Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

domenica 12 agosto 2012

Cultura: In scena nella chiesa di Sant' Ignazio " ANTICHI VUCI "



Antichi vuci è uno spettacolo intenso, una storia d’amore comune, è la nostra comunione tra la vita razionale e il nostro sentire irrazionale, è una storia di uomini nella storia di una città.
Uomini che cantano la vita mazarese del tempo circonfusi dal mistero, dal presagio, dalla buona novella o dall’immanente disgrazia che li rende indifesi e naufraghi nel mare dell’esistenza.
Nel ricordo gli attori di questo dramma fanno emergere il loro doppio del tempo che fu: le voci di due innamorati che abitavano entro le mura della città, un circo dove amore, speranze e il desiderio d’evasione portano gli stessi a dimenarsi nello spazio ristretto delle regole sociali del tempo.
L’impossibilità di poter amare come lo si sente è una zavorra insopportabile dettata dalla “buona creanza”. In questo spettacolo l’uomo che ama è troppo moderno per essere corrisposto da una donna che deve adottare degli atteggiamenti che la società comune ha impartito in questo piccolo mondo. Nel delirio cosciente non resta altro che volgere lo sguardo a un dio che sembra essere sordo e muto in contrapposizione ad una natura che grida la sua forza e che accoglie le spoglie esanimi di questi uomini stanchi.

giovedì 9 agosto 2012

Estate mazarese: “ Fistino di San Vito”tra indifferenza e anonimato



A leggere il programma dell’estate mazarese,limitato al solo mese di Agosto, mese clou di ogni manifestazione estiva, balza agli occhi l’assenza di quello che per decenni era l’evento più atteso dai mazaresi e dai turisti che provenienti da ogni angolo della Sicilia: “ Lu fistinu di S.Vitu”, in cui le sfilate in costumi d’epoca si alternavano ai momenti religiosi, le rappresentazioni teatrali della vita del Santo mazarese costituivano momenti di richiamo alle tradizioni popolari e alle origini ,la consegna delle chiavi da parte della Città al Vescovo sanciva un cordone ombelicale inscindibile tra il santo e la sua comunità, e l’imbarco della statua argentea su un peschereccio seguito da altri nel prospiciente mare mazarese consacrava la fede dei marinai verso il santo i quali ne invocavano la protezione dalle intemperie e dai pericoli.
- E’ nostra intenzione – dichiarava, con il suo plurale maiestatis, l’ On. Cristaldi, al suo primo festino da sindaco appena eletto, al Vescovo e alla sua comunità - di riportare il “Festino ai suoi antichi splendori quali sono quelli che gli competono, e di inserire il “festino” nel circuito delle manifestazioni culturali e religiosi più importanti della Sicilia e tra le più importanti del Mediterraneo,così come il nostro amato santo concittadino merita_.
Era il momento della consegna delle chiavi della città, e quel modesto palchetto,approntato in quattro e quattr’otto,scarno,miserabile,pasticciato,stava stretto al primo cittadino,Lui che si vantava di avere riportato agli antichi splendori il mito di Federico II attraverso l’omonima fondazione.
Sono passati tre anni da allora,e quelle promesse rimangono ancora tali, mentre un muro di incomunicabilità fa da barriera tra il primo cittadino e il vescovo Mogavero;il Festino, più che agli antichi splendori, sembra essere stato relegato nell’anonimato, per l’incapacità del Sindaco e della Curia di sapersi coordinare e collaborare,non essendo in grado di formare un comitato organizzatore per la gestione del “ Festino” e degli eventi ad esso legati.
 Sarebbe interessante conoscerne i motivi, che non possono essere limitati solo a una questione economica.
Una simile e ardita tesi sarebbe un ulteriore offesa al santo e alla Città.

giovedì 19 luglio 2012

Il Vescovo Domenico Mogavero lascia la diocesi di Mazara del Vallo?



La notizia è di quelle destinate a promuovere dibattiti e chissà anche clamori. Se confermata,ma fonti vicine alla Curia Mazarese la danno per certa,questione di qualche settimana o addirittura di giorni e ne sarà dato l’annuncio ufficiale, il trasferimento del vescovo Domenico Mogavero dalla sua diocesi all’arcidiocesi di Monreale farà discutere.
Domenico Mogavero non è un vescovo qualunque, rappresenta la punta di lancia della Conferenza episcopale italiana,con le sue chiare prese di posizione contro un certo tipo di potere,soprattutto contro quella commistione tra vita pubblica e privata disinvolta,licenziosa, incurante del ruolo rappresentato Il suo obbiettivo non era soltanto l’ex premier Silvio Berlusconi, ma il berlusconismo con tutti gli eccessi che da esso promanavano. Uomo di grande cultura e di concrete iniziative,indisponibile ad accomodamenti,sempre in prima fila come pastore della sua chiesa,punto di riferimento dei fedeli della sua diocesi,vicino alla gente nei momenti del bisogno, Mogavero ha rappresentato, facendosene carico in prima persona, il sentimento della gente comune, la loro voce,espressa con fermezza e con chiarezza,senza bizantinismi e accomodamenti, ma non è stato un fustigatore di costumi. Ha detto,con l’onestà intellettuale che gli va riconosciuta,pane al pane,vino al vino, anche contro un certo modo di fare politica della Curia Romana,più attenta al potere,per ricevere privilegi, che al suo gregge .Non si può dire che Domenico Mogavero fosse simpatico ai politici, anzi, ma per giornalisti tutto ciò che diceva era una notizia da pubblicare. E’ stato anche accusato dai suoi detrattori di eccessivo apparire,di feeling con i mass-media,ma la sua voce di pastore non è mai mancata nei momenti di bisogno, sempre accanto a chi avesse bisogno di un conforto e di una vicinanza spirituale e umana; lo è stato con i clandestini, ha chiesto per loro condizioni più umane che  ne rispettassero dignità;è stato a fianco delle vittime del mare, e ,con grande affetto,ai familiari dei marinai sequestrati e tenuti prigionieri dai libici. Nella diocesi di Monreale prenderà il posto del vescovo Salvatore Di Cristina.
Mogavero rappresenta quelle poche voci dissenzienti dell’episcopato ancorate a forti valori di fondo e non inclini ad una doppia morale, una voce scomoda e non asservita,capace di frustare il potere,di metterne a nudo vizi e responsabilità,sempre consapevole di parlare da pastore e soprattutto di esercitare il suo diritto di cittadino. La sua è una voce non più isolata e sempre più meritevole di attenzione.
Il vescovo di Mazara rappresenta degnamente quella Chiesa che dinanzi alle prevaricazioni del potere ha preferito non tacere, e non ha taciuto neanche dinanzi alla mafia,basta ricordare l’appello fatto a Matteo Messina Denaro perché si costituisse: “Matteo Messina Denaro è un nostro diocesano,si costituisca, saprà come fare".
L’ultimo incarico avuto dalla Segreteria di Stato del vaticano è quello di Visitatore Apostolico con funzioni ispettive presso la diocesi di Trapani; a seguito della sua relazione,la Santa Sede ha destituito il vescovo mons.Francesco Miccichè. Non è trascorso neanche un mese ,ed ecco che arriva,come un  fulmine a ciel sereno,il trasferimento di Mogavero a Monreale. A questo punto sorge una domanda, perché questo improvviso e imprevisto trasferimento del vescovo di Mazara? Normale routine o perché  è un vescovo scomodo? Tra i nomi che circolano per sostituirlo si fa quello del vescovo ausiliaro di Palermo Carmelo Cuttitta, più giovane di Mogavero.
Comunque finirà,Mazara perde una voce possente e autorevole, una grande guida spirituale e civile.

