Cartesio


Non c'è nulla interamente in nostro potere,se non i nostri pensieri.
Cartesio

martedì 15 settembre 2009

Ma questa è cultura?



L’invito lo ricevo così come appare, per e.mail. Assieme a mia moglie decidiamo di andare alla presentazione, essendo l’orario non impegnativo. La terrazza dell’Alhambra è scarna, alcune file di sedie già occupate, una ventina di persone al massimo. Al centro un tavolo e due tre poltroncine. Dopo i convenevoli informali, il vice sindaco, per delega ricevuta porta il saluto dell’amministrazione e in particolare quelli personali del sindaco, impegnato in altra manifestazione precedentemente calendarizzata ( leggesi marmotte ambientali), rimarcando che “la cultura è uno dei punti fondamentali del programma elettorale del sindaco, e che l’amministrazione è sempre disponibile a patrocinare avvenimenti culturali”.. Inizia la prolusione Maria Pia Sammartano, elogiando la figura di Mazarese verace dell’autore, uno dei tanti figli di Mazara, costretti ad emigrare agli inizi degli anni sessanta, verso il continente, portando con se ricordi carichi di nostalgie che ne temprano, a lungo andare, la sensibilità. Autore privo di un titolo di studio, che scopre la lettura e la letteratura leggendo i classici e gli autori stranieri, francesi, russi e americani. Un autore operaio, sindacalizzato, (fortemente ideologizzato rifletto da me), innamorato della sua terra, tanto innamorato e ammaliato dai suoi ricordi di bambino del suo paese di origine che ad un certo punto della sua vita decide di lasciare tutto, il lavoro,( le lotte operaie penso io), la fabbrica dell’interland milanese per rifugiarsi nell’isola( a ritrovare se stesso?) Non la sua Sicilia, ma la Corsica.( un’altra malìa?) L’autore viene annoverato per la spontaneità della sua scrittura semplice e genuina, con quel suo fraseggiare dialettale stretto, nientemeno tra i grandi autori siciliani contemporanei, affiancato a Camilleri per intenderci. Il romanzo, secondo la relatrice,rappresenta uno spaccato di vita nei ricordi di un bambino di otto , nove anni; poi scopro,leggendolo, che si tratta di stupide divagazioni non sense, di quelle che a dire dell’autore sono segmenti di vita vissuta, senza un senso logico, e che alla fine risultano soltanto aspetti insignificanti, romanzati, di labili ricordi, per lo più inventati o esagerati nella loro descrizione noiosa, stucchevole, artefatta, e priva di un nesso tra ambientazione e struttura narrativa,.di un ragazzino di strada. Il libro viene presentato come esempio di letteratura mediterranea per la semplicità narrativa, per il realismo descrittivo, per la rappresentazione sociale di un ambiente emarginato, in cui la condizione della donna è comune alle donne dei paesi della sponda sud del mediterraneo.( noto che la presentatrice cerca di arrampicarsi negli specchi nel dare un senso al libro che la stessa sta proponendo). Decido di comprarlo; lo leggo in due pomeriggi. Alla fine mi accorgo di avere sprecato del tempo. Inutile dilungarsi nella ricerca di un filo logico. Cerco solo di individuare queste antiche malìe, non le trovo. Non c’è una descrizione di un quartiere, di una strada, di un luogo. Solo noiosi e artefatti dialoghi infarciti di un linguaggio e di una terminologia scurrile, spesso improbabile, attraverso il richiamo alla memoria di qualche termine desueto, ( queste le malìe?).Sembra che l’autore goda dell’eccessivo ricorso dialettale a termini sessuali (anche queste antiche malìe?), tuttavia egli, arrampicandosi in ricordi simili a flash-back, dimostra tutti i suoi limiti nella descrizione, soprattutto in riferimento alla sua casa, il suo quartiere,la sua città. Una descrizione superficiale, approssimativa, disordinata, raccogliticcia. Un libro di non ricordi inventati e fatti passare per uno spaccato di società alquanto irreale. Un libro inutile. Basta osservare la stampa, pagina per pagina. E’ questo un esempio di letteratura mediterranea? Alla cara Maria Pia consiglio di leggerli i libri prima di presentarli. Si rischia di fare brutta figura.


mercoledì 9 settembre 2009

Mazara capitale del degrado ambientale


la fontana della villa comunale

Avere il desiderio di far decollare Mazara tra le principali località turistiche della Sicilia, aspirare a farla diventare la capitale del Mediterraneo, non importa se con la ci maiuscola o minuscola, avere l’ambizione di volare alto con progetti di spessore e di grande respiro, mette tutti d’accordo, amministrazione e cittadini, politici di tutti gli schieramenti, di destra,di sinistra, di centro. Volare alto significa soprattutto dare una dimensione quanto meno vivibile e dignitosa alla città sotto il profilo non solo dell’arredo e del decoro urbano, ma soprattutto sotto l’aspetto della presentabilità. Ma non è così, se a tutt’oggi i maggiori monumenti cittadini sono in pieno degrado per l’incuria e l’abbandono o la scarsa manutenzione di chi ha competenza in materia o per gli atti vandalici cui sono stati oggetto di oltraggio.


la fontana di Pietro Consagra

Se il centro urbano sembra assumere gradualmente un aspetto quanto meno civile nella pulizia delle strade, lo stesso non si può affermare per la periferia che appare una discarica a cielo aperto, anzi a strade a circolazione limitata.

