Domenica
8 giugno alle ore 18.00 nel Teatro Garibaldi in via Carmine a Mazara
del Vallo, a cura dell’Istituto Euro Arabo e sotto il patrocinio dell’Amministrazione
Comunale, sarà presentato il libro di GIANLUCA SOLERA, “Riscatto Mediterraneo.
Voci e luoghi di dignità e resistenza”, recentemente edito da Nuova Dimensione.
L’Autore è stato consigliere politico al Parlamento Europeo dal 1995 al 2004 ed
è il Coordinatore delle Reti della Fondazione Anna Lindh per il dialogo tra le
culture, un’istituzione dell’Unione per il Mediterraneo che raccoglie più di quattromila
organizzazioni non-governative, fondazioni pubbliche e private. Il libro è
un’amplissima rassegna di voci e di testimonianze di uomini e donne che
Gianluca Solera ha incontrato durante i suoi viaggi nei luoghi dove sono
scoppiate le rivoluzioni e si sono manifestati i sommovimenti popolari che, da
est a ovest, dalla Grecia ai Paesi del Maghreb, dalla Spagna alla Siria, dalla
Turchia a Israele, hanno attraversato e agitato il Mediterraneo, ispirati da
eguali parole d’ordine: giustizia e libertà. Attingendo alle fonti dirette
l’autore documenta le parole e le azioni che orientano i movimenti di ribelli,
indignati e occupanti, quel che hanno in comune le diverse piazze e i
molteplici movimenti, gli artisti tunisini e i giovani egiziani, i martiri
siriani e i migranti di Lampedusa, gli indignados spagnoli e i manifestanti di Plateia Syntagmatos ad Atene,
le donne ribelli di Misurata in Libia e quelle palestinesi di Gaza. Dopo i
saluti del Sindaco, coordina l’incontro e discute con l’Autore del libro
Antonino Cusumano, dell’Istituto Euro Arabo.
Cartesio
Cartesio
mercoledì 4 giugno 2014
lunedì 2 giugno 2014
“Asimmetrie ibride nella critica di Antonino Contiliano”
E’ uscito nel mese di giugno 2014, nella collana dei
quaderni di saggistica della CFR Edizioni di Piateda (SO), il libro di Francesca Medaglia “Asimmetrie
ibride nella critica di Antonino Contiliano”
(in copertina la china
“Stranezza” di Giacomo Cuttone).
Il
libro – dedicato al poeta di Acerra Emilio Piccolo (direttore
di “Senecio” e “Vico Acitillo 124”), recentemente scomparso – tratteggia “i profili principali dell’attività critica e saggistica di
Antonino Contiliano, poliedrica figura letteraria del secondo Novecento italiano”
e “nasce dall’esigenza di completare un percorso
d’analisi dell’intera produzione dell’autore, iniziato con l’opera “Il ritmo dei tempi in Antonino Contiliano”
(sempre di F. Medaglia). Quest’opera, di
prossima pubblicazione, invece è
dedicata alla “visione poetica” dell’autore marsalese.
Contiliano, nella sua produzione saggistica,
“esprime la sua visione del mondo e
riflette sulla decadenza che lo circonda e sulle storture della società contemporanea. La sua riflessione e
la sua scrittura, però, non coincidono solo con un’osservazione sconfortata di
una realtà di oggi assolutamente deviata nella forma e soprattutto nei
contenuti, ma vogliono essere una forma di resistenza realmente praticabile”.
Francesca
Medaglia – che ha conseguito il Dottorato di ricerca in Italianistica presso l’Università “La Sapienza” di Roma - è anche un’autrice che punta il suo interesse
critico verso le produzioni artistico-letterarie
collettive. Tra le sue recenti pubblicazioni “La scritture a quattro mani”
(Pensa MultiMedia Editore, 2014).
martedì 27 maggio 2014
Ballottaggio:”Niente apparentamenti per favore”.
E
venne il giorno della verità. I risultati sorprendenti delle elezioni europee a
Mazara sono stati, come facilmente previsto, inesorabilmente stravolti, qualche
ora dopo, da quelli usciti dalle urne per le amministrative. Ne viene fuori una
città dalla doppia faccia, incoerente, avvezza al doppiogiochismo, inadeguata a
svolgere un ruolo politico sia a livello provinciale sia in quello regionale.
