Non c'è nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri.
René Descartes - Cartesio

mercoledì 6 maggio 2015

Scuola: il merito chi l'ha visto?



Ho visto , durante la mia non breve carriera di insegnante, colleghi  in gamba, altri bravi e molti, moltissimi meno bravi. Ho visto nella scuola tanti, troppi nullafacenti, dei veri paraculo, altri , al contrario, sempre disponibili. Ho conosciuto tanta gente fare il proprio dovere con passione e con professione mentre altri erano dei veri ventisettisti.  Ho visto docenti che si vantavano della loro didattica estemporanea,senza alcuna programmazione; altri solerti e puntigliosi nel rispettare le scansione delle linee programmatiche. Ho visto tanti  insegnanti assenteisti e doppiolavoristi. Ho visto morire la figura carismatica del preside per essere sostituita da new entry  di burocrati, attenti solo “alle carte”. Ho conosciuto  dirigenti scolastici  senza alcuna esperienza didattica. Ho visto colleghi educare e rispettare i propri alunni, altri trattarli come entità numeriche. Ho visto  valutazioni metodologicamente stravaganti e altre soggettivamente aritmetiche da fare invidia alle scale termometriche. In tutti gli anni che ho insegnato  mai ho visto  premiare il merito. Ho lasciato la scuola avviarsi verso l’ appiattimento e la  mediocrità. Hanno ragione i sindacati a protestare. Il merito è il nemico della mediocrità che loro hanno sempre rappresentato e tutelato.  

domenica 26 aprile 2015

25 Aprile : una città smemorata.


Il mazarese Vincenzo Modica "Petralia" porta la bandiera tricolore in piazza Vittorio Veneto, a Torino,
durante la manifestazione del 6 maggio 1945.  Archivio Istoreto. 
Un 25 Aprile nel segno dell’oblìo  quello di Mazara del Vallo, in una città deserta, con i suoi abitanti che invadono i supermercati, le macellerie, le pescherie, i negozi ortofrutticoli, pensando allo schitticchio. Ancora una volta è la festa della panza,  come ormai di consuetudine sono diventate quelle siciliane e mazaresi in particolare a prevalere sulla cultura  della Memoria. Poco importa se questa città può vantare un suo picciotto diventato, durante la Resistenza,  uno dei comandanti partigiani più famosi e più amati, in Piemonte addirittura venerato, quel  Vincenzo Modica, Petralia il suo nome di battaglia, al quale  la sua città natìa mai ha dato solenni riconoscimenti. Tra  Carneade  e  Petralia, vince in assoluto il primo, tra  i nostri studenti liceali, per  livello di notorietà. Questo la dice lunga di come la memoria venga salvaguardata e studiata nelle nostre scuole.  Non c’è da meravigliarsi, se questa città si dimostra matrigna con i suoi figli migliori; questa storia si ripete spesso, purtroppo.
Come tutte le  città di mare, essa appare  smemorata,  la memoria non va oltre l’ieri, votata com’è  al carpe diem  e dove l’unica ragion d’essere è tenere in esercizio le mucose gastriche, non certo  i neuroni. Va bene che sono trascorsi settanta anni da quel 25 Aprile in cui venne sconfitta quella dittatura nazi - fascista, esempio  di male assoluto o di banalità del male, visti i personaggi che produsse; da  allora si sono avvicendate tante generazioni con altri valori, o disvalori, a secondo il punto di vista.  È anche vero che la Resistenza, da queste parti è stata poco vissuta, e se bisogna ritrovare quelle motivazioni  valoriali che consentirono l’affermazione di chi stava dalla parte della ragione su chi dalla parte del torto, di chi aveva scelto la libertà rispetto alla repressione, bisogna andare là, a respirarne l’aria, sui monti degli Appennini e delle prealpi, nei boschi dove i partigiani combatterono e trovarono rifugio e spesso sepoltura, nei cortili delle caserme dove venivano fucilati i prigionieri, negli anfratti delle caverne dove innocenti venivano trucidati, nelle segrete delle carceri dove avvenivano le torture, nei piccoli borghi e sconosciute frazioni dove avvenivano le stragi di massa, nelle camere a gas dove si perpetrava il più grande genocidio della storia umana. Luoghi troppo lontani o sconosciuti per la nostra comunità siciliota. E i nostri giovani  non ne hanno nessuna voglia e conoscenza. Neanche di leggere la nostra Costituzione, il frutto più prezioso che la Resistenza  abbia donato alle future generazioni.
E il processo di smemorizzazione  raggiunge il suo apice nella balorda proposta  meloniana di sostituire il 25 Aprile con il 24 Maggio. Siamo alla Caporetto dei valori fondanti della democrazia. 
 Da noi il 25 Aprile si è rinunciato alle commemorazioni ufficiali, alla retorica dei discorsi magniloquenti, alla corona d’alloro al monumento dei caduti, tuttora vandalizzato. 
Ma  allo schitticchio no, a quello non si rinuncia.