Via Ignazio Buttitta, viadotto A 29

Appaiono strumentali i proclami e le dichiarazioni dell’amministrazione e della società Ato” Belice Ambiente” in merito a supposte interventi di pulizia straordinaria in alcune zone periferiche di comodo, o la formazione di improbabili mini volontari gruppi di “.marmotte ambientali” che insieme al trenino richiamano alla mente categorie disneyliane, se poi si assiste al degrado del territorio senza che si approntino, da parte dell’amministrazione o da parte della società di ambito ATO TP 2, progetti di intervento e di bonifica mirati.
Non basta procedere alla parziale discerbatura di alcune strade interne se altre presentano, per colpevole disattenzione della politica negli ultimi decenni, aspetti che costituiscono un pericolo per l’ambiente e per la salute dei cittadini.

Via Ignazio Buttitta
In nessuna parte della Sicilia è presente una tale incivile umiliazione del territorio,corroborata da una colpevole tolleranza da chi lo stesso ha il compito di tutelare. Che si aspetta a prendere drastici provvedimenti nei confronti di coloro i quali si rendono responsabili di tali delittuosi comportamenti ? E’ dal risanamento ambientale che passa il rilancio della città attraverso il rispetto del territorio e dei suoi abitanti, per non far si che una parte di essi possa percepire la propria condizione di “figli di un dio minore”.
















venerdì 4 settembre 2009

La doppia morale della Chiesa

Se vogliamo essere franchi, di questo affaire Berlusconi +escort +Avvenire+ Boffo+ vescovi + querele ne abbiamo piene le bisacce. Gli italiani hanno votato perché l’attuale premier, governasse per conoscendone vizi e virtù. Nei rapporti tra Chiesa e Governo Berlusconi, la vita privata del premier, nota a tutti, comprese le sue esternazioni e i suoi comportamenti goliardici e goderecci non hanno mai inficiato il naturale feeling che ha visto in perfetta sintonia la Chiesa e il Governo italiano su questioni di rilevanza fondamentale sotto l’aspetto della tutela e dei diritti della persona, vedi caso Englaro, vedi testamento biologico,vedi pillola Ru 486,vedi tutela dei diritti delle coppie di fatto, vedi insegnanti di religione. Perché allora tutta questa baldoria? Un turbinio di moralismo poco convincente che se da un lato ha il sapore di strumentalizzazione politica dall’altro nasconde messaggi poco chiari pur trincerati dietro apprezzabili richiami alla morale pubblica e alla sobrietà dei comportamenti, vedi gli interventi dei vescovi, in particolare di Mons. Crociata e Mons. Mogavero. Perché questa riscoperta dello Stato Etico, per cui l’etica privata deve soggiacere a quella pubblica? Chi deve essere a dettare le regole del buon comportamento privato nella sua intimità più profonda? A nessuno è mai venuto in mente che la differenza tra un animale biologico e l’animale uomo biologico è che quest’ultimo è dotato di libero arbitrio, e che dei suoi comportamenti privati può renderne conto soltanto alle persone a Lui più vicine, ovvero i propri familiari, e non alla collettività? Ho apprezzato e apprezzo gli interventi di Mons. Mogavero in tema di immigrazione contro leggi che violano i più elementari diritti umani, ovvero quello di avere diritto al soccorso in mare e di censura contro gli irragionevoli respingimenti dei clandestini Le sottoscrivo senza riserve. Rimango perplesso quando una personalità ecclesiastica prestigiosa quale il vescovo di Mazara del Vallo, interviene su aspetti che riguardano comportamenti nella vita privata di una persona, quantunque questa possa essere il Presidente del Consiglio. A che titolo? Ancor perplessità lascia il fatto che lo stesso vescovo, nell’auspicare, sebbene con le dovuta delicatezza , un passo indietro del direttore dell’Avvenire, fino a ipotizzare eventuali dimissioni, “ per il bene del giornale e della chiesa”, non si sbilanci più di tanto nell’affrontare il vero nodo della questione che riguarda gli orientamenti sessuali del direttore dell’organo della CEI. L’accertamento dei quali non è poca cosa, al di là dell’indubbie e unanimemente riconosciute qualità morali del direttore attaccato in maniera poco nobile dal quotidiano di Feltri A meno che la risposta non sia implicitamente contenuta nelle dimissioni date da Boffo per la condizione di disagio in cui si è venuta a trovare una parte della Chiesa per questo nuovo affaire non previsto. Però, la stessa presa di posizione fortemente etica ci saremmo aspettati dai vescovi nei confronti di un Presidente del Consiglio che abbraccia Muammar Gheddafi, uno dei dittatori più efferati dell’ ultimo mezzo secolo, altrettanta indignazione morale avremmo voluto sentire da questa chiesa nella negazione delle esequie religiose a PiergiorgioWelby mentre la stessa non ha avuto remore di ordine etico- dogmatico nell’officiare esequie religiose al suicida Avv. Libero Corso Bovio; non ricordo indignazioni e prese di posizione di natura morale nella partecipazione di ben 4 cardinali ai funerali religiosi di Pinochet, il dittatore macellaio, o dell’abbraccio tra papa Giovanni Paolo II e lo stesso dittatore cileno; nessuna presa di posizione moralistica è venuta da parte della chiesa quando, Pierre Bergé, compagno di lavoro e di vita di Yves Saint Laurent, l’ha commemorato durante le esequie religiose, mentre abbiamo ancora presenti gli interventi a gamba tesa dell’intero vertice Cei sui Dico. Che anche nella chiesa vi sia una doppia morale?