sabato 14 luglio 2012

Toponomastica:Ci sono o ci fanno ?




A questo punto,dopo i numerosi rilievi evidenziati su un uso della toponomastica abbastanza disinvolto e a tratti anche irriverente, mi chiedo se i signori componenti della commissione responsabile della titolazione viaria intendano correre ai ripari e rimediare su alcune leggerezze che non sono pertinenti con un corretto uso della nomastica . L’ultima,- ma sarà proprio l’ultima?- riguarda la straordinaria licenza che si è data questa solerte commissione a desantificare,come se in ciò ci fosse una mente sopraffina a far da regia,tutto ciò che appartiene ai canoni ecclesiali. Avevo denunciato l’uso improprio,sintomo di una vera mancanza di cultura,dell’appellativo di monsignore, al posto di Vescovo. Il risultato è stato un calderone di vie di monsignori, indistinguibili dai vescovi di questa città. L’ultima ciliegina l’ho trovata in una traversa del Lungomare S.Vito ( secondo la neo cultura dovrebbe essere Lungomare Vito) : il solito tris di mattonelle con sopra pennellato Via Crescenza e Modesto. Riesce difficile anche tentare di compenetrarmi nella fulgida mente dalla quale è scaturita questa perla di titolazione, in riferimento ai santi Crescenza e Modesto, rispettivamente  nutrice e precettore di S.Vito,patrono della città che gli diede i natali. Non si comprende la loro desantificazione nella toponomastica. In questa città c’è chi santifica e desantifica a suo arbitrio, incurante dei canoni, della storia e del rispetto che ad essa si deve .

giovedì 12 luglio 2012

Largo consenso di critica e di pubblico alla presentazione di –Ómini –



 Mazara:Chiesa di S.Ignazio. ( Le foto sono di Angelo Pitrone)

E’ stata una sfida tra la cultura da una parte e il caldo africano di Minosse dall’altra, quella che si è svolta sabato pomeriggio nel suggestivo scenario della Chiesa barocca di S.Ignazio, adiacente al Collegio dei Gesuiti di Mazara del Vallo. Nonostante l’insopportabile afa,un pubblico attento e numeroso ha fatto da cornice alla presentazione del libro di Nino De Vita –Ómini –promossa dall’Istituto Euro Arabo di Mazara,al quale va il merito di valorizzare la cultura siciliana legata alle tradizioni e alla memoria. E proprio della conservazione della memoria attraverso un dialetto straordinariamente unico, quello che una volta si parlava nelle nostre contrade prima che venisse contaminato dai mass media,è il tema del libro di De Vita. Il dialetto,per l’autore è una vera e propria lingua,è il cutusìano che si parlava nella contrada di Cutusìa,nel marsalese, dove è nato e cresciuto il poeta, fatto di suoni, di note greche,arabe,francesi,spagnole, e che rispecchia in modo paradigmatico la storia della Sicilia.
-Ómini- è un libro di ricordi,un diario, uno spaccato di vita dell’autore, scritto attraverso una prosa fatta di versi,alla stessa stregua dei grandi poemi della letteratura universale dall’Odissea alla Gerusalemme Liberata. E’ un poema di esperienze,di ritratti, di incontri, di personaggi anonimi e noti,un caleidoscopio di figure che vanno da Sciascia a Bufalino, da Consolo a Sellerio e a Buttitta, ma anche di personaggi anonimi, come lo sconosciuto marsalese di Ballarò, il cui racconto è una metafora della mafia,una vera lezione che descrive la mentalità mafiosa in modo più efficace di decine di conferenze sullo stesso tema.

“ Un omu avia scinnutu;
un sissantinu,àvutu,
sfrazzusu,cu ‘a mascagna.
Eu arristai a taliari
‘u spurteddu spunnatu.
“ E’ sua?” spiau, “ E’ mia” cci rissi. “ Mia “
“Nni sugnu  rispiaciutu”
Iddu rissi. “ Ri  sòlitu
‘u postu, cca, è vacanti “.



L’opera di De Vita è stata presentata e illustrata da Antonino Cusumano e da Salvatore Ferlita,critico letterario,autore di numerosi saggi e collaboratore del quotidiano “ La Repubblica”. 
Attraverso il ricorso alla parola parlata, certe sfaccettature possono rendere comprensibile lo stato d’animo di una persona,le sue pulsioni, i sentimenti e i gesti, e ciò Nino De Vita lo rende ancora più efficace attraverso un uso acribico del –suo- dialetto ,che fu dei suoi genitori e dei suoi nonni.
Come nel racconto della premiazione di Sciascia ( familiarmente Nanà)il quale, saputo che sarebbe stato presente alla premiazione l’on.Lima,fece di tutto per non incontrare il plenipotenziario di Andreotti in Sicilia,rinunciando quella sera a ritirare il premio.

“ Amuninni” nni rici
“ emu,niscemu”.
Runa
‘a manu a Bufalinu,
a ‘nnavutru,e aisamu
‘u passu.
Nna dd’istanti,
pantàsima nna luci
ru celu ch’u tunnia,
spunta ra porta Lima,
chi s’adduna ri Sciascia,
‘u rricanusci,mitti una calata,
fa una musiuni,comu
p’allungaricci ‘a manu;
Nanà s’annacquaria, si spizzinia
pagghiri a mmia e, cu ‘a fittula,
stricuniannu nni Lima
- ricu stricannu ‘a panza:
bbunaca cu bbunaca,
bbuttuna cu bbuttuna –
nfila dda largasia
ppi nesciri.
…..
Trasemu,nn’assittamu,
nna màchina,e nni pisca
currennu Dumitilla. “ Chi successi “
rici “ Nanà,rimmillu,
avanti, chi successi…”
“ Nenti “ rici Nanà
“ nenti…”   cu ‘n filiceddu
rì coccanu.

