Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
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lunedì 19 maggio 2014

Il messaggio delle piazze



Le piazze sono piene, tanta gente ha voglia di politica, ne vuole conoscere i progetti, condividerli; c’è soprattutto tanto desiderio di normalità dopo un profluvio di promesse e mirabilie. È finito il tempo dei pifferai, degli illusionisti, dei venditori di miraggi. Non è più tempo di sognare, ma di sbracciarsi le maniche, di disegnare il prossimo imminente futuro di una città che in questi anni non è riuscita a decollare, anzi, nonostante i roboanti annunci, è andata indietro nell’economia, nelle attività produttive, nell’artigianato, nelle piccole imprese, nella cantieristica, nell’agricoltura, nel turismo, nella sicurezza, regredendo di senso civico, imbarbarendosi di vandalismo. In cinque anni la città si è ulteriormente invecchiata, si è depauperata delle sue migliori intelligenze ed energie, si è offuscata di acume, di vivacità, di fantasia, ha perduto il senso del limite, della sobrietà, dell’armonia delle forme.
Le folle che calcano le piazze durante i comizi fanno capire che è finito il tempo dell’antipolitica, che si ha voglia di partecipazione, desiderio di potere contare nelle scelte, quanto meno quelle di interesse comune e che fanno parte del patrimonio della collettività. La comunità manifesta voglia di essere ascoltata dai politici, indica loro di non alzare barriere, di confrontarsi, di vivere insieme la quotidianità e i cambiamenti che il trascorrere degli eventi inevitabilmente impone in tutte le società.
No more than five years si grida in democrazie più avanzate dalla nostra, quanto la gente non riesce più a contenere il suo disappunto e la sua delusione verso scelte e comportamenti politici discutibili.
Mai più cinque anni di cesure tra amministratori e amministrati, di scelte a senso unico, di illusioni e di giochi di prestigio, di litanie di parole vuote, di enunciati improbabili.
Quelle piazze colme non costituiscono accondiscendenza alle proposte dei candidati, al contrario testimoniano il reclamare di una condivisione delle scelte o quanto meno una attenzione verso i problemi più imbellenti della comunità. Sbaglia, chiunque sarà eletto sindaco, ad interpretare il consenso ottenuto come una delega in bianco, una investitura divina e con poteri assoluti, perché questa visione non appartiene ai principi e alle regole della democrazia. Sbaglia, chiunque sarà eletto sindaco, a sottrarsi al confronto delle idee, perché è nel sapere misurare le proprie idee con quelle degli altri, non a imporle, e, inoltre, nel saper esercitare la virtù dell’ascolto, la dimostrazione della propria forza e della propria saggezza.
Questo il messaggio che le migliaia di cittadini che affollano in questi ultimi giorni le piazze vogliono mandare a tutti i candidati. Alcuni di loro l’hanno recepito, altri continuano nel loro stolto ruolo di venditori di fumo.