martedì 1 settembre 2009

Giunta Cristaldi: limiti e punti deboli

Tutto si può dire dell’on. Cristaldi, tranne che sia a prova di errori, lo conferma la composizione della sua giunta, apparsa agli osservatori più attenti in parte inadeguata rispetto alle aspettative, soprattutto tenendo in considerazione la levatura politica e l’autorevolezza del sindaco. Si nutrono perplessità sia sul metodo seguito dal primo cittadino nell’individuare e nominare gli assessori, sia sulle effettive esperienze politiche e sulle capacità tecniche e amministrative possedute da alcuni di questi. Riserve che vengono ulteriormente accentuate dall’impronta esclusivamente maschilista della squadra assessoriale che dovrebbe aiutare il neo sindaco nell’attuazione del suo programma. Se durante la campagna elettorale era apparso quanto meno propagandistico l’avere messo a capolista del PDL una ragazza tunisina di Mazara, tuttavia, nella formazione della sua giunta tutte le premesse venivano smentite; non solo nessuna donna era ritenuta adeguata alla realizzazione del progetto Cristaldiano, ma nel presentare una nuova immagine e un nuovo corso politico, nessun giovane veniva preso in considerazione. Eppure, nella recente campagna elettorale, nel PDL, se non ci si vuole allontanare dalla politica dei partiti, ha fatto spicco qualche giovane di talento con buona preparazione politica e culturale, e soprattutto con tanta voglia di fare e di potere dare il proprio contributo con l’entusiasmo giovanile di cui si sente tanto bisogno. Invece si è preferito ricorrere al vecchio, seguendo strade più lineari, comode e meno stressanti dal punto di vista politico, pur se noiose e poco stimolanti. I criteri di formazione attraverso i quali il neo sindaco ha fatto le sue scelte, avranno delle ragioni, che rimangono note soltanto a chi li ha fatte, ma presentano dei limiti soprattutto politici. Una svolta apprezzabile sarebbe stata quella di individuare anche degli assessori esterni ai partiti, delle facce nuove, tale da dare maggiore credibilità all’azione di governo per la realizzazione del suo ambizioso progetto. Un limite non indifferente è rappresentato dal non eccelso livello culturale della giunta; lo stesso Cristaldi sembra essersene reso conto sin dall’assegnazione delle varie deleghe al punto che ha ritenuto trattenere per se quella alla cultura. La cultura non è solo un pallino del sindaco parlamentare, ma rappresenta un punto centrale da cui far ripartire il rilancio della città. E’ sulla cultura che si giocherà non solo la qualità dell’azione amministrativa, ma soprattutto la credibilità del sindaco e dell’intero progetto politico. Credo che l’on. Cristaldi sia sinceramente convinto nell’affidare alla cultura il volano per il decollo non solo della città ma di tutto il territorio, e per realizzare ciò dovrà gioco forza circondarsi di persone di qualità culturali riconosciute, le quali giochino un ruolo fondamentale nei processi di qualificazione e di valorizzazione del patrimonio culturale di questa parte della Sicilia. Non bastano personaggi di levatura, come Fouad Assad Hallam, in funzione di prospettive internazionali, occorre anche reperire nel territorio quelle energie e capacità che sappiano proporre e sviluppare un aspetto culturale più radicato nel territorio e nel contesto della città attraverso la costituzione di un gruppo cultura. Il compito di questo gruppo dovrebbe essere quello di delineare una politica culturale che rilanci in campo nazionale e internazionale Mazara;e se bisogna volare alto, tale politica non può più essere orientata essenzialmente al teatro amatoriale locale. La cultura si avvale di miriadi di sensibilità, alcune più popolari ma non populistici, altre più raffinate, di grande qualità pedagogica e creativa come la musica classica, le attività coreutiche, le artistiche espressive o il recupero dell’arte delle antiche tradizioni;compito del gruppo cultura sarà anche quello di valorizzare e promuovere in modo originale i tanti artisti locali sparsi per il mondo ma sconosciuti agli stessi loro concittadini. Un sindaco, per quanto in gamba, da solo, non ce la può fare. L’avere scelto proprio consulente culturale e coordinatore del gruppo di promozione culturale “in fieri”, l’ex consigliere comunale prof. Di Maria lascia qualche perplessità, non solo dal punto di vista politico, ma nel merito, poiché allo stato dei fatti sono ancora sconosciute le motivazioni e il palmares che hanno indotto il sindaco Cristaldi a preferirlo rispetto ad altri sicuramente più autorevoli e più titolati. Avremo modo, in futuro, di approfondire l’argomento.

mercoledì 12 agosto 2009

Mazara: La spiaggia in città

la spiaggia del lungomare

Ci era stata tramandata dai racconti dei nostri genitori la spiaggia del lungomare; esercitavamo la nostra fantasia nell'immaginarla, e invece essa era lì.L'avevamo sotto gli occhi. Bastava sporgersi dalla ringhiera e osservare giù; umiliata e offesa da ogni sorta di rifiuti, essa, per pudore, si era lasciata coprire da canneti selvatici e ammorbare da pozzanghere e rigagnoli di putride acque fognarie invase da ratti giganti. Decenni di indifferenza e colpevole negligenza da parte di chi ha amministrato questa città, hanno disabituato i mazaresi a potere godere di uno dei lungamari più belli della Sicilia. Eppure, bastavano qualche paio di braccia e qualche rastrello per compiere " il miracolo ". La neo " rivoluzione Cristaldiana" incomincia a dare i suoi frutti, la città assume pian piano un aspetto più decoroso, dignitoso, a tratti piacevole e godibile. Con la ricomparsa della sua spiaggia in città, Mazara si affianca a Livorno, Trieste, Napoli, Cagliari, Genova, Reggio Calabria, Palermo, Ancona e Bari.