Ascoltare timbri e suoni dalla voce dello stesso autore ha deliziato il folto pubblico che non ha mancato di fare sentire il suo apprezzamento convinto ed entusiastico.
Una serata di fresca cultura che ha ripagato il pubblico dall’afa .Ancora un a volta l'assenza di amministratori e tv locali è segno dell'assenza di ogni attenzione da parte di chi ha il potere di governare la politica culturale e la presunzione di informare l'opinione pubblica.

lunedì 9 luglio 2012

Come si contamina la storia

 
 Salita della Chiesa Madonna delle Giummare ( Madonna dell'Alto )


Ancora una volta la commissione toponomastica di Mazara non si smentisce. Dopo avere dato il meglio di se nell’intitolare una via al Papa Giovanni Paolo I,con il risultato di avere,due vie dedicate alla stessa persona con ben quattro denominazioni diverse,continua la sagra delle titolazioni viarie in coerenza con la storia,le tradizioni,gli usi e i costumi della città. Chiunque,se si dovesse fare un quesito su come intitolare il breve e aspro pendio,con gradoni ricavati nella roccia, che conduce alla bellissima chiesetta normanna della Madonna delle Giummare, avrebbe scelto salita,( vedi foto),ascesa,arrampicata,clivo per i più sopraffini, oppure in vernacolo locale “acchianata di la Maronna di latu” ,forma storpiata di Madonna dell’Alto,così come la conoscono  da sempre i mazaresi,e luogo di pellegrinaggio il giorno di Ferragosto. Ma si sa che i nostri dotti della commissione non sono avvezzi all’uso del volgo,rifuggono dalla consuetudine,evitano ogni corruzione linguistica soprattutto se legata alle tradizioni popolari. La loro è una cultura dotta,che va oltre,è pregna di fantasia,è avvezza a stupire il mondo per l’originalità e per l’ acribia nella ricerca raffinata ed esclusiva della nomastica. La nostra commissione,vero“ Stupor urbis” culturale,nel rispetto canonico della storia della chiesetta, fatta costruire nel XI secolo da Giuditta d'Evreux ,moglie di Ruggero D’Altavilla, decide di denominare tale pendio ” Via Attilio Bertolucci”.


Via? Ma se è difficoltoso accedervi anche ai muli? Ma se non possiede le caratteristiche topologiche minime perché possa essere indicata come tale?  Ma se è vietato l’accesso a qualsiasi mezzo meccanico,vista la sua impervietà? Se  proprio via bisognava chiamarla,la denominazione corretta sarebbe stata ,al massimo, via dolorosa,perché è una sofferenza scalarla per chi soffre di acciacchi  e di artrosi.  Via Attilio Bertolucci? Che ci azzecca con il contesto storico ambientale e con le tradizioni popolari  e religiose di Mazara? Sarebbe interessante conoscere le motivazioni che hanno portato la commissione a dedicare uno scorcio di uno dei luoghi più belli e caratteristici di Mazara al poeta parmense. Un poeta,ci informa Wikipedia,padre del più famoso Bernardo Bertolucci,regista di “ L’Ultimo tango a Parigi”; e i signori della commissione hanno ritenuto che tale allocazione era l’unica possibile per tale poeta. Non stupisce più di tanto se nessuno,neanche chi pennella tali nomi su piastrelle non si ponga dove queste vengano allocate.
La loro è cultura creativa,elitaria,e tutto possono: anche contaminare la storia e le tradizioni. 

domenica 1 luglio 2012

OMINI




Nino De Vita è poeta siciliano riconosciuto tra i più interessanti e rigorosi della nostra letteratura contemporanea, figura significativa e rappresentativa di un mondo e di un modo originale di interpretare la vocazione dialettale. Ha esordito nel 1984, con la raccolta di versi Fosse Chiti, a cui ha fatto seguito una trilogia:Cutusìu, (2001);  Cùntura, (2003)  Nnòmura, (2005).
 Nel 2011, sempre con la casa editrice Mesogea, ha pubblicato Òmini. Per la sua opera poetica ha ricevuto numerosi premi letterari, tra i quali il Premio Mondello, il Premio  Moravia e il Premio Tarquinia Cardarelli. 
Salvatore Ferlita è autorevole critico letterario e saggista, insegna all’Università Kore di Enna, collabora con il quotidiano “la Repubblica”, dirige riviste ed è autore di numerosi studi sulla letteratura siciliana contemporanea. La sua ultima opera si intitola Le arance non raccolte, una ricognizione attenta su alcuni scrittori siciliani rimasti ai margini del canone letterario codificato.

sabato 2 giugno 2012

Mazara: Sull'acqua il vicesindaco esordisce in modo sciagurato



  
Io non metto in dubbio la serietà del lavoro di ragazzi e degli insegnanti dell'I.T.I "R D'Altavilla",ai quali va dato il merito di avere condotto una indagine apprezzabile; non mi convince,però,il comunicato della dirigente scolastica. Noto una contraddizione tra quanto dalla stessa dichiarato all’atto della presentazione delle analisi delle acque monitorate e riportato nel sito ufficiale del comune di Mazara del Vallo,in cui asseriva:” Abbiamo voluto presentare questo rapporto,ha dichiarato la Preside Lisma,perché riteniamo che la cittadinanza debba conoscere dati obiettivi ed inconfutabili sulla salute delle acque, grazie al progetto che ha impegnato positivamente i nostri docenti e studenti in un’azione di campionamento ed analisi delle acque di falda. Se da un lato,prosegue la Preside,siamo molto soddisfatti del trend positivo del miglioramento della qualità, dall’altro lato invitiamo le Istituzioni tutte a non sottovalutare nuovi fenomeni di inquinamento,come si evince dalla presenza,se pur ancora a livelli non nocivi, di ammoniaca. Possiamo affermare con soddisfazione che l’acqua di Mazara del Vallo è buona nel suo complesso e quanto dichiarato  dopo attraverso un comunicato “che non si tratta di analisi di acque erogate alla popolazione,bensì di acque provenienti da pozzi privati le cui acque non sono impiegate per scopi potabili, ma solo limitate alle altre necessità civili ed agricole. Si tratta di una semplice esercitazione didattica,che ha come unico scopo la qualificazione professionale dei nostri allievi” Con tutti i limiti che un monitoraggio del genere presenta,compresa la confutabilità del modo con il quale la ricerca è stata condotta,non comprendo perché la stessa sia stata presentata alle istituzioni locali ,come inconfutabile analisi scientifica,e non al collegio dei docenti come al contrario bisognava fare. Si sarebbero evitate polemiche e ambiguità interpretative. Prendo atto che la dirigente scolastica ha voluto chiarire,con onestà intellettuale che le va riconosciuta,che quel monitoraggio fatto dagli alunni nulla ha a che fare con il problema della salute delle acque utilizzate dalla popolazione. Se le cose stanno così, e non potrebbe essere altrimenti,non vedo come questi risultati possano tranquillizzare la popolazione.
Fatto ancora più grave appare il modo sciagurato,alla luce di quanto precisato nel comunicato a firma della stessa professoressa Lisma, con cui il neo vicesindaco imprudentemente e con esasperante sufficienza,travisa e falsifica una interpretazione di dati e analisi buoni solo all’utilizzo di acque per fini agricoli,dichiarando pomposamente: “Siamo lieti sia come Amministrazione che come cittadini,ha dichiarato il Vice Sindaco Ingargiola,dell’esito di questo monitoraggio che mette in evidenza il progressivo miglioramento della qualità delle nostre acque grazie anche all’azione di miscelazione decisa dal Sindaco Cristaldi”
Tale affermazioni sono talmente irresponsabili e pericolose per la stessa salute della collettività, che il minimo che questo assessore possa fare è quello di dimettersi, a meno che il sindaco non condivida le castronerie del suo vice. 