Sette candidati sindaci sono troppi, quattro candidati di destra danno una
rappresentazione della politica volta al soddisfacimento di ambizioni personali
più che di servizio verso la collettività. Non si può parlare di dramma ma di
farsa. Ancora si è lontani da una analisi ponderata del voto
uscito dalle sezioni, dalle comparazioni tra preferenze di liste e quelle dei
candidati al consiglio comunale rispetto ai voti riportati dai candidati
sindaci. Via via che arrivano i risultati ci si rende conto che qualcosa non ha
funzionato, oppure, come si dice apertamente e a voce alta nel quartier
generale di Vito Torrente, che qualcuno ha “tradito”, ha fatto il doppio gioco.
Stesso metodo, almeno a sentire alcuni rappresentanti di lista, è avvenuto,
attraverso il giochetto del voto disgiunto, nelle liste del candidato sindaco
Bianco. Troppo palesi le discrasie tra le preferenze ai candidati al consiglio
e quelle al candidato sindaco che gli stessi avrebbero dovuto sostenere, puntualmente
dirottate su un candidato avversario. È
indubbio che il voto disgiunto abbia giovato al sindaco uscente. Lo avevamo
previsto da tempo, d’altronde questa era la sua speranza per superare gli
avversari e arrivare al ballottaggio. Solo che nessuno se lo aspettava in modo
così eclatante; per lo stesso motivo non si poteva prevedere che la panzerarmee
si sfaldasse alla prova decisiva. Vito Torrente è stato tradito, però, dalla troppa sicurezza della sua coalizione; il suo
staff ha sicuramente trascurato la comunicazione con i propri elettori il cui livello
di alfabetizzazione era più modesto del bacino di elettori dei suoi avversari.
Torrente è la vittima illustre del voto disgiunto, ma anche dei giochetti di
cortigiani infingardi, ancor più di Bianco il quale ha pagato lo scotto di una
organizzazione inadeguata alle aspettative e alle ambizioni del candidato di
centrosinistra. Anche Bianco confidava nel voto disgiunto che si sarebbe
riversato su di lui come valore aggiunto rispetto alla coalizione, e che al contrario
gli si è ritorto contro, anche se in termini molto limitati.
Ritornando a Torrente, la differenza di tremila
e cinquecento voti in meno tra quelli presi dalle sue liste e quelli non
indicanti il suo nome conferma che senza quell’errore grossolano Torrente
sarebbe risultato primo nei suffragi rispetto a Cristaldi e in modo assai
significativo. Se la ride sotto i baffi Cristaldi; l’obbiettivo che si era
prefissato è stato raggiunto con più facilità di quanto lo stesso avesse
previsto; merito delle sue abilità politiche e di sapere navigare agevolmente
tra i marosi delle elezioni. Non bisogna trascurare il fatto che, comunque, la
demonizzazione del sindaco non ha pagato, e che bisogna riconoscere con onestà
intellettuale il lavoro svolto in questi cinque anni di amministrazione. Può
piacere o meno, ma un sindaco lo si deve giudicare per quel che ha fatto e non
per il suo carattere. Adesso tutto il percorso è in discesa, il ballottaggio potrebbe
essere una pura formalità. Le sue liste hanno trovato i consensi , anche se al
loro interno non mancano, a risultati noti, insoddisfazioni da parte di
candidati che non hanno raggiunto l’obbiettivo. Cristaldi è l’unico ad essere
stato avvantaggiato del voto disgiunto avendo preso circa settecento preferenze
in più rispetto al totale delle sue liste collegate.
Non ha deluso Scilla, ma con una destra così
frammentata non poteva fare di più. Certo la querelle sul simbolo l’ha
danneggiato, ma non è stata decisiva; rimangono quei cinquemila voti della sua
coalizione e quei tremilaseicento voti di preferenza sul suo nome; un bel
tesoretto che gli consentirà di continuare a lavorare per il futuro in attesa
di nuove prospettive.
Eravamo stati facili profeti nel pronosticare
per il M5S grosse difficoltà addirittura per superare lo sbarramento del 5%,
traguardo raggiunto per il rotto della cuffia. Non deve trarre in inganno quel
risultato strabiliante di diecimila voti ottenuti alle europee; quei voti sono
di protesta, esprimono un forte disagio per la situazione economica di una
città che non vede prospettive di ripresa; denunciano una realtà drammatica dal
punto di vista sociale, caratterizzata da una disoccupazione ormai endemica e
da una crisi che investe tutti i settori. Quei diecimila voti lanciano un grido
di allarme che i politici farebbero bene a non sottovalutare. Ma quell’urlo è
indirizzato ai politici che governano, non agli amministratori cittadini. Il
M5s paga lo scotto di scelte autolesioniste, di improvvisazione e di
pressapochismo politico, di presunzione valoriale elitaria e soprattutto, di
dilettantismo, per non avere saputo formare, in questi due anni, una classe
dirigente adeguata a raccogliere le istanze che quel voto di protesta segnalava,
al contrario dei loro cittadini penta stellati di Alcamo.