martedì 21 luglio 2009

Dalle parole ai fatti



Il problema sicurezza emerge ogni qual volta succede qualcosa di eclatante, che colpisce direttamente i nostri affetti, che scuote violentemente le nostre coscienze assopite; è allora che ci accorgiamo di una realtà apparentemente ignorata e che abbiamo fatto di tutto per minimizzare. Non è soltanto il fenomeno della droga, peraltro molto sottovalutato, che ci deve allarmare, bensì la condizione di disagio dei ragazzi, da noi non percepita, che li porta alla ricerca di una condizione di sballo attraverso il consumo di alcolici. Ci si può avvedere di ciò che succede nei locali maggiormente fraquentati dalla “movida notturna” e soprattutto nei pressi di una nota discoteca estiva alla periferia della città, il cui nome di per se è un invito allo sballo. E’ allarmante, alle due del mattino, vedere ragazzi e ragazze sedicenni e forse meno, scendere dalle macchine già “avvinazzati” tracannare bottiglie di vino acquistato sfuso e forse ad alta gradazione alcolica, bottiglie di birra, di vodka o misture alcoliche di vario genere, e avviarsi in direzione della discoteca. Potrebbero essere i nostri figli o i nostri nipoti, poco importa, sono ragazzi che per divertirsi, per trascorrere una serata in allegria, trovano propedeutico al divertimento il pre sballo. Perchè meravigliarsi delle stragi del sabato sera quando si sa che il sistema psico motorio degli adolescenti, non solo di loro, esce sconquassato dall’eccessivo abuso di sostanze alcoliche, soprattutto se contemporaneamente accompagnato da ore di musica il cui volume supera di gran lunga la soglia di decibel normalmente sopportabile? Fa rabbia vedere alle cinque di mattina ragazzi e ragazze uscire sbronzi dalla discoteca, sproloquiare attraverso un linguaggio scurrile a confronto del quale quello dei postriboli è per fanciulle educande,e infine rimettersi alla guida della macchina o della moto, senza che nei pressi si noti la presenza di forze dell’ordine che ne possano controllare le condizioni psico fisiche idonee alla guida. Fa rabbia che nonostante le continue proteste di cittadini che chiedono il rispetto delle normative vigenti sugli orari di apertura e di chiusura, sulla regolamentazione del traffico, sul controllo del volume della musica attraverso la taratura delle sorgenti sonore, nessuna attività ispettiva venga effettuata da chi ha competenza in materia. Il divieto di vendere e servire alcolici ai minori di 18 anni si rende improcrastinabile. Non bastano sermoncini ipocriti, inutili dal punto di vista pedagogico, se non sono seguiti da fatti. Alcuni sindaci hanno iniziato una campagna di dissuasione all’eccessivo e incontrollato consumo di alcool, attraverso ordinanze molto restrittive. Plaudiamo all’iniziativa, auspichiamo che anche nella nostra città vengano prese decisioni altrettanto forti per il ripristino delle regole e per la salvaguardia della salute dei giovani dal pericolo dell’alcolismo. Sarebbe un atto poco responsabile rinviare o disattendere la soluzione del problema.


mercoledì 15 luglio 2009

" Pacta Sunt Servanda "

“Pacta sunt servanda” La parola è parola. Non occorre un documento scritto, basta una stretta di mano. La simbologia della stretta di mano tra uomini equivale a cementare un patto d’onore. Di solito in politica i patti d’onore valgono come il due di spade con briscola denari, ovvero nulla. Paradigmatico quel che è accaduto in Sicilia tra Lombardo e Cuffaro. Ma Mazara non è la Sicilia, da queste parti la parola è sostanza, e come tale va rispettata, nonostante tutto. Nonostante non esistessero più le condizioni e le finalità politiche che tali accordi si prefiggevano, nonostante un responso elettorale che ha bocciato tali inciuci, nonostante le false riflessioni di autocritica da parte dei partiti usciti sonoramente sconfitti dall’elezione di Cristaldi a Sindaco della città, nonostante le dichiarazioni di “ mea culpa” del presidente della Regione On. Raffaele Lombardo, nonostante la perdita della faccia, in senso politico, dell’assessore Massimo Russo, nonostante tutto ciò:“Pacta sunt servanda” Si può perdere tutto tranne l’onore. Una attenta analisi degli interventi fatti nel consiglio comunale dimostra che l’acredine, il livore, l’ipocrisia, gli intrecci poco chiari tra partiti e uomini di partito che hanno caratterizzato la campagna elettorale appena trascorsa rimangono nella loro interezza assai inquietanti. Che valore e che significato dare alla dichiarazione dell’ex presidente del consiglio, PD, quando afferma:”Guai se il presidente del consiglio dimostra una forte appartenenza politica magari in contrasto con l’amministrazione”. Ci si aspetta da costui comportamenti consequenziali e coerenti con quanto affermato:invece “Pacta sunt servanda”. Che dire dell’autocritica che viene dal capogruppo del PD il quale afferma:” Abbiamo pagato il prezzo di non avere saputo proporre una candidatura interna al nostro partito. Le coalizioni non si improvvisano, le alleanze non si fondano sui numeri ma sulla chiarezza delle proposte politiche. Abbiamo abbracciato un progetto politico estraneo alla nostra realtà e alle nostre tradizioni ma che il nostro elettorato non ha condiviso”. Parla di scarsa chiarezza di proposte politiche,potremmo definire tutto ciò accordi ombrosi? Amare riflessioni o ipocrite frasi di circostanza per mascherare un progetto qualunquista ai limiti dell’eversione? Se lo scopo era buttare ancora fango su questa Città, il PD si è fatto carico di essere il capofila di tale strategia, attenendosi, pur in mancanza di motivazioni politiche logiche, al patto d’onore sottoscritto. E sono riusciti a mortificare la volontà popolare eleggendo a presidente del massimo consesso politico della Città una persona che rappresenta al meglio il peggio della politica, in termini di rispetto delle istituzioni, di rispetto della dignità della persona, in termini di preparazione culturale, in termini di equilibrio comportamentale, in termini di positività di pensiero, in termini di terziarità. Con questa elezione il Consiglio comunale ne esce umiliato in tutte le sue componenti, escono umiliate le istituzioni ma soprattutto ne esce umiliata l’intera città. Esce umiliato il PD, che ancora una volta si dimostra privo di identità e di cultura di governo, irrispettoso dei valori fondamentali che stanno alla base della democrazia, incapace di lasciare una porta aperta per riparare agli errori commessi. Chi se ne frega:“ Pacta sunt servanda”.

