di Al Qaeda e dell’integralismo islamico. Per costoro è in gioco la stessa esistenza di Israele,dell’Europa,di tutto il mondo occidentale.
“ Ebrei arabi è un libro di storia contemporanea di popoli che si intrecciano,si combattono,fino a diventare vittime di se stessi. Un libro non solo da leggere, ma da proporre come testo  nelle scuole.
                                                                                                                                                    

venerdì 2 novembre 2012

La Contea, il Borgo e i Cavalieri Serventi



La Contea, il Borgo e i Cavalieri Serventi

di Luigi Tumbarello

C’era una volta una Contea.
 Essa era governata da un Principe barbuto, potente, straricco,stracolmo di proprietà, nobili palazzi e ricchi feudi sparpagliati nelle diverse contrade di ponente che ricadono sotto la Sua potestà, e da alcuni Baroni, scaltri, meno danarosi ma non meno potenti; tra costoro faceva spicco anche una nobile dama, maliarda,tenace e pugnace. Costoro dominavano l’intera Contea dal Mare ai Monti,da ponente a levante, ed erano vezzi a circondarsi di cortigiani e coorti di servitori,valletti,palafrenieri e paggi provenienti dai vari borghi ricadenti sotto la loro giurisdizione.
 Tutti gareggiavano nel mostrare chi fosse più ossequioso, più deferente, più adulatore, più servile nei confronti dei Padroni. Un viaggiatore errante che entrava attraverso la porta principale di uno di questi borghi, una volta “ Inclito”, poteva notare  sopra l’arcata di essa una lapide con una scritta:

”Pammilus instituit liquide prope fluminis undam
Mazariam nomen Mazarus ipse dedit”.

Tale Borgo, millantando  sì illustre progenie, era governato da gente andante, priva di una salda identità, dominata dal gene della piaggeria e della trasmutazione, persone dalle cento maschere e dai mille travestimenti,compiacenti e sensibili alle altolocate lusinghe,alfieri nello spoliare il borgo dai suoi beni per offrirli alla disponibilità delle maestà. Non erano da meno i borgatari, sempre festaioli e voraci onnivori dell’effimero, impavidi demolitori delle belle e nobili vestigia del borgo, rimembranze della sua antica magnificenza. Costoro si mostravano, per natura, indifferenti scopini della memoria e provetti sarti nel tagliare i panni addosso al vicino, considerato unico reo delle proprie disgrazie. Questi indigeni erano anche proclivi ad arruolarsi sotto le insegne altrui, non facendo capo, il Borgo, a Signori di nobile casato. L’unico Signorotto di borgata noto per il suo acume e la sua sagacia nonché per la sua insofferenza alle Signorie costituite, era stato relegato, in attesa di mettere fine alla sua alterigia, alla potestà di un piccolo feudo sperduto all’ interno della Contea; al messere, però, per tenerlo  a freno,veniva  concesso  anche uno scranno nel Consiglio della Corona così  da potere soddisfare i suoi bisogni e ostentare la sua nobilitate. Allo stesso fu dato il consenso di potere soddisfare la sua brama di ascesa anche al dominio del natio borgo dove s’insediò con un manipolo di suoi fidi: menestrelli di corte,legulei, amanuensi,messi e agrimensori;in cambio fu costretto a rinunciare a far parte del Consiglio della Corona,e conseguente fu la rottura del patto di non belligeranza con il barbuto Signore della Contea del quale ne divenne indomito rivale. Ebbe così inizio una epopea di tenzoni dalle quali il fiero signorotto ne uscì ferito,più nell’orgoglio che nel corpo,e costretto a trincerarsi  con un manipolo di fedeli nel  palazzo del borgo,non disdegnando,di tanto in tanto,qualche sortita nei feudi viciniori alla ricerca di  nuove alleanze per una rivalsa contro lo strapotere della baronia.  Era in uso suggellare siffatte alleanze festeggiando attorno a lussuose tavole imbandite dove venivano offerte agli ospiti ricche ed abbondanti libagioni insieme, come segno di riconoscenza,a grassi e teneri agnelli del gregge del signorotto.
Nel borgo,dopo gli osanna iniziali della plebe per l’ascesa del Signorotto,un lungo periodo di carestia provocò la mancanza di grano e di  farina,mentre aumentavano le gabelle per il sostentamento dei cortigiani. Il popolo,che si impoveriva di giorno in giorno, incominciò a lamentarsi prima mormorando e poi rifiutandosi di pagare i dazi. Nonostante nei forzieri del palazzo arrivassero sempre meno tributi,il Signorotto, ascoltando dai trovatori i racconti sul grande Svevo Imperatore,ne subì talmente il fascino che volle emularlo chiamando alla sua corte poeti,fabbri,artisti e persino affabulatori berberi  che ne cantarono le lodi.
 Egli stesso si cimentò nell'arte della scrittura e del decoro mostrando il suo estro nei vicoli,nei cortili, nelle piazze e nelle contrade  del borgo che girava con il suo carro bardato a festa  e arricchito da  preziosi finimenti.
 Anche nel Consiglio del borgo i malumori e le invettive contro il signorotto si facevano sempre più forti per l’aumento dei tributi e c’era chi proponeva di arruolare armigeri per abbattere la potente Signoria.
Il Borgo, per le sue bellezze paesaggistiche e per la minchioneria dei suoi abitanti, costituiva meta delle scorribande delle popolazioni delle vallate circostanti, che una volta entrati, spesso vi dimoravano definitivamente,vi aprivano botteghe e attività commerciali e si arricchivano con il benestare dei locali.


Nel Borgo, ma in tutta la Contea, per la verità, con una cadenza quasi biennale, aveva inizio una Giostra;i vicoli,i cortili,le strade e le  piazze venivano inghirlandate con stemmi e con vessilli e in esse echeggiavano rulli di tamburi e squilli di trombe suonate dagli araldi. Per l’occasione agli zelanti servitori era concesso dai loro Signori di essere innalzati al rango di valvassori;era loro consentito di indossare preziose cappe ed elmi con piume cromate per poterle ostentare alla gleba, e permesso,anche, di potere circondarsi di armigeri arruolati per l’occasione.
 Tutto avveniva sotto gli sguardi compiaciuti, caritatevoli e magnanimi delle Signorie del Principe e dei Baroni i quali non disdegnavano di farsi ritrarre in confidenza accanto ai loro fidi. I vincitori della disfida potevano avvalersi delle grazie delle loro maestà fino alla prossima tenzone e fregiarsi dell’alto titolo di Messaggeri del Borgo; acquistavano diritto di sedere sugli scranni del Consiglio della Contea o del Consiglio del Borgo nell’attesa che venisse loro riconosciuta per i servigi prestati la potestà di un feudo o concesso il governo del Borgo.
 Nell'intervallo tra un Torneo e l’altro i cavalieri riprendevano il loro ruolo di palafrenieri,di valletti e di paggi cambiando padroni e signorie,mentre il popolo continuava a festeggiare,ad ingozzarsi,a brontolare,ad inveire,a piagnucolare e ad invecchiare con le proprie sventure .
 Il viaggiatore,che mesto attraversava la porta di uscita dal Borgo vi osservava una lapide  con su scritto:

“Heu quam magna olim, tam modo facta nihil.”