Un flop, ma su questo non c’erano mai stati
dubbi, le candidature di Siragusa e Frazzetta.
Si va dunque verso il ballottaggio ma le
manfrine, gli inciuci, le ammuine, gli ammiccamenti, sono la discussione principale
di questo immediato dopo elezioni. Stiamo parlando della possibilità di
ricorrere agli apparentamenti tra coalizioni sconfitte e quelle che si
disputeranno il ballottaggio. Uno dei tanti difetti di questa legge elettorale
sui sindaci è proprio la possibilità di ricorrere agli apparentamenti per
bloccare il premio di maggiorana. Costituiscono una vera porcata, una iattura
per la democrazia, servono solo a risuscitare candidati legittimamente bocciati
dal responso elettorale. Inoltre penalizzano la coalizione vincente al
ballottaggio, non consentendo, cosa ancora più grave, il diritto al sindaco
eletto di realizzare il programma legittimato dal voto popolare, e di potere usufruire
del premio di maggioranza. Si possono fare tutte le obiezioni di merito che si
vogliono, ma il fine degli apparentamenti è esclusivamente quello di una
fraudolenta rivalsa politica per rivalersi della sconfitta subita da alcune
liste e dai loro candidati. Abbiamo ancora sotto gli occhi il degrado politico
che il precedente apparentamento portò nel consiglio comunale appena scaduto.
Memori di tanta esperienza c’è da augurarsi che né
Cristaldi né Torrente, leali al loro programma, accettino di apparentarsi con
le coalizioni uscite sconfitte. Sarebbe un bel segnale di onestà politica e di
un nuovo percorso che ridìa onore alla politica
lunedì 26 maggio 2014
Elezioni europee: Renzi da ponentino a tornado
Lo
dico con estrema franchezza: questo primo round di campagna elettorale, sia per
il rinnovo del parlamento europeo, sia per le amministrative mi ha
profondamente deluso.
Per
le europee non ho capito per quali rappresentanti eravamo chiamati a votare e
per cosa. Mai come questa volta abbiamo assistito a tanta disinformazione non
solo da parte dei partiti ma soprattutto dai mass media. Ho avuto la netta
sensazione che come elettori ci hanno scaraventato, come un pugile alle prime
armi, sul ring a far da sparring partner ai vari Renzi, Grillo e Berlusconi, i
quali si divertivano, a turno, a cacciarci all’angolo e a suonarceli di santa
ragione, senza che ci fosse data una via di uscita. Ci siamo sentiti catapultati
in un “cul de sac” al buio e costretti a osservare ombre incognite, in una
dimensione surreale, con una percezione kafkiana della realtà che era quel che
si voleva che fosse e non quella che realmente era. Ci vogliamo chiedere quanti
siano stati gli elettori ad averne piena consapevolezza?
Siamo stati relegati a far da
cornice, come comparse in costume, a uno spettacolo indecoroso di violenza
verbale, di impropèri, di volgarità, di espressioni truculente, di sciatteria
linguistica, di irriverenza verso la storia, di impudenza, di dissacrazione dei
valori più elementari e quel che lascia più sconcertati, è stato lo sguazzare,
in questo humus melmoso, di tutti gli organi d’informazione, di intellettuali,
di opinion writers. Poi si chiedono il perché di tanto astensionismo. Questa
tornata elettorale delle europee è stata una partita a tre, personalizzata ad
acquisire consensi ed accrescere carisma personale attraverso la reciproca
demonizzazione e l’annichilimento dell’avversario. Nessun tema di grande
respiro è stato toccato, nessun progetto di come immaginare l’Europa nei prossimi
dieci anni è stato proposto. Europa si o Europa no? Euro scettici o eurocrati?