martedì 7 luglio 2009

Monsignor Crociata contro Berlusconi




Mariano Crociata: "Libertinaggio non è affare privato. Comportamenti gai e irresponsabili, gravi soprattutto quando coinvolgono minori "

Lo sfoggio di un "libertinaggio gaio e irresponsabile" a cui oggi si assiste, non deve far pensare che "non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori": lo ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Mariano Crociata, in una omelia pronunciata a Le Ferriere di Latina in occasione di una celebrazione in memoria di Santa Maria Goretti. "Assistiamo lamenta il segretario della Cei ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. "Secondo monsignor Crociata, con un riferimento che appare in tutta evidenza diretto alle polemiche degli ultimi mesi che hanno coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, "nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio. Dobbiamo interrogarci tutti sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall'aver tolto l'innocenza a intere nuove generazioni. E innocenza vuol dire diritto a entrare nella vita con la gradualità che la maturazione umana verso una vita buona richiede senza dover subire e conoscere anzitempo la malizia e la malvagità. Per questa via osserva il presule non c'è liberazione, come da qualcuno si va blaterando, ma solo schiavizzazione da cui diventa ancora più difficile emanciparsi. In proposito, mons. Crociata ha citato anche quanto detto di recente dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco:“Le responsabilità sono di ciascuno ma conosciamo l'influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti."

da Repubblica.it


mercoledì 1 luglio 2009

Concerto pianistico

Il giovane pianista mazarese Alessandro Marino chiude,domenica 5 Luglio, a Roma, la rassegna Vite Parallele:Maratona Haydn e Mendelssohn 1809 – 2009, eseguendo un concerto pianistico nella Sala Casella dei Giardini dell'Accademia Filarmonica Romana.