giovedì 1 novembre 2012

Il rito cannibale dei pupi di zucchero




Dal libro di Antonino Buttitta "Cultura figurativa popolare in Sicilia", edito da Flaccovio, pubblichiamo, per gentile concessione dell' autore e dell' editore, un estratto dedicato alle tradizioni dei defunti e dei pupi di zucchero. Contrariamente a quanto si costuma nel resto d' Italia, in Sicilia e in qualche altro luogo del Meridione vige l' uso di fare le strenne ai fanciulli il 2 novembre, giorno tradizionalmente consacrato alla celebrazione dei defunti. (...) Sulle origini e il significato di quello che è l' uso più diffuso in Sicilia, possono illuminarci una serie di fatti, in parte già ricordati dal Pitrè: l) alcuni dei dolci che fanno parte dei doni portati dai morti sono detti dal popolo, oltre che pupi di zuccaru, pupi di cena o più semplicemente cena; 2) a Erice si credeva, ancora negli anni in cui scriveva il Pitrè, che i morti, prima di portare i loro doni, mangiassero; 3) a Nizza Sicilia (Messina) i dolci, che l' indomani sarebbero stati dati ai bambini, venivano disposti in bell' ordine su una tavola, perché si riteneva che in quella notte i defunti della famiglia venissero a cenare nella loro antica casa; 4) assieme ai dolci e ai giocattoli, in alcuni paesi, si regalano anche fave; 5) in Acireale è uso mangiare il 2 novembre li favi 'n quasuni, cioè, fave cucinate in particolar modo; 6) i dolci che di solito si regalano per questa ricorrenza sono per lo più antropomorfi, cioè, pupe di zucchero e paste di miele. Integrando il numero uno con i numeri due e tre, noi possiamo parzialmente comprendere il significato del costume che stiamo studiando. Da essi si deduce, che i doni e i dolci non sono destinati ai fanciulli, ma ai trapassati. Si tratta, cioè, di una vera e propria cena, apprestata in onore dei defunti; uso di cui è necessario ricercare le origini remote per penetrarne l' intimo significato. Esso si riconnette alla credenza in una effettiva seconda vita dopo la morte, già rintracciabile nella preistoria e di diffusione quasi universale. Resterebbe, tuttavia, da dare una risposta esauriente ai seguenti quesiti: come mai quei cibi e quei dolci, che inizialmente si credevano servissero come nutrimento per i trapassati, vengono dati ai bambini? Perché i dolci sono in gran parte antropomorfi? Il primo di tali fatti è stato spiegato dal Rosa e dal Pitrè come effetto della proibizione della Chiesa di recare offerte alle tombe, di modo che «prevalse l' uso che in luogo di recar vettovaglie alle tombe, queste si distribuissero ai poveri dalle case dei ricchi». La spiegazione, però, non regge, dato che offerte alimentari ai defunti si facevano in casa anche prima del Cristianesimo. Un' ipotesi più attendibile, giustificata dall' uso pirenaico ricordato dal Bérenger - Féraud, è quella che i vivi, perpetuazione dei defunti, cibandosi degli alimenti a loro destinati, entrino in contatto con essi, acquistandone forza e virtù. L' interpretazione forse più esatta, è da mettere in relazione, però, con la primitiva credenza che mangiando il cibo destinato ai defunti, è come se ci si nutrisse simbolicamente dei trapassati stessi. Riguardo, poi, al fatto che in Sicilia, a differenza degli altri luoghi, i cibi e i dolci, inizialmente destinati ai morti, vengono dati in dono soltanto ai fanciulli non c' è da meravigliarsi. è accaduto anche per questo uso quello che si verifica per parecchie istituzioni sociali e religiose, le quali nel loro processo di decadenza e di svuotamento del primigenio significato, finiscono col rivivere sotto altra forma nel mondo infantile. La supposizione spiegherebbe anche il secondo interrogativo che ci eravamo posti: perché i dolci regalati ai bambini il 2 novembre hanno prevalentemente forma umana. è noto che presso alcuni popoli primitivi, gli australiani, ad esempio, è costume mangiare chi viene a morte o, almeno, parti del suo corpo. Le ragioni di tali pasti al Frazer sembrano semplicissime. Se si tiene conto della mentalità dei primitivi, il selvaggio, mangiando la carne di un uomo, crede comunemente di acquistarne le caratteristiche fisiche e morali. Fin qui abbiamo cercato di provare due fatti apparentemente contrastanti: la strenna siciliana del 2 novembre era inizialmente un' offerta alimentare per i defunti: le pupe di zucchero e le paste di miele raffigurano i defunti stessi. (...) Se teniamo conto, ora, del fatto che la notte del 2 novembre, oltre a dolci antropomorfi, in Sicilia ne vengono preparati anche non figurativi, si potrebbe concludere che gli uni rappresentano il cibo dei morti, gli altri i morti stessi. Mangiando, quindi, i morti, ma a loro volta vengono anche ritualmente mangiati. La forma umana delle pupe di zucchero può venire spiegata anche diversamente. I Romani, durante le Compitalia, feste dedicate ai Lari, offrivano a Mania, madre o nonna degli spiriti, delle pupattole di lana (oscilla), le quali si appendevano una per ogni persona, sulle porte di casa o nei quadrivi. Questo si faceva in relazione alla credenza che in quel giorno gli spiriti dei morti errassero per il mondo, sperando che essi prendessero le effigi sulla porta lasciando le persone della casa. è quindi, possibile che le pupe di zucchero siciliane inizialmente avessero la stessa funzione delle oscilla offerte agli spiriti dai Romani. Ma come osserva il Bayet, le oscilla con tutta probabilità raffiguravano semplicemente i Lari. Per concludere, dunque, crediamo si possa affermare che il significato della strenna siciliana dei morti è duplice. Da una parte essa rappresenta un' offerta alimentare alle anime dei defunti, dall' altra un chiaro esempio di patrofagia simbolica; nel senso che il valore originario dei dolci antropomorfi appartenenti a tale strenna, era quello di raffigurare le anime dei defunti, in maniera che cibandosi di essi, era come se ci si cibasse dei trapassati stessi. (...) L' importanza dei dolci figurativi di cui discorriamo, oltre che demologica è anche artistica. Pienamente essi ci rivelano, insieme ad alcune tradizionali credenze, le predilezioni e il gusto artistico del popolo e le sue concezioni figurative. Diciamo delle pupe di zucchero. Si tratta di statuine di zucchero chiarito, la cui semplicità di forme, dovuta agli stampi con i quali vengono eseguite, è vivificata da tinte sgargianti e vivaci, non diversamente dagli altri prodotti degli artigiani popolari siciliani. Grande è il loro effetto decorativo, e non di rado, oltre a servire come strenna per i fanciulli, vengono usate almeno per il tempo che resistono, come soprammobili. Alcune di queste figurine si impongono a volte come un fatto d' arte di notevole portata, sia per il felice dosaggio dei colori che ricordano quelli dei pannelli dei carri, ma senza possederne la violenza, sia per la grazia e l' immediatezza figurativa. è proprio questa grazia, spesso un po' affettata, a denunciare le origini probabilmente settecentesche dei temi di alcune di esse. Essa ci riporta, infatti, mentalmente a quei biscuits raffiguranti dame, cavalieri, ballerine, tanto cari al Settecento lascivo e galante.
ANTONINO BUTTITTA