p.s. solo nella tarda mattinata è stata deposta una corona d'alloro sotto il monumento dei caduti.




lunedì 20 aprile 2015

Il degrado della Fontana di Consagra. Irritazione dell'Associazione Archivio Pietro Consagra.

 La fontana di Pietro Consagra (foto L.Tumbarello)
 La moglie dello scultore mazarese delusa per l’indifferenza dell’amministrazione comunale. Intanto la più famosa delle fontane del maestro versa in uno stato di incomprensibile abbandono. 
«Non ci sono soldi per restaurare il gruppo scultoreo della fontana  di Consagra». È quanto si sono  sentiti rispondere  dall’Amministrazione Comunale gli inviati  dell’ Associazione Archivio Pietro Consagra  presieduta dalla moglie dell’artista prof.ssa Gabriella Di Milia.
La notizia è stata sottaciuta dai media locali, non è stato emesso alcun comunicato stampa da parte del Comune di Mazara. Attorno a essa il silenzio è assoluto.
Tuttavia a Milano, nella sede dell’ Associazione Archivio Pietro Consagra, quel «Non ci sono soldi per restaurare l’opera di Consagra»   è stato accolto con irritazione e fastidio. Non ci sono i  soldi  per iniziare un serio provvedimento di recupero e di conservazione della fontana che il maestro ha voluto donare alla sua Città.
Chi ha avuto modo di parlare con la Di Milia, ha avvertito nella sua voce delusione e sconforto.  La relazione degli inviati  all’Associazione Archivio Pietro Consagra è stata tranciante: « La fontana e gli elementi scultorei si trovano in condizioni penose», così racconta Gabriella Di Milia al suo interlocutore.
Pietro Consagra non meritava un simile trattamento dalla Sua Città e dai suoi concittadini, sono anni che lo scrivo.
Eppure è la stessa moglie di Consagra a non avere niente in contrario che la nuova passeggiata del lungomare venga intitolata all’artista mazarese, essendo nel progetto, destinata  e immaginata come luogo in cui  collocare delle opere en plein air del maestro.   Gabriella Di Milio ha posto però una condizione: «Che  il comune si impegni a restaurare contemporaneamente  il gruppo scultoreo sito in Piazza Mokarta».
Però se non si restaura la fontana di Consagra, non ci sarà il  consenso da parte dell’Associazione all’intitolazione.  
“ Gli esseri venuti dal mare” questo il nome dell’opera bronzea di Consagra, che i mazaresi hanno beffardamente e rozzamente  chiamato “ quattro di bastoni”, si trova in condizioni di  indicibile deterioramento, coperta da incrostazioni calcaree e licheni, è  da anni bisognosa di interventi mirati, da affidare a degli esperti, per ricomporre alcune placche metalliche andate perdute e per sostituire l’intero sistema degli ugelli di uscita dei getti d’acqua. Un intervento di restauro e di conservazione consentirebbe alla collettività e ai turisti di potere godere di una delle opere di indubbio valore estetico ed artistico che tutte le capitali del mondo vorrebbero avere. Mi chiedo cosa hanno fatto e stanno facendo i  vari assessori alla cultura o i consulenti culturali che si sono avvicendati nel tempo. La stessa vasca appare in condizioni di incuria totale.
 Consagra, visto lo stato di degrado in cui versava la sua opera ebbe a dire:« questa scultura senza il gioco delle acque non significa nulla, piuttosto che togliere o modificare il gioco delle acque distruggetela».
 Il pessimo stato dell’intera fontana dà l’idea dell’indifferenza e del disamore  della città verso il  bello,  verso la cultura, verso l’arte, verso il proprio patrimonio artistico e  soprattutto verso l’Artista. Le attuali condizioni della Fontana di Consagra insieme a quel che resta dell’Arco Normanno, ad essa vicino, esprimono l’incultura, la superficialità, la negligenza di una collettività che si dimostra ancora una volta “scopina della sua storia e della sua identità”. 
Non ci sono soldi per restaurare il gruppo scultoreo della fontana  di Consagra? Ma è tanto difficile per una amministrazione che della cultura fa a parole il suo vessillo e che in campagna elettorale si è vantata di avere ottenuto finanziamenti più di ogni altra città della Sicilia, trovare qualche decina di migliaia di euro o degli sponsor importanti,  nazionali o internazionali, disposti a finanziare il recupero dell’opera d’arte? La fontana ha meno dignità della costosissima  chiatta o della Rotonda del lungomare? Questa collettività è avviata  inesorabilmente verso il proprio triste  declino culturale e sociale, avendo perduto la capacità di indignarsi e di alzare la voce dinanzi alla dissoluzione di parte del proprio patrimonio artistico.