martedì 29 maggio 2012

Mazara: Stato di salute dell'acqua: una farsa tragicomica..

                                      Il vicesindaco Ingargiola tra gli studenti dell'I.T.I. di Mazara


Se non fosse che si tratta di un argomento di interesse pubblico e che riguarda addirittura lo stato di salute delle acque che vengono erogate alla cittadinanza, ci sarebbe da farsi una risata. Ma l’argomento è piuttosto serio  perché possa essere licenziato con una leggera canzonatura. Dunque secondo un comunicato che appare sul sito ufficiale del comune di Mazara del Vallo, i risultati delle analisi delle acque che vengono erogate ai cittadini dimostrano che le acque sono di buona qualità,con una presenza di nitrati sotto la media dei 50mg/l,e pertanto risultano assolutamente privi di rischi per la popolazione. A determinare le analisi non è stata l’ARPA,ente responsabile per legge del monitoraggio delle acque,né l’ASP,né un studio chimico abilitato, né il CNR. Le analisi sono il risultato di uno dei tanti progetti didattici portati avanti e realizzati dagli alunni dell’I.T.I “ R. Altavilla” di Mazara,sotto la guida dei loro insegnanti. Addirittura 120 i pozzi sondati nel territorio, e tutti i parametri riscontrati sono sotto i limiti di legge  ovvero nella norma Una ricerca didattica di studenti di istituti secondari superiori presa come dato ufficiale  e  che  consente addirittura al neo vicesindaco di affermare “Siamo lieti sia come Amministrazione che come cittadini,ha dichiarato il Vice Sindaco Ingargiola,dell’esito di questo monitoraggio che mette in evidenza il progressivo miglioramento della qualità delle nostre acque grazie anche all’azione di miscelazione decisa dal Sindaco Cristaldi” e ancor di più,come se non bastasse,si mette in risalto,sempre nello stesso comunicato ufficiale del comune,anche quanto afferma con inaudita leggerezza la dirigente dell’istituto, secondo la quale:“Abbiamo voluto presentare questo rapporto,ha dichiarato la Preside Lisma,perché riteniamo che la cittadinanza debba conoscere dati obiettivi ed inconfutabili sulla salute delle acque, grazie al progetto che ha impegnato positivamente i nostri docenti e studenti in un’azione di campionamento ed analisi delle acque di falda. Se da un lato,prosegue la Preside,siamo molto soddisfatti del trend positivo del miglioramento della qualità, dall’altro lato invitiamo le Istituzioni tutte a non sottovalutare nuovi fenomeni di inquinamento,come si evince dalla presenza,se pur ancora a livelli non nocivi, di ammoniaca. Possiamo affermare con soddisfazione che l’acqua di Mazara del Vallo è buona nel suo complesso”.
Dunque la tranquillità dello stato di salute delle acque ci viene assicurata in maniera inconfutabile da una dirigente scolastica.
Questo profluvio di leggerezza e di superficialità da parte di chi ha la responsabilità della salute dei propri cittadini è talmente grave sotto il profilo della legalità da far sorgere seri dubbi se questa città è amministrata in maniera responsabile. E’ come volere affidare un check-up diagnostico del proprio stato di salute ad uno studente che frequenta la scuola d’infermeria del Ospedale di zona.

mercoledì 23 maggio 2012

Emergenza amianto


Mazara: Via Giuffo- Ignazio Buttitta

A Mazara l’amministrazione vola sulle ali della fantasia e non riesce ancora a predisporre un intervento mirato che tranquillizzi i timori della cittadinanza.

La questione ambientale in cui versa l’intera periferia di Mazara è diventata talmente insostenibile da fare scattare un giustificato allarme da parte dell’intera popolazione. Ormai sono decine le iniziative di gruppi e associazioni ambientaliste,che insieme a singoli cittadini,denunciano all’amministrazione guidata dall’On. Cristaldi lo stato di inquinamento ambientale,la cui pericolosità sta mettendo a rischio la salute dell’intera collettività.
Non sono allarmismi generici e la documentazione fotografica dimostra un territorio offeso,umiliato,sottomesso ad un degrado talmente violento e irresponsabile di fronte al quale nessuna istituzione,amministrazione in testa,può continuare a chiudere gli occhi o girare la testa verso l’orizzonte del mare dove tutto è splendido,solare,trasparente,piacevole.
Dinanzi a condizioni ambientali drammatiche in cui versa gran parte della periferia mazarese, non si può continuare a crogiolarsi su tematiche retoriche e fantasie elettorali come ferrovia,spiaggia in città,trenini,chiatte,giare,piastrelle,monoliti o monumenti ferrosi.
A questo punto bisogna incominciare ad affrontare il problema della salvaguardia della salute dei cittadini in maniera decisa,facendo ricorso a tutte le risorse disponibili. Sono tanti e tutti ineludibili gli argomenti ai quali l’amministrazione deve dare delle risposte credibili:lo stato di salute delle acque,la notevole presenza di amianto nel territorio, le discariche abusive da sfabbricidi che hanno trasformato l’intero territorio in una immensa discarica a cielo aperto e fatto diventare alcune strade a circolazione limitata.
Occorre intervenire dando alla questione ambientale priorità assoluta,con la consapevolezza che ogni giorno di ritardo può incidere sulla salute di ogni singola persona
Aspirare a realizzare sogni sulla propria città,desiderare per essa un futuro il cui volàno sia il turismo,l’arte e la cultura,vagheggiare un improbabile ossimoro di diventare una piccola grande capitale del mediterraneo,avere l’ambizione di volare alto attraverso progetti di spessore e grande respiro è senz’altro condivisibile, ma rimane nell’ambito della retorica. Occorre curare soprattutto l’aspetto del territorio e affrontare con determinazione un problema che ha assunto una tragica connotazione. E’ dal risanamento ambientale che passa il rilancio della città.
Omissioni o superficialità, sufficienza o pressapochismi da parte di chi è chiamato a ristabilire la legalità e a ridare dignità e sicurezza alla collettività e al territorio non potranno più essere tollerati.
Le foto postate presentano una via Ignazio Buttitta off limits, pericolosa per l’alta concentrazione di materiali costituiti da amianto, coperti da sterpaglie e pneumatici abbandonati,che in caso di incendio,provocherebbero un mixer di nerofumo e asbesto di altissima pericolosità,molto più della diossina, il cui contatto metterebbe a repentaglio la salute di chi abita nelle vicinanze. 

lunedì 21 maggio 2012

Accoglienza immigrati



A Mazara l’uso delle strutture di accoglienza di pregio storico soggette a vandalismo.