mercoledì 31 ottobre 2012

Generali senza truppe




Adesso sono rimasti veramente soli. A Trapani il sen. Antonio D’Alì, a Mazara il sindaco ex deputato Nicola Cristaldi.
Entrambi hanno dovuto subire la cocente sconfitta dei loro candidati: Cettina Spataro  e Duilio Pecorella. Ambedue hanno dovuto constatare di essere  dei generali senza truppe. Le prime due icone di quel che fu il PDL trapanese adesso non sono altro che rappresentanti di se stessi. La vittoria di Fazio nel capoluogo e  il successo,in termini di consenso,dello sconosciuto Tancredi del M5S a Mazara,confermano quanto sia distante il modo di fare politica dei due ex parlamentari dalla gente. A Trapani  D’Alì potrà sempre dire che si è speso personalmente per l’inserimento di Ruggirello nella liste del PDL. Se il successo del Pdl non è stato più consistente lo si deve a Fazio. Si dice che l’ex sindaco di Trapani abbia fatto intervenire direttamente Alfano affinché Ruggirello venisse depennato dalla lista berlusconiana. Inserito nella lista di Musumeci,Paolo Ruggirello,come era prevedibile,è stato eletto con una gran messe di voti.
Lo stesso non può dire Cristaldi. Avere puntato su un candidato  di  scarso appeal  all’interno dello stesso PDL locale,è stato un errore che non ci si aspettava da un politico di consumata esperienza. Sulla candidatura dell’ex assessore provinciale,Cristaldi ha messo sia la faccia sia la  propria autorevolezza,ma ne esce,insieme al suo candidato e al suo entourage, con una sonora bocciatura che lo devono  quanto meno indurre a delle serie riflessioni,se non altro sulle responsabilità di una sconfitta di tale portata. Nel frattempo,Cristaldi e D’Alì possono continuare a duellare da soli con le loro armi spuntate.
Al contrario,Toni Scilla ha dimostrato di essere alla guida di un gruppo coeso e motivato,e non solo nella sua Mazara dove è stato il più votato. Il deputato di Grande Sud ha saputo allargare i suoi consensi anche in provincia. La mancanza della sua rielezione non è però dovuta al meccanismo della legge elettorale,ma alla sua incapacità di  avere una visione strategica di grande respiro;la riprova è data dall’avere predisposto una lista provinciale di candidati deboli,incapaci di raccogliere consenso. Con un po’ di coraggio in più sicuramente sarebbe scattato il seggio alla lista. Molto sconcerto ha suscitato all’interno del PD l’enorme valanga di preferenze riversate a favore del deputato uscente Baldo Gucciardi, passato dai 500 voti del 2008 alle 1600 preferenze di oggi. Per lui hanno votato parte della componente della ex Margherita,ma soprattutto Vito Torrente e i suoi uomini,senza i quali il candidato di Papania non avrebbe raggiunto un risultato così eclatante. Vito Torrente, assessore provinciale nella giunta Turano,nominato in quota MPA, ha dato sfoggio,in tal modo,della sua potenza di fuoco in termini di voti; in cambio,Gucciardi e Papania gli hanno consegnato il partito a Mazara con la solenne investitura avvenuta all’apertura della campagna elettorale. Sarà lui il prossimo candidato a sindaco ?
Ancora una volta l’UDC mazarese si dimostra una greppia di voti per candidati di altre città. Quì trovano consensi non indifferenti Turano e anche Pompeo,tranne la candidata mazarese e attuale capogruppo al consiglio comunale Valeria Alestra. Ciò nonostante sono tutti felici e contenti.
Un discorso a parte va fatto per il M5S di Grillo. Chi parla di risultati a sorpresa dimostra di non avere capito niente dei malumori e della richiesta di cambiamento della gente. Il voto uscito dalle urne a favore di M5S  assume il significato politico di liberazione,di catarsi,di reazione civile e democratica contro gli eccessi di un sistema politico fuori controllo,bulimico di privilegi,di furberie e sodale con furfanti e faccendieri.
E’ la reazione della gente onesta,che non ne può più di essere tartassata,spremuta,irrisa,umiliata e calpestata nella dignità. Le immense folle che hanno riempito le piazze,durante i comizi di Grillo, erano i segnali che stava per accadere qualcosa di nuovo e di eclatante. Ed è successo.

martedì 30 ottobre 2012

Mazara:l'Arte del recupero




Alcune zone degradate di Mazara vengono recuperate attraverso l'inserimento di elementi di arte fabbrile, mentre  in altre zone il recupero avviene attraverso l'inserimento di elementi di arte di...amiantifera.

sabato 27 ottobre 2012

I.E.A. Presentazione del libro. Ebrei arabi




Una raccolta di scritti inediti cerca di dare qualche  risposta al complesso  e irrisolto conflitto israelo- palestinese che sconquassa  da anni quell’area  chiave del Medioriente.  Paradossalmente, come  viene sottolineato nei vari  saggi, l’attacco ai palestinesi  è anche, seppure in  funzione vicaria, un attacco  contro gli strati insofferenti  e “sofferenti”  della società israeliana.
Susanna Sinigaglia,  ebrea pacifista, membro  dell’associazione ECO (Ebrei contro l’occupazione),  è traduttrice e autrice. Ha tradotto diverse opere e  scritto, tra gli altri, il libro L’arca dell’alleanza, descrizione  e storia del recipiente sacro che conteneva  le Tavole della Legge. Ha partecipato a Varese, in  quanto studiosa del conflitto mediorientale, ad un  seminario sul sionismo.  
Wasim Dahmash, palestinese, ha vissuto e studiato  in Siria, a Damasco. Professore di Lingua e letteratura  araba presso l’Università degli Studi di Cagliari,  è traduttore dall’arabo ed esperto di dialettologia per  l’area siro-palestinese. Ha insegnato dal 1985 al 2006  Dialettologia araba all’Università di Roma “La Sapienza”.  Studioso della storia e della società Palestinese  è autore di diverse pubblicazioni. 

lunedì 22 ottobre 2012

Grillo e la rivoluzione siciliana.



    
Cosa c’è di più populista di colui che si fa portavoce del comune sentimento popolare contro il degrado politico assurto a sistema,che ha reciso i legami valoriali con la società,che ha smarrito il senso della storia,che ha abiurato alla sua identità e alle sue origini,che si è bulimizzato di privilegi ed ingrassato di iniquità?
Cosa c’è d’altronde di più populista da essere, a tal punto, considerato dal popolo un messia,angelo vendicatore dei deboli,degli ultimi,degli indifesi,degli esclusi,degli umiliati,degli irrisi?
 Tutto questo è considerato oggi Grillo e il suo movimento,semplicemente dei demagoghi,dei sobillatori,degli spacciatori di false promesse, dei detrattori della nobile arte della politica.
In poche parole:cialtrone   e agitatore di  piazza,Masaniello della rete,fustigatore del politically correct.
Sarà anche vero,ma cosa ne sarebbe  della politica senza la demagogia?  E cosa spinge in modo del tutto irrazionale  moltitudini di folle a stringersi attorno ad un uomo o un movimento, se non il volere reagire ad un sistema che ha ferito la dignità  di intere generazioni alle quali è stata tolta anche  la speranza  in un futuro?
 La presenza di Grillo in questi giorni in Sicilia sembra assumere una funzione catartica di quanto vi è immondo in un sistema politico trincerato nel suo guscio di privilegi, chiuso  ad ogni contatto fisico e ideale con il mondo reale. A nulla vale gridare a propria difesa che non tutti i partiti sono uguali;infatti “alcuni sono più uguali degli altri”,e le metastasi delle furfanterie sono  talmente devastanti che il sistema stesso è incapace,ormai,di autoimmunizzarsi.
 Lo spettacolo al quale assistiamo in questi giorni, da parte dei partiti, è deprimente  ed annichilente, investe tutto il sistema politico,incapace di  gesti di contrizione per lo sfascio etico e sociale prodotto. Catatonici ai sentimenti di sdegno che si levano da ogni parte,i partiti sono diventati loro stessi semi e germinatoi di antipolitica anche attraverso una forma di spocchia culturale.
Non dicano che quello di Grillo è solo populismo,è solo rozza demagogia,è solo spettacolo da fiera paesana,perchè così facendo dimostrano ancora una volta che tra loro e il paese reale vi è un cordone ombelicale ormai reciso.
Diventa facile gioco per chi conosce le tecniche delle comunicazione intercettare il disagio,le sofferenze,la rabbia,le urla di giustizia. La comunicazione diventa una sola voce,quella della gente comune,del sentire comune,di una rabbia repressa per troppo tempo e che finalmente si libera nelle piazze,affollandole, e urlando  anche sotto forma di isteria collettiva come segno di ribellione alle umiliazioni subite.
 Bisognerebbe riflettere perchè le stesse manifestazioni isteriche non si verificano con Vendola o con Bersani o con Casini etc . Solo appeal?Solo spettacolo? Solo populismo? Forse la cosa è molto più seria dal punto di vista sociologico.
 Stiamo assistendo a qualcosa di nuovo che per la prima volta bypassa i partiti,ad  un fenomeno mediatico nato nella rete ed attraverso di essa è arrivato direttamente alla gente comune,ai giovani,agli operai,agli impiegati,ai professionisti. Non è un fenomeno di massa fine a se stesso e destinato a spegnersi come una fiammella. Chi porta avanti una simile tesi o non sa come argomentare o non ha capito niente. Le grandi rivoluzioni,i grandi sconvolgimenti sono avvenuti tutti in questo modo,e noi siamo testimoni di ciò che sta per accadere,ci piaccia o non ci piaccia.
Per concludere:Io non credo ai miracoli,ma ci conto ciecamente.