domenica 12 aprile 2015

Presentazione del libro : Il Gigante controvento




Domenica 19 Aprile 2015, ore 17. 30
Teatro Garibaldi – Mazara del Vallo
L’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale
presenta il libro di Gino Pantaleone
Il Gigante controvento
Michele Pantaleone: una vita contro la mafia
Spazio Cultura editore
 
  Intervengono:                       On. Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo
                                                           Piero Di Giorgi, Istituto Euroarabo
                                                           Nicola Macaione, editore
Dialoga con l’Autore:                   Valentina Richichi, etnoantropologa


Una imperdonabile damnatio memoriae ha condannato all’oblio la figura e l’opera di un intellettuale impegnato in prima fila contro il fenomeno mafioso. Michele Pantaleone fu pubblicista e politico che, da Villalba, il paese del boss Calogero Vizzini, ha avviato il suo percorso di strenua lotta e di documentazione critica della realtà mafiosa. Rimase ferito nell’attentato che gli uomini di don Calò organizzarono dopo un comizio di Girolamo Li Causi nel 1944 e come giornalista pagò la sua coraggiosa denuncia del malaffare e delle complicità politiche con processi per diffamazione e atti di boicottaggio, di calunnia e di emarginazione.
Autore di diversi libri, fondamentali per la comprensione delle dinamiche della mafia,  tra i quali  Mafia e politica del ’62, Mafia e droga del ’66, e Antimafia: occasione mancata del ’69, tutti editi da Einaudi, quando del fenomeno si taceva e se ne minimizzava la presenza, Michele Pantaleone ha tenacemente combattuto in solitudine la sua battaglia civile e politica.
  Il volume di Gino Pantaleone (involontaria omonimia) ne ripercorre la vita e l’opera, l’una e l’altra dedicate alla ininterrotta   denuncia  delle coperture e degli intrecci politici che hanno reso possibili l’ascesa del potere mafioso e il radicamento della mala pianta.