Era tutto talmente prevedibile che parlarne era come se si volesse scoprire l’acqua calda. La decisione delle ultime amministrazioni,compresa l’attuale, di destinare a strutture di temporanea accoglienza degli immigrati clandestini, immobili di pregevole valore storico ed artistico e per di più ubicati in pieno centro storico, è stata e continua ad essere una scelta destinata a creare polemiche, soprattutto per la facilità che gli immigrati hanno di sfuggire ai controlli,una volta identificati e messi in condizione di potere girovagare liberamente per la città. Inoltre, sotto il profilo della tutela  e della salvaguardia del patrimonio immobiliare,  sovente in queste strutture si assiste alla distruzione delle suppellettili e soprattutto alla mancanza di cura e di rispetto,da parte degli ospitati, dei locali in cui vengono momentaneamente ospitati. L’allarme lanciato in questi giorni alle istituzioni regionali e nazionali dal sindaco di Mazara Cristaldi, è il grido di una intera città impreparata a far fronte ad eventi straordinari di eccezionale portata, soprattutto a causa della mancanza di una strategia finalizzata a far fronte a flussi immigratori che sono diventati sempre più intensi e che in prospettiva si prevedono alquanto numerosi sia come sbarchi sia come entità umane. L’avere supinamente acconsentito di mettere a disposizione dei clandestini strutture di accoglienza inidonee,senza un adeguato supporto logistico di personale specializzato e mezzi economici adeguati al bisogno, dimostra come il fenomeno immigratorio  venga gestito in modo superficiale e disorganico, privo peraltro di una struttura di governance.  Pregevoli complessi  di valore storico e urbanistico come S. Agostino e San Carlo,quest’ultimo destinato ad accogliere temporaneamente gli immigrati non maggiorenni non accompagnati, sono stati,o stanno per esserlo,trasformati in centri di smistamento e di accoglienza,con la conseguenza  di dovere subire  atti di vandalismo e di  incivile incuria da parte degli stessi ospitati; questi ultimi,lasciati liberi e senza  alcun controllo di girovagare per il dedalo di viuzze del centro storico possono anche  generare problemi di sicurezza sociale e di ordine pubblico, in quanto vengono facilmente in contato con la microcriminalità che  ne ha fatto di quel luogo la propria zona di pertinenza. Senza nulla togliere allo spirito di ospitalità e di solidarietà verso queste persone,tuttavia occorre che vengano individuate,al di fuori del nucleo del centro storico della città, strutture più idonee, più sicure e confortevoli dal punto di vista dei bisogni,degli spazi a disposizione, facilmente raggiungibili e dove i controlli siano più incisivi, vi sia una maggiore sicurezza anche a tutela degli stessi clandestini,e che sia agevole l’accesso ai mezzi del personale di supporto logistico e della sicurezza. Il comune di Mazara ha edifici di sua proprietà che si possono trasformare in civili e adeguate strutture di accoglienza. Queste peraltro potrebbero essere collegate al centro della città attraverso dei servizi di bus navetta.
Discorso a parte,ma che merita di essere approfondito, e sul quale si dovrebbe aprire un ampio dibattito politico,è la destinazione d’uso che s’intende fare per il complesso del monasteriale di San Carlo,per la cui ristrutturazione sono stati stanziati parecchie centinaia di migliaia di euro. Questa struttura sembra essere destinata ad accogliere i minori stranieri non accompagnati, definizione abbastanza controversa  utilizzata genericamente per ricomprendere un gruppo più ampio di minori, tra i quali vi sono  minori richiedenti asilo ed i minori vittime di tratta, siano essi cittadini di paesi dell’Unione Europea o extracomunitari. Secondo dati statistici la permanenza media in queste strutture è di circa sei mesi, tempo insufficiente per avviare un  adeguato progetto di inserimento. In Sicilia,in particolare,nelle strutture riservate ai minori non accompagnati, i dati rivelano che la maggior parte di questi provengono dalle regioni sub sahariane. E’ in  tali strutture,dove assai difficilmente si riesce a portare a termine dei progetti seri di inserimento e di formazione,  che il disagio si manifesta spesso con segni di  insofferenza e atti  di vandalismo. Mentre scrivo questo post apprendo,attraverso una dichiarazione dell’on. Cristaldi, che l’amministrazione ha individuato alcune strutture di sua proprietà e precisamente l’area e gli edifici dell’ex mattatoi comunale, da trasformare come centro di  accoglienza per gli immigrati clandestini e da adibire inoltre come centro di aggregazione per lo sviluppo delle arti. Non si può che accogliere la notizia con viva soddisfazione.

venerdì 11 maggio 2012

Mazara:Consiglio comunale a porte chiuse

 Segreto sullo stato di salute delle acque:per i consiglieri la relazione è cosa nostra. 

Adesso come reagiranno i tanti comitati cittadini che da anni chiedono di conoscere lo stato di salute dell’acqua pubblica a Mazara? Sarà consentito loro di potere acquisire la documentazione completa e ufficiale sui livelli e sulle fonti di inquinamento in cui si trovano gli acquiferi della città? L’interrogativo è d’obbligo dopo che in consiglio comunale il presidente Pietro Marino ha deciso di trattare la relazione conclusiva della speciale commissione di inchiesta incaricata di indagare sullo stato di salute delle acque, con una seduta a porte chiuse.
L’ Extra omnes  dei cittadini dalla sala che istituzionalmente li rappresenta,su un tema di interesse esclusivamente pubblico e per di più che investe la salute dell’intera comunità,appare incomprensibile e ingiustificabile, soprattutto perché il tema in questione non rientra tra i casi previsti dall’art.12 comma 7 dello statuto comunale, che prevede la segretezza della seduta quando si devono esprimere giudizi e apprezzamenti sul privato di una persona.  L’opinione pubblica ha il diritto di sapere che tipo di servizio idrico viene erogato,e questo vale ben di più del tutelare incompetenze e insufficienze di qualche funzionario il cui compito era quello di vigilare sullo stato di salute  dell’acqua. 

martedì 8 maggio 2012

IEA: Conferenza sulla Rivoluzione Tunisina



La primavera araba: il caso della rivoluzione tunisina. 

Più di un anno è trascorso dall’inizio delle proteste nel mondo arabo. Il 17 dicembre del 2010 il venditore ambulante 26enne Mohammed Bouazizi si dava fuoco per protestare contro il regime del dittatore Ben Alì. Il 14 gennaio 2011 Ben Alì fuggiva da Tunisi. Iniziava così una serie di eventi storici che avrebbe portato a nuovi assetti politici nel mondo arabo.
Noi abitanti della riva nord del Mediterraneo, non possiamo essere indifferenti a ciò che accade nella riva sud. La primavera araba ci interpella e ci interroga. I nostri media sono spesso superficiali, frettolosi e continuamente alla ricerca del sensazionalismo. Per questo l’Istituto Euro Arabo di Studi Superiori organizza proprio a Mazara del Vallo,  la città più araba della Sicilia occidentale, di fronte e a due passi dalla riva sud del Mediterraneo, una conferenza sulla rivoluzione tunisina. Sentiremo, tra gli altri, il parere di Ghazi Gherairi, professore alla Facoltà di Scienze Giuridiche, Politiche e Sociali dell’Università di Tunisi. Con lui, cercheremo di capire le cause e le conseguenze dei processi in atto sull’altra riva, le problematiche e le sfide della rivoluzione tunisina, l’importanza, la forza e l’influenza dei partiti islamisti nell’attuale governo, scaturito dall’Assemblea Costituente chiamata a scrivere la nuova Costituzione. Ghazi Gherairi è anche segretario generale dell’Académie Internationale de Droit Constitutionnel, vice-presidente dell’Association Internationale de méthodologie juridique e vice-presidente dell’Union Tunisienne du Service Public et de la Neutralité de l'Administration, è stato membro e portavoce dell’Alta Autorità per la realizzazione degli obiettivi della rivoluzione, della riforma politica e della transizione democratica.

domenica 6 maggio 2012

Il potere logora chi non ce l’ha



Quello che si paventava è avvenuto,così come enunciato dalla legge di Murphy;a partire da questa stagione,viene soppresso il collegamento veloce attraverso aliscafo tra Mazara e Pantelleria.
La notizia ha lasciato indignati i mazaresi,non comprendendone le ragioni sia dal punto di vista economico, sia per quanto riguarda i tempi di percorrenza, poichè il collegamento da Mazara con l’isola  pelagica è il tratto più breve  tra quelli possibili.
Abbastanza disincantata è apparsa,però, la reazione del sindaco di Mazara On. Cristaldi, pronto ad addebitare le responsabilità al governo della regione e ai partiti che lo sostengono. Nella vicenda non vi sono,secondo il primo cittadino,responsabilità della sua amministrazione. Appare tranquillo Cristaldi: la sua città è destinata a diventare, nonostante tutto,un centro di richiamo turistico internazionale.
 La stessa serenità,lo stesso atteggiamento distaccato e contenuto per le terrene cose,Cristaldi ostenta nelle sue dichiarazioni  in merito alle ordinanze di demolizione,sono qualche centinaio gli immobili interessati, emesse dalla magistratura per tutte quelle costruzioni edificate entro una fascia di 150 metri dalla battigia. “ Non è un problema che interessa la sua amministrazione, le competenze, secondo la legge,sono di altri” dice con sicumera,” le responsabilità politiche sono di coloro i quali nel passato hanno consentito quelle costruzioni”.
Pilateggia a tutto campo il sindaco di Mazara,lavandosene le mani,come se difendere gli interessi della propria comunità non sia compito di chi istituzionalmente la rappresenta.
Sembra un guerriero stanco,disarcionato,logorato,sconfitto e  persino oltraggiato da quegli stessi compagni ch’egli aveva contribuito ad elevare di rango e che gli si sono rivolti contro. Del  politico di razza, pronto a brandire le armi e la ferocia dell’oratoria,ne restano i ricordi. Il Cristaldi di altri tempi si sarebbe messo alla testa del popolo per difendere gli interessi della propria città. Il Cristaldi di oggi, deluso e rassegnato, ha smesso definitivamente,nonostante le apparenze,di fare politica. Segno che il potere logora chi non ce l’ha.

mercoledì 25 aprile 2012

25 Aprile: Il partigiano Petralia



Vincenzo Modica, il picciotto di Mazara del Vallo 
che diventò comandante partigiano in Piemonte

Vincenzo Modica, nato a Mazara del Vallo nel 1919, durante la seconda guerra mondiale fu valoroso comandante partigiano in Piemonte ed esponente di spicco della Resistenza. Ignorato in Sicilia, bistrattato nel suo paese d’origine, fu ammirato e celebrato nella regione che lo vide combattere contro i nazi-fascisti.
Figlio di Giovanni Modica, imprenditore agricolo:

"… come s’usava a quel tempo, aveva seguito gl’insegnamenti fascisti: era stato figlio della lupa, balilla e avanguardista e aveva sempre partecipato al sabato fascista. Nel 1937, vestito d’avanguardista, con pantaloni bianchi, camicia nera e timidi baffetti, era andato coi suoi amici a Trapani ad ammirare il Duce… Unico in famiglia (aveva due fratelli, Vincenzo e Nicola che aiutavano il padre nell’attività agricola e una sorella, Caterina) ad avere intrapreso gli studi universitari, il padre teneva molto che si laureasse: "La testa però l’aveva altrove. L’Italia compiva grandi gesta e ancora più grandi era chiamata a compiere. Mussolini dava lustro alla nazione e gli italiani dovevano seguire i suoi voleri. Vincenzo smaniava. Voleva arruolarsi. Un giorno, da Napoli dove studiava, fece una telefonata: 

“Papà… vogghiu partiri militari…”
 “Ma dunn’a iri figghiu me... Si studente… statti a Napoli… parti sulu quannu si chiamato!” 
“Papà… la patria chiama… i camerati in guerra soffrono e hanno bisogno di l’aiuto di tutti…” 
“Figghiu me… fai chiddu chi vuoi… ma dopo ‘un diri chi ‘un ti l’avìa dittu”. 
“Sta tranquillo papà… ‘un mi succeri niente… cercherò di fare l’ufficiale”.

Partì volontario e dapprima fu sottufficiale in Sicilia. Successivamente, nel 1942, entrò nella scuola di Pinerolo, arma di cavalleria e divenne ufficiale di complemento (foto in basso a sinistra). Lì avvenne l’incontro che avrebbe cambiato la sua vita: conobbe Pompeo Colajanni, il comunista siciliano da cui venne a conoscenza di una realtà ben diversa da quella che il fascismo raccontava.