Mettetela come volete, ma la vera vittima di tutta questa messa in scena è
l’idea stessa di Europa, perché il paradosso sta nel fatto che queste elezioni,
chiamiamole “politiche”, non servono a costruire quell’identità di cui ha tanto
bisogno per essere credibile, ovvero quell’Europa politica sognata da Spinelli,
Spaak, Schuman, Adenauer. Il risultato
che ne è venuto fuori è la conseguenza di una bi-polarizzazione di due modi di
intendere e di fare politica, entrambi spregiudicati, entrambi rivolti a
rafforzare le posizioni acquisite in campo nazionale, entrambi ancorate su
direttrici nazionaliste o qualunquiste Il ponentino rinfrescante di Renzi si è
trasformato in un tornado impetuoso, al contrario, lo tsunami di Grillo si è
ridotto in una schiumosa risacca.
In
controtendenza i risultati sulla sponda sud mediterranea e in particolare a
Mazara dove Grillo continua a farla da padrone anche se solo come espressione
di protesta. I quasi diecimila voti penta stellati, sebbene in lieve flessione
rispetto alle precedenti politiche e regionali, sono il segnale di un
malessere, di un disagio sociale frutto di una politica regionale incorporea,
parolaia, fumosa, inconsistente, da parte dell’attuale governatore Crocetta il
quale non riesce a trasmettere un benché minimo segnale di speranza a una
Sicilia allo sbando, calata nella disperazione più cupa a causa di una crisi
economica sempre più asfissiante e da scandali che indignano da una parte e
portano allo scoramento dall’altra. Lascia nello stesso tempo perplessi l’alta
percentuale di consensi che riesce ad ottenere il partito di Berlusconi,
nonostante le sue vicende. Si fa sentire l’effetto Renzi e ne gode il PD che si
attesta oltre il 23%, risultato questo che porta entusiasmo nell’entourage del
candidato sindaco Pino Bianco, un balzo significativo in termine percentuale e
di buon auspicio per andare al ballottaggio. Però le amministrative sono un’altra
cosa, e questi numeri sono destinati a cambiare in modo alquanto repentino con
grandi ulteriori sorprese. Non si venda la pelle del lupo prima di averlo
ucciso. Basta aspettare ancora qualche ora.
giovedì 22 maggio 2014
Grande performance di Alessandro Marino a Atene
Piena di successi la carriera pianistica di Alessandro Marino; l’ultimo dei quali al 2° Concorso Alkan-Zimmerman International Piano Competition svoltosi ad Atene dal 6 al 9 maggio 2014.
La competizione
pianistica internazionale ha visto tutti i partecipanti esibirsi in tre round.
Il primo round comprendeva :
_
Il Preludio
e Fuga dal “Clavicenbolo ben temperato” di J.S. Bach.
_ Studi
virtuosi da F. Chopin, F. Liszt, I. Moscheles, S. Thalberg, F. Hiller, F.
Kalkbrenner, W. Sterndale Bennett, A. Rubinstein, P.J.G. Zimmerman , C.V. Alkan
or C. Tausig;.
_
Una
composizione obbligatoria di una delle seguenti composizioni di Alkan: A: Minuetto alla tedesca Op.46; B: Studio Lento-Appassionato, Op.35 no.8; C: Studio sul Rhythme Molossique Op.39 no.2.
ll secondo round (max. 50 min.)
_ Una sonata di uno dei seguenti compositori: F. Schubert, C.M. von Weber, F. Mendelssohn-Bartholdy, R. Schumann,F. Chopin, F. Liszt, S. Thalberg or J. Brahms.
_
Una sonata di C.V. Alkan
(oltre a quella obbligatoria del 1° round)
_ Una composizione scritta tra il XX e il
XXI secolo.
Il terzo round prevedeva l’esecuzione di uno dei seguenti quattro programmi.
_
Una Sonata di L.v.
Beethoven e una composizione di Alkan
( anche tra quelle che sono state eseguite in uno dei due round precedent)
_
C.V. Alkan: Concerto per Solo Piano, Op. 39/8-10
_
C.V. Alkan: Symphonia per solo Piano,Op. 39/4-7
_
C.V. Alkan: Grande Sonata Op. 33
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| I premiati insieme alla giuria: Atene,9 maggio 2014 |
Al termine della manifestazione la giuria
internazionale ha assegnato il secondo premio ex aequo a Duc Ahn Nguyen (Vietnam) e a Alessandro Marino (
Italia ), terza classificata Melina Karagianni (Grecia)
Il primo premio non è stato assegnato.
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