venerdì 12 ottobre 2012

L'entropia del PD.



E’ un PD allo sbando,in piena entropia di identità.La stessa confusione,lo stesso sbracamento,la mancanza di un chiaro e lineare progetto il partito lo rivela sia in campo nazionale sia in quello locale. A Mazara  il PD è al centro di una  squallida campagna acquisti di berlusconiana memoria.  In questo mercatino della politica si arraffa di tutto e a scatola chiusa,senza alcuna certificazione di garanzia. La mercanzia è oggetto di trattazione nelle segrete stanze e poi esposta al pubblico. E’ un indecente  spettacolo di una  politica che  nell’irridere se stessa,fa strame della sua identità,genera repulsione,mina alle fondamenta tutti i concetti basilari che stanno alla base della democrazia partecipata. A Mazara il PD si sta distinguendo per la  politica di cooptazione ad opera di singoli oligarchi che si comportano come  rigattieri di anticaglie che rovistano tra i vari mercatini delle pulci o negli stand di chincaglierie,raccattano ciarpame e cianfrusaglie e li propongono come preziosi oggetti da esporre nelle proprie collezioni.
Il PD  si dimostra così come un partito aperto,accoglie tutti,e nel farlo non ha bisogno di turarsi il naso:le sue cellule olfattive   si sono talmente atrofizzate da non distinguere il tanfo dall’olezzo.
Ieri  ha accolto Vito Torrente,assessore provinciale della giunta Turano in quota MPA. Oggi il consigliere comunale Matteo Bommarito,alla sua prima consiliatura  e già esperto  nel traghettare da un partito all’altro.
Erano i valori che mancavano al partito e che si cercava da tempo.
Nunc est bibendum .

domenica 7 ottobre 2012

Mazara: Accordo sulla spending rewiev



Accordo di massima tra il consiglio comunale e la giunta grazie all'opera di mediazione  dell'assessore Giuseppe Siragusa.

Sembra che si sia raggiunto un accordo nel tavolo tecnico costituito dai rappresentanti del consiglio comunale e da quelli  della giunta Cristaldi. Motivi del contendere i tagli, una  spending rewiev in miniatura, delle spese ritenute eccessive e che interesserebbero la funzionalità degli uffici,i gettoni di presenza dei consiglieri, la stessa indennità del sindaco,dello  staff e dei consulenti. Da fonti attendibili, a fronte di una disponibilità dell’amministrazione  di potere concedere un taglio del 10% alle spese di sua competenza, vi è una richiesta  molto consistente dall’altra parte, in modo tale da  addolcire l’inevitabile aumento dell’IMU. Il braccio di ferro tra le parti  sembra sia arrivato ad un compromesso:taglio del 20% sulle indennità del sindaco,dei componenti della giunta,dei consiglieri comunali,sulle spese dei consulenti e dello staff;abolizione della figura del direttore generale. I tagli complessivi sarebbero quantizzabili a circa un milione di euro, insufficienti ad evitare l’aumento delle aliquote IMU. Sembra che si insisti molto anche sull’uso esclusivamente istituzionale dell’auto blu da parte del sindaco. Quest’ultimo sembra un nodo cruciale,un modo di fare passare il sindaco sotto le forche caudine  e che potrebbe portare alla rottura del tavolo. Certo,rompere una trattativa,  con il rischio del  dissesto di bilancio,non sarebbe nè comprensibile nè ragionevole. Il lavoro di mediazione portato avanti  con determinazione e fatica dall’assessore Siragusa sembra avviarsi a una conclusione condivisa. A meno di colpi di coda. 

giovedì 4 ottobre 2012

Le anime mute


Riflettevo sulle candidature del PD trapanese,e le ho trovate abbastanza stantìe, retrò, che emanano afrori di naftalina con tutti gli effetti collaterali che ne conseguono.
Le stesse candidature sono la conferma di un partito allo sbando,senza anima,pervicacemente chiuso in se stesso,incapace di sintonizzarsi sulla frequenza del comune sentire, di dare spazio a sensibilità che siano una soluzione di continuità da una politica ormai in auto fagocitosi.
Mi chiedevo, assistendo a quell’indecoroso spettacolo di antipolitica che ha tenuto a battesimo l’ingresso di Torrente nel partito,se il gruppo dirigente locale,con tale acquisto, riuscirà a dare un’anima al partito immaginato da Prodi.
Mi ha colpito il silenzio delle donne del PD di fronte a delle scelte imposte dai raìs democratici e che saranno destinate a tracciare il percorso del prossimo futuro politico di questo partito.
Ancor di più ho trovato deludenti le loro anime mute.