martedì 30 giugno 2009

Una domanda senza risposta

Finita la campagna elettorale, mi è sembrato quanto meno doveroso esprimere delle riflessioni su alcuni aspetti che a mio parere hanno caratterizzato, in parte, la vittoria di Cristaldi, era nelle previsioni, e la cocente sconfitta del progetto Russo, non prevista in tali proporzioni. I commenti che ho ricevuto sono stati in parte contrastanti con le mie affermazioni, in particolare laddove mi sono avvalso di qualche citazione che qualche lettore ha ritenuto non essere appropriata. È chiaro che una citazione, di per se, rappresenta un momento di sintesi di concetti che altrimenti dovrebbero essere affrontati con argomentazioni più complesse e articolate. Nell’analisi politica, basata esclusivamente sui fatti, ho ritenuto che la responsabilità maggiore di un simile insuccesso politico era da addebitarsi a colui che in questa avventura elettorale, oltre che promotore è stato il protagonista e regista di spicco, vuoi per la sua figura autorevole vuoi per le funzioni svolte in questa città quando ha esercitato l’azione penale. Il giudizio politico nei confronti del l’assessore alla sanità non può non essere severo e in misura proporzionale alla autorevolezza del personaggio. Dall’ex magistrato ci si aspettava una linearità di comportamenti in linea ai principi più elementari della democrazia, ovvero quello di accettare il verdetto di primo grado e, se il suo progetto fosse stato migliore di quello dell’avversario del PDL, sottoporlo al responso dell’elettorato in modo chiaro, diretto, in sintonia con i principi della coerenza. Avrebbe dovuto esserci un confronto diretto tra due programmi che dovevano essere sottoposti all’attenzione degli elettori con maggiore chiarezza, esaustività, puntualizzazione, non fosse altro che l’elettorato aveva eliminato dalla competizione la chiassosa e irrispettosa coalizione che faceva capo all’on. Toni Scilla. Ci si era illusi che finalmente sarebbe stato naturale un confronto diretto tra i due candidati, in condizioni ambientali meno astiose e più serene. L’apparentamento tra la coalizione guidata dalla Di Giovanni con la cordata del principale sconfitto, antitetica sia sul piano dell’appartenenza politica sia per il modo di intendere il confronto dialettico con gli avversari, esigono ancora delle risposte chiare da parte dell’assessore alla sanità E’ apparsa irricevibile la convergenza di due progetti che si volevano spacciare per similari e che, al contrario, erano finalizzati esclusivamente a neutralizzare, in qualunque modo, l’lezione, data per scontata, dell’on, Cristaldi. Perché è stato fatto quello sciagurato comparaggio? Tale scelta, fatta o imposta, poco importa, da poche persone ha di fatto smentito quello che era stato un progetto politico condiviso, in buona fede, da più di undicimila elettori. Sono stati portati al macero le regole fondamentali della democrazia fondata sul consenso condiviso; eppure, bastava una assemblea plenaria con gli elettori che erano stati coinvolti nel progetto, per spiegare loro le ragioni positive di tale affratellamento e sondarne gli umori, la disponibilità, l’adesione. La democrazia impone di poter parlare tra persone libere, tra persone pari, di ipotesi e progetti, e ciascuno, nella pienezza della propria libertà, possa anche dissentire, essere ascoltato e non essere messo in condizioni di ascoltare e obbedire; la democrazia è anche uno spazio di libertà in cui chi parla propone ma non comanda e chi ascolta non si sente vincolato al dovere del fare e quindi dell’obbedire. ( Annah Arendt: “Cos’è la politica” frammento 3b) Tutto ciò è venuto meno e gli elettori di queste ultime coalizioni si sono sentiti traditi. Le cifre, implacabili nella loro crudezza, hanno bocciato senza attenuante quell’incomprensibile inciucio e hanno dato una lezione di democrazia agli artefici del grande pasticciaccio. Allora ritorna la domanda:“ Perché è stato voluto quell’apparentamento?” Alla luce di tutto ciò, come non ritenere tale accordo come un accordo che privilegia interessi; una sorta di voto di scambio che, seppur legittimo in politica, non lo è altrettanto sotto il profilo dell’etica? A proposito di ciò, è lo stesso Bobbio nella sua introduzione su “ Il futuro della democrazia” a citare il giudizio che Tocqueville ebbe a dare durante un suo intervento alla camera dei deputati nel 1848: “ ..alle opinioni, ai sentimenti, alle idee comuni si sostituiscono sempre più interessi particolari,tacciando questa tendenza del do ut des” come espressione bassa e volgare, per cui chi gode di diritti politici ritiene di farne un uso personale nel proprio interesse”.Se analizziamo i fatti legati alla vicenda elettorale appena trascorsa, è possibile vedere in essi delle attinenze con tale giudizio? Bassi e volgari non sono coloro che in buona fede sono stati trascinati in quell’avventura, ma i comportamenti di coloro che di essa si sono fatti promotori. Perché? Per mettere i bastoni , a qualsiasi costo, al nuovo sindaco, privandolo di un premio di maggioranza che una interpretazione aberrante sotto il profilo etico e politico, consente? Se l’intendimento era stato questo, e non vi sono motivi per credere il contrario, allora la sortita avventuristica ha assunto un aspetto ancor più basso e volgare, alla luce degli eventi ad essa seguita che hanno visto consiglieri eletti per effetti di quell’inciucio e liberi elettori, passare dall’altro lato politico in quanto non ne hanno condiviso le finalità. Una vera transumanza di eletti della coalizione sconfitta che vanno ad infoltire la rappresentanza politica del neo sindaco. Anche questo costituisce uno schiaffo politico e morale nei confronti di coloro i quali hanno avuto la presunzione di mortificare la politica attraverso un progetto vuoto e impresentabile.

venerdì 26 giugno 2009

Le ragioni di una sconfitta


L’On. Nicola Cristaldi, neo sindaco appena eletto con un plebiscito bulgaro, deve una parte del suo successo, paradossalmente, all’assessore alla sanità Massimo Russo, il quale si è trovato a disagio nell’affrontare e superare gli impervi reticolati dei percorsi di guerra di cui la politica è irta, mostrando tutti i suoi punti deboli, e divenendo in tal modo il principale obiettivo, sul quale indirizzare le bordate politiche.

Quando si affronta una campagna elettorale con tatticismi che rivelano l’inconsistenza di una strategia politica incentrata sul vissuto personale e professionale dell’ex magistrato, a garanzia della bontà di un progetto estemporaneo, e su alleanze contraddittorie e politicamente inopportune, si lascia campo alle polemiche che inevitabilmente investono la sfera della coerenza dell’applicazione, nell’azione politica dell’ex P.M, dei principi e degli insegnamenti etici derivanti da quel vissuto.

Se poi, alla legittimità delle critiche provenienti dall’interno dei partiti e da vari settori della società civile, si risponde con il fastidio di chi è abituato a giudicare più che ad essere giudicato, non ci si rende conto che si sta per tracciare un solco profondo che divide la società in due categorie di pensiero tipiche del Taoismo: lo Yin e lo Yang: da una parte la rappresentazione del buio e della notte, dall’altra quella della luce e del giorno. Così facendo si perde ogni possibile riferimento con la realtà e si recidono i flebili legami che cingono la politica alla società reale.