Nel frattempo giungevano disastrose notizie sull’andamento della guerra. L’esercito del Duce lo aveva sotto gli occhi e i tedeschi erano alleati scomodi che non perdevano occasione per mortificare i soldati italiani. Per questi ed altri motivi, la fiducia che aveva avuto in Mussolini, gli venne meno.

L’otto settembre del ‘43, senza dubbi, disertò entrando nelle nascenti fila partigiane.
Pompeo Colajanni, diventato dopo l’otto settembre Nicola Barbato, il Comandante carismatico delle formazioni "Garibaldi" nel Cuneese, più anziano di Vincenzo di tredici anni, nutriva per lui un affetto quasi paterno.
Lo battezzò Petralìa per ricordare il paese di Sicilia a lui caro e perché vuol dire pietra liscia, un po’ com’era lo spirito di Vincenzo, tutto da formare.
"Tutti scelsero un nome di battaglia per rendersi irriconoscibili ed evitare vendette nei confronti dei familiari.
“Iu addiventai Nicola Barbato” disse Colajanni.
“E chi ci trasi cu Colajanni?”
“E chi ci avi a trasiri? Chiù differente è, chiù difficile è risalire alla pirsuna originaria”.
“E iu comu m’avissi a chiamari?” chiese Vincenzo.
“Petralìa” rispose deciso Colajanni: “Petralìa sottana e soprana comu lu paisi vicino Palermo. Me patri mi ci purtò a respirare l’aria delle stalle dopo chi appi la pertosse”.
“Vabbene Petralìa! Ci staiu! Sarà assai difficile risalire alla mia famiglia a Mazara”."

Il grado di tenente nell’esercito fascista e il coraggio dimostrato nelle prime azioni di guerriglia, fecero si che Barbato gli assegnasse inizialmente il comando di un piccolo gruppo di partigiani affamati e disarmati:

Petralìa accumulava successi.

Aveva il rispetto dei compagni e la fiducia del comandante Barbato anche se, talvolta, tra i due avveniva qualche screzio.
Barbato era comunista. Petralìa non sentiva di dichiararsi tale.
Gli pesava la leggerezza d’essere stato fascista ed avere creduto in Mussolini. Aveva paura di ripetere l’errore assumendo posizioni troppo decise. Si rendeva conto di non avere la cultura politica di Barbato e pure, se i comunisti l’ammirava per coraggio e determinazione, era intimorito dall’idea dell’abolizione della proprietà privata in nome d’una società dove tutto era di tutti.
Non poteva fare a meno di pensare a suo padre e alla fatica che aveva sopportato per dare benessere alla famiglia.
“Compagno Petralìa ti vulissi parlari!”
“Pompeo, ma tu si sicuru chi iu sugnu compagno?”
“Picchì? Chi c’è di mali? Divintari comunista è un fattu scientifico, è la storia chi conduci a lu comunismo!”
“Sarà puru accussì ma a me patri iu ‘un ci lu dicu: lassa i possedimenti chi lu popolu l’avi a spàrtiri… picca picca li pistolettati chi ancora ‘unn’haiu pigghiatu mi li spara iddu”.
“Vabbene, ne riparleremo… ho una novità pi tia”.
“Di che si tratta?”
“Ti nomino comandante del distaccamento partigiano di Bagnolo Piemonte!"
Il comandante, Petralìa fu coraggioso senza mai essere spavaldo. Partecipò a moltissime azioni rischiando la vita in prima persona e ben presto divenne il vice di Colajanni.
Alla fine del 1944 venne incaricato di portare ordine tra le litigiose bande partigiane in Val  Luserna e nello svolgimento della missione fu ferito gravemente:
"(Petralìa) Sentì le voci dei tedeschi e dei fascisti, ma non li vide. Si mise a correre per il viottolo con tutte le forze che aveva nelle gambe e con tutta l’aria che teneva nei polmoni.
Correva disperato, affondando i piedi, speranzoso di farcela.
Mano mano s’allontanava sentiva la certezza della salvezza.
Era quasi giunto alla fine del campo, ancora pochi metri e sarebbe cominciato il bosco, quando sentì un dolore lancinante sulla coscia destra. Non se ne curò.
Si spaventò invece quando sentì il crepitio della mitragliatrice e i fascisti intimare: “Altolà… fermati!”
Corse più forte e s’accorse che strisciava la gamba. Sentì un altro dolore stavolta sul braccio sinistro così acuto che gli tolse il respiro.
Si voltò indietro ed ebbe una fitta sul petto.
Fermò la sua corsa. Barcollò e cadde fuori del viottolo, sprofondando supino nella neve. Prese il respiro, colse un po’ di forze che sentiva di perdere, sollevò con fatica la testa, vide intorno a sé un muro bianco che alla base si colorava di rosso. Gli venne in mente che in Sicilia non l’aveva mai vista quella neve ma il sangue si era sempre sparso.
Sentì bombe a mano scoppiargli intorno con un rumore sordo mentre la neve si sollevava nell’aria e gli cadeva addosso.
Le voci dei fascisti si fecero vicine. Dal fondo del buco vide le loro facce come in un film.
Come una faccenda che non gli interessava. Poi perse i sensi."
Sfuggito rocambolescamente alla cattura e sopravvissuto alle gravi ferite, dopo qualche mese, non del tutto guarito, ritornò al comando dei suoi uomini e con loro partecipò alla liberazione prima di Chieri poi di Torino.
Finiti i combattimenti, il valore di Vincenzo Modica fu riconosciuto: il comandante  Petralìa, il 6 maggio del ’45, nella piazza Vittorio Veneto di Torino, ebbe l’onore di essere l’alfiere porta bandiera della manifestazione conclusiva dell’esperienza partigiana:
“Quando piazza Vittorio Veneto, dall’esedra verso piazza Castello alla scalinata della Gran Madre, fu colma, da via Po arrivò il picchetto d’onore. Ne facevano parte sei partigiani rappresentanti le varie organizzazioni. Sfilavano tre davanti e tre dietro. Quelli dietro avevano la tuta mimetica, erano senza cappello, i capelli lunghi. Davanti invece, due avevano il cappello e un terzo no. I due ai lati, uno senza cappello, esibivano il fucile mitragliatore. Nel mezzomarciava un uomo col capo coperto, la mano sinistra sporgeva da sotto la giacca militare aperta e s’intravedeva una fasciatura che reggeva il braccio. Era alto l’uomo. Il viso emaciato, scalfito dalle sofferenze che portava in corpo. Aveva baffi e barba incolta. I baffi, spessi, non erano più curati come quelli d’Amedeo Nazzari. I sei giunsero davanti il palco d’onore. La vedova del generale  Perotti, affiancata dalla vedova di Gino,il comandante della Brigata Matteotti e dalla fidanzata del martire Duccio Galimberti, porse la bandiera tricolore ripiegata al generale Trabucchi che, con le palme delle mani in alto, la prese e la consegnò al comandante  Petralìa, mentre la banda intonava le note dell’Inno del  Piave.
L’uomo la pigliò con la mano sana aiutandosi appena con quella ferita e la baciò. Aiutato dagli altri la montò sull’asta porta bandiera. Al primo sventolio la piazza esplose in un urlo di gioia. Il picchetto restò in posizione mentre si susseguirono i discorsi e fu celebrata la messa. Finita la funzione, il picchetto passò in rassegna le formazioni partigiane. Dopo il passo d’oca dei nazisti, il saluto alla romana dei fascisti, il passo sincrono d’americani ed inglesi, ora i vincitori si muovevano goffi e stonati. L’alfiere reggeva fiero la bandiera e piangeva mentre attraversava la piazza davanti i partigiani sugli attenti e l’autorità.

Piangeva per i compagni morti e quelli che non avrebbe più rivisto,per gli amici, per i suoi genitori di cui nulla sapeva e che nullasapevano di lui, l’amico Accardi, lo zi’ Turi, per chi l’aveva accuditonegli ultimi mesi di convalescenza. Pensava ad Ulisse, Gavetta,Jimmy il francese, Topolino, Leo Lanfranco, Genova, ai morti chenon conosceva. Pensava pure alle madri e le mogli di quei ragazziche aveva combattuto e ucciso. Quei visi giovani e meno giovani che aveva visto sgomenti fronte alla morte. Pensava all’amico capitano fascista di cui non aveva voluto più sapere. Si chiedeva, per la prima volta, com’era stato capace, lui, picciotto di mare, che coglieva ricci e pescava polipi, ad affrontare tanto orrore. Tutto ciò scorreva davanti i suoi occhi che nulla vedevano coperti dalle lacrime. Pompeo Colajanni non distoglieva lo sguardo dal suo pupillo. Non più l’ufficialotto un po’ vanesio e inconsapevole ma l’uomo che meglio di tutti, per il suo coraggio e abnegazione, proveniente dal più lontano paese del Sud Italia, rappresentava il paese libero e i numerosissimi partigiani meridionali, lontani dalla loro terra, cheavevano contribuito alla lotta di liberazione. Il comandante Petralìa, Vincenzo Modica da Mazara del Vallo, fu l’alfiere della manifestazione." Conclusa la guerra, Vincenzo tornò a Mazara. Ben presto, però, si rese conto che la sua vita non era lì. Il suo posto era altrove, dove aveva combattuto e versato il sangue: “La testa l’aveva in Piemonte, dove c’erano i compagni con i quali aveva condiviso la vita e la morte, il cibo e la fame, il gelo e l’arsura, la gioia. Dopo che il mezzo uscì, non n’aspettò un altro. Chiuse il registro e andò dal padre: “Papà minni vaiu… torno a Torino!” Giovanni smise le sue faccende, lo guardò e rispose: “Si figghiu mio. Minn’addunà chi sta vita ti veni stritta. Si tu ‘un vò, ‘un ti pozzu costringiri a stari. Diccillu a la mamma e fa chiddu chi ha fari”.”

Ritornò in Piemonte e nonostante la lontananza, restò profondamente legato al suo paese:

"In Sicilia tornava sovente.
Per trovare i genitori, per la loro morte, per motivi d’interesse,
per trovare i fratelli o la sorella, per vedere la sua terra.
Mai ha chiesto qualcosa, mai ha preteso.
Portò alla biblioteca comunale i suoi interventi in occasione delle manifestazioni celebrative che tutti gli anni si svolgevano a  Montoso  o nei paese vicini. Tempo dopo ci ritornò e scoprì che gli scritti non erano a disposizione degli studiosi, anzi non si sapeva neppure dove fossero.”
Mentre veniva nominato cittadino onorario in diversi comuni del Piemonte e, invitato, partecipava a ricorrenze e celebrazioni, a Mazara ...



sabato 14 aprile 2012

Mazara: una toponomastica amena


                                                               Vescovi e prelati
 In ogni città, dalla metropoli allo sperduto borgo rurale, la nomenclatura stradale è uno dei mezzi più semplici ed efficaci di divulgazione e trasmissione delle testimonianze culturali,della storia e delle tradizioni del luogo.
La base della cultura di ogni comunità inizia dalla toponomastica che nel tempo la popolazione si è dotata, intitolando strade e piazze ad eventi o persone di rilievo locale o di rilevanza nazionale o internazionale Ogni targa di marmo o di ceramica ricorda e riporta alle memorie affievolite le tappe più significative di tale percorso storico. La odonomastica,proprio perché costituisce per un qualsiasi centro urbano la sua storia intarsiata nella pietra e nei muri deve essere scritta in modo semplice e con rigore storico,senza orpelli né sbavature. Questa regola elementare non sembra sia seguita con logicità dai componenti della commissione toponomastica di Mazara.
Detto tra il serio e il faceto,l’onomastica stradale sgorgata dalla effervescente e creativa commissione mazarese,appare in alcuni casi esilarante. Le delizie che la commissione,vero genius loci della memoria, propone,sono a volte tanto piacevoli quanto disinvolte. Ci viene così insegnato che non vi è alcuna differenza tra il titolo di Monsignore e la carica di Vescovo,(questo o quello per me pari sono).Se ne conclude che se tutti i vescovi sono monsignori,questi ultimi devono per forza essere vescovi;ma se proprio bisogna essere pignoli,allora,in alcuni casi, basta il Mons. - Vescovo,a seconda del carisma della persona. Che dire dei Papi? 

La commissione ha dato il meglio di se nel momento in cui si è trattato di intitolare una strada a Giovanni Paolo I; immagino che la dotta discussione vertesse se usare il nome laico o quello da Pontefice:alla fine ha deciso che una  sola strada non era sufficiente a dirimere la questione (melius abundare quam deficere). 

Andando nel campo laico, impariamo che esistono le democrazie e non la democrazia,che le costituzioni sono tante, immagino che siano comprese anche quelle che compongono una sostanza o un oggetto,oppure la robusta e sana costituzione fisica dell’essere umano, o i molteplici ordinamenti degli stati; di conseguenza, menzionare solo quella italiana sarebbe stato un grave arbitrio. Dopo le costituzioni ecco comparire nella odonomastica piastrellata,e con pari dignità,anche il richiamo alle industrie: immagino in ricordo del passato industriale E’ troppo chiedere un po’ di rigore e chiarezza?