lunedì 1 ottobre 2012

Parenti serpenti




Presentate le liste PDL in provincia di Trapani,sia Fazio che Cristaldi possono cantare vittoria  dell’estromissione di Ruggirello dalla lista del PDL,voluta ad alta voce da entrambi. La loro è una vittoria contro il sen. D’Alì, il quale aveva inserito nella lista del PDL  Paolo Ruggirello dopo la sua uscita dal movimento di Lombardo. Tale candidatura avrebbe dovuto,nelle intenzioni del senatore trapanese, ostacolare da una parte Fazio nel suo percorso alla regione e contemporaneamente vanificare ogni speranza di successo di  Duilio Pecorella, sponsorizzato da Cristaldi.
 Canta vittoria Cristaldi perché elimina un concorrente vincente a dà qualche alito di speranza al suo Pecorella;  canta vittoria Fazio perché elimina il suo concorrente diretto e vede sempre più vicino lo scranno regionale; il più soddisfatto  appare però il Sen.  D’Alì, felice per l’inserimento della sua pupilla Cettina Spataro oltre che nella lista PDL anche  nel listino di Musumeci, segno che a Trapani è ancora lui che comanda.
Tutti felici,tutti contenti. Intanto preparano le mosse per condurre tra loro una guerra l’un  contro l’altro armati.
Ciononostante,molto malumore serpeggia all’interno del PDL mazarese;la candidatura di Pecorella non è andata giù a molti giovani. Viene rimproverato a  Pecorella il suo impegno  a fianco  di Scilla e le  sue forti critiche espresse a Cristaldi durante le scorse amministrative.  Viene altresì rimproverato al sindaco che dopo il voltafaccia di Pecorella nei confronti di Scilla e il suo schierarsi al ballottaggio con Cristaldi,lo stesso è stato ricompensato con la carica di assessore provinciale,scalzando giovani del partito,meritevoli per capacità, per appartenenza e per coerenza. Ed è all’interno di questa componente giovanile che si è alla ricerca di altri punti di riferimento. Molti di loro sentono il fascino di Musumeci.
La stessa aria di parenti serpenti si respira all’interno del PD trapanese dopo l’esclusione dal listino di Crocetta della mattarelliana Monica Alagna,costretta,con un colpo di coda, a lasciare il posto ad un’altra donna, Antonella Milazzo, fortemente voluta dall’alcamese  sen. Papanìa, vero Dominus del PD nella Sicilia occidentale. Intanto all’interno del PD mazarese incominciano a  manifestarsi dei mal di pancia,sia per la candidatura di Giampiero Giacalone, una parte della componente femminile avrebbe voluto una rappresentante donna, sia per l’ingresso nel partito di Vito Torrente a sostegno dell’uscente Baldo Gucciardi. Torrente,il cui curriculum politico di ex riempie varie pagine,tanti sono i partiti che lo hanno visto militante tra le proprie fila,rappresenta con il suo gruppo una potente macchina di voti. Il suo appoggio vuol dire avere la certezza di essere eletto. E lo si è visto con il pienone del teatro Rivoli dove il Torrente  ha dato sfoggio delle sue truppe cammellate con grande  gioia di Gucciardi e del suo mentore sen. Papania, e dove quei pochi militanti piddini avevano il ruolo di semplici figuranti e dove sulla scena,Vito Torrente si prendeva sperticati elogi e relativi incensamenti dal deputato e dal senatore del PD. E’  la conferma che in politica vige la regola del Do ut des. Conosciamo il do, chissà se sapremo mai il des richiesto. L’ingresso in campo di Torrente spariglia l’alleanza Giacalone- Macaddino da una parte,mette in allarme i piddini vicini a Oddo,alla sua quarta legislatura,alla faccia dei limiti sanciti dallo statuto; quest’ultimo,che poteva contare fino a qualche giorno fa l’appoggio di parte della CGIL trapanese,adesso è seriamente preoccupato in quanto all’interno dello stesso sindacato vi sono lacerazioni su come schierarsi,o con Giovanna Marano,subentrata a Fava, e segretaria regionale della Fiom,o con Mariella Maggio,segretaria generale della  CGIL siciliana,inserita a sorpresa nel listino di Crocetta. Anche tra la componente  ex margherita del PD,intenzionata a votare Gucciardi,l’accordo con Torrente lo trovano indigesto,e molti sono pronti a votare la lista Crocetta,nella quale figura con sorpresa Vito Billardello, fedelissimo di Massimo Russo. Con Billardello continua la grande fuga dei mazaresi da quello che fu il partito di Lombardo. Si chiude la porta a Russo e lo si fa entrare dalla finestra attraverso un suo candidato. Questa è pura alchimia politica. Un segnale che se dovesse essere eletto, Crocetta potrebbe avvalersi dell’esperienza,riveduta e corretta,dell’attuale assessore regionale alla salute,nonostante le sue roboanti  smentite.
Tutto liscio in casa Grande Sud;nel partito di Miccichè sembra che non vi siano problemi di rielezione per il   deputato uscente Toni Scilla. Bisogna dargli atto che ha saputo lavorare bene e tutto a suo vantaggio. La lista non è forte, ma è stata formata in modo tale da superare agevolmente lo sbarramento del 5% e consentire l’elezione del deputato mazarese,il quale nella sua città potrà contare su un  gruppo di amici e simpatizzanti,  forte, motivato,coeso e soprattutto fedele.
Forte,come al solito,la lista dell’UDC. Qui,si contenderanno l’elezione Turano e Pompeo,ex sindaco di Castelvetrano,ma qualche sorpresa potrebbe venire da Marsala,città governata dalla potente Diva Giulia; il candidato sostenuto dalla Adamo potrebbe vedere elevate le sue chances di  successo.
Da seguire con attenzione il risultato di Livio Marrocco a Mazara. Il giovane deputato finiano,che sembra non avere problemi di rielezione  a Trapani e hinterland,sempre che a Marsala Massimo Grillo si decida a fare votare il partito di cui è segretario provinciale,costituisce il termometro  per le aspettative politiche del consigliere Francesco Di Liberti, il quale, dopo avere abbandonato Cristaldi,si è avvicinato a Marrocco,divenendone il suo referente. Tutti voti che verranno meno a Cristaldi e al suo candidato Pecorella.
Appare nebulizzato quel potente partito per l’autonomia che fu di Lombardo. Dopo la perdita di Ruggirello,ha serie difficoltà a superare lo sbarramento.
La curiosità degli osservatori però è rivolta al movimento 5 stelle e alla sua capacità di convogliare i voti di protesta.   Saranno essenzialmente voti di lista,al di là della modestia del candidato locale.
Aspettiamo il 28 Ottobre.

venerdì 28 settembre 2012

Addio Michele Argentino, professore colto e poetico



 Philippe Daverio e Riccardo Agnello ricordano Michele Argentino, 64 anni, stimato professore di “Disegno industriale” alla facoltà di Architettura di Palermo
di PHILIPPE DAVERIO e RICCARDO AGNELLO
Profondo cordoglio e commozione per la morte improvvisa di Michele Argentino, 64 anni, stimato professore di “Disegno industriale” alla facoltà di Architettura dell'Università di Palermo. Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di un amico, Riccardo Agnello e quello di Philippe Daverio, critico d'arte e docente ordinario di "Disegno industriale" all'Università di Palermo.
Ricordo Michele studente, timido, intelligente, curioso. L'ho poi rincontrato professore, colto, gentile, ma sempre curioso. Era, Michele, un Siciliano che non riusciva a togliersi quell'aurea di isolano pigro, perso in lunghe meditazioni in riva al mare ma poi lo scoprivi diverso, quasi stacanovista, la sua strana flemma mal nascondeva travagli interiori per un futuro sempre incerto e per un presente di sogni agitati. Dolce Michele con bimbi aggrappati alle sue spalle e giovani alle sue parole. (RiccardoAgnello)

Michele Argentino, intellettuale e poetico, sognatore e progettuale, sicilianissimo nella complessa e intrigante contraddizione di questi termini. Quanti caffè abbiamo bevuto assieme, inventando scenari che ovviamente non avrebbero mai avuto alcuna opportunità di farsi concreti.
 Ma la speculazione mentale ha un suo valore intrinseco, in quanto è esercizio dello spirito propedeutico a scenari più degni. E in questo gioco Michele era maestro virtuoso. Il suo segreto stava nella capacità di pensare al mondo intero come ad una dimensione naturale, e di esprimere poi questo pensiero nel più stretto accento di Mazara.
Il suo cosmo non era limitato alla geografia, ma profondamente esaltato nella dimensione storica: le stratificazioni riportate attraversavano l’orizzonte della consapevolezza come frecce diagonali. Gli dobbiamo tutti segnalazioni di libri e di testi che nessuno mai avrebbe potuto immaginare lui scoprisse. Gli dobbiamo suggestioni di fantasia creativa che solo chi partecipa ad altre dimensioni del gioco della vita può stimolare. Gli dobbiamo il sorriso disincantato dell’ironia greca, l’occhio acuto del marinaio fenicio. Gli dobbiamo il calore e la franchezza dell’amicizia intelligente. (Philippe Daverio)

28 settembre 2012
Pubblicato da Balarm.it

domenica 23 settembre 2012

Candidati giovani,politica vecchia.




Nemmeno il verbo rottamare riesce a svecchiare la politica siciliana. Tanti i candidati giovani ma con poca probabilità di realizzare il proprio sogno,e tanti,troppi i candidati appartenenti alla categoria dei soliti noti. La fanno da padrone gli ex, sindaci, presidenti di provincia,assessori e via proseguendo. Tutte facce note, tutti pronti al grande balzo.
 Alcuni relativamente attempati negli anni,altri cronologicamente più giovani,ma tutti tenuti insieme da un minimo denominatore comune:la vecchiezza del linguaggio,sempre lo  stesso,vacuo, fumoso, generico, inconsistente, approssimativo, privo di idee, di soluzioni, di proposte,avulso dalla realtà,dalla quotidianità,dalla normalità. Ecco un esempio di linguaggio che sa di minestra riciclata,scondita,insapore e scipita:” La Sicilia è a due passi da quella terra che ha dato molto alla nostra storia e alle nostre civiltà. Adesso dal patrimonio storico ereditato c'è da creare un modello economico e sociale: in pratica un nuovo modello di sviluppo che consenta alle popolazioni rivierasche di avere precisi riferimenti ed alla Sicilia il vantaggio di essere guida e tramite per l'avvicinamento del vecchio continente al mondo nuovo che sta nascendo in Africa.” A  parlare in questi termini non è un politico navigato e scilipotiano,ma un giovane trentenne candidato di destra,uno dei tanti novelli Atlante sulle cui spalle dovrebbero gravare le sorti delle prossime generazioni,comprese la sua. Il quale,passando a temi di natura economica,tanto per mostrare le sue competenze,se ce ne fosse bisogno, propone il suo pensiero:” Sarebbe il caso che la politica regionale siciliana lavorasse per un nuovo sistema economico ed occupazionale diverso, basato sulle cose che possediamo e costruendo fabbriche compatibili con le nostre materie prime che sono quelle che la natura ci ha regalato: il sole, il mare, la storia, i beni artistici, la gente.”Immagino come saranno entusiasti di tale progetto i cassaintegrati, gli esodati,i licenziati, i disoccupati,i precari,gli inoccupati,e soprattutto i giovani suoi coetanei in cerca del primo lavoro.
Ma il meglio di se il candidato lo dà nel campo socio antropologico,e lo spunto gli viene dato dal governo della sua città:” A Mazara del Vallo c'è chi crede fermamente in questo e la Città si sta attrezzando per svolgere un grande nuovo ruolo destinato a cambiare il volto e la stessa funzione di Mazara. Incontri con imprenditori provenienti da ogni parte del mediterraneo si amplificano e diventano stimolo anche per allacciare rapporti nel mondo della cultura e di quell'ambiente che si ribella alla staticità ed agli equilibri del mondo che i potenti della terra non vogliono toccare, immaginando che gli altri, tutti gli altri, debbano accettare regole e condizioni che siano orientate al mantenimento delle cose attuali, senza tenere conto che così il mondo si sta spegnendo nel sonno fuggendo dall'ambizione, dal dialogo, dalla cultura degli altri, dall'essere abitante di un pianeta dove non ci siamo soltanto noi.”
Un linguista scriverebbe tomi su questo tipo di linguaggio nebbioso,arzigogolato,doroteo.
Di tutta la vischiosità,la degenerazione,il ciarpame che ha risucchiato in un vortice di melma l’intero sistema politico,nessun accenno. Degli sperperi,dei privilegi,dei parentadi,dei partiti trasformati in mignatte di pubblico denaro, che per decenni hanno relegato la Sicilia tra le regioni più arretrate  economicamente e culturalmente, nascondendo la loro incapacità dietro il paravento di uno statuto anacronistico di autonomia speciale, nessuna traccia. Dei rapaci,degli scrocconi,dei famelici che hanno trasformato la politica a greppia dalla quale foraggiare la loro insaziabile bulimia di denaro,le loro perversioni,le loro godurie,i loro pantagruelici appetiti,il silenzio è totale.
Con tali premesse questa terra potrà mai cambiare?


  

mercoledì 19 settembre 2012

Elezioni regionali: The day after



Che succederà il giorno dopo i risultati elettorali in Sicilia? Che tipo di coalizione governerà? Stando ai sondaggi rilevati in questi ultimi giorni,chiunque sarà eletto governatore non potrà disporre,neanche ricorrendo al listino,di numeri sufficienti  che possono consentire la governabilità. Le previsioni indicano in Crocetta e Musumeci i due papabili governatori.  Tutto sembra ipotizzare una volata al fotofinish tra il candidato di destra e quello di centrosinistra.In difficoltà la coalizione guidata da Miccichè,mentre ha problemi di raggiungere il quorum Fava .Una incognita sulla quale è puntata l’attenzione di tutti i partiti è il Movimento 5 stelle. Riuscirà a raggiungere il quorum per piazzare qualche deputato a Palazzo dei Normanni? Intanto si affinano le strategie precedute da tatticismi, insinuazioni, accuse,ammiccamenti,mezze frasi e silenzi che la dicono lunga sulla complessità  della politica siciliana. La Sicilia è sempre stata il laboratorio delle alchimie politiche; dai risultati che verranno fuori sarà condizionata la stessa politica nazionale su quali coalizioni puntare. Una vittoria di Crocetta obbligherà la sua coalizione formata daPD e UDC a chiedere alleanze di responsabilità sia a SEL sia a Miccichè. Una simile ipotesi costituirebbe una svolta in senso fortemente autonomista rispetto ai progetti nazionali di PD  e SEL che vede nell’UDC il naturale alleato per un futuro governo di centrosinistra senza che si passi per una riconferma a premier di Monti,così come va sbandierando ogni giorno Casini. E se riesce difficile  immaginare una convivenza Sel –Udc, ,  tanto più problematica appare  una coalizione che veda Sel a braccio di Miccichè   e di Casini, a meno che Vendola non dia la sua benedizione. Sarebbe un atto di responsabilità se si vuole scongiurare un ritorno immediato alle urne per i siciliani.  La diffidenza comunque è reciproca. Appare chiaro che la governabilità di Crocetta passa solo attraverso un accordo con il leader di Grande Sud. Comunque vadano le cose Miccichè diventa l’ago della bilancia della politica siciliana. Lo è anche e soprattutto in caso di vittoria di Musumeci e della sua malconcia coalizione messa insieme dalle varie anime duellanti di quel che è rimasto del PDL insieme ai cuffariani del PID  e ai transfughi lombardiani.  In questo caso,l’ex pupillo di Berlusconi tratterebbe da una  posizione di  estrema debolezza politica e dovrebbe  mostrare capacità di convincimento nei confronti dei suoi alleati,visto che la coalizione da lui guidata  è rappresentata anche da Lombardiani e Finiani  che del PDL non ne vogliono sapere alcunché. A meno che un imprevisto quanto probabile successo di Grillo non faccia suonare l’allarme sia a destra che a sinistra. S’ode a destra uno squillo di tromba/a sinistra risponde uno squillo. Sarebbe la nascita della Grosse Koalition sulle note della  Sicilienne di Fauré.

domenica 16 settembre 2012

L'Antipolitica





“Troppe tasse,abolirò l’Imu!”dichiara Belusconi, “così come ho fatto con l’Ici”.Il mantra della campagna elettorale di Berlusconi inizia con il botto mediatico. Dunque il PDL è contro l’IMU. Intanto a Mazara il sindaco Cristaldi,esponente di spicco del PDL regionale  propone di aumentare notevolmente l’Imu sulla prima e sulla seconda casa,smentendo di fatto Berlusconi. Ecco un bell’esempio di antipolitica.

giovedì 13 settembre 2012

Massimo Russo:C’è posto per me?



L’assessore alla sanità dà la sua disponibilità ad un impegno personale nel centrosinistra e manda in tilt il PD siciliano. Intanto a Mazara  il PD tace:non una parola di apprezzamento e di solidarietà a Massimo Russo.

Massimo Russo cerca casa. Dopo il divorzio con il dimissionario ( ? ) governatore Raffaele Lombardo,reo di averlo incensato,adulato,magnificato il lavoro, usato e infine illuso di una improbabile investitura a suo erede politico, Massimo Russo vorrebbe tornare alla politica per vigilare  e anche completare la riforma sanitaria portata avanti da assessore alla sanità .Per questo,dopo i primi momenti di stizza e di rabbia nei confronti di Lombardo che lo aveva abbandonato al suo destino preferendogli Miccichè a candidato alla presidenza regionale,l’assessore mazarese, dopo avere dichiarato di volere ritornare al suo vecchio mestiere di magistrato,sarebbe pronto a tornare in politica apportando il suo considerevole contributo di esperienza e di conoscenza,deluso dalle scelte politiche fatte dal suo ex mentore. E’ consapevole,l’ex magistrato,quanto la sua riforma sia fortemente avversata da alcuni politici, disposti a tutto pur di affossarla. E’ convinto di essere il solo baluardo a difesa della riforma sanitaria che tanti consensi ha avuto a livello nazionale sia da parte del governo sia dai leader politici,Vendola incluso. Per questo,ha mandato un messaggio di collaborazione a Crocetta,sul quale si sta costruendo un laboratorio politico tra il PD e l’UDC e che vedrà aggregarsi in una seconda fase il Sel di Vendola, per un suo possibile impegno politico con il centrosinistra, anche attraverso una responsabilità diretta  di governo,possibilmente nell’assessorato di cui tutt’ora è titolare. Un atto di superbia,vista la singolarità della richiesta o semplicemente la consapevolezza che se vuoi fare politica nella terra del gattopardo devi usare l’arte della spregiudicatezza?Una ostentazione di culto della personalità o semplicemente una ingenuità politica, in considerazione che si chiede addirittura l’assessorato più importante in termini economici e politici? Una dimostrazione di irragionevolezza politica,visto che intende scendere in campo con forze alternative al governo cui tuttora appartiene e nel quale continua a mantenere la carica di assessore? I recenti impegni politici di Massimo Russo nelle amministrative di Palermo si sono rivelati un disastro per la lista “ Palermo Avvenire” sponsorizzata dallo stesso  assessore in prima persona. Inoltre è durata pochi giorni l’avventura di un altro suo movimento politico, Team Sud,che doveva essere la faccia nobile del mpa lombardiano. Semplicemente una operazione di marketing d’immagine quella che sta proponendo di se Massimo Russo o qualcos’altro, con la copertura di esponenti del Pd come Cracolici e Papania,o  del mpa e del fli contrari all’accordo Lombardo- Miccichè - Fini? .Anche questo potrebbe far parte del canovaccio delle alchimie politiche siciliane. Non sono pochi coloro che credono che il ripensamento di Massimo Russo sia dovuto alla preoccupazione che l’enorme lavoro svolto per riassettare finanziariamente e strutturalmente il sistema sanitario siciliano possa essere vanificato dal ritorno al cuffarismo. Sia Crocetta sia una parte dei vertici del PD,oltre all’UDC sembrano indisponibili ad un ritorno di Russo in un eventuale governo dopo le elezioni;diniego dovuto a motivi politici e di opportunità,in quanto non tutto quello che Russo ha fatto nella sanità è di gradimento al centrosinistra. E di fronte al momentaneo coro di“ niet”o “ ni” da parte del centrosinistra,a Russo non rimane che fare marcia indietro,-”Non ho mai chiesto la riconferma all’assessorato “-fa sapere l’assessore. Un copione  già scritto:“«Nondum matura est, nolo acerba sumere».Intanto a Mazara nessun segnale arriva da quella frangia del MPA che si identificava “Totus tuus” con Russo,né dal Pd locale. Sembrano essere trascorsi anni luce da quando i dirigenti di questo partito si pavoneggiavano nel posare accanto all’ex magistrato e  dichiaravano:” Quando Massimo Russo chiama,non si può non accorrere!” Eppure ci si aspettava un segnale forte  di non preclusione da parte di questo partito verso il loro concittadino.  Non si sa come andrà a finire,però i suoi concittadini dovrebbero incominciare a preoccuparsi perché nella loro città,Mazara,il suo immane lavoro di creare un centro di radioterapia di eccellenza,con i finanziamenti da lui trovati,  non finisca con l’essere sacrificato a interessi politici di parte; dovrebbero altresì preoccuparsi soprattutto per il vuoto politico che potrebbe esprimere la città dopo le prossime elezioni regionali;tale vuoto la renderebbe incapace di difendere e far valere le ragioni di un’opera ritenuta fondamentale per la tutela della salute di questo territorio e di quelli limitrofi. Oggi l’unico garante rimane Massimo Russo.

domenica 12 agosto 2012

Cultura: In scena nella chiesa di Sant' Ignazio " ANTICHI VUCI "



Antichi vuci è uno spettacolo intenso, una storia d’amore comune, è la nostra comunione tra la vita razionale e il nostro sentire irrazionale, è una storia di uomini nella storia di una città.
Uomini che cantano la vita mazarese del tempo circonfusi dal mistero, dal presagio, dalla buona novella o dall’immanente disgrazia che li rende indifesi e naufraghi nel mare dell’esistenza.
Nel ricordo gli attori di questo dramma fanno emergere il loro doppio del tempo che fu: le voci di due innamorati che abitavano entro le mura della città, un circo dove amore, speranze e il desiderio d’evasione portano gli stessi a dimenarsi nello spazio ristretto delle regole sociali del tempo.
L’impossibilità di poter amare come lo si sente è una zavorra insopportabile dettata dalla “buona creanza”. In questo spettacolo l’uomo che ama è troppo moderno per essere corrisposto da una donna che deve adottare degli atteggiamenti che la società comune ha impartito in questo piccolo mondo. Nel delirio cosciente non resta altro che volgere lo sguardo a un dio che sembra essere sordo e muto in contrapposizione ad una natura che grida la sua forza e che accoglie le spoglie esanimi di questi uomini stanchi.

giovedì 9 agosto 2012

Estate mazarese: “ Fistino di San Vito”tra indifferenza e anonimato



A leggere il programma dell’estate mazarese,limitato al solo mese di Agosto, mese clou di ogni manifestazione estiva, balza agli occhi l’assenza di quello che per decenni era l’evento più atteso dai mazaresi e dai turisti che provenienti da ogni angolo della Sicilia: “ Lu fistinu di S.Vitu”, in cui le sfilate in costumi d’epoca si alternavano ai momenti religiosi, le rappresentazioni teatrali della vita del Santo mazarese costituivano momenti di richiamo alle tradizioni popolari e alle origini ,la consegna delle chiavi da parte della Città al Vescovo sanciva un cordone ombelicale inscindibile tra il santo e la sua comunità, e l’imbarco della statua argentea su un peschereccio seguito da altri nel prospiciente mare mazarese consacrava la fede dei marinai verso il santo i quali ne invocavano la protezione dalle intemperie e dai pericoli.
- E’ nostra intenzione – dichiarava, con il suo plurale maiestatis, l’ On. Cristaldi, al suo primo festino da sindaco appena eletto, al Vescovo e alla sua comunità - di riportare il “Festino ai suoi antichi splendori quali sono quelli che gli competono, e di inserire il “festino” nel circuito delle manifestazioni culturali e religiosi più importanti della Sicilia e tra le più importanti del Mediterraneo,così come il nostro amato santo concittadino merita_.
Era il momento della consegna delle chiavi della città, e quel modesto palchetto,approntato in quattro e quattr’otto,scarno,miserabile,pasticciato,stava stretto al primo cittadino,Lui che si vantava di avere riportato agli antichi splendori il mito di Federico II attraverso l’omonima fondazione.
Sono passati tre anni da allora,e quelle promesse rimangono ancora tali, mentre un muro di incomunicabilità fa da barriera tra il primo cittadino e il vescovo Mogavero;il Festino, più che agli antichi splendori, sembra essere stato relegato nell’anonimato, per l’incapacità del Sindaco e della Curia di sapersi coordinare e collaborare,non essendo in grado di formare un comitato organizzatore per la gestione del “ Festino” e degli eventi ad esso legati.
 Sarebbe interessante conoscerne i motivi, che non possono essere limitati solo a una questione economica.
Una simile e ardita tesi sarebbe un ulteriore offesa al santo e alla Città.

giovedì 19 luglio 2012

Il Vescovo Domenico Mogavero lascia la diocesi di Mazara del Vallo?



La notizia è di quelle destinate a promuovere dibattiti e chissà anche clamori. Se confermata,ma fonti vicine alla Curia Mazarese la danno per certa,questione di qualche settimana o addirittura di giorni e ne sarà dato l’annuncio ufficiale, il trasferimento del vescovo Domenico Mogavero dalla sua diocesi all’arcidiocesi di Monreale farà discutere.
Domenico Mogavero non è un vescovo qualunque, rappresenta la punta di lancia della Conferenza episcopale italiana,con le sue chiare prese di posizione contro un certo tipo di potere,soprattutto contro quella commistione tra vita pubblica e privata disinvolta,licenziosa, incurante del ruolo rappresentato Il suo obbiettivo non era soltanto l’ex premier Silvio Berlusconi, ma il berlusconismo con tutti gli eccessi che da esso promanavano. Uomo di grande cultura e di concrete iniziative,indisponibile ad accomodamenti,sempre in prima fila come pastore della sua chiesa,punto di riferimento dei fedeli della sua diocesi,vicino alla gente nei momenti del bisogno, Mogavero ha rappresentato, facendosene carico in prima persona, il sentimento della gente comune, la loro voce,espressa con fermezza e con chiarezza,senza bizantinismi e accomodamenti, ma non è stato un fustigatore di costumi. Ha detto,con l’onestà intellettuale che gli va riconosciuta,pane al pane,vino al vino, anche contro un certo modo di fare politica della Curia Romana,più attenta al potere,per ricevere privilegi, che al suo gregge .Non si può dire che Domenico Mogavero fosse simpatico ai politici, anzi, ma per giornalisti tutto ciò che diceva era una notizia da pubblicare. E’ stato anche accusato dai suoi detrattori di eccessivo apparire,di feeling con i mass-media,ma la sua voce di pastore non è mai mancata nei momenti di bisogno, sempre accanto a chi avesse bisogno di un conforto e di una vicinanza spirituale e umana; lo è stato con i clandestini, ha chiesto per loro condizioni più umane che  ne rispettassero dignità;è stato a fianco delle vittime del mare, e ,con grande affetto,ai familiari dei marinai sequestrati e tenuti prigionieri dai libici. Nella diocesi di Monreale prenderà il posto del vescovo Salvatore Di Cristina.
Mogavero rappresenta quelle poche voci dissenzienti dell’episcopato ancorate a forti valori di fondo e non inclini ad una doppia morale, una voce scomoda e non asservita,capace di frustare il potere,di metterne a nudo vizi e responsabilità,sempre consapevole di parlare da pastore e soprattutto di esercitare il suo diritto di cittadino. La sua è una voce non più isolata e sempre più meritevole di attenzione.
Il vescovo di Mazara rappresenta degnamente quella Chiesa che dinanzi alle prevaricazioni del potere ha preferito non tacere, e non ha taciuto neanche dinanzi alla mafia,basta ricordare l’appello fatto a Matteo Messina Denaro perché si costituisse: “Matteo Messina Denaro è un nostro diocesano,si costituisca, saprà come fare".
L’ultimo incarico avuto dalla Segreteria di Stato del vaticano è quello di Visitatore Apostolico con funzioni ispettive presso la diocesi di Trapani; a seguito della sua relazione,la Santa Sede ha destituito il vescovo mons.Francesco Miccichè. Non è trascorso neanche un mese ,ed ecco che arriva,come un  fulmine a ciel sereno,il trasferimento di Mogavero a Monreale. A questo punto sorge una domanda, perché questo improvviso e imprevisto trasferimento del vescovo di Mazara? Normale routine o perché  è un vescovo scomodo? Tra i nomi che circolano per sostituirlo si fa quello del vescovo ausiliaro di Palermo Carmelo Cuttitta, più giovane di Mogavero.
Comunque finirà,Mazara perde una voce possente e autorevole, una grande guida spirituale e civile.

sabato 14 luglio 2012

Toponomastica:Ci sono o ci fanno ?




A questo punto,dopo i numerosi rilievi evidenziati su un uso della toponomastica abbastanza disinvolto e a tratti anche irriverente, mi chiedo se i signori componenti della commissione responsabile della titolazione viaria intendano correre ai ripari e rimediare su alcune leggerezze che non sono pertinenti con un corretto uso della nomastica . L’ultima,- ma sarà proprio l’ultima?- riguarda la straordinaria licenza che si è data questa solerte commissione a desantificare,come se in ciò ci fosse una mente sopraffina a far da regia,tutto ciò che appartiene ai canoni ecclesiali. Avevo denunciato l’uso improprio,sintomo di una vera mancanza di cultura,dell’appellativo di monsignore, al posto di Vescovo. Il risultato è stato un calderone di vie di monsignori, indistinguibili dai vescovi di questa città. L’ultima ciliegina l’ho trovata in una traversa del Lungomare S.Vito ( secondo la neo cultura dovrebbe essere Lungomare Vito) : il solito tris di mattonelle con sopra pennellato Via Crescenza e Modesto. Riesce difficile anche tentare di compenetrarmi nella fulgida mente dalla quale è scaturita questa perla di titolazione, in riferimento ai santi Crescenza e Modesto, rispettivamente  nutrice e precettore di S.Vito,patrono della città che gli diede i natali. Non si comprende la loro desantificazione nella toponomastica. In questa città c’è chi santifica e desantifica a suo arbitrio, incurante dei canoni, della storia e del rispetto che ad essa si deve .