Non trova nessuna attenuante l’incauta dichiarazione dei due coordinatori del Pd per giustificare la loro assoluta adesione al progetto Russo:” Quando un magistrato come Massimo Russo chiama, non si può non andare e non accettare le proposte di una figura così autorevole” Segno di deferenza e stima incondizionata, oppure atteggiamento di piaggeria verso una persona nei confronti della quale si ha, oltre che rispetto anche soggezione? In politica ci si confronta,“ non si parla per comandare, né si ascolta per ubbidire” (Hannah Arendt). Un metodo antitetico rispetto a quello enunciato dalla filosofa ebreo-tedesca che ha portato alla formazione di una coalizione controversa e politicamente debole; ha disarticolato e frammentato l’unità di alcuni partiti; ha imposto, come candidata, una figura dignitosa sotto l’aspetto della persona e della professione, ma anonima e di scarso prestigio politico.

A favore di questa candidatura e del progetto che lui stesso aveva disegnato, Massimo Russo, con tono pregnante di sicumera, ha dichiarato pubblicamente “di essere pronto a metterci la faccia in prima persona”. La scelta della Di Giovanni, gli accordi politici seguiti con correnti di partito e di movimenti molto vicini a personaggi politici che l’ex magistrato, nell’esercizio della sua funzione, aveva sottoposto, in passato, all’azione penale, hanno determinato nell’opinione pubblica delusione e sconcerto.

Tali alleanze, contraddittorie sotto il profilo della coerenza, hanno indebolito l’immagine, sotto l’aspetto politico, non solo della coalizione di centrosinistra, ma soprattutto dell’assessore alla sanità, il quale, non avendo saputo dare una convincente giustificazione alle critiche mossegli, glissava le obiezioni e contrattaccava in maniera politicamente acerba e impacciata, mostrando tutta la sua difficoltà a dirimere le sue antinomie come magistrato, come tecnico e come politico.

Ad aumentare le perplessità in seno all’opinione pubblica, ha contribuito un progetto improvvisato, irreale sul piano della fattibilità che è diventato lo slogan della candidata sindaco e che lo stesso Massimo Russo dissimulava di sostenere.

A dare definitivamente il colpo di grazia al “Progetto Russo per Mazara”, è stata, dopo il primo turno elettorale, l’ingombrante alleanza con la sbraitante brigata dell’on. Scilla, area ribelle del PDL, uscita sconfitta dal voto, che tanto si era distinta per la “ canea da cortile” con la quale essa si era contrapposta non solo a Cristaldi, ma anche alla Di Giovanni. Tale apparentamento, con impresso il sigillo di Massimo Russo, mostrava “la nudità del re”, in deroga ai principi più elementari della politica che sanciscono l’inopportunità, in fase di ballottaggio, di stipulare alleanze spurie e strumentali.

Tutto ciò frantumava le esigue speranze di una sconfitta dignitosa da parte della candidata Di Giovanni, la quale doveva subire lo smacco di assoggettarsi ad alleanze a Lei incompatibili sul piano etico e politico, e dalle quali era costretta,”obtorto collo” ad accettarne condizioni pesanti e svantaggiose dal punto di vista politico.

Tale accordo faceva uscire vincitore un personaggio uscito sconfitto dalle urne, l’on. Scilla, e umiliava contemporaneamente la sensibilità e i sentimenti di coloro i quali, in buona fede, avevano creduto nel progetto Russo e in esso avevano messo in gioco credibilità e prestigio.

Appare fuor di dubbio che in questa avventura l’assessore Russo abbia giocato, male, tutte le carte messegli a disposizione dal Presidente Lombardo, il quale era sceso a Mazara, per perorare il progetto del suo pupillo, almeno quattro volte, tanto era ritenuta strategica “l’operazione Mazara. Dopo la debacle del primo turno, che ha visto il partito del Presidente uscire pesantemente ( stranamente mi permetto di osservare) sconfitto e non arrivare alla quota prevista del 5%, segni di nervosismo e di panico hanno avuto il sopravvento nel ristretto entourage dell’ex magistrato, il quale non si era reso conto che il vero manovratore e “deus ex machina” del partito dell’autonomia locale restava, nonostante tutto, l’imprenditore Vito Torrente il quale con la sua lista civica aveva contribuito ad affossare la lista ufficiale del presidente Lombardo Con la mortificazione politica del MPA veniva lanciato un segnale forte a Chi di dovere. L’apparentamento con le liste dell’on. Scilla assumeva, inoltre, un significato inquietante sul piano della correttezza politica in considerazione del fatto che durante la seconda fase del ballottaggio il “leit motiv”era tutto incentrato sul blocco del premio di maggioranza.

La nuova “grosse Koalition” potendo contare su 21 (?) consiglieri comunali, sarebbe stata nelle condizioni di bloccare alcune attività amministrative del neo sindaco ed eventualmente, sarebbe stata sempre nella possibilità di potere, in qualsiasi momento, ricorrere al voto di sfiducia. Non era questo l’obiettivo che si proponeva l’assessore Russo, ma certamente era quello che apertamente andavano sostenendo i suoi alleati politici vicini a Scilla, senza che da parte dell’ex magistrato partissero dei distinguo.

Si potrebbe definire una simile strategia ai limiti dell’eversione? Di certo, veniva calpestata la volontà dell’elettorato; la sortita avventuristica era apparsa talmente bassa e volgare agli indignati elettori da generare in loro la sensazione che la stessa democrazia fosse stata presa a schiaffi.

Possibile che lo stesso assessore alla sanità non si rendesse conto che in una competizione elettorale non sono le mere somme di percentuali numeriche a determinare, sulla carta, i risultati, ma l’opinione degli elettori i quali esprimono nel segreto dell’urna tutta la loro libertà e tutti i loro convincimenti?

Avendo perduto ogni filo di collegamento diretto con i suoi “provinciali concittadini”, all’assessore Massimo Russo non è rimasto altro che rimetterci la faccia dal punto di vista politico.

lunedì 22 giugno 2009

Good morning Mazara !


CRISTALDI 68% DI GIOVANNI 32%


Good morning Mazara. E’ un bel giorno per dare il buongiorno Good morning. E’ il risveglio della ragione da tanto tempo obnubilata dall’oscurantismo sodale con l’ignoranza, con il clientelismo, con l’improvvisazione, con il ciarpame. Il risultato elettorale che ha designato sindaco di Mazara, attraverso un plebiscito di suffragi, l’on. Nicola Cristaldi, è stata la risposta all’appello rivolto ai mazaresi affinchè reagissero all’intorpidimento delle loro coscienze attraverso le riconquista della propria dignità di persone e di cittadini liberi Ha vinto Cristaldi, nonostante tutti i tentativi di delegittimazione perpetrati nei suoi confronti: come uomo, come politico, come figura prestigiosa istituzionale, ma soprattutto come mazarese. Ha vinto la rabbia della gente perbene contro l’invettiva e la contumelia, contro gli accordi limacciosi, contro la protervia della sottocultura del ricatto, contro la spocchia di personaggi che nell’esercizio della politica avevano perduto, mostrando inconfutabili contraddizioni con le funzioni esercitate nel loro passato, autorevolezza e credibilità. Ha vinto il diritto della gente a sognare, a sperare in un domani diverso, fatto di piccole e grandi desideri, anche quello di non dover morire dentro una ambulanza dietro le barre abbassate di un passaggio a livello. Ha vinto la salvaguardia delle bellezze architettoniche, monumentali e paesaggistiche di una città che aveva perduto la propria storia, il proprio patrimonio culturale, le proprie tradizioni, la propria identità, anche se rimane ancora, da sconfiggere, il devastante attacco della cementificazione selvaggia che continua ad offendere l’aspetto urbano di una delle vie di accesso principali. Ha vinto il bisogno di trasparenza, del rispetto delle regole che stanno a fondamento della democrazia, del ripristino della supremazia della politica di servizio verso gli interessi generali rispetto al privilegio e alla blindatura di interessi particolari dei singoli. Ha vinto il bisogno di cultura dopo decenni di mediocrità politica e di analfabetismo amministrativo; ha vinto la voglia di ribellione e di affrancamento da uno stato di neocolonizzazione politica in cui versava, in condizione di sudditanza, l’intera classe dirigente della città. Ha vinto la volontà di sconfiggere gli intrecci malavitosi che hanno ammorbato settori della pubblica amministrazione. Ha vinto la voglia di normalità in un paese diventato per troppo tempo anormale. E’ un bel giorno per potere finalmente dire:” Good morning, Mazara.” Buon lavoro, Sindaco Cristaldi.

venerdì 19 giugno 2009

Il vecchio e il nuovo

Il leit motiv di questa atipica campagna elettorale della candidata Di Giovanni, è quello di confezionare per Lei e la sua “ grosse Koalition” la rappresentanza esclusiva del “ nuovo”, rimproverando alla parte avversaria “la difesa del vecchio”. Il mondo viene pertanto diviso in due categorie astratte: da una parte la legalità, la trasparenza, la missione del servizio verso la collettività; tutto ciò rappresenta il nuovo. Dall’altra parte, invece, sono relegati i portatori degli interessi individuali, degli intrecci torbidi, dei rapporti poco chiari, ovvero gli uomini della vecchia politica. La categoria del vecchio viene rappresentata dall’on. Cristaldi. Anche per quanto riguarda l’aspetto delle persone, nel primo schieramento vi stanno i giovani , le donne con il loro carico di entusiasmo, dall’altro, al contrario, si notano i soliti politici dei famigerati anni novanta, responsabili degli intrecci che portarono allo scioglimento per infiltrazione mafiosa del consiglio comunale nel 1993. Sottolinea la Di Giovanni, con particolare grinta: “ ..leggendo i nomi della giunta Cristaldi, sembra essere ritornati agli anni ’90.”( Giornale di Sicilia ). Per dirimere la questione appare opportuno pubblicare le giunte che caratterizzarono l’intero anno 1992 tanto richiamato, e, attraverso questi personaggi politici, invitare i lettori : 1) a stabilire la veridicità o meno dell’Enunciato Di Giovanni; 2) se tra coloro che facevano parte delle suddette giunte esiste un filo senza soluzione di continuità, attraverso un loro aperto, influente e determinante appoggio, con qualcuno dei due candidati sindaco.

Giunta insediata il 17/2/1992

Santoro Genova sindaco

Mirabile Giacomo assessore

Misuraca Angelo assessore

Bruno Vito assessore

Ingargiola Vincenzo assessore

Crocchiolo Leonardo Assessore vice sindaco

Giaramidaro Giovanni Assessore

Barracco Vito assessore

Sinacori Vito assessore.

Giunta insediata il 19/12/1992

Santoro Genova sindaco

Mirabile Giacomo assessore

Misuraca Angelo assessore

Bruno Vito assessore

Zaccaria Gaspare assessore

Caradonna Vito assessore

Colicchia Giuseppe assessore

Ingargiola Francesco assessore

Torrente Vito